I due precedenti post avevano per protagoniste due persone anziane. Oggi lo dedico a una giovanissa atleta, la 19enne ginnasta Sofia Raffaeli, a dimostrazione che l’abilità e l’arte sono trasversali e transgenerazionali. L’atleta marchigiana incanta Valencia dove conquista due medaglie d’argento nel cerchio e nella palla al mondiale di ginnastica ritmica. L’anno scorso ha conquistato tre medaglie d’oro e una di bronzo in tre attrezzi della ginnastica ritmica: cerchio, palla e nastro. È emozionante vedere l’atleta azzurra soprannominata Formica atomica (altezza 157 cm, peso 37 kg) esibirsi sulle note de ‘Il Mondo’ di Jimmy Fontana, brano che è un successo planetario. L’esercizio è un concentrato di espressività e di ritmica, una meraviglia. Senz’altro raggiunto l’obiettivo che la 19enne ginnasta si era prefissa: “È fondamentale, quando scenderò in pedana, che io riesca a trasmettere tutte le emozioni possibili”. Parallelamente alla ginnastica, Sofia ha conseguito l’anno scorso il diploma di Maturità, indirizzo Scienze Umane e si è iscritta a un Corso di Psicologia online. Instancabile, tanto che il paragone con l’operosa formica mi pare appropriato. Vedo alcune foto di Sofia da bambina mentre si esibisce: stessa grinta che traspare dallo sguardo volitivo. È d’obbligo pensare che dietro a tanto successo ci siano ore e ore di esercizio, rinunce, sacrifici. Otto ore al giorno in palestra praticamente da quando ha memoria, mettendo da parte tutto ciò che la può distrarre è il modo di fare di una perfezionista. Senza pensare alla dieta ferrea per mantenere il fisico dalle proporzioni armoniose. Vederla ‘giocare’ con la palla dentro il costume azzurro procura davvero un’emozione celestiale. Non so come sarà il futuro di questa atleta che a soli 19 anni appartiene alla categoria ‘Senior’! Il percorso finora fatto è un monito di impegno per tutti i giovani che intendano prendere ‘di petto’ la vita.
Categoria: Hobbies
Un artista umano
Incontro Pio Zardo, artista 88enne, tuttora in attività. La figlia Marta e la nipote Veronica, mi fanno da staffetta per raggiungere la casa – costruita a suo tempo da Pio – a Casoni di Mussolente. Premetto che anche l’abitazione è un gioiello che contiene le svariate abilità di questo invidiabile signore che ha trasmesso l’arte della pittura e della scultura, rispettivamente ai figli Noè e Ruben. Marta incarna con il sorriso e le braccia lo spirito di servizio a favore degli anziani genitori e non solo. Due parole sull’aspetto fisico di Pio che porta da decenni la “barba fratina” – come la chiama lui perché non costruita – tal quale un biglietto da visita. Mi sembra un filosofo e di sicuro è un poeta che si diletta a recitare in modo estemporaneo versi bucolici autoprodotti del tipo: Oh zappa che ferma te ne stai… oppure: Lo stato snaturato de natura… Ma il mio intento è intervistare il pittore, tramite alcune domande cui risponde con disinvoltura. Nel mentre Marta offre l’aperitivo, Veronica scatta una foto al nonno. La consorte Maria si affaccia all’uscio per regalarci un sorriso e Sulamita prende parte attiva all’incontro. Pio disegna da piccolo. Soprannominato borasca/burrasca, è uno di otto fratelli (5 m e 3 f). Comincia a farsi notare per le doti artistiche sui vent’anni, a Torino dove frequenta un corso biennale di pittura con il maestro Riccardo Chicco ed in contemporanea fa il muratore, lavoro che lo accompagnerà tutta la vita. Mi viene spontaneo compararlo al muratore descritto da Pablo Neruda nella sua Ode al muratore tranquillo (1956), che lavora “Senza fretta, senza parole”, usando “calce, sabbia, sapienza e mani”. Nella sua lunga carriera ha creato oltre un centinaio di dipinti, ispirati soprattutto dalla natura, ma anche di altro soggetto. È sua intenzione esporre una grande tela per omaggiare san Pio X, di cui porta il nome e che lui chiama affettuosamente Bepi (Giuseppe Melchiorre Sarto era il nome “al secolo” del Papa), per la “Peregrinatio corporis”, evento in programma il prossimo ottobre. Provo ammirazione per il pittore e tenerezza per questo signore gentile, creativo e longevo entrato nella mia vita attraverso le sue opere e l’amicizia con i suoi figli. Ad averne, di artisti così!
