A chi fuma

Di tutte le specie di Nicotiana – genere di pianta della famiglia Solanaceae – la più comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco da fumare è la Nicotiana tabacum, così chiamata in onore di Jean Nicot che nel 1561 presentò il tabacco alla corte reale francese. Oggi 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la “Giornata Mondiale senza tabacco”, incentrata quest’anno sul tema “abbiamo bisogno di cibo non di tabacco”. Il tabacco danneggia l’ambiente ed è pericoloso. Fatta l’introduzione, adesso mi espongo. Mio padre era un grande – in certi periodi grandissimo – fumatore ed è morto d’infarto a 58 anni, oltre quarant’anni fa. Di certo il fumo non gli fece bene, anche se può darsi sia stato una concausa, più che una causa della morte improvvisa. Nessuno in famiglia fumava, ma ricordo l’odore acre del fumo che aleggiava in casa. Anche le litigate di mia madre perché smettesse, cosa che avvenne tardivamente quando fu operato all’anca, nel tardo autunno di un paio d’anni prima di andarsene. Allora le sigarette furono sostituite dai mandarini e il gradevole profumo degli agrumi disperse quello delle sigarette (nazionali senza filtro, se ricordo bene). Mi sono permessa questa digressione, perché mio padre è mancato troppo presto, non lo conoscevo ancora del tutto. Se fosse vissuto almeno altri vent’anni, avremmo potuto frequentarci e oggi non rimpiangerei la sua rapida uscita di scena. Mia intenzione è fare giungere il messaggio alle persone care che fumano, di non sottovalutare il rischio che corrono: di perdere la vita anzitempo, ma anche di provocare un vuoto incolmabile. Vale anche per le persone che non conosco, cui riconosco comunque la facoltà di scegliere come vivere la vita, una e irripetibile.

Scarti buoni

A metà mattina ho il controllo dal dentista. Dovrebbe essere una cosa veloce, ma delle urgenze mi costringono ad attendere. Non mi resta che prendere una rivista per distrarmi. A caso mi viene tra le mani il n.16 di VANITY FAIR di aprile che sfoglio distrattamente. Ma ecco che trovo a pag.102 l’articolo di Anna Capelli che fa per me: Il riciclo ti fa bella. Scarti, rifiuti, residui di lavorazione. Chi butta è perduto. Perché gli ingredienti top dei cosmetici all’avanguardia sono bucce, semi, gusci e frutti ammaccati. Mi viene da sorridere se penso che da qualche mese mi sto occupando… di nutrire i lombrichi del composter con gusti di uova (che contengono calcio), bucce di banana essiccate (ricche di potassio) e fondi di caffè (non mi ricordo cosa contengono). Devo precisare che non spendo soldi in prodotti di bellezza, salvo per mani e unghie, cui tengo molto. Non ho mai usato il fondotinta e mi sono truccata poco in gioventù. Da adulta solo per giornate speciali. Adesso che ci penso, mi è cara anche la testa, per il contenuto essenzialmente, ma anche per i capelli che mantengo lunghi e raccolti, e per il cuoio capelluto che mi procura prurito. Sono stata da un dermatologo che mi ha prescritto un lenitivo, senza peraltro risolvere il problema per cui ho speso diversi soldi in farmacia ed erboristeria. Ecco che arriva un rimedio che si collega ai prodotti di sopra: olio da cucina con cui nutrire la testa. Il consiglio mi viene gratis da Aldo Bianchi, parrucchiere in pensione ma attivo su vari fronti, compreso quello letterario grazie al quale l’ho conosciuto. Il prurito che mi assillava da anni è quasi del tutto scomparso. Ho liberato uno scomparto della cucina da vari tipi di olio per condire scaduti, risparmiando soldi e tempo. Chissà cos’altro potrei farmi in casa con prodotti a metro zero. Vorrei completare la lettura dell’articolo, ma vengo chiamata per il controllo. Comunque ciò che ho letto mi mette di buonumore perché mi riconcilia con gli scarti della natura.

Insegnanti addio!

