Per una strana coincidenza, ieri sera ho presentato il mio ultimo libro Il Faro e la Luce, e in tarda serata ho assistito in tivù alle ultime votazioni per la cinquina di scrittori in corsa per il Premio Strega 2021: la letteratura protagonista, anche se in contesti diametralmente opposti. Per esperienza diretta, parlo della mia serata letteraria, compiaciuta che la gente apprezzi ancora i libri e un pochino chi li scrive. Nonostante il tempo avverso, il pubblico c’era, attento e partecipe. Tra i presenti, i miei ex alunni Federico, Manuel e Gloria, un terzetto speciale (erano bravissimi già alle medie), l’amico d’infanzia Roberto, le amiche da una vita Marcella, Alda, Maria, Norina… gli amici recenti Floriano, Gilberto, Noè anche in veste di poeta e pittore, Giancarlo, mio mentore e relatore, Lucia nel ruolo di protagonista, amica e cantante, Lisa che ha letto dei passi con espressività e maestria. Valentina ed Elisa, amiche di mio figlio sono state per me una visione gradevolissima, perché mi hanno considerato indipendentemente dal ruolo genitoriale. Susi era in fondo alla sala ma vicino al mio cuore. Margherita e Chiara, le più giovani, emanavano il profumo stuzzicante del futuro. Il tempo inclemente ha ridotto le presenze ma l’atmosfera creatasi era di empatia e di interesse. Col senno di poi potevo fare meglio, tuttavia ringrazio chi c’era e chi avrebbe potuto esserci, ma ha desistito per il maltempo. Rispetto al Premio Strega, divido la soddisfazione dell’esito della serata con i miei collaboratori e con il pubblico, ringraziando sindaco e vicesindaco Adriano e Giampietro per l’appoggio e la presenza, ormai ricorrenti. Di Antonella, impiegata multitasking onnipresente sentiremo la mancanza quando andrà in pensione. Data l’ora tarda e la mente annebbiata, mi scuso se ho trascurato qualcuno. Verso mezzanotte è stato proclamato il vincitore della LXXV edizione del Premio Strega: Emanuele Trevi, con l’opera Due Vite, Einaudi Editore. Credo che entrambi ci siamo coricati contenti.
Mese: luglio 2021
Stasera incontro con l’autore
Giovedì, giorno di mercato in paese, oggi quasi trascurato perché stasera c’è l’incontro con l’autore – che sarei io – e devo fare le prove audio in Centro Sociale. Per fortuna c’è quel mago che risponde al nome di Manuel che sopperisce a tutti i difetti strumentali dell’attrezzatura obsoleta: lui porta da casa proiettore e microfoni, pc portatile, cuffie, chiavette… e soprattutto il suo entusiasmo giovanile che unito alla competenza sono una doppia risorsa. Io ci metto una pianta di curcuma, la più simile ai fiori viola di Iris che compaiono magicamente sulla parete, per accogliere il pubblico in entrata. In uscita ci penserà Lucia, che interpreterà il dolce brano di Biagio Antonacci intitolato Iris. Quello che succederà tra l’inizio e la fine dell’incontro rimane per ora top secret e dovrete venire a vederlo coi vostri occhi. Spero che il tempo sia clemente e non comprometta ciò che abbiamo preparato con cura, perché trattasi di lavoro sinergico, dove confluiscono diverse arti: poesia, pittura, scrittura, lettura espressiva, musica, pedagogia… e umanità generosa, illuminata dalla conoscenza. Ringrazio pubblicamente i miei collaboratori e chi mi ha sostenuto nell’impresa di offrire un momento di leggerezza, dopo tanti mesi di distanziamento sociale. La mia gratitudine si estende all’amministrazione comunale, sempre sensibile alle proposte culturali. La presenza del pubblico costituisce il prezioso corollario dell’evento. Non è obbligatorio acquistare il libro, ma sarebbe un conforto se potessi avere un riscontro della lettura. Perché temo che continuerò a scrivere.
