Oggi, mare!

Oggi, giornata di mare. Non comodissimo, dato che dista da casa un centinaio di chilometri, ma sempre desiderato per auto rigenerarmi. Il protagonista è lui, col suo gioco di onde che si infrangono sulla rena, ma anche altri dati strettamente legati all’ambiente, come gli oleandri e le cicale. Sono queste ultime ad accogliermi, appena scesa dall’auto, con un frinire stratosferico che mi avvolge come una musica festosa. Dall’alto dei pini marittimi, le signore dell’estate si godono un panorama terso e salutare. Poca gente, qualche vociare di bimbi, il cigolio delle biciclette. Forse i vacanzieri devono ancora affrontare la spiaggia, oppure proprio non ci sono. Quest’anno saranno vacanze di prossimità, per chi potrà farle. Inspiro l’aria balsamica mentre mi avvio in spiaggia, quasi deserta, e mi chiedo cosa farò io, quest’estate 2020, che con l’età e la pandemia me ne sto di più a casa mia. Eppure il mare è gratis, come lo sono i fiori, i colori, le emozioni. Basterà identificare il superfluo… e buttarlo a mare, per così dire. Oggi faccio un pieno di iodio e poi si vedrà!

Giorno di mercato

Oggi in paese giorno di mercato, evento che mi attrae da sempre, per il mix di prodotti esposti e per la varietà di persone al di qua e aldilà del banco. Sospeso durante la fase uno della pandemia, ha ripreso l’attività in modalità contenuta e vigilata. La clientela si riconosce dagli sguardi dietro la mascherina ed è già un conforto essere identificati. Poi interviene la voce, che con tono e timbro avvalora l’identità. Tuttavia una nota malinconica cala su un evento prima totalmente esuberante, una cicatrice che rimane. Devo farmene una ragione. La bancarella preferita è quella dei fiori, mio nutrimento dell’anima. Poi penso a rifocillare il corpo, sostando ai banchi della frutta e verdura, dei formaggi e del pesce. Talvolta compro una borsa e un paio di scarpe, provandole su un cartone adagiato sull’asfalto, così alla buona. In tempi non sospetti, dopo gli acquisti facevo una capatina in uno dei tre bar che delimitano la piazza del paese, per dare un’occhiata al quotidiano, anch’esso messo in quarantena e riabilitato di recente. Nel mentre mi sono abituata a scorrere le notizie sul tablet, demandandone l’approfondimento sul cartaceo che compero in cartoleria. Diciamo che è tutto un po’ sotto controllo, legato alla necessità di preservare la salute, evitando il famigerato virus. Con gli auguri che se ne vada presto in vacanza!

Sostegno

In tempo di pandemia, anche la natura si sostiene come può. Mi provoca simpatia il focoso gladiolo che si appoggia al fusto dell’albero, realizzando un abbraccio inconsueto. Si potrebbe farne una lettura trasversale, per incoraggiare manifestazioni affettuose alternative! Leonardo da Vinci, geniale osservatore, apprendeva dalla Natura. Un effetto collaterale da covid potrebbe essere l’esigenza di fermarsi ed osservare, senza fretta, ciò che ci circonda. Magari rivalutando quello che abbiamo a portata di mano, banalizzato dall’abitudine. Parlo per me, ma credo di essere in buona compagnia con chi, in questo periodo di distanziamento sociale ha avuto qualche difficoltà di adattamento. Senza scomodare i proverbi al riguardo, mi torna in mente la canzone “Meraviglioso” di Modugno, che ritengo una iniezione di ottimismo. Con tutto il rispetto per chi combatte ogni giorno la sua battaglia.

Addio a Ennio Morricone

Mi rasserena la musica di Ennio Morricone, su alcuni brani credo anche di avere ballato. Molte sono le colonne sonore di film diventati famosi, dai western a quelli più poetici. Su uno, di Giuliano Montaldo, a suo tempo lavorai a scuola: SACCO E VANZETTI, uscito nel 1971. Di impegno civile, ricostruisce la storia dei due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, emigrati in America, dove furono ingiustamente accusati di omicidio durante una rapina e condannati a morte sulla sedia elettrica nel 1927 (riabilitati giusto 50 anni dopo dal governatore del Massachusetts). La colonna sonora del film è di Ennio Morricone, durante la quale Joan Baez interpreta magistralmente la celebre ballata Here’s to You: il contributo artistico si intona perfettamente con il contenuto drammatico, senza mai scivolare nel patetico. Per esperienza, sono convinta che la buona scuola si può fare anche con film mirati e musica emozionante. In questo senso Ennio Morricone si merita l’appellativo di Maestro a tutto tondo, dando a questa parola il massimo del valore. Inoltre, data la modalità del suo congedo, motivata dal desiderio di non disturbare, la sua testimonianza umana supera addirittura quella artistica. D’ora in poi, quando sentirò una delle sue colonne sonore, oltre al piacere per l’ottima musica, sorriderò di gratitudine per la raffinata chiusura di una vita da Grande.

