17marzo 1861, nascita dello Stato italiano. 17 marzo, si festeggia San Patrizio che introdusse il Cristianesimo in Irlanda durante il V secolo dopo Cristo. Mirca, un’alunna delle medie compie gli anni in questo giorno. Lo ricordo perché era buona abitudine tenere l’aggiornamento dei compleanni in classe – sempre apprezzati, un po’ come l’appello delle emozioni – che prevedeva anche il mio, prossimo. Pare che oggi sia anche la Giornata Mondiale delle Torte: che sia una dolce ricorrenza, non ci piove. Siccome sono piuttosto golosa e pigra, mi concentro sull’abbinamento con le torte, che dona alla giornata un alone di festa. Non sono un’esperta, ma potrei essere una buona cavia per chi ne avesse bisogno. Credo non mi sarebbe dispiaciuto frequentare l’istituto alberghiero, sebbene non rinneghi il liceo classico, che mi ha nutrito in altro modo. Non ho una lunga esperienza ai fornelli – la cucina non è il mio ambiente preferito – ma mi diletto in ‘Dolceria’, come chiamo la mia sosta per realizzarvi muffin vari gusti da quando sono in pensione, ovverosia da circa otto anni. La misura del muffin come dolcetto monodose si presta ad essere donato e consumato senza sensi di colpa. Inoltre variarne il ripieno – con frutta e marmellata – evita l’assuefazione al gusto. In pratica, il muffin è come una mini fetta di torta, più ‘spendibile’ e godibile. Tra i miei contatti, c’è chi preferisce la variante con mandorle e carote, pere e cioccolata, mele e cannella…e da ultimo con crema al limone (realizzata coi miei limoni). In calendario, resta da replicare la crostata, la classica torta di mele e lo strudel che ogni tanto metto in forno. Con la Pasqua imminente qualcosa farò, ma senza impegno perché l’artrosi mi limita. Per oggi mi concedo un…dolce ripasso! 🎂
Categoria: Hobbies
Scrivere è un bene di Dio
Il 19 marzo esce l’autobiografia di Papa Francesco, intitolata “Life. La mia storia nella Storia”, scritta con il vaticanista e amico personale del pontefice Fabio Marchese Ragona. Intanto complimenti al Papa che a 87 anni (Buenos Aires, 17 dicembre 1936) e salute cagionevole, tra i fitti impegni ha trovato il modo di raccontarsi. Il ruolo di ‘autore’ lo rende vicino alla mia attitudine a scrivere. Apprezzo la sua vitalità che si espande anche in ambito letterario. Forse l’opera gli consente di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, dal momento che ha detto: “In Vaticano c’era chi aspettava la mia morte”. Suppongo si tratti di un libro-confessione dove l’autore espone momenti della sua vita. Riferito al titolo, mi attrae il sostantivo ‘storia’ scritto una volta minuscolo e un’altra maiuscolo. Intuisco che Jorge Bergoglio si collochi umilmente nel suo percorso terreno, dentro il grande anfiteatro mondiale. Mi auguro che la scrittura gli sia stata terapeutica. Viceversa, spero gli siano stati evitati i grovigli connessi con la pubblicazione del libro, esperienza che ho fatto e continuo a fare con notevole dispendio di energie. Comunque, scrivere è un modo di esprimersi, di comunicare. Poterlo fare, a qualunque età è un bene di Dio, locuzione quanto mai adeguata. L’autobiografia uscirà in Europa e in America con HarperCollins, il Corriere della Sera è il primo quotidiano che ne ha pubblicato alcuni stralci. Tra le anticipazioni, anche una preoccupazione sull’ambiente: “Il tempo sta per scadere, non ci rimane molto per salvare il pianeta” e un invito ai giovani “a fare rumore”, senza ricorrere a violenze e senza “deturpare le opere d’arte “. Esemplare.