“Oggi nessuno vuole fare l’insegnante”, parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara intervenuto al dibattito su “La scuola italiana oggi e domani” nell’ambito del Festival dell’economia di Trento. Temo di dovergli dare ragione, anche se spero di sbagliarmi. Mi spiace che il mondo della scuola dove ho profuso tante energie – ma riconosco che c’è chi ha dato molto di più – sia in profonda difficoltà. Le testimonianze mi vengono direttamente dalle colleghe con cui mantengo rapporti, e non sono solo quelle prossime al pensionamento, ma anche le giovani leve. La lamentela più ricorrente è che la didattica, cioè l’insegnamento è posizionato in coda dopo il disbrigo burocratico, la gestione dei rapporti con i genitori e gli enti, la cessione di ore di lezione per attività educative varie. Mi pare di intendere che le riunioni da remoto abbiano alleggerito da una parte, ma anche impoverito lo spirito di squadra. Ribadisco che sono contenta di essere in pensione e mi dolgo per le mie colleghe, compresi ovviamente i colleghi maschi. In questi giorni ho sentito nominare spesso don Lorenzo Milani, nato giusto cento anni fa a Firenze (il 27 maggio 1923), il fondatore della scuola popolare di Barbiana. Chissà che consigli darebbe lui per aggiustare le cose che non funzionano nella scuola odierna. È risaputo che era un prete scomodo, che si batteva per una scuola inclusiva con la partecipazione attiva dei suoi membri. Dubito che l’intelligenza artificiale, sbandierata da più parti risolva il problema alla radice. La cosa più semplice sarebbe chiedere ai docenti cosa non funziona, e farne tesoro. Nel mentre, solidarietà alla categoria, da estendere a tutti gli utenti della scuola, alunni compresi. (P.S.- Sento con sgomento che ad Abbiategrasso uno studente 16enne ha colpito al braccio con un pugnale l’insegnante di Lettere, che non è grave. Ma è grave l’atto compiuto. L’idea del Ministro di inserire uno psicologo nelle scuole mi pare opportuna e persino tardiva, date le problematicità serpeggianti tra i banchi)

La ‘ragazza’ volante

Con piacere vedo riproposta su Rai 3 il sabato sera la trasmissione Le Ragazze che avevo apprezzato in una precedente edizione. Protagoniste donne adulte e oltre che si raccontano, prelevando fotografie da una scatola dei ricordi. Talvolta dei video accompagnano il racconto che non è mai mediato da altra persona. Francesca Fialdini, la garbata conduttrice si limita a sintetizzare i momenti della storia. La prima ‘ragazza’ che si racconta in questa nuova edizione è addirittura centenaria: Annita ‘Yvonne’ Girardello, classe 1923 (ha compiuto gli anni il 29 aprile scorso), veneziana, la prima hostess d’Italia. Con verve la signora racconta di quando fu assunta, dopo una prova di volo – unica donna a bordo – per servire i passeggeri, ai quali offriva acqua di melissa come calmante. Indubbiamente coraggiosa, preferisce volare piuttosto che fare la sarta come la madre, la quale tuttavia le cuce la prima divisa azzurra di volo. Ama lo sport, la poesia, il disegno e non i legami familiari, perciò rifiuta il matrimonio ma ha una lunga convivenza felice. Stupefacente la risposta che dà a chi le chiede come sia arrivata a spegnere 100 candeline: “Sono arrivata a 100 anni vivendo”, ovverosia amando la vita in tutte le sue sfaccettature, come lei stessa precisa nel seguito del servizio. Mi verrebbe da abbracciarla, una donna di tanto talento e tanta vitalità, una paladina del volo…ma anche del percorso terreno, affrontato con lo spirito della tigre. Quella del detto orientale “Cavalcare la tigre”, nell’accezione di controllare le situazioni pericolose che la vita destina a tutti. Lunga vita a tutte le ‘ragazze’ coraggiose, di ieri e di oggi!

