Seguo la trasmissione Agorà su Rai3 a colazione: tutto ciò che mi rimanda alla Grecia classica mi attrae e la parola agorà in greco significa piazza, luogo d’incontro e di scambio. Precisamente “La piazza centrale della polis greca, dove si svolgeva la vita politica e commerciale della città”. Però l’argomento di apertura, IL CONFINE DELLA PAURA non è per nulla tranquillizzante, riferito al timore che le Russia invada l’Ucraina. Ammetto di non essere preparatissima sull’argomento, deduco che, nella malaugurata eventualità, saremmo penalizzati a livello di fornitura energetica. È risaputo che l’Italia è pressoché priva di materie prime e che le fonti di energia alternativa sono state ostacolate. Condivido il pensiero di chi ritiene sia urgente un piano a medio termine per procurarsi la materia prima possibilmente coi propri mezzi, senza la pretesa di accontentare tutti. Tensione altissima tra Russia e Stati Uniti. Il caro bollette ci ha colpito duro. Che succederà? L’ultima bolletta della luce è stata una mazzata, oltre € 50 in più rispetto alla precedente. Vero che è tutto rincarato: dal cappuccino al quotidiano, dalla miscela per gli uccelli ai generi alimentari. Ultima la benzina…e non sarà l’ultima! Non voglio fissarmi sul bicchiere mezzo vuoto, ho bisogno di credere che ne usciremo, anche se con le ossa rotte. Imparare a risparmiare è fuori di dubbio, come pensare ad aziende che si autoproducono l’energia, esperienza già avviata da due realtà esistenti in Veneto, secondo l’articolo di Stefano Bensa che leggo in internet. La parola transizione un po’ mi attrae e un po’ mi inquieta. Al Ministero della transizione ecologica (MiTE), istituito nel 2021 in sostituzione del Ministero dell’ambiente è stata attribuita competenza in materia energetica, prima assegnata al Ministero dello sviluppo economico: mi auguro che il passaggio di consegne produca i frutti sperati…senza ulteriore dispendio di energia!
Autore: Ada Cusin
Ancelle del benessere
Trasloco in casa: quello che ho fatto (fare) in salotto e in studio, il pezzo forte: decine di scatole piene di libri miei, cioè opere mie che sono rimaste invendute negli ultimi due anni e anche prima con il ricco contorno di libri di scuola che i rappresentanti editoriali lasciavano in visione agli insegnanti, contando in una nuova adozione. Si tratta di volumi di Storia, di Geografia, di Antologie dalla copertina patinata, rimasti intonsi, alcuni ancora ricoperti dal cellophane. Li ho selezionati e trasferiti in un’altra stanza, in attesa di migliore destinazione. Ma a chi? I destinatari sarebbero studenti di prima, seconda e terza media…ma anche chi frequenta circoli ricreativi, scuole serali, biblioteche. Ho pensato di metterli a disposizione di qualche mercatino, donarli. Se qualcuno è interessato, si faccia avanti. A me non servono più, o meglio mi basta trattenerne qualche copia. Riguardo quelli di narrativa che ho scritto io, devo trovare un canale per la distribuzione. Ciò detto, rimango affezionata alla carta stampata, a mio dire più avvincente dello schermo. Non nego l’utilità del digitale (sto scrivendo il post sul tablet) che offre molti vantaggi, ma ho nostalgia di quando andavo in biblioteca a Bassano e scrivevo i miei testi con carta e penna, magari dopo aver consultato un volume. Eravamo in molti, alcuni con qualche tic nervoso, ma tutti rispettosi della parola SILENZIO che campeggiava sulle gambe dei tavoli. Molte cose sono cambiate, ma le buone abitudini tentano di riemergere, indicando una soluzione al problema del troppo e ammucchiato. Beh, credo di essere sulla buona strada, dato il maquillage impresso al mio studio, la stanza più importante della casa. Se prima ci entravo come fosse un luna park, a breve ci entrerò con aria reverenziale: per ossigenarmi attraverso la lettura e la scrittura, ancelle del mio benessere.
