‘Inno alla vita’

5 settembre, Giornata Internazionale della Carità, voluta dall’ONU nel 2012 per sensibilizzare persone e istituzioni sull’importanza del donare e per creare una società più giusta ed inclusiva. La data non è stata scelta a caso: il 5 settembre 1997 venne a mancare Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace nel 1979, proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II e poi Santa nel 2016 da Papa Francesco. Lei ha fondato la Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità che si occupa dei “più poveri tra i poveri”. Nata a Skopje (Macedonia) il 26 agosto 1910, col nome di Anjezë Gonxhe, la religiosa albanese, naturalizzata indiana di fede cattolica è una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile profuso tra le vittime della povertà di Calcutta. Il dizionario, alla voce carità dà due spiegazioni: 1) una delle tre virtù teologali 2) compassione affettuosa, commiserazione, pietà. Non sono competente in ambito religioso, ma la suorina piccola fisicamente e un gigante spitualmente è autrice di pensieri e frasi di cui mi sono servita a scuola, durante l’ora di Poesia. Credo anzi che sia entrata in un colloquio d’esame, e questo l’ha resa una preziosa collega. Nella borsa di cuoio che mi portavo appresso c’è un porta-listini con le poesie selezionate da sottoporre alla lettura e riflessione dei candidati. Vale la pena di lasciare la parola a Madre Teresa di Calcutta. Inno alla vita La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontala./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//

Orsa e orsi

Mi spiace che l’orsa Amarena sia stata abbattuta con una fucilata, ma ancora di più per i suoi due cuccioli, ritenuti non in grado di procacciarsi il cibo da soli, ed anzi essere potenziali prede di altri animali del Parco nazionale d’Abruzzo dove vivono. Il 56enne che ha ucciso l’orsa è indagato per ipotesi di reato di uccisione di animale per crudeltà e senza necessità. Leggo sul quotidiano stamattina che Andrea Leonbruni – così si chiama – presenta denunce per minacce tipo “Farai la stessa fine dell’orsa” arrivategli per telefono e anche sui social. Forestali e Guardiaparco tentano di rintracciare e catturare i cuccioli, con gabbie ed esche per metterli in salvo, operazione complessa anche perché sono troppo giovani per essere narcotizzati. A detta dell’indagato, che rischia dai quattro mesi ai due anni ha sparato per paura, dato che il plantigrado si stava avvicinando al suo pollaio. Beh, almeno saranno ‘contente’ le galline risparmiate dal probabile banchetto. Non intendo fare dello spirito, ma anche le galline fanno parte del creato. L’orsa, a quanto pare con collare, sembra non aver dato fastidio alle comunità dell’area protetta frequentata, essendo un orso “confidente”, cioè un animale che si avvicina all’uomo senza problemi e ne prende anche il cibo. In questo periodo gli orsi si preparano all’inverno e vanno alla ricerca spasmodica di cibo. Sono desolata per Amarena, in pensiero per i due cuccioli non ancora autonomi – hanno circa sette mesi – e sollevata per le galline risparmiate. Credo che gestire un parco non sia impresa facile e non so come mi comporterei se vivessi nei paraggi. Pur amando tutti gli animali, quelli di grossa stazza mi incutono paura. Credo che loro, gli animali pensino altrettanto di noi. Auguri ai cuccioli dell’orsa Amarena.

