“Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro” (Leonardo da Vinci)

Oggi 17 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale del Gatto, scelta oltre 30 anni fa, almanaccando sul numero romano XVII che anagrammato dà la parola VIXI in riferimento alle 7 vite attribuite al felino. Questa ricorrenza viene celebrata in date diverse in Paesi diversi, mentre la Giornata Internazionale del Gatto è l’ 8 Agosto. Anche i gatti hanno una protettrice: Gertrude di Nivelles, monaca benedettina del VII secolo nota per la sua profonda pietà. I gatti erano uno dei soggetti preferiti di Leonardo da Vinci, grande osservatore della natura che diceva: “Anche il più piccola dei felini, il gatto, è un capolavoro”. La mia frequentazione dei mici parte da molto lontano, quando avevo pochi mesi ed è documentata dalle foto in bianco e nero scattate da mio padre in varie circostanze. Cresciuta con me, i gatti mi hanno sempre fatto buona compagnia. Ad alcuni mi sono affezionata di più: Briciola e Sky mi sono rimasti nel cuore. Con loro c’era un’intesa straordinaria. Attualmente vivo con tre felini, di cui parlo spesso: Grey, Pepita e Fiocco che mia nipote Cristina ha definito “Gli animatori del villaggio”, espressione felice che condivido. Ognuno si distingue per carattere e comportamento, come tra gli umani. In generale apprezzo del gatto lo spirito d’indipendenza, la leggerezza, la flessuosità, la curiosità, la cura del corpo. Se credessi nella metempsicosi, ovverosia nella trasmigrazione dell’anima – teoria cui si riferiva Platone – non mi stupirei di avere ereditato parecchio dello spirito di un gatto. Per completezza, ricordo che durante il Medioevo i gatti godevano di una pessima fama ed erano considerati consorti delle streghe, soprattutto quelli neri. Poverini dico io, così belli nei loro manti diversi. Per chiudere, saluto quelli delle mie amiche: Nerina, Viola, Lollymi, Giallo, Bigeta, Lupin, Mollie… Zeus e Max sono quelli dei vicini. Lunga vita ai gatti!

“La musica è bellezza” e molto altro

“L’Italia in difficoltà si rifugia nei sentimenti” è il parere di un ospite del programma mattutino dedicato al festival di Sanremo appena concluso. E meno male che vengono valorizzate le emozioni e l’interiorità. Olly, 23enne cantautore genovese ha vinto con il brano Balorda nostalgia che non mi dispiace. Poetico L’albero delle noci, il testo di Brunori Sas piazzatosi al terzo posto che avevo apprezzato già dalla terza serata. Il brano di Achille Lauro Incoscienti giovani è un carico di nostalgia. Quando sarai piccola, di Simone Cristicchi rimane insuperabile per il messaggio forte, sebbene guadagni ‘solo’ il quinto posto. Una botta di ottimismo Viva la vita di Gabbani. Meritava di più, a mio dire il brano Pelle diamante di Marcella Bella. Al di là dei risultati personali, questa 75esima edizione del festival ha goduto di ascolti elevatissimi. Ammetto che si è distinta per la sobrietà della conduzione, l’eleganza degli artisti ed il buon livello delle canzoni. Tra l’altro oggi è in corso il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura e la musica è un ponte che unisce, come ha ricordato Papa Bergoglio – ricoverato al policlinico per bronchite – videoconnesso durante la prima serata, sottolineando che “La musica è bellezza, è messaggio di pace, è un linguaggio che tutti i popoli parlano per raggiungere il cuore di tutti, può aiutare la convivenza”. In tempi travagliati anche politicamente, con l’espansione dell”individualismo favorito dalla pandemia credo che tornare all’introspezione possa solo fare bene. Inoltre la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera. Nella Bibbia si invita spesso a cantare. Anche Sant’Agostino diceva: “Chi canta prega due volte”.

