Buffet amaro

“Papà che schifo!” è il commento della 14enne figlia del professionista che ha postato la foto della ragazza in bikini ricoperta di cioccolato, nel buffet dei dolci, ‘offerta’ agli ospiti di un hotel di lusso nel Golfo Aranci, in Sardegna, il giorno di Ferragosto. Quindi non in un ambiente degradato, ma è indubbio che la trovata sia di pessimo gusto. Il resort ha risposto, porgendo le scuse. Intanto complimenti alla ragazzina che ha preso le distanze dalla trovata ed anche al padre, manager in vacanza che ha portato alla ribalta il fatto. Disgustoso equiparare il corpo della donna a una merce. Mi piacerebbe sapere per quale motivo ‘l’attrice’ ha accettato l’offerta: soldi, desiderio di visibilità, provocazione o cos’altro? La cioccolata, peraltro costosa, in questa ‘edizione” è tutta in versione amara, anzi amarissima, al cento per cento! Non sono mai stata in Sardegna che mi è cara per ragioni letterarie e professionali: ho letto parecchio Grazia Deledda e ci vive Massimiliano, un caro e bravo collega. Il fatto disdicevole accaduto, mi ha offerto l’occasione di andare a vedere le foto del Golfo Aranci, già accattivante dal nome, una meraviglia della natura che non ha bisogno di filtri per essere apprezzata. Talvolta non si nota la bellezza che si ha sotto gli occhi e di va a mettere sul piatto trovate di pessimo gusto. La signorina zuccherosa rifletterà sul rischio di esibirsi in certo modo, anche se avrà avuto le sue buone ragioni per farlo. Comunque mi auguro che la cioccolata le procuri il voltastomaco (volevo usare una parola più cruda, ma ho fiducia che questa basti). Tanto di cappello alla fanciulla che s’è indignata (e che eviterà la cioccolata).

Una ginnasta coi fiocchi

I due precedenti post avevano per protagoniste due persone anziane. Oggi lo dedico a una giovanissa atleta, la 19enne ginnasta Sofia Raffaeli, a dimostrazione che l’abilità e l’arte sono trasversali e transgenerazionali. L’atleta marchigiana incanta Valencia dove conquista due medaglie d’argento nel cerchio e nella palla al mondiale di ginnastica ritmica. L’anno scorso ha conquistato tre medaglie d’oro e una di bronzo in tre attrezzi della ginnastica ritmica: cerchio, palla e nastro. È emozionante vedere l’atleta azzurra soprannominata Formica atomica (altezza 157 cm, peso 37 kg) esibirsi sulle note de ‘Il Mondo’ di Jimmy Fontana, brano che è un successo planetario. L’esercizio è un concentrato di espressività e di ritmica, una meraviglia. Senz’altro raggiunto l’obiettivo che la 19enne ginnasta si era prefissa: “È fondamentale, quando scenderò in pedana, che io riesca a trasmettere tutte le emozioni possibili”. Parallelamente alla ginnastica, Sofia ha conseguito l’anno scorso il diploma di Maturità, indirizzo Scienze Umane e si è iscritta a un Corso di Psicologia online. Instancabile, tanto che il paragone con l’operosa formica mi pare appropriato. Vedo alcune foto di Sofia da bambina mentre si esibisce: stessa grinta che traspare dallo sguardo volitivo. È d’obbligo pensare che dietro a tanto successo ci siano ore e ore di esercizio, rinunce, sacrifici. Otto ore al giorno in palestra praticamente da quando ha memoria, mettendo da parte tutto ciò che la può distrarre è il modo di fare di una perfezionista. Senza pensare alla dieta ferrea per mantenere il fisico dalle proporzioni armoniose. Vederla ‘giocare’ con la palla dentro il costume azzurro procura davvero un’emozione celestiale. Non so come sarà il futuro di questa atleta che a soli 19 anni appartiene alla categoria ‘Senior’! Il percorso finora fatto è un monito di impegno per tutti i giovani che intendano prendere ‘di petto’ la vita.