Felice incontro
A mezza mattina, mentre sbircio il quotidiano seduta con Lucia su una panca bordo marciapiede, nella zona concessa dal comune al bar Mirò vedo sfrecciare due cordate di giovanissimi con i rispettivi conduttori: zaini in spalla, berrettini, magliette colorate, volti sorridenti. Il giovane che fa da guida mi saluta… è un mio ex alunno delle medie, ora impegnato nel sociale. Colto il mio stupore, si trattiene a darmi informazioni riguardo al tempo passato, chiarendo che ha pure un fratello gemello. Per Lucia, fisionomista e più giovane di me le cose vanno meglio, tant’è che riconosce tutti. Tuttavia qualcosa si mette in moto nella mia mente e riemergono dal dimenticatoio volti di ragazzini, cresciuti e diventati ora uomini. È una soddisfazione constatare che non si siano scordati della loro insegnante. Il tempo di scambiare due chiacchiere e un’altra comitiva giunge dal lato opposto; la conduce una sgambettante ragazza riccioluta che vedo da dietro, anche lei un’ex brava alunna di una decina di anni fa. Lucia si informa sulle ragioni del movimento e scopro che è in corso… una caccia al tesoro paesana! Che meraviglia – penso tra me e me – magari mi fosse capitato di partecipare a un’escursione del genere, per conoscere il paese, anche nei suoi anfratti! Forse oggi possiamo chiamarlo “Turismo di prossimità” e quello che attrae è che sia finalizzato a conoscere ed apprezzare ciò che abbiamo a portata di mano. A costo zero e grazie all’impegno di tanti giovani cresciuti bene, come Anna e Samuele, incrociati stamattina per le vie del paese.
Ciao, Raffaella!
Non so se posso definirmi una fan di Raffaella Carrà, nel senso che non ero abbonata ai suoi programmi televisivi. Però ne ammiravo l’esuberanza e la disinvoltura nell’intrattenere il pubblico, sia grazie alle sue performance fisiche, sia alla gentilezza della conversazione soprattutto telefonica. Che fosse bionda (ossigenata) poteva essere un deterrente, perché preferisco i capelli al naturale, ma nel suo caso ho sorvolato. Da ragazza le ammiravo il ventre piatto, mentre mi lasciava del tutto indifferente l’ombelico esibito, che pare abbia dato uno scossone all’Italia bacchettona. Mi sarebbe piaciuto averla come zia, o sorella maggiore, perché la percepivo affidabile e rassicurante. Dietro la smagliante figura di soubrette, credo fosse una persona di spessore, amata dal pubblico che l’aveva a cuore. Anche impegnata con discrezione nel sociale, il che le fa onore. Leggo che ha vissuto con riservatezza la malattia, per non turbare i moltissimi fan, come fece il grande Fabrizio Frizzi. Concordo con chi ritiene sia stato un atto di delicatezza nei confronti del suo pubblico, preservarlo da interesse talora morboso verso un personaggio che aveva rifiutato la parte di diva. Insomma, una lezione di eleganza nel mare magnum dello star system. Brava Raffaella, vera Signora della tivù.
Confidenza
Meno tre giorni alla presentazione del mio ultimo impegno letterario, il romanzo a sfondo biografico Il Faro e La Luce. Confesso di essere un po’ sulle spine, anche se è una situazione per me non nuova. Però stavolta non è solo lavoro mio, perché ci confluiscono le energie di altre persone: Noè ha progettato la bellissima copertina, Francesco ha elaborato l’interessante prefazione, Massimo mi ha inviato le mail su cui ho edificato la storia, Alberto ha scritto un pezzo da manuale, Lidia ha testimoniato da sensibile docente, Gigliola da ex alunna ammirata… insomma, partita da sola mi ritrovo in piacevole compagnia che merita giusta considerazione. Quindi conto sulla risposta del pubblico, per condividere la soddisfazione del lavoro di squadra. Senza contare quello che ho previsto per la serata, che sarà improntata a varie forme espressive, grazie al contributo delle persone che allieteranno l’incontro. La vostra presenza è importante! Perciò, cari Castelcucchesi e non, veniteci a trovare giovedì 8, in Centro Sociale, ore 20.30) (Entrata gratuita senza prenotazione, nel rispetto delle norme anti-covid)
Bellezza o Conoscenza?
