Disturbi e piaceri È rilassante sentire i grilli cantare la sera, a due passi da me. Mi piace il silenzio postillato dalle voci della natura, quando le attività umane rallentano. Mi viene in mente il sonetto Alla sera di Ugo Foscolo e la riflessione esistenziale che contiene. Indimenticabili i primi versi: “Forse perché della fatal quiete/tu sei l’imago, a me sí cara vieni,/o Sera…”, l’avvicendarsi delle stagioni contiene una metafora sul percorso della vita. Può essere che nella parte finale dell’esistenza diventi fisiologico privilegiare l’essenziale, sottraendo i disturbi, almeno quelli evitabili. Ad esempio, non posso impedire a dei ragazzini di giocare a pallone in strada – il codice della strada non lo consente – ma lo vieto dinanzi al mio cancello. Verso sera scorazza uno scooter senz’altro truccato che trapana i timpani e vorrei sapere se non infastidisce anche il vicinato. Mi muoverò per segnalarlo alla polizia municipale, sperando di non sentirmi dire: “Siamo stati ragazzi anche noi” perché il silenzio è un valore, come il rispetto delle regole. Situazione differente quando ci sono lavori in corso. Ieri mattina sono stata a Bassano. Prima di Romano mi accodo a una colonna di auto ferme che si allunga col passare dei minuti. Intuisco ci sia un impedimento che identifico dopo circa un quarto d’ora, in lavori sulla carreggiata opposta. Il semaforo provvisorio per tre volte almeno passa dal rosso al verde e si procede a passo d’uomo. Alle 9.40 fa caldo e sono imbottigliata. Per ammazzare l’attesa, estraggo un croissant con crema pasticcera dalla confezione dolciaria sul sedile del passeggero e me lo gusto. Un contentino contro gli imprevisti di viaggio.
Autore: Ada Cusin
Un tentato suicidio si trasforma in omicidio
Non sono superstiziosa, però riconosco che in certi eventi la malasorte entra a gamba tesa, anzi tesissima. Mi riferisco a quanto successo a Milano domenica 14 settembre, intorno alle 18, in via Fratelli di Dio, in un condominio dell’estrema periferia ovest. Un 70enne si lancia dal quarto piano per farla finita, ma travolge e uccide una 83enne, Francesca Manno che stava camminando nel cortile del condominio, forse per buttare la spazzatura. Lui è sopravvissuto, ricoverato ma non in pericolo di vita. È stato denunciato per omicidio colposo. Pazzesco. Pirandello ci avrebbe costruito un intreccio coi fiocchi. La precarietà è una costante della vita, ma quanto successo è troppo. Fatalità e casualità sono due rovesci della stessa medaglia. L’espressione “Ogni bambino nasce col suo cestino” richiama un proverbio lombardo che allude al necessario per vivere, ma non conosco pari espressioni sull’uscita di scena. Mi arrampico sugli specchi, sperando che qualcuno mi illumini al riguardo. Pare pronunciata da Charlie Chaplin la seguente frase: “La vita è una tragedia quando si vede in primo piano, ma una commedia in campo lungo.” Di certo il caso la condiziona parecchio, in un senso e nell’altro. A noi rimane la recita.
Osmanto in fioritura
La pianta di Osmanto – Osmanthus fragrans – è cresciuta parecchio. Messa a dimora piccolina, adesso raggiunge l’altezza della camera a un piano e mezzo, da dove la vedo svettare in parallelo col camino del vicino. Ha una crescita lenta, infatti mi fa compagnia dal 2000, ovverosia da quando abito a Castelcucco, in una casa di proprietà con scoperto. Giocando con quest’ultima parola, è stata una bella scoperta conoscere piante per me nuove e seguirle durante la crescita. La mia zona verde è attrattiva perché si sono radicate in giardino anche piante ‘esterne’: un ciliegio selvatico, un fico, un susino. È morto però un Olivagno e mi dispiace. Degli insetti avevano attaccato le radici, facendo cadere le appuntite foglie giallo-verdi. Come i gatti, ma in maniera più silenziosa le piante mi fanno buona compagnia. Tornando all’Osmanto, generalmente fiorisce in autunno, tra settembre e ottobre. I piccoli fiori bianchi sono caratterizzati da un intenso profumo di gelsomino. La specie sempreverde è originaria dell’Asia orientale ed è famosa per i suoi fiori profumati. Il nome Osmanto deriva dal greco antico: osmè (odore) e anthos (fiore). I fiori sono utilizzati per aromatizzare cibi, bevande e preparare tisane. Non lo sapevo e mi attiverò in questo senso.
