Nel giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) si celebra la Giornata Nazionale del Made in Italy, oltre che la Giornata Mondiale dell’Arte che sono interconnesse, essendo il Belpaese una miniera di opere d’arte. Attualmente l’Italia detiene il maggior numero di monumenti (58) considerati patrimonio dell’umanità, seguita da Cina (57) e Francia (52). Pertanto siamo il primo Paese al mondo per numero di siti riconosciuti, di cui 53 a carattere culturale e 5 a carattere materiale. Bando ai numeri, intendo concentrarmi sul significato della parola arte che semplifico in talento espressivo e capacità inventiva. Pertanto intendo qualunque prodotto umano, di derivazione accademica ma anche no, recante segni di abilità: penso alle ricamatrici, a chi costruisce ceste, ai falegnami scalpellini restauratori, agli inventori di menù…cui aggiungere gli artisti di bottega e chi ha seguito dei corsi o delle Scuole professionali ad indirizzo artistico. Rivedo in un flash un momento iniziale del film La Ragazza con l’Orecchino di Perla, dove la protagonista dispone le verdura ‘ad arte’ in base ai colori, dettaglio che non sfugge al suo padrone, il famoso pittore olandese Johannes Vermeer che poi la immortalò nel famoso ritratto. E proprio Leonardo da Vinci, per restare in tema affermava “I dettagli fanno la perfezione, e la perfezione non è un dettaglio”, apparente scioglilingua di efficace sostanza. Dal mondo popolare recupero il modo di dire “Ogni bambino nasce col suo cestino” per sottolineare che ogni individuo ha dei talenti da coltivare, se ci crede. Nel mio cestino ho trovato la scrittura, incentivata da buoni Maestri. Il mio proposito è valorizzare ogni prodotto privato o pubblico, volto a diffondere piacere, serenità, bellezza. Senza scopo di lucro, perché la ricompensa sta nella condivisione.
Categoria: Hobbies
Vacanza sanitaria
Terzo giorno di degenza in clinica, forse il penultimo o quasi. Mi ero già figurata una specie di ‘vacanza sanitaria’ e per certi aspetti lo è. I degenti sono serviti e riveriti da uno stuolo di infermiere e operatrici sanitarie veramente gentili e sollecite, alcune giovanissime. Ho conosciuto Katia, Silvia, Elisa, Mena… la fisioterapista Melissa e la fisiatra Lain: un bel pull di donne molto rassicuranti e preparate. In reparto solo due uomini che invece abbondano in sala operatoria dove il ‘pezzo da novanta’ è il chirurgo dottor Giovanni Francesco (ho scoperto il secondo nome) Grano. Verso le otto, la colazione. La tovaglietta è a soggetto marino: pesciolini, stelle marine, barche a vela…che inevitabilmente mi riportano con la mente lá dove vorrei andare e l’anno scorso non sono stata, causa il caldo torrido. Adry sta facendo pressione perché non me lo dimentichi, ma può stare tranquilla! Per certi versi mi sento una creatura marina e la sensazione è confermata anche dalla mia dieta che prevede poca carne e molto pesce. Come passo il tempo? ‘Gioco’ col telecomando del letto che ha ben otto posizioni, scrivo e leggo il romanzo La Portalettere di Francesca Giannone che Saul mi ha regalato per il mio recente compleanno. Ambientato in un paesino del Sud negli Anni Trenta è la storia di una postina coraggiosa che sceglie un lavoro allora ritenuto inadatto per le donne. Credo che la fonte sia la nonna della protagonista. Unico neo: il romanzo consta di 414 pagine, troppe per i miei gusti, ma qui in clinica mi fa compagnia. Inoltre il Sud mi piace, sono stata in Salento un paio di volte a trovare la mia amica Liliana. Inoltre ho conosciuto e frequentato ‘Maria Postina’ a Possagno dove abitavo che aveva ereditato il lavoro dal marito. Insomma, nella scelta di un libro concorrono molte variabili e mio figlio non è andato a caso. E non a caso mi sostituisce ora lui a casa, occupandosi degli altri componenti felini. Tranquilli, torno presto!
