Durante il mio riposo quotidiano seguo il programma Forum su rete 4. Trovo garbata la conduzione di Barbara Palombelli e interessante l’ambientazione forense, indipendentemente dal fatto che le cause siano costruite a tavolino e i contendenti talvolta attori. La parte finale, destinata alla lettura della sentenza del giudice è quella che mi cattura di più, perché la confronto con la mia previsione che spesso ci azzecca. I motivi del contendere sono svariati quindi non mi annoio. La causa di ieri mi ha riportato a scuola, il mio ambiente di lavoro: protagonista l’home schooling, la possibilità di istruire i figli a casa, concessa ai genitori e seguita in Italia da 11.000 famiglie. Francesco e Giovanna, due genitori separati non si accordano sul tipo di scuola da far seguire alla figlia 12enne Lucrezia: il padre è tradizionalista mentre la madre, influencer l’ha ritirata da scuola per farne una spalla nel suo lavoro, fornendole una cultura domestica di persona e con docenti esterni virtuali. Da precisare che i coniugi avevano la figlia in affido congiunto…che è stato ritirato e trasformato in esclusivo con assegnazione al padre, perché la scuola non è solo un luogo dove apprendere nozioni, ma una comunità dove si impara a relazionarsi con gli altri. La mamma-influencer troverà un’altra spalla cui appoggiarsi e la ragazzina potrà tornare a comunicare con le sue coetanee. ‘Decisione forte’ ha postillato la conduttrice che mi trova del tutto d’accordo e restituisce alla scuola il ruolo di luogo speciale che le spetta. Al di là del fatto narrato, non so come funzioni l’istruzione domiciliare. Mi viene da pensare al tempo in cui famiglie privilegiate potevano permettersi l’istitutore/precettore, oppure avevano la biblioteca in casa da proporre/imporre ai figli. Come nel caso di Giacomo Leopardi… che appena potè, scappò.
Autore: Ada Cusin
Limone resiliente 🍋
Mi fa un gradevole effetto pensare che tra un mese sarà primavera; l’arrivo della bella stagione in questi giorni ci regala un anticipo con temperature più che gradevoli. Però non c’è da stare allegri, se l’inverno non segue un corso regolare, con freddo e piogge, tanto che si temono gelate tardive e siccità. Approfittando del clima al momento favorevole e della luna crescente, ieri la pianta di limoni ereditata da mio figlio è stata sottoposta a drastica potatura, grazie all’intervento magistrale di Marta. Partendo dal basso, le mani esperte hanno ridotto la ‘boscaglia’ dando alla pianta una forma finalmente armonica. Diciamo che è stata ringiovanita. Spero che si riprenderà dall’intervento, anche se per i prossimi mesi mi devo aspettare più foglie che frutti. Mi sono documentata su come fare le talee: ho selezionato dei rami di circa 15 cm dai tagli effettuati, messi poi a dimora in vasetti ricoperti da un sacchetto di plastica, per favorire ‘l’effetto serra’ domestica. Se ho proceduto correttamente, tra un mesetto spunteranno le foglioline, giusto a primavera! Per ora i frutti succosi mi hanno già consentito di fare la marmellata, mentre le bucce stanno macerando in alcool a 96 gradi per fare il Limoncello. Non posso lamentarmi, la pianta ha dimostrato di essere ‘resiliente’ e di reagire con generosità alle cure. Praticamente una lezione di vita, come spesso la natura riserva a chi le dedica adeguate attenzioni. Per chiudere in poesia, ricordo quella di Montale intitolata ‘I limoni’ dalla raccolta Ossi di seppia, ritenuta il manifesto della poesia montaliana, in contrapposizione a quella dannunziana. Riporto la parte finale della seconda strofa: “qui (in mezzo agli alberi di limoni) anche a noi poveri spetta la nostra parte di ricchezza/che è l’odore dei limoni” dove la gioia, sebbene temporanea è rappresentata dall’aria aperta e dal profumo dei limoni. Concetto che condivido con Eugenio Montale (Genova, 12.10.1896 – Milano, 12.09.1981), Nobel per la Letteratura nel 1975.
