Attualità di Orazio

Una ventata di Latino mi scuote dal torpore mattutino. È la celebre frase del poeta Orazio Graecia capta, ferun victorem cepit et artes intulit agresti Latio tradotta in La Grecia presa, prese il fiero vincitore ed introdusse le arti nel rozzo Lazio. Orazio in una sua Epistula ironizza sulla conquista romana della Grecia, avvenuta il 146 a.C. Da liceale ho sentito e tradotto questa frase diverse volte. La risento stamattina perché usata come congedo da Mediobanca da Alberto Nagel, dopo 34 anni. Non entro nel merito della cultura bancaria che non mi compete, ma mi attrae il concetto di fondo della frase sul potere della cultura e della conoscenza, più duraturi delle armi. In altre parole, la superiorità culturale grazie alle arti, alle lettere e alla filosofia alla fine ha la meglio sul potere politico e militare. Sembra una ricetta facile, ma purtroppo disattesa in tempi di guerra diffusa. Quinto Orazio Flacco (65 – 8 a.C.), uno dei più importanti poeti latini dell’età augustea, nato da un padre liberto (schiavo divenuto libero) esprime nelle sue opere Odi, Satire, Epistule la filosofia basata sulla ricerca dell’equilibrio denominato aurea mediocritas, affascinante obiettivo anche per me. Sua è la locuzione Carpe diem ovverosia cogli l’attimo, perché il futuro è incerto e la vita è breve. Il mio autore preferito. Non sarebbe male rivisitare i Classici, portatori di cultura in ogni ambito.

Un ragazzo d’Oro

In diretta da Tokyo assisto alla premiazione di Mattia Furlani, 20 anni appena (nato a Marino il 7 febbraio 2005), campione del mondo nel Lungo ai Mondiali di Atletica 2025. L’azzurro ha fatto un salto con 8.39, conquistando il meritatissimo oro. Per inciso, Mattia ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi 2024. Chi è il suo allenatore? Sua madre, Kathy Sec, bellissima donna, una velocista di origini senegalesi, mentre il padre Marcello è stato un saltatore in alto. Anche la sorella Erika è un’altista a livello Internazionale. La genetica conta, e la famiglia pure. Mi attrae e mi commuove il rapporto con la madre. L’ho vista e sentita incoraggiare il figlio che spiega “Ci intendiamo con uno sguardo”. Una bella testimonianza d’intesa, durante un periodo della vita contraddistinto da problematiche genitori – figli. Mattia è dimostra che la famiglia può essere il trampolino di lancio per successi personali e professionali. Sale sul podio più alto della pedana, indossando la tutta azzurra. I folti riccioli scuri incorniciano il volto che si illumina in un ampio sorriso, mentre riceve la medaglia d’oro, al ritmo dell’Inno nazionale. Immagino la soddisfazione della madre che si ritrova a gestire il successo del figlio. Una buona relazione è frutto di conquista e di fiducia. Da premiare, anche senza medaglia.

Un tentato suicidio si trasforma in omicidio

Non sono superstiziosa, però riconosco che in certi eventi la malasorte entra a gamba tesa, anzi tesissima. Mi riferisco a quanto successo a Milano domenica 14 settembre, intorno alle 18, in via Fratelli di Dio, in un condominio dell’estrema periferia ovest. Un 70enne si lancia dal quarto piano per farla finita, ma travolge e uccide una 83enne, Francesca Manno che stava camminando nel cortile del condominio, forse per buttare la spazzatura. Lui è sopravvissuto, ricoverato ma non in pericolo di vita. È stato denunciato per omicidio colposo. Pazzesco. Pirandello ci avrebbe costruito un intreccio coi fiocchi. La precarietà è una costante della vita, ma quanto successo è troppo. Fatalità e casualità sono due rovesci della stessa medaglia. L’espressione “Ogni bambino nasce col suo cestino” richiama un proverbio lombardo che allude al necessario per vivere, ma non conosco pari espressioni sull’uscita di scena. Mi arrampico sugli specchi, sperando che qualcuno mi illumini al riguardo. Pare pronunciata da Charlie Chaplin la seguente frase: “La vita è una tragedia quando si vede in primo piano, ma una commedia in campo lungo.” Di certo il caso la condiziona parecchio, in un senso e nell’altro. A noi rimane la recita.

