Kangaroo Island, ovvero Isola dei Canguri. È uno dei posti migliori in Australia per vedere animali selvatici, come koala, canguri, leoni marini e foche. Me ne parla Manuel in un suo vocale che accompagna una serie di scatti. Immagino lo stupore di vedere dal vivo animali che non sono domestici. L’ultima volta che io ho visitato un parco zoo risale ormai a molti anni fa, quando mio figlio era piccolo, a Lignano Sabbiadoro. Ricordo un asinello docile che prelevava del cibo dalle mani, cicogne sui nidi alti, felini assonnati in gabbioni…niente di eccezionale, se non l’atmosfera inclusiva e il benessere mio di allora. Un po’ di dati. L’Isola dei Canguri si trova in Australia, la terza in estensione dopo Tasmania e Isola di Melville. Sta a 112 km sud ovest di Adelaide. È lunga 145 km e di larghezza variabile tra 900 m e 57 km, per un’area complessiva di 4.405 km quadrati. Ospita 4000 persone, l’economia è basata su agricoltura, turismo e pesca. Occupata 11.000 anni fa dagli aborigeni, peraltro scomparsi verso il 200 a.C. l’isola fu scoperta nel 1802 dall’esploratore britannico Matthew Flinders che la battezzò “Kangaroo Island”. Nel gennaio 2020 è stata sconvolta da incendi che hanno interessato circa metà della sua superficie. Ha un ecosistema tutto suo che va preservato, ragion per cui i custodi sono molto attenti che i visitatori non introducano sementi e cibi non compatibili con l’habitat. Manuel la definisce “bella e particolare”, ci cammina in giornata per ore fino a farsi venire il mal di schiena. Koala e canguri allo stato brado, foche e leoni marini: bianchi dove la sabbia è bianca, neri e perfettamente mimetizzati dove è nera. A proposito, deve tirare un’aria forte, dalla foto che lo ritrae imbacuccato. Del resto le formazioni rocciose sono scavate dal vento: si inseriscono nel paradiso naturalistico di Kangaroo Island che Manuel immortala, per condividere con me e con i lettori. 🦘
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Arcipelago delle Cicladi
Una delle tracce più gettonate dagli studenti di terza media durante la prova scritta di Italiano era questa: “Se vincessi un viaggio premio, dove andresti e perché?”. Mi ritorna in mente e rivolgo la domanda a me che sono in pensione, dopo aver letto l’articolo: Alle Cicladi cercando l’isola che non c’è, di Alessandro Allocca su il venerdì di Repubblica. Dal greco Kyklos, che significa cerchio, trattasi di quasi 220 isole nel mare Egeo distribuite ad anello, di cui appena 25 quelle di fatto abitate. Tra le più famose Mikonos e Santorini, dove ebbi la fortuna di approdare con mia mamma nel 2006, in un tempo non ancora caratterizzato dall’overtourism. Da allora il bianco e il blu sono la coppia cromatica, imperante in Grecia che prediligo. Se avessi la possibilità di tornarci, seguendo le indicazioni dell’articolo, visiterei altre isole: Sifnos, Naxos, Keros, Delos. A Sifnos vive Kostas Depastas, 90 anni, il più anziano ceramista delle Cicladi. Naxos è nota per gli uliveti secolari, alcuni di oltre 600 anni, autentici monumenti secolari. I reperti scoperti a Keros fanno pensare che fosse un centro di spiritualità per i popoli antichi. Delos è legata alla mitologia: culla di Apollo e Artemide, sito sacro e snodo commerciale, attrae pellegrini e mercanti da tutto il Mediterraneo. In definitiva, le Cicladi sono un arcipelago ricco di storia, cultura e bellezze naturali che vale la pena di esplorare. Se non fisicamente almeno attraverso i servizi e le fotografie, come quelle inviatemi da Mariuccia durante la sua vacanza in Grecia. Se poi arrivasse un viaggio premio…
Quiz linguistici
La frase “Con la cultura non si mangia” attribuita all’ex ministro Tremonti – che la sconfessò – va almeno ridimensionata, perché c’è chi con il proprio sapere vince anche bei soldi. È il caso di Christian, concorrente del gioco a quiz ‘L’Eredità’ che ha vinto 160.000 euro, da aggiungere ai 45.000 vinti la sera precedente, per un totale finora di 205.000 euro accumulati in due sole puntate. Di solito ceno verso le 19.30; subito dopo seguo “La Ghigliottina ‘ la parte finale del gioco che chiede al concorrente di trovare la parola che ne lega altre cinque. Un paio di volte ci ho azzeccato anch’io, dato che le parole sono il mio pane e mi attraggono i giochi dove sono protagoniste. Qualcuno si ricorda il programma televisivo a quiz sulla lingua italiana ‘Parola mia’ in onda dal 1985 al 1988, condotto da Luciano Rispoli e la partecipazione del linguista Gian Luigi Beccaria? Quanto mi piaceva! Ha influenzato il titolo del mio blog ‘Verba mea’. Mi viene facile usare le parole, talvolta intuendo il significato di alcune ignote, senza consultare il dizionario. Però evito i giochi di parole caro a certi intellettuali, preferendo esprimermi in maniera ‘flessibile’ con qualche concessione al latino, piuttosto che all’inglese. Ma torniamo al gioco, che Marco Liorni conduce dal 3 novembre. La fase finale è quella che mi piace di più: il finalista deve indovinare la parola ‘chiave’ che si abbina con le cinque in precedenza selezionate da altrettante coppie di parole. Insomma, un bel grattacapo. Christian, giovane infermiere della Valle dei Templi in un paio di giorni è diventato un fenomeno. Mi fa piacere che sia un uomo, perché contraddice la convinzione che siano le donne più portate in ambito espressivo/linguistico. Personalmente sono dell’idea che il talento, tanto quanto l’intelligenza non abbia sesso. Infine, in un mondo che tende ad isolarsi e a chiudersi, ben vengano i programmi che combinano cultura e intrattenimento. Da incentivare.