SOTTO I FERRI…
Cari lettori, il 9 aprile sono ‘sotto i ferri’ per intervento di artoprotesi. Perciò non sarò in grado di dedicarmi al post odierno. Rimedio con la poesia, recentemente letta alla Rassegna di Fonte ‘I poeti di raccontano’ che potrete, a discrezione commentare. Grazie per la condivisione e a prestissimo. Ada
GERANIO COLOR CORALLO
Il Geranio color corallo
imperturbabile al rigore
non si duole
della pandemia
che la vita ha seminato
d’intralci e di grovigli.
Ai figli mancano i padri
ai padri mancano i figli
la confusione ha creato
nel cuore un’inversione:
annientata la speranza,
la libertà ferita,
un’incognita la vita.
Eppure il Geranio
imperturbabile al rigore
non se ne duole
e si concede
al tiepito sole
invernale,
ignaro del male.
Protagonista Il Libro
“Il libro è strumento irrinunciabile di sapere e di crescita, una fonte di valori, di speranze, di sogni”. È il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione della 61esima edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Apprezzo che il capo dello stato riservi attenzione al mondo dell’editoria, un ambito che fa da contraltare a quello politico. Si dice che in Italia i lettori siano pochi, ma di recente ho appreso una notizia in controtendenza. Nel 2022 l’indice di lettura era del 71%, mentre era del 68% in prepandemia. Quindi è cresciuto il numero di lettori, però cala la percentuale di chi legge con frequenza almeno settimanale. La categoria che cresce è quella dei lettori ‘forti’ che leggono almeno un libro al mese. Beh, neanche io sto nel numero, perché mi ritrovo a scrivere più che a leggere. Però sono assolutamente d’accordo che il libro sia un bene prezioso. Non è un caso che ne abbia prodotti finora dodici, tra romanzi e raccolte di poesia. Ho inviato la bozza del tredicesimo a qualche casa editrice, finora senza riscontro. Nel mentre Passato Prossimo, uscito nel 2019 a ridosso della pandemia sarà presente al Salone del Libro di Torino il prossimo maggio, nella sezione riservata al self publishing. Un modo diverso per accostarmi al pubblico dei lettori e possibilmente smaltire copie di invenduto custodite a casa. Farà le mie veci una giovane amica che ama scrivere ed è una delle ‘sei dita’ del blog verbanostra. Dato che domani sarò finalmente operata all’anca destra – sinistra fatta a novembre 2021 – dubito che per allora potrei essere presente in fiera e sono molto grata ad Elisa di rappresentarmi. Il romanzo è ambientato negli Anni Settanta ed è nato dalle testimonianze di persone in carne e ossa che fanno rivivere la comunità dinamica del paese, in tempi ‘non ancora sospetti’, prima degli anni bui contrassegnati dal terrorismo. Sono a disposizione, se l’opera interessa. Comunque buona lettura di tutto e di più!
Scrivi, taglia, riscrivi
La cartolibreria in paese è chiusa per ristrutturazione. Da tempo una delle commesse mi mette via la Repubblica con il venerdì, strumenti che usavo anche quando ero in servizio, spulciando tra le notizie del quotidiano e i servizi del settimanale. Adesso bisogna spostarsi in un paese vicino. Per me lo fa la fidata Lucia, che viene a interrompere il mio isolamento. Sulla stessa linea Marcella, sempre presente e disponibile. Lo stato di bisogno in questo periodo di fragilità mi consente di sperimentare il bene incommensurabile dell’amicizia gratuita e generosa. Verso sera do una rapida occhiata al settimanale, partendo come sempre dal fondo e privilegiando gli articoli brevi su fondo giallo. A pag.25 trovo quello che fa per me, intitolato SCRIVI, TAGLIA, RISCRIVI. E SOGNA IN GRANDE di Enrico Franceschini. Il titolo si riferisce alla mostra presso la biblioteca dell’Università di Oxford che esibisce pagine originali dei manoscritti di grandi romanzieri del passato, piene di cancellature e modifiche. Una massima attribuita a Hemingway afferma: Kill your darlings, tradotto in Taglia le tue carinerie per ispirarsi allo stile secco, preciso, essenziale dell’autore di Per chi suona la campana. Il lavoro di limatura del testo mi perseguita dalle superiori, dove in quarta ginnasio una severa insegnante bollava i miei compiti come ‘ridondanti’. Ci misi un po’ a capire dove fosse l’ostacolo e mi esercitai in testi più essenziali, con pochi aggettivi e meno avverbi. In prima Liceo, col cambio dell’insegnante di Italiano nella persona dell’apprezzato prof. Armando Contro credo di aver raggiunto lo stile che mi corrisponde: ‘realismo felice’ secondo Pia, fedele e generosa lettrice. Del resto il mondo è grande e c’è posto per chiunque. Importante è mantenere la propria coloritura e non farsi condizionare dalle critiche.
