[ ] “È l’estate, fredda, dei morti” I poeti mi aiutano a dare senso al quotidiano. Stamattina lo fa Giovanni Pascoli, con la poesia Novembre (1891) che trascrivo di seguito. Non la commento, per lasciare al lettore elaborare una sua riflessione. Mi limito a sottolineare il contrasto tra le stagioni della natura e la ricaduta che producono nell’animo. Dal punto di vista strutturale, si tratta di tre strofe, ognuna di quattro versi (tre endecasillabi e un quinario) con rime alternate. Le immagini visive, olfattive e sonore accompagnano il lettore dal paesaggio luminoso iniziale alla desolazione della parte centrale, fino al silenzio e al riferimento della morte nell’ultima strofa. Data la giornata odierna, personalmente valorizzo proprio questa. Novembre Gemmea l’aria, il sole così chiaro/che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,/e del prunalbo ll’odorino amaro/senti nel cuore…/Ma secco è il primo, e le stecchite piante/di nere trame segnano il sereno,/e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante/sembra il terreno./Silenzio, intorno: solo, alle ventate,/odi lontano, da giardin ed orti,/di foglie un cader fragile. È l’estate/fredda dei morti.//
