Lettura in primo piano

Sono sotto il casco dalla parrucchiera Lara che con dedizione si prende cura dei miei capelli, un po’ stressati dopo l’intervento. Mettere il mio capo nelle sue mani non è solo un’operazione materiale, ma un atto di fiducia sostenuto da una pluridecennale amicizia. Naturalmente non ci sono arrivata con le mie gambe, ma grazie al servizio trasporto di Marcella che mi apre la portiera e mi aiuta a scendere dalla macchina. Sintetizzo: due donne, due perle che agiscono in contemporanea, cui si aggiunge Lucia nel pomeriggio. Orbene, mentre sfoglio il settimanale Oggi mi soffermo su un articolo delle prime pagine che inneggia al Reading Party, incontri di lettura avviati da alcuni giovani a New York che si dedicano a questa attività, rinunciando all’uso del cellulare, affidandosi al silenzio e alle luci soffuse. Poi segue lo scambio di informazioni e impressioni su quanto letto, con la possibilità di ampliare le relazioni. La pratica è a favore sia dell’intelletto che della psiche. Bingo! Ci voleva tanto…a tornare sui propri passi? Anni addietro a scuola c’era l’ora di lettura di un’opera narrativa che gli studenti portavano poi al colloquio d’esame. Delle sei ore di italiano del mio programma settimanale, era quella più attesa sia da me che dagli studenti che si sentivano partecipi delle storie che talvolta venivano drammatizzate alla fine dell’anno. Poi quest’ora è caduta nel dimenticatoio, soverchiata da altro con l’aumento di difficoltà espressive e relazionali. Per carità, la tecnologia incalza ed aiuta, ma non sarebbe male recuperare qualche pratica del passato: ascoltare, parlare, leggere e scrivere sono gli obiettivi della scuola primaria. Esercitarli in un ambiente idoneo, senza disturbi favorisce l’espansione intellettuale. I giovani newyorchesi se ne sono accorti. Speriamo succeda anche da noi, solitamente pronti ad accogliere le mode d’oltreoceano.

Glicine e Amicizia

Stamattina, tra le proposte di ‘approfondimento’ del tablet c’è il Glicine, pane per i miei denti. Pianta rampicante originaria della Cina o del Giappone, potrebbe essere stata introdotta in Italia da Marco Polo. Molto apprezzata in Oriente, è tenuta in gran conto anche da noi perché molto robusta e decorativa, con la fioritura nei toni viola, lilla ma anche bianca e l’intenso profumo. Il mio Glicine era un regalo di compleanno che si è espanso fino a coprire il gazebo naturale costruitogli attorno. Mi piace assai il tronco aggrovigliato e l’abbraccio naturale che offre quando mi siedo sotto. La bellezza della fioritura è un altro valore aggiunto, insieme con il profumo che emana verso sera. Adesso che ci penso, tempo addietro gli ho dedicato una poesia che, se recupero poi trascrivo. In Europa il Glicine è da sempre simbolo di amicizia. Proprio come l’amicizia, cresce e prospera appoggiandosi delicatamente a ciò che gli viene offerto come supporto, mentre la fioritura è duratura come i frutti di un’amicizia. Quindi fa proprio al caso mio, che ho apprezzato il sostegno materiale e psicologico di varie persone prima e durante le mie ‘vacanze sanitarie’ nonché in questo periodo di convalescenza. Approfitto per ringraziarle tutte, anche per la comprensione: operata di recente e sola in casa, per necessità evito visite e telefonate che in situazione normale sono assai gradite. Questa modalità fa parte del ‘pacchetto recupero’ e la adotto per rimettermi presto…in carreggiata! Ogni giorno che passa viaggio verso il miglioramento e mi sento invogliata a fare bene ciò che mi viene consigliato: esercizi, uso delle stampelle, accorgimenti, strategie alternative per evitare danni. Esempio non accavallare le gambe, non fare piegamenti, non stare seduta, eccetera. Un po’ di sacrificio, ma mi sento quasi rinata.

