Frutti inattesi 🍑

Anni fa avevo scritto un testo intitolato MarmellADA – scherzando un po’ sul mio nome – sull’eccezionale raccolta di albicocche, frutti non dell’attuale pianta, ma di un’altra molto fruttifera, che però ha avuto vita breve (non tratto le piante). Preciso che l’albicocca è il mio frutto preferito, seguito dalla prugna ben matura. Ordunque, le piogge abbondanti e continue di primavera hanno compromesso l’impollinazione delle piante da frutto, compreso il ciliegio che non ha prodotto nulla. Prevedevo lo stesso risultato per il vecchio Albicocco, perché fiorito solo in parte, spogliato dei bei petali rosa da Giove pluvio. Invece ho dovuto ricredermi, perché da un paio di giorni raccolgo le albicocche cadute dai rami più alti che erano sfuggite allo sguardo: ammaccate, per il contatto col suolo e rapidamente preda delle formiche, a cui le sottraggo per portarmele nella fruttiera. Il primo assaggio mi restituisce il sapore antico e pieno. Trasformo quelle segnate in deliziosa marmellata, ops confettura. Sono così grata al VECCHIO ALBICOCCO che gli dedico la seguente poesia. Lo davo spacciato/il vecchio Albicocco/dalle insistenti piogge/d’Aprile tartassato./Invece con sorpresa/in alcuni frutti reperiti/tra il fogliame e il marciapiede/ne ho scorto la ripresa./Dai rami più alti/sono caduti Armelin/tondi e arancioni/come piccoli meloni./ Grata li raccolgo/e li assaggio curiosa./Nel palato il gusto/ esplode: una delizia!/Non c’è paragone/con la frutta del rione./Il vecchio Albicocco mi sorprende:/è davvero stupefacente!

Vacanza su misura

Prendo atto che oggi è il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate astronomica ovvero solstizio d’estate 2025, con tanto di ora d’ingresso: 4.42 del mattino. A quell’ora stavo dormendo, senza coperte e con gli scuri chiusi perche il climatizzatore mi dà fastidio e lo accendo solo come estrema ratio. Del resto l’estate metereologica si fa sentire da almeno una decina di giorni e ci dovremo abituare. In Europa si annuncia più calda della media e questo è preoccupante. Il cambiamento climatico ha reso le ondate di caldo più intense e frequenti. È difficile adattarsi e pericoloso ignorare ciò che potrà comportare, se non si mettono in atto misure preventive. In attesa che il ‘buon governo mondiale’ provveda, io mi cautelo come posso. Mi sveglio prima e anticipo le incombenze che sbrigo fuori casa. Nel primo pomeriggio mi riposo, per tornare ad agire nel tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, posso finalmente godermi la sera, dando un’occhiata al giornale e un’altra ai gatti distesi sul porfido tiepido. Piaceri semplici e a metro zero. Non è sempre stato così… ma abbastanza. Il mio spirito felino – e scarse possibilità di viaggiare – mi hanno abituato a cogliere ciò che il momento offriva. A vent’anni prendevo il sole nell’orto con Marcella e al massimo facevo una puntatina al Piave, senza immergermi. Da adulta e mamma, sono stata parecchie volte al mare: nell’ordine Lignano Sabbiadoro, Caorle e Bibione. Inizialmente con mio figlio quand’era piccolo, poi in buona compagnia di Adriana e Lucia. Loro sono rimaste fedelissime all’escursione lampo, io sono diventata più restia. Dopo i due interventi di artoprotesi – peraltro riuscitissimi – sto volentieri a casa dove mi sento ‘domina’ perché libera di fare e disfare, senza impegni familiari, eccettuata la cura dei gatti e dei fiori. Scrivere in tranquillità è la mia vera vacanza.