Il giorno dopo (la presentazione)
“Serata intima e partecipata” è il commento quasi notturno di Lisa Frison all’incontro letterario di ieri sera, valorizzato dalla lettura espressiva di alcuni passi dal mio Ricami e Legami. “Grazie siamo stati tutti benissimo” è l’impressione a caldo di Adry che mi ha scattato una foto che “ti rappresenta pienamente” a dire di Pia. Infatti l’atmosfera era distesa e accogliente, da “salotto letterario” per l’inclusività e il calore. Mi aspettavo più persone – assenti i maschi, meno Sisto Manaigo che posta ottime foto sul web – meno toccati dal tema della genitorialità che coinvolge le donne in prima persona. Forse il buio che a novembre scende presto non invoglia le uscite. Comunque le persone presenti erano di livello, per me speciali: amiche, colleghe, simpatizzanti. Mariuccia è scesa da Belluno per me. Una sorpresa essere pubblicamente elogiata da Paola, insegnante e madre di tre figli piccoli. Ha ricordato l’appello delle emozioni che facevo in classe (lo avevo scordato) e l’attenzione all’attualità durante le ore di Cittadinanza. L’attualità è un mio cavallo di battaglia che nutre anche i miei post quotidiani. Lo ricorda il Consigliere Gianpietro Mazzarolo che introduce la serata, sottolineando la mia attitudine ultradecennale a scrivere romanzi e articoli che posto ogni giorno dal 2000 sul blog verba mea. Gli fa eco la Consigliera Novella Franciosi che vivacizza il ricordo degli Anni Settanta, sfondo del mio romanzo Passato Prossimo, ricordando il suo ingresso nel 1973 da giovane sposa a Castelcucco dove ha profuso per la comunità molte energie. Lucia Zanchetta, figlia di emigrante ritornato a Castelcucco dopo anni di lavoro in Venezuela, fa rivivere con nostalgia lo spirito di comunità della piazza dinamica del paese. Emozionata e lieta, a fine serata mi porto a casa un’Orchidea, due mini Stelle di Natale, perfino una piccola Limonera, con la soddisfazione di avere condiviso con un pubblico ricettivo un pezzo di passato per alleggerire il gravoso presente.
Dietro le quinte (di un evento letterario)
Oggi sono di fretta, perché devo prepararmi per l’incontro di stasera…sperando che ci sia qualcuno: malanni di stagione hanno già fatto delle vittime, sono arrivati freddo e nebbie, il tempo ha il suo peso. Dovrei essere quasi esperta, considerato che non è la mia prima presentazione. Ma condivido il pensiero di Giancarlo: i libri sono un po’ come dei figli ed è sempre un’emozione ‘metterli al mondo’. Guarda caso, in questo mio ultimo Ricami e Legami si parla anche di genitorialità, sebbene dalla postazione femminile. Cosa c’è dietro le quinte? Prima di tutto la sala che è del Comune, dove accedono altre associazioni. Mi compete un pizzico di attenzioni per accogliere gli ospiti: ho ordinato dei ciclamini per abbellire il tavolo dove si accomoderanno due relatori e la lettrice. Il punto dolente è trasportare i libri, che pesano: dove li metto? Tra borse di plastica e scatoloni, alla fine opto per delle cassette della frutta, meglio se colorate (mettono di buonumore), aggiungo un porta ritratti dove posizionare in bellavista una copia del romanzo da presentare e un quaderno per le firme di presenza. Un cestino con delle caramelle Caffarel ci sta, per addolcire eventualmente i presenti. Se scordo qualcosa, provvedo entro sera. A metà mattina passo in fioreria a prendere i fiori che carico nel bagagliaio: a questo punto basta portarli in loco dove mi aspetta la fida Lucia. Spostiamo un tavolo all’ingresso dove alloggiare le copie di Passato Prossimo mentre distribuiamo a gusto nostro quelle di Ricami e Legami sul tavolo della rappresentanza. A mezzogiorno l’ambiente risulta adattato all’evento e decidiamo di tornare a casa. Sto per dire a Lucia “Ci vediamo domani”… ho perso il senso del tempo! Sono un po’ stralunata: una cosa è scrivere, un’altra promuovere un evento. Vada come vada, siete tutti invitati!