Donne ovunque impegnate
Una bambola avrà le fattezze di Samantha Cristoforetti (Milano, 26.04 1977), la famosa astronauta, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. È confortante sentire la notizia di primo mattino, nella Giornata dedicata alle Donne nella Scienza, istituita sette anni fa dall’Assemblea Nazionale delle Nazioni Unite, per combattere i pregiudizi riguardo le donne impegnate in ambito scientifico. Nel mondo le ricercatrici sono il 33,3 % e solo il 12 % hanno posto nelle Accademie Scientifiche. L’aspettativa è il cambio di mentalità riguardo l’educazione delle bambine, per potenziarne le capacità in campi ritenuti di competenza prettamente maschile. Due esempi di casa nostra: Margherita Huck (Firenze, 12.06.1922 – Trieste, 29.06.2013) e Rita Levi Montalcini (Torino, 22.04.1909 – Roma, 30.12.2012). Di entrambe ho letto anni fa la biografia: la Hack era anche una grande amante dei gatti e la Montalcini era molto affezionata alla sorella, due tratti che ne esaltano l’umanità, giusto per non cadere nel pregiudizio che una scienziata sia fredda. Quanto alla giovane Samantha, mi risulta che sia madre di due figli: chissà come farà a conciliare famiglia e lavoro…ma molte donne lo fanno da tempo, anche se non hanno visibilità. Del resto le nostre nonne e bisnonne non battevano certo la fiacca quando andavamo a lavorare nei campi, al servizio del capofamiglia (sento aria di 8 marzo). Percepisco che non è stato del tutto completato il percorso per l’eguaglianza fattiva dei diritti, ma il processo è iniziato e siamo noi donne protagoniste del cambiamento. Mi viene spontaneo uno slogan: meno cioccolatini e fiori, più lavori! Comunque un fiore è sempre gradito, purché non sia un alibi per altre mancanze.
Erano solo Italiani
Oggi giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalnata: migliaia di vittime scaraventate nelle fosse carsiche e 250.000 persone costrette ad abbandonare la loro terra: dramma nel dramma, per chi si opponeva all’annessione dei territori orientali alla Jugoslavia di Tito. Pulizia etnica, forse: violenza inaudita senza dubbio. Tra l’altro tenuta nascosta per molto tempo. Ero stata con gli alunni delle classi terze a Basovizza, circa dieci anni fa. Fu in quella occasione che venni a conoscenza della canzone 1947, magistralmente interpretata da Sergio Endrigo che divenne per me una sorta di consulente storico. “Da quella volta non l’ho rivista più/cosa sarà della mia città…Vorrei essere un albero/che sa dove nasce e dove morirà/”. Un testo che parla da solo, un’interpretazione struggente. Da qualche anno i media parlano dello spinoso argomento e possiamo vedere alcune aree del Magazzino 26, ora Museo della Memoria, che custodisce le masserizie degli esuli, per lungo tempo raccolte nel Magazzino 18: pile di sedie, quadri, letti…oggetti mai più recuperati ed accatastati fino all’inverosimile. Scorrendo il quotidiano odierno, nell’ultima pagina leggo la lettera di Federica Haglich, esule di Lussianpiccolo, intitolata: “Il dovere di ricordare il sacrificio degli Italiani di Istria e Dalmazia”. Oltre al vagabondare suo e dei genitori, l’autrice ricorda la drammatica fine dello zio 30enne, torturato insieme a due amici 19enni, poi uccisi e finiti in fondo al mare Adriatico. Dopo il recupero dei resti, custoditi nel cimitero di San Martino, sulla lapide è stata incisa la loro “colpa”: Erano Solo Italiani
Quasi Primavera
