Nel quotidiano la Repubblica di ieri leggo con piacere l’intervista di Maurizio Crosetti a Gian Luigi Beccaria, celebre linguista torinese che il 27 gennaio compie 90 anni. Il titolo dell’articolo è illuminante: “La mia vita per l’italiano un tesoro da proteggere non c’è solo la tecnologia”. Il programma televisivo a quiz è andato in onda per tre stagioni dal 1985 al 1988 sul primo canale e successivamente su Rai 3 nella stagione 2002/2003. Era composto da tre rubriche: Conoscere l’italiano, Usare l’italiano, Amare l’italiano. Io ne ero una fan, tanto che a scuola lo proponevo in formato ridotto. Mi piaceva soprattutto la parte finale quando i due concorrenti si sfidavano scrivendo un testo in tempi brevi che veniva valutato dal professor Beccaria. Per dare un’idea di quanto lo apprezzassi, ho dato al mio blog il nome in latino verbamea che tradotto in italiano significa parola mia, anzi al plurale parole mie. Credo di conservare ancora qualche cassetta registrata del bel programma. “I libri moltiplicano le esistenze, siamo quello che abbiamo letto” dice lo studioso che ama suonare il pianoforte. Richiesto sugli autori irrinunciabili da leggere, come prevedibile parte da Dante, Petrarca, Boccaccio, seguiti da Verdi, Leopardi, Manzoni, i grandi piemontesi Pavese, Primo Levi, Calvino. Il giornalista gli pone una domanda sull’intelligenza artificiale. Questa la risposta: “Ho giocato con ChatGpt, ho chiesto di scrivermi una poesia alla Pascoli: le rime e le parole c’erano tutte, però quei versi non dicevano nulla. Una parodia”. Grazie, professore!
Autore: Ada Cusin
Europa caleidoscopio
La parola ‘caleidoscopio’ deriva dal greco kalòs/bello e èidos/figura. È uno strumento che rimanda all’infanzia, essendo un popolarissimo gioco ottico. Ideato verso il 1815 dal fisico scozzese David Brewater (1781 – 1868): consente di osservare immagini mutevoli e simmetriche, generate da un gioco di specchi angolari. Certo ci ho giocato da bambina, ma è stato il mio professore di Liceo a presentarmelo nell’ambito della Fisica. Un sinonimo potrebbe essere mutevolezza, varietà riferita al continuo mutamento di immagini e di colori. Con questo significato lo ha usato Zelensky a Davos, riguardo all’Europa, dicendo: “Invece di diventare una vera potenza globale, l’Europa rimane un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze. l’Europa ha davvero bisogno di forze armate unite, e di capire come difendersi”. La scelta della parola caleidoscopio, pu bella rende bene l’idea delle distorsioni, anche allarmanti tra gli stati del vecchio continente. Tra l’altro, scopro che c’è anche un disturbo visivo chiamato “visione caleidoscopica” che causa distorsioni visive anche allarmanti. La metafora usata da Zelensky è efficace: scuote senza offendere, la vecchia Europa non naviga in buone acque. Il presidente ucraino ha accusato l’Europa di non sapersi difendere ed afferma: “È passato un anno e nulla è cambiato”. Vediamo cosa succederà negli Emirati Arabi durante il trilaterale Russia – Usa – Ucraina per porre fine alla guerra. Più che seguire la politica, seguo l’attualità con implicazioni politiche. Mi auguro che finalmente succeda qualcosa di buono.
Cambiamenti climatici e danni economici
Un paio di giorni fa il ciclone Harry ha colpito duramente la Sicilia, con onde alte fino a 8 metri e raffiche di vento che hanno danneggiato il lungomare di Aci Trezza, in provincia di Catania. Sfasciato il chioschetto del porto, mare in strada e pedoni bloccati sulle panchine. Il nome Aci Trezza mi ha acceso una lampadina che mi ha riportato in ambito letterario, perché Aci Trezza è il borgo marinaro dove Giovanni Verga ha ambientato il suo romanzo I Malavoglia e Luchino Visconti il film La terra trema. La parola ciclone è inquietante, perché dà l’idea di quanto incida il problema ambientale e di come fenomeni ritenuti eccezionali diventino frequenti. Il cambiamento climatico presenta il conto. È evidente la necessità di poteggere le nostre coste. Oggi allerta arancione in Sardegna dove Grazia Deledda, Nobel per la letteratura nel 1926 ebbe i natali. Sono legata a entrambi gli scrittori: di Verga apprezzo la grande capacità descrittiva, e della Deledda la carica passionale. Inoltre amo il pesce che preferisco alla carne, fors’anche per motivi emozionali, dato che mio nonno paterno lo vendeva porta a porta ed era soprannominato “Gacomin del pese”. È mancato quando io ero molto piccola e di lui mi resta una foto, dai lineamenti molto somiglianti a quelli di mia madre. I Malavoglia è il primo romanzo del “Ciclo dei Vinti” dove Verga indaga la lotta per la sopravvivenza, facendo emergere la voce del popolo attraverso proverbi e un linguaggio popolare. Un esempio di “lucido pessimismo”. Preferisco le Novelle al romanzo.