Poeta di strada e Intelligenza artificiale

Domenica sonnolenta, sfoglio il venerdì cercando qualcosa che mi svegli. Lo trovo a pag. 38 nell’articolo di Pasquale Raicaldo, dedicato a un poeta di strada che sfida l’algoritmo. Il collega si chiama Paolo Grasso, 44enne irpino di Grottaminarda, titolare della “Manoscritteria”, una bottega poetica ambulante dove su richiesta dei passanti, con una vecchia Olivetti compone poesie al volo. Ma non è finita qua. Il singolare personaggio ha l’idea di mettere a confronto la sua capacità creativa con quella di ChatGpt. “Il pubblico decide la poesia più bella: spesso vinco io, ma mi è capitato anche di perdere”. Io ero rimasta al “certame poetico” dove certame deriva dal latino certamen che significa gara o lotta, in auge dal Medioevo all’Umanesimo. Dettaglio: il poeta è stato a lungo disoccupato, prima di diventare “venditore ambulante” di poesie. Emozionare con le parole in un tempo dominato dalle immagini è una gran cosa, che implica un talento notevole. L’aspetto che mi lascia perplessa è il tempo brevissimo per la creazione, che nel mio caso non è immediata. Velocità e profondità non viaggiano sullo stesso binario, salvo eccezioni. Del resto Paolo Grasso non impone un prezzo per le sue creazioni, ma si accontenta di un’offerta, persuaso che “Quanto a noi poeti, l’algoritmo non ci seppellirà”. È quello che spero anch’io.

Consapevolezza (contro le truffe)

“La meditazione? Antidoto contro le nostre ansie” è il titolo del servizio a pag. 14 dell’odierno Corriere del Veneto, con intervista al maestro Tatsugen (Carlo Tatsugen Serra), classe ’53 – mio coetaneo – monaco buddista, una delle personalità più autorevoli che hanno permesso la diffusione del Buddismo Zen in Italia. L’intervista è legata al Festival della Consapevolezza alla quarta edizione che si terrà a Padova il 20 e 21 settembre. Il tema scelto per il 2025 è ”Intelligenza spirituale” con sottotitolo “Un ritorno alla profondità perduta” che lascia intuire parecchio dell’obiettivo. La parola ‘Consapevolezza’ del titolo mi cattura e mi sprona a fare delle riflessioni. Un sinonimo è coscienza, ma anche conoscenza. L’uso più comune si riferisce alla capacità di essere informati o coscienti di sé e della realtà circostanze. In pratica, la consapevolezza è una comprensione profonda che richiede esperienza e pratica. Anche di sapersi destreggiare nelle truffe telefoniche, argomento scottante di attualità. Proprio stamattina ci stavo per cadere. Rispondo al telefono fisso, dove una frettolosa voce femminile mi dice che il costo dell’abbonamento mensile di Vodafone, il mio gestore passerà da 30 a 54 euro: prendere o lasciare in tempi brevissimi, cioè subito. Alternativa: rompere il contratto o passare ad altro gestore. Mi sale il sangue alla testa, perché l’anno scorso ho faticato per farmi ridurre il costo della bolletta mensile. Sono arrabbiata e confusa sul da farsi. Interviene opportunamente mio figlio che interrompe la comunicazione. Poi segnaliamo al gestore il quale conferma che è già aperta una pratica per truffa telefonica. Sono mortificata, ma più consapevole di prima.

