Siamo in fase di luna crescente: dopo il Primo Quarto, più della metà del disco lunare riceve la luce solare, ma non è ancora completamente illuminato. A me però sembrava quasi piena, ieri sera e anche stamattina presto, tonda e gialla nel cielo blu scuro. La prima Luna Piena di gennaio è chiamata la Luna del lupo, per una tradizione che arriva dalle popolazioni native del Nord America dove la stagione riproduttiva dei lupi era appunto gennaio. In questo periodo di freddo e introspezione, il significato esoterico della Luna del Lupo è un richiamo alla natura selvaggia e alla connessione spirituale. Appurato che siamo nell’anno delle 13 Lune piene e che la luna crescente porta fortuna, io mi rivolgo al disco lunare, influenzata dal Leopardi e non solo. Mi viene la poesia Luna Indulgente Mi coglie di sorpresa/la Luna alta e gialla/nel firmamento sospesa/mentre mi accingo/a chiudere i balconi./La osservo, mi osserva./Mi sento attenzionata:/avrà qualcosa da dirmi/oppure aspetta/che mi sia palesata./Se così è, eccomi qua./Cosa puoi fare da lassù/per farci tornare umani?/Fai scendere le tue sorelle,/le stelle a riportare la luce!/Astro solitario/disposto ai soliloqui/un po’ come me./Grazie di essermi/amica indulgente.//
“Se investissimo sulle cose minime?”
La rubrica di don Antonio Mazzi mi offre lo spunto per il post odierno. Il titolo è un chiaro monito a non sperperare: “Regaliamoci un 2026 di solidarietà” con citazione del neuropsichiatra Giovanni Bollea che consigliava di evitare regali costosi ai figli, versando una quota ai bambini che soffrono la fame. Ma sono le parole del fondatore di Exodus a convincermi: “E se trasformassimo le Feste in una specie di banca che investe sulle cose minime: gli odori, i sapori, i sorrisi, i silenzi, gli sguardi, le musiche?” Su questa linea minimale mi sono mossa anch’io, donando qualcosa fatto con le mie mani: muffin e confetture di albicocche/prugne rigorosamente mie, oppure con la mia mente, nel caso della poesia accompagnata dalla foto ispiratrice. I destinatari hanno gradito e il loro apprezzamento mi nutre. A mia volta ho ricevuto doni che implicano sensibilità e gentilezza. Particolarmente graditi i rami di Calicantus di Lina e la vendita di alcune copie del mio ultimo libro Amici Inaspettati da parte di Lara, mia parrucchiera di fiducia, e non solo. Intercettando un mio desiderio, Manuel mi ha fatto trovare sotto l’albero A tavola con le ricette del convento, e mio figlio il manuale di difesa alimentare Fa bene o fa male? testi che sono le due facce della stessa medaglia, perciò non posso trascurarmi. Ometto l’elenco di altri graditi regali, perché sarebbe piuttosto lungo. Ah, ho appena trovato una profumata bustina di tisana alle more di Lucia nella cassetta della posta! Anche se vivo da sola (con tre gatti e quattro canarini) non conduco vita solitaria, dedicando il mio tempo migliore a pensare e a scrivere.
Morire bene è un privilegio
“Non so se è tra i morti, non so se è tra i dispersi” è l’accorato messaggio della madre di uno dei dispersi della tragedia in Svizzera, che ha prodotto 47 vittime, 6 italiani dispersi, 115 feriti giovanissimi. Un bilancio spaventoso di quanto successo durante la festa per accogliere il nuovo anno nel locale Le Constellation di Crans-Montana. La deflagrazione pare innescata da un rogo partito dalle fontane pirotecniche poste sui tappi delle bottiglie, cioè da un elemento decorativo extra che doveva valorizzare la festa. Incredibile come la morte viaggi col divertimento. Sono annichilita, annientata per le giovanissime vittime, desolata al pensiero di come si sentiranno i genitori. Uscire di scena tardi, nel proprio letto e per cause naturali è un privilegio. Dalla finestra del mio studio vedo le cime innevate del Monte Grappa che di prima mattina sono baciate dal sole e conferiscono una luce rosata all’insieme. Mi viene spontaneo pensare alle migliaia di giovani vittime della Grande guerra custodite nel Sacrario Militare di Cima Grappa: 12.615 Italiani – identificati 2283 – 10.295 austro/ungarici. Purtroppo le guerre esistono ancora, tante e anche vicino a noi che siamo comunque vittime della precarietà e della sorte/fortuna, cui i Latini aggiungevano l’aggettivo buona o cattiva. O miserae sortis/Oh, che sventura!