Far pensare senza opprimere
Mi capita di rado di cenare dopo le 19.30: è successo ieri sera perché prima ho stirato un po’ di cose in seminterrato dove era fresco. Quindi verso le venti ceno, mentre sul terzo canale va in onda Techetechetè, di cui ho già parlato in un recente post. Protagonista ieri sera era Giorgio Gaber (Milano, 25.01.1939 – Camaiore, 1.01.2003) che conoscevo e apprezzavo per la capacità di far ridere e nello stesso tempo pensare. Anzi, quando insegnavo ebbi il piacere di scoprire in un’antologia un suo testo, quello del ‘Signor G Dalla Parte di Chi’ del 1970. Il Signor G è l’alter ego di cui si serviva Gaber nei suoi spettacoli e nelle sue canzoni, una proiezione dell’uomo moderno con i suoi tic e le sue contraddizioni. Ecco, ce ne vorrebbero di comici così, dalla battuta cordiale, mai irriverente e stimolante la riflessione. Anche il titolo di alcuni suoi brani fa pensare: Il Conformista, Io non mi sento Italiano, La Ballata del Cerutti. Del resto l’artista in questione è uno dei più importanti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra: cantante, attore, cabarettista, chitarrista, regista teatrale. Curiosità: diplomatosi in Ragioneria e iscritto alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università Bocconi di Milano, per mantenersi agli studi comincia a suonare al Santa Tecla, famoso locale milanese. È un dettaglio…ma i dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio. Beh, sono contenta che le teche della Rai lo abbiano rivitalizzato. Mi propongo di andarlo a rileggere nelle antologie e di riflettere sulle sue opere. Il sorriso unito alla satira è un ottimo mix per far pensare, senza opprimere.
Nascita della fotografia
Sabato 19 Agosto, Giornata Mondiale della Fotografia: mi sta bene, perché fotografare è uno dei miei hobbies, sebbene intrapreso da grande. Mio padre era un cultore della fotografia in bianco e nero, amante delle corse e dei cani che non mi attraevano particolarmente, essendo nata “gattara’. Perciò mi sono accostata piuttosto tardi alla macchina fotografica, poi videocamera e ora tablet multifunzione. Ma non intendo fare la storia della fotografia, quanto del suo valore documentale ed emotivo. A casa ne ho molte, scattate da mio padre; parecchie anche le mie, distribuite in vari album. Tre ante di un armadio di frassino in camera sono tappezzate di foto, che spuntano come funghi dai cassetti quando riordino, oppure dalle pagine di un libro. Per me la fotografia è evocatrice del passato ed uno stimolo per scrivere. I miei soggetti preferiti sono i fiori che mi hanno dettato le poesie raccolte nella silloge Natura d’oro (disponibile su Amazon) che comprende le sezioni Mare, Natura e Ambiente, Fiori, Emozioni. Anzi, le foto contenute nella raccolta sono state esposte nel 2015 durante la mia prima mostra fotografica in paese, seguita nel 2018 dalla seconda, intitolata FIORI COLORI PENSIERI. Da ciò si comprende l’importanza che abbia la fotografia per me e per l’espressione letteraria. Preciso che sono autodidatta e non ho nessuna patente al riguardo. Conosco persone molto più brave di me che postano i loro scatti su Instagram. Lo faccio anch’io, in collegamento con il post sul mio blog verbamea perché la foto anticipa l’argomento che tratto nell’articolo online. Sono grata alla fotografia, nata ufficialmente in Francia il 19 Agosto 1839. In tale data, la prima macchina fotografica fu presentata all’accademia delle scienze e delle arti visive, anche se la prima fotografia in assoluto fu scattata il 19 Agosto 1826 da Joseph Nicéphore Niépce , conosciuta come la eliografia su lastra di stagno “Vista dalla finestra a Le Gras”. Per i padri della fotografia, il succitato Niépce e Louis Daguerre (e forse altri) un’invenzione straordinaria. Molto altro si potrebbe dire: ad esempio che Henri – Cartier Bresson è il fotografo più famoso, definito “l’occhio del secolo”, considerato un pioniere del fotogiornalismo, portando la fotografia a un pubblico più ampio. Tra i migliori fotografi internazionali va annoverato l’italiano Oliviero Toscani. Passo il testimone ai lettori, per approfondire la ricerca. Buone foto a tutti!