Arte terapeutica
È ripreso il programma dedicato agli artisti “Dalla Strada al Palco” condotto da Nek, cantante che si trova molto bene nei panni di presentatore: disinvolto, garbato, empatico, bello. Alla terza edizione, lo spettacolo consente a una decina di artisti in varie specialità di mettersi in mostra. Ognuno presenta il suo percorso attraverso un videoclip e poi si esibisce; sono ammessi anche gruppi, come quello dei saltatori Truzzi in gara. Il meccanismo che coinvolge il pubblico in sala mi sembra chiaro ed efficace. Le persone votano e alla fine della serata, i due partecipanti col punteggio più alto vanno in finale; si aggiunge un terzo concorrente ripescato tra gli ‘esclusi’ grazie al ripensamento dei due ospiti. Ieri sera è capitato a Paula Torres, cantante di origine argentina che si è unita ai due più votati, un duo di danzatori-acrobati e il giovane Matteo che disegna storie con le mani. Comunque tutti gli artisti si sono esibiti in performance spettacolari. Il programma mi piace molto, già a partire dal titolo, evocativo e profetico: la strada è maestra di vita e il palco consente di partecipare esperienze costruite quasi sempre con enormi sacrifici e molta determinazione. Un esempio, il padre 52enne che canta accompagnato dal figlio batterista affetto da sindrome di down. Più di un artista riconosce all’arte un potere terapeutico, quello che credo anch’io. Quando l’arte chiama, che sia strada o palco l’artista risponde, come ha fatto la danzatrice 39enne con le scarpette a punta, passata dal palco alla strada perché preferisce esibirsi difronte al pubblico ‘tete a tete’. Mettersi in gioco senza il conforto del dietro le quinte merita molta ammirazione. Mi capitò a Bassano, diversi anni fa durante un giorno di mercato di apprezzare un violinista che poi fotografai, col suo consenso. Mi procurò un’emozione che poi mi suggerì un racconto, a riprova che l’arte è generosa.
Limoncello made by me 🍋
Mi sono messa in testa di fare il Limoncello, io negata per la cucina (ma con una predisposizione per fare dolci). Il fatto è che la pianta di limoni, ereditata malconcia da mio figlio, dopo adeguate cure è rinata e mi ha dato la soddisfazione di raccogliere una trentina di frutti profumati e del mio colore preferito. Ho già fatto la marmellata con il primo raccolto ed ora mi sto documentando per realizzare il liquore: prima fase, sbucciare i limoni con un pelapatate, prelevando solo la parte gialla, che andrà in infusione con alcool etilico a 96 gradi per un mesetto. Per ora ho proceduto col primo step. Adesso le scorzette profumate sono chiuse in un barattolo di vetro riempito con alcool, riposte in un luogo fresco e buio. Tra un mesetto aggiungerò lo sciroppo con acqua e zucchero, da lasciare a riposo per un altro mese circa. Infine filtrerò il tutto che verserò in mini bottiglie da regalare a chi se lo merita. Ovviamente prima assaggerò il prodotto e valuterò se il risultato merita la distribuzione. Comunque mi interessa il processo per arrivarci, più che la degustazione, il che succede anche con i dolcetti. Diciamo che è una distrazione/soddisfazione che mi prendo da pensionata, in parallelo con la scrittura. Se avessi fantasia, potrei costruire una storia ambientata in una limonaia. Non essendo il mio genere, suppongo però che sarebbe tempo perso, piuttosto potrei pensare a un ricettario! Pare che gli antichi Romani conoscessero già il limone, introdotto poi dagli Arabi come pianta ornamentale. Durante la fioritura, il profumo delle zagare è strepitoso. Non è un caso se gli agrumi sono diventati simbolo dell’Italia e del Mediterraneo, pur originari dall’Oriente (India e Indocina). Dotato di proprietà salutistiche notevoli, il ‘Limon citrus’ è coltivato dal Lago di Garda alla Sicilia. I frutti sono l’ingrediente base del Limoncello, ‘ambasciatore’ del made in Italy (anche made by me).
