Botti (illegali) addio…

La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.

C’è diario e diario

Tra i generi letterari, il diario è il più semplice ed avvincente, sempre che l’autore sia spontaneo. Non a caso, quando insegnavo andava forte il Diario di Anna Frank, per il contenuto e le vicende del periodo considerato. Ai miei alunni avevo proposto un Diario di bordo per abituarli a fissare sulla carta attività svolte a scuola. Ovviamente c’è diario e diario, diverse sono le motivazioni per scriverlo. Adesso va di moda parlare di memorie. In ogni caso si tratta di un’opera autobiografica. Tale è quella scritta dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy durante i venti giorni di permanenza nel carcere parigino della Santé, per corruzione e traffico di influenze intitolata Le journal d’un prisonnier/Diario di un prigioniero. Dal 10 Dicembre, giorno dell’uscita, solo nei primi giorni ha venduto 100.000 copie. In regime di isolamento, il detenuto n. 320535 si è nutrito di yogurt e barrette di cereali, riscoprendo la fede religiosa. Voglio sperare che abbia pensato di raccontare la sua esperienza in prigione durata meno di un mese per motivi terapeutici e non per motivi economici legati alla sua popolarità. Certo la casa editrice Fayard sarà soddisfatta del successo che sta avendo il “memoir”. Conto di scrivere un Diario anch’io, per lasciare una traccia del mio passaggio sulla terra, senza rincorrere la popolarità, ma per assecondare un bisogno di trasmettere esperienze ed emozioni.

Dalla capanna

Venerdì 26 Dicembre, Santo Stefano. Esco in piazza per una rapida consegna: il paese sembra spopolato. Mi chiedo se la gente stia dormendo dopo le abbuffate, oppure sia in vacanza sulla neve o altrove. Incontro di striscio solo un uomo con un ragazzino al seguito, presumo padre e figlio. Ad occhio avrà 7-8 anni, parla e gesticola mentre l’adulto cammina con gli occhi puntati sullo smartphone. Mi coglie un attimo di sconforto, pensando che l’ascolto è fuori discussione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha officiato a Gaza, esibendo la statua di Gesù Bambino per una carezza, un gesto commovente che mi richiama le parole di un messaggio giuntomi sul tablet: “Per risolvere i conflitti, Dio non ha inviato eserciti, ma un bambino”. Ecco, recuperare il cuore di un infante sarebbe un efficace deterrente per le guerre. Intanto in Italia si registra un calo notevole delle nascite e la nazione è sempre più un Paese per vecchi che sono una risorsa. Però i giovani se ne vanno, “Otto su dieci guardano all’estero” e “Il lavoro? All’estero il 79% dei giovani”, così titolano due articoli letti sul Gazzettino un paio di giorni fa, confermando che il Belpaese non è un posto per i giovani. Sono confusa, percepisco che oggigiorno la vita si è complicata per tutti. Il messaggio che proviene dalla capanna offre una via d’uscita.

Nespolo Festoso… e Buon Natale 🎄

Cari Lettori, Buon Natale! Oggi sarò breve, ma non voglio mancare al consueto appuntamento. Se volete, potete aggiornarmi voi su come state trascorrendo questo giorno speciale. Ho pensato per tempo a un dono fatto in casa: una poesia con foto. È successo così: in un angolo destinato all’orto dove vado a raccogliere la salvia c’è un Nespolo giapponese, sorprendentemente fiorito a Dicembre. Sta lì da qualche anno, ma non mi ero mai accorta prima della specialità di fiorire col freddo, diversamente dal Nespolo comune. I fiori sono piccoli e profumatissimi, riuniti in grappoli. Ho pensato che fa da contrappeso all’Abete addobbato. Di conseguenza, mi sono venuti i seguenti versi, che intendo augurali e che vi dedico: Nespolo Festoso In questo giorno speciale/non voglio essere banale/evito auguri confezionati/tanto quanto regali pagati./Cerco qualcosa riposto/tra le pieghe della mente/da offrire serenamente/a chi considera le parole./Non è tempo di viole/a DIcembre infreddolito/ma il Nespolo è fiorito/per intenerire il cuore./Bianco di un solo colore/il grappolo profumato/compete con l’Abete variegato/per infondere puro amore//. Buone Feste

