La sana risata

Non mi capita di ridere spesso, per motivi di temperamento e anche perché scarseggiano le ragioni. Però apprezzo chi sa far ridere, come Giorgio Panariello (compie 65 anni il 30 settembre) che vedo durante una trasmissione sabato sera, in replica domenica pomeriggio sul Nove. Beh, un fuoco di fila di battute e di imitazioni da non credere. Alla fine dello spettacolo, quando il pubblico si alza, l’artista esce con il rassicurante saluto: “Che Dio vi benedica”, stendendo un velo di spiritualità sull’intrattenimento apparentemente superficiale. Invece no, perché il bravo attore, conduttore, cabarettista, comico, imitatore (di Renato Zero soprattutto e altri personaggi) introduce sapientemente delle note dolorose riguardo il suo vissuto di bambino, abbandonato dalla madre e allevato dai nonni, e alla scoperta a 12 anni di avere un fratello, Franchino, anch’egli abbandonato, diventato eroinomane e morto prematuramente. Ha scritto un libro molto intimo, intitolato “Io sono mio fratello” (Mondadori) che me lo restituisce nel ruolo di scrittore. Quindi, tanto di cappello. Far sorridere gli uomini significa anche far sorridere Dio è il messaggio di Papa Francesco a un centinaio di comici incontrati prima di partire per il G7 in Puglia. Chiudo con la salace battuta del comico nei panni di un padre che risponde alla figlia intenzionata a rifarsi la bocca: “Succhiati una mentina!” 😂

Ultimo post a 4 mani: Ritorno a casa

Bentornato Manuel e buon compleanno! Mi emoziona l’idea di rivedere il mio giovane amico, dopo un anno trascorso in terra australiana, carico di esperienze, foto e diari di viaggio. Compiere 25 anni a casa è un bellissimo regalo che si è fatto da solo perché “Sicuramente mi sento più forte di prima e ho qualche certezza in più soprattutto su cosa non voglio fare”. Mi manda una foto dall’aeroporto di Singapore con il papà Enzo e la sorella Gaia, tutti e tre radiosi. “Sono contento di essere tornato non da solo, ma in compagnia di mio papà e di mia sorella” che sono andati a ‘riprenderlo’ dopo una sosta presso numerosi parenti e la visita di posti straordinari. Gli chiedo quante volte abbia preso l’aereo quest’anno. “16 volte in totale” è la spiazzante risposta, seguita da “adesso per un bel pezzo non voglio saperne più di manco un aereo”. Atterrato a Milano (ieri) alle sette, nella via del ritorno scrive: “Mi fa strano vedere tutte le scritte in Italiano e poi eventualmente in altre lingue – però è bellissimo – guardarmi intorno, vedere cose che assomigliano a casa… (risata) anche vedere che la guida è a destra, come era strano che in Australia fosse a sinistra”. Anticipando una domanda che molti gli faranno, riconosce che: ‘L’Australia è sicuramente una terra ricca di esperienze e opportunità, ma anche lì non tutto è perfetto e su alcune cose avrebbero solo da imparare da noi. Su altre, dovremmo noi essere là a prendere nota di come fare”. Non c’è dubbio che in Australia il germoglio sia diventato un raffinato fiore. Ma per la soddisfazione mia e delle numerose persone che lo apprezzano e gli vogliono bene, confortante che dica: “È stato un bell’anno, sono orgoglioso di quello che ho fatto e felice di come è andata in generale. Ma sono contento di essere di nuovo in Italyyyy!”