Tempo di orto e di gladioli

Ho fatto una breve esperienza di orto, trasformato per mancanza di tempo in orto dei semplici, riservato alla coltivazione delle aromatiche. Qua e là avevo interrato dei bulbi di tulipani e gladioli, che ogni tanto mi sorprendono con un’inattesa fioritura. La meraviglia ha generato la poesia “Tra menta e rosmarino” che riporto sotto. Tornando all’orto, riconosco un grande merito a chi se lo fa e riesce a stargli dietro (perché ci sono le infestanti da togliere, deviare le lumache, annaffiare…), specie coi tempi che corrono, gravati da perturbazioni meteo e aumento dei prezzi. Comunque ho voluto togliermi lo sfizio, creando un orto… a metro zero. Chiarisco: sotto al portico davanti alla cucina ho distribuito in vasi ciò che mi serve: prezzemolo, salvia, basilico, una pianta di pomodoro cuor di bue, con cinque bei pomodori che acquistano colore di giorno in giorno. In due fioriere avevo messo a dimora, rispettivamente insalatina e spinacio da taglio, ora esauriti e rimpiazzati da fiori gialli a trombetta, chiamati “Gigli degli Incas”, così sento che un mondo lontano ha messo piede a casa mia, per rallegrarmi. Il resto dello spazio del portico, abbastanza ampio, è occupato da Gerani, grandi consolatori degli occhi da marzo a novembre. Per la prima volta, a causa dell’isolamento imposto dall’emergenza sanitaria, ho provato a realizzare delle talee di Gerani, che hanno attecchito e dopo tre mesi esibiscono ora i primi boccioli: una soddisfazione! Che dire? “Non di solo pane vive l’uomo”, recita un proverbio e nel mio caso i fiori sono un nutrimento dell’anima! TRA MENTA E ROSMARINO Tra menta e rosmarino scorgo dal balcone un gladiolo arancione, sbocciato di primo mattino per strapparmi un sorriso da fanciulla estasiata. Il percorso s’è accorciato la ragazza se n’è andata. Pur resta inalterata la gioia d’ammirare le meraviglie del Creato.

Previsione

Caro luglio, cosa ci porti? Dopo mesi strapazzati dalla pandemia, il distanziamento sociale, la perdita di persone… forse anche di buone abitudini per coltivare gli affetti, non potresti almeno evitarci trombe d’aria, grandinate, piogge torrenziali e nubifragi? Mi pare di sentirlo replicare, il mese del solleone e rinfacciarci che lo stravolgimento del tempo è opera nostra, che abbiamo trattato la natura come una pezza da piedi, inquinando e avvelenando senza pietà. “Adesso siamo alla resa dei conti – mi rintrona nelle orecchie – e vorreste stagioni normali con relative soddisfazioni, bella pretesa!”. Sconsolata butto lo sguardo al cielo, premonitore di scenari apocalittici. Può succedere di tutto quaggiù, se lassù la turbolenza non si dissolve. Mi faccio un esame di coscienza e penso cosa posso fare per non peggiorare la precaria situazione ambientale. E prendo nota. Non mi pare di avere grandi pretese: un po’ di sole, un po’ di mare, qualche amico… Vedi tu luglio, se puoi aggiungerci dell’altro (buono, s’intende) per noi, distratti amanti della Natura.

Le Ortensie non profumano ma curano

Di recente ho ricevuto una telefonata, da una persona che si complimentava per il neonato blog: fa piacere a tutti, credo, avere un riscontro delle proprie iniziative, specie se digitali e avviate in età non più evergreen! Nel caso specifico, la soddisfazione è stata doppia, perché la mia amica ha dovuto assistere il marito durante un ricovero in ospedale, per fortuna concluso ed ora può dedicare del tempo a sfogliare i blog. Condividiamo la passione per i fiori, che lei coltiva in terra e in vaso, senza trascurare l’orto e nutrendo numerosi gatti di passaggio che col tempo diventano permanenti. L’ultima volta che ci siamo viste, mi ha portato sul retro della casa dove regnano benissimo delle maestose ortensie, che ho fotografato e recuperato per il post. Dove sta la chiave di lettura? Nella terapia a costo zero che consentono i fiori, sia quando uno sta bene ma soprattutto quando non gode di benessere, perché ammalato oppure oppresso da impegni gravosi. In altri termini, quella sventagliata di ortensie mi è sembrata rinvigorire Lina, mentre me le presentava, più di un toccasana. Di riflesso, ne ho beneficiato pure io che apprezzo particolarmente i fiori non profumati. Per una sorta di compensazione, offrono in colore forma e bellezza ciò che altri donano in fragranza. Anch’io coltivo le ortensie, tenaci ospiti del mio giardino. Quest’anno hanno messo tante foglie e pochi fiori, temo di aver commesso qualche errore al momento della potatura. Comunque loro esibiscono grandi foglie verdi, inframezzate da qualche capolino vivace e si conservano per la prossima fioritura!