Palestra, Centro Sportivo Filippin

Vado in palestra da qualche mese, non per fare ginnastica dolce ma esercizi in Sala pesi. Lo dico con un certo orgoglio, perché mi credevo negata, tanto che da liceale con qualche acrobazia ero riuscita ad ottenere l’esonero. In realtà mi alzavo alle sei per prendere la corriera alle sette in punto – qualche volta l’autista passava prima – e dopo quattro ore toste farcite di latino e di greco, fare Educazione fisica fino alle tredici era controproducente per la mia salute fisica e psicologica. L’insegnante non era comprensiva e soprattutto non si spendeva di suo. Tra l’altro, i primi mesi di quarta ginnasio ero dimagrita parecchio e correre in tondo per la palestra dalle dodici all’una mi pareva uno spreco di fatica. Poi dovevo affrettarmi per prendere il pullman, la mitica Cecconi ed era un altro esborso di energie. Per farla breve, mia mamma parlò col medico che ritenne salutare sollevarmi dalla frequenza della materia, considerato che il resto era già assai pesante. Devo a questo precedente il mio rifiuto della palestra. Ci voleva mio figlio – istruttore in palestra – e l’intervento di artoprotesi ad entrambe le anche per farmi cambiare idea. Il chirurgo dottor Giovanni Grano, cui va la mia grata simpatia mi ha consigliato di fare esercizio mirato, per irrobustire la muscolatura. Si sono dichiarati d’accordo l’ortopedico dottor Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo, gli altri due miei ‘angeli custodi’. La decisione non è stata immediata, ma sono contenta di avere obbedito. Il mio istruttore è Andrea, un collega di mio figlio che mi segue al mercoledì dalle 11 alle 12. Lui mi ha introdotta all’uso delle macchine che – mannaggia – hanno tutte il nome in inglese. La mia preferita è la Leg Press che uso dopo il Tapis Roulant, la Ellittica e la Bike Seduta. Seguono quelle per le estensioni, gli adduttori, eccetera, circa una decina. In totale, le macchine disponibili in Sala pesi sono circa una trentina, utilizzate da persone di tutte le età. Ultimamente frequentano la palestra alcuni studenti americani delle Superiori, ospiti degli Istituti Filippin con il gemellaggio. Tra un esercizio e l’altro mi riposo e li osservo: le ragazze camminano svelte sul tapis roulant, ascoltano la musica in cuffia e agitano la coda di cavallo sulla schiena. I maschi preferiscono allenare i quadricipiti e i pettorali. Ce n’è per tutti i gusti, allenarsi è una palestra di vita. Di sicuro rinnovo l’abbonamento.

Non “Sono solo canzonette”

Mi sveglio un po’ dopo il solito, perché mi sono ritirata tardi. Non sono una patita del festival di Sanremo che guardo ‘di profilo’ mentre faccio dell’altro in poltrona, tra una coccola al gatto e una chiacchiera al telefono. Dopo colazione, mi concedo un quarto d’ora di tg1mattina e riporto la frase che appare in sovrimpressione: Sanremo 2025, nei testi dominano amore e introspezione. Il che, se sarà confermato mi pare una buona cosa. Avrei voluto sentire Simone Cristicchi, perché il testo della sua canzone parla di alzheimer, il che richiede coraggio. Qualche critico (malevolo) la considera una furbata. Io condivido il pensiero del Santo Padre, apparso in videocollegamento per la prima volta al festival dove afferma che: “La musica è bellezza, è uno strumento di pace”, obiettivo sottolineato dalla performance delle cantanti Noa e Mura Awad, che interpretano Imagine di John Lennon in quattro lingue: arabo, ebraico, inglese, italiano per sottolineare l’importanza dell’inclusione. Cerco e trovo la canzone di Cristicchi, artista apprezzato anche per precedenti interpretazioni. Il brano presentato “Quando sarai piccola” risulta tra i primi cinque votati. E lo credo bene: ci vuole coraggio per parlare di un argomento come il decadimento mentale in età senile. Il cantautore cita la data 20.3.46 che suppongo corrisponda alla nascita di sua madre, colpita da emorragia cerebrale nel 2012. I versi finali sono particolarmente intensi: “Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/che non avrai paura nemmeno della morte./Tu mi darai la mano” che mi fa tornare in mente la poesia “La madre” di Giuseppe Ungaretti, composta nel 1930. Quasi un secolo tra i due testi, ma un coinvolgimento unico. È un vanto che al festival approdino testi che non “Sono solo canzonette” (testo del 1980 di Edoardo Bennato)

