Rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): un italiano su tre è analfabeta. Lo sento prima delle nove – ieri mattina – mentre mi sto pettinando e resto basìta: possibile? Spero che sia un dato difettoso per eccesso. Massimiliano Ossini, il conduttore televisivo del programma raccoglie il pensiero – per nulla rassicurante – di una studiosa intervistata. Stamattina durante il tg1, la conduttrice Maria Soave intervista sullo stesso argomento Claudio Giovanardi, accademico della Crusca che parla di analfabetismo funzionale, diverso dall’analfabetismo strumentale di chi non sa leggere e scrivere. In Italia, ultima tra i Paesi industrializzati c’è poca attenzione per la cultura permanente, a differenza dei Paesi nordici. Significa che un italiano su tre, nella fascia 16 – 65 anni comprende solo testi brevi, calano competenze alfabetiche e matematiche. Il nostro Belpaese ha il patrimonio culturale più grande del mondo e il livello culturale degli italiani tra i più bassi. Qualcosa deve essere andato storto. Ripenso alle lamentele delle mie colleghe della scuola media riguardo gli apprendimenti superficiali degli alunni e al ruolo delle famiglie magari generose di soldi, ma scarse di ascolto e dialogo. Forse per questo la Mostra del Libro non è più in auge. Eppure lettura e comprensione del testo sono alla base di ogni apprendimento. Preciso: ascoltare, parlare, leggere e scrivere sono gli obiettivi della scuola media. Lo dico da ex insegnante – in pensione dal 2015 – e da autrice di 13 opere finora prodotte, molte custodite invendute a casa. Mi conforta il pensiero illuminante di Gianni che lavora in una rinomata Libreria di Castelfranco Veneto: “Vendere un libro è un’opera d’arte”. Figuriamoci leggerlo.
Categoria: Attualità
Cucina povera e gustosa
Giacomo, mio nonno materno vendeva pesce porta a porta, in cassette stipate sulla bicicletta. È mancato alla fine degli anni Cinquanta e ne ho un vago ricordo. Lui e mia madre erano due gocce d’acqua, credo fossero simili anche per il temperamento. Il pesce – pesce povero e fritto – era di casa, con la polenta. Mia madre deve esserne stata contagiata, perché la frittura era piuttosto ricorrente in famiglia, quando ero ragazza. Il pesce è entrato anche nella mia dieta da adulta e continua tuttora per almeno tre giorni alla settimana, però cucinato in altro modo: lesso, al cartoccio, in umido. Ad esempio ieri ho grigliato degli spiedini con seppie e gamberetti ed oggi è la volta della trota che sto portando a cottura in forno, con patate e zucchine. La mia predilezione per il menù di mare, mi porta ad attenzionare l’articolo di Dimitri Canello sul Corriere di oggi: “Trota marmorata: la Provincia investe 1,2 milioni di euro’. La trota marmorata è una specie autoctona simbolo dei corsi d’acqua bellunesi. Entro il 2025 saranno riqualificati i centri ittiogenici (dove si cura fecondazione e nascita dei pesci) della Provincia. “La tutela della trota marmorata ceppo Piave, specie di alto valore naturalistico è fondamentale”: sono parole dell’assessore regionale Cristiano Corazzari. Il ripopolamento dei corsi d’acqua va di pari passo. È prevista anche la realizzazione di un laghetto a scopo didattico a Tomo (Feltre). Mi sembra un ottimo progetto per valorizzare il territorio. Allevare una specie ittica buona ed economica mi sembra un ottimo progetto per valorizzare il territorio e dare una mano alla salute.