Ritorno dall’inferno

TG1MATTINA, ore 6.30 circa. Russia e Ucraina hanno completato lo scambio di prigionieri, concordato a Istanbul lo scorso 2 giugno, circa mille persone per parte. Già la parola ‘prigionieri’ suona stonata, riemersa da altri tempi. Però il video fornisce immagini drammaticamente vere: uomini smagriti, alcuni con stampelle e in sedia a rotelle che ritornano a casa dopo essere stati all’inferno. La guerra dura dal 24 febbraio 2022 (ma le radici del conflitto risalgono al 2014, con l’aggressione della Crimea e il conflitto nel Donbass). Le vittime militari ammontano a 1,4 milioni di persone. Nel mentre altre guerre si sono aggiunte.Concordo con chi afferma che è il periodo peggiore dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ritorno alla notizia iniziale dello scambio di prigionieri e sposto l’attenzione sulla folla, quasi tutta al femminile: madri, mogli, sorelle, figlie…sostengono cartelli con nome e foto del familiare che sperano di poter abbracciare, evento che non si realizza per tutte. Immagino l’angoscia di chi da tre anni non sa che fine ha fatto il proprio caro e magari non lo riconosce per il cambiamento subito. Mi torna in mente quanto capitato a mia nonna Adelaide che per quattro anni diventò muta, convinta che il figlio primogenito, chiamato in guerra negli Anni Quaranta fosse disperso. Per fortuna lo zio Geremia Stefani tornò e lei miracolosamente riprese a parlare. Diversi miei contatti mi consigliano di scrivere solo di cose belle: magari rispondo io che non rinuncio ad osservare ciò che succede intorno. Del resto non ho smesso l’attitudine ad indagare, da quando – in attesa dell’insegnamento – feci la corrispondente di zona per Il Gazzettino di Treviso, un anno soltanto (poi arrivò la cattedra) che mi ha ‘forgiato’. Anche per questo ho apprezzato il complimento di una cara collega che così mi ha descritta: “Sei davvero una poetessa dal piglio giornalistico”. Bontà sua! Prosa e Poesia sono per me due facce della stessa medaglia. Purtroppo nell’attualità c’è poco spazio per la poesia che comunque mi ostino a cercare.

Errare humanum est. Però…

In certe situazioni il cappuccino ha un sapore speciale, come stamattina. Dopo aver fatto il prelievo per il controllo del colesterolo (che tengo a bada con un integratore) vado al bar che prima delle otto non è affollato. Ordino, prelevo il quotidiano e mi accomodo al tavolo più in ombra, per facilitare la lettura. Sono di buonumore, perché ho deposto un pensiero riguardo la prevenzione sanitaria. Senonché il mio entusiasmo si smorza quando leggo l’articolo:: “Tumore, anzi no:: clinica stangata”. Anna Gumirato, 30, blogger e odontoiatra trevigiana, nel gennaio ’21 aveva ricevuto la diagnosi infausta di carcinoma sebaceo al cuoio capelluto. Per quasi un mese ha creduto di essere affetta da un tumore. Di sua sponte ha ripetuto l’esame in un’altra struttura che lo ha sconfessato e finalmente la giovane ha potuto emettere un sospiro di sollievo. Le è stato riconosciuto il danno che l’errore le procurò a livello psicologico, nella convinzione di essere gravemente ammalata durante l’angosciante attesa del responso definitivo. Mi chiedo: Ma si può incorrere in errori tanto gravi? Pacifico che “Errare humanum est” ma sospetto che il controllo e la verifica dei dati, oltreché delle strumentazioni non siano eccelse. Volendo per forza trovare un risvolto positivo all’episodio, credo che la protagonista dell’errata diagnosi si godrà ogni attimo della vita con maggiore consapevolezza, e se possibile ‘gusto’. A proposito, la schiuma soffice sul bordo della mia tazza si è disciolta. Il retrogusto amarognolo del cappuccino stempera il mio entusiasmo iniziale. Confido che il controllo del mio ‘assetto lipidico’ sia accettabile. Viceversa ripeterò l’esame.