Poeta di strada e Intelligenza artificiale
Domenica sonnolenta, sfoglio il venerdì cercando qualcosa che mi svegli. Lo trovo a pag. 38 nell’articolo di Pasquale Raicaldo, dedicato a un poeta di strada che sfida l’algoritmo. Il collega si chiama Paolo Grasso, 44enne irpino di Grottaminarda, titolare della “Manoscritteria”, una bottega poetica ambulante dove su richiesta dei passanti, con una vecchia Olivetti compone poesie al volo. Ma non è finita qua. Il singolare personaggio ha l’idea di mettere a confronto la sua capacità creativa con quella di ChatGpt. “Il pubblico decide la poesia più bella: spesso vinco io, ma mi è capitato anche di perdere”. Io ero rimasta al “certame poetico” dove certame deriva dal latino certamen che significa gara o lotta, in auge dal Medioevo all’Umanesimo. Dettaglio: il poeta è stato a lungo disoccupato, prima di diventare “venditore ambulante” di poesie. Emozionare con le parole in un tempo dominato dalle immagini è una gran cosa, che implica un talento notevole. L’aspetto che mi lascia perplessa è il tempo brevissimo per la creazione, che nel mio caso non è immediata. Velocità e profondità non viaggiano sullo stesso binario, salvo eccezioni. Del resto Paolo Grasso non impone un prezzo per le sue creazioni, ma si accontenta di un’offerta, persuaso che “Quanto a noi poeti, l’algoritmo non ci seppellirà”. È quello che spero anch’io.
Caffé letterario, resoconto
È ripreso il Caffè letterario, terza edizione. L’iniziativa culturale è frutto della collaborazione tra la Pasticceria San Gaetano da Mariano e il Comune di Castelcucco. L’investimento culturale è sempre apprezzabile, ovunque avvenga. La location della pasticceria, tra meringhe e gelati è attraente, sebbene io rimpianga le presentazioni ufficiali, sperimentate in Centro Sociale e nella Saletta delle Conferenze. Cambiano tempi e modi, rimane la sostanza, rappresentata dalla gentile Vicesindaca Antonella Forner e dalla consolidata bravura di Giancarlo Cunial che ha riproposto l’opera PASSATO PROSSIMO, dedicata ai Castelcucchesi. La mia rete di sostegno è rappresentata da Lucia e Adriana, intervenute rispettivamente sull’esordio del romanzo e sulla copertina, le fedeli Marcella e Alda, Lucia Basso, brava ricamatrice, Gloria e Benedetta, due ex alunne delle medie e Flora, 15enne studentessa, nipote di Mariano. Altri clienti di passaggio. Per dovere di cronaca, aggiungo che diverse persone assenti si sono giustificate per impedimenti familiari legati al weekend (vigilanza di nipotini), per contrattempi, oppure per ritrosia a uscire di sera. Ringrazio chi c’era, soprattutto le giovani che mi hanno trasmesso un’iniezione di ottimismo e di simpatia. Un aneddoto: mentre parlo con Lucia, ispiratrice del primo episodio “Dal Venezuela a Castelcucco” scorgo sedute sul divanetto di fronte Gloria Forner e Benedetta Favaro, ex brave allieve, oggi eleganti quasi trentenni. Suppongo che siano di passaggio, invece mi chiariscono che sono venute per me: che soddisfazione! Dopo acquistano una copia dell’opera che autografo volentieri. Partecipano anche alla conversazione, ricordando le mie manie da insegnante – niente sopra il banco! – che innescano il sorriso. Il pensiero di aver seminato sani germogli vale come tanti “firmacopie”. Flora – nome bellissimo – si avvicina con garbo per acquistare l’opera. Scambio due parole mentre le scrivo la dedica: frequenta il Liceo statale Veronese a Montebelluna, dove nel 2014 ho presentato con soddisfazione il romanzo Una Foglia Incastonata nel Ghiaccio. La storia si ripete. Quella buona.
