Un’eroina privata

In cerca di notizie per il mio post odierno durante un lunedì troppo piovoso per uscire, mi sorprende la notizia che riguarda la prematura morte di una 38enne kosova, madre di cinque figli con un nome bellissimo: Mimoza che richiama il fiore legato all’imminente festa della donna. Succede a Spinea dove la donna è morta venerdì nell’hotel dove lavorava come cameriera per un malore improvviso. Le colleghe sotto shoc: “L’infarto non le ha lasciato scampo”. È maggiorenne solo la prima dei cinque figli. I più piccoli frequentano le scuole elementari e medie della città veneziana. La cugina Dagina la descrive così: “Mimoza era buona, generosa, gentile ed estremamente disponibile”. Non ho motivo di dubitarne, mi concentro sull’aggettivo ‘disponibile’ che nel suo caso integra l’avverbio ‘estremamente’. Cinque figli e lavorare non è uno scherzo, in un momento storico di crisi sociale e familiare. Non so se Mimoza è crollata sotto il peso dell’oneroso impegno familiare. Piuttosto che pensare sia morta per i figli, preferisco pensare che è vissuta per i figli: un’eroina privata che non ha avuto il tempo di vedere fiorire i suoi germogli. Vari decenni fa, le famiglie numerose erano frequenti – durante il fascismo erano premiate le mamme ‘fattrici’ – ma da allora molte cose sono cambiate, non tutte in meglio, l’istituto della famiglia si è rimpicciolito e impoverito. Prevalgono i nuclei familiari con uno/due figli, anche se non mancano casi in controtendenza, come quello del cantante 49enne Mario Biondi, padre di 8 figli (da 4 donne e un solo matrimonio) che ha annunciato in diretta a Radio Due Social Club di essere in attesa del nono, una bimba che si chiamerà Martina. Nel suo caso non avrà problemi a mantenerli, forse qualcuno a farli andare d’amore e d’accordo. Mimoza potrebbe raccontare una storia diversa. 🙏

Festa delle bambole

Oggi in Giappone è la Festa delle bambole (Hina Matsuri) nota anche come Festa delle bambine: prepara all’arrivo della primavera e porta le famiglie a riunirsi per invocare salute, bellezza e amore per le proprie figlie femmine. A tale scopo si espongono per alcuni giorni bambole di ceramica vestite con abiti tradizionali. L’usanza nacque intorno al VII secolo, credendo che le bambole avessero il potere di allontanare spiriti malvagi e malattie. Mi piace la contaminazione tra passato e moderno tipica del Paese del Sol Levante. Lica Gian è la bambola ora più famosa, venduta online e vestita con gli stessi abiti indossati dalla stilista che la veste. Lo scopro seguendo STORIE, settimanale del Tg2 di prima mattina. Questa notizia mi riporta, giocoforza alla mia infanzia quando in realtà ho smesso di giocare a otto anni, con l’arrivo di mia sorella che dovevo accudire (attribuisco a questa circostanza la mia tendenza all’accumulo di oggetti, per una sorta di ‘rimedio’ a quanto non sperimentato). Pertanto non mi sono affezionata alle bambole, salvo una cui avevo dato il nome Emilia, per la simpatia verso una giovane donna che frequentava casa. Però ne ho regalate, anche di colore come mi ha ricordato Marcella. Da adulta, me ne sono fatta regalare una: seduta su una sedia di legno, con cuffietta in testa e vestito color melanzana sembra piuttosto la riproduzione della serena vecchiaia cui aspiro. Il gatto ci gioca e ogni tanto mi trovo per terra una scarpina, un nastro, perfino una mano (chissà che non alluda al decadimento fisico)… la ricompongo e torna a vegliare sul corridoio della zona notte. Del resto, chi l’ha detto che le bambole servono solo alle bambine? Non credo che oggi siano molto appetite come dono, essendosi molto espanso il ruolo della donna. Per fortuna.