Addio a Stefano Benni 📚

Massimiliano, bravo e caro collega sardo mi informa che è morto Stefano Benni, scrittore, poeta, giornalista, umorista, sceneggiatore, nato il 12 agosto 1947 a Bologna e mancato ieri. Lo scrittore amava il Sinis (penisola della Sardegna centro occidentale) e i gatti. Una foto pubblicata da un giornale locale lo ritrae all’Oasi felina di Su Pallosu nel 2016. Tanto mi basta per occuparmene, essendo anch’io una gattara e una che scrive. A parte il nome, balzato alla ribalta in qualche occasione, non lo conoscevo. Concentro le ricerche sul poeta, perché le poesie si leggono più in fretta, riservando ad altro momento la lettura di un suo romanzo. I più raccomandati sono: Il bar sotto il mare, Bar Sport, Saltatempo, Stranalandia, La grammatica di Dio, editi da Feltrinelli. Da come crea i testi poetici, rivela uno spirito brillante e talvolta vulcanico. Imprevedibile come i gatti. La poesia Ti amo è un fuoco d’artificio – sorprendente la chiusura – ma non la riporto perché lunga. Interessante e vera Non disprezzare il poco Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza/L’umile, il non visto, il fuoco, il silenzioso/Perché quando saranno passati amori e battaglie/Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza/Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara/Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota/Il poco, il meno il non abbastanza.// Brevissima, ma efficace come un pugno nello stomaco Il prossimo exit poll In caso di guerra civile/secondo un recente sondaggio/ il governo e l’esercito/sono in leggero vantaggio.//Termino con L’isola dell’amore che mi ricorda Gianni Rodari Io e te partiremo/su un aereo di carta/in tre ore per passare il mare/dove il vento ci porta/un aereo di carta di giornale/che porta la notizia che/io e te siamo partiti/e non si sa dove siamo finiti.// Ironico, profondo, originale.

Maionese impazzita

Lunedì, mattinata piena per me, dedicata alla spesa. Ma prima passo per il bar Milady, sempre affollato. Il quotidiano che preferisco è disponibile, tuttavia non riesco a captare un argomento meritevole su cui riflettere. Mentre giro e rigiro le pagine, entra una giovane con la testa coperta e due bambine; si siede nel tavolo difronte al mio e con il telefonino fotografa una delle bimbe, ma potrebbe inquadrare anche me. Provo un attimo di disagio, immaginando effetti collaterali negativi se posta la foto. L’ipotesi mi disturba, anche se non devo nascondere alcunché. Mi distrae un titolo del quotidiano che mi riporta in cucina, non il mio posto dell’anima: “A sinistra c’è una maionese impazzita. M non mi alleo neanche con la destra”. Il giornalista Federico Fubini intervista Carlo Calenda sul bipolarismo di casa nostra. Riporto un passaggio: “Il bipolarismo italiano è destinato a frantumarsi quando le condizioni si faranno dure. E ci arriveremo”. L’argomento è serio, ma lascio al lettore recuperare l’intervista. Io mi sposto metaforicamente in cucina per un imprevisto occorso agli esordi della mia attività lavorativa. Da studente universitaria, per raggranellare qualcosa ho venduto frullatori porta a porta, esperienza stressante, ma remunerativa. Prenotare l’articolo, significava versare trentamila lire, che io intascavo. Ovviamente prima dovevo fare la presentazione, che prevedeva di realizzare la maionese… senza farla impazzire! Il che succede quando gli ingredienti non si legano bene. Ci sono riuscita, ma mi sono spellata il pollice sinistro, maneggiando incautamente la lama del robot. Un torrentello di sangue inquinò l’operazione. Poi fui più accorta e capii che basta un niente per farsi male. Anche in politica.

Il Millennials di Dio

Carlo Acutis, patrono di Internet è un segno dei tempi, quelli buoni. Morto 15enne a causa di una leucemia fulminante, oggi 7 settembre è santo. Doppia canonizzazione in Piazza San Pietro per lui e per il beato Pier Giorgio Frassati, entrambi giovanissimi. La Piazza è stracolma di giovani venuti a rendere omaggio a due testimoni della fede. Non sono la più titolata per parlare di eventi religiosi, perciò mi limito a informare, lasciando fluire le mie sensazioni. Premetto che ho sentito l’intervista alla mamma di Carlo Acutis, Antonia Salzano Acutis (Roma, 23/11/1966) e mi ha colpito sapere che nel 2010 è diventata madre dei gemelli Francesca e Michele, quattro anni dopo la morte di Carlo nel 2006, allora figlio unico. Un sogno premonitore le aveva annunciato che sarebbe diventata di nuovo madre, com’è successo, il che ha qualcosa di miracoloso, al netto dei due miracoli attribuiti al giovane che considerava l’eucarestia l’autostrada per il paradiso. La signora vive principalmente ad Assisi, in Umbria – trasferita da Milano dove gestisce un’azienda – per avvicinarsi alla tomba del figlio, nella Basilicata di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Immagino cosa possa provare la madre di Carlo, pioniere digitale salito all’onore degli altari.