Investimento e investimento
Ore 12.10, vedo passare una ragazzina con una donna adulta. Probabilmente si tratta di una scolaretta delle elementari prelevata dalla nonna, una conferma che sono riprese le lezioni. Infatti alle 10 ero in piazza e ho sentito gli alunni in cortile, per la salutare ricreazione. Io avevo appuntamento con la consulente delle Poste, per verificare possibilità di investimento, parola che torna nel seguito del post. In cartoleria prelevo la Repubblica, con allegato il consueto settimanale il venerdì. Trovo a pag.12 del quotidiano l’articolo che fa al caso mio: “Il Sapere è la chiave per vivere meglio”, di Manuela Mimosa Ravasio che intervista Luciano Canova, autore di Economia dell’ottimismo. Il concetto di fondo è che investire in formazione e cultura è un’assicurazione per un futuro di benessere, individuale e collettivo, insomma un buon investimento. Sono certa che l’alunna succitata verrà accolta e formata con questo spirito dagli insegnanti. Mi preoccupa piuttosto ciò che succede nel mondo adulto, se risponde al vero che, per molti italiani i consumi culturali sono pari a zero, a partire dalla lettura. E io che ci sto a fare in questo contesto? C’è chi consuma e chi produce. Io scrivo, cioè produco un libro, affinché venga consumato. Però il libro non si mangia; detta così la cosa può far sorridere, ma il mio intento è di tenere desta la fiaccola del sapere, un investimento più duraturo del mio postale. Con questo spirito, ripresento stasera in Gelateria da Mariano, ore 20.30 il mio libro PASSATO PROSSIMO, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco. Un omaggio alla memoria e forse anche alla nostalgia. Sarà un piacevole momento di condivisione.
Consapevolezza (contro le truffe)
“La meditazione? Antidoto contro le nostre ansie” è il titolo del servizio a pag. 14 dell’odierno Corriere del Veneto, con intervista al maestro Tatsugen (Carlo Tatsugen Serra), classe ’53 – mio coetaneo – monaco buddista, una delle personalità più autorevoli che hanno permesso la diffusione del Buddismo Zen in Italia. L’intervista è legata al Festival della Consapevolezza alla quarta edizione che si terrà a Padova il 20 e 21 settembre. Il tema scelto per il 2025 è ”Intelligenza spirituale” con sottotitolo “Un ritorno alla profondità perduta” che lascia intuire parecchio dell’obiettivo. La parola ‘Consapevolezza’ del titolo mi cattura e mi sprona a fare delle riflessioni. Un sinonimo è coscienza, ma anche conoscenza. L’uso più comune si riferisce alla capacità di essere informati o coscienti di sé e della realtà circostanze. In pratica, la consapevolezza è una comprensione profonda che richiede esperienza e pratica. Anche di sapersi destreggiare nelle truffe telefoniche, argomento scottante di attualità. Proprio stamattina ci stavo per cadere. Rispondo al telefono fisso, dove una frettolosa voce femminile mi dice che il costo dell’abbonamento mensile di Vodafone, il mio gestore passerà da 30 a 54 euro: prendere o lasciare in tempi brevissimi, cioè subito. Alternativa: rompere il contratto o passare ad altro gestore. Mi sale il sangue alla testa, perché l’anno scorso ho faticato per farmi ridurre il costo della bolletta mensile. Sono arrabbiata e confusa sul da farsi. Interviene opportunamente mio figlio che interrompe la comunicazione. Poi segnaliamo al gestore il quale conferma che è già aperta una pratica per truffa telefonica. Sono mortificata, ma più consapevole di prima.