Fiori e Poesia

Mi cattura una proposta tra le varie che si rincorrono sul tablet, con un fiore e il verso: “Portami il girasole impazzito di luce” che è anche il titolo della poesia di Eugenio Montale; il girasole è il fiore cui si rivolge il poeta, per essere invaso dalla sua energia. Io l’ho scelto quale logo del mio blog verbamea perché esprime positività. Il suo modo di seguire il sole spostandosi durante il giorno induce a fare altrettanto nel percorso quotidiano, adattandosi agli spostamenti. Una metafora, una strategia di sopravvivenza alle difficoltà quotidiane. Tra l’altro il colore arancione trasmette una sferzata di buonumore, quindi l’ho scelto a ragione quando, nel giugno del 2021 nacque il blog verbamea. Ma la conoscenza di Montale risale al tempo dell’Università, quando mi occupai della sua raccolta Ossi di seppia. Il poeta Nobel per la letteratura nel 1975, allora non mi entusiasmò più di tanto, preferendogli di gran lunga Umberto Saba. Poi vennero i girasoli coltivati da mio figlio – da me fotografati – nel campo adiacente casa, e ci fu un riavvicinamento, soprattutto riguardo l’attenzione per la natura che il poeta genovese ha immesso nei suoi versi. Quindi, tra me e Montale si è stabilito un sottile feeling, mantenendo tuttavia la mia preferenza per l’autore del Canzoniere che si esprime con una poesia quotidiana, ‘onesta’, l’unica che ritiene utile, possibile e credibile. Tornando al titolo della poesia ‘Portami il girasole’ ci sarebbe da dire parecchio perché il contenuto non è così solare come potrebbe sembrare. Lascio ai lettori eventualmente approfondire. Io mi limito agli aspetti più rasserenanti. Oltre al colore brillante, il Girasole è una pianta annuale che dimostra adattabilità e non presenta esigenze eccessive. Degli esemplari sono cresciuti perfino sotto al Ciliegio giapponese, dandomi grande soddisfazione. 🌻

Tempo bizzoso

Ieri sera ho acceso la stufa: la cesta con l’ultima legna era comoda e verso le venti non ci ho pensato due volte. L’operazione, che pensavo archiviata è stata gradita anche da Fiocco – il gatto rosso bello e impossibile – che si è acciambellato nella scatolina rettangolare dove c’erano i legnetti accendi fuoco. Nei paraggi, ovviamente le due gatte Grey e Pepita che preferiscono le mie gambe quando mi distendo sulla poltrona relax. Che dire? Lo sapevamo: il caldo fuori stagione non poteva durare e credo sia meglio così. Resta il disagio di adattarsi al brusco calo delle temperature, sperando che gli effetti collaterali siano sopportabili. Che il tempo influenzi fisico e psiche è un dato assodato. A seguito di eventi metereologici estremi è stato riportato lo sviluppo di disturbi mentali come depressione, ansia e stress. Non siamo a questi livelli, con il ritorno a temperature in linea col mese, dopo un’incursione d’estate bella e buona. La parola d’ordine, a mio dire è ‘Adattamento’ se non possiamo fare altro. Dal momento che non c’è nessuna certezza, convivere con le perturbazioni meteo mi sembra inevitabile. D’altronde c’è di peggio che si sta scatenando nelle alte sfere. Mi sovvengono dei versi premonitori di Bertold Brecht che evito di riportare per non intristirmi oltre. La settimana scorsa, a quest’ora circa ero in sala operatoria dove il chirurgo dottor Giovanni Grano mi ha inserito nella gamba destra la protesi d’anca…gemella di quella inserita nella sinistra circa trenta mesi fa. “Questione di gelosia” ha detto il bravo collega Massimiliano. In tarda mattinata ho fatto la seconda seduta di fisioterapia dal valente Federico Zalunardo che mi ha pure complimentato perché azzardo dei passetti senza stampelle. Mi concentro su questi successi per alleggerire i pesi della vita, consapevole che le sorti del mondo non sono di mia competenza. Come dice la mia amica Pia, “Diffondere piacere, serenità e bellezza” scrivendo, è la mia arma di difesa quotidiana.