Tenace come un fiore
“Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi” è un passaggio del discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella rivolto ieri sera agli Italiani. Parole misurate che abbracciano la vita della Repubblica, quest’anno 80enne. “La nostra aspettativa è rivolta alla pace” esordisce il Presidente che poi rivolge la domanda: “Cosa posso fare io?”, invitando a rimuovere il senso di impotenza che si annida in molti. In una sorta di film della memoria, ricorda le tappe compiute dall’Italia “grande Paese”, elencando però anche i momenti bui e ciò che non funziona, come i troppi morti sul lavoro. Non a caso chiude il suo dire, rivolgendo l’invito ad operare, ognuno nel suo campo, per il bene individuale e collettivo. “Schiena dritta e alziamo gli occhi” è il commento che Adriana fa alla mia poesia Fiore Audace che ho dedicato ai miei contatti, nelle intenzioni beneaugurante. L’anonimo bulbo di Amaryllis si è trasformato in uno splendido fiore multiplo che svetta verso l’alto, indice silenzioso di tenacia. Riporto le prime due strofe, a beneficio dei lettori, rinnovando gli auguri di un sereno e produttivo anno nuovo. Il fiore in vaso sbocciato/ad aprirsi non si è limitato,/svetta deciso verso l’alto/con l’audacia di un guerriero/foriero del messaggio:/”Guarda innanzi, tira dritto/non piangerti addosso/se sbatti contro un sasso!”/. Silenziosamente, con la forza dentro di sé, l’anonimo bulbo è diventato un meraviglioso fiore. Proviamo a fare come lui.
Bella storia di fine anno
Poche ore e chiuderemo l’anno 2025! Ho già predisposto il nuovo calendario sotto quello che sta per concludere l’onorato servizio. Devo ancora sbrigare qualche faccenda prima di Capodanno. Non mi spendo in preparativi goderecci, preoccupata di proteggere dai botti di stasera i miei conviventi felini: Grey, Pepita e Fiocco. Non tutti festeggeranno, specie chi ha perso un proprio familiare; parlo di molte persone, note e meno note. Comunque c’è anche chi si è salvato ed è ancora tra noi, grazie alla sollecitudine di un medico. Lui si chiama Alberto Brolese ed è diventato un medico eroe. Direttore della chirurgia generale 2 di Trento, il giorno di Santo Stefano era ad Adria in vacanza, interrotta prontamente, mettendosi alla guida verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, per soccorrere un 77enne che aveva mangiato troppe lenticchie e si era procurato una lesione all’esofago. In realtà non c’entrano le lenticchie – poteva essere qualunque altro cibo – ma la sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago che comporta una mortalità dell’80 %. Un paziente in fin di vita e 200 chilometri da percorrere ad alta velocità, col fazzoletto bianco fuori dal finestrino, per dimostrare che non faceva il furbo sulla corsia di emergenza. Intercettato da una pattuglia della polizia stradale, viene scortato nella parte finale del viaggio ed entra in sala operatoria. L’interveno dura quattro ore e il paziente viene dichiarato fuori pericolo. Grazie al chirurgo, alla polizia… e alla buonasorte.
Se capitasse a me
In erboristeria compero delle tisane per delle amiche. Quando entro c’è il titolare con la figlia che mi serve. Nel mentre entra un signore che si intrattiene a parlare con il proprietario il quale, successivamente ci tiene a informarmi: il cliente ha vinto un super premio: 200.000 euro e una casa in Sardegna, giocando la schedina vincente del concorso “VinciCasa” di Sisal, a Onè di Fonte. Sono piacevolmente sorpresa e pendo dalle sue labbra. A suo dire, il fortunato è un pensionato e si godrà di sicuro la super vincita, tanto che pensa di trasferirsi nell’isola. Beato lui, gli faccio tanti auguri di sereno e salutare soggiorno. Giocata la schedina alla vigilia di Natale, non poteva capitargli regalo più bello! Ciò detto, mi sono interrogata su come potrei reagire io a una tale vincita. Premetto che non ho mai giocato e non mi interessa farlo. Lo faceva mia madre, in maniera contenuta: comperava vari biglietti della lotteria di Capodanno, ma non mi risulta abbia mai vinto. Per me erano soldi sprecati! Diceva che lo faceva per noi tre figlie. Se avesse vinto, magari ce li saremmo litigati. Apprezzo la sua eredità materiale fatta di quadri a mezzo punto e lo spirito di indipendenza che mi ha trasmesso. Non invidio chi vince, deve essere un grattacapo gestire una grossa vincita. Per inciso, dalla nascita di VinciCasa, sono state assegnate ben 224 case. La dea fortuna è imprevedibile. Comunque, “Non basta essere fortunati, bisogna anche avere la fortuna di rendersene conto” (Mafalda)
B.B. bellissima donna dal cuore d’oro
Brigitre Bardot, conosciuta anche come B.B. era straordinariamente bella. Attrice, modella, cantante, ma soprattutto attivista francese dedita alla causa animalista. Se n’è andata a 91 anni, come una delle pricipali icone del cinema e del costume. Ritiratasi dalle scene nel 1973 a 39 anni, dopo aver interpretato una cinquantina di film, si è dedicata a cani, gatti, capre, cavalli… per i quali ha sostenuto diverse battaglie: contro la corrida, contro i mattatoi industriali… contro le pellicce e contro il disinteresse verso la sofferenza animale. D’altro canto lei stessa confida: “Gli animali mi hanno salvato la vita. Sono portatori di tutte le qualità che mancano agli uomini, senza averne i difetti”. Sposata quattro volte, unico figlio Nicolas nato dal secondo matrimonio, svariati amori, parlava con cognizione di causa. Non ho presente il suo ruolo in qualche film, mentre mi rintrona nella mente la canzone “Brigitte Bardot” che le dedicò il compositore e giornalista brasiliano Miguel Gustavo. Per me il suo ruolo più importante è stato quello a favore di una cinquantina di animali domestici salvati, con cui viveva a Saint Tropez, a La Madrague, una casa che diventerà un museo sulla sua vita. Una bellissima donna dal cuore d’oro.
