Leggo in cronaca dei fatti che mi lasciano molto turbata. Come quello occorso a Vittorio Varnier, 75 anni che lascia 150.000 euro e la casa al Comune, poi si toglie la vita, lanciandosi nel fiume Musestre a Roncade (TV,) perché “Non mi ritrovo più nel mondo di oggi”. Scritto tutto di suo pugno. Il fatto era successo lo scorso settembre, ma le volontà del protagonista della triste vicenda sono state rese pubbliche i giorni scorsi, durante il Consiglio comunale di Roncade. La modalità scelta per congedarsi dalla vita mi ricorda quella scelta dalle gemelle Kessler e anche la destinazione dell’eredità. Al netto dell’età, 89 anni delle ballerine tedesche che vivevano in simbiosi e insieme hanno deciso come andarsene, mi turba il pensiero espresso dal signor Vittorio in chiusura della lettera testamento: “Chiudo augurando a tutti voi, miei amici e parenti, ogni bene e di poter vivere in un mondo migliore che in questo momento sta letteralmente impazzendo”. Suppongo che l’autore del testo fosse persona molto sensibile, molto danarosa e molto generosa. Il suo gesto estremo non è legato a problemi economici e nemmeno sentimentali. Su due piedi, mi viene da ribadire che i soldi non fanno la felicità, secondo il paradosso dell’economista americano Richard Easterlin, ma anche il dubbio che il suicida se li sia goduti poco. In altre parole, possibile che non potesse condividerli prima con qualcuno, anche sotto forma di associazione benedica? Una curiosità: collezionista di fumetti storici di cui era stato assiduo lettore, li lascia alla biblioteca comunale di Roncade. Il sindaco Marco Donadel dice: “È una storia che fa riflettere. Avremmo dovuto e potuto fare di più per aiutare Vittorio”. Ma c’è anche chi sceglie di non farsi aiutare.
Categoria: Attualità
Ermal lMeta e il talento
Non sono una patita del Festival di Sanremo, non lo sono mai stata. Comunque lo seguo di sbiego, come fenomeno di costume, cercando di coglierne le positività. Presto attenzione a qualche cantante che conosco e apprezzo, come Ermal Meta che vinse la 68esima edizione nel 2018, in concorso con Fabrizio Moro con l’intenso brano “Non mi avete fatto niente”. Questa volta il titolo della canzone è “Stella Stellina” che richiama la filastrocca omonima e potrebbe trarre in inganno. Invece parla di una bambina morta a Gaza e rispecchia eventi drammatici contemporanei. La prima serata, Ermal si è presentato sul palco dell’Ariston con ricamato a mano il nome di Amal sulla camicia di seta rosa antico, in omaggio alle bambine palestinesi che sono morte a causa della guerra. Per l’Accademia della Crusca, il testo della canzone è uno dei migliori di Sanremo 2026. È intervenuto anche Adriano Celentano, sostenendo che è “impossibile che non vinca il Festival”. Il cantante è impegnato anche in ambito sociale: ha adottato due bambine in un orfanotrofio in Albania che a giugno compiranno 18 anni e potranno raggiungerlo per vivere insieme con Fortuna Marie, nata il 19 giugno 2024, a cui è dedicato l’album “Buona fortuna”. Credo che i meriti del cantante albanese espandano il suo talento artistico e lo rendano un personaggio esemplare. Riporto l’esordio della canzone, a beneficio dei lettori che ancora non la conoscono. Stella stellina/la notte si avvicina/non basta una preghiera/per non pensarci più./Dalla collina si attende primavera/ma non c’è quel che c’era/non ci sei più tu/. In sintesi, il testo intende essere un promemoria contro la guerra che diffonde morte e dolore fra gli innocenti. Altro che ninna nanna! Bravo, anzi bravissimo Ermal!
