Nascere e vivere

Ammiro il professor Silvio Garattini che domenica pomeriggio parla di longevità durante il programma ‘Rebus” su Rai 3. Nato a Bergamo il 12 novembre 1928, tra poco compirà 96 anni: mangia poco e cammina tanto (5 km al giorno). Il suo ultimo libro si intitola ‘Vivere bene’ che è tutto dire. Durante il servizio, con la presenza di Michele Mirabella e Barbara Alberti si parla però anche di natalità. Non trovo la cosa disgiunta, dato che per vivere a lungo bisogna prima nascere. Il 1964 è stato l’anno del baby boom, con oltre un milione di nascite, mentre l’anno scorso in Italia si è raggiunta appena quota 350.000. Si parla di denatalità e di inverno demografico, legati alla difficile situazione socio-politica-ambientale. Le trasformazioni in ambito familiare sono note a tutti. Ho toccato l’argomento, senza entrarci a gamba tesa nel mio ultimo breve romanzo intitolato Ricami e Legami. Ne sintetizzo la trama: una donna in carriera desidera diventare madre, ma la natura non la asseconda. Dopo varie titubanze, decide di ricorrere alla Gpa (gestazione per altri) e trova in Ucraina Dorina, una donna che accetta di prestare il suo utero per il progetto di vita. Ma scoppia la guerra ed emergono altre problematiche. Molti bambini rimasti orfani e/o soli arrivano in Italia attraverso i canali umanitari.Tra le righe si intuisce che il desiderio di maternità potrà esprimersi in altro modo. Il racconto privato va di pari passo con gli eventi sullo sfondo, così da offrire una doppia lettura: narrativa e giornalistica. Ho affrontato l’argomento, pensando alla frustrazione delle donne che non hanno la possibilità di generare, ma hanno amore da dare. Ne conosco diverse, qualcuna limitata dalla privazione di figli propri. Il mio pensiero a riguardo è lo stesso della grande giornalista Oriana Fallaci – di cui è appena stato presentato il film Miss Fallaci – che riporto nella Nota dell’autrice: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri’. Il momento straordinario della gravidanza è esaltato dal dipinto in copertina di Noè Zardo ‘che intende essere un omaggio rivolto alla bellezza femminile’.

Vaniglia, la regina delle spezie

Vaniglia, la regina delle spezie. Ne parla un servizio del programma ‘Passaggio a Nord Ovest’, trasmissione di Rai Cultura ideata da Alberto Angela, in onda ogni sabato alle 15 su Rai 1. Intanto la vaniglia è un’orchidea originaria del Messico. I suoi frutti – delle capsule erroneamente chiamate baccelli – sono la spezia nota come vaniglia, coltivata la prima volta dal popolo dei Totonachi 900 anni fa. Le piante di vaniglia crescono spontaneamente solo nelle foreste tropicali. Oggi, la maggior parte delle piante di vaniglia del mondo è coltivata in Madagascar che pertanto è il primo produttore di vaniglia al mondo, oltre che esportatore, nonostante la concorrenza di altri paesi come Tahiti e l’Indonesia. La vaniglia risulta avere proprietà calmante e anti-stress, utile contro l’insonnia e la fame nervosa. Sembra sia in grado di combattere le infezioni. È un ingrediente fondamentale in pasticceria perché conferisce un profumatissimo aroma a torte e dolci. Quella in commercio è solitamente di origine sintetica. Usata anche a freddo per semifreddi e gelati. Quando capita, una pallina di gelato gusto vaniglia insieme con una di liquirizia per me sono una delizia. Nella preparazione dei muffin, alle polveri aggiungo sempre una bustina di vanillina, ottenuta dai semi di vaniglia. Quando i dolcetti escono dal forno, una volta raffreddati li ricopro con lo zucchero vanigliato che ha una marcia in più rispetto allo zucchero a velo. Beh, a questo punto le mie narici sono stuzzicate abbastanza. Una tisana alla vaniglia è ciò che ci vuole: l’aroma è in grado di elevare l’umore e promuovere una sensazione di benessere generale.

