“Repetita iuvant” è un motto antico, di origine incerta ma diffuso nell’antica Roma. Lo usavo spesso a scuola per incoraggiare gli studenti ad allenare la memoria. Non so se valga applicarlo, ad esempio alla spesa che faccio di norma il lunedì. Mi sono imposta di ricorrerci con meno frequenza, ma la routine si ripete. Ho pianificato la settimana, limitando l’uso dell’auto a giorni alterni, partendo dal lunedì. Quando varco la soglia del supermercato Alì di Fonte sono di buonumore, ma quando esco sono perplessa e piuttosto intristita. Colpa dei soldi che se ne vanno, sempre in abbondanza rispetto alle previsioni? Può essere, dato che gli aumenti dei generi alimentari sono attorno al 35 per cento. Io poi sono da sola, se si escludono i tre gatti che mangiano più di me. Nel carrello della spesa, oltre a frutta e verdura non mancano mai croccantini e scatolette per loro, che rispondono al nome di Grey, Pepita e Fiocco. Posso permettermi anche di viziarli, ma spero che non si ammalino, perché andare dal veterinario coi tempi che corrono sarebbe tutt’altra cosa. Sono abitudinaria riguardo al posto dove rifornirmi, scelto per motivi relazionali, più che economici. Infatti conosco per nome diverse persone che ci lavorano, diventate familiari. Ammetto che fa piacere essere riconosciuta come cliente ‘affezionata’… suppongo anche ai dipendenti essere chiamati col loro nome. Di recente, all’ingresso del supermercato c’è un ragazzo di colore che saluta e si offre per aiutare in qualche modo, prestazione finora rifiutata per motivi di autonomia. Però gli ho offerto un cioccolatino, che ha gradito. È gentile e non invadente. Vedrò di fare meglio.
Autore: Ada Cusin
Giglio delle Barbados
Circa due mesi fa mi è stata regalata una pianta che era appartenuta a una signora mancata, in teoria un’orchidea che nella realtà si è rivelata un “Hippeastrum striatum o Giglio striato delle Barbados, spesso scambiato per Amaryllis” secondo il parere di Serapia, confermato da Roberta che ringrazio. La curiosità ha accompagnato la crescita dei tre steli su cui sono sbocciate tre coppie di fiori stellati rossi: una meraviglia. Il nome geografico Barbados mi ha invogliata a fare una piccola ricerca che mi ha proiettata assai lontano, nelle Piccole Antille, un’isola di origine corallina, a est dei Caraibi, al confine con l’Atlantico. Pensare al viaggio del fiore, giunto fino a noi e nelle mie mani mi ha indotta a dedicargli una poesia, che riporto di seguito, intitolata GIGLIO STRIATO Il Fico ha perso le foglie/ma è sbocciato il Giglio/striato delle Barbados/cugino dell’Amaryllis,/una bulbosa meravigliosa./Era di una signora mancata/in qualche modo ritornata/con la pianta esplosa/nelle ardenti corolle,/quasi altrettante stelle./Dentro il grande fiore/intravedo spiagge bianche,/acque cristalline, sabbia fine/accarezzata dai piedi nudi/degli schiavi nelle piantagioni./ Il bel fiore diventa un ponte/tra passato e presente/tra chi c’era e più non c’è/compreso chi ora sfiora/con le dita la corolla ardita.//
Dramma inscenato
Ritrovata Tatiana, la 27enne di origini ucraine scomparsa da Nardò (Lecce) dieci giorni fa. Strafelici i genitori che avevano adottato lei e il fratello. “Sto vivendo il mio Natale anticipatamente” ha detto al microfoni il padre, visibilmente commosso. Pare che sia stato un allontanamento volontario, dato che la giovane è stata trovata nella mansarda di Dragos, l’amico di origine rumena. Quindi non sequestro, ma una scelta, per cambiare vita, forse per aumentare i followers che Tatiana ha sui social dove è molto seguita. Non ci posso credere. I due ragazzi risponderanno di procurato allarme. Io sposto l’interesse sui genitori che per dieci giorni hanno subìto le pene dell’inferno. Immagino i sensi di colpa che si saranno attribuiti, maggiorati dal fatto di aver coronato una doppia adozione. Circa trent’anni fa, a Lignano mi era capitato di perdere mio figlio piccolo per un paio d’ore. Lo avevo lasciato seduto, davanti alla gelateria per acquistare una cartolina, con l’invito a non muoversi, disatteso! Due minuti, forse cinque e quando sono uscita non c’era più. Un’esperienza immobilizzate, per fortuna conclusasi presto e bene. Se sparisce dalla circolazione un figlio adulto le motivazioni sono varie, diverse e magari comprensibili in certi contesti. Ma la sofferenza gratuita inferta a un genitore è al di sopra di qualunque scusa. Tatiana dovrà rimediare al dramma messo in scena.