La Bella Gioventù 🎓
Giornata campale per me il lunedì, ma anche ripetitiva perché segue un percorso noto e praticato da tempo. Campale e irripetibile per chi si laurea, come è capitato a Sofia, in Nuove Tecnologie dell’Arte (indirizzo arte e linguaggio della comunicazione), con 110 e lode! Non è scontato laurearsi e tantomeno con il punteggio massimo. Sofia Silvestrin è figlia di Roberta Zanotto e nipote della mia amica Marcella Giacomelli. Ho assistito alla sua nascita, 24 anni fa, un evento che ricordo con emozione. Mi dà un brivido di piacere sapere che ora ha tagliato questo traguardo. Nella location dell’Accademia di Belle Arti a Venezia, Sofia alta ed elegante posa con la corona in testa, il bouquet di rose in una mano e nell’altra la tesi “Comunicare nel Tempo”, sorridendo al futuro che le si schiude generoso. Lei testimonia la parte buona dei giovani silenziosi ed impegnati che imprimono una svolta positiva al percorso a ostacoli della vita. Per fortuna ce ne sono molti, anche se l’attualità dà più rilevanza alle ‘pecore nere’, perché nella felicità non c’è storia, a detta di qualcuno. Questo post è controcorrente, rispetto a quello di ieri dove accennavo all’individualismo e all’isolamento dei giovani. Il merito del successo dei figli va anche ai genitori che da dietro le quinte si occupano che i germogli diventino fiori, in condivisione con la buona scuola. Ripenso al mio percorso scolastico e sono grata a chi mi ha aiutato ad esprimermi e a valorizzare i miei talenti. Sofia può contare sui suoi docenti e sulle sue qualità. Il terreno è stato alquanto fertilizzato e la raccolta non può essere che strepitosa. Complimenti vivissimi e buona vita! 🎓 F
Società globalizzata e individualista
Mentre mi lavo il viso di mattina, accendo una vecchia radio che mi connette col mondo: riconosco le voci che salutano chi è all’ascolto, proponendo dei quesiti e/o inviando canzoni. Un momento piacevole per iniziare col sorriso la giornata. Però ciò che sento stamattina mi lascia esterefatta. Uno studente universitario ha dichiarato che preferisce ‘colloquiare’ con ChatGpt piuttosto che con un amico in carne e ossa, non ci posso credere! Tra l’altro, mio figlio dice che non devo credere a tutto ciò che leggo, pertanto spero che si tratti di una bufala. Comunque approfitto della notizia per interrogarmi e imparare qualcosa. Intanto cos’è un chatbot, noto anche come robot di conversazione: un software progettato per simulare una conversazione con un essere umano. L’obiettivo è fornire risposte automatiche che possano sembrare umane. Sul verbo sembrare mi fermo, convinta che c’è una bella differenza tra sembrare ed essere. Suppongo che chi ha dato la risposta succitata soffra di isolamento, oppure abbia avuto delusioni sentimentali. Ma come si fa a preferire una macchina, per quanto utile in svariati ambiti all’ascolto di un amico? Da un’inchiesta del settimanale la Repubblica, per metà degli studenti l’IA è ‘un’amica’ e quasi un adolescente su due le chiede aiuto. Ipotizzo le cause: fragilità emotiva, mancanza di ascolto, auto isolamento. Penso al fenomeno sociale ‘hikikomori’, nato in Giappone negli Anni ’80, ma anche al film ‘Io e Caterina’ sempre del 1980 con Alberto Sordi e il robot tuttofare Caterina, l’intelligenza arficiale applicata alla vita domestica. Allora pareva fantascienza. Adesso inquieta la società attuale, globalizzata e individualista.
Gala di chiusura Olimpiadi 2026
Che spettacolo il gala! Carolina Costner fa gli onori di casa ed esprime ammirazione per tutti gli artisti che esprimono talento e bravura. La coppia francese Laurence Fournier e Guillaume Cizeron fornisce una interpretazione coinvolgente dove i due talenti si fondono alla perfezione. Del resto il talento è il tema del gala. L’atmosfera olimpica può essere asfissiante, ma qui, liberati dalle pressioni nessuno sbaglia. Ilia Malinin va via liscio come l’olio, chissà quanto gli è bruciato non essere salito sul podio, soprattutto al padre allenatore. Kaori Sakamoto voleva chiudere la carriera con la medaglia d’oro, ma un salto mancato glielo ha impedito. Alysa Liu, campionessa olimpica trasmette gioia in ogni movenza. Le bastava essere invitata ai Giochi, dopo essersi ritirata dal pattinaggio per due anni, con strepitoso ritorno. Il messaggio è fare sport per il piacere dello sport, esaltandone i valori: sacrificio, talento, disciplina. Alla fine del gala, verso le 22.30 è bellissimo vedere tutti gli atleti scivolare sul ghiaccio, introdotti dalla padrona di casa. A giochi conclusi, l’Italia ha guadagnato 30 medaglie: 10 oro, 6 argento, 14 bronzo: bel record! È una delle nazioni che paga di più per una medaglia d’oro, motivo per cui si è sollevata qualche polemica. D’altro canto il talento non si improvvisa, richiede dedizione e rinunce spalmate in molti anni – Alysa ha iniziato a pattinare a 5 anni – pertanto mi pare normale riconoscerlo con adeguato compenso che conferma gli importi di Parigi 2024, cioè 180 mila euro (lordi) per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 nila per il bronzo. Per la cronaca, 116 gare da medaglia previste in 16 discipline, ultimo giorno di competizioni oggi. Senza dimenticare il dietro le quinte . È stato un grande spettacolo che ho seguito abbastanza emozionandomi parecchio.