Finalmente si percepisce che l’inverno sta per finire: le giornate si sono allungate e il sole delle ore centrali irragia tepore e buonumore. Ho cominciato ad occuparmi delle piante interne e di quelle sotto il portico, a spostare un sacco di vasi, a rimestare terra, a fare pulizia in giardino, diventato un ricettacolo di foglie secche dopo le forti folate di lunedì. Per fortuna posso contare sull’aiuto di Reginaldo, un compagno delle elementari, ossuto e forte da non credere. È lui che fa il lavoro “sporco”, nel senso che conosce la terra e sa come trattarla, abituato a fare il contadino. Si muove con destrezza tra gli intrighi di plastica e i legni marci delle precedenti stagioni, depositati provvisoriamente da mio figlio in un angolo e da lì mai più rimossi. Adesso che Saul se n’è andato di casa, prendo in mano io la situazione e trasformo lo scoperto in un tappeto di fiori, lasciando che le poche – e ormai vetuste – piante da frutto si esprimano a piacere. La scorsa primavera, il ciliegio, forse potato troppo, non ha dato frutti, e nemmeno il vecchio albicocco. Vediamo che succederà la prossima stagione. Domani, giorno di mercato locale, comprerò due cassette di mini pansè, più longevi delle primule, da mettere a dimora nei molti vasi distribuiti un po’ dappertutto. A proposito dei quali, chiamati anche viole del pensiero, e’ una grande soddisfazione constatare che alcune piantine, sopravvissute all’inverno, sono fiorite esibendo dei graziosissimi fiori bianchi e viola, col cuore giallo. Da ragazza pensavo che mi sarebbe piaciuto avere una fioreria, magari da pensionata, da gestire in comunione con qualcuno. Considerato però che il mio hobby principale è scrivere, meglio che mi goda il giardino, rigenerato grazie all’aiuto prezioso di Reginaldo, dove comporre versi e progettare storie.
Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!
Il lunedì pomeriggio, su Rete4, dopo Forum seguo il programma Dalla parte degli animali, durante il quale vedo il servizio I GATTI DEL VERANO. Per una gattofila come me è uno spettacolo: centinaia di mici d’ogni forma e colore che abitano il cimitero di cui sono praticamente i custodi, a ragione soprannominati “I custodi della pace”. I volontari si occupano delle bestiole per passione…trasformatasi in missione, come afferma una signora intervistata. Zampettando tra una tomba e l’altra, donano fusa e colore agli ospiti in visita. Trovo che l’idea di autorizzare una colonia felina in un camposanto sia vincente, perché vivacizza il luogo e non manca di rispetto ai defunti, che così hanno sempre compagnia, in un abbraccio tra creature. Un’amica che abita a Milano mi informa che in città, a breve prenderà il via la Rassegna “La città dei gatti” in concomitanza con la Giornata del gatto, il 17 febbraio prossimo, per la diffusione della cultura felina. Programma che proseguirà fino al 13 marzo, denso di iniziative culturali, compreso “Il concerto in miao”, del 19 febbraio, con musiche di Rossini, Mozart, Ravel e altri compositori. Vale la pena valorizzare questo splendido animale e sensibilizzare chi ancora non ne apprezzasse le caratteristiche. La letteratura è piena di gatti, soggetti presenti in pittura, scultura… spesso usati anche dalla pubblicità. Personalmente è l’animale che preferisco: lo ritengo una creatura complessa e affascinante, indipendente e libera. Non è un caso che le mie amiche abbiano dei gatti! A nominarle, l’elenco sarebbe lungo. Ma Erika sì, devo menzionarla perché del felino, destinatario di sette vite ha mantenuto la vitalità ed è ritornata alla vita, dopo un grave incidente. I gatti suoi e quelli rimasti soli che si è portati a casa sono stati premonitori e le fanno onore. Bentornata Erica e lunga vita ai gatti!