Addio a Stefano Benni 📚
Massimiliano, bravo e caro collega sardo mi informa che è morto Stefano Benni, scrittore, poeta, giornalista, umorista, sceneggiatore, nato il 12 agosto 1947 a Bologna e mancato ieri. Lo scrittore amava il Sinis (penisola della Sardegna centro occidentale) e i gatti. Una foto pubblicata da un giornale locale lo ritrae all’Oasi felina di Su Pallosu nel 2016. Tanto mi basta per occuparmene, essendo anch’io una gattara e una che scrive. A parte il nome, balzato alla ribalta in qualche occasione, non lo conoscevo. Concentro le ricerche sul poeta, perché le poesie si leggono più in fretta, riservando ad altro momento la lettura di un suo romanzo. I più raccomandati sono: Il bar sotto il mare, Bar Sport, Saltatempo, Stranalandia, La grammatica di Dio, editi da Feltrinelli. Da come crea i testi poetici, rivela uno spirito brillante e talvolta vulcanico. Imprevedibile come i gatti. La poesia Ti amo è un fuoco d’artificio – sorprendente la chiusura – ma non la riporto perché lunga. Interessante e vera Non disprezzare il poco Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza/L’umile, il non visto, il fuoco, il silenzioso/Perché quando saranno passati amori e battaglie/Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza/Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara/Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota/Il poco, il meno il non abbastanza.// Brevissima, ma efficace come un pugno nello stomaco Il prossimo exit poll In caso di guerra civile/secondo un recente sondaggio/ il governo e l’esercito/sono in leggero vantaggio.//Termino con L’isola dell’amore che mi ricorda Gianni Rodari Io e te partiremo/su un aereo di carta/in tre ore per passare il mare/dove il vento ci porta/un aereo di carta di giornale/che porta la notizia che/io e te siamo partiti/e non si sa dove siamo finiti.// Ironico, profondo, originale.
Magici Grilli 🦗
Dei grilli cantano fuori della porta, in giardino. Li sento quando esco verso le venti per ritirare la voliera coi canarini che si sono già posizionati sul poggiapiedi per dormire. Potrebbero essere tre, molto vicini e chissà cosa si stanno dicendo. Cammino piano per non interferire con il gradevole canto che si palleggiano. Il canto deve essere un richiamo d’amore, perciò suppongo che ci sia una coppia, tra i fili d’erba. È emozionante avere degli ospiti così ‘romantici’. Quando esco di nuovo alle ventidue, si sono quasi zittiti. Faccio dei versi e uno mi risponde: sono onorata di averli ospiti, a due passi da me. I maschi possiedono un organo stridulatore sulle ali per produrre il canto e attrarre le femmine. Smettono di cantare – frinire è il verbo appropriato – se fa troppo freddo (sotto i 22 gradi) o quando piove. Anche se percepiscono la presenza di un predatore o se sono vicini alla morte. Grazie al racconto di Collodi, il grillo è diventato simbolo di saggezza. Tuttavia l’espressione “Avere grilli per la testa” ha un valore negativo. Il canto del grillo è un simbolo di prosperità e di fortuna in diverse culture come in Cina, dove è considerato un portafortuna. Ometto di parlare della farina di grilli – polvere ricca di proteine a base di grilli – per la simpatia verso l’insetto canterino che mi addolcisce la sera.
Maionese impazzita
Lunedì, mattinata piena per me, dedicata alla spesa. Ma prima passo per il bar Milady, sempre affollato. Il quotidiano che preferisco è disponibile, tuttavia non riesco a captare un argomento meritevole su cui riflettere. Mentre giro e rigiro le pagine, entra una giovane con la testa coperta e due bambine; si siede nel tavolo difronte al mio e con il telefonino fotografa una delle bimbe, ma potrebbe inquadrare anche me. Provo un attimo di disagio, immaginando effetti collaterali negativi se posta la foto. L’ipotesi mi disturba, anche se non devo nascondere alcunché. Mi distrae un titolo del quotidiano che mi riporta in cucina, non il mio posto dell’anima: “A sinistra c’è una maionese impazzita. M non mi alleo neanche con la destra”. Il giornalista Federico Fubini intervista Carlo Calenda sul bipolarismo di casa nostra. Riporto un passaggio: “Il bipolarismo italiano è destinato a frantumarsi quando le condizioni si faranno dure. E ci arriveremo”. L’argomento è serio, ma lascio al lettore recuperare l’intervista. Io mi sposto metaforicamente in cucina per un imprevisto occorso agli esordi della mia attività lavorativa. Da studente universitaria, per raggranellare qualcosa ho venduto frullatori porta a porta, esperienza stressante, ma remunerativa. Prenotare l’articolo, significava versare trentamila lire, che io intascavo. Ovviamente prima dovevo fare la presentazione, che prevedeva di realizzare la maionese… senza farla impazzire! Il che succede quando gli ingredienti non si legano bene. Ci sono riuscita, ma mi sono spellata il pollice sinistro, maneggiando incautamente la lama del robot. Un torrentello di sangue inquinò l’operazione. Poi fui più accorta e capii che basta un niente per farsi male. Anche in politica.