La Nostra Lingua Italiana, di Riccardo Cocciante
Riccardo Cocciante ha compiuto ieri 80 anni. L’ho sentito per televisione e gli faccio gli auguri, perché apprezzo i suoi testi e la sua musica, oltre al fatto di essere un artista ‘nomade’. Nato a Saigon, in Vietnam, il 20 febbraio 1946 da padre italiano e madre francese, esordisce come cantante in Italia; poi si trasferisce negli stati Uniti e successivamente in Francia. Adesso vive a Dublino. Le origini cosmopolite, il lavoro all’estero, il suo percorso artistico fanno capire perché abiti fuori dall’Italia, dove peraltro torna spesso per eventi e spettacoli, mantenendo stretti rapporti artistici. Tra i suoi brani più famosi: Margherita, Questione di feeling, Celeste nostalgia… ma io sono grata al cantante e cantautore per un brano in particolare, utilizzato varie volte in cattedra durante l’ora di Poesia. Il testo, del 1993, è piuttosto lungo (sei strofe), perciò mi limito a riportare solo la prima. La Nostra Lingua Italiana Lingua di marmo antico di una cattedrale/lingua di spada e pianto di dolore/lingua che chiama da una torre al mare/lingua di mare che porta nuovi volti/lingua di monti esposta a tutti i venti/che parla di neve bianca agli aranceti/lingua serena, dolce, ospitale/la nostra lingua italiana. Gli aggettivi che Cocciante riserva alla nostra lingua nelle altre strofe sono: nuova, divina, universale, ideale, generosa, sensuale che non necessitano di spiegazione ma inorgogliscono assai. La musica che accompagna il testo è raffinata e avvolgente. Un ausilio didattico di cui mi sono servita con molto piacere. Del restoi testi delle canzoni dell’artista – nati dalla collaborazione con grandi parolieri – sono considerati fondamentali nella storia della musica italiana per la loro intensità emotiva. Cocciante si esibirà in P.zza San Marco a Venezia, insieme con Andrea Bocelli e Claudio Baglioni tra il 25 e il 30 giugno prossimi. Una cornice spettacolare per una musica senza tempo.
Pattini e hayku
Ogni tanto mi concedo una pizza. Kaori è la mia preferita. Non mi ero interessata all’origine del nome, ma da quando ho visto Kaori Sakamoto danzare sui pattini, al gusto del palato si è aggiunto quello della vista. Anche se la 25enne giapponese aspirava all’oro, alle Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026 ha vinto la medaglia d’argento, nel singolo femminile di pattinaggio di figura. Leggera come una libellula, nella parte finale della sua performance è stata accompagnata dalla calda voce di Edith Piaf, il che ha aumentato il godimento dello spettacolo. Il costume color melanzana con collane sul petto e sulla schiena sottolineava la bellezza e l’eleganza di Kaori, nome di origine giapponese che significa “profumo”, “fragranza”. Campionessa del mondo è Alysa Liu, 20 anni, figlia americana di un immigrato cinese che incanta il Forum, bronzo ad Ami Nakai, altra giapponese. Per vari motivi sono attratta dal Paese del Sol Levante che riesce a combinare tradizione e modernità. Non ultimo, l’uso della gentilezza nelle relazioni, virtù poco praticata dai popoli mediterranei. Se vincessi un viaggio premio, sicuramente lo spenderei per visitare il Giappone. Comunque conosco chi ci è stato e ne ha riportato un’ottima impressione. Al netto delle differenze, condividiamo il primato della longevità (87 anni per le donne e 80 per gli uomini da loro; da noi 85 per le donne e 81 per gli uomini), che è un dato niente male. Da letterata, mi sono esercitata negli haiku, forma di poesia giapponese, composta da soli tre versi, per un totale di 17 sillabe (schema 5 – 7 – 5) legata alla natura e alle emozioni. Di seguito quello di Mario Chini, poeta e militare italiano (Borgo san Lorenzo , 21/07/1876 – Roma, 10/02/1959) CORAGGIO Non pianger, canta./Se canti, ti si schiara/il cielo e il cuore.