Ballando con le stelle
Nel mio lontano passato sono stata anche una ballerina di tango. Avevo circa trent’anni quando ho dato il meglio di me alla danza, approcciata da ragazza. Però il desiderio di esprimermi sulle note era iniziato molto prima, da bambina forse infatuata da qualche spettacolo in tivù. Negli Anni Sessanta, non abitando in città era impensabile iscrivere a danza una bambina, così mi sono presa la rivincita in gioventù, grazie anche a fortunati incontri. Per diversi anni ho frequentato di sabato un locale delizioso dove ho mosso i primi passi di liscio, sulle note di un’orchestra composta da abili musicisti, purtroppo ora estinta. Li ricordo tutti con molta simpatia, anche il cantante Luciano di cui mi ero un po’ ‘invaghita’. Di quel lontano e lieto periodo mi sono portata a casa un paio di coppe, vinte durante delle gare di tango e molti dolci ricordi. La premessa giustifica il mio interesse per il ballo e il programma Ballando con le stelle che alterno con Tu sì que vales di sabato sera. Peccato che entrambi secondo me durino troppo e succede che durante lo spettacolo mi addormenti. Colpa anche dell’età che avanza. Comunque rimane l’attrazione per il talento artistico variamente espresso. Non per niente la danza era rappresentata da una delle 9 Muse, divinità femminili della religione greca, figlie di Zeus e Mnemosine. Anche Canova ha rappresentato la danzatrice, ovviamente in stile classico. Comunque sia, ieri come oggi la musica offre la linfa per l’espressione corporea. La mamma di Letizia, una mia ex alunna ora 23enne, mi ha detto che la figlia, laureatasi in Scienze motorie si sta perfezionando a Milano in un ambito che riguarda la danza con i bambini. Una buona scelta, per educare all’armonia le nuove generazioni.
Nascere e vivere
Ammiro il professor Silvio Garattini che domenica pomeriggio parla di longevità durante il programma ‘Rebus” su Rai 3. Nato a Bergamo il 12 novembre 1928, tra poco compirà 96 anni: mangia poco e cammina tanto (5 km al giorno). Il suo ultimo libro si intitola ‘Vivere bene’ che è tutto dire. Durante il servizio, con la presenza di Michele Mirabella e Barbara Alberti si parla però anche di natalità. Non trovo la cosa disgiunta, dato che per vivere a lungo bisogna prima nascere. Il 1964 è stato l’anno del baby boom, con oltre un milione di nascite, mentre l’anno scorso in Italia si è raggiunta appena quota 350.000. Si parla di denatalità e di inverno demografico, legati alla difficile situazione socio-politica-ambientale. Le trasformazioni in ambito familiare sono note a tutti. Ho toccato l’argomento, senza entrarci a gamba tesa nel mio ultimo breve romanzo intitolato Ricami e Legami. Ne sintetizzo la trama: una donna in carriera desidera diventare madre, ma la natura non la asseconda. Dopo varie titubanze, decide di ricorrere alla Gpa (gestazione per altri) e trova in Ucraina Dorina, una donna che accetta di prestare il suo utero per il progetto di vita. Ma scoppia la guerra ed emergono altre problematiche. Molti bambini rimasti orfani e/o soli arrivano in Italia attraverso i canali umanitari.Tra le righe si intuisce che il desiderio di maternità potrà esprimersi in altro modo. Il racconto privato va di pari passo con gli eventi sullo sfondo, così da offrire una doppia lettura: narrativa e giornalistica. Ho affrontato l’argomento, pensando alla frustrazione delle donne che non hanno la possibilità di generare, ma hanno amore da dare. Ne conosco diverse, qualcuna limitata dalla privazione di figli propri. Il mio pensiero a riguardo è lo stesso della grande giornalista Oriana Fallaci – di cui è appena stato presentato il film Miss Fallaci – che riporto nella Nota dell’autrice: “Essere madre non è un mestiere, non è nemmeno un dovere: è solo un diritto tra tanti altri’. Il momento straordinario della gravidanza è esaltato dal dipinto in copertina di Noè Zardo ‘che intende essere un omaggio rivolto alla bellezza femminile’.