Vitalità del Tango
Vedo con piacere il programma ‘Dalla Strada al Palco’ in onda sul secondo canale il martedì sera, condotto con maestria dal cantante Nek, alla terza edizione. Il titolo è accattivante e profetico, perché già anticipa il percorso artistico dei vari partecipanti, esperti di varie discipline: musica, giocoleria, acrobazia…e chi più ne ha più né metta. Il pubblico in sala vota il migliore tra quelli che si esibiscono, due dei quali vanno in finale, più un terzo recuperato dai due ospiti-giudici della serata che cambiano ad ogni puntata. Interessanti le clip che anticipano le varie performance di artisti per lo più autodidatti. Sebbene il programma sia lungo e chiuda a mezzanotte, merita. Mi concentro sulla coppia di ballerini di tango, ripescata ieri sera per la finale, Alexandre e Mariana: straordinari! Di origini brasiliane, vivono a Napoli. Fasciata in un lungo vestito rosso, con la schiena scoperta, capelli rigorosamente raccolti a chignon, la tanguera ruota il polpaccio con accortezza, mentre il partner la fa volteggiare come un fuscello. La musica è intrigante, ma la danza sulle note è stupefacente. Un po’ me ne intendo, perché anch’io ‘in illo tempore’/diversi decenni fa fui ballerina di tango e vinsi pure un paio di gare. Al di là delle origini di questo ballo di coppia, nato nei sobborghi di Buenos Aires e Montevideo intorno al 1880 mi piace il tessuto emotivo fatto di malinconia, forza, struggimento, voglia di riscatto, passione, eleganza. È diventata per antonomasia la danza del corteggiamento e questo ne fa un valore aggiunto. Condannato dai vescovi francesi che lo ritenevano ‘peccaminoso’ per fortuna il tango fu sdoganato da Pio X, che però preferiva La Furlana, una danza veneta. Insomma, tra passato e presente, il tango ha di sicuro un futuro!
Un personaggio eclettico
Circa 15 anni fa – doveva essere il 2008 o l’anno dopo – ebbi l’opportunità e il piacere di stringere la mano a Diego Dalla Palma (Enego, 24.12.1950) invitato dall’amica Novella Franciosi, allora presidente della Commissione Pari Opportunità a presentare il libro Accarezzami, madre. Sapevo qualcosa del noto personaggio televisivo, considerato uno dei più grandi truccatori a livello mondiale, ma non che scrivesse. Conservo con soddisfazione la copia autografata, provvista di dedica personalizzata. A lettura conclusa dell’opera, credo di avergli scritto per complimentarmi di avere messo nero su bianco i travagli della sua vita. In seguito l’ho visto e seguito in vari spazi televisivi. L’ultimo ieri mattina, durante il programma Uno Mattina in Famiglia. Indossa maglia viola a collo alto, sotto giacca verde pavone e già la scelta dei colori la dice lunga. La barba bianca curatissima fa da contraltare alla calvizie, occhi scuri penetranti: il personaggio si impone ancora prima di aprire bocca. Parla della bellezza imperfetta, di quella che esalta i difetti e rifugge dalla omologazione. Come dargli torto? Non ho comperato nessuno dei prodotti della sua linea, in quanto da giovane mi truccavo poco e non ho mai usato il fondotinta. Ma mi piace come il visagista concepisce l’estetica: “La bellezza è intelligenza ed essere persone per bene, non esistono difetti”. La sua idea è che il trucco dovrebbe intensificare il viso, valorizzare le sue caratteristiche senza grandi interventi, dato che “ci sono pochi interventi che rendono interessante una persona”. In risposta alla domanda: Cosa rende un uomo e una donna belli? riporta la frase di Robert De Niro che lui condivide: “Essere per bene, che è molto difficoltoso”. Poi aggiunge: “Anche l’Intelligenza è fondamentale, poi lo spirito…la bellezza è una categoria dello spirito, poi dove lo specchio offende la cultura difende”. La bellezza interiore è il titolo di un suo saggio. Attraente e affascinante!
Mostra a Villa Adriana
“Io sono una forza del passato’ è il titolo della mostra organizzata a Tivoli, a Villa Adriana sull’imperatore Adriano (durata dell’impero 117- 138 d.C ). Me lo ricorda la trasmissione Geo in onda di pomeriggio sul terzo canale durante la quale osservo una carrellata di busti – 8 – sull’importante imperatore. Successore di Traiano, fu uno dei ‘buoni imperatori’ secondo lo storico Edward Gibbon. Antonino Pio fu suo figlio e quel ‘Pio’ deve significare qualcosa. Grande estimatore della cultura greca, nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. Inoltre ordinò di edificare molti edifici pubblici in Italia e nelle province: terme, teatri, anfiteatri, strade e ponti. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, allora alla sua massima espansione. Ma fu anche architetto, musicista, letterato, qualità quest’ultima che mi intriga. Noto per la sua eloquenza, è ritenuto uno degli uomini più talentuosi di tutta la storia romana. Artista e principe, provinciale per nascita – era nato nell’attuale Andalusia – romano per cittadinanza, ateniese per elezione incarnò le varie anime del mondo antico: latine, elleniche, mediterranee. Sul letto di morte, nel 138 a 62 anni compone dei versi resi famosissimi da Margherite Yourcenar che trovo stupendi: “Piccola, anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti”. Memorie di Adriano è il romanzo di Margherite Yourcenar, pubblicato la prima volta nel 1951 che merita di essere letto e riletto.