Di domenica mi rifiuto di parlare di cronaca nera, anche se è un ambito mai sguarnito di fatti. Piuttosto mi colpisce un pensiero di Corrado Augias, sentito durante un’intervista, che contraddice il famoso convincimento del russo Dostoevskij, secondo il quale la bellezza salverà il mondo. A parere del famoso giornalista e conduttore televisivo 86enne, è la conoscenza che salverà il mondo. Rifletto un attimo e ritengo che entrambe le tesi siano meritevoli di considerazione: la bellezza per un godimento più esteriore, fruito dai sensi; la conoscenza per l’arricchimento mentale e la soddisfazione interiore. D’altronde, non siamo un impasto di corpo e di spirito? Mi piacerebbe sapere come la pensate voi, miei cari lettori, al riguardo perché non riesco ad argomentare tanto attorno a questo dilemma affascinante. Diciamo che ho delle intuizioni, sostenute dalla conferma che mi viene dalla natura. Per esempio, stamattina Arletta mi ha mandato per Whatsapp una bellissima rosa, che solo a vederla mi si è allargato il cuore. Ero un po’ giù di tono e il mio umore è risalito, immaginando di annusare la regina dei fiori e di accarezzarne i petali vellutati. D’altro canto la conoscenza è indispensabile, per evitare di farsi male in svariate situazioni quotidiane, tant’è che non è ammessa l’ignoranza colpevole. L’ armadietto dei farmaci può diventare una bomba a orologeria, se non si fa accorto uso delle pillole. Chissà perché mi viene in mente la posizione dei no-vax, ma in questo caso credo c’entri più il pregiudizio verso la scienza, che è umana e non miracolosa; se continuo potrei sollevare un vespaio, preferisco desistere. Per questa volta mi limito a gettare un sasso nello stagno e passo il testimone a chi vorrà raccoglierlo.
Un velo di pietà
Leggo dei fatti che sembrano usciti dai libri di storia, oppure dalla trama di un film. Mi riferisco a quanto successo nell’ovest del Canada: il ritrovamento di 761resti umani, moltissimi di bambini, rinvenuti nelle adiacenze di un collegio gestito dai preti per nativi, ossia di indigeni sottratti alle famiglie di origine, per introdurli alla cultura bianca. Per associazione, mi è tornato alla mente il bellissimo film Philomena, del 2013, che scopre una storia vera: nel 1952, in Irlanda, l’adolescente Philomena, rimasta incinta, viene scacciata dalla famiglia e confinata in un convento dove partorisce il figlio che le viene sottratto e poi dato in adozione a una coppia americana. Con l’aiuto di un giornalista, da adulta lo cerca, scoperchiando abusi commessi e fosse comuni di vittime innocenti. Quando la realtà supera la fantasia. Stamattina ho sentito che in Canada si sono verificati incendi dolosi appiccati alle chiese dai nativi, per ritorsione contro la drammatica scoperta che lascia stordito anche Papa Francesco. Voglio sperare che i decessi di tanti minori siano da attribuire a morti naturali… ma non annulla la pietà per la perdita della vita tanto lontana da casa. Il che aprirebbe un dibattito sull’invadenza dell’Occidente nel colonizzare parti del mondo sottomesse con la forza. A scuola parlavo malvolentieri delle crociate e delle guerre di religione, argomenti piuttosto scomodi da alleggerire, per rimanere obiettivi. Assodato che il male esiste, e che sa anche camuffarsi bene, per il momento mi limito a prendere atto della notizia, stendendo un velo di pietà sulle centinaia di vittime tornate allo scoperto.
Oggi, pesce!
Dico la verità: stare in cucina proprio non mi piace, anche se apprezzo la buona tavola. Sarà che non ho commensali con cui condividere, che ci vuole parecchio tempo per realizzare un buon piatto… e almeno altrettanto per sbrigare, quando posso lo compro già pronto, come nel caso del pasticcio di mare che trovo di giovedì al mercato in paese. Stamattina scopro con rammarico che il banco del pesce fornisce molte insalate, ma niente spiedini e pasticcio, perché in questo periodo la cucina rimane chiusa. Mio malgrado dovrò arrangiarmi, compero un polpo piccolino e lo metto in pentola a pressione, con poca acqua, mezzo bicchiere di vino, una carota e un pezzetto di sedano. Ci starebbe bene anche una foglia di alloro ma lo dimentico. Niente sale. Durante la cottura scrivo il post, che per me è un nutrimento mentale, naturalmente sotto il glicine, che è il mio angolo preferito. Non è piovuto, come da aspettative ma è qualche grado in meno di ieri e una leggera brezza smuove le foglie del ciliegio, quest’anno improduttivo. Anche il cane sta godendo del sole, accucciato in una zona sfiorata dall’ombra, ai piedi del ciliegio giapponese. Mi rendo conto di essere in vacanza, perché sto parlando delle mie abitudini alimentari, piuttosto che considerare argomenti tosti. Però anche gli antichi avevano un occhio di riguardo per il buon cibo, se dobbiamo a loro il proverbio “Mens sana in corpore sano”. Cari visitatori del blog, come mangiate, quale importanza attribuite al cibo? Mi auguro facciate parte della schiera di chi mangia per vivere… e non viceversa! Scusate il gioco di parole, oggi va così. Comunque buon pranzo o colazione a tutti! (vale anche per la cena)