Un pezzetto di cielo

A volte basta osservare le cose da una prospettiva diversa, per cambiare umore. È ciò che succede a me quando mi rifugio sotto il glicine e osservo un pezzetto di cielo, meravigliandomi della bellezza concentrata in uno spazio ridotto, quello che può cogliere la mia vista limitata. Anche i colori fanno la loro parte: azzurro, bianco e verde, un trio elegante. Elemento di passaggio la nuvola, spumosa come una meringa: prende posto tra le foglie del ciliegio e quelle del glicine e si ferma davanti a me per darmi un salutino e raccontarmi del suo viaggio nel cielo. Ci scambiamo pensieri e sorrisi, finché una bava di vento scuote le foglie, che sembrano gradire e, come piccole mani applaudire. Gli insetti laboriosi continuano a ronzare indisturbati tra i fiori profumati. Calma assoluta, silenzio totale nel caldo pomeriggio estivo. Poi il rumore di un aereo giunge da lontano, suggerendo altri pensieri: chi trasporta, chissà dove andranno… Io resto qua, coi piedi per terra a fantasticare tra le foglie e una nuvola di passaggio.

Un gioiello incastonato nella natura

La chiesetta di santa Lucia a Castelcucco è un gioiello incastonato nella natura: linee essenziali, pulite… che favoriscono il raccoglimento. L’ottima acustica ha esaltato varie performance musicali, apprezzate anche dai forestieri. Purtroppo il distanziamento sociale imposto dal coronavirus l’ha relegata per ora nel silenzio, che a ben vedere ha una sua voce. La considero una vicina speciale, abitando poco distante. Quando nel 2000 da Possagno mi trasferii a Castelcucco, dal balcone dello studio la scorgevo emergere tra la vastità dei campi. Devo dire che era un bel vedere, rasserenante e protettivo. Successivamente qualche struttura si è frapposta ad ostacolarne la vista diretta, ma so che è là e questo mi rincuora. Un giovedì mattina di qualche anno fa mi ero messa in macchina, con destinazione Bassano, per fare un giretto al mercato e staccare dagli impegni scolastici, dato che giovedì era il mio giorno libero dalle lezioni. Credo fosse ottobre, prima delle nove. Con la coda dell’occhio, all’altezza della chiesetta mi sorprende un “quadro” di una nitidezza estrema dalla parte a levante, mentre il lato a nord era protetto dall’ombra, come se un pittore avesse progettato geometricamente dove far cadere luci e ombre. In breve, uno spettacolo gratis che andava immortalato. Mi sono fermata e ho valutato da dove fotografarla, zampettando qua e là tra i campi attorno. Il mio obiettivo era coglierla nella cornice naturale, esaltando la cromia. Le ho girato attorno da ogni lato, nutrendomi di tanta bellezza. Quella mattina calzavo scarpe nuove che nella terra umida hanno fatto un battesimo non proprio salutare. Ma la foto è espressiva e riconosco che ne è valsa la pena!

Cedro custode

Nelle vicinanze di casa mia, a circa 200 metri si trovano la bella chiesetta di santa Lucia ed il maestoso cedro. Oggi mi concentro sul cedro, che impropriamente chiamavo pino, finché non mi è giunta l’imbeccata giusta da un’esperta. Il contesto è agreste, con panorama sui colli asolani, molto rilassante e a tratti poetico. Meta delle mie passeggiate col cane, riconosco che a beneficiarne sono anche io, che mi immergo nella natura cogliendone aspetti in apparenza marginali: fiori di campo con cui prendo confidenza, sassi di svariate forme che talvolta raccolgo per usare come fermacarte, odori muschiati che mi allargano le narici. D’estate le lucertole si godono il sole lungo la parete di pietra della millenaria chiesetta, oppure corrono veloci sul portone laterale, saettando tra gli infissi. Per la sua posizione d’ingresso, il cedro, a mio dire, assume la funzione di custode, allungando i lunghi rami sul campo di granturco. Proseguendo l’escursione nei pressi, mi sono anche imbattuta in un gruppo di serene mucche al pascolo. Oppure ho raccolto le more di gelso, generosamente cadute sull’asfalto. Una prelibatezza è risultato il risotto con le ortiche, raccolte sulla cunetta durante il percorso. Mentre scrivo mi è venuta nostalgia della passeggiata, rallentata durante l’emergenza sanitaria. Prendo mascherina e guinzaglio, chiamo il cane e ci avviamo contenti.

La foto del cedro è sulla copertina del mio romanzo Passato Prossimo, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco, disponibile su richiesta a casa mia.