Incontro letterario

Pomeriggio letterario ieri, grazie a ‘soffiata’ di mio figlio, che abita da poco a Pieve di Paderno del Grappa. Infatti è lui che mi gira la locandina di “PIEVE IN ARTE” con gli eventi collaterali spalmati fino al 23 settembre. Il primo ha per protagonista Leonardo Di Venere ed è intitolato “Un niente carico di vita” che è anche il titolo della raccolta dell’artista che ho avuto il piacere di conoscere tre lustri fa quando presentò in Municipio a Cavaso del Tomba la mia opera “C’era una volta l’ostetrica condotta” con cui è iniziata la mia produzione letteraria. Da allora conosco gli artisti che ruotano attorno a Leonardo e viceversa: Renato Zanini, Noè Zardo, Daniele Signor, Floriano Sartor, Gilberto Fossen… che tessono il panorama culturale locale. L’ incontro letterario dona una boccata d’ossigeno in un’estate ancora focosa. Leonardo presenta la sua opera ‘frutto di vagabondaggi senza conclusione’, alternando il suo dire ad alcuni passi in poesia e prosa, letti con trasporto dalla compagna Liliana. Il pubblico è invitato a non applaudire nel mentre, per non alterare l’atmosfera di coinvolgimento. Tra le poesie, mi colpisce Le parole per dire : Parte di noi, le parole/sono cibo acqua desiderio./Scelte con cura,/aspirate come l’aria,/sono capaci di dare vita/sciolgono il ghiaccio/dissetano l’arsa umanità.// In pochi versi, il poeta concentra il valore della parola, dono che ci distingue dal resto degli animali. Nella Biografia senza notizie, l’autore confida: “Sono uno che lavora e scrive tutti i giorni.” Appartiene anche a me la quotidianità dello scrivere, l’amore per la parola che riempie e gratifica le mie giornate. Non a caso il blog che ho avviato due anni or sono si chiama verbamea (verba = parole in latino); quello parallelo nato di recente, insieme con altre cinque scrittrici si chiama verbanostra. Nella poesia a pag.31 della raccolta, Leonardo Di Venere dichiara che Siamo le nostre parole…Non è la vita a spiegare le nostre parole, le nostre parole spiegano la nostra vita. Null’altro da aggiungere, sono pienamente d’accordo.

Solomon, un ragazzo d’oro

Dai campi per rifugiati alla laurea Finalmente una bella storia di integrazione. Protagonista un giovane studente originario dell’Eritrea, Solomon Seyoum Elala, ha conquistato con un brillante 108/110 una laurea magistrale in Pianificazione e politiche per la città, il territorio e l’ambiente, presso l’Università IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) di Venezia. Era arrivato nel capoluogo veneto tre anni fa, attraverso un corridoio universitario di integrazione per giovani rifugiati che intendono proseguire gli studi in Italia. Molto bello quello che Solomon dice riguardo i docenti che lo hanno accompagnato fino al traguardo della tesi: “I professori sono davvero inclusivi e il loro entusiasmo nell’aiutare gli studenti è stato ammirevole. Complessivamente è stato fantastico”. Solomon, oltre al corso di laurea, studia l’italiano, si iscrive al coro “voci dal mondo” di Mestre e collabora con iniziative promosse dalla Caritas Diocesana. Nei suoi progetti futuri: “Ora sogno di rilanciare Addis Abeba”. Che dire, un ragazzo d’oro come spero ce ne siano molti. Quale rifugiato ha dovuto fuggire, per ragioni di sicurezza e quindi di vita, dalla patria d’origine – l’Eritrea appunto – devastata da una sorta di stato di guerra permanente e dal regime dittatoriale che la governa. Una deformazione professionale mi ricorda che l’Eritrea fu una delle colonie italiane in Africa, insieme con la Somalia Italiana, la Libia e l’Etiopia Italiana, non una bella pagina del nostro recente passato coloniale. Suppongo ci siano studenti italiani che fanno esperienze culturali all’estero che mi auguro utili e costruttive, in qualsivoglia continente. Perché il sapere, la cultura non va imbrigliata in ristretti confini ma va fatta circolare come un’aria benefica a favore di chiunque.