Attualità di Orazio

Una ventata di Latino mi scuote dal torpore mattutino. È la celebre frase del poeta Orazio Graecia capta, ferun victorem cepit et artes intulit agresti Latio tradotta in La Grecia presa, prese il fiero vincitore ed introdusse le arti nel rozzo Lazio. Orazio in una sua Epistula ironizza sulla conquista romana della Grecia, avvenuta il 146 a.C. Da liceale ho sentito e tradotto questa frase diverse volte. La risento stamattina perché usata come congedo da Mediobanca da Alberto Nagel, dopo 34 anni. Non entro nel merito della cultura bancaria che non mi compete, ma mi attrae il concetto di fondo della frase sul potere della cultura e della conoscenza, più duraturi delle armi. In altre parole, la superiorità culturale grazie alle arti, alle lettere e alla filosofia alla fine ha la meglio sul potere politico e militare. Sembra una ricetta facile, ma purtroppo disattesa in tempi di guerra diffusa. Quinto Orazio Flacco (65 – 8 a.C.), uno dei più importanti poeti latini dell’età augustea, nato da un padre liberto (schiavo divenuto libero) esprime nelle sue opere Odi, Satire, Epistule la filosofia basata sulla ricerca dell’equilibrio denominato aurea mediocritas, affascinante obiettivo anche per me. Sua è la locuzione Carpe diem ovverosia cogli l’attimo, perché il futuro è incerto e la vita è breve. Il mio autore preferito. Non sarebbe male rivisitare i Classici, portatori di cultura in ogni ambito.

Un ragazzo d’Oro

In diretta da Tokyo assisto alla premiazione di Mattia Furlani, 20 anni appena (nato a Marino il 7 febbraio 2005), campione del mondo nel Lungo ai Mondiali di Atletica 2025. L’azzurro ha fatto un salto con 8.39, conquistando il meritatissimo oro. Per inciso, Mattia ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi 2024. Chi è il suo allenatore? Sua madre, Kathy Sec, bellissima donna, una velocista di origini senegalesi, mentre il padre Marcello è stato un saltatore in alto. Anche la sorella Erika è un’altista a livello Internazionale. La genetica conta, e la famiglia pure. Mi attrae e mi commuove il rapporto con la madre. L’ho vista e sentita incoraggiare il figlio che spiega “Ci intendiamo con uno sguardo”. Una bella testimonianza d’intesa, durante un periodo della vita contraddistinto da problematiche genitori – figli. Mattia è dimostra che la famiglia può essere il trampolino di lancio per successi personali e professionali. Sale sul podio più alto della pedana, indossando la tutta azzurra. I folti riccioli scuri incorniciano il volto che si illumina in un ampio sorriso, mentre riceve la medaglia d’oro, al ritmo dell’Inno nazionale. Immagino la soddisfazione della madre che si ritrova a gestire il successo del figlio. Una buona relazione è frutto di conquista e di fiducia. Da premiare, anche senza medaglia.

Un tentato suicidio si trasforma in omicidio

Non sono superstiziosa, però riconosco che in certi eventi la malasorte entra a gamba tesa, anzi tesissima. Mi riferisco a quanto successo a Milano domenica 14 settembre, intorno alle 18, in via Fratelli di Dio, in un condominio dell’estrema periferia ovest. Un 70enne si lancia dal quarto piano per farla finita, ma travolge e uccide una 83enne, Francesca Manno che stava camminando nel cortile del condominio, forse per buttare la spazzatura. Lui è sopravvissuto, ricoverato ma non in pericolo di vita. È stato denunciato per omicidio colposo. Pazzesco. Pirandello ci avrebbe costruito un intreccio coi fiocchi. La precarietà è una costante della vita, ma quanto successo è troppo. Fatalità e casualità sono due rovesci della stessa medaglia. L’espressione “Ogni bambino nasce col suo cestino” richiama un proverbio lombardo che allude al necessario per vivere, ma non conosco pari espressioni sull’uscita di scena. Mi arrampico sugli specchi, sperando che qualcuno mi illumini al riguardo. Pare pronunciata da Charlie Chaplin la seguente frase: “La vita è una tragedia quando si vede in primo piano, ma una commedia in campo lungo.” Di certo il caso la condiziona parecchio, in un senso e nell’altro. A noi rimane la recita.