Benito story

Oggi dedico il post a Benito – Ben per gli amici – l’altro cane adottato da Flavio, coprotagonista con Rex della storia che ho in mente di scrivere. Anticipo che è tutto vero, offertomi per così dire su un piatto d’argento da Mariuccia, sorella di Flavio. Negli anni Settanta eravamo entrambe liceali del Brocchi a Bassano del Grappa, che io raggiungevo con la mitica corriera ‘Cecconi’; lei proveniva da Belluno e soggiornava dalle suore. Non avevamo il tempo e neanche le energie per frequentarci fuori del duro ambiente scolastico. Ci siamo riviste dopo cinquant’anni, grazie alla rimpatriata organizzata dai più intraprendenti degli ex compagni e siamo diventate amiche, anche di penna. Questa informazione è utile, per comprendere come ci sia una condivisione di valori, animali compresi. Lei mi racconta la storia di Ben, che si trovava in un canile a Bari. A gennaio 2021, il fratello Flavio è forzatamente a casa dal lavoro che svolgeva in Kazakistan, a causa del covid. Vede il cucciolo su facebook e avvia le pratiche per adottarlo. I due fratelli si dirigono a Padova, luogo della consegna dove “Il batuffolo nero già molto vivace” passa dalle mani del corriere a quelle di Mariuccia che gli dà “il primo sorso d’acqua e il primo biscottino”. Ma è Flavio il ‘genitore’ intestatario che se ne occupa, finché viene richiamato al lavoro in Kazakistan. Emerge il problema di sistemare l’amico a 4 zampe, nel frattempo cresciuto assai. Il lettore avrà capito che la salvezza si chiama Mariuccia, che però abita a Belluno, mentre Ben e Flavio a Canale d’Agordo. “La provvidenza a volte aiuta, e si materializza con Adriana, una signora del paese, conosciuta all’area di sgambamento” che ama gli animali – ha già tre cani – e si offre per pasti e passeggiate da fornire a Ben che resta nel suo ambiente e si adatta di buon grado all’alternarsi delle persone che si occupano di lui: Flavio, Mariuccia, Sisto e Adriana. Compiuti 4 anni a novembre, è poco più ‘anziano’ di Rex che abita da un mese con Tania e Alessandro a Taibon Agordino, una decina di chilometri da Canale. In futuro potrebbero anche conoscersi. Incrocio le dita per il felice seguito delle loro vicende.

Rex, un cane maestro

Flavio è tornato in Kazakistan e Rex è stato affidato a Tania che ho sentito oggi. Per lei il cane è un dono del cielo, un angelo ‘sui generis’ che le è capitato per allietarle la vita. Dalle informazioni sulle abitudini del cane kazako, abituato a vivere fuori a temperature estreme temeva che Rex non si sarebbe adattato a stare in casa, come lei desiderava. Timore legittimo, ma subito rientrato. L’amico a 4 zampe va a svegliarla tutte le mattine alle otto, per dare e ricevere la sua razione di coccole. Poi la pappa, la passeggiata, la conoscenza dell’ambiente, perché lo interiorizzi come la sua destinazione definitiva. Sono molto sollevata nel sapere che il povero cane di strada, sopraffatto dai cani più grandi e grossi – praticamente bullizzato – sia stato salvato da un futuro di stenti e assegnato ad una persona meritevole, sostenuta in quest’opera salvifica dal compagno Alessandro. Flavio è stato lungimirante e generoso nel mettere in moto la macchina che ha portato alla soluzione del caso di abbandono, fenomeno purtroppo diffuso ad ogni latitudine. Chissà se Rex ha rimosso il suo passato: la strada, la fame, il canile, la catena… forse un incidente che gli ha reso fragile una zampina anteriore. Di certo percepisce di essere capitato in un mondo diverso e migliore dal precedente. “Nato felice”, secondo un pensiero di Flavio, nonostante le limitazioni e le privazioni. Per me è un cane Maestro che insegna cos’è la resilienza e la fiducia negli umani. Vorrei che la sua testimonianza ammorbidisse l’animo di chi maltratta gli animali che tanto affetto possono dare in cambio di cure e attenzioni. Condivido le parole di Mary Ellen (fotografa statunitense conosciuta per i suoi ritratti e per i suoi lavori): “L’amore di un cane è senza compromessi e senza fine”.