Transizione ambientale e umana 🐨

Ultima domenica di ottobre. Mi sveglio alla solita ora, ma stamattina la sveglia segna le sette anziché le otto: no problem, si sapeva del ritorno dell’ora solare che ci farà compagnia fino al 30 marzo prossimo. Il disagio per me si manifesterà stasera col buio anticipato, me ne farò una ragione. Sento le previsioni del tempo che per la settimana entrante sembrano buone, il che mi bendispone. Ma l’umore schizza in alto quando vedo sul tablet che mi ha scritto Manuel (alle ore 01.19), allegando una sfilza di immagini: Felicità è il commento di un’amica, che condivido. Ne posto una su Instagram e provo a descrivere le altre, scattate in un parco tra bambini, animali locali e un dolcissimo koala che Manuel riesce a tenere in braccio: una specie di gattone. Koala o coala, detto anche ‘piccolo orso’ è un mammifero marsupiale arrampicatore, icona del continente australiano. Le sue impronte digitali sono sorprendentemente simili a quelle umane ‘esempio straordinario e notevole di convergenza evolutiva”. Adry potrebbe chiarire. È un animale territoriale e non è molto socievole, il che mi richiama lo spirito felino. Le foglie di eucalipto sono la sua unica fonte di alimentazione. Invidiabile la sua capacità di rimanere immobile per più di 18 ore al giorno.Torno Manuel, il mio pupillo: vestito di bianco, scarpe da ginnastica, zainetto in spalla, macchina fotografica al collo e immancabile sorriso. Mi sembra la persona giusta nel posto giusto dove la relazione uomo ambiente si trasforna in comprensione e rispetto. Credo che in Italia la cultura ambientale vada sostenuta e vedrei il settore attrattivo per molti giovani, altrimenti ‘a spasso’, oltre che per adulti disoccupati. Magari invierò il post al Ministro dell’Ambiente, chissà mai! 🍀

Oh tempora, oh mores!

Delitto dell’ex vicesindaco di Garzeno, qualche centinaio di abitanti in provincia di Como. Candido Montini, 76 anni, la vittima gestiva un piccolo negozio di generi alimentari. Fermato un 17enne, il cui sangue risulta compatibile con la traccia trovata sul coltello con cui sono state inferte le 28 coltellate. Un delitto per il rifiuto di cambiare 300 euro contraffatti che l’assassino voleva incassare. Per farne cosa, poi… La vittima era una persona sola, vedovo, dallo sguardo buono, anche imparentato alla lunga con il suo aggressore. Ci sarebbero gli elementi per imbastirci un racconto sinistro, se la realtà non fosse già tanto deprimente. Penso a questo signore che aveva un bellissimo nome – Candido – e all’assurdità della morte violenta per un pugno di denari. Il suo portafoglio vuoto era stato trovato poco lontano dalla casa e dal negozio. Pur essendo in pensione, ogni mattina alzava la saracinesca della sua bottega, fors’anche per continuare a rendersi utile alla comunità. I paesani erano abituati a ricevere le ceste del pane che lui stesso preparava e consegnava casa per casa. Un servizio d’altri tempi, emozionante anche solo a immaginarlo. Un’infamia la fragranza del pane lordato dal coltello da cucina dell’assassino che ha confessato. La nonna aveva cercato di fornirgli un alibi, forse inconsapevole. Anche il padre davanti ai microfoni aveva detto: “Ho le mani pulite” modificato poi al plurale: “Io e mio figlio abbiamo le mani pulite”. Mi chiedo se davvero conoscesse suo figlio, uscito di casa con un’arma, non un giocattolo. Chissà cosa ha provato Candido sotto i fendenti del ragazzo che il giorno prima aveva tentato di imbrogliarlo, rifilandogli banconote contraffatte. Minorenne già al servizio della malavita. Oh tempora, oh mores!

Giuggiole…e Petrarca!

La festa delle giuggiole si celebra la prima e la seconda domenica di ottobre ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei. Il paese si chiama così in onore del poeta che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 e morto ad Arquà il 19 luglio 1374, Petrarca è considerato il precursore dell’Umanesimo e uno dei pilastri della Letteratura italiana. Ma il servizio è dedicato alla giuggiola, il frutto (drupa) del giuggiolo o zizzolo, noto anche come dattero cinese. In cucina si presta per fare il risotto con le giuggiole e il ‘giuggiolone’, una specie di pinza. Nel parlato, l’espressione ‘Andare in brodo di giuggiole’ significa, all’incirca ‘andare in solluchero’ cioè essere felicissimi. Un servizio della trasmissione pomeridiana Geo e Geo mi dà notizie su questo frutto autunnale ormai desueto. Chissà se l’autore di “Chiare, fresche et dolci acque”, canzone n. CXXVI (126) del Canzoniere, scritta tra il 1340 e il 1341 le conosceva. Di certo si era ‘innamorato’ del posto nei Colli Euganei che oggi fa parte dell’associazione ‘I borghi piu belli d’Italia” ed ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Tornando alle giuggiole, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche. Alcuni studi hanno dimostrato che forniscono un valido aiuto nella salute cardiovascolare. Mangiata fresca, essiccata o in tisana la giuggiola può aiutare contro l’insonnia, l’ansia e lo stress. Assunta insieme con una lieve poesia del Petrarca può fare davvero bene.