Lunedì bifronte
In controtendenza con certi messaggini che mi arrivano di mattina, a me piace il lunedì: mi consente di ripartire, ingranando una marcia più alta rispetto al weekend. Sarà anche perché mi sposto nel paese vicino – Fonte – dove è in corso il mercato – evento per me stimolante – e dove faccio una sosta allo Snack Bar Milady, prima di procedere per la spesa, sempre esagerata. Mi piace il fervore che regna nel locale, anche se è difficile isolarsi in un angolo per leggere in pace il quotidiano. A ridosso delle dieci sono quasi fortunata a trovare il Corriere disponibile. Mi tuffo tra le notizie e a pag. 4 mi sorprende il titolo del breve allarmante articolo: I Ricercati dalle Autorità, con sottotitolo: I 25 italiani nella ‘lista nera’ russa, tra cui la veneta Giulia Schiff, 24enne ex pilota dell’aeronautica militare, arruolatasi due anni fa tra le milizie ucraine in Donbass, sposata a un soldato ucraino-israeliano. Marta serve delle anziane signore al tavolo vicino ed ha un sorriso rasserenante. Diego espone vassoi di ghiottonerie e Lisa si divide tra la cassa e il banco. Anna consegna le consumazioni fuori, perché la giornata promette bene. Si sta avvicinando la fine di febbraio: potrebbe essere un anticipo di bella stagione. Tra pochi giorni saranno due anni dall’inizio della guerra in Ucraina e tre giorni fa Avdiivka è caduta in mano ai Russi. Non c’è da stare allegri. Prima di chiudere il quotidiano, do un’occhiata ai programmi di stasera: Presadiretta, Rai 3, ore 21.20 considera la fragilità delle democrazie e l’aumento delle dittature. Cose serie anche su LA7, all’incirca stessa ora durante il programma La Torre di Babele, con il filosofo Umberto Galimberti che discorrerà sulla ‘Gioventù bruciata?’. Non so cosa succederà avanti sera. Ma e chiaro che il lunedì, partito col piede giusto è costretto a rallentare.
Morte annunciata
Mi spiace davvero che l”oppositore russo Alexey Navalny sia morto. Speravo non succedesse, anche se temevo sarebbe accaduto. La moglie Juliya dice: “Putin deve pagare”. Lyudmila, la madre del dissidente lo aveva incontrato durante una visita su appuntamento pochi giorni fa e lo aveva trovato “vivo, sano e allegro”, rinchiuso nella colonia penale ‘Lupo Polare’ nel Circolo polare artico russo. La sua colpa: avere denunciato la corruzione del regime di Putin. Non sono addentro al problema, ma d’impeto mi viene in mente che il Papa ha detto che la corruzione, il peggiore dei peccati fa “imputridire l’anima”. Nel dare la ferale notizia, nel titolo di diverse testate compare la parola ‘gulac’ che mi rammenta qualcosa di terrificante. Infatti il significato è “Campo di concentramento e di lavoro coatto per prigionieri politici in Unione Sovietica” che mi rimanda all’opera ‘Arcipelago Gulac’ di Aleksander Solzenicyn che ripercorre il periodo di dittatura comunista in URSS. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, viene espulso dall’URSS nel 1974, dopo la pubblicazione nel 1973 di quello che è ritenuto il suo capolavoro. Non serve spiegare perché. Purtroppo ancora una volta la storia si ripete nei suoi aspetti peggiori. Senza inoltrarmi in questioni politiche, penso che Navalny era anche padre di due figli e marito di una combattiva moglie, cui mandava segnali d’amore, atteggiando le dita a cuore, come ho visto in tivù durante un servizio. A 47 anni aveva tutta la vita davanti, sacrificata per la sua opposizione al Cremlino. Vittima di avvelenamento, scongiurato dopo il ricovero e le cure in Germania, sarebbe rimasto là se avesse preferito salvare la pelle. Ma l’esigenza di denunciare il regime lo ha fatto ritornare. Se non è coerenza questa…
Giornata del Gatto