Arte terapeutica
È ripreso il programma dedicato agli artisti “Dalla Strada al Palco” condotto da Nek, cantante che si trova molto bene nei panni di presentatore: disinvolto, garbato, empatico, bello. Alla terza edizione, lo spettacolo consente a una decina di artisti in varie specialità di mettersi in mostra. Ognuno presenta il suo percorso attraverso un videoclip e poi si esibisce; sono ammessi anche gruppi, come quello dei saltatori Truzzi in gara. Il meccanismo che coinvolge il pubblico in sala mi sembra chiaro ed efficace. Le persone votano e alla fine della serata, i due partecipanti col punteggio più alto vanno in finale; si aggiunge un terzo concorrente ripescato tra gli ‘esclusi’ grazie al ripensamento dei due ospiti. Ieri sera è capitato a Paula Torres, cantante di origine argentina che si è unita ai due più votati, un duo di danzatori-acrobati e il giovane Matteo che disegna storie con le mani. Comunque tutti gli artisti si sono esibiti in performance spettacolari. Il programma mi piace molto, già a partire dal titolo, evocativo e profetico: la strada è maestra di vita e il palco consente di partecipare esperienze costruite quasi sempre con enormi sacrifici e molta determinazione. Un esempio, il padre 52enne che canta accompagnato dal figlio batterista affetto da sindrome di down. Più di un artista riconosce all’arte un potere terapeutico, quello che credo anch’io. Quando l’arte chiama, che sia strada o palco l’artista risponde, come ha fatto la danzatrice 39enne con le scarpette a punta, passata dal palco alla strada perché preferisce esibirsi difronte al pubblico ‘tete a tete’. Mettersi in gioco senza il conforto del dietro le quinte merita molta ammirazione. Mi capitò a Bassano, diversi anni fa durante un giorno di mercato di apprezzare un violinista che poi fotografai, col suo consenso. Mi procurò un’emozione che poi mi suggerì un racconto, a riprova che l’arte è generosa.
Limoncello made by me 🍋
Mi sono messa in testa di fare il Limoncello, io negata per la cucina (ma con una predisposizione per fare dolci). Il fatto è che la pianta di limoni, ereditata malconcia da mio figlio, dopo adeguate cure è rinata e mi ha dato la soddisfazione di raccogliere una trentina di frutti profumati e del mio colore preferito. Ho già fatto la marmellata con il primo raccolto ed ora mi sto documentando per realizzare il liquore: prima fase, sbucciare i limoni con un pelapatate, prelevando solo la parte gialla, che andrà in infusione con alcool etilico a 96 gradi per un mesetto. Per ora ho proceduto col primo step. Adesso le scorzette profumate sono chiuse in un barattolo di vetro riempito con alcool, riposte in un luogo fresco e buio. Tra un mesetto aggiungerò lo sciroppo con acqua e zucchero, da lasciare a riposo per un altro mese circa. Infine filtrerò il tutto che verserò in mini bottiglie da regalare a chi se lo merita. Ovviamente prima assaggerò il prodotto e valuterò se il risultato merita la distribuzione. Comunque mi interessa il processo per arrivarci, più che la degustazione, il che succede anche con i dolcetti. Diciamo che è una distrazione/soddisfazione che mi prendo da pensionata, in parallelo con la scrittura. Se avessi fantasia, potrei costruire una storia ambientata in una limonaia. Non essendo il mio genere, suppongo però che sarebbe tempo perso, piuttosto potrei pensare a un ricettario! Pare che gli antichi Romani conoscessero già il limone, introdotto poi dagli Arabi come pianta ornamentale. Durante la fioritura, il profumo delle zagare è strepitoso. Non è un caso se gli agrumi sono diventati simbolo dell’Italia e del Mediterraneo, pur originari dall’Oriente (India e Indocina). Dotato di proprietà salutistiche notevoli, il ‘Limon citrus’ è coltivato dal Lago di Garda alla Sicilia. I frutti sono l’ingrediente base del Limoncello, ‘ambasciatore’ del made in Italy (anche made by me).
Martedì grasso…privato
Martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale. Non me ne sarei accorta se Manuel non mi avesse inviato una foto di Gina, sua nonna davanti all’impasto per i crostoli (noti anche coi nomi frappe, chiacchiere, bugie…) che realizza secondo una procedura ‘top secret’ che prevede “na cicareta de rum e una de graspa”. Fantastico questo quadretto familiare dove nonna e nipote sono impegnati nel realizzare il dolce tipico di questo periodo… con ricetta esclusiva “di Luigina, la sorella più grande di mia nonna”, precisa Manuel. Immagino la cucina di Gina trasformata in laboratorio dolciario, i crostoli calati nell’olio che fanno le bolle, le guance di nonna e nipote che si arrossano per il calore dell’ambiente e per la fatica… perché l’operazione è impegnativa e richiede un intero pomeriggio. Vorrei fosse capitato a me che cerco nonni adottivi e ho il privilegio di incontrarli grazie ai miei contatti. Nel post di ieri ho parlato del legame padre/figlio grazie all’arte; oggi sono protagonisti nonna/nipote grazie alla cucina. Ma se non ci fosse la rete di sostegno dei familiari costruita nel tempo, il palco crollerebbe. Il fare insieme è l’aspetto della relazione che mi affascina, che sia in cucina o in un altro spazio fa lo stesso. Poi, se i protagonisti dell’esperimento sono di età diverse, tanto meglio. Gina ha compiuto novant’anni qualche anno fa. È sempre sorridente e risponde al telefono con sicurezza. Circondata dall’affetto delle tre figlie e dei nipoti – Manuel in primis – le invidio la chioma grigio-azzura che mi ricorda la fata turchina. Naturalmente ammiro anche la sua longevità che le consente di essere ancora attiva e curiosa. A proposito, come me guarda il programma Forum e mi aggiorna se mi perdo una causa. Uno svago mentale che nutre l’amicizia.