Un grande vecchio
Ho simpatia e ammirazione per i grandi vecchi che riescono a testimoniare saggezza e abilità anche in tarda età. Meglio ancora se con ironia, come fa don Antonio Mazzi, 95 anni, fondatore di Exodus, comunità nata nel 1984 a Milano che si occupa di tossicodipendenza, accoglienza, educazione e formazione. In un simpatico articolo pubblicato sul settimanale OGGI che leggo sotto il casco dalla parrucchiera, il sacerdote immagina di rivolgersi direttamente al Padreterno, per inoltrargli tre richieste. “La prima: vorrei che a 18 anni tutti i giovani facessero sei mesi di attività sociali, una specie di servizio civile, alternativo al militare”. A mio parere, sarebbe salutare. La seconda richiesta riguarda la scuola e come insegnante – anche se in pensione – mi tocca da vicino: “Vorrei radunare tutti i rettori delle Università per discutere insieme come preparare in modo più adeguato i docenti delle scuole medie e superiori. Perché la scuola come la facciamo oggi non funziona e tu sai meglio di me che dove non c’è formazione ed educazione non ci può essere civiltà”. Infine menziona le carceri: “Pensare il recupero di chi ha sbagliato in modo rieducativo invece che punitivo, mi pare sia importante “. Diavolo di un prete, non pago, si tiene l’asso nella manica azzardando una rchiesta ‘da sballo’: “Rimandare giù tuo figlio un’altra volta per far fare un po’ di noviziato ai preti degli ultimi anni”. Devo dire che la lettura di questo articolo, intitolato HO FATO TRE RICHIESTE AL PADRETERNO mi ha restituito il buonumore e la fiducia che anche in tarda età si può essere d’esempio e fare del bene. (Un dettaglio personale: io e don Mazzi siamo stati operati di artoprotesi con successo dallo stesso chirurgo, il dottor Giovanni Grano)
Isabella si laurea nel nome di Willy
Isabella Rosa Rodriguez, studentessa capoverdiana si è laureata presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma in mediazione linguistica nel nome di Willy, grazie a una borsa di studio intitolata a Willy Monteiro Duarte, massacrato di botte a Colleferro vicino Roma quattro anni fa da due balordi, mentre tentava di difendere un amico durante una rissa. La borsa di studio dedicata alla cultura vuole essere un antidoto alla violenza e un aiuto a studenti di origine capoverdiana. Isabella, studentessa modello che non avrebbe avuto le possibilità economiche per laurearsi potrà ora coronare il suo sogno di fare l’interprete. Alla cerimonia è presente anche la mamma di Willy, commossa. E non potrebbe essere diversamente. La perdita incommensurabile del figlio sarà un po’ lenita dall’0maggio messo a disposizione dall’Università. Willy, 21 anni faceva il cuoco ed è diventato simbolo di coraggio e di altruismo. Immagino che avesse sogni da realizzare, magari nell’ambito della ristorazione. Adesso sostiene il percorso universitario di giovani connazionali volenterosi, come Isabella. E’ un’ottima cosa, con un ‘quid’ in più, se pensiamo che molti studenti universitari si perdono per strada, non concludono il percorso di studi, oppure si concedono tempi lunghi per completarlo, mantenuti dai genitori. Non è stato il mio caso. Sono stata una studentessa lavoratrice, nel senso che lavoravo come applicata di segreteria in una scuola media e frequentavo da pendolare l’Università di Padova, facoltà di Lettere moderne. Laureata a 23 anni, lavorando ho messo da parte ciò che mi bastava e a 27 me ne sono andata di casa. Il dopo è meno interessante, ma aver conseguito la Laurea è stato fondamentale. Adesso sono una pensionata piuttosto soddisfatta. Ritengo l’intrattenimento con i lettori del blog – che ringrazio – il momento migliore della giornata.