Un astro nascente

Si può morire per uno scooter parcheggiato male? La vittima è Giovanbattista Cutolo, 24enne musicista suonatore di corno della prestigiosa Orchestra Scarlatti young. La mamma è la psicoterapeuta Daniela Di Maggio, il padre Franco Cutolo, è uno stimato regista teatrale. L’aggressione mortale è avvenuta prima dell’alba di giovedì 31 agosto 2023, a colpi di pistola in piazza Municipio a Napoli. Il presunto assassino ha 16 anni. Sono desolata, anche perché la vittima era un talento della musica. Il suo maestro in lacrime dice: “Faceva il cameriere per amore della musica”. Il ministro della Cultura Gennaro San Giuliano ha dichiarato: “Un dolore che lascia senza fiato…un ennesimo episodio di criminalità”. Mi colpiscono profondamente le parole della madre: “Ho fatto di tutto per dare bellezza a mio figlio”. Se potessi parlare con la madre, le direi che il tempo breve di suo figlio è stato benedetto dalla musica che è un buon motivo per vivere, come ogni forma d’arte. Insieme al giovane c’era la fidanzata che ha chiamato i soccorsi. Non oso immaginare come potrà sentirsi e anche a lei va la mia pietà. Il padre della vittima dichiara: “Mio figlio era un talento vero e questa città me l’ha ammazzato. Ora basta, vado via da Napoli”. Mi viene in mente il proverbio “Vedi Napoli e poi muori” da attualizzare in “Vedi Napoli e muori”, scoraggiante prospettiva legata alla dilagante criminalità. Il degrado morale e la camorra sono deterrenti forti del vivere civile. Ogni giorno succedono cose brutte, ma c’è anche chi, come Giovanbattista – Giomba o Giò Giò per familiari e amici – era cresciuto a pane e cultura, ed era lanciato verso una carriera brillante. Omaggio a lui che ha speso bene la sua breve esistenza.

Festival di Venezia 2023

‘Comandante’ è il film d’apertura della 80esima Mostra del Cinema di Venezia, con Pierfrancesco Favino, attore che apprezzo molto. Mi piace il cinema, anche se ultimamente ho un po’ disertato le sale cinematografiche dove andavo volentieri in buona compagnia di Adriana, Serapia e Novella. Per fortuna in paese ho usufruito di una sorta di cineforum autogestito che ritengo un’ottima offerta d’intrattenimento che mi auguro riprenderà a breve. ?Tornando all’argomento iniziale, ho preso un granchio: quando ho sentito menzionare il cognome Todaro, l’ho immediatamente associato a quello del ballerino omonimo, Raimondo, ignorando che invece è quello di Salvatore Todaro (nato a Messina nel 1908 ma cresciuto a Chioggia), comandante del sommergibile Cappellini della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale. Il film di Edoardo De Angelis cerca di spiegare il senso della famosa frase pronunciata da Todaro: “In mare siamo tutti alla stessa distanza da Dio, a distanza di un braccio. Quello che ti salva”. Credo si tratti di una storia interessante, ambientata nel 1940 e interpretata da un super attore: parla del salvataggio di 26 naufraghi belgi, condannati ad annegare in mezzo all’oceano Atlantico e salvati dal comandante Todaro, contravvenendo alle direttive del suo stesso comando. Nonostante una lesione alla colonna vertebrale, Todaro rifiuta congedo e pensione d’invalidità per proseguire la sua carriera, straordinaria e umana. In tempo di sbarchi e di morti nel Mediterraneo, è un messaggio di accoglienza verso il proprio simile in difficoltà e alla ricerca di salvezza, senza connotazione politica. Il fatto che l’apertura del Festival sia avvenuta senza star di Hollywood è un valore aggiunto. Alla regista 90enne Liliana Cavani è stato assegnato il Leone d’oro alla carriera. “Io prima donna regista premiata, non è giusto” , da detto l’artista intendendo difendere la parità di genere. Mi sembrano ottime premesse per la kermesse cinematografica che durerà fino al 9 settembre 2023.