La classe non è acqua
Conosco due pittori, padre e figlio da non molto, ma quanto basta per avere la conferma che l’arte salva. Pio, il padre merita una tela solo a guardarlo: lunga barba bianca, radi capelli lunghi, occhi cerulei rivolti al tempo che fugge. Noè, figlio secondogenito di quattro condivide con il padre l’amore per il pennello. Pio è reduce da un problema di salute che lo ha trattenuto in ospedale per un po’, ma ha festeggiato a casa il suo 89esimo compleanno. Mi aggiorna sulle sue condizioni la figlia Marta, diventata mia amica. Tutto sembra filare liscio, però riadattarsi alla quotidianità richiede tempi lunghi, nonostante la cura e la dedizione profusi dai familiari. Ma ecco la svolta: Noè porta al padre una piccola tela dove l’anziano genitore potrà muovere la mano d’artista, imprimendo segni ed emozioni. Potrebbe anche non succedere, non si crea a comando. Invece l’intuizione è giusta, la vocazione a dipingere ha il sopravvento sulle limitazioni del quotidiano e l’artista ritorna protagonista. Ecco, non so cosa Pio imprimerà sulla tela donatagli dal figlio: volti, fiori oppure paesaggi. Mi piace pensare che insieme si stanno scambiando linfa, che la comunicazione artistica funziona più delle parole. D’altronde non è un caso se la pittura è una poesia muta (pensiero dell’immenso Leonardo Da Vinci). Guarda caso, il figlio è anche poeta e questo lo avvicina al mio sentire. Del resto, per gli Antichi Greci le nove Muse protettrici delle Arti e della Cultura erano sorelle. Questo mi suggerisce l’idea che l’humus conti parecchio e che non sia ininfluente il terreno Dove i Germogli diventano Fiori per dirla con il titolo della mia ultima creatura letteraria che reca in copertina un dipinto di Noè. Quando si dice “La classe non è acqua”.
Arte salvifica
Un paio di giorni fa, precisamente venerdì durante la trasmissione Geo viene data la notizia di uno straordinario rinvenimento artistico a Rimini, città che mi è cara per diversi motivi. Lo storico e critico d’arte Alessandro Giovanardi racconta il ritrovamento di alcuni affreschi trecenteschi di scuola giottesca rinvenuti qualche mese fa nella chiesa di Santa Croce a Villa Verucchio, in provincia di Rimini. La scoperta “che fa tremare i polsi” si deve alla curiosità di Frate Federico, impegnato in piccoli interventi sopra al coro ligneo. Incuriosito, lega il cellulare a un filo e lo cala nella fessura tra il coro e il muro con la telecamera accesa e cattura l’immagine di un’antica pittura medievale del Cristo in Pietà, custodita in una nicchia. Gli esperti stabiliscono che l’opera è di Pietro da Rimini ed è uno dei più importanti rinvenimenti della storia dell’arte medievale. Intraprendenza di Frate Federico e fortuna hanno reso possibile la scoperta. Sullo stesso luogo circola una leggenda francescana: il chiostro della chiesa conventuale è dominato da un cipresso monumentale che si dice sia nato dal bordone (grosso e lungo bastone usato dai pellegrini) piantato a terra dal santo di Assisi, fermatosi qui a riposare e a pregare: un miracolo anch’esso di madre natura. Insomma, tra gli affreschi riscoperti e il cipresso gigantesco ci sarebbe materiale per scrivere un romanzo che la curiosità di Frate Federico rende intrigante. Che ci sia bellezza nascosta ovunque è incoraggiante, nel paese chiamato, non a caso il Belpaese. Sono 59 (da settembre 2023) i siti italiani patrimonio dell’umanità UNESCO e nessun altro paese al mondo ne ha altrettanti. Questo dato è motivo di orgoglio e fonte cui attingere per ossigenarci.