“La natura dà e la natura toglie”
Una ventina d’anni fa vinsi un concorso letterario. Il premio consisteva nel soggiorno di una settimana in una località turistica. Conobbi Liliana proveniente dalla Puglia durante il Corso serale tenuto ad Asolo per adulti interessati a conseguire la licenza media. Lei allora abitava a Crespano dove vive tuttora un figlio. Sì instaurò una bella amicizia tra insegnante e allieva che dura tuttora. Fu un’esperienza positiva che però non ebbe seguito: mi inquietava sapere a casa da solo mio figlio 12enne, mentre io ero al lavoro dalle 20 alle 23 circa. Quando seppi della vincita per un testo che mandai, pensai subito alla Puglia che scelsi per il soggiorno premio. Finite le scuole a Giugno, presi il treno e approdai a Torre dell’Orso dove venne a trovarmi Liliana che mi fece conoscere le meraviglie del Salento. A Torre Sant’Andrea nel territorio di Melendugno (Lecce) presi il sole e scattai diverse foto, anche alla spettacolare creazione naturale chiamata Arco degli Innamorati, purtroppo crollata nella notte di san Valentino, briciolata dal mare. Mi sembrano appropriate le parole del sindaco Cisternino: “Un colpo al cuore durissimo, la natura dà e la natura toglie”. A causa del ciclone Oriana, il boato e poi il crollo. Se l’evento fosse capitato d’estate, sarebbe stata una tragedia per turisti e bagnanti, a detta del geologo Giovanni Caputo che ribadisce l’importanza del monitoraggio della costa, per evitare o almeno rallentarne l’erosione. Ripenso alla frase: “La natura dà e la natura toglie”: mi chiedo se il crollo dell’iconico arco non sia un atto d’accusa contro gli eventuali inadempienti, oppure un’inevitabile calamità legata al cambiamento climatico. Per fortuna rimangono le immagini e i video a documentare un simbolo del Salento che ora dovrà cercarne altri.
Amalia piccola e Amalia grande
Sono oltre 1500 gli sfollati a causa della frana di Niscemi: ieri è nata Amalia che ha ricevuto lo stesso nome dell’insegnante che ha ospitato la sua mamma incinta. “L’ho vista sotto la pioggia col pancione e tre bimbi piccoli. Erano infreddoliti, spaesati. Non potevo certo restare indifferente”, dice Amalia Scifo che ha ospitato nella casa di campagna Claudia Lacatus, 33 anni e i suoi tre bambini: due gemelli di dieci anni e un altro di otto che è alunno della generosa docente. In segno di riconoscenza verso la sua benefattrice, Claudia – in Italia da dieci nni – ha chiamato la neonata Amalia, nome che ha origini germaniche e significa “laboriosa”, “operosa”, nome quanto mai appropriato che richiama la locuzione latina ‘Nomen omen’ tradotta in ‘Il nome è un presagio’, “Il nome è un augurio”. Una bella storia in una zona particolarmente fragile, dove giorni addietro a causa dei continui movimenti della frana era caduta anche la croce – simbolo in pietra. Stamattina leggo che è stata recuperata con un robot e potrà essere ricomposta, nonostante la rottura in più parti. Il recupero è avvenuto grazie ai Vigili del fuoco e alla polizia, in un’area particolarmente impervia e a rischio, a valle del movimento franoso. Una bella notizia per i niscemesi, simbolo di resistenza, come quella della nascita di Amalia, simbolo di speranza. Certo ci vorrebbero altri ‘miracoli’ per gli sfollati dalla zona rossa e acccilti nel Palazzetto dello sport Pio la Torre. Molti hanno perso la casa, frutto di risparmi e sacrifici di una vita. Parenti e amici si attivano, ma non sono presenti in tutti i nuclei familiari. Mi auguro che la fiducia assista gli abitanti di Niscemi e lo Stato non li dimentichi.
Anno Deleddiano
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugura a Nuoro l’Anno Deleddiano, a cento anni dall’assegnazione del Nobel per la letteratura alla scrittrice di Nuoro (1871 – 1936). Me ne rallegro, perché l’autrice di oltre quaranta romanzi se lo merita. Aveva frequentato solo le classi elementari e ripetuta l’ultima, in quanto ‘intelligentina’, come l’aveva definita la maestra. Dunque artista autodidatta in un tempo in cui Il futuro delle donne non era certo la carriera. Unica donna italiana ad aver ricevuto il prestigioso premio, è un simbolo di emancipazione femminile e anche per questo mi piace. Il suo stile fonde verismo e decadentismo, mentre la sua terra, la Sardegna diventa un palcoscenico di passioni umane dove prevalgono temi quali l’amore, il destino e il conflitto interiore. Finora poco studiata a scuola, mi compiaccio che una delegazione di studenti di istituti superiori sardi abbia consegnato al Presidente una lettera-appello che invita ad ampliare lo studio delle opere di Grazia Deledda nei programmi scolastici. Tra le sue opere che ho letto e riletto, preferisco La Madre, intenso romanzo breve: Paulo, giovane sacerdote si innamora di Agnese. La madre intende proteggerlo dalle tentazioni e tenta di riportarlo sulla retta via. Un argomento d’attualità che l’autrice tratta con grande maestria e rispetto.