Una sindaca di polso

Lo ammetto, mi piacciono le donne forti, indipendentemente dal partito politico di appartenenza. Se sono madri è meglio, ma non è prioritario per godere della mia simpatia. Questa volta cattura la mia attenzione Anna Maria Cisint, classe ’63, due figli maschi, sindaco di Monfalcone (GO) dove un terzo dei cittadini è straniero. In collegamento durante il programma pomeridiano Diario del giorno, su rete 4, risponde alle domande del conduttore e di altre due ospiti in relazione al fatto di essere stata messa sotto protezione, a seguito di pesanti minacce. Preoccupata per una radicalizzazione allarmante, ha fatto chiudere due moschee. Sindaca leghista anti-burka, non si fa intimidire. Difende le bambine costrette a matrimoni forzati e le donne adulte cui viene impedito di integrarsi. Determinata, si esprime con efficacia: “Oggi dobbiamo riprenderci il timone di questa barca”. Mamma di Luca e Marco – adulti – divorziata, suppongo che dedichi moltissimo tempo alla politica, impegnando energie notevoli nello svolgimento del suo ruolo pubblico, al secondo mandato. Capelli neri e lisci, le piacciono gli orecchini pendenti, dettaglio che mi fa pensare a un’indole tzigana, anche per la predilezione del nero adottato nell’abbigliamento. Forse sto divagando, ma anche l’aspetto esteriore ci racconta qualcosa. Ciò che non le invidio sono le ansie e le preoccupazioni che le saranno compagne quotidiane, insieme con gli attacchi dei detrattori che non mancheranno da una parte e dall’altra. E vivere sotto scorta non deve essere semplice. Le auguro di reggere alle svariate pressioni e di essere sostenuta nella prosecuzione del ruolo impegnativo e complesso di primo cittadino. Che sia donna, lo ritengo un valore aggiunto. Forza Anna Maria!

Fiori e rinascita

Ho ricevuto un bel mazzo di Giunchiglie gialle, che sono un annuncio di primavera. Col colore luminoso portano una nota di vivacità e di buonumore. È risaputo che mi piace il giallo. In psicologia il giallo è il colore della felicità e della speranza, della positività, dell’energia e dell’ottimismo. Nelle culture orientali indica saggezza. Ad esempio in Cina è stato scelto come colore simbolo dell’imperatore. Più semplicemente, per me rappresenta il ritorno di relazioni positive che riprenderanno quota con la bella stagione. Ringrazio pertanto Lina, con cui condivido l’amore per fiori e gatti di avermi sorpreso con il gradito bouquet. Marzo parte col piede giusto, anche se trattasi di mese ‘pazzerello’. Oggi inizia la primavera meteorologica, mentre per quella astronomica dobbiamo aspettare il 20 marzo, con l’avvento dell’equinozio primaverile. La tendenza meteo per l’inizio di marzo vede perdurare il tempo nuvoloso attuale, ‘a seguito di una certa inerzia nell’atmosfera’. Mi viene in mente un detto popolare, secondo cui ‘Il tempo non si è mai sposato, per questo fa quello che vuole’, per nulla clemente nei confronti dell’istituto del matrimonio, comunque efficace se applicato alle bizzarrie della stagione che ne fa di cotte e di crude. Giallo è anche il nome del gatto di Adriana, di un bel manto rossiccio light, come quello del mio Fiocco che sembra un suo parente stretto. E che dire dei limoni, già protagonisti di un recente post? Credo che l’elenco di prodotti gialli potrebbe allungarsi all’infinito, perciò ritorno ai ‘Narcisi da giardino’, sebbene i Narcisi siano diversi rispetto alle Giunchiglie riguardo al colore, in quanto esistono varietà arancio, rosa, bianche, variegate…e perfino blu! Il colore più conosciuto rimane comunque il giallo. Beneaugurante il significato: Rinascita!

29 febbraio, San Giusto

Ultimo giorno di febbraio del 2024, anno bisestile. Un antico detto popolare dice: “Anno bisesto, anno funesto”, ma io non voglio crederci. Abbiamo già collezionato eventi nefasti. Mi rivolgo al santo del giorno che sul mio calendario in cucina dà san Giusto. Mi piace il nome proprio, anche nell’accezione aggettivo, perché c’è bisogno di giustizia, a tutti i livelli. Il nome si basa sul termine latino ‘iustus’ che significa appunto giusto, probo, onesto. Da Giusto deriva il nome Giustino. Martire cristiano, venerato dalla chiesa cattolica, Giusto è vissuto sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano a Trieste, morto ad Aquileia il 2.11.303 d.C. È il patrono della città di Trieste. Sul Colle di san Giusto sorge la cattedrale a lui intitolata, “basilica paleocristiana” di via Madonna del Mare che visitai diversi anni fa durante un’uscita didattica con la classe terza media. Ricordo la salita panoramica in pullman verso la cattedrale che è un gioiello architettonico. Nel primo pomeriggio visitammo il Castello di Miramare, altro polo di attrazione. Credo di essere stata a Trieste almeno tre/quattro volte, lusingata che la città fosse frequentata da letterati e poeti come Umberto Saba che vi gestiva una libreria antiquaria. Tornando a San Giusto, non conoscevo la leggenda che lo riguarda. Soldato romano convertitosi al cristianesimo, non volle sottostare alle imposizioni delle pratiche religiose tradizionali romane dell’imperatore Diocleziano. Pertanto fu perseguitato, catturato…e imbarcato, legato mani e piedi in una barca bucata spedita al largo. La barca affondò ma il corpo del santo riemerse sulla riva Grumula, liberato delle corde. Da allora a Trieste fu considerato il santo patrono. Voglio sperare che guardi benevolo quaggiù e che infonda giustizia.