“La Preside” nella fiction e nella realtà
Ho seguito le prime due puntate della serie TV Rai ‘La Preside”, liberamente ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell’Istituto Superiore Anna Maria Ortese, nel cuore del Parco Verde di Caivano, tristemente famoso. Tuttavia, “Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle” dice la Carfora. Luisa Ranieri, bella e brava ne ripercorre la missione, ispirandosi all’operato di “una donna visionaria e ostinata” secondo un parere che condivido. Classe 1960, originaria della provincia di Caserta e laureata in Scienze dell’Educazione, è diventata un simbolo di coraggio, impegno educativo e lotta alla dispersione scolastica. La fiction, presentata ufficialmente alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre, si articola in quattro serate. Complimenti anche alla regia di Luca Zingaretti, tante sere apprezzato nelle vesti del commissario Montalbano. In qualche modo, questo post è il seguito di quello di ieri, con la possibilità di cogliere spunti per migliorare la didattica e il rapporto con gli studenti. Contattati alcuni colleghi, tutti confermano i tempi difficili. Senza generalizzare, ci sono situazioni e situazioni, per fortuna non così problematiche come quelle evidenziate dal film per la tivù. Educazione, collaborazione e rispetto da parte di tutti gli utenti della scuola possono favorire il cambio di rotta.
Si salvi chi può!
Anche se sono in pensione, rimango un’insegnante. Me lo ricorda simpaticamente Paolo Mares, il sindaco e chi si ostina a chiamarmi con l’appellativo “prof”, come se mi fosse cucito addosso. Sarà anche per questo che mi colpisce ciò che riguarda la scuola, il mio ambiente di lavoro, nel bene e nel male. Dalla rapida scorsa al Gazzettino, mi soffermo su un articolo e una lettera al direttore, di cui riporto i rspettivi titoli: Alunno maltrattato a scuola: maestra patteggia due anni (successo a Maserada) e I giovani accoltellatori sono analfabeti emotivi ma le famiglie devono essere chiamate a rispondere dei loro reati (risposta del direttore Roberto Papetti a un lettore). È assodato che oggi si chieda ad un insegnante molto più che la trasmissione della cultura, di calarsi magari in panni non suoi per rimediare a scompensi di varia natura. Negli Anni Cinquanta – i miei per intendersi – tre erano le figure professionali da omaggiare: medico, prete e maestro. La famiglia era un’istituzione ancora sana e chi sgarrava a scuola, riceveva a casa il resto della punizione comminata. Il fenomeno delle baby gang era di là da venire, mentre oggi è di allarmante attualità. Mi preoccupa ciò che succede, solidarizzo con i miei colleghi, sottoposti a carichi e incarichi straordinari, a monte di stipendi non adeguati. Ogni tanto qualcuno ‘scoppia’ e non fa onore alla categoria. Se il modello ‘famiglia-modello’ si è sfaldato, siamo proprio in acque perigliose e mi viene da dire: Si salvi chi può!
Blue Monday non mi avrai
Blue Monday, il termine significa letteralmente lunedì blu, il terzo lunedì di gennaio, il giorno più triste dell’anno. Così lo ha teorizzato vent’anni fa Cliff Arnall, professore di psicologia dell’Università di Cardiff, per una combinazione di fattori, come il clima freddo, le giornate corte, le difficoltà economiche dopo le feste che favoriscono un senso di malinconia. A parte che non ci sono basi scientifiche che dimostrino essere proprio questo il giorno peggiore in assoluto – ognuno potrebbe sconfessarlo – il ‘blue’ indica tristezza nella cultura anglosassone. Invece a me il blu piace molto, è il mio colore preferito insieme con il giallo. Quindi considero la notizia una fake news. Inoltre sono contenta che le feste siano finalmente terminate – anche se incalza il carnevale – e il lunedì è il mio giorno preferito. Lo era anche quando lavoravo. Da pensionata, me lo godo anche di più. Mi trasmette il buonumore della donzelletta di leopardiana memoria, quella della poesia Il sabato del villaggio. Forse perché sono anticonformista e di spirito felino. Vero che la sera scende presto, però le giornate si sono un po’ allungate. Siamo in pieno inverno e le temperature notturne sono rigide, motivo per cui Grey, Fiocco e Pepita stanno dentro al calduccio e mi fanno compagnia. A fine mese, superati i giorni della merla, potremo annusare indizi della stagione novella.
Il segreto della felicità
Unomattina in famiglia dedica la puntata odierna a Dina, 85enne della Val di Susa (Piemonte) che ogni mattina si reca al lavatoio pubblico del torrente Galambra per lavare i panni a mano, pur disponendo della lavatrice. Stupore e ammirazione. La signora preferisce questo metodo perché: ‘Trovo sempre qualcuno per fare due chiacchiere. E mi piace quello che faccio. Anzi, posso dire? Vedo tante persone correre su e giù ma è questo secondo me il segreto della felicità”. Penso alla vita dura delle lavandaie di una volta e non invidio la signora che deve avere una costituzione di ferro a prova di reumatismi. Però condivido la sua ricerca della felicità, tra i diritti inalienabili dell’uomo fin dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Ci sono abitudini dure a morire, come la mia di andare al bar a caccia di notizie, ma mi sto disabituando, grazie alla tecnologia che me le offre a metro zero, ed anche per un certo fastidio nei confronti di chiacchiere spalmate a voce alta. Invece mantengo l’abitudine di scrivere, per me liberatoria e terapeutica. Approfitto per aggiornare sul mio blog che a giugno farà 6 (sei) anni continuativi. Ogni tanto ci scappa una poesia e sto pensando al prossimo romanzo. Buona felicità ai lettori!