Fiori, colori, pensieri
Finalmente è sbucato il sole. Un paio d’ore fa una coltre di sottile nebbia avvolgeva ogni cosa, ma ora il panorama è cambiato. Ho bisogno di fiori e di colori, perciò vado al mercato per riempirmi gli occhi e nutrire lo spirito. Rettifico, non esco perché è in corso una turbolenza che fa sbattere gli scuri e solleva oggetti, non proprio da paura ma prudenza. Però permane il mio bisogno di colore, che cerco tra i miei Giacinti in fiore. Comperati chiusi al mercato un paio di settimane fa, ora mi stanno regalando colore e profumo. Li ho posizionati nel bagno a sud, in compagnia della Stella di Natale – ancora bella – di un fluente Pothos, di un paio di Gerani da talea effettuata da me, della Natalina che ha fiorito e della Spatifillo …. Effettivamente ho realizzato una piccola serra in bagno, dove mi reco con piacere. Piante verdi sono distribuite nelle altre stanze della casa. Cosa mi dà un fiore?Un piacere pulito, disinteressato, un istantaneo benessere che deriva dalla forma, dal profumo e dal colore. A proposito di questi “ingredienti”, non a caso diedi il titolo FIORI COLORI PENSIERI alla mia mostra fotografica allestita in paese nel maggio 2018. Ad ogni foto corrispondeva una poesia, secondo il mio sentire. Nella locandina promozionale scelsi però di dare spazio ai versi di Alessandro Baricco, che ripropongo: A volte le parole non bastano./E allora servono i colori./E le forme./E le note./E le emozioni. Sono tuttora pienamente d’accordo. E mi regolo di conseguenza. Se non posso uscire, causa perduranti raffiche di vento, cerco e comunico con la natura…a chilometro zero!
Musica e Scrittura Creativa
Domenica uggiosa. Per tirarmi su preparo i muffin con mandorle e carote, che almeno mi profumano l’ambiente. Poi ne porto un presente a Lucia, che mi illuminerà sul festival di Sanremo, argomento sul quale non sono competente. Ho seguito in parte le serate, godendo il calore della stufa più che le canzoni. Nel complesso non mi è dispiaciuto: ritengo la conduzione di Amadeus da gentiluomo, opportuna la scelta di donare il bouquet di fiori anche ai cantanti maschi, gradevoli alcune interpretazioni, discutibili altre performance. Ho votato le canzoni interpretate da Giusi Ferreri, Miele e Massimo Ranieri, Lettera di là dal mare, che ha avuto il premio della Critica. Verso le 23 mi sono addormentata, perciò mi fermo qui; cedo la parola, se crede a Lucia, che ama cantare ed in ambito musicale è più esperta di me. Per deformazione professionale, mi attrae di più la carta stampata e a pag.35 del quotidiano la tribuna, che leggo al bar, trovo ciò che fa per me: Scrivere un tema vuol dire pensare e coltivare la creatività che è in noi. Autore dell’articolo Paolo Malaguti che dice la sua riguardo la protesta degli studenti, prossimi maturandi, contro la reintroduzione della prova scritta di Italiano, più un’altra legata al corso di studi. È chiara la posizione favorevole dell’estensore del pezzo che, guarda caso è docente di Lettere e affermato scrittore. Condivido il suo punto di vista e l’affermazione che la scrittura creativa è la grande esclusa dalla scuola italiana. Come Malaguti, io sono stata insegnante di Lettere e scrivo per passione. Può essere che sia nata con l’attitudine a scrivere, ma mi sono esercitata parecchio. Riconosco di avere avuto due eccellenti guide: il maestro di quinta elementare Enrico Cunial che mi ha, per così dire scoperta e il mio professore di Liceo Armando Contro che mi ha coltivata. Al primo dedico l’opera in elaborazione, Dove i germogli diventano fiori; al secondo ho dedicato Il Faro e la Luce. Adesso cammino con le mie gambe, più opportuno sarebbe dire dita. Il mio investimento scolastico è andato a buon fine. Quando scrivo mi libero e sono quasi felice. Anzi, senza quasi.