Un artista umano

Incontro Pio Zardo, artista 88enne, tuttora in attività. La figlia Marta e la nipote Veronica, mi fanno da staffetta per raggiungere la casa – costruita a suo tempo da Pio – a Casoni di Mussolente. Premetto che anche l’abitazione è un gioiello che contiene le svariate abilità di questo invidiabile signore che ha trasmesso l’arte della pittura e della scultura, rispettivamente ai figli Noè e Ruben. Marta incarna con il sorriso e le braccia lo spirito di servizio a favore degli anziani genitori e non solo. Due parole sull’aspetto fisico di Pio che porta da decenni la “barba fratina” – come la chiama lui perché non costruita – tal quale un biglietto da visita. Mi sembra un filosofo e di sicuro è un poeta che si diletta a recitare in modo estemporaneo versi bucolici autoprodotti del tipo: Oh zappa che ferma te ne stai… oppure: Lo stato snaturato de natura… Ma il mio intento è intervistare il pittore, tramite alcune domande cui risponde con disinvoltura. Nel mentre Marta offre l’aperitivo, Veronica scatta una foto al nonno. La consorte Maria si affaccia all’uscio per regalarci un sorriso e Sulamita prende parte attiva all’incontro. Pio disegna da piccolo. Soprannominato borasca/burrasca, è uno di otto fratelli (5 m e 3 f). Comincia a farsi notare per le doti artistiche sui vent’anni, a Torino dove frequenta un corso biennale di pittura con il maestro Riccardo Chicco ed in contemporanea fa il muratore, lavoro che lo accompagnerà tutta la vita. Mi viene spontaneo compararlo al muratore descritto da Pablo Neruda nella sua Ode al muratore tranquillo (1956), che lavora “Senza fretta, senza parole”, usando “calce, sabbia, sapienza e mani”. Nella sua lunga carriera ha creato oltre un centinaio di dipinti, ispirati soprattutto dalla natura, ma anche di altro soggetto. È sua intenzione esporre una grande tela per omaggiare san Pio X, di cui porta il nome e che lui chiama affettuosamente Bepi (Giuseppe Melchiorre Sarto era il nome “al secolo” del Papa), per la “Peregrinatio corporis”, evento in programma il prossimo ottobre. Provo ammirazione per il pittore e tenerezza per questo signore gentile, creativo e longevo entrato nella mia vita attraverso le sue opere e l’amicizia con i suoi figli. Ad averne, di artisti così!

Una centenaria coi fiocchi

Ho visto e sentito durante il telegiornale Paola Del Din che ieri ha compiuto la bellezza di 100 (cento) anni!: Augurissimi alla Signora, nata a Pieve di Cadore (Belluno), il 22 agosto 1923. Partigiana italiana, nota durante la Resistenza con il nome di battaglia di ‘Renata’, in memoria del fratello Renato, ucciso il 25 aprile 1944, medaglia d’oro al valor militare. È stata la prima donna paracadutista italiana: prende parte ad undici voli di guerra. Dopo la Liberazione va negli Stati Uniti. All’Università di Pennsylvania consegue il titolo di “Master of Arts”. Tornata in Italia, si dedica all’insegnamento nelle scuole medie. Riceve gli auguri della premier Giorgia Meloni per la sua costante testimonianza di amore per la Patria e per la libertà nel giorno del suo speciale compleanno. La omaggia anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Interessante quello che l’arzilla signora ha detto il 2 giugno scorso durante l’incontro in sala consiliare di Gaiarine (TV) con i giovani 18enni, in occasione del 77esimo anniversario della fondazione della Repubblica Italiana: Io credo nei giovani ma devono essere meno ‘lamentosi’. Per la mia generazione la vita è stata severa e anche noi abbiamo avuto ristrettezze economiche: abbiamo imparato a conservare i libri e a tenere con cura i nostri abiti perché non c’erano tanti soldi. Per noi non è stata una vita tutta rose e fiori. Quando sono andata in giro per il mondo, saper fare le cose mi ha aiutato”. Pensiero di una chiarezza straordinaria, un modello di vita longeva che ingloba i giovani, costruttori del futuro. Vorrei abbracciarla questa nonnina, che dice di sé: “Sono una rivoluzionaria ma tranquilla, perché non faccio attentati”. Spesso l’attualità ci ricorda persone che sono ‘fari di luce’, anche donne. Da tenere in palmo di mano.