Cucina e Conventi
È noto che non mi piace stare ai fornelli, anche se non credo di essere poi così male come cuoca. Per caso mi capita di accendere la tivù verso le 17.30, mentre faccio una veloce merenda e assisto alla dimostrazione culinaria da parte di due frati, più un terzo per l’assaggio finale. Sì tratta di don Anselmo, don Salvatore e don Riccardo dell’abbazia benedettina di san Martino delle Scale, autori di Le ricette del convento con sottotitolo Fatele a casa e fatele bene. Simpatici e bravi. I tre monaci sono diventati popolari, grazie al programma omonimo, trasmesso su Food Network che non conoscevo, fino a ieri pomeriggio. Il connubio tradizione devozione è vincente. Mentre don Salvatore inserisce la cipolla e le alici nella pentola, per realizzare il riso, don Anselmo più anziano racconta di come mangiava da ragazzo. La successiva ricetta potrebbe essere un secondo, oppure un piatto unico e prevede l’uso di piselli e uova. Decido che sarà la mia cena… ma al momento di realizzarla mi mancano i piselli, perciò la rinvio ad altro giorno. Comunque non mi stupisce che molti piatti, tanto semplici che prelibati siano usciti dai conventi, data la propensione dei monaci per questo ambito. Tra pochi giorni, a Nuova Delhi l’UNESCO deciderà se la cucina italiana sarà patrimonio dell’umanità. Per me è di sicuro un valore, sostenuto anche dall’abilità dei monaci, sperimentata di persona nel Convento dei Cappuccini a Savona, diversi anni fa, in occasione del Concorso di poesia e narrativa “Insieme nel Mondo”. Partecipai alla 15esima edizione del 2017 e mi classificai Vincitrice per la silloge Natura d’Oro. Un bel ricordo che accarezza anima e palato.
La natura che cura
A proposito di fiori e piante, leggo su Pianeta 2030 del Corriere Della Sera l’intervista di Katia D’Addona a Kathy Willis, esperta di piante a livello internazionale, creata baronessa l’8 luglio 2022 dalla regina Elisabetta II. Il titolo dell’intervista contiene il messaggio, frutto delle ricerche della 61enne scienziata che insegna Biodiversità presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford dove vive: La natura va assunta come farmaco: aiuta l’attenzione, combatte insonnia e assenteismo. Kathy caldeggia l’avvicinamento dell’uomo alla natura attraverso tutti e cinque i sensi, compresi olfatto e udito, attraverso i quali “la natura può curarci di più”. L’importanza del verde per la crescita cognitiva e comportamentale dì bambini e adolescenti è confermata dalla raccolta di numerosi studi compiuti dalla Willis, la quale ha scritto al riguardo il saggio La natura che cura. Perché vedere, annusare, toccare le piante ci rende più sani, felici e longevi. Intendo leggerlo. Nel mio privato, sperimento ogni giorno il benessere che mi viene da piante e fiori con i quali ho un rapporto emozionale. Vari locali della casa sono abitati da piante verdi o fiorite. In aggiunta ho i quadri di fiori a mezzo punto fatti da mia mamma e i dipinti floreali di Pio e di Noè Zardo: una salutare compagnia.
Versatili Ortensie
Tra me e le Ortensie c’è un feeling. Da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto… ho scoperto la mia passione per i fiori, che coltivo di vario tipo. Tra le piante da fiore, quella con la fioritura più lunga è appunto l’Ortensia, praticamente dalla primavera all’autunno inoltrato. Portamento elegante, si conserva anche recisa per diversi giorni, cambiando se mai di colore. Unico assente, il profumo (ma chi è insofferente agli odori, se ne giova). Adesso i capolini rimasti sullo stelo sono come di carta velina, ma ancora adatti per composizioni secche. Qualcuno li spruzza di argento e oro, in vista delle festività natalizie. Io li preferisco al naturale, e così li ho distribuiti per casa. Però le aiuole di lato alla cucina si erano allargate troppo e mio figlio sabato le ha cimate, riempiendo il bidone del vegetale. Mi sono occupata della restante potatura, per ricavare dei rametti dallo scarto, da fare essiccare e successivamente utilizzare per accendere la stufa. Idem per i capolini che una volta aggiunti alla legna scoppiettante regalano un vero fuoco d’artificio domestico. È il cinema che mi godo la sera dopo le venti in compagnia dei gatti. Che gradiscono.