Giornata Mondiale dell’Arte

Nel giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy, oltre che la Giornata Mondiale dell’Arte che sono interconnesse, essendo il Belpaese una miniera di opere d’arte. Attualmente l’Italia detiene il maggior numero di monumenti (58) considerati patrimonio dell’umanità, seguita da Cina (57) e Francia (52). Pertanto siamo il primo Paese al mondo per numero di siti riconosciuti, di cui 53 a carattere culturale e 5 a carattere materiale. Bando ai numeri, intendo concentrarmi sul significato della parola arte che semplifico in talento espressivo e capacità inventiva. Pertanto intendo qualunque prodotto umano, di derivazione accademica ma anche no, recante segni di abilità: penso alle ricamatrici, a chi costruisce ceste, ai falegnami scalpellini restauratori, agli inventori di menù…cui aggiungere gli artisti di bottega e chi ha seguito dei corsi o delle Scuole professionali ad indirizzo artistico. Rivedo in un flash un momento iniziale del film La Ragazza con l’Orecchino di Perla, dove la protagonista dispone le verdura ‘ad arte’ in base ai colori, dettaglio che non sfugge al suo padrone, il famoso pittore olandese Johannes Vermeer che poi la immortalò nel famoso ritratto. E proprio Leonardo da Vinci, per restare in tema affermava “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”, apparente scioglilingua di efficace sostanza. Dal mondo popolare recupero il modo di dire “Ogni bambino nasce col suo cestino” per sottolineare che ogni individuo ha dei talenti da coltivare, se ci crede. Nel mio cestino ho trovato la scrittura, incentivata da buoni Maestri. Il mio proposito è valorizzare ogni prodotto privato o pubblico, volto a diffondere piacere, serenità, bellezza. Senza scopo di lucro, perché la ricompensa sta nella condivisione.

Il mio eden

Durante la mia breve assenza da casa è scoppiata l’estate (che non durerà). Osservo ciò che è successo in pochi giorni: erba alta, siepe di Photinia espansa sul marciapiede oltre la rete, Glicine in piena fioritura. Anche la vite di Uva fragola si sta facendo strada, mentre i fiori bianchi delle Fragole annunciano che potrò contare sui rossi frutti tra qualche settimana. Sul Ciliegio si notano le piccole rotondità che delizieranno il palato tra qualche settimana…se il maltempo non ci metterà lo zampino. Con prudenza mi inoltro nella zona che chiamo ‘boschetto” dove un cespuglio di Iris rende gloria al Creato. Ne raccolgo un mazzo da portare in casa dove diffonderanno l’intenso profumo. Però prima li fotografo, inseriti in una borsa da mare blu che non reclama per l’inconsueto servizio. Di passaggio noto che anche il Mirtillo è in fioritura ed espone grappoli biancastri a forma di calici rovesciati dove si inserisce un bombo goloso e peloso. Credo che farei altre scoperte se procedessi, ma è tempo che mi sdraii per non affaticare l’anca rifatta mercoledì. Essere una donna ‘bionica’ non mi lusinga: preferisco considerarmi una donna ‘risanata’ come quella dell’ode scritta da Ugo Foscolo nel 1802 per la guarigione della contessa milanese Antonietta Fanagni Arese (con la quale anni prima aveva avuto una relazione). Bando ai ritorni scolastici, che comunque non mi disturbano riservo l’ultimo sguardo al Fico – nato da solo a protezione delle Ortensie – che ha allargato le foglie palmate in altrettante mani vegetali, simboli di offerta e/o protezione. C’è davvero da commuoversi davanti allo spettacolo e alla lezione della natura. Magari riflettendo sul significato della parola ‘eden’ anche nella accezione terrena, a prescindere da quello nell’Antico Testamento.