Il mestiere più difficile

Jesolo, si perde a 6 anni: bambino cammina per 10 chilometri lungo la spiaggia. Ho letto la notizia ieri sul CORRIERE DELLA SERA di mattina, al bar e di sera sullo schermo del pc. Il bambino tedesco è stato trovato sano e salvo, dopo quattro ore di ricerche sulla spiaggia. “Cose che succedono con grande frequenza” comunica l’ufficio stampa del Comune. Che sia sfuggito al controllo dei genitori, beh mi sembra piuttosto grave. Che abbia percorso dieci chilometri, dalla torretta di salvataggio numero 3 a quella numero 12 dov’è stato trovato, senza che nessuno si sia insospettito di vederlo solo mi pare grave. Per fortuna lo smarrimento si è concluso bene, altre vicende simili non hanno avuto il lieto fine. Tuttavia mi resta l’amaro in bocca. Non mi occupo di pedagogia ma non credo serva una laurea per sapere che i bambini vanno sorvegliati a vista, che ne sanno una più del diavolo e sono imprevedibili. Forse anche per questo non ci tengo a fare la nonna, oltre al fatto che il mio erede non ha ancora provveduto ad assegnarmi questo ruolo. Temo che alcune mamme – le più coinvolte nell’allevamento della prole – fatichino a dismettere il ruolo di padrone di casa a favore della vigilanza. Eclatante il caso della bimba di 4 anni caduta dal balcone al quinto piano a Torino e miracolosamente presa al volo da un accorto passante, Mattia Aguzzi, un impiegato di banca 37enne, mentre la mamma era impegnata in faccende domestiche. Salvataggio miracoloso, grazie a un eroe per caso. “Stavo sistemando la casa, lei giocava. Non potevo immaginare”, si è giustificata la madre nei cui panni nessuno vorrebbe essere. Mi sorge un dubbio: non sarebbe corretto verificare se la madre – oppure i genitori nel caso di Jesolo – non siano passibili di omessa custodia? Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, parola di Sigmund Freud che precisa: “I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo”. Dal momento che non è obbligatorio, vale la pena di non sottovalutare l’esclusività del ruolo, a fronte dell’enorme e costante impegno richiesto.

Libri e cani

Pericolo scongiurato di scrivere il post odierno su fatti di cronaca nera – che non va mai in vacana – grazie alla pagina 19 del CORRIERE intitolata Il Colloquio, oggi con Susanna Tamaro. Non intendo parlare della scrittrice, che conosco bensì del suo amore per gli animali, enunciato già dal titolo del servizio: “Ho adottato Pongo. Così al canile ho capito che era perfetto per me”. Pongo è il 19esimo cane che la scrittrice tiene nel suo casale in Umbria insieme a gatti, asine, canarini e altri animali, quindi si può ritenerla a ragione un’esperta su come allevare animali diversi e, soprattutto come farli serenamente convivere. Sembra che la pagina avrà un seguito, proprio per sensibilizzare le persone sulla corretta relazione uomini-animali. Pongo ha sette anni e strane manie, tipo seguire in tivù Gianni Morandi (suppongo che il cantante sarà lusingato) e dormire con la luce accesa. Quanto ai gatti, sembra che prevarichino sui cani. La scrittrice non si chiede mai quanti libri scriverà, bensì quanti animali avrà. Di lei apprezzo soprattutto il libro che ha dedicato all’amico poeta Cappello, IL TUO SGUARDO ILLUMINA IL MONDO, Solferino Editore, commovente già dal titolo. Leggo che a breve sarà nuovamente in libreria Va’ dove ti porta il cuore, pubblicato la prima volta nel 1994, divenuto un best seller dopo essere stato rifiutato da diverse case editrici. Interessante il percorso umano e artistico di questa scrittrice, di cui qualcuno scriverà la biografia, se lei stessa non ci pensa. Per la cronaca, una decina d’anni fa le scrissi anch’io per chiederle consigli su come muovermi nel mondo dell’editoria e gentilmente mi rispose. Temo però che i suoi consigli si siano dissolti nel tempo. Magari la ricontatto per chiederle lumi, nel caso prenda un altro cane, dopo il congedo del mio amato Astro.