Giallo limone 🍋

Di domenica trascuro l’attualità e mi concedo un’attività rilassante: è giunto il momento di staccare i limoni dalla pianta, riparata in garage. Forse avrei dovuto provvedere prima, ma mi piaceva vedere che i frutti si ingrossavano di giorno in giorno, virando dal verde al giallo limone. Però ho letto che lasciarli su a oltranza, possono indebolire la pianta. Inoltre, il succo all’interno del limone diventa amaro. Mi sono decisa e ne ho raccolti una dozzina, mentre altrettanti sono rimasti sulla pianta, pensando che siano un po’ indietro. Ovviamente li ho poi fotografati, per gustarmi gli occhi, quando li avrò trasformati in marmellata o limoncello, già sperimentati con successo la scorsa estate. Il colore giallo mi trasmette energia e buonumore. Con il celeste è il mio colore preferito. Già che c’ero, ho immortalato un vaso di piccoli Narcisi, fioriti pressoché contemporaneamente: una moltitudine di piccole stelle luminose. Mi piace ‘perdere tempo’ secondo qualcuno in occupazioni anche minimali che però mi fanno star bene. È tempo ricreativo che alza il livello dell’umore e mi rasserena. Del resto lo diceva anche Dante che i fiori, con le stelle e i bambini sono le tre cose rimasteci del paradiso. Sui colori e il loro significato mi sono espressa in post precedenti. Quando insegnavo, sono stati usati a scuola nella fase di formazione delle classi, per favorire la vicinanza di coppie compatibili, evitando la vicinanza di soggetti ‘contrari’. Però la pandemia ha mischiato le carte, imponendo il distacco dei banchi. In sintesi, ogni colore stimola la nostra mente e riflette il nostro stato d’animo. Pare che il giallo aiuti la concentrazione, mentre il blu – soprattutto nelle tonalità del turchese, dell’azzurro e del pervinca è rilassante. Evviva i colori!

Io parteggio per Pepito

Il gatto si chiama Pepito come Pepita la mia gatta e c’entra con il fatto di cronaca ‘grigia’ successo martedì a Roma, in via Monte Senario, dove un 54enne romeno ha appiccato il fuoco all’appartamento della compagna, responsabile di aver fatto scappare il micio. Intossicate 7 persone e 24 evacuate. Lo stesso piromane si è autodenunciato, telefonando al 112 ed evitando il peggio. Non so se sorridere o deprimermi, per la battuta di un giornalista che dice sia successo tutto “per colpa di un gatto”. Eh no, urge la rettifica: il gatto non c’entra nulla con l’incendio. Casomai ha approfittato della finestra aperta dell’appartamento al primo piano, per darsela a gambe levate, data la presenza di umani alterati. Mi viene da dire che questa vicenda è l’esatto opposto di quella di ieri, a favore della simbiosi cani e umani. Per dirla tutta, che gli animali vengano strumentalizzati per vendette e/o ripicche proprio non mi va bene. “Hanno fatto scappare il mio gatto Pepito, per questo ho appiccato l’incendio” sono le parole che l’autore del rogo, in lacrime ha detto alla polizia. Il pronome sottinteso loro, si riferisce alla compagna e ai nipoti che avrebbero lasciato la finestra aperta, favorendo la fuga del felino. Chiedo venia se parteggio per il gatto. Mi spiace per i condomini della palazzina intossicati dal fumo. Suppongo che il piromane fosse più affezionato al micio che alla compagna, qualcuno dice ex e questo potrebbe spiegare parecchio. Nel caso malaugurato che al posto di Pepito ci fosse un figlio minore, non in grado di scappare, come se lo sarebbero spartito? Chissà quante storie boccaccesche riempiono le scrivanie degli avvocati divorzisti. Se le cose stanno così, meglio l’inverno demografico che l’inferno scatenato ad hoc. E lunga vita al gatto che già di suo ne ha 7!