Sindaca denigrata

Da non credere: sindaca di Latina insultata sui social per il suo aspetto fisico. Le offese pubbliche: “Labbra a canotto”, “Il lifting non ha funzionato”. Lo sento durante il telegiornale delle otto e resto basita. Matilde Celentano, 65 anni, laureata in medicina, attualmente dirigente medico della ASL di Latina e sindaco di Latina dal 17 maggio 2023 ha deciso di “mettere fine al chiacchiericcio e agli haters che scrivono che mi sono fatta il botulino, era cortisone. Ho avuto un tumore, ora sono guarita, e da oggi farò testimonianza come medico, come sindaco, per la cura, per la prevenzione”. Grande donna, meschini i “leoni da tastiera” sulla cui dimensione civica sorvolo. Tanto livore forse alimentato anche da pubblico femminile non viene riservato ai politici maschi non apollinei. Vero che la nostra è la società dell’immagine e che spopola la superficialità. Molto preoccupante immaginare chi si celi dietro critiche effimere. Non so che età possano avere i “leoni da tastiera” che sarebbe più idoneo ridimensionare a pecore – con tutto il rispetto per gli ovini – dato che si trincerano dietro uno schermo per le loro critiche distruttive. Trovo che la signora in questione sia pure di bell’aspetto, ma non credo che questo sia stato l’elemento fondamentale per la sua elezione comunale avvenuta con il 70 per cento dei voti e che l’ha elevata a prima donna sindaco di Latina. Nata a Carbonia, in Sardegna il 14 ottobre 1959 da padre campano e madre abruzzese, si trasferisce all’età di 11 anni con la famiglia nella provincia di Latina. Immagino che il suo percorso sia costellato di inciampi, ma anche soddisfazioni. Tutta la mia solidarietà al suo operato e al suo coraggio. Che sia di origini sarde, per me è un valore aggiunto: mi fa pensare all’amata Grazia Deledda, scrittrice sarda unica donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1926, avendo ripetuto la quinta elementare. Quando il talento sovrasta ogni piccolezza.

‘The boss’

Bruce Springsteen, cantante, chitarrista e compositore statunitense soprannominato ‘The boss’ è uno dei più apprezzati artisti rock a livellio mondiale. Il rock non è il mio genere musicale preferito, pertanto non posso dichiararmi una sua fan. Però mi piace l’energia che trasmette dall’alto del palco e dei suoi 75 anni. Mi sono annotata ciò che ha detto durante la Festa del Cinema a Roma dove è stato presentato il suo ‘Road Diary’, un film documentario che raccoglie dichiarazioni, filmati delle prove e dei suoi backstage. Intervistato sulla sua attività, l’artista – nato a Long Branch il 23 settembre 1949 – così si è espresso: “Andrò avanti fino alla fine. È troppo tardi fermarsi ora”. Il boss dice che non si ritirerà mai dalle scene. Non miq stupisce, detta da uno che ha al suo attivo quasi 300 canzoni, senza contare gli inediti. Ecco, mi piace la tenacia implicita nelle sue parole, quell’andare avanti senza timore, dando il meglio di sé in qualunque fase della vita, anche quando uno potrebbe tirare i remi in barca e riposarsi. Visitato da malanni come tutti i comuni mortali, ha dovuto affrontare situazioni negative, compresa la malattia della moglie Patti Scialfa, affetta da un mieloma multiplo, una forma di cancro del sangue che colpisce le cellule del sistema immunitario. Diagnosticata nel 2018, la malattia sembra in remissione. Cantante e cantautrice, Patti fa parte della band del marito da decenni e i fan sperano di rivederla presto in attività con il consorte. Anche in questo caso l’arte si rivela salvifica. Una chitarra, un pennello, una penna sono strumenti che consentono all’arte di esprimersi. L’età dell’artista che non demorde è un invidiabile valore aggiunto.

“Non abbiate paura di avere coraggio”

Mi alzo alle sette. Apro i balconi della camera e il cielo è ancora scuro, difficile intravedere che tempo farà ma le previsioni sono buone. Mi chiedo che ore siano in Australia, ad Adelaide dove Manuel è finalmente approdato ieri. Alle 14.12 mi ha scritto: “Tutto a posto. Arrivato” e un minuto dopo: “Sto andando a letto”. Già, il fuso orario: ci sono otto ore di differenza a vantaggio dell’Oceania, quindi mentre scrivo il post, là è primo pomeriggio. Chissà cosa starà facendo il mio pupillo. Senza ossessionarlo, spero che mi aggiorni. Stavolta non potrà essere fisicamente presente alla mia prossima presentazione – venerdì 8 novembre, ore 20.30 a Castelcucco – e non potrò giovarmi dei suoi svariati servizi. Ribadisco che lui è la più rassicurante e preziosa ‘buonuscita’ del mio lavoro di insegnante. Riguardo l’ambito digitale, sono diventata una sua allieva che rimane da alfabetizzare, perciò mi auguro che continui a seguirmi anche ‘da remoto’. Oggi 22 ottobre è San Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla che diceva: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”, parole sante che Manuel sicuramente onora. Tra l’altro, il Santo Padre ha creato la Giornata Mondiale della Gioventù. Mi è particolarmente caro perché amava l’arte e scriveva poesie. Notevole quella dedicata alla madre, ‘spirito alato” dettata ai miei studenti a scuola: “Sulla tua tomba bianca/sbocciano i fiori bianchi della vita”. Cercando tra le frasi attribuitegli, mi piace riportare la seguente: “Non abbiate paura di avere coraggio” che si addice all’impresa avventurosa avviata da Manuel dall’altra parte del mondo. Alla fine, è giusto che i talenti non vengano soffocati sotto una campana, ma vengano ‘esportati’ per ingentilire il mondo. Evviva Manuel, sotto la protezione di Karol Wojtyla!🙏