Carcere e spiritualità
Nell’ambito di una maxi operazione contro la ‘Ndrangheta a Brescia, tra i 25 arrestati c’è anche la 57enne suor Anna Donelli. La religiosa avrebbe fatto da tramite tra detenuti e clan. Era stata premiata con il ‘Panettone d’oro’ a Milano per la sua lunga attività spirituale di volontaria nel carcere di san Vittore. Che si sia fatta prendere la mano? A 34 anni aveva perso la sorella gemella, madre di tre figli piccoli investita da un tir pirata: ‘Che le ha stretto la strada a senso unico e l’ha trascinata. Ha salvati i tre figlioletti che erano in macchina e ha lottato tra la morte e la vita senza farcela” , così diceva in un’intervista. Chissà come l’ha segnata questo grave lutto. Non sono neanche scandalizzata più di tanto dall’evento, perchè non è la prima volta che uomini e donne del clero si macchiano di fatti incresciosi. Penso alla monaca di Monza dei Promessi Sposi, ad abusi nell’ambiente clericale, a fatti anche recenti per cui il Santo Padre ha chiesto scusa. Anni fa ho visto il bellissimo film Filomena, una ragazza irlandese rinchiusa in un convento dove partorisce un bimbo che le viene sottratto e che cerca da adulta. Però nel caso di suor Anna, il coinvolgimento con la malavita aggrava la posizione. Magari è stata usata senza accorgersene, oppure voleva vendicare l’onta subita dalla sorella. Comunque sia, non fa onore all’abito che porta di suora appartenente alla congregazione delle ‘suore della carità’. Spero per lei che si tratti di uno sbaglio e che la sua posizione venga alleggerita. Certo che ora la motivazione del premio ricevuto: ‘Favorisce le relazioni umane’ suona come una beffa.
Confetti per tutte le occasioni
Durante il tg1 mattina, tra i vari servizi proposti dalla conduttrice Maria Soave mi colpiscono i due seguenti opposti per intensità: quello sull’arresto a Bologna di un gruppo nazista, una “cellula’ che attentava alla Premier Giorgia Meloni e quello sul confezionamento dei confetti a Sulmona. La volontà mi suggerisce di coltivare il bello, ma l’attualità è preoccupante. Non invidio la Meloni che ha le sue gatte da pelare. Tra l’altro ha una bambina piccola e farà i salti mortali per non trascurarla. Anzi, mesi fa era stata criticata per portarsela in giro durante le trasferte all’estero. D’altro canto mi affascina immergermi nell’atmosfera natalizia attraverso il profumo, il colore e il sapore dei confetti. Meno protagonisti del panettone in questo periodo, i confetti erano noti già agli antichi romani che usavano per l’impasto il miele, non essendo ancora noto lo zucchero. Il primo documento sulla lavorazione dei confetti, custodito nell’archivio del Comune di Sulmona, risale al 1492. Le monache del monastero di Santa Chiara dello stesso paese, attorno al 1500 crearono fiori, cestini, rosari con i 5 confetti che simboleggiano: salute, ricchezza, felicità, lunga vita e fertilità. Immagino che tutti abbiano donato e ricevuto, almeno una volta nella vita confetti. I più importanti per me sono stati quelli rossi di laurea, seguiti da quelli per la nascita di mio figliio. Ne ho anche comperati e donati per occasioni festose, in un negozio del bassanese chiamato ‘Dolce Idea”, invitante già dal nome. Adesso che ci penso, è ora che ci faccia una visitina: acquisterò quelli verdi, da raccomandare anche alla Meloni. Superfluo spiegare perché.
Terzo post a 4 mani: Adelaide
Manuel ha lasciato Adelaide e si trova adesso a Goulburn, a un’ora da Camberra. Poi proseguirà per Sydney dove lo attendono altri parenti. Come da promessa, mi ha inviato un resoconto del suo soggiorno ad Adelaide che è quasi un reportage, a cui attingo per ‘viaggiare’ anch’io. La sua impressione è che Adelaide sia una città molto tranquilla. Parole sue: “Le persone sono molto solari e rilassate con una buona presenza di italiani”. Risultano legate alle tradizioni e al cibo, con molte cucine diverse, più o meno ottime. L’uso del pesce è poco diffuso, ad eccezione delle ostriche “anche se sono molluschi per essere esatti” molto gradite ed economiche. Manuel – che è un buongustaio – esprime un giudizio gastronomico in controtendenza che mi lascia perplessa: “L’unica cucina da