Danzare sul palco e non solo
Finalmente una bella storia da raccontare: il sodalizio professionale e amoroso tra i primi ballerini della Scala Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko che si sono sposati in Salento il 10 Agosto. La cerimonia nella basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, in provincia di Lecce, città d’origine di Nicoletta e la festa in masseria a pochi chilometri dove i due sposi si sono esibiti in un tango spettacolare. La proposta di matrimonio era avvenuta un anno fa sul palco dell’arena di Verona, alla fine dello spettacolo ‘Bolle and Friends’ con la complicità di Roberto Bolle che alle nozze è testimone d’eccezione. Dunque ci sono tutti gli ingredienti per stendere un bel racconto: bellezza, giovinezza, talento, affiatamento, culture diverse, amore. Non serve però che lo scriva io, è uscito spontaneo dalla loro esperienza e ce lo hanno regalato. Non conosco il dietro le quinte di lui, di qualche anno più giovane di lei (Riga, Lettonia 29.11.1994) ma immagino un percorso di sacrificio prima di essere proclamato primo ballerino del Teatro alla Scala nel febbraio 2018. Ho dato un’occhiata alle immagini della festa, con i video postati, compreso il tango a beneficio degli invitati (e di chi vuole partecipare all’evento da casa): emozionante! Certo è stato curato tutto perché prevalesse il buongusto tra due artisti della danza che hanno fatto della bellezza la loro professione. Anche in un matrimonio tra due persone non famose dovrebbero emergere le loro qualità, talora sacrificate all’allestimento della festa. L’ultimo a cui ho partecipato si perde nella notte dei tempi e non ha lasciato un ricordo favoloso. Per inciso, diverse persone adulte che frequento sono single o lo sono tornate dopo un’esperienza di convivenza, perché: “Se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola” (Massimo Gramellini). Come non detto per i neo sposi, cui auguro di danzare in sintonia sul palco e nella vita.
Parole protagoniste
Vedo di striscio a ridosso della cena su Rai 1 Reazione a Catena, programma interessante con protagoniste le parole, condotto dal garbato Marco Liorni. I concorrenti si confrontano in prontezza, intuito e intesa. Dal 14 luglio sono imbattute “Le Tre e Lode” che finora hanno accumulato un montepremi oltre i centomila euro. Le tre concorrenti sono amiche e colleghe di lavoro, insegnanti all’Università di Ferrara: Marianna Scaglioso, Chiara Pollio e Lauretta Rubini. Non seguo il programma dall’inizio perché in contemporanea va in onda il telegiornale su Rai 3 cui sono ‘abbonata’, però mi gusto la fase finale quando le concorrenti sono agli sgoccioli e si giocano il montepremi, accumulato con le risposte giuste date nelle varie fasi che precedono. È bello assistere alla loro felicità in caso di vittoria, come ieri sera: la parola vincente, da collegare a nonna e all’altra che non mi ricordo (forse ricamo) era centrino e hanno fatto centro! La più grande delle tre ha spiegato che sua nonna – e anche sua mamma – si esercitano in quest’arte: commovente il dettaglio che mi ha riportato a un hobby che coltivava anche mia mamma. Al di là della bravura nell’uso della lingua, apprezzo che le tre concorrenti siano colleghe ed amiche, cosa non scontatissima in ambito professionale. Che sia la scuola il loro ambiente di lavoro, che è stato pure il mio me le rende anche più simpatiche. Nel mio piccolo, frequento colleghe di varie età con cui condivido pensieri ed emozioni, estesi ad altre persone dotate di molte qualità. Non partecipiamo a concorsi televisivi, ma ci teniamo in esercizio con le parole in prosa e/o poesia che ci scambiamo nel blog verbamea e verbanostra, programmi verbali che definirei di mutuo soccorso, senza montepremi ma con la soddisfazione di comunicare tra pari.