“Cinema” domestico
Un cinema in 3D Un difetto di arredamento si è trasformato in un evento per me straordinario, grazie alla stampa 3D. Adesso spiego. Ho una poltroncina da regista da molti anni: struttura solida rossa, rigido tessuto sulla seduta e sullo schienale che si è lacerato, cosicché appoggiandomici sentivo pungere. Sfilo la tela all’altezza della schiena e constato che manca il cappuccetto di plastica che fa da copri spigolo a destra. Al momento rimedio con un po’ di nastro adesivo, ma non funziona. Chiedo a mio figlio, il quale mi risponde di chiedere a Manuel di farmi in 3D il cappuccetto mancante, pari a quello in sede. Più che capire intuisco, comunque riferisco a Manuel che si dichiara disposto a fare l’operazione. In men che non si dica, mi arriva la foto del “prototipo” che mi piace un sacco, non vedo l’ora di sistemarlo dove deve andare. Manuel mi invia anche il video esplicativo, dove vedo computer e stampante “in connessione”: un cinema! Ammetto che ho dovuto cercare il significato di stampa 3D: un processo di produzione che consente di realizzare oggetti tridimensionali a partire da un modello digitale. Ovverosia, si trasforma un file digitale in istruzioni per la stampante che deposita e solidifica il materiale in vari strati, fino a farlo diventare l’oggetto completo. Più facile a dirsi che a farsi. Per me resta un ‘miracolo’ della tecnologia e di chi la sa applicare.
Incontro poliglotta
Poliglotta è un aggettivo che compete a chi padroneggia fluentemente più di tre lingue, e non è il mio caso. Mi torna utile per rendere l’atmosfera respirata ieri a pranzo, in un localino della zona: Manuel parlava disinvoltamente in inglese con Ainur, kazaka mentre io discorrevo con Flavio in Italiano. I vicini di tavolo comunicavano in dialetto veneto. Per fortuna la lingua è un mezzo esportabile e il digitale può aiutare parecchio. Flavio me ne offre l’occasione su un piatto d’argento, confidandomi che ha iniziato a tradurre in inglese una ventina di pagine del mio ultimo libro Amici Inaspettati – di cui lui è la principale fonte – con l’intenzione di farlo tradurre poi in russo. Nel suo ambiente di lavoro ad Aksaj, in Kazakistan, inglese e russo sono le lingue predominanti. Credo che lui sia l’unico italiano tra 150 dipendenti. Ovviamente si è fatto degli amici, ai quali intende far conoscere la storia di Rex che è riuscito a portare nel bellunese. Di certo ‘l’umano cane’ come lui chiama l’amico a quattro zampe sopporta meglio i meno 10 di Taibon dove abita ora con Tania e Alessandro, rispetto ai meno 35 del suo luogo d’origine. Inoltre non ha bisogno di traduttore e coglie al volo il comportamento delle persone. Talvolta la fortuna è dalla parte degli animali, se l’uomo collabora.
Ultimi doni
Gennaio è ancora un buon mese per fare/ricevere auguri/doni. A metà mattina Marcella, di corsa per la palestra si ferma per un salutino e mi consegna la busta Dopo Pasto After Meal (tisana) con la scritta “Destinazione leggerezza” e l’immagine di una donna in bicicletta, seguita da alcuni gabbiani. Il cestino della bici è colmo di fiori, elementi del mio benessere in tutte le stagioni. Neanche farlo a posta, la tisana “dal gusto dolce e aromatico” è una miscela di fiori ed erbe. Nel sigillo di chiusura è scritto Farmacia di Castelcucco. Alle undici anch’io ritorno in palestra a Paderno, dopo la chiusura del periodo natalizio, perché è un appuntamento che mi fa bene. Ma ho il colon irritato (per abuso di pandoro, temo) e ho bisogno di fermenti lattici. Quando termino la seduta, mi dirigo alla Farmacia Garbuio, che frequento volentieri da anni e che mi accoglie come una di famiglia, sia che abbia a che fare col titolare Dr. Federico, che col figlio Enrico, coadiuvati dalle farmaciste Rosanna, Giovanna, Sara e Francesca che non lesinano sorrisi e consigli. Se mi serve una consulenza, oppure devo fare un regalo, mi regolo come ha fatto Marcella: vengo in farmacia dove ricevo il gradito omaggio natalizio che mi ero persa, EuPhidra Doccia Shampoo Zest (scorza) di Pompelmo Fragranza agrumata aromatica: dinamica, energizzante, vivificante. Tre aggettivi che valgono una cura.