evitare a mio avviso è quella italiana: si vedono di quei pastrocchi!” e porta l’esempio della carbonara dove viene usato il prosciutto al posto della pancetta. Per quanto riguarda il colpo d’occhio, la città è molto ‘spalmata’ che rende bene l’idea della vastità e delle case quasi tutte a un solo piano, anzi precisa che: “Secondo loro è un sacrilegio vivere in una abbinata o peggio in mini condomini (che cominciano a spuntare qui e là vicino al centro”. Il costo delle case si aggira mediamente tra gli 800mila dollari e 1,5 milioni per una casa di medie dimensioni, anche un po’ fuori dal centro. Aiuto, intuisco che sia moltissimo e suppongo che la casa sia un bene per sempre. Ci sono moltissime scuole, sia pubbliche che private “ma tutte con l’obbligo di portare la divisa”. L’orario scolastico va dalle 9 alle 15, con sabato libero per trascorrerlo in famiglia. Gli adulti preferiscono fare 8-10 ore di lavoro al giorno, per avere il weekend lungo con venerdì a casa. Altra possibilità è il lavoro ‘a compito’, da fare entro una data prestabilita, “non importa quando lo fai o dove lo fai” per cui è molto comune lavorare da casa o dal bar. Adesso arrivano le informazioni più distensive, dedicate alle spiagge e alle zone verdi. Le spiagge sono tutte libere e molte sono riservate ai nudisti, “qui non è uno scandalo andarci!”. Evidentemente non attirano l’attenzione di nessuno, mentre bisogna fare molta attenzione alle indicazioni per gli squali. La zona delle colline è assai bella e fiorente, però con alto rischio di incendi, a causa dell’elevata presenza delle erbe secche e degli aucalipti . L’eucalipto è l’albero principale che brucia facilmente anche da pianta viva, “dato l’alto contenuto di oli in foglie e tronco” ma le radici si salvano sempre e la pianta rinasce dalla base. Manuel precisa che le popolazioni aborigene sapevano quando appiccare il fuoco ad una zona, per farla riprodurre in tempi rapidissimi e più rigogliosa di prima. Infine termina col seguente giudizio: “Adelaide è una città ideale, secondo me per le persone anziane, nonchè per i giovani che vogliano mettere su famiglia e crescere i figli in un ambiente tranquillo, accogliente e senza grosse preoccupazioni”. Praticamente un paradiso. Ma vuoi mettere la bellezza delle nostre città millenarie, la dieta mediterranea, l’arte in ogni dove? (omettendo il molto che non funziona)
Guerra e Poesia
Al bar mi contendo la lettura del quotidiano Corriere della Sera con un paio di clienti. Se è occupato, prendo un settimanale, mi ritiro nella stanza adiacente la sala e lo sfoglio, in attesa che si liberi l’altro. Dopo circa un quarto d’ora, la gentile lettrice che mi ha preceduta nella lettura, mi porge l’oggetto del desiderio, cosa che apprezzo molto anche perché lei è più grande di me, pertanto un riferimento culturale incoraggiante. Mi soffermo sulla pagina che riguarda lo scrittore ucraino Myroslav Herasymovych, 56 anni, morto venerdì scorso mentre combatteva sul Donetsk a pochi giorni dal suo 57esimo compleanno. Ultimo di cento artisti caduti sul fronte, uno dei poeti più noti a livello internazionale. Molto versatile, oltre alla poesia si dedicava alla sceneggiatura e aveva fondato una scuola di arti liberali, punto di riferimento nel panorama culturale del paese. Secondo il Ministro della Cultura, sono oltre 120 le persone morte al fronte tra scrittori, musicisti, attori e cantanti. Molti di loro sono stati tra i volontari della prima ora, un fenomeno diffuso tra i letterati della Prima guerra mondiale, basti pensare a Ungaretti, Saba, Montale. Nelle sue pagine in prosa e nei versi, Myroslav racconta le angosce della guerra al fronte. Il fratello Taras ha scritto su facebook: “Mio fratello ha dato la sua vita per la battaglia contro la Russia nella città di Avdiivka”, la città in Donbas al centro di violenti scontri tra russi e ucraini dall’inizio della guerra. Sono desolata nel constatare che la guerra continui ancora, ed anzi si sia espansa in altre aree. Bombardamenti, vittime e distruzioni sembrano una costante. Gli artisti morti, come Myroslav lasciano ai posteri la testimonianza di quanto la crudeltà umana sia dura a morire.