Mare e Poesia

Mi piace la sigla di LineaBlu, il programma dedicato al mare condotto da Antonella Bianchi. La storica trasmissione – trasmessa dal 1994 – è in onda tutti i sabati su Rai1 alle 14 e riguarda le problematiche del nostro mare. “Le città di mare sono fatte di mescolanze, vanno e vengono come le onde del mare” è la bella definizione di un intervistato che condivido. Mi offre l’opportunità di viaggiare da casa. Trenta località – 20 marine e 10 lacustri – risultano premiate con le “5 Vele di Legambiente”, simbolo di sostenibilità, di spiagge belle e di acque cristalline. La spiaggia più bella del mondo, secondo il Wordl’s 50 Best Beaches si trova in Italia, sulla costa orientale della Sardegna, a Cala Goloritzé. Ho presenti delle foto spettacolari inviatemi dal collega Max. Un sogno nel cassetto andare a trovarlo nella mitica isola dove vive e lavora. Tra i molteplici paesaggi del Belpaese, quello marino è per me il più attraente. È una scelta che parte da dentro e che corrisponde alla simbologia attribuita al mare e collegata alle emozioni: infinito e rinascita, per citarne un paio. Tra l’altro oggi è la Giornata Mondiale della Tartaruga Marina che nel Sud Italia vanta i nidi più numerosi. Ma il mare è un buon soggetto anche in Letteratura. Arrivederci fratello mare è la bellissima poesia che Nazim Hikmet (Salonicco, 15/1/1902 – Mosca, 3/6/1963) scrisse nel 1951a Varna, sulle rive del Mar Nero. Poesia del commiato, ma anche del ritorno che richiama il moto dell’onda che va e viene. Mi piace condividerla con i lettori. Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti/arrivederci fratello mare/mi porto un po’ della tua ghiaia/un po’ del tuo sale azzurro/un po” della tua infinità/e un pochino della tua luce /e della tua infelicità./Ci hai saputo dir molte cose/sul tuo destino di mare/eccoci con un po’ più di speranza/eccoci con un po’ più di saggezza/e ce ne andiamo come siamo venuti/arrivederci fratello mare.//

Infiorata domestica

Di solito mi alzo verso le sette, a volte prima. Mi piace la luce trasparente del giorno nascente, il silenzio ovattato del paese ancora assonnato. La rosa antica avvinghiata al traliccio di ferro davanti alla camera dell’appartamento ha ripreso a fiorire. Si tratta di una varietà che si apre al mattino e si chiude al tramonto, praticamente come la portulaca, la gazania e la bella di notte, con i petali gialli e il cuore arancione che si manifesta in gruppi di fiori, per meglio dire secondo una infiorescenza a grappolo. Mio figlio l’ha potata per bene la scorsa primavera, perché si era allargata oltre il tetto e temevo che ‘si sarebbe risentita”, privandomi dei fiori che sono da ammirare sulla pianta, non adatti per farne bouquet. Da qualche mattina noto petali gialli caduti sul marciapiede, segno che tra il fogliame è sbocciata qualche rosa. Infatti è così. Stamattina i petali sono parecchi: non li tolgo perché fanno una piccola infiorata domestica che mi fa pensare alla festa dell’Infiorata, tradizione diffusa in Italia, in particolare in occasione del Corpus Domini. Le origini risalgono al XIII secolo, in occasione della Processione del SS. Sacramento, quando i fedeli spargevano fiori a piene mani per celebrare il passaggio del corpo di Cristo. Ho un vago ricordo di averlo fatto anch’io durante la mia infanzia. Tra le infiorate più famose ci sono quelle di Genzano di Roma, di Noto, di Spello, un evento che trasforma le strade del borgo in un tappeto di fiori. Mi piacerebbe godere dello spettacolo in presenza ed invidio cordialmente chi c’è stato. Ancora una volta la Natura comunica bellezza e i fiori, anzi i petali sono protagonisti di emozioni positive. Creare opere d’arte all’aperto con i fiori, a disposizione di tutti mi sembra un bel modo di diffondere bellezza, cultura ed emozioni. 🌻