Quasi una favola

Il caldo insopportabile di questi giorni mi costringe a stare in casa, dove riordino, scrivo e guardo la tivù prima e dopo un sonnellino. Anche se in replica, seguo le cause di Forum e dopo, a volte giro su RealTime per il programma Abito da sposa cercasi. Si tratta di un reality show statunitense a puntate, di genere documentario e di moda, in onda da parecchio tempo. Non sono particolarmente romantica, ma mi piace la location del “negozio di abiti da cerimonia più grande al mondo” e il modo di fare del ‘padrone di casa’ Randy Fenoli che esaudisce i desideri delle spose più esigenti. Stucchevole e frivolo? Non solo, oggi (lunedì) seguo un episodio che poi verifico essere successo qualche anno fa, ma il messaggio è apprezzabile e merita ricordarlo. La protagonista è Alicia, veterana di guerra impegnata in Iraq e in Afghanistan che ha affrontato un lungo periodo di riabilitazione dopo essere stata ferita; finalmente può coronare il suo sogno d’amore, con un badget però contenuto, entro i 3000 dollari. Sul modello ha le idee chiare: ampio, da principessa. Randy traduce il suo desiderio che cade però su uno splendido abito da 6000 dollari. Succede il colpo di scena: Randy offre l’intero pacchetto – vestito, scarpe, orecchini e soggiorno in hotel a 5 stelle per la futura sposa e i suoi familiari – per ricompensare l’impegno della speciale cliente che sta per laurearsi in psicologia per restituire a chi ha bisogno l’aiuto che ho ricevuto durante la riabilitazione (parole sue). Mio figlio direbbe che mi bevo tutto ciò che vedo, ma voglio sperare che le buone azioni si verifichino ancora e che ci sia modo di concretizzare la riconoscenza, non tanto di moda in tempi di ruberie varie. Non serve poi il fatto eclatante, reso noto dalla tivù. Auguro a ognuno nel privato di fare e ricevere segni di gratitudine, bella parola che fa rima con beatitudine…che a sua volta mi manda molto lontano. Beh, rimango coi piedi per terra, ammirando le prove delle future spose.

Sorprese in tavola

Domenica rallegrata da un paio di sorprese: la prima è contenuta dentro una borsa di carta, appoggiata sopra il pilastro del cancelletto. Non me ne sarei accorta se Reginado – che non mi ha trovato a casa – non mi avesse telefonato sul mezzodì per informarmi del dono, frutto delle sue cure e della sua gentilezza: fichi neri, uva fragola bianca e nera, due zucchine e un paio di piccole uova di una gallinella che va a deporle a casa sua. Mi sono sentita una ragazzina che scarta un regalo… e i primi fichi se ne sono andati. Di primo pomeriggio, con un caldo pazzesco Marta, in transito verso i suoi genitori si ferma per donarmi delle patate, quattro uova e, non paga mi fa scegliere una melanzana – l’altra per Pio, il padre – da cucinare con sedano, cipolla, pomodoro, peperone e… buon appetito! Mi sento oggetto di attenzioni e non so per quale merito. Certo fa molto piacere scoprire di essere oggetto di gentilezza e di amicizia. Con il tramonto che avanza, la rete affettiva extra familiare è una garanzia contro la solitudine e il disagio di vario tipo. A rigore, devo dire che stamattina ho fatto colazione in pasticceria con un collega che dei viaggi ha fatto il suo modus vivendi e preso l’aperitivo da Francesca che viaggia sul filo della memoria e scrive dei racconti emozionanti. Per sintetizzare, sono stupita di ricevere prodotti naturali che alimentano il mio benessere fisico ma soprattutto innalzano il mio umore perché segno di stima e amicizia. A completare il quadro, la fedele Lucia viene a trovarmi di sera, oppure mi telefona. Tempo fa, la domenica era un giorno piuttosto pesante da riempire (mio figlio mi riserva il sabato e devo accontentarmi) ma scopro con piacere che adesso va molto meglio. Il che conferma la mia convinzione che il meglio arriva sempre dopo.

