• “Santa Lucia, il giorno più corti che ci sia”, recita un proverbio della tradizione popolare. In realtà il solstizio d’inverno cade quest’anno il 22 dicembre, ma non fa tanta differenza se pensiamo all’abbinamento luce naturale e significato del nome Lucia, che deriva dal latino lux e vuol dire appunto luce, intesa in senso spirituale. La santa siracusana venne martirizzata il 13 dicembre 304 durante la dominazione di Diocleziano: subì l’asportazione degli occhi, pertanto il suo simbolo sono gli occhi e la lanterna. È considerata protettrice degli occhi, dei ciechi, degli oculisti, degli elettricisti e degli scalpellini. In Italia il nome Lucia (e varianti) è portato da 400.000 persone, tra cui mia cugina da Orsago e la mia amica, fedele lettrice e puntuale commentatrice dei miei post. A circa duecento metri da casa mia, in un rasserenante contesto agreste si erge la chiesetta di Santa Lucia, nei cui pressi mi inoltravo col mio cane Astro per brevi passeggiate. Per la ricorrenza della santa, oggi sono officiate delle messe. La chiesetta dispone di un’ottima acustica e d’estate accoglie eventi musicali di pregio. Sono onorata e rassicurata dall’avere una tale vicina di casa, anzi due: santa Lucia a ovest e l’amica Lucia a est. È anche una delle sante più amate dai bambini, perché porta loro doni alla mattina del 13 dicembre. Secondo la tradizione, la notte tra il 12 e il 13 la santa gira di casa in casa, accompagnata dal carretto trainato dall’asinello, al quale i bambini offrono biscotti latte e carote, lasciandogli le provviste sul balcone.Tanti anche i proverbi a lei dedicati, tipo: “Da Santa Lucia il freddo si mette in via”. Auguri a tutte le Lucia! 🕯️💐
Categoria: Tempo
Inizio festività natalizie
Mentre faccio colazione, verso le sette assisto all’omaggio floreale dei Vigili del fuoco alla statua della Madonna, nel giorno dell’Immacolata, simbolo romano della festa cristiana dell’8 dicembre. Come tradizione, a deporre la ghirlanda di fiori sul braccio della Vergine è il caporeparto dei Vigili del fuoco più anziano del comando di Roma, Vincenzo Morgia. Il video spettacolare è ripreso con i droni. L’ autoscala è provvista di 100 gradini e si estende per 27 metri d’altezza in p.zza Mignanelli accanto a p.zza di Spagna. Il telecronista informa che la ghirlanda pesa 15 chili: numeri importanti per il vigile ‘anziano’ incaricato dell’impresa che poi viene intervistato. Mi sono emozionata ad assistere alla cerimonia, molto sentita dai Romani fin dal 1463 quando i francescani della Basilica dei Santi Apostoli iniziarono a celebrare la novena davanti al dipinto donato dal cardinale Bessarione. La proclamazione del dogma (che si riferisce al concepimento di Maria, non a quello di Gesù) avvenne l’8 dicembre 1854 da parte del Papa Pio IX. A proposito di Santo Padre, ripresosi dalla recente bronchite infettiva Papa Francesco di pomeriggio prega davanti al monumento dedicato alla Madonna e lascia dei fiori alla base. Da questa data è consuetudine addobbare l’albero e fare il presepe. Anche a Castelcucco c’è stata l’accensione dell’albero in piazza, preceduta dai canti degli alunni delle elementari e dall’arrivo di ‘Babbo Natale’, con successiva mescita di cioccolata calda e vin brulé. Mi sono trattenuta una mezz’oretta, perché la temperatura era rigida. Inoltre mi aleggia un dubbio: partecipare a eventi di aggregazione è senz’altro meritorio, ma renderli festosi a 360 gradi non è che toglie intimità alla festa? Troppi mercatini, luci e campanelli, a mio dire soverchiano il significato originario del Natale.