Isora e Adriana

Mi capita di rado di accendere il televisore nel tardo pomeriggio. Se succede, è per sentire delle voci in sottofondo mentre faccio qualcosa di sgradevole, tipo prepararmi le crespelle e intanto sbrinare il frigo; per la precisazione, devo togliere un blocco di ghiaccio con incorporato un astuccio di maionese, inglobatosi con la parete posteriore del frigo. Per fortuna risolvo la cosa, grazie a una dritta di Adriana che si rivela efficace. È chiaro che come domestica valgo poco, me ne sono fatta una ragione. Tra una operazione e l’altra sento la storia del ricongiungimento, dopo l’alluvione di due anziane, Isora 90 anni e Adriana 98. Il salvataggio è avvenuto grazie all’intervento del Nucleo Carabinieri di Genova, ma Isora ricorda solo delle ombre e vorrebbe conoscere il suo salvatore, che si materializza nella persona del Maresciallo Gargiulo. L’abbraccio commovente avviene in studio, durante la trasmissione La Vita in Diretta e si estende a tutte le persone che nel dramma si sono messe al servizio degli altri. A proposito dell’amica 98enne, Isora dice: “Pensavo di non rivederla più” e invece è successo. È confortante sentire raccontare belle storie, meglio se riguardano persone molto in là con gli anni, quelle più in grado di apprezzare valori umani come l’amicizia, suggellata dalla generosità e anche dalla buona sorte. Manzoni, di cui si sono appena celebrati i 150 anni dalla morte (avvenuta a Milano il 22 maggio 1873) ci vedrebbe la mano della Provvidenza. Diverse parole hanno un significato che in sostanza si riferisce a un evento assai positivo: un miracolo umano, come l’amicizia vera, quella che ti accompagna tutta la vita. Con l’avanzare dell’età, mi rendo conto di quanto sia importante affidarsi e confidare in una persona che possa accompagnarci nel nostro cammino quotidiano, lasciando eventuali figli ai loro impegni. Perciò, care amiche, grazie di esserci!

L’asinello Mais insegna

Mi son sempre piaciuti gli asini, fors’anche per discordanza con l’ingiusta nomea di tonti che circolava in certe classi svogliate di alcuni decenni fa. Dietro la porta del mio studio ho la foto di un asino, fotografato da mio figlio durante una sua escursione sul Monte Grappa. Ha un’espressione innocua e gentile, tanto da meritarsi di farmi compagnia nella stanza dove trascorro il mio tempo migliore. Ho sentito la storia dell’asinello Mais, estratto dal fango grazie ai volontari. Rimasto due giorni da solo in balìa dell’acqua alta e dell’alluvione in Emilia-Romagna, è diventato il simbolo della resilienza romagnola. Ha 18 mesi ed è stato salvato dopo tre giorni durante i quali è rimasto intrappolato nel fango, nel cortile della fattoria le Chiocce Romagnole di Russi, in provincia di Ravenna. Una volta recuperato, stremato e senza forze ha fatto tre chilometri tra acqua alta e correnti. Un plauso a lui e ai volontari del centro di recupero Il Pettirosso che stanno battendo il Ravennate per portare in salvo più animali possibile, sfruttando due barche e mettendo in opera caparbietà e coraggio. Molte altre associazioni si sono mobilitate, anelli di una generosa catena. Giorni fa avevo visto il salvataggio di maiali e di cavalli, patrimonio delle aziende di allevatori ora messe in ginocchio. Non ho i dati degli animali morti a causa dell’alluvione, ma temo siano tantissimi. Immagino lo stato d’animo dei proprietari ed anche di chi li considerava parte indissolubile dell’azienda. In parallelo ci sono gli animali d’affezione, tipo cani e gatti. Comprendo la scelta di alcune signore che si sono rifiutate di lasciare la casa alluvionata, per non abbandonare gli amici a quattro zampe. Non rimane che fare come il mesto asinello Mais: avanzare, sebbene a piccoli passi e a testa bassa, confidando in un futuro benigno.