Poeta di strada e Intelligenza artificiale

Domenica sonnolenta, sfoglio il venerdì cercando qualcosa che mi svegli. Lo trovo a pag. 38 nell’articolo di Pasquale Raicaldo, dedicato a un poeta di strada che sfida l’algoritmo. Il collega si chiama Paolo Grasso, 44enne irpino di Grottaminarda, titolare della “Manoscritteria”, una bottega poetica ambulante dove su richiesta dei passanti, con una vecchia Olivetti compone poesie al volo. Ma non è finita qua. Il singolare personaggio ha l’idea di mettere a confronto la sua capacità creativa con quella di ChatGpt. “Il pubblico decide la poesia più bella: spesso vinco io, ma mi è capitato anche di perdere”. Io ero rimasta al “certame poetico” dove certame deriva dal latino certamen che significa gara o lotta, in auge dal Medioevo all’Umanesimo. Dettaglio: il poeta è stato a lungo disoccupato, prima di diventare “venditore ambulante” di poesie. Emozionare con le parole in un tempo dominato dalle immagini è una gran cosa, che implica un talento notevole. L’aspetto che mi lascia perplessa è il tempo brevissimo per la creazione, che nel mio caso non è immediata. Velocità e profondità non viaggiano sullo stesso binario, salvo eccezioni. Del resto Paolo Grasso non impone un prezzo per le sue creazioni, ma si accontenta di un’offerta, persuaso che “Quanto a noi poeti, l’algoritmo non ci seppellirà”. È quello che spero anch’io.

Consapevolezza (contro le truffe)

“La meditazione? Antidoto contro le nostre ansie” è il titolo del servizio a pag. 14 dell’odierno Corriere del Veneto, con intervista al maestro Tatsugen (Carlo Tatsugen Serra), classe ’53 – mio coetaneo – monaco buddista, una delle personalità più autorevoli che hanno permesso la diffusione del Buddismo Zen in Italia. L’intervista è legata al Festival della Consapevolezza alla quarta edizione che si terrà a Padova il 20 e 21 settembre. Il tema scelto per il 2025 è ”Intelligenza spirituale” con sottotitolo “Un ritorno alla profondità perduta” che lascia intuire parecchio dell’obiettivo. La parola ‘Consapevolezza’ del titolo mi cattura e mi sprona a fare delle riflessioni. Un sinonimo è coscienza, ma anche conoscenza. L’uso più comune si riferisce alla capacità di essere informati o coscienti di sé e della realtà circostanze. In pratica, la consapevolezza è una comprensione profonda che richiede esperienza e pratica. Anche di sapersi destreggiare nelle truffe telefoniche, argomento scottante di attualità. Proprio stamattina ci stavo per cadere. Rispondo al telefono fisso, dove una frettolosa voce femminile mi dice che il costo dell’abbonamento mensile di Vodafone, il mio gestore passerà da 30 a 54 euro: prendere o lasciare in tempi brevissimi, cioè subito. Alternativa: rompere il contratto o passare ad altro gestore. Mi sale il sangue alla testa, perché l’anno scorso ho faticato per farmi ridurre il costo della bolletta mensile. Sono arrabbiata e confusa sul da farsi. Interviene opportunamente mio figlio che interrompe la comunicazione. Poi segnaliamo al gestore il quale conferma che è già aperta una pratica per truffa telefonica. Sono mortificata, ma più consapevole di prima.

Addio a Stefano Benni 📚

Massimiliano, bravo e caro collega sardo mi informa che è morto Stefano Benni, scrittore, poeta, giornalista, umorista, sceneggiatore, nato il 12 agosto 1947 a Bologna e mancato ieri. Lo scrittore amava il Sinis (penisola della Sardegna centro occidentale) e i gatti. Una foto pubblicata da un giornale locale lo ritrae all’Oasi felina di Su Pallosu nel 2016. Tanto mi basta per occuparmene, essendo anch’io una gattara e una che scrive. A parte il nome, balzato alla ribalta in qualche occasione, non lo conoscevo. Concentro le ricerche sul poeta, perché le poesie si leggono più in fretta, riservando ad altro momento la lettura di un suo romanzo. I più raccomandati sono: Il bar sotto il mare, Bar Sport, Saltatempo, Stranalandia, La grammatica di Dio, editi da Feltrinelli. Da come crea i testi poetici, rivela uno spirito brillante e talvolta vulcanico. Imprevedibile come i gatti. La poesia Ti amo è un fuoco d’artificio – sorprendente la chiusura – ma non la riporto perché lunga. Interessante e vera Non disprezzare il poco Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza/L’umile, il non visto, il fuoco, il silenzioso/Perché quando saranno passati amori e battaglie/Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza/Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara/Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota/Il poco, il meno il non abbastanza.// Brevissima, ma efficace come un pugno nello stomaco Il prossimo exit poll In caso di guerra civile/secondo un recente sondaggio/ il governo e l’esercito/sono in leggero vantaggio.//Termino con L’isola dell’amore che mi ricorda Gianni Rodari Io e te partiremo/su un aereo di carta/in tre ore per passare il mare/dove il vento ci porta/un aereo di carta di giornale/che porta la notizia che/io e te siamo partiti/e non si sa dove siamo finiti.// Ironico, profondo, originale.