Da gattara qual sono, non potevo farmi scappare la Giornata Nazionale del Gatto, oggi 17 febbraio (anche se in concorso con l’8 di agosto). Ho parlato in altri post della simpatia che nutro per questo animale di cui ammiro molte qualità: indipendenza, eleganza, flessibilità, astuzia, curiosità…e anche il fatto che sia piuttosto indomito, nel senso che decide lui a chi affezionarsi. Il pensiero di Leonardo da Vinci rende magnificamente l’idea: “Il felino più piccolo è un capolavoro’. Cresciuta in mezzo ai gatti – ma anche cani e uccelli – coltivo da sempre una predilezione per questa creatura, condivisa da diverse mie amiche: Vilma, Sara, Valentina, Serapia, Erica, Antonietta, Elisa e Roberta, Adriana, Lina… e mi scuso se scordo qualcuno. Attualmente convivo con tre gatti, di cui ho già parlato: Grey, tigrata, sette anni, Pepita dal manto bianco-grigio, quasi due anni come Fiocco, rosso light, il più temperamentoso, per usare un eufemismo. Per fortuna, vanno d’amore e d’accordo. Mi offrono momenti di cinema domestico…e qualche preoccupazione quando sento qualcosa cadere dall’alto oppure non li vedo, imbucati in posti impensabili. Fiocco non si risparmia: entra nella lavastoviglie se non chiudo subito lo sportello, nel frigorifero – attratto dal prosciutto – passeggia sopra la tastiera del pc, sul bordo del fornello dove ha lasciato i primi baffi, totalmente sordo ai miei rimproveri e alla minaccia di mandarlo in collegio. Poi al mattino me lo trovo in bagno, sonnacchioso che comincia a fare le fusa appena mi vede. Pepita, molto affettuosa e obbediente diventa il cuscino sulle mie gambe di sera, quando sono distesa sulla poltrona relax. Ogni tanto allunga una zampetta per accarezzarmi, senza tirare fuori le unghie come invece fa Fiocco. Grey, timorosa e diffidente fa un po’ da ket sitter ai due micetti – che in realtà stanno sui cinque chili – ci gioca e li lecca, pratica che mi intenerisce perché mi fa pensare alle cure materne. Quindi è lei che scelgo per postare la foto su Instagram collegata al post odierno. Con tanti auguri ai gatti e complimenti a chi li ama (alle ore 17, a Pieve di Soligo inaugurazione della mostra fotografica ‘Cats in Venice’)
Da che parte stare
Non sapevo nulla di Sangiovanni (pseudonimo di Giovanni Pietro Damian, n. Il 9 gennaio 2003 a Vicenza), salvo averlo sentito nominare tra i cantanti esibitisi al teatro Ariston durante la recente kermesse canora, vista ‘di striscio”. Di primo acchito confermo che la mia preferenza va al testo ‘Pazza’, della Bertè che ritengo originale e interpretato con passione. Del giovane cantante veneto mi colpisce che abbia “rassegnato le dimissioni” per il momento, da tutti gli impegni legati alla sua attività di cantante perché “Non riesco più a fingere che vada tutto bene” e “Non ho le energie fisiche e mentali”. Noto al pubblico dalla partecipazione alla ventesima edizione di Amici di Maria De Filippi, al Festival di Sanremo è risultato penultimo in classifica. Il titolo del brano interpretato è “Finiscimi”. Sono andata a leggere il testo del pezzo, una storia di addio da cui estrapolo il passaggio: “Io non so come si controllano le emozioni” che è una confessione coraggiosa, direi profetica. Ma in positivo, visto che il giovane artista ha avuto il coraggio di fermarsi, anteponendo il suo benessere psico-fisici al successo. Se non è una mossa studiata a tavolino – chiedo scusa per la diffidenza – ritengo che il ragazzo abbia agito con molto buon senso, difendendo il diritto ad autogestirsi e a sottrarsi dai tentacoli dello star-system. Del resto, a 21 anni deve completare la crescita umana e ha tutto il tempo di costruire la carriera che preferisce. Nel mondo dello spettacolo, non è l’unico ad avere avuto un ripensamento e ad avere fatto un passo indietro, soprattutto in ambito sportivo. Oggi è tutto complicato. Le energie profuse nella realizzazione professionale sono soverchianti, a discapito dell’equilibrio interiore. Confortante che un giovane artista decida da che parte stare.