Qualità e Gentilezza
Mi sono regalata un porta listino, come avevo scritto nel post di venerdì, non della Moleskine ma della City Time, acquistato alla Cartolibreria La Fontese, di Fonte: fa lo stesso, lo scopo è raccogliere fogli e biglietti nella parte laterale, tenendo sott’occhio il blocco su cui scrivere. Non garantisco di diventare ordinata – per una persona creativa è piuttosto improbabile – ma almeno ci provo. Al momenti di pagare, la titolare mi infila nella busta un paio di campioncini di profumo che riemergono a sera. Credo di essere una buona cliente, non tanto per la quantità di prodotti che compero, ma perché bado alla qualità che qui trovo. Del resto si tratta di una cartoleria a conduzione familiare dove lavorano i genitori e i figli, il che è rassicurante, a prescindere dal resto. Uno dei profumi è VERSACE Eros pour Femme, con la testa di Medusa effigiata sulla bottiglia. Al netto del mito della sacerdotessa di Atena trasformata per vendetta in mostro, la Medusa è un simbolo di buon auspicio e significa protettrice, guardiana. Sarà una coincidenza, ma domenica pomeriggio sento raccontare la storia della Medusa che Canova riprodusse sul marmo. Per dire come lo stilista e imprenditore Gianni Versace, assassinato il 15 luglio 1997 avesse scelto bene il suo ‘logo’. Sfilato il campioncino dalla custodia, l’ho provato spruzzando sul polso: profumo raffinato che mi riporta al limone, al bergamotto, alla Peonia e ad altri amati fiori. Una fragranza deliziosa, trasmessa da un gesto gentile.
“Una preghiera, due preghiere pregherò…”
Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.
30 Novembre, una data importante 🎓
Oggi, 30 Novembre 2025, Sant’Andrea. Il 30 Novembre 1976 mi laureai in Lettere moderne a Padova (107/110). Ero una ragazzina di 23 anni che gettava le fondamenta del suo futuro professionale. Indossavo un completino di velluto blu (non poteva essere di un colore diverso): gonna al ginocchio, gilet e camicetta rosa annodata come una cravatta, un indizio per affermare il mio spirito di indipendenza. Del resto avevo iniziato a lavorare da poco come applicata di segreteria in una scuola media, dove rimasi quattro anni prima di dedicarmi all’insegnamento, mio lavoro ufficiale e duraturo. A quasi 50 anni da allora – 49 per la precisione – non ho rimpianti. Quello che ho me lo sono guadagnato, stringendo i denti e valutando bene i passi da fare. Ho un figlio e una casa di proprietà dove coltivo fiori e convivo con i gatti. Da pensionata, mi viene restituito ciò che ho seminato in ambito professionale, coltivando la scrittura anche tramite il blog che è il mezzo espressivo più congeniale alla mia natura, fors’anche favorito dall’attività di Corrispondente di zona, svolta a suo tempo per il Gazzettino. Perciò ringrazio i miei lettori e commentatori con cui condivido ogni giorno le asperità e le piacevolezze del quotidiano.
Un regalo al cervello
Stavolta il post mi viene suggerito dall’accattivante pubblicità Fai un regalo al tuo cervellio stampata sull’ultima pagina del settimanale il venerdì di Repubblica. In periodo prenatalizio è tempo di acquisti, per sé e per gli altri… ma chi mai pensa di fare un regalo al proprio cervello? Mi pare proprio un’ottima idea, sebbene lo scopo sia reclamizzare il block notes MOLESKINE The Legendary Notebook. Pensavo proprio di regalarmene uno, per smetterla di scrivere su fogli e foglietti che poi al bisogno non trovo. A convincermi sono le parole usate sotto lo schizzo: Scienziati di tutto il mondo affermano che usare carta e penna per scrivere, disegnare, persino scarabocchiare stimola tutte le parti del cervello che contribuiscono a pensare meglio e a creare più idee. Noi lo sappiamo bene, visto che nasciamo dai taccuini di menti geniali. Aspettiamo il tuo. Beh, non male come promozione. Siccome sono curiosa, sono andata a documentarmi e scopro che artisti e pensatori come Van Gogh, Picasso e Hemingway usavano taccuini, agende e accessori del genere. Il nome deriva dal francese ‘moleskine’ che significa ‘pelle di talpa’ riferito a un tipo di stoffa che imitava la pelle di talpa per la coperrtina dei taccuini neri legati a mano da artigiani francesi. Il regalo era in programma. Adesso non più dubbi e me lo farò!