Diario di un’anima inquieta

Ho finito di leggere Un cuore pensante DIARIO DI UN’ANIMA INQUIETA di Susanna Tamaro, acquistato qualche giorno fa. Lungi da me volerne fare una recensione, mi limito ad alcune considerazioni. Intanto l’ho preso perché nella prefazione, l’autrice dichiara di aver pubblicato più di trenta opere, quindi di esperienza letteraria ne ha e per una che scrive, come la sottoscritta è un riferimento importante. Poi conosco qualcosa della scrittrice, cui avevo anche scritto una decina di anni fa (e mi aveva risposto). Mi ha attratto anche la parola DIARIO che compare nel sottotitolo e il diario è un genere letterario accattivante, anche se trattato online come nel mio blog Verba Mea cui tra poco si aggiungerà Verba Nostra. Aggiungo che l’opera della Tamaro non è recentissima, come da sua dichiarazione: “L’ho scritto nel 2013 e in tutti questi anni non l’ho mai riaperto… Non è un romanzo, non è un saggio ma è l’essenziale traccia di un cammino interiore”. La mia impressione, a caldo è che l’autrice sia dotata di una eccezionale sensibilità che l’ha portata ad interrogarsi troppo nella vita e sulla condizione umana, senza trovare risposte esaustive ai suoi tormentosi quesiti. Svantaggiata da una infanzia sostanzialmente infelice, ne rimane segnata tutta la vita. Nata a Trieste il 12 dicembre 1957, esordisce in letteratura con il romanzo La testa fra le nuvole (1989) ma è Va’ dove ti porta il cuore (1994) a portarle la notorietà. Pare che abbia la sindrome di Asperger. Trovo alcune pagine del diario ‘gustose’, addirittura simpatiche mentre la maggior parte sono intrise di spiritualità e di disincanto verso la natura umana. Si capisce che la protagonista è “un’anima inquieta” come da sottotitolo, “Senza filtri e barriere” il terzultimo episodio del suo accattivante diario.

Portulache o Porcellane

Le lumache si sono mangiate le foglie decorative di Coleus che avevo messo nelle ciotole, alla base dei quattro pali su cui si inerpica il Glicine. Non sapevo fossero appetibili e quindi le ho sostituite con delle vivaci Tagete, anche queste però prelibate per gli insetti dell’erba. Il mio amico Gianpietro direbbe che anche quelli devono mangiare. Ok, comprendo… però mi sto spazientendo a sostituire piantine annuali in un batter d’occhio. Memore della simpatia che mia zia Primina aveva per le Portulache – note anche col nome Porcellane – stamattina me ne sono procurate diverse unità che metterò nelle ciotole, sperando che non siano gradite a gasteropodi e compagnia bella. Originaria del Nordamerica e dell’Australia, la Portulaca è una pianta succulenta che resiste alla siccità. Esiste nella varietà annuale e perenne, produce fiori semplici e doppi, di consistenza cartacea, dai colori vivacissimi e accesi: giallo, arancione, rosso, rosa, viola o anche bianchi, giusto come quelli che ho comprato. I fiori si aprono la mattina e si chiudono a metà pomeriggio. Cosa c’è di meglio del loro saluto appena alzati? Oltretutto il loro comportamento assomiglia al mio che esco di mattina e mi ritiro al pomeriggio. Credo di avere incamerato l’orario scolastico, per cui continuo ad alzarmi presto la mattina e ad avere un vistoso calo energetico al pomeriggio, con la differenza che ora, anziché correggere compiti e verifiche posso riposarmi. So che mi procurerò l’invidia cordiale delle colleghe in servizio…ma ogni cosa a suo tempo. D’altronde non riuscirei a sostenere i ritmi frenetici delle riunioni scolastiche odierne, l’energia inevitabilmente si riduce. Adesso è tempo di raccolto. Se il prodotto talvolta delude, basta sostituirlo. Come ho fatto con le Portulache.