Giuggiole…e Petrarca!
La festa delle giuggiole si celebra la prima e la seconda domenica di ottobre ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei. Il paese si chiama così in onore del poeta che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 e morto ad Arquà il 19 luglio 1374, Petrarca è considerato il precursore dell’Umanesimo e uno dei pilastri della Letteratura italiana. Ma il servizio è dedicato alla giuggiola, il frutto (drupa) del giuggiolo o zizzolo, noto anche come dattero cinese. In cucina si presta per fare il risotto con le giuggiole e il ‘giuggiolone’, una specie di pinza. Nel parlato, l’espressione ‘Andare in brodo di giuggiole’ significa, all’incirca ‘andare in solluchero’ cioè essere felicissimi. Un servizio della trasmissione pomeridiana Geo e Geo mi dà notizie su questo frutto autunnale ormai desueto. Chissà se l’autore di “Chiare, fresche et dolci acque”, canzone n. CXXVI (126) del Canzoniere, scritta tra il 1340 e il 1341 le conosceva. Di certo si era ‘innamorato’ del posto nei Colli Euganei che oggi fa parte dell’associazione ‘I borghi piu belli d’Italia” ed ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Tornando alle giuggiole, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche. Alcuni studi hanno dimostrato che forniscono un valido aiuto nella salute cardiovascolare. Mangiata fresca, essiccata o in tisana la giuggiola può aiutare contro l’insonnia, l’ansia e lo stress. Assunta insieme con una lieve poesia del Petrarca può fare davvero bene.
‘The boss’
Bruce Springsteen, cantante, chitarrista e compositore statunitense soprannominato ‘The boss’ è uno dei più apprezzati artisti rock a livellio mondiale. Il rock non è il mio genere musicale preferito, pertanto non posso dichiararmi una sua fan. Però mi piace l’energia che trasmette dall’alto del palco e dei suoi 75 anni. Mi sono annotata ciò che ha detto durante la Festa del Cinema a Roma dove è stato presentato il suo ‘Road Diary’, un film documentario che raccoglie dichiarazioni, filmati delle prove e dei suoi backstage. Intervistato sulla sua attività, l’artista – nato a Long Branch il 23 settembre 1949 – così si è espresso: “Andrò avanti fino alla fine. È troppo tardi fermarsi ora”. Il boss dice che non si ritirerà mai dalle scene. Non miq stupisce, detta da uno che ha al suo attivo quasi 300 canzoni, senza contare gli inediti. Ecco, mi piace la tenacia implicita nelle sue parole, quell’andare avanti senza timore, dando il meglio di sé in qualunque fase della vita, anche quando uno potrebbe tirare i remi in barca e riposarsi. Visitato da malanni come tutti i comuni mortali, ha dovuto affrontare situazioni negative, compresa la malattia della moglie Patti Scialfa, affetta da un mieloma multiplo, una forma di cancro del sangue che colpisce le cellule del sistema immunitario. Diagnosticata nel 2018, la malattia sembra in remissione. Cantante e cantautrice, Patti fa parte della band del marito da decenni e i fan sperano di rivederla presto in attività con il consorte. Anche in questo caso l’arte si rivela salvifica. Una chitarra, un pennello, una penna sono strumenti che consentono all’arte di esprimersi. L’età dell’artista che non demorde è un invidiabile valore aggiunto.
La casa di tutti (corto)
Oggi pomeriggio al Festival del Cinema di Roma sarà presentato il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros per i bambini. Lo dice padre Enzo Fortunato, volto noto della tivù e dei social, durante il programma ‘Dialogo’ in onda il sabato mattina verso le 8.20 su Rai1. Il Papa ha scelto lui come coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini (svoltasi il 25 e 26 maggio a Roma) e portavoce della Comunicazione della Basilica di San Pietro. Ecco quello che vedo: una bambina coreana con un impermeabile giallo corre sotto la pioggia attraverso la città. In vacanza con i genitori, dopo tanti monumenti Mi-Rae – questo il suo nome – arriva alla basilica di san Pietro dove la colpiscono le parole di un sacerdote: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” e compie un piccolo gesto pieno di speranza. Un tema legato alla fraternità, all’inclusione, alla potenza dei piccoli gesti, dimostra come le arti e le discipline possano interagire per fare riflettere e sensibilizzare. Vedo il corto un paio di volte e convengo che è un prodotto toccante e di facile interpretazione. Che l’interprete sia una bambina è un valore aggiunto perché ci induce a dare più attenzione alle azioni dei piccoli, che spesso sanno vedere oltre. Il futuro non è roseo. Il rinnovamento potrà avvenire dalle giovani generazioni se sapremo preservarle e ascoltarle, consapevoli che il pianeta che ci accoglie è la casa di tutti.