Che bello fare squadra
Che bello fare gruppo, nel nostro caso letterario. Ci troviamo stamattina al bar Viceversa di Castelcucco, per fare il punto riguardo la nascita del recente blog verbanostra (cui si accede digitando sixrododaxtilos.wordpress.com). Siamo Francesca, la sottoscritta, Sara, Valentina con la figlia Gaia, Veronica ed Elisa (ci potete vedere in foto). Non c’è ordine del giorno, ma condivisione del piacere di scrivere e di postare, nutrendoci di idee e di emozioni. Ognuna ha la sua cifra, se preferite il suo colore: chi recupera il passato, chi un’esperienza in un posto lontano, chi la poesia intima, chi il racconto giallo, chi il racconto esperienziale, io un po’ qua e un po’ là. Per conoscerci meglio dovete visitare il nostro blog, magari lasciando dei commenti costruttivi, perché intendiamo crescere, nel senso di allargarci e farci conoscere. In cambio chiediamo la vostra attenzione e magari la vostra benevolenza. Valentina ha in programma di presentare la sua opera, Nulla viene a caso, io di proporne alcune mie che il covid ha silenziato. Quando e dove? Magari in autunno o più avanti, dove la sensibilità delle amministrazioni comunali ci vorrà accogliere. Entra in bar il sindaco di Castelcucco Paolo Mares; gentilmente, come da sua natura prende atto del motivo dell’incontro letterario e si riprometto di darci spazio, quando saremo pronte per il ‘grande pubblico’. Nel mentre ci accordiamo per un incontro meno formale, tipo colazione o the letterario che potrebbe avvenire da Besse Trattoria/Pizzeria a fine ottobre. Neanche farlo a posta, Remo Reginato, fratello del titolare Renzo entra per una consumazione e su richiesta ci fa la foto che accompagna questo articolo. Se non è coincidenza questa! Da ultimo, nella sala del Viceversa dove ci troviamo, una parete è decorata con dei libri simbolici a testa in giù, in accordo col nome del locale. Sarà nostro piacere accompagnarli con delle nostre opere in ‘carne e ossa’, previo accordo con Valentina, la gentile titolare del locale. Alla prossima, viva la squadra! 💐
Campionati mondiali di nuoto 2023
È un sollievo, con il caldo esagerato di questi giorni, seguire i Mondiali di nuoto 2023 da Fukuoka, in Giappone. Premetto che mi piace il Giappone e trovo delizioso seguire le atlete durante le performance in acqua, ma non sono un’esperta. Sento dagli speaker parlare di flessibilità, rotazione, controllo del corpo, mobilità articolare, stabilità nelle verticali… ma lo spettacolo inizia prima del tuffo in vasca. Ogni atleta – curioso venga considerata ‘senior’ a trent’anni – si presenta con una camminata sinuosa, scenografica che merita apprezzamento di per sé. Anche il costume, la capigliatura raccolta, le unghie laccate delle mani fanno parte del ‘biglietto da visita’ che mi affascina. Pure la musica scelta ha il suo peso durante la prova che dura pochi minuti e viene valutata severamente dai giudici cui compete assegnare le eventuali penalità. Resto incollata allo schermo durante l’esibizione di alcune atlete, compresa quella della giapponese, al sesto mondiale se non sbaglio che guadagna la medaglia d’oro. Simpatica – al di sopra di ogni sospetto – la battuta dello speaker “Le gambe più espressive che abbia visto’. Esaltanti anche i tuffi dal trampolino, pur nella varietà delle prestazioni. Le giapponesi si inchinano sempre, alla fine della prova. Mi gusto anche lo spettacolo delle otto nuotatrici italiane che danzano in acqua sulla musica di ‘Inclusion’: spinta, movimento di gambe, sincronia…ops, sul finale una perde il tempo. L’errore fa parte della competizione, dispiace ma l’impressione artistica è alta. Posso solo immaginare le ore di esercizio e le difficoltà superate per arrivare a creare col corpo tanta bellezza. Da ragazza mi ero iscritta a un corso di nuoto: al primo tuffo mi sono persa sott’acqua. Terrorizzata, mi sono ritirata. Fine della storia.