Profumo di casa

Mentre faccio la mia ultima colazione in clinica, tra il caffelatte e le fette biscottate ci sono le immancabili confetture, una di ciliegie che mi riporta a casa: mi chiedo come starà il mio albero da frutta, fotografato durante la splendida fioritura. Forse quest’anno gusterò i prelibati frutti, se le piogge abbondanti non hanno compromesso l’impollinazione, o se le formiche non daranno filo da torcere alla nascita delle ciliege. Durante il mio soggiorno, camuffato da “vacanze sanitarie’ ho pensato spesso a casa, che è la mia destinazione preferita. In passato non pensavo che mi sarei affezionata tanto a dove abito, inteso come ambiente e come casa di proprietà. Se non erro, mi risulta che l’Ariosto avesse fatto affiggere all’ingresso di casa sua la scritta ‘Parva sed apta mihi’ = Piccola ma adatta a me che adotto anch’io, modificando l’aggettivo ‘parva’ in ‘vasta’ perché la mia non è affatto piccola ed anzi più che abbondante per una persona sola al momento, sebbene ne abbiano goduto mamma e figlio. Magari in futuro tornerà ad essere ripopolata, ma adesso è il regno su misura mia e dei miei ‘conviventi’: gatti, fiori, uccellini. Ogni angolo esterno reca la mia impronta ed anche l’interno è distribuito secondo le mie esigenze, che sono quelle di una scrittrice del quotidiano e dell’attualità, come emerge dal mio blog verbamea. Di primo pomeriggio sarò a casa: potrò tornare a coccolare i miei gatti, fotografare i miei fiori, respirare il profumo delle mie cose. Sono tornata: avvolgente il profumo del glicine. Se non è delizia questa…

In attesa di dimissioni

Prima di lasciare la clinica e rientrare a casa tra i miei amati gatti e fiori, intendo ringraziare chi mi ha sostituito: Marcella, Lucia, mio figlio Saul. Il compito principale affidato a Saul e Lucia era nutrire i felini, non sempre disponibili, mentre Lucia ha fatto la ronda attorno alla casa, spazzando le foglie che ieri devono aver fatto un macello. Ognuno dei tre mi ha inviato foto dei gatti “animatori del villaggio’ come dice mia nipote Cristina e Saul degli Iris e del Glicine che sono una meraviglia. Ho ricevuto un audio dei canarini che cantano a squarciagola ed è una vera festa sentire i miei simpatici pennuti fare il tifo per me. Ringrazio anche i fedeli contatti che mi hanno incoraggiato da casa, vicini e lontani. Francesca ‘mani di fata’ sta ricamando qualcosa per me. In una situazione di emergenza si comprende chi ti è veramente amico e io non sono affatto sola, nonostante viva da sola. Anche qui ad uso sanitario mi hanno chiesto: “Con chi vive?” cui ho risposto: “Con tre gatti e tre canarini” che può fare sorridere, ma sono veramente i componenti della mia famiglia. Per fortuna sono in buona compagnia, perché diversi miei contatti accudiscono un cane o un gatto. Le sorelle Lisa e Roberta hanno allevato Nina con tale cura che la bassottina si comporta dentro e fuori casa come un educato familiare. Anche Lina vive con molti gatti e molti fiori. Credo che saranno fioriti gli Iris di cui mi ha promesso i bulbi. Per me è abbastanza naturale, per non dire fisiologico accostare la bellezza dei fiori alla vivacità degli animali domestici, una risorsa che allieta la vita in ogni circostanza, specie in situazioni di disagio sanitario. Adesso sono in attesa di dimissioni – oggi pomeriggio o domani – e ringrazio il Cielo di avermi considerata con misericordia. 🙏