Passaggio del testimone

Gabriella passa il testimone. Dopo quindici anni di onorato servizio al Bar Caffetteria Mirò si ritira a vita privata. O quasi, nel senso che non è ancora da pensione. Le spiace lasciare il lavoro di barista che considera come un figlio – parole sue – ma si illumina al pensiero che avrà finalmente sabato e domenica liberi, un miraggio dopo una vita fatta dietro il banco. Seconda di sei fratelli, si è allenata al contatto con il pubblico già in famiglia, dato che ha appreso l’arte dai genitori. Il suo è uno dei tre locali dislocati in piazza, con una affezionata clientela. Molto cordiale la gestione della titolare, che accompagna la consumazione senza lesinare sorrisi e due chiacchiere, tanto che la sosta va ben oltre la lettura del quotidiano. Così almeno è stato per me, che considero il bar anche una fonte di informazioni sul paese. Me ne farò una ragione. Gabriella è una persona ancora giovane, che dimostra meno dell’età anagrafica. Si merita una seconda giovinezza e di prendersi qualche libertà che finora si è negata per gestire il locale che apre molto presto. Tanto i clienti affezionati non scappano e in qualche modo mantengono i contatti. Intanto possono lasciare un saluto nella scatola che Gabriella ha predisposto con la scritta: “I vostri pensieri saranno i miei ricordi”. Sabato sera aspetta tutti per un brindisi di saluto. Ci saremo! 🥂

Babbo Natale sfrattato

Babbo Natale sfrattato. Sembra il titolo di un racconto controcorrente, invece è una storia vera. Succede a Dolcedo, borgo ligure in provincia di Imperia. Riguarda Giovanni/Gianni, 80 anni; faceva il babbo natale ed è stato sfrattato perché non riesce a pagare l’affitto. Vive in una casa della Curia con la compagna Franca e Briciola, un cane che gli fa compagnia mentre è a letto, ammalato. Seguo la storia durante il programma Diario del giorno. Sembra inverosimile che il “Babbo Natale del paese”, simbolo di generosità e opulenza sia vittima di povertà. Per fortuna la comunità si è mossa e lo sfratto è stato rinviato a febbraio. Ma il problema rimane: un anziano, messo male in arnese deve vivere dignitosamente con una pensione di 600 euro, da cui detrarne 250 per l’affitto. Sono mortificata e incredula. Forse ci voleva la sua storia per pensare ai poveri nostri connazionali, quasi 6 milioni di persone che vivono in condizione di povertà assoluta, mentre la povertà relativa coinvolge oltre 8 milioni di individui. Sono dati che non fanno onore al Belpaese. Se la figura di Babbo Natale, ammantata dalla leggenda è cara ai bambini fino agli 8 anni, è reale la povertà, compagna di molti vecchi, insieme con la solitudine. A Giovanni/Gianni auguro di tornare a fare il Babbo Natale del paese, con qualche chance in più!

Dottori a 4 zampe

All’ospedale Bellaria di Bologna è stata concessa la laurea a cani e gatti che aiutano i pazienti oncologici a stare meglio. La “pet therapy” con i pazienti oncologici, avviata un anno fa con il progetto “Quattro zampe per la vita” ha riconosciuto dottori a 4 zampe una trentina di dogtors a fianco dei pazienti. Non si tratta ovviamente di una laurea universitaria, ma di un riconoscimento per il prezioso lavoro svolto in terapia assistita con gli animali (TAA). Una bellissima idea, con la benevolenza di San Francesco. Leggo a riguardo l’articolo di Helmut Falloni in CRONACHE di ieri sul Corriere: mi complimento per avere avviato e realizzato il progetto con Antonio Maestri, Direttore del Dipartimento oncologico Ausl di Bologna, a favore dei suoi pazienti e dei cani, che ama da sempre. “Loro sentono cose che noi umani non riusciamo a percepire. A cogliere…”. Immagino il sollievo morale e fisico che una bestiola può donare. Sto leggendo FRANCESCO di Aldo Cazzullo e scopro che il santo scrisse il famoso Cantico delle Creature quando era quasi cieco. Ebbe l’idea di comporre l’opera, non in latino ma nella lingua del popolo perché “adorava godere del creato, alzare lo sguardo al cielo, dialogare con gli animali”. Il buon seme dà frutto.

Tango, che passione!