Il cigno Valentino
Durante una puntata a Caorle di alcuni anni fa, in prossimità della pineta ad un certo punto avvistai dei cigni che nuotavano e si avvicinavano tranquilli al pontile, immagino per ricavare del cibo dai curiosi. Io li fotografai, catturata dalla loro eleganza e bellezza. Una di quelle foto fece da coperina ad un omaggio cartaceo che donai ai miei colleghi al momento del pensionamento, con la scritta “Buona navigazione a tutti”. Scrissi la poesia Voci del Mare, nella raccolta Natura d’oro, di cui riporto la terza strofa: Flettono maestosi/il regale collo/sui muschiati scogli/i cigni./ La premessa per introdurre il vile gesto di chi ha preso a bastonate il cigno reale Valentino, trovato accasciato vicino al ponte Ariosto, lungo il corso del Piovego a Padova con una ferita alla testa, presumibilmente inferta dal remo di un barcaiolo. Insieme alla sua compagna Valentina, il cigno era diventato un simbolo di bellezza e di amore per i residenti locali e non solo. Il dramma si è consumato l’8 novembre , l’autopsia ha confermato la causa del decesso per corpo contundente che ha suscitato un’ondata di emozione tra i residenti che ora chiedono giustizia e hanno lanciato un appello per identificare il responsabile del vile gesto. La notizia viene riportata durante la trasmissione pomeridiana La Vita in Diretta, mentre sto selezionando carte e bollette in cucina. Il conduttore Alberto Matano misura le parole, ma è evidente il suo sdegno che si aggiunge al mio. Posto che il cigno può risultare aggressivo solo per proteggere il sito di nidificazione oppure la prole, è di temperamento tranquillo, monogamo e molto territoriale. La durata della vita si aggira sui 35 anni. Il maschio e la femmina restano uniti per sempre. Pertanto la compagna di Valentino ne sentirà senza dubbio la mancanza. Stento a credere che Valentino fosse tanto aggressivo da essere annientato a bastonate o a colpi di remo. Pienamente giustificato lo sdegno dei residenti e l’invito a segnalare comportamenti sospetti a danno di questo grande uccello bianco. Simbolo di qualità ignorate o perse da chi lo ha vilmente tolto di mezzo.
Flavio e Rex, amicizia oltreconfine
La parte della giornata che prediligo è quando scrivo. Pensavo a un blog già prima di andare in pensione, come diversivo creativo che mi consentisse di esprimermi e di avere dei contatti. L’idea si è rivelata vincente. Dopo quattro anni non mi sono ancora stancata e ho un seguito di lettori che mi interessa conservare, non tanti ma mi bastano per arricchire le mie giornate. Ogni tanto qualcuno si defila, c’è anche chi si iscrive ex novo: normale amministrazione. Tra le ‘entrate’ più recenti e gradite c’è Mariuccia, ex compagna di Liceo che scopro vicina al mio sentire. Non abita nei pressi, però ci siamo viste più volte: l’ultima al mio recente incontro letterario per presentare Ricami e Legami, scesa appositamente da Belluno con Sisto, il marito. Mariuccia commenta in privato il mio post quotidiano, abbinandoci sempre una bella foto in tema, sua o del consorte. Il mio post di ieri era dedicato agli animali. Nel suo commento serale mi racconta la bella storia nata tra suo fratello Flavio e Rex, un cane ‘di strada’. Flavio lavora in Kazakistan dove le temperature in inverno sono molto rigide, (anche – 40 gradi) e molti cani vivono per strada. Nel tragitto lavoro casa, lui trova sempre un cane affamato cui porta da mangiare. Dopo due anni l’amicizia si è consolidata e Flavio intende offrire all’amico a quattro zampe una possibilità di vita migliore: a Natale, a spese sue lo porterà in Italia e tramite un’associazione che opera nel bellunese Rex sarà adottato. Nel mentre ha già fatto visita, vaccinazioni e documenti. Una storia bellissima che dimostra come l’amore non abbia confini. Non conosco Flavio, ma si merita tutta la mia ammirazione. Rex in foto ha uno sguardo buono, direi umano. Invidio cordialmente il loro legame. Da emulare.