Il colore dell’onestà

Anni fa – diversi anni fa – distesa a prendere il sole sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro mi si avvicinò una cinese, offrendosi di farmi un massaggio, cosa che avrei gradito se non fosse stata proposta in clima di esercizio abusivo. La massaggiatrice se ne andò, guardandosi attorno guardinga e io rimasi con la bocca asciutta, dispiaciuta di non aver usufruito di una prestazione su cui contavo (molto tempo dopo trovai nella Spa all’interno delle Terme di Bibione ciò che mi serviva). Il caso riportato da la Repubblica di Venerdì 25 agosto col titolo: “Vendo sulle spiagge e ora faccio lo scontrino non sarò più un abusivo” mi ha riportato alla mente quell’incontro, con la speranza che la scelta di mettersi in regola dell’ambulante senegalese Cheikh Lo, chiamato Ciro non rimanga un caso isolato. Da vent’anni vive in Italia, prima a Padova e da cinque anni ad Arcade vicino a Treviso dove lavora, meno che d’estate quando si sposta ai lidi ferraresi. In Senegal ha moglie, tre figlie e tre fratelli cui provvede con i proventi del suo lavoro. La sua merce è distribuita su un pannello di compensato: mollette, fermacapelli, accendini, qualche giocattolo. In un borsone da palestra custodisce calzini, mutande e foulard. Nella borsa che porta a tracolla c’è il registratore di cassa, acquistato un paio d’anni fa a 500 euro “perché non voglio più essere chiamato venditore abusivo”. Questo signore è un campione di correttezza e di onestà. Non sarà un caso se non ha mai avuto problemi di razzismo e di discriminazione. Alla domanda se tornerà in futuro in Senegal, risponde che non è ancora il momento – ha 57 anni – e si accontenta di tornarci una volta l’anno perché “il biglietto aereo costa molto”. Deve avere un grande cuore Cheikh Lo/Ciro ed una invidiabile coscienza.

Addio Nerone…

Ultime ore per l’anticiclone Nerone che sarà scalzato dal ciclone Poppea: finalmente, perché non se ne può più di sudare! Va bene il caldo, ma un po’ di sollievo ci vuole. Pepita, la mia gattina bianco-grigia col pelo lungo si stende sul pavimento alla veneziana come fosse sul tronco di un albero. Trascorro la maggior parte del tempo in casa, con gli scuri accostati e le tende frangisole abbassate sul portico a ovest, avviando a tratti il clima. Le ore migliori della giornata sono quelle dell’alba – il disco di fuoco sorge verso le sei e qualcosa – e la sera dopo il tramonto, funestato però da fastidiosi insetti volanti. Mi auguro che il cambio meteo avvenga senza arrecare danni, peraltro prevedibili. Ma l’argomento del post mi è stato suggerito dall’imminente Poppea che mi ricorda qualcosa di scolastico. Infatti Poppea Sabina (30 circa – Oplontis, 65) è la seconda bellissima (e terribile) moglie di Nerone, dal 62 d.C alla morte nel 65. Glih storici dell’antichità ne descrivono gli intrighi per diventare imperatrice dell’Impero Romano. Era invisa ad Agrippina, la madre di Nerone che cercò di persuadere il figlio a liberarsene (uno dei motivi per cui infine Nerone uccise la madre nel 59). Secondo lo storico Tacito, Poppea era ambiziosa e senza scrupoli. Fece uccidere o esiliare molti sfortunati che cercarono di sfidarne il potere. Pare che Seneca, l’ex tutore di Nerone sia tra le sue vittime. Ebbe una figlia, Claudia Augusta, che morì a quattro mesi. Secondo lo storico Svetonio, incinta del secondogenito ricevette un calcio sul ventre da Nerone, rimproverato perché passava troppo tempo ai giochi, che ne causò la morte. Ascesa e discesa di una donna spregiudicata e bellissima. Pare che facesse il bagno nel latte di asina (di centinaia di asine), in ciò preceduta da Cleopatra. È risaputo che il latte è un alimento eccezionale, con molte proprietà. Un bicchiere di latte freddo rilassante, dopo una storia ad alta tensione mi farà bene.