Lamponi e poesia

Quando vado a riempire annaffiatoi e bottiglie di plastica alla fontana di pietra in un angolo periferico del giardino mi trattengo a gustare qualche lampone, con il caldo di questi giorni maturato in anticipo. Di solito i lamponi maturano a metà estate, ma può darsi che il mio sia una varietà precoce. D’altronde ne esistono più di 200 specie, diffuse in tutto il mondo. Alcune sono originarie dell’Europa, altre del Nord America e alcune dell’Asia. È stata una bella sorpresa vedere i frutti rossi pronti per farsi staccare dalla pianta – che appartiene alla famiglia delle Rosaceae – e ancora di più mi ha sorpreso notare dei mini lamponi nati spontaneamente vicino alla salvia, altra pianta che è nelle mie grazie, sia per il profumo delle foglie che per l’ampia versatilità in cucina. Il frutto, dolce ma non troppo ha diverse proprietà benefiche per la salute: antinfiammatorie, antiossidanti, un contenuto elevato di vitamina C… ed è un ottimo “bruciagassi”. Hic stantibus rebus/Stando così le cose devo pensare di metterne altre piante! Poco calorici e con un alto potere saziante, i lamponi sono molto utilizzati nella realizzazione di dolci. Con il loro colore rosso intenso e il sapore agrodolce, sono un vero e proprio tesoro per i pasticceri. Dalla crostata ai muffin, passando per cheesecake e semifreddo, lasciatevi tentare dalle ricette di dolci ai lamponi, facili da preparare e di grande effetto. Le foto delle preparazioni sono un incanto che fa venire l’acquolina in bocca. La filastrocca di Gianni Rodari Viaggio in Lamponiia (1964) termina così: O paese felice,/scoperto per errore,/Lamponia del mio cuore!//.

19esimo post a 4 mani: ultima parte delle Blue Mountains

Mercoledì Manuel ha la giornata libera e completa il giro alle Blue Mountains. Al ritorno, mentre è in treno verso Sydney mi manda una sventagliata di foto e un audio che uso per imbastire il prossimo post a 4 mani, il numero 19 (Dopo il 20 mi fermo e aspetto che torni). A parte il “freddo beco” è stata un’escursione che “ha meritato tutta la sfacchinata… ha meritato ha meritato ha meritato tanto, – lo ripete più volte, non è un errore di battitura – per cui mi sento soddisfatto”. Ma torniamo al tempo. Qua si sente l’estate, là avanza l’inverno. Il suo abbigliamento la dice lunga. “Ho la canottiera, la maglia, la camicia sopra, il felpone, la giacca e sopra il sciarpone a mo’ di scialle, e ancora ho freddo!” e qui il nostro esploratore piazza una gran risata che è un po’ il suo biglietto da visita. Comunque, sfaticata e mal di piedi gli consentono di completare il percorso, intrapreso in un precedente momento. Trovarsi da solo in mezzo alla natura tanto vasta, gli suggerisce una descrizione poetica. “La cosa che mi ha fatto veramente pensare oggi è che passare attraverso questi muraglioni di rocce in cui senti solamente te e il tuo respiro, te che cammini, gli uccellini che cantano, il vento che muove le fronde e forse qualche sassolini rotolare qua e là ogni tanto, se no non senti nient’altro… io mi sono sentito meno di un microbo!”. Qua cade altra risata, per sdrammatizzare, ma si intuisce che la visita è stata esperienziale e totalizzante. Nelle foto predominano le rocce, sullo sfondo il cielo terso. In alcune Manuel emerge infreddolito con sciarpone blu, in omaggio alle Blue Mountains. Dopo tante meraviglie, caro Manuel si avvicina il tempo di ritornare: anche qui ne hai di bellezze da scoprire!