Prete in prima linea

Caivano, minacce della camorra a don Patriciello. Il servizio su 1mattina mi ripropone la figura e l’opera di don Maurizio che non mi è sconosciuto. “La camorra impedisce alle persone di andare a messa”. I fenomeni criminali condizionano la socialità in un territorio dove predomina la droga. A Vibo Valenzia tentano di avvelenare il religioso, mettendo varichina nel calice per la messa. Eppure don Maurizio ha fiducia nei giovani e ringrazia la premier Giorgia Meloni che gli ha fatto visita lo scorso dicembre, dichiarando: “Su Caivano non mollo, le cose possono cambiare”. Non ho molta dimestichezza con i preti, ma mi piacciono quelli combattenti. Provo a immaginare la frustrazione di don Patriciello nel vedere la chiesa vuota, mi rattrista vedere che gli mettono di continuo il bastone tra le ruote. E temo per il suo futuro, pensando ad altri colleghi d’intralcio alla malavita tolti di mezzo. Una bomba carta gli era stata lanciata contro, per la sua attività anticamorristica. E lui aveva benedetto i ‘fratelli’ in carcere. Certo la sua tempra è notevole, mi auguro anche la buona sorte. Preti in prima linea, come le Forze dell’ordine, come i Medici nei Pronto soccorso, come i Docenti sbeffeggiati dagli studenti…e la lista potrebbe allungarsi. Sono disorientata e impotente. Consapevole di vivere in un momento di particolare fragilità sociale e politica, stento a mantenere la visione del ‘bicchiere mezzo pieno’. Per contrastare il disagio, cerco nutrimento nella bellezza delle persone in gamba e nelle sorprese della natura, sempre un passo avanti. Da ragazza conobbi e frequentai un cappellano sullo stile di don Maurizio, per fortuna sua non oggetto di attenzioni malavitose. Mi fece da psicologo e da amico, sempre sorridente difronte alle difficoltà. Lo ricordo con simpatia e gratitudine. 🙏

Mostra a Villa Adriana

“Io sono una forza del passato’ è il titolo della mostra organizzata a Tivoli, a Villa Adriana sull’imperatore Adriano (durata dell’impero 117- 138 d.C ). Me lo ricorda la trasmissione Geo in onda di pomeriggio sul terzo canale durante la quale osservo una carrellata di busti – 8 – sull’importante imperatore. Successore di Traiano, fu uno dei ‘buoni imperatori’ secondo lo storico Edward Gibbon. Antonino Pio fu suo figlio e quel ‘Pio’ deve significare qualcosa. Grande estimatore della cultura greca, nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. Inoltre ordinò di edificare molti edifici pubblici in Italia e nelle province: terme, teatri, anfiteatri, strade e ponti. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, allora alla sua massima espansione. Ma fu anche architetto, musicista, letterato, qualità quest’ultima che mi intriga. Noto per la sua eloquenza, è ritenuto uno degli uomini più talentuosi di tutta la storia romana. Artista e principe, provinciale per nascita – era nato nell’attuale Andalusia – romano per cittadinanza, ateniese per elezione incarnò le varie anime del mondo antico: latine, elleniche, mediterranee. Sul letto di morte, nel 138 a 62 anni compone dei versi resi famosissimi da Margherite Yourcenar che trovo stupendi: “Piccola, anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti”. Memorie di Adriano è il romanzo di Margherite Yourcenar, pubblicato la prima volta nel 1951 che merita di essere letto e riletto.