Fiori d’inverno
Premesso che mi piacciono tutti i fiori, in questo periodo prediligo le bulbose, Giacinti e Amaryllis. Come d’abitudine quando arriva il freddo, metto dei bulbi di Giacinto in acqua perché mi piace osservare l’emissione della radici, lenta ma stupefacente. Poi spunta la gemma, a seguire lo stelo e infine i fiori che sembrano stelline ravvicinate. Il profumo è straordinario e quasi stordisce. A dirla tutta, sono affezionata a questo fiore perché mi fece vincere un premio di poesia per un componimento intitolato “Miracolo blu” che riporto sotto.* Passando all’Amarillys, deve il suo nome a una donna di origine greca. Il nome deriva dal verbo ‘amarysso’ che significa splendere o brillare. I fiori simboleggiano l’eleganza, la fierezza e la bellezza uniti alla timidezza. Il poeta Virgilio citò questo fiore nelle Bucoliche, quando Titiro elogia la bellezza della sua amata Amarillide. Insomma, una bella carta d’identità. Per passare dalla teoria alla pratica, da una ventina di giorni tengo sott’occhio un bulbo di Amarillys, arrivato piuttosto malconcio dal supermercato. Messo a dimora in un vaso di buona terra, annaffiato quanto basta ha emesso quattro steli su uno dei quali stamattina è sbocciato un fiore rosso: una sorpresa che ha ripagato le mie cure. A ruota sbocceranno altri tre fiori, una bella compagnia che allieta le mie giornate.* Miracolo blu Nella boccia di vetro/ho spiato/le radici avvolgenti/distendersi/come velo da sposa./La gemma tenace/ha nutrito/per lungo tempo/la mia voglia/di meraviglia./Il primo fiore/s’è infilato/incerto tra le foglie,/incalzato/da una costellazione blu./Tra colori e radici/si sono sciolte/le ansie quotidiane,/come sulla rena/la spuma del mare.//🪻
Tempo di Libri
Sul quotidiano Il Gazzettino mi attrae l’articolo: “Aspettativa di vita, la Marca prima in Italia” con 84 anni contro quella nazionale di 82,3. Questo dato fa piacere, sebbene non vada confuso con la qualità della vita che introdurrebbe tutt’altro discorso. Leggo con interesse l’articolo che però fornisce anche l’altra faccia della medaglia: per la presenza di librerie noi veneti siamo messi male, al 106esimo posto, praticamente penultimi. Non c’è dubbio che l’offerta culturale scarseggi, nonostante qualche lodevole eccezione. La pandemia e il conseguente isolamento hanno distanziato lo spazio tra libri e lettori, o meglio tra libri e autori perché le vendite online di libri sono aumentate. Parlo per esperienza personale, in quanto un mio romanzo Passato Prossimo, uscito dalla tipografia nel novembre 2018 ha avuto l’onore di un’unica presentazione a Castelcucco dove abito ed è ambientato. Custodisco negli scatoloni le copie invendute che potrebbero essere un buon regalo nelle prossime festività. Vi narro la vita di un paesino di provincia – Castelcucco appunto – mentre sullo sfondo si agitano i cambiamenti degli Anni Settanta che alludono al ‘passato prossimo’ del titolo. In fondo all’opera, le testimonianze di cinque compaesani. Già che ci sono, approfitto per un mio aggiornamento letterario. Per chi apprezza la poesia è disponibile la raccolta Natura d’Oro, con fotografie riferite ai versi. Calata nei panni di una giornalista freelance, ho raccolto 365 brevi articoli nel volume Post per un Anno (quello a cavallo tra giugno 2020 e giugno 2021), da cui si capisce come ho investito il tempo durante il covid. Per farla breve, e magari stimolare l’acquisto di qualche copia informo che sono otto i titoli che ho a disposizione, alcuni reperibili nella locale cartoleria e in Municipio. Per gli altri, basta un colpo di telefono o un messaggio. Un libro costa poco e arricchisce molto. A mio dire, è alimento per la mente e benessere per lo spirito.