Far pensare senza opprimere

Mi capita di rado di cenare dopo le 19.30: è successo ieri sera perché prima ho stirato un po’ di cose in seminterrato dove era fresco. Quindi verso le venti ceno, mentre sul terzo canale va in onda Techetechetè, di cui ho già parlato in un recente post. Protagonista ieri sera era Giorgio Gaber (Milano, 25.01.1939 – Camaiore, 1.01.2003) che conoscevo e apprezzavo per la capacità di far ridere e nello stesso tempo pensare. Anzi, quando insegnavo ebbi il piacere di scoprire in un’antologia un suo testo, quello del ‘Signor G Dalla Parte di Chi’ del 1970. Il Signor G è l’alter ego di cui si serviva Gaber nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni, una proiezione dell’uomo moderno con i suoi tic e le sue contraddizioni. Ecco, ce ne vorrebbero di comici così, dalla battuta cordiale, mai irriverente e stimolante la riflessione. Anche il titolo di alcuni suoi brani fa pensare: Il Conformista, Io non mi sento Italiano, La Ballata del Cerutti. Del resto l’artista in questione è uno dei più importanti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra: cantante, attore, cabarettista, chitarrista, regista teatrale. Curiosità: diplomatosi in Ragioneria e iscritto alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano, per mantenersi agli studi comincia a suonare al Santa Tecla, famoso locale milanese. È un dettaglio…ma i dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Beh, sono contenta che le teche della Rai lo abbiano rivitalizzato. Mi propongo di andarlo a rileggere nelle antologie e di riflettere sulle sue opere. Il sorriso unito alla satira è un ottimo mix per far pensare, senza opprimere.

Nascita della fotografia

Sabato 19 Agosto, Giornata Mondiale della Fotografia: mi sta bene, perché fotografare è uno dei miei hobbies, sebbene intrapreso da grande. Mio padre era un cultore della fotografia in bianco e nero, amante delle corse e dei cani che non mi attraevano particolarmente, essendo nata “gattara’. Perciò mi sono accostata piuttosto tardi alla macchina fotografica, poi videocamera e ora tablet multifunzione. Ma non intendo fare la storia della fotografia, quanto del suo valore documentale ed emotivo. A casa ne ho molte, scattate da mio padre; parecchie anche le mie, distribuite in vari album. Tre ante di un armadio di frassino in camera sono tappezzate di foto, che spuntano come funghi dai cassetti quando riordino, oppure dalle pagine di un libro. Per me la fotografia è evocatrice del passato ed uno stimolo per scrivere. I miei soggetti preferiti sono i fiori che mi hanno dettato le poesie raccolte nella silloge Natura d’oro (disponibile su Amazon) che comprende le sezioni Mare, Natura e Ambiente, Fiori, Emozioni. Anzi, le foto contenute nella raccolta sono state esposte nel 2015 durante la mia prima mostra fotografica in paese, seguita nel 2018 dalla seconda, intitolata FIORI COLORI PENSIERI. Da ciò si comprende l’importanza che abbia la fotografia per me e per l’espressione letteraria. Preciso che sono autodidatta e non ho nessuna patente al riguardo. Conosco persone molto più brave di me che postano i loro scatti su Instagram. Lo faccio anch’io, in collegamento con il post sul mio blog verbamea perché la foto anticipa l’argomento che tratto nell’articolo online. Sono grata alla fotografia, nata ufficialmente in Francia il 19 Agosto 1839. In tale data, la prima macchina fotografica fu presentata all’accademia delle scienze e delle arti visive, anche se la prima fotografia in assoluto fu scattata il 19 Agosto 1826 da Joseph Nicéphore Niépce , conosciuta come la eliografia su lastra di stagno “Vista dalla finestra a Le Gras”. Per i padri della fotografia, il succitato Niépce e Louis Daguerre (e forse altri) un’invenzione straordinaria. Molto altro si potrebbe dire: ad esempio che Henri – Cartier Bresson è il fotografo più famoso, definito “l’occhio del secolo”, considerato un pioniere del fotogiornalismo, portando la fotografia a un pubblico più ampio. Tra i migliori fotografi internazionali va annoverato l’italiano Oliviero Toscani. Passo il testimone ai lettori, per approfondire la ricerca. Buone foto a tutti!