Vacanza sanitaria

Terzo giorno di degenza in clinica, forse il penultimo o quasi. Mi ero già figurata una specie di ‘vacanza sanitaria’ e per certi aspetti lo è. I degenti sono serviti e riveriti da uno stuolo di infermiere e operatrici sanitarie veramente gentili e sollecite, alcune giovanissime. Ho conosciuto Katia, Silvia, Elisa, Mena… la fisioterapista Melissa e la fisiatra Lain: un bel pull di donne molto rassicuranti e preparate. In reparto solo due uomini che invece abbondano in sala operatoria dove il ‘pezzo da novanta’ è il chirurgo dottor Giovanni Francesco (ho scoperto il secondo nome) Grano. Verso le otto, la colazione. La tovaglietta è a soggetto marino: pesciolini, stelle marine, barche a vela…che inevitabilmente mi riportano con la mente lá dove vorrei andare e l’anno scorso non sono stata, causa il caldo torrido. Adry sta facendo pressione perché non me lo dimentichi, ma può stare tranquilla! Per certi versi mi sento una creatura marina e la sensazione è confermata anche dalla mia dieta che prevede poca carne e molto pesce. Come passo il tempo? ‘Gioco’ col telecomando del letto che ha ben otto posizioni, scrivo e leggo il romanzo La Portalettere di Francesca Giannone che Saul mi ha regalato per il mio recente compleanno. Ambientato in un paesino del Sud negli Anni Trenta è la storia di una postina coraggiosa che sceglie un lavoro allora ritenuto inadatto per le donne. Credo che la fonte sia la nonna della protagonista. Unico neo: il romanzo consta di 414 pagine, troppe per i miei gusti, ma qui in clinica mi fa compagnia. Inoltre il Sud mi piace, sono stata in Salento un paio di volte a trovare la mia amica Liliana. Inoltre ho conosciuto e frequentato ‘Maria Postina’ a Possagno dove abitavo che aveva ereditato il lavoro dal marito. Insomma, nella scelta di un libro concorrono molte variabili e mio figlio non è andato a caso. E non a caso mi sostituisce ora lui a casa, occupandosi degli altri componenti felini. Tranquilli, torno presto!

Domani è un altro giorno

Sono in ospedale (mercoledì 10), anzi clinica Villa Berica a Vicenza, in attesa di artoprotesi anca destra. Succederà in tarda mattinata, essendo entrata per ultima. Sono arrivata alle sette come richiesto, accompagnata da Saul che come me ha dormito poco. Sbrigate le pratiche per l’accesso, adesso non mi resta che aspettare il mio turno (sono la terza che stamattina si gioverà del robot Mako). Occupo la stanza numero 13 del terzo piano e mi guardo attorno. Due letti, il piccolo televisore in alto; il crocefisso sopra la porta dei servizi sembra vigilare su di me (la mia compagna di stanza è in sala operatoria). Per fortuna c’è una predominanza di celeste che rasserena, in varie nuance: le pareti, gli armadi, lo schienale di sedie e letti, il camice carta di zucchero che mi hanno fatto indossare, il pavimento di piastrelle color acquamarina…mi riportano al mare, dove mi auguro di tornare, camminando leggera sulla sabbia. Stamattina pioveva, adesso non mi pare. Penso ai miei gatti che non mi vedranno per tre giorni – se tutto va bene – affidati alle cure di Marcella e di mio figlio. I canarini oggi resteranno in ripostiglio dove canteranno lo stesso, credo. Ripasso a mente i miei fiori e non vedo l’ora di sedermi sotto il glicine, visitato dai bombi laboriosi. Ieri è sbocciato un Iris selvatico blu intenso e seguiranno a breve gli altri fiori ancora chiusi: spero di godermi lo spettacolo la settimana prossima. L’attesa è abbastanza ansiogena, ma finalmente arriva il momento di entrare in sala operatoria, che si trova al quarto piano ed è piuttosto fredda “per tenere a bada i germi” mi rassicura un sanitario. Altri controlli e firme – che non finiscono mai – finché mi viene fatta l’anestesia epidurale che in pochi minuti mi desensibilizza metà del corpo dalla pancia in giù. E passo nelle mani del chirurgo, coadiuvato dall’equipe e dal robot Mako. Sono nel complesso calma e fiduciosa: sento il dottor Grano avvitare, battere con un martello, trapanare… finché chiede ‘lo stelo’ che mi riporta agli amati fiori (anche se in questo caso è un elemento della protesi). Con questo cenno di natura e di bellezza, sento che l’intervento è andato bene. Grazie a chi si sta occupando di me. Domani è un altro giorno.