Maionese impazzita

Lunedì, mattinata piena per me, dedicata alla spesa. Ma prima passo per il bar Milady, sempre affollato. Il quotidiano che preferisco è disponibile, tuttavia non riesco a captare un argomento meritevole su cui riflettere. Mentre giro e rigiro le pagine, entra una giovane con la testa coperta e due bambine; si siede nel tavolo difronte al mio e con il telefonino fotografa una delle bimbe, ma potrebbe inquadrare anche me. Provo un attimo di disagio, immaginando effetti collaterali negativi se posta la foto. L’ipotesi mi disturba, anche se non devo nascondere alcunché. Mi distrae un titolo del quotidiano che mi riporta in cucina, non il mio posto dell’anima: “A sinistra c’è una maionese impazzita. M non mi alleo neanche con la destra”. Il giornalista Federico Fubini intervista Carlo Calenda sul bipolarismo di casa nostra. Riporto un passaggio: “Il bipolarismo italiano è destinato a frantumarsi quando le condizioni si faranno dure. E ci arriveremo”. L’argomento è serio, ma lascio al lettore recuperare l’intervista. Io mi sposto metaforicamente in cucina per un imprevisto occorso agli esordi della mia attività lavorativa. Da studente universitaria, per raggranellare qualcosa ho venduto frullatori porta a porta, esperienza stressante, ma remunerativa. Prenotare l’articolo, significava versare trentamila lire, che io intascavo. Ovviamente prima dovevo fare la presentazione, che prevedeva di realizzare la maionese… senza farla impazzire! Il che succede quando gli ingredienti non si legano bene. Ci sono riuscita, ma mi sono spellata il pollice sinistro, maneggiando incautamente la lama del robot. Un torrentello di sangue inquinò l’operazione. Poi fui più accorta e capii che basta un niente per farsi male. Anche in politica.

Il Millennials di Dio

Carlo Acutis, patrono di Internet è un segno dei tempi, quelli buoni. Morto 15enne a causa di una leucemia fulminante, oggi 7 settembre è santo. Doppia canonizzazione in Piazza San Pietro per lui e per il beato Pier Giorgio Frassati, entrambi giovanissimi. La Piazza è stracolma di giovani venuti a rendere omaggio a due testimoni della fede. Non sono la più titolata per parlare di eventi religiosi, perciò mi limito a informare, lasciando fluire le mie sensazioni. Premetto che ho sentito l’intervista alla mamma di Carlo Acutis, Antonia Salzano Acutis (Roma, 23/11/1966) e mi ha colpito sapere che nel 2010 è diventata madre dei gemelli Francesca e Michele, quattro anni dopo la morte di Carlo nel 2006, allora figlio unico. Un sogno premonitore le aveva annunciato che sarebbe diventata di nuovo madre, com’è successo, il che ha qualcosa di miracoloso, al netto dei due miracoli attribuiti al giovane che considerava l’eucarestia l’autostrada per il paradiso. La signora vive principalmente ad Assisi, in Umbria – trasferita da Milano dove gestisce un’azienda – per avvicinarsi alla tomba del figlio, nella Basilicata di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Immagino cosa possa provare la madre di Carlo, pioniere digitale salito all’onore degli altari.