Pecore e Poesia
Rivedo le pecore, che ogni anno in questo periodo sostano nei pressi di casa mia. Sembrano un enorme lenzuolo bianco steso sul campo appena liberato dal granturco. Si spostano a ondate, quando i cani corrono in lungo e in largo perché non escano dal perimetro immaginario. Diversamente dagli anni scorsi, sono di passaggio e non riesco a fotografarle. Anche se le festività sono ancora lontane, vedere un gregge fa tanto Natale e mi trasmette un senso di raccoglimento. Mi ritornano in mente poesie ad hoc. Indimenticabile il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia del Leopardi, dove il poeta paragona la vita del pastore a quella della luna alla quale chiede: Dimmi, o luna: a che vale/al pastor la sua vita,/la vostra vita a voi? dimmi:ove tende/questo vagar mio breve,/il tuo corso immortale? Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con i pastori che però non ho visto, probabilmente riparati dentro il furgone perché è una giornata molto umida. Fantastico se potessi intervistare pecore e agnelli, posso solo immaginarlo con la fantasia. Adesso che ci penso, chi li faceva parlare era Esopo, antico favolista greco, vissuto come schiavo a Samo nel VI secolo a.C. Comperai tanti anni fa una versione delle sue Favole, che conservo ancora da qualche parte. Poi al liceo ne tradussi qualcuna dal greco, tipo quella intitolata Il lupo sazio e la pecora, favole per bambini in realtà piene di saggezza. Profondo conoscitore degli uomini, Esopo attraverso gli animali si riferisce ai caratteri e alle abitudini degli umani. Infine la pecora è un elemento nel presepe di Gianni Rodari, insieme al pellerossa con le piume in testa…come è finito tra le statuine/del presepe, pastori e pecorine,/e l’asinello, e i magi sul cammello/. Così, grazie al gregge in transito ripasso un po’ di letteratura.
‘Un brutto clima’
Prima domenica di Novembre, per fortuna con il sole. Mentre faccio colazione, seguo il programma Agorà su Rai 3, con un titolo allarmante: “Un Brutto Clima”. Ieri era la Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale, preceduta dalla Commemorazione dei defunti e Ognissanti. Beh, non c’è da stare allegri! Mi conforta che la parola ‘agorà’ derivi dal greco e significhi ‘piazza’ luogo dove si incontrano varie persone, precisamente ‘spazio pubblico e di riunione nelle città greche’ e per me è apprezzabile tutto ciò che mi riporta alla Grecia classica. Però dipende da chi ci va in piazza! Durante il programma sembra che si siano dati appuntamento tutti gli uccelli di malaugurio riguardo la situazione a Gaza: questo, sommato al significato delle giornate precedenti non predispone all’ottimismo. Mi auguro che il conflitto tra Israele e Hamas termini il più presto possibile, sono convinta che la soluzione ‘Due Stati Due Popoli’, invocata anche dal Papa e dalla premier Giorgia Meloni sia la più idonea a porre fine a un problema che dura da secoli. Al netto delle ragioni che hanno determinato l’aggressione, sono sempre i civili a pagarne le spese, sia dall’una che dall’altra parte. E mi sovviene la poesia-riflessione di Bertold Brecht La guerra che verrà che condensa il mio pensiero al riguardo. La riporto tutta perché è il miglior commento ai dolorosi fatti di attualità: La guerra che verrà/non è la prima. Prima/ci sono state altre guerre./Alla fine dell’ultima/c’erano vincitori e vinti./Fra i vinti la povera gente/faceva la fame. Fra i vincitori/faceva la fame la povera gente egualmente.// Nonostante il clima non faccia ben sperare, auspico la Pace e allontano l’invito che il poeta rivolge alla fine della poesia Quelli che stanno in alto: Uomo qualsiasi,/firma il tuo testamento.//
Ognissanti, fioritura fuori stagione