L’anno scolastico incombe…

Si avvicina la data della ripresa scolastica, per il Veneto mercoledì 10 settembre. Ho delle colleghe insegnanti, già immerse negli incontri che precedono l’inizio delle lezioni. Quand’anche me ne scordassi, dato che sono in pensione da un decennio, ci pensano i media. Ad esempio, la copertina del settimanale il venerdì di Repubblica con il provocatorio titolo “Abbasso la scuola” e l’articolo “Scuola senza cellulare, bene” nel settimanale Oggi che leggo sotto il casco dalla parrucchiera. Stamattina un saluto mi è giunto con una parata di pastelli colorati, sovrastati da cuoricini e un buongiorno in technicolor. L’impressione di un avvio festoso delle lezioni si mischia con problemi vecchi e nuovi che scoraggiano l’utenza. Anche se sono un’insegnante in pensione, l’ambiente scolastico continua ad influenzarmi, anche materialmente. Nelle cassettiere della scrivania custodisco materiali che dovrei buttare, per non parlare dei libri. Ma non ne ho il coraggio. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Lettura, iniziativa nata negli Stati Uniti, diffusasi in altre parti del mondo, Italia compresa. Francesca, Lucia, Mariuccia, Marisa, Vilma leggono parecchio. Io alterno lettura e scrittura, abilità di base che si apprendono a scuola. Quando insegnavo, distributivo le mie 6 ore settimanali di Italiano tra Lettura, Grammatica, Poesia. Ma la Scuola non può fare tutto da sola.

Armani, una vita per la moda

Eleganza, sobrietà, gusto: tre parole che si addicono a ‘Re Giorgio’, il famoso stilista Giorgio Armani, mancato ieri a 91 anni. “La scomparsa di Giorgio Armani è un colpo durissimo” sono le parole accorate di Hoara Borselli che ne ricorda la semplicità e l’eleganza. In alcuni pensieri è condensata la sua filosofia: “‘Eleganza non significs farsi notare, ma significa farsi ricordare” e “I jeans rappresentano la democrazia nella moda”, oppure “I cretini non sono mai eleganti”. Vestiva sempre in nero perché “Il nero è modesto e arrogante nello stesso tempo”, un modo per concentrarsi sull’essenza, piuttosto che sulla superficie. Il blu, il colore preferito, di cui dice “È una valida alternativa al nero”. Nelle sue collezioni è ricorrente il ‘greige’, la tinta da lui creata, tra il grigio e il beige. L’impero creato conta quasi 8700 dipendenti nel mondo, un numero impressionante. Ha ricevuto la quinta laurea ‘honoris causa’ in Global Business Management dall’Università Cattolica di Piacenza, sua città natale, l’11 maggio 2023. Pensare che aveva iniziato la carriera come vetrinista (!) per la Rinascente di Milano, dopo aver abbandonato gli studi di medicina. Il debutto come stilista a Firenze nel 1974 e l’anno dopo fonda la sua azienda insieme a Sergio Galeotti, il primo compagno. Da lì un’escalation. L’anno scorso ha festeggiato 50 anni del suo marchio. Lo stilista più amato dalle celebrità era un uomo riservato che amava la bellezza coniugata alla sobrietà ed anche all’etica. Infatti aveva eliminato le pellicce dalle sue collezioni, a tutela degli animali e dei lavoratori. ARMANI Archivio, consultabile online concentra 50 anni di moda dello stilista ed è patrimonio digitale per tutti. Grande davvero!