Saluto ad un amico
L’ Amaryllis svetta verso il cielo, tanto che non è stato facile fotografarlo. L’altezza spropositata dei due fiori rossi vuole ricordarmi che il loro proprietario sta in cielo, ma il fiore chiuso che si intravede nello stelo più corto allude ai suoi cari che sono in terra. Mi permetto di inserirmi tra loro. Lui è Luigi, un amico che se n’è andato alla chetichella alla vigilia di Natale. La modalità della sua dipartita mi fa tornare in mente la canzone L’ Arcobaleno, di Mogol, composta per la morte di Lucio Battisti e interpretata da Celentano: un viaggio d’urgenza che impedisce di salutare gli amici, ma suggerisce le strade alternative per rincontrarsi: le foglie, il vento, l’arcobaleno… l’Amaryllis! Luigi conviveva con gli esiti di un ictus ed ultimamente trascorreva buona parte del tempo a letto, assistito dalla moglie e in compagnia degli amati gatti. Eppure, quando andavo a trovarlo mi chiedeva sempre di raccontargli qualcosa di bello, richiesta che mi disorientava perché succedeva che fossi a corto di buone notizie. So che leggeva le mie poesie e ne ha anche imparate a memoria! È stato lui a darmi l’idea di un calendario con foto scattate a fiori e paesaggi, realizzato l’anno scorso. Credo ammirasse il mio lato letterario, che lo portò alla presentazione di una mia opera (forse più di una). Sono stata sua ospite a pranzo in diverse occasioni…ed anche nel suo appartamento al mare a Caorle, dove una sera quando tolsero la corrente, nel terrazzino composi la poesia Voci del Mare. Apprezzavo in lui la semplicità e la tenacia dell’uomo costruitosi da solo, che richiamava spesso le origini umili e i sacrifici compiuti fin da ragazzo per meritarsi il benessere materiale, non disgiunto da un accumulo di valori. Caro Luigi, anche se non ho potuto dirti addio ti ringrazio di avermi considerato una persona vicina alla tua sensibilità. Di certo non ti dimenticherò. E cercherò di trovare qualcosa di bello anche nelle giornate grigie, secondo la tua costante richiesta.
Il giorno di Mattarella
Seguo in diretta la cerimonia per l’insediamento del Presidente della Repubblica, che si appresta a rivolgersi al Parlamento in seduta congiunta e ai Rappresentanti delle Regioni per il secondo mandato. Emozionante seguire il percorso in macchina, affiancata dalla scorta dei carabinieri motociclisti, come sarà altrettanto al ritorno per le belle piazze romane, blindate per l’evento. Lo accolgono la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, sempre elegante, con la mascherina rosso geraneo in tinta con gli orecchini, e il Presidente della Camera, Roberto Fico. Mattarella parla ininterrottamente per quasi quaranta minuti, in piedi come da protocollo, senza mai accusare stanchezza, né bere, fermandosi qualche minuto in concomitanza degli applausi, che si susseguono frequenti. Si saprà alla fine che sono stati 55. Tempra invidiabile di un ottantenne lucido, a tratti timido, ma molto determinato. Sono orgogliosa che sia lui a rappresentare l’Italia nel mondo, che già ha avuto modo di apprezzarlo durante il precedente settennato. Scommetto che si è scritto da solo il testo del lungo discorso, senza dimenticare nessuno: donne, giovani, disabili, immigrati, operatori sanitari, forze dell’ordine, scuola… la scomparsa di Monica Vitti, ma anche di Lorenzo Parelli, lo studente friulano morto in fabbrica l’ultimo giorno di stage, puntando sulle parole “dignità” e “coscienza”, con un’apertura al futuro. Verso la fine del discorso che Monica Maggioni, presidente della Rai e direttrice del Tg1 definisce “potente”, cita le parole sulla speranza di David Sassoli, ex Presidente del Parlamento Europeo recentemente scomparso: speranza che compete a tutti, quale chiave per “costruire un’Italia più moderna, aperta…con la forza della cultura, dell’educazione e dell’esempio”. A proposito della cultura, all’inizio il tenace Presidente aveva affermato che la cultura non è un elemento superfluo ma costitutivo della persona, enunciato che mi trova pienamente d’accordo. Alle 16.10 Mattarella conclude con “Viva la Repubblica, Viva l’Italia” e noto che infila la mano sinistra in tasca. Ingenuamente suppongo che prenda una caramella per umettarsi la gola…invece estrae la mascherina, che indossa per il seguito delle operazioni, tra cui la rassegna dei reparti e infine la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria. Viene suonato il Silenzio e nel cielo sfrecciano le Frecce Tricolori. Dall’alto viene ripresa la bandiera che si muove lieve, come una carezza sul futuro appena iniziato del secondo mandato di Sergio Mattarella e dell’Italia che verrà. Doppi auguri!!