L’ultimo selfie di Giulia

Di lunedì non vorrei occuparmi di cronaca nera, che impazza. Però non posso ignorare ciò che mi colpisce di una cronaca tristemente grigia. Mi riferisco al fatto accaduto alla surfista Giulia Manfrini, 36enne di Venaria (TO), ferita a morte dal balzo di un marlin in Indonesia. Successo venerdì, avevo sentito della disgrazia da un telegiornale. Stamattina leggo l’articolo sul Corriere con il commovente saluto: “Ciao, surfa per sempre”di Mary, un’amica. Una bella foto accompagna il pezzo, dove Giulia sorride mentre alle sue spalle il sole sta tramontando sull’Oceano Indiano. Un’immagine scattata 24 ore prima della tragedia quando il pesce salta e la trafigge all’altezza del costato. La parola fatalità ha come sinonimo sfortuna, avversità, malasorte e in questo evento ci sta tutta. Nell’Oceano Indiano non sono casi isolati gli attacchi del pesce spada che è simile al marlin, più bruno: si tratta comunque di un predatore che può raggiungere dimensioni enormi, fino a 5 metri di lunghezza e 900 kg di peso. Un incontro molto sfortunato per Giulia che si allenava con la tavola alle isole Mentawai, poco lontano dall’Isola di Sumatra in Indonesia. Questa giovane donna viveva per lo sport e aveva base in Algarve, nel sud del Portogallo, sull’Oceano Atlantico. Girava il mondo inseguendo le onde. Infatti il surf era la sua passione che in qualche modo aveva fatto diventare anche il suo lavoro. Aveva infatti fondato un’agenzia di viaggi, Awave Travel. Sul suo profilo Instagram molti messaggi si polarizzano sulla parola ‘assurdo’. Sono desolata nel constatare come la precarietà non risparmi nessuno. Nemmeno Giulia, classe 1988, data che almeno per le due ultime cifre richiama l’infinito. Mi associo all’augurio: “Continua a surfare nell’immensità”.

Maltempo

Pioggia e vento insistono, ormai da un paio di settimane. Buona parte dell’Italia è sotto la morsa del maltempo. L’estate è stata tosta e lunga. Ho la bicicletta in postazione di uscita, ma non l’ho usata: prima per il troppo caldo, poi per la pioggia costante. Certo, potrei provare con l’ombrello ma non mi azzardo a fare la spericolata con un’anca rifatta sei mesi fa e l’altra trenta mesi fa. Sono molto prudente ed evito di mettermi in situazioni di pericolo. Dentro casa ho solo cinque larghi gradini di legno che introducono alla zona notte. Quando scendo in garage uso lo scorrimano oppure lo raggiungo dall’esterno, accerchiando la cucina. Piccole strategie, se non proprio di sopravvivenza per allontanare piccoli incidenti domestici. Del resto un banale raffreddamento può mettere ko e non sono una paziente…tanto paziente! Non so se esista al mondo un posto con temperatura costante sui venti gradi che per me sarebbe l’ideale. La geografia non è il mio forte, ma non penso che lascerei la mia casa con i suoi ospiti. Mi sforzo di vedere il bello nelle piccole cose, ad esempio le foglie del Fico che cadono, ampie e aperte come mani. A loro modo mi comunicano che si sta andando verso la stagione brulla, quella associata al silenzio e all’intimità della casa, con la stufa accesa e il plaid sulle gambe (meglio il gatto). Libri e giornali di conforto, qualche telefonata…le medicine a portata di mano ma solo al bisogno. In teoria le giornate accorciate e senza distrazioni dovrebbero favorire la scrittura, ma non in questi giorni di adattamento alla mancanza del mio pupillo, Manuel. Se torna a farsi vedere il sole, l’umore se ne gioverà. Il sole è tornato e si volta pagina.