Posta del cuore
Oggi secondo giorno di Quaresima, iniziata ieri con le Ceneri, periodo di digiuno, penitenza e preghiera che durerà fino al Giovedì Santo prima di Pasqua. Al termine dell’udienza generale, il Papa invita i fedeli a non dimenticare mai Ucraina, Palestina e Israele. Come potremmo? Al male dilagante fuori dei confini nazionali, si aggiunge la cronaca nera che ci propina ogni giorno fatti di incredibile efferatezza, inconcepibili nel terzo millennio, se non da menti malate e/o possedute da demoni. Accenno soltanto e poi viro su un argomento lieve, più nelle mie corde proposto dalla trasmissione Geo: Le Lettere d’Amore spedite al Club di Giulietta – nato a Verona nel 1972 – da ogni dove e da persone di varie età, presumo soprattutto giovani. D’altronde ieri era San Valentino, protettore degli innamorati. Tra l’altro il concorso ‘Cara Giulietta’ organizzato dal Club premia la più bella lettera d’amore che in questa edizione è stato assegnato a una messicana, testimoniando la partecipazione planetaria. A me interessa la scrittura a servizio del cuore, ma non nel senso della svenevolezza, quanto piuttosto come espressione di sé destinata a durare. Del resto la locuzione latina ‘Verba volant, scripta manent’ significa che le parole volano, mentre gli scritti rimangono. Oggi si scrive molto meno a mano ed è raro ricevere lettere manoscritte. Anzi, ho sentito che verranno smantellate molte cassette postali per scarsità di posta cartacea, subissata da quella online. I vantaggi della tecnologia non si negano. Tuttavia il dono di un biglietto manoscritto, magari decorato di proprio pugno come fa Francesca, oppure steso in bella grafia/calligrafia come fa Rossella ha un valore impagabile. Invidio le volontarie che si dedicano alla posta del cuore. Le immagino emozionarsi tra le pene altrui, ricevendone linfa nutriente.
Il cuore protagonista
Giornata Mondiale delle Cardiopatie congenite e San Valentino: protagonista il cuore, in doppia versione. L’abbinamento mi sembra appropriato, anche se non ho argomenti da sostenere. Mi limito a dire che rifuggo dall’impronta economica che viene data alla giornata, mentre mi attrae la figura di San Valentino (da Terni, 176 d.C- 14.02.273) vescovo e martire cristiano. È il patrono degli innamorati e degli epilettici, invocato anche contro i dolori del ventre. Amava vedere i bambini giocare nel suo giardino e poi li congedava con un fiore. La letteratura religiosa lo descrive come difensore delle storie d’amore, specie se infelici; si racconta che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa. La ricorrenza è celebrata oggi in buona parte del mondo e fu istituita da Papa Gelasio I nel 496 in sostituzione dei festeggiamenti per i Lupercalia in onore del dio Fauno. Dunque oggi l’amore è protagonista, in tutte le forme e sfumature. Ovverosia cena romantica in coppia, fiori e cioccolatini…ma anche una riflessione su uno dei legami più importanti. Non sono titolata in questo ambito, però caldeggio un’attività da fare insieme, senza intrusione della pubblicità: un piatto, un gioco, uno scritto, un disegno. Quando insegnavo, era tutto un passaggio tra i banchi di bigliettini e cuoricini, esuberanza espressiva che si stempera nel tempo; non sarebbe male recuperarla, almeno nella sua essenza. Per tornare al quotidiano, non mi sottraggo alla festa di San Valentino se qualcuno me lo ricorderà. I miei tre gatti mi amano abbastanza. Per non essere troppo out, ho comperato una confezione di fragole fatta a cuore e ho gustato tre frittelle ripiene di crema al forno locale: dolcezza assicurata! 💟