Belle parole

Solidarietà, che bella parola: contiene la radice di sole e rima con serietà (chiedo scusa per la libera analisi linguistica). Evoca tante persone diverse che si danno da fare per un bene comune, quindi solidarietà va a braccetto con Comunità (Tra l’altro, oggi è la Giornata della Legalità che lascio alla riflessione privata). Sento citare le belle parole riguardo il clima di grande dedizione che accarezza chiunque si sta impegnando per superare la fase due dell’alluvione in Emilia Romagna. Jacopo Morrone in diretta ringrazia le aziende che stanno dando una mano, in buona compagnia con migliaia di volontari, di cui molti giovani, giunti da ovunque. 14 morti e 26.000 sfollati lo esigono. Una parola a ruota con le due succitate, sebbene non in rima è Ricostruzione che fa rima con Prevenzione, questa sì trascurata, pare da vari decenni. Di ricostruzione sentiremo parlare parecchio e la metteranno in agenda i Ministri convocati oggi per un Consiglio dei Ministri dedicato ai primi urgenti provvedimenti relativi agli interventi da attuare per la devastante alluvione. Credo che lo spirito vitale dei romagnoli non si lascerà abbattere, tuttavia sono altresì persuasa che non tutti abbiano voglia di cantare ‘Romagna Mia’, meglio se mi sbaglio. La distruzione provocata dall’alluvione (oggi le rime mi perseguitano) ha tolto tutto o quasi il frutto dei sacrifici di una vita: azienda, animali, case, cose…vite! E tra gli sfollati molti sono in là con gli anni. Solo da pensionata io ho cominciato a percepire la casa come bene materiale, ma soprattutto di valori quali sacrificio, impegno, cura, manutenzione… cosicché a poco a poco ho cominciato ad affezionarmici, tanto che sto pensando di restarci anche Dopo, magari sotto il profumato e contorto glicine dove mi rifugio di preferenza per leggere e/o scrivere. Non riesco a immaginare come mi sentirei se un catastrofico evento natura!e o peggio, un difetto di costruzione me la portassero via.

Diritto allo studio… ‘infangato’

Dal dramma degli agricoltori a quello degli allevatori. La conta dei danni dopo l’alluvione è impressionante. Dighe, argini, bacini di contenimento pare siano ‘slittati’ per motivi ideologici, per l’opposizione di certi movimenti ambientalisti. Lo deduco mentre ascolto CONTROCORRENTE speciale, la domenica sera su rete 4. Domenica è stata una bella giornata, perfino troppo calda. Avevo intenzione di stanare dal garage la vecchia bicicletta (ex rosa ritinta bluette) e farmi un giretto sul piano, idea poi rientrata perché ci ho pensato troppo. Ho rimediato, concedendomi la lettura delle prime quaranta pagine di Un cuore pensante di Susanna Tamaro, che ha come sottotitolo DIARIO DI UN’ANIMA INQUIETA, che trovo molto appropriato, non essendo un romanzo. Tra la cronaca e la lettura introspettiva, penso che è slittato l’incontro con Manuel, bloccato a Cesena, causa le conseguenze dell’alluvione: ferrovia bloccata e strade impraticabili. Niente lezioni all’università, sospese per tutta la settimana. Lo studio individuale chiuso in una stanza non di casa propria – condivide l’alloggio con altri tre studenti – con l’impossibilità di muoversi a piacimento dev’essere una condanna. Tanti anni fa l’ho sperimentato anch’io, anche se non in situazioni di emergenza: andavo a studiare da una signorina anziana (negli Anni Settanta le nubili ci tenevano al distinguo) che era così servizievole nell’assecondarmi che mi imbarazzava. Infatti non è durato molto il tentativo di trovare il posto ideale dove concentrarmi. Per un po’ fu in un prato vicino al cimitero, finché il padrone del posto non si lamentò che passando gli calpestavo l’erba! Anche questi ‘incidenti di percorso’ mi spinsero a laurearmi in fretta, cosa che avvenne a 23 anni. Ecco, come mi trovavo fuori posto io da studentessa universitaria, credo si trovi oggi Manuel, impossibilitato a rientrare e costretto a buttarsi sui libri come unico svago, che svago non è. Il diritto allo studio, in questi frangenti può diventare un peso insopportabile. Coraggio Studenti, siamo con voi!