Lunedì in rosa 🌸

Il vecchio albicocco – messo a dimora nel 2000 – ha cacciato fuori il primo fiore! Me ne sono accorta per caso, spalancando il balcone della camera a sud, sul lato della casa che è un po’ orto e un po’ boschetto. Quindi è vivo e mi darà la soddisfazione di vederlo riempirsi di petali rosati e poi di gustare i dorati frutti. Pertanto la settimana inizia con una nota positiva, sebbene il lunedì sia per molti un giorno di faticosa ripresa. Non per me, che ho anticipato la spesa ieri in compagnia di mio figlio che ha fatto da autista. Però dopo devo andare in posta per pagare la bolletta del gas metano… l’altra faccia della medaglia. Ma ritorno sul rosa del fiore di albicocco, messaggero di primavera. Noto che nei paraggi del garage, in una grande fioriera una pianta grassa di cui mi sfugge il nome ha emesso spighe di fiori a campanella, ovviamente rosa. Grazie al contributo di Serapia, scopro che trattasi di Bergenia. Deduco che il rosa sia un colore che appartiene alla bella stagione. Io da piccola ne ero ossessionata, perché mia madre mi vestiva sempre di questo colore, sostenendo che era intonato con la mia carnagione e i miei capelli castani. Sarà, o meglio sarà stato ma solo di recente l’ho introdotto nel mio guardaroba. Magari col tempo i gusti cambiano. Per il momento stravedo per i fiori dell’albicocco e del melo, quando potrò fotografarli. A proposito, ieri il melo ha subito una drastica potatura che gli ha conferito un’insolita forma ad ombrello, per evitare che i rami trasbordino dal vicino con scarico di foglie e futuri frutti. Non avendo esperienza in coltura di piante, in origine è stato piantumato troppo vicino alla rete divisoria. Spero che il melo non me ne voglia. Col vicino ho rimediato, donandogli vasetti di confettura fatta in casa. Se non piove, i prossimi giorni andrò in perlustrazione a caccia di nuovi fiori da fotografare.

La pena di una madre

È stato restituito il corpo di Navalny alla madre. Finalmente, dopo nove giorni dalla morte, con il divieto di pubbliche esequie e chissà quante altre proibizioni. Lyudmila Navalna ya si è sentita proporre l’ultimatum russo: “funerale segreto o sepoltura in carcere” per la restituzione della salma del figlio “morto per cause naturali”. Ho presente l’appello rivolto direttamente al leader russo per dare dignitosa sepoltura ad Alexei e mi è tornato in mente il passo ‘La madre di Cecilia’ dei Promessi Sposi: la madre consegna il corpicino ben composto della figliola ai monatti che lo ricevono senza malagrazia per deporlo poi sul carro con gli altri cadaveri. Una delicatezza materna recepita dagli operatori del servizio funebre…negata a Lyudmila. Immagino il dietro le quinte e non so come sia avvenuta/avverrà la sepoltura. Ieri sera, durante la trasmissione ‘In Altre Parole’ condotta da Massimo Gramellini su La7, il conduttore si chiedeva le ragioni della paura di Putin per un morto, deceduto dietro le sbarre a 47 anni, dopo 37 mesi di sofferenza e un tentativo di avvelenamento. Se ricordo bene, lo stesso oppositore di Putin diceva che era un buon segno procurare preoccupazione da morto. Ma torno alla madre, che a differenza del figlio dovrà convivere con la sua lacerante assenza. Ecco, le madri vedove di un figlio mi fanno molta pena. Vorrei abbracciarle tutte. Io sono madre e spesso vado con la mente al periodo della crescita di mio figlio che adesso è un uomo e sta costruendo il suo pezzetto di cielo. Non sono più apprensiva come una volta, ma l’ansia serpeggia ancora quando penso al suo futuro che mi auguro benigno. Chissà quali erano le aspettative di Lyudmila: forse era preparata a perderlo. Adesso le idee del figlio camminano sulle gambe degli altri oppositori. 🙏

La Vita è preziosa

Mi fa male ricordarlo, ma non posso omettere che la guerra Russo-Ucraina è iniziata due anni fa e a tutt’oggi non si intravede la fine. Anzi, sembra che per l’Ucraina si stia mettendo male. 10.000 vittime civili e 100.000 caduti al fronte stimati finora: costi umani spaventosi. In questi giorni i notiziari si sono concentrati sulla tragica fine di Navalny, l’oppositore di Putin che non molla l’osso. Il mio pensiero abbraccia le vittime, soprattutto i civili morti da entrambe le parti e gli sfollati da Gaza costretti quasi alla fame. Per gli ostaggi di Hamas, se sopravvissuti provo una pena infinita. Una compagna di liceo che abita a Nazaret, sposata a un palestinese mi dice che là sono abituati alla guerra: mi sembra inaccettabile, specie nel terzo millennio e due guerre mondiali. Mi sento inadeguata a discorrere su questo argomento, perciò viro su un terreno che fa da contraltare come l’intensa poesia Vivi la vita, di Madre Teresa di Calcutta, un inno alla vita che non è rose e fiori, ma va affrontata con il giusto approccio. I versi si spiegano da soli e chissà se i signori della guerra li conoscono. Di certo ignorano il seguente: “La vita è preziosa, abbine cura”. Grazie all’umile suorina – proclamata santa – che ce li ha donati.VIVI LA VITA La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontarla./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//