Ho fotografato una piccola rosa color panna, fiorita nell’angolo destinato a cimitero per i miei amici animali defunti. Nel giorno di Ognissanti immagino che godano anch’essi di uno “spazio” privilegiato. Nel mio cuore ce ne sono molti. Nomino gli ultimi, quelli che mi hanno fatto compagnia da quando abito a Castelcucco, ovverosia dal 2000: i gatti Sky, Micia, Puma, i cani Luna e Astro, più una decina di canarini che hanno vita piuttosto breve. Tornando alla pallida rosa, me la sono trovata all’improvviso davanti, quasi volesse parlarmi, in un mare di foglie gialle cadute dall’albicocco vicino. Era stata ‘soffocata’ dalla pianta di more e non era riuscita a trovare il suo spazio. Fatta un po’ di pulizia del verde, erano riemersi gli scarni rami. Ho messo un po’ di compost, rinviando all’anno prossimo la ripresa. Invece lei, la rosa pallida ha voluto ringraziarmi per averle dedicato delle cure ed è fiorita giusto sopra la sepoltura di Sky, il mio amatissimo gatto (cui ho dedicato la poesia con lo stesso titolo nella silloge Natura d’Oro). Posso sembrare fantasiosa, ma mi piace pensare che la natura mi parli. D’altronde lo diceva qualcuno molto più importante di me che La natura è una madre benigna creatrice di illusioni che aiutano gli esseri umani a vivere bene (Leopardi). Perciò la rosa magicamente fiorita, o meglio rifiorita è un messaggio di resilienza e di speranza dopo un tempo di sterilità. Mi auguro di poter estendere questa percezione di bene inatteso anche fuori di casa mia, nella mia comunità e oltre dove operano persone in prima linea per difendersi e difendere dalle turbolenze umane, molto più insidiose di quanto può accadere in un angolo di giardino incolto. Oggi Ognissanti, auguro a tutti una fioritura fuori stagione,
Party per i Santi
Sul mio calendario, alla data odierna leggo: SS. Lucilla e Quintino – Halloween. Mai avuto simpatia per questa festa importata. Anni addietro chiudevo i miei cani Luna e Astro in Panda perché non fossero spaventati dai botti. Io stessa staccavo il campanello per non essere disturbata dai leziosi ‘dolcetto o scherzetto’, con la conseguenza che qualcuno, indispettito dalla mia indisponibilità mi lanciava il petardo dentro il cortile. In un tema, un alunno mi scrisse che un petardo lanciato dentro la cuccia del cane, mandò al creatore la povera bestia. L’importazione di streghe e maschere terrificanti d’oltralpe cozza contro lo spirito di raccoglimento legato alla festività di Ognissanti. Inoltre due giovani zie materne morirono proprio a cavallo di queste date, tanti anni fa. Me ne parlava mia madre, che era la sorella più giovane ed anche se non le ho conosciute, mi sento di onorarne la memoria con il silenzio e la riflessione. Per i motivi suddetti, trovo molto opportuna l’idea di padre Alessandro Girodo della parrocchia dei santi Martino e Rosa di Conegliano di abolire la festa di halloween e sostituirla con un party per i santi, fornendo camici bianchi per tutti. Scheletri e pipistrelli resteranno fuori della porta. Tra l’altro, mi risulta che i pipistrelli siano innocui, anzi “In realtà sono mammiferi intelligenti e socievoli” ed ottimi alleati contro le zanzare, essendo ghiotti di insetti. Di giorno si riposano ed entrano in azione durante le ore notturne, ragion per cui forse sono associati alle tenebre. Io abito vicino al cimitero e credo di avere sentito i loro ‘strilli’, senza esserne turbata. Al massimo, la loro immagine può essere usata negli stampi per i biscotti, come ha fatto Lisa che mi ha mandato la foto delle sue prelibatezze dolciarie, invitanti e spiritose. Infine, coi tempi che corrono ritengo che il tema della morte non vada banalizzato ed eventualmente utilizzato per valorizzare la vita nostra e altrui.