In tempi ormai remoti ero una provetta ballerina di liscio. Vinte un paio di gare di ballo, custodisco una coppa in studio e l’altra, più elaborata in cantina. Il mio ballo preferito era il tango, che continua ad agitarmi dentro, anche se non ballo più. Il tango argentino interpretato ieri sera dalla coppia Andrea Delogu e Nikita Perotti durante la finalissima di Ballando con le Stelle è stato semplicemente strepitoso. Avrei voluto interpretarlo io, che da bambina volevo fare la ballerina. L’accompagnamento musicale fa da giusta cornice alla danza piena di mosse e contromosse, colpi di testa e di gambe, acrobazie incredibili, come la spaccata di Andrea – ci ho messo un po’ a capire che è la donna nella coppia – sospesa tra due sedie. Non sono resistita fino alla fine del programma, a notte fonda e ho appreso il risultato stamattina. Favorite erano Francesca Fialdini e Barbara D’Urso, piazzatesi rispettivamente al seconda e terzo posto. Non sapevo quasi nulla della Delogu, che ha dimostrato grande talento e capacità di reagire alla perdita del fratello, successa durante le ultime puntate. Interessanti anche i suoi trascorsi, resi noti con limpidezza. Bravissimi i rispettivi partner, sebbene in questa danza di fuoco sia la donna a fare la differenza, a parere di ex tanghera.

Boccaccio e le donne

Regalare un libro sotto Natale ha un valore in più, anche se si tratta della rilettura di un classico. In questo senso mi sprona la lettura dell’articolo di Francesco Piccolo nella Repubblica di ieri, a favore del Boccaccio, di cui domani 21 dicembre ricorre il 650esimo anniversario della morte (Certaldo, 16.06.1313 – Certaldo, 21.12.1375). Ma anche un fatto privato: Manuel, 25 anni compiuti da poco mi ha confidato che sta leggendo il Decameron: evviva! Dai tempi del Liceo ho simpatia per il Boccaccio, per la sua capacità di narrare il quotidiano, nelle storie raccontate da dieci giovani – di cui sette donne – rifugiatisi fuori Firenze, a causa della peste. Un modo intelligente per non annoiarsi. Chi non si ricorda Frate Cipolla, Calandrino e Chichibio? Ma non ho memoria di donne protagoniste di altrettanti racconti che il giornalista recupera: Chismonda, Alatiel, Giletta di Narbona, Alibech. Certo i nomi non aiutano, ma le loro disavventure/disgrazie femminili rispecchiano l’attualità. L’attenzione del Boccaccio per i personaggi femminili è confermata dal De mulieribus claris, una raccolta di 106 biografie di donne famose. Delle “Tre Corone Fiorentine’, Boccaccio è il più vicino alla mia sensibilità di donna. Lieta che Manuel mi abbia preceduta, di buon grado riprendo in mano il Decameron.

Pio Zardo. Un artista, un uomo

“Angeli in festa” è il titolo dell’opera di Pio Zardo, Tav.112, riportata nel volume PIO ZARDO Una Vita per la Pittura Una Pittura per la Vita, di Franca Tonelli, presentato il 2 Dicembre scorso a Mussolente e il 10 Dicembre a San Zenone. Nella varietà dei soggetti rappresentati nei dipinti dal Maestro, immagino che l’Angelo suoni la tromba per ringraziarlo di avere usato sensibilità e talento a favore della bellezza e dello spirito. Nella poderosa biografia, moltissime sono le tavole che coprono un arco di tempo lungo una vita: dal periodo torinese alla maturità artistica. Tra le mie preferite: La mamma Emma, La moglie Maria, Dolce riposo (in copertina), Il Patriarca Bepi, La sposa dall’abito nero, Eleganza, Donna in nero con un filo di perle, Estate, In posa, Presepe… ce ne sarebbero molte altre, ma lascio al lettore indagare. Pio ha trasmesso l’indole artistica ai figli Marta, Noè e Ruben, come documentano le Tav. 25, 26 e 27. La nipote Veronica De Martin ha curato il progetto grafico e la composizione dell’opera. L’autrice Franca Tonelli racconta in punta di piedi la storia privata e artistica di Pio che le confida: “…quello che sono ora: vecchio sì, ma contento della vita che ho vissuto… piena di fatiche e difficoltà, è vero, ma anche di gioie e soddisfazioni: la mia famiglia, il mio lavoro, la pittura”. Appropriato il sottotitolo Una Vita per la Pittura, Una Pittura per la Vita. Onorata di avere conosciuto Pio, che leggeva i miei post. Grazie all’artista e all’uomo. 🌻