Cani e umani

Mi è arrivata una foto di Rex di inequivocabile valore: sul fianco del letto, accarezzato da Tania. Per un cane vissuto per strada e al freddo, non abituato a stare dentro ‘casa’ – mai avuta – un bel cambiamento! Merito del suo spirito di adattamento e delle cure riservategli dal suo salvatore che si è assunto l’onere – a questo punto l’onore – di fargli cambiare non solo aria, ma abitudini e relazioni cosicché l’amico a 4 zampe continui ad avere fiducia negli umani. Visite veterinarie, trasportino, dieta, viaggio in aereo di dodici ore, controllo minuzioso a Francoforte…sbarco a Venezia: adesso il trambusto è solo un ricordo. Certo la bontà di Rex – un angelo per Flavio – lo ha favorito, ma anche l’accoglienza di Mariuccia, ‘zia’ di Ben, l’altro cane che gli ha riservato attenzione nelle prime ore in Italia. L’indomani Tania lo ha bene accolto in casa dove si è subito ambientato, contro ogni previsione. Bello di suo, in un paio di settimane è addirittura ‘ringiovanito’ dopo essere passato per la toelettatura. Le premesse ci sono tutte perché la sua vita sia lunga e buona. Come ho detto in un precedente post, mi ha così commosso la vicenda di questo cane amabile e del suo salvatore che vorrei metterla nero su bianco. Senza scordare Ben, il cane nero e prestante che Flavio lascia ‘padrone di casa’ e in buone mani di Mariuccia, la sorella. Stamattina alle quattro gli ha fatto fare l’ultimo giretto, “Poi un salutino, una lacrimuccia e via” verso l’aeroporto di Venezia per tornare in Kazakistan dove il lavoro lo attende. Ma a primavera potrà riabbracciare i suoi protetti che non gli lesineranno abbracci e linguate affettuose. Come dice la mia amica Lucia: “Noi umani dovremmo imparare dagli amici a 4 zampe”. Ed io aggiungo: “Anche dagli umani che si sacrificano per il loro benessere”. In fondo, uomini ed animali godiamo dello stesso creato. Rispetto e amore reciproco possono solo renderci migliori.

Aggiornamento su Rex

Giovedì scorso avevo dedicato il post a Rex, giunto dal Kazakistan dopo un lungo viaggio e sbarcato a Venezia con Flavio, il suo salvatore. Dopo una settimana urge un aggiornamento che sono lieta di dare sotto una buona stella: Rex sta benissimo ed è felice. Del resto Flavio afferma che: “Lui è nato felice, è un cane felice”. Me lo confermano i video che mi inoltra e i messaggi di Tania, la persona che lo ha preso in custodia: “Rex è veramente un cane di una bontà unica”. Chissà cosa ci direbbe del suoi primi quattro anni di vita trascorsi sulla strada, bisognoso di cibo e di carezze che adesso non gli mancano perché sa farsi voler bene da tutti. In pochi giorni ha imparato a stare dentro casa, è stato dal veterinario, dalla toelettatrice uscendone col pelo accorciato e profumato, ringiovanito! Ma la notizia più bella è racchiusa nella didascalia dell’ultimo video ricevuto da Flavio: “Sta imparando a giocare con i giochi” dove vedo Rex che mordicchia un oggetto di plastica che ha due palline alle estremità, in sottofondo si sente la musica di un trasmettitore. Nella comfort zone noto un radiatore con sotto tre paia di scarpe, segno che ci abitano altre persone, immagino. Se è così, tanto di guadagnato per Rex che avrà solo l’imbarazzo della scelta da chi farsi coccolare. E lui ricambierà alla grande, ne sono sicura. Desidero anch’io conoscerlo e non sono la sola. Spero a primavera di fare una spedizione con le amiche che hanno condiviso la sua sorte per accarezzarlo di persona. Sempre che nel mentre non diventi famoso, cosa che non gli auguro, eccettuata la popolarità virtuale.