Letture in vacanza
La copertina del settimanale il venerdì di Repubblica di questa settimana inneggia a un hobby praticato soprattutto in ferie: la lettura. Sul fondo verde chiaro campeggia un volume color mattone bordato di giallo che ha per titolo IL MIO LIBRO PER L’ESTATE, con sotto i consigli (che si trovano all’interno) di una trentina di persone, una super-babele da cui scegliere cosa mettere in valigia, come enuncia il sottotitolo dell’articolo interno di Corrado Augias LEGGO DUNQUE VIAGGIO. A mio dire azzeccato il titolo, perché leggere consente di fare un viaggio interiore anche restando a casa. Pia, una mia affezionata lettrice mi ha girato il pensiero di Mason Cooly che calza a pennello: Leggere ci dà un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove siamo! Ho letto l’articolo e pure i consigli. Dato che “i buoni libri come i buoni abiti devono essere su misura”, in base ai miei gusti mi procurerò i seguenti: MALEDETTE. LE DONNE NEL MITO, di Francesca Ghedini, Marsilio, 16 euro e LEZIONI DI FELICITÀ, di Ilaria Gaspari, Einaudi, 13 euro. Non potrò leggere molto, perché devo scrivere: mi sono imposta di portare a conclusione entro l’autunno la storia iniziata un anno fa. Nessuno mi corre dietro, non scrivo su commissione. Però tirarla per le lunghe complica il lavoro, perché perdo i contatti con i personaggi e con gli eventi. Ammetto che il progetto cui sto lavorando non è semplice, tuttavia mi impegno per dare alle stampe qualcosa che faccia riflettere, senza annoiare. Tornando alla lettura e ai casi miei, a chi ama le storie semplici ambientate nei paraggi, oppure la poesia accompagnata dalla fotografia, mi permetto di raccomandare alcuni miei lavori, disponibili su Amazon: PASSATO PROSSIMO, TEMPO CHE TORNA, DOVE I GERMOGLI DIVENTANO FIORI, NATURA D’ORO. Consapevole che è un consiglio ‘Pro domo mea’, cerco di promuovermi con le mie forze, non avendo santi in paradiso. Per chi lo desidera, sono a disposizione per apporre autografo e dedica. Buone vacanze e Buona Lettura! 📚
Una fuoriclasse
Ho visto ieri sera sul primo canale il film biografico Sulle Ali della Musica, una produzione Belgio/Olanda del 2018, su Antonia Brico, prima donna a dirigere un’orchestra sinfonica e ad affermarsi a livello internazionale. Avevo letto di recente sul quotidiano riguardo questa donna talentuosa, con l’intenzione – poi sfumata – di dedicarle un post. La visione del film mi consente di rimediare. Nasce a Rotterdam il 26 giugno 1902 da madre olandese single, che si trova per strada dopo aver scoperto di essere incinta. Viene data in adozione a una famiglia che si trasferisce in California e le cambia addirittura il nome, ribattezzandola Wilhelmina Wolthuis. Cresce in un ambiente poco amorevole e ostile. A 10 anni mette per la prima volta le mani su un pianoforte…come rimedio al vizio di mangiarsi le unghie, modo con cui esprime il disagio. Ma il suo sogno non è quello di diventare una pianista, bensì dirigere un’orchestra. Si laurea nel 1923, ottenendo un secondo diploma all’Accademia Statale di Musica di Berlino come direttrice d’orchestra. Però detta così non rende minimamente il travaglio subìto da una donna di talento costretta a farsi strada in un mondo artistico prevenuto e maschilista. Contro l’ostruzionismo del suo ambiente, fonda nella sua Denver un’orchestra tutta al femminile. Per me l’orchestra è il più grande degli strumenti. Per un musicista significa quello che per un pittore è la tavolozza (parole sue). Antonia ha aperto una strada che sembrava totalmente preclusa alle donne. Oggi possiamo contare diverse direttrici d’orchestra, ma ce ne vorrebbero di più. Onore e gloria alle donne tenaci, capaci e coraggiose di tutti i tempi!