‘Per tutte le madri d’Italia’ e oltre
Ultima domenica di Ottobre, giornata grigia e uggiosa. Esco di mattina e rimango in casa il resto del giorno. Cerco qualcosa di interessante in tivù e incappo in un servizio su Aquileia, spiegato da Massimo Gramellini. Una sorta di reportage storico, alla soglia del 4 novembre, con al centro una donna, una ebrea triestina: Maria Bergamas. Ecco i fatti. Maria Maddalena Blasizza coniugata Bergamas (Gradisca d’Isonzo, 23 gennaio 1867- Trieste, 22 dicembre 1953) nel 1921 scelse la decima bara tra le 12 che contenevano le salme di altrettanti caduti durante la grande guerra e rimasti ignoti. Il figlio Antonio, fante italiano era morto sul fronte del Carso e mai identificato. La bara fu caricata su un treno militare che attraversò la penisola in un’atmosfera di funerale di massa, fermandosi in 120 città e paesi. Giunse a Roma il 4 novembre 1921 e fu tumulata nel sacello dell’Altare della Patria. Maria Maddalena Bergamas rappresenta tutte le madri italiane che persero i figli in guerra, senza mai riceverne le spoglie. Le altre undici salme furono portate a Gorizia dove fu celebrata una messa funebre solenne. Da Gorizia le salme furono condotte ad Aquileia. Provenivano dai principali campi di battaglia italiani della Grande Guerra: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Piave, Cadore, Gorizia, Isonzo, S. Michele, Castagnevizza. Nel cimitero di guerra di Aquileia, ai piedi del Monumento dei Dieci Militi Ignoti si trova anche la tomba di Maria Bergamas, su cui è scritto: “Maria Bergamas per tutte le madri d’Italia”. Sulla vicenda, nel 2021 è stato girato un docu-film intitolato La scelta di Maria, di Francesco Miccichè. Allargando il panorama e considerando la drammatica situazione delle guerre in corso in Ucraina e nel Vicino Oriente, suppongo che molte altre madri piangano i figli morti, e viceversa senza neanche il conforto di una tomba. Per non dimenticare le centinaia di persone annegate nel Mediterraneo, in cerca di un futuro appagante. Mi appello a una preghiera cosmica per tutte le persone ignote. 🙏
Tecnologia sì e no
Non so se ridere o piangere…sto aspettando l’autodiagnosi della caldaia installata un mese fa, pagata fior di quattrini e andata in blocco tre volte, dopo il collaudo e l’avvio regolare. Trattandosi di un modello a condensazione – che tra l’altro ha richiesto adattamenti per la messa in opera – è più complicata (e mi si dice sensibile) della precedente, stessa marca, congedata dopo 23 anni di onorato servizio. Mi fa sorridere che la macchina, sofisticata q.b. riesca a fare la diagnosi del problema che ha ‘in corpo’, comunque ben venga se servirà al tecnico risolvere presto e bene il busillis. La risposta sul display è il numero 6: riferito al tecnico, corrisponde a un blocco caldaia. Già, questo lo avevo compreso, ma spetta a lui capire dove nasce il problema. Mi chiedo: a che serve dotare la macchina di tante opzioni, se poi è sempre la mente umana a mettere il punto fermo? Giro il quesito a Ivano, se avrà voglia di illuminarmi (in privato ). Un sentore agrodolce mi fa sospettare che troppa tecnologia sia invasiva e inquietante. Vuoi mettere accendere la stufa? Certo è più inquinante, ma senza sorprese. Dopo aver fatto una spesa importante, pensando che se ne gioverà mio figlio quando prenderà il mio posto in casa, non vorrei mordermi le dita per aver ceduto all’impulso di acquistare un buon modello a basamento, tra l’altro non tra i più recenti. Da una rapida consultazione telefonica, responsabile del ‘disguido’ potrebbe essere una bolla d’aria, pare che succeda con le caldaie novelline. Qualunque diavoleria sia, spero che ci venga posto presto rimedio: sta per tornare l’ora legale ed il tempo volge al peggio. Non mi ci vedo a soffiarmi le dita per scaldarmi. Comunque ieri, presàga di possibili delusioni termiche ho acquistato una borsa per l’acqua calda che mi ricorda gli inverni di tanti anni fa. Vuoi vedere che può tornarmi utile? Grazie Pia di avermi suggerito l’idea!