Animali randagi

Il 18 Agosto è la Giornata Mondiale degli animali randagi, in inglese International Homeless Animals Day. So che ieri 17 era la Giornata del gatto nero, ma non faccio distinzione di colore, in quanto i gatti mi piacciono tutti. Al momento ne ho tre: Fiocco color miele, Pepita grigia sopra e bianca sotto con le zampette ‘timbrate’ di 18 mesi e Grey, tigrata di sette anni. Per fortuna vanno d’amore e d’accordo, anche se tra le femmine c’è più feeling, perché Fiocco è esagerato in tutto quello che fa, gioco compreso. Ma non dei miei animali intendo parlare, quanto di quelli che non hanno un padrone, oppure lo avevano e lo hanno perso, e non per cause naturali. È risaputo che con le ferie aumentano i casi di abbandono degli animali. Di converso, so di persone che rinunciano ad andare in ferie, per non lasciare incustoditi i loro amici a quattro zampe e non solo, nobili esempi di amicizia con le creature che fanno a pugni con chi se ne sbarazza per egoismo. Non è un caso se tra le mie frequentazioni molti contatti hanno oppure hanno avuto degli animali, cani e gatti soprattutto, ma non solo. La mia vicina aveva un pappagallo che la chiamava ‘mamma’. Adesso lei è in pensionato e il pappagallo è stato affidato al nipote: quando la sente per telefono, la cerca e a suo modo comunica. Nina è una fortunata cagnetta che vive in simbiosi con la sua padrona che se la porta anche in spiaggia (e non disturba). Merlino è un gatto rosso che ha scelto di stare con Sara, per non parlare dei molti gatti di Lina e di Erica. Potrei continuare l’elenco, perché chi frequento ama gli animali e mai li abbandonerebbe. Percepisco che le campagne di sensibilizzazione contro l’abbandono hanno prodotto qualcosa, ma resta ancora molto da fare. Pertanto ben venga la giornata contro il randagismo, fenomeno pericoloso che non fa un buon servizio all’homo sapiens, evolutosi ma non troppo.

Diversivo…estivo!

Giornata campale ieri, per sgombero del garage (due posti macchina) con ingombri di ogni tipo, molti ‘ereditati’ dai miei genitori. Temperatura sui trenta gradi, aumentata nella fase di sosta in centro ecologico a Cavaso del Tomba dove un signore molto scrupoloso e autoritario ha rispedito indietro buste imbottite – quelle con l’interno di plastica – scarpe vecchie che credevo destinate all’indifferenziata e altro. Lui non ha mosso un dito ma ha criticato parecchio perché, a suo dire i materiali non erano stati separati con cura. Garantisco che Manuel si è spaccato la schiena per fare entrare nella mia auto e nella sua, deliziosa Citroen 2CV del 1986 bianco-azzurra, più scarti possibile, separando cartone, plastica, elettrodomestici non più funzionanti, rinviando la separazione certosina in centro ecologico, come infatti è avvenuto, senza che il ‘signore’ si sia sporcato le mani. Io e Manuel invece ce le siamo sporcate e lavate molte volte. Pausa pranzo in spaghetteria da Rody a Cavaso dove ci serve la dolce Benedetta, altra mia brava ex allieva. Aneddoto: salire e scendere dall’auto speciale di Manuel richiede delle istruzioni: per aprire – non abbassare – il finestrino bisogna tirare una levetta posizionata sul tettuccio, operazione che va fatta da dentro, idem per aprire la portiera. Insomma: bisogna collaborare col mezzo, uno spasso! Per non parlare dei freni: quelli posteriori sono a tamburo – non sono un’esperta ma il nome è musicale – ed è uno stridio ad ogni frenata. È una macchina che ha la sua voce! Nel tardo pomeriggio il garage è diventato quasi una zona abitabile, con l’angolo dei prodotti e utensili per l’orto da una parte e le due biciclette dall’altra. La vecchia lucidatrice è tornata a casa ma sabato la porterò in centro ecologico qui a Castelcucco, con le ultime carabattole. Intermezzo: capatina di Manuel in soffitta per fare spazio e collocare scatoloni con indumenti di mio figlio che ci metterà mano, se crede a tempo e luogo. Io ho dato. Anni fa ho liberato la cantina e ci ho scritto il diario Tempo che torna (disponibile su Amazon). La prossima volta se la vedrà lui. Immagino che avrà a che fare con molti libri e materiale cartaceo, anche autoprodotto. Forse, prima di buttarlo ci darà un occhio e sarà come incontrarsi di nuovo. Dopotutto svuotare cantine e affini serve anche a tessere relazioni. Un grazie megagalattico a Manuel, la mia super spalla!