Benvenute lucciole

Piemonte, l’incanto delle lucciole: è il servizio in coda al TG1 poco prima delle sette. È una bella idea, a mio dire inserire qualcosa di positivo in un servizio di informazione costellato soprattutto di brutte notizie. Nella felicità non c’è storia, è un detto che circola tra chi scrive di professione, ma regalare un po’ di serenità, osservando il comportamento degli animaletti induce al buonumore. Tra giugno e luglio è il periodo giusto: le temperature più miti e il buio notturno favoriscono l’attività delle lucciole, soprattutto dopo il tramonto. La bioluminescenza viene messa in atto dai coleotteri (della famiglia dei Lampiridi), per attrazione sessuale in parchi e riserve dove l’inquinamento è ridotto al minimo, come appunto in diversi luoghi del Piemonte. Curioso: nelle femmine la luce fissa dura un paio d’ore, mentre nei maschi è intermittente e si riduce in pochi attimi. Alcune estati fa, in buona compagnia di Novella e Serapia frequentavo il Parco Parolini di Bassano del Grappa, per assistere alla proiezione di film all’aperto. Prima e durante lo spettacolo, con inizio alle 21 o giù di lì, osservare il passaggio delle lucciole davanti al grande schermo, sopra le teste degli spettatori era un doppio spettacolo, accompagnato talvolta dal gracidare delle rane in un contiguo laghetto. Il tutto a poche decine di metri dallo snodo stradale con il rumore delle auto. Se il film non era stato di gradimento, la visita inaspettata delle lucciole addolciva la delusione; viceversa ne accentuava la soddisfazione. Questi piccoli insetti, simbolo di purezza e speranza sono anche preziosi indicatori ecologici. In molti paesi sono considerate simbolo di fortuna, speranza e connessione col mondo spirituale. In alcune culture, sono viste come le anime dei defunti o messaggeri tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Coincidenze

Tu chiamale se vuoi emozioni è uno dei versi emblematici della canzone ‘Emozioni’ di Lucio Battisti, scritta da Mogol. Mi permetto di modificarne l’ultima parola, cosicché si legga ‘Tu chiamale se vuoi coincidenze’ che si adatta alle mie riflessioni. Argomento generico il mare, nello specifico la località balneare Lignano Sabbiadoro, da me frequentata negli anni passati, avendo poi deviato per Caorle e Bibione. Durante il controllo del materiale fotografico custodito in scatole sopra l’armadio trovo una busta del Centro Vacanze Albatros, con gli auguri per l’anno 1997 e il listino prezzi per la prenotazione dei varie strutture: Los Nidos bungalows, Le Rondini appartamenti, Albatros miniappartamenti, Antares residence. Già i nomi hanno il sapore di vacanza, i prezzi in lire fanno sorridere. Rapido calcolo: allora mio figlio aveva nove anni e ci sta, andavamo in vacanza insieme. Il Centro Vacanze Albatros c’è ancora. Da oltre vent’anni non ci metto più piede, ma ci conservo un buon ricordo. Per questo mi dispiace ciò che leggo sul tablet riguardo certi comportamenti di turisti ‘fuori norma’ in P.zza della Fontana che collega i due principali viali dello shopping di Lignano, via Udine e via Tolmezzo. Il Gazzettino titola: Lignano, la lunga notte dello sballo: invasione di giovani austriaci, raffica di soccorsi per cadute, coma etilico e aggressioni. Il sottotitolo è anche più esplicito e preferisco ometterlo. La foto della famosa piazza, rimodellata di recente sembra ridotta a una discarica. La notte è quella di Pentecoste che richiama a Lignano decine di migliaia di giovani austriaci, a cui si saranno aggiunti anche italiani indisciplinati. Ovvio che non sono tutti così, però preoccupa che siano in molti. Il passato è andato, il presente fa paura.