Botti (illegali) addio…
La Francia ha preso le distanze dai fuochi d’artificio, quantomeno da quelli illegali. Era già successo due settimane fa con l’arresto dello youtuber Loris Giuliano, noto tifoso del Napoli, finito sotto inchiesta dopo aver lanciato fuochi d’artificio sotto la Torre Eiffel per realizzare un documentario sul Napoli. Decine di persone sono state arrestare ieri per lo stesso motivo. Non so cosa succeda in Italia, molti comuni permettono l’uso solo di quelli legali CE in aree sicure, con multe salate per i trasgressori. Mi auguro che questa infausta tradizione dei botti per festeggiare venga archiviata, dato che è nociva per l’ambiente, gli animali e pure le persone. Superfluo che dica perché. Abito in prossimità del camposanto e ogni ultimo giorno dell’anno è un inferno. Le ‘esercitazioni’ cominciano giorni prima: due sere fa verso le 22.30 un boato ha fatto drizzare le orecchie a Pepita che è schizzata dalla poltrona verso la zona notte. Quando erano in vita i cani Luna e Astro, li chiudevo in macchina per limitare l’impatto dei botti sull’udito e non solo. Vorrei che qualcuno mi convincesse del piacere trasmesso da questa usanza, forse giustificabile secoli fa, ma oggi decisamente fuori luogo. Volete mettere la musica, un buon film, una partita a carte, un gioco di coppia o di squadra? Da rivalutare anche il piacere di stare in buona compagnia di se stessi.
C’è diario e diario
Tra i generi letterari, il diario è il più semplice ed avvincente, sempre che l’autore sia spontaneo. Non a caso, quando insegnavo andava forte il Diario di Anna Frank, per il contenuto e le vicende del periodo considerato. Ai miei alunni avevo proposto un Diario di bordo per abituarli a fissare sulla carta attività svolte a scuola. Ovviamente c’è diario e diario, diverse sono le motivazioni per scriverlo. Adesso va di moda parlare di memorie. In ogni caso si tratta di un’opera autobiografica. Tale è quella scritta dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy durante i venti giorni di permanenza nel carcere parigino della Santé, per corruzione e traffico di influenze intitolata Le journal d’un prisonnier/Diario di un prigioniero. Dal 10 Dicembre, giorno dell’uscita, solo nei primi giorni ha venduto 100.000 copie. In regime di isolamento, il detenuto n. 320535 si è nutrito di yogurt e barrette di cereali, riscoprendo la fede religiosa. Voglio sperare che abbia pensato di raccontare la sua esperienza in prigione durata meno di un mese per motivi terapeutici e non per motivi economici legati alla sua popolarità. Certo la casa editrice Fayard sarà soddisfatta del successo che sta avendo il “memoir”. Conto di scrivere un Diario anch’io, per lasciare una traccia del mio passaggio sulla terra, senza rincorrere la popolarità, ma per assecondare un bisogno di trasmettere esperienze ed emozioni.
Dalla capanna
Venerdì 26 Dicembre, Santo Stefano. Esco in piazza per una rapida consegna: il paese sembra spopolato. Mi chiedo se la gente stia dormendo dopo le abbuffate, oppure sia in vacanza sulla neve o altrove. Incontro di striscio solo un uomo con un ragazzino al seguito, presumo padre e figlio. Ad occhio avrà 7-8 anni, parla e gesticola mentre l’adulto cammina con gli occhi puntati sullo smartphone. Mi coglie un attimo di sconforto, pensando che l’ascolto è fuori discussione. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha officiato a Gaza, esibendo la statua di Gesù Bambino per una carezza, un gesto commovente che mi richiama le parole di un messaggio giuntomi sul tablet: “Per risolvere i conflitti, Dio non ha inviato eserciti, ma un bambino”. Ecco, recuperare il cuore di un infante sarebbe un efficace deterrente per le guerre. Intanto in Italia si registra un calo notevole delle nascite e la nazione è sempre più un Paese per vecchi che sono una risorsa. Però i giovani se ne vanno, “Otto su dieci guardano all’estero” e “Il lavoro? All’estero il 79% dei giovani”, così titolano due articoli letti sul Gazzettino un paio di giorni fa, confermando che il Belpaese non è un posto per i giovani. Sono confusa, percepisco che oggigiorno la vita si è complicata per tutti. Il messaggio che proviene dalla capanna offre una via d’uscita.