Evviva gli aquiloni
Jesolo ospita il terzo Festival Internazionale degli Aquiloni, da oggi fino al 7 aprile, dopo il successo delle prime due edizioni di “Aquiloni in Festa”. Una grande festa tra le nuvole, grazie alla partecipazione di 200 professionisti e altri appassionati del volo, con più di dieci nazioni e quattro continenti. Chiamati in passato “cervi volanti” per me simboleggiano la ricerca della libertà. Che l’evento avvenga sul litorale, accresce ulteriormente il fascino della manifestazione: mare e cielo parlano da sé. Ricordo un’estate quando mi trovavo per una breve vacanza a Lignano Sabbiadoro e scrissi una poesia, suggerita dalla vista di un aquilone che volteggiava sopra la straio. Sotto l’ombrellone era appeso il prendisole a fiori di mia madre che si era animato, in risposta alle vibrazioni dell’oggetto volante: praticamente un incontro che mi suggerì la poesia confluita successivamente nella raccolta Natura d’Oro e che riporto col titolo Il Prendisole Sotto l’ombrellone/il prendisole delicato/di mia madre compete/con draghi e aquiloni/foriero di pace./I colori mischiati/ricordano verdi prati/timide viole, ibiscus tropicali/ingenue colombe/rivolte all’orizzonte./Quando l’indosso/mi duole sapere/che lei non c’è più./E sulla pelle sento un brusio/ di stelle.// Il prendisole ce l’ho in casa, sempre sotto gli occhi, una specie di copertina di Linus che mi tranquillizza. I fiori sono il sollievo del mio quotidiano, in questa fase costretta a volare piuttosto basso. Ma verrà il tempo di scrollarmi di dosso qualche peso e librarmi in alto, seguendo il volo degli aquiloni.
Sui gioielli
Per fortuna non sono più ossessionata dal tempo che da pensionata gestisco a mio favore, senza gli impegni legati alla professione. Ci pensa l’orologio a muro a scandire i momenti della giornata che col tempo avverso e la limitazione motoria risulta molto lunga. L’orologio da polso che indosso quando esco non funziona più e decido di andare in gioielleria nei paraggi, per farlo rinvenire se possibile, oppure comperarne un altro di fattura simile – cioè piccolo e con la cassa rotonda – ma più economico, adocchiato in precedenza. Il negozio apre alle 9.30, dispone di quattro posti macchina già occupati quando arrivo prima delle 10 e il ranger addetto alla vigilanza mi autorizza a parcheggiare di fronte alla sua auto. Nella mia ingenuità, pensavo di non trovare quasi nessun cliente, supponendo che fosse già stata fatta man bassa di regali per i doni di Pasqua: sbagliato! Quando accedo al negozio, previo giramento delle porte comandate e prelievo del numero, scopro che sono il numero 49. Infatti dentro c’è almeno una decina di persone, la più piccola una bimba sui nove anni, presumo con la nonna. Ambiente accogliente, bel pavimento di marmo variegato, ma nessuna sedia. Aspettare sarà pesante. Quando arriva finalmente il mio turno, dopo circa 40′, chiedo alla ragazza a me deputata se effettivamente il numero assegnatomi corrispondeva ai clienti che mi avevano preceduto. Lei carinamente conferma. Acquisto uno swatch azzurro, con lo sconto del 30% e riporto a casa il mio bel orologio da polso, con l’incertezza che funzioni e l’invito a tenerlo d’occhio. Di sfuggita guardo le perle custodite dentro le varie teche. Non riesco a togliermi dalla mente l’afflusso di tante persone in gioielleria, dopo le feste. Non tutti avranno comperato oggetti preziosi, ma alcuni di sicuro. Sono un po’ disorientata e perplessa. Non sono invidiosa: semplicemente non ricevo in dono gioielli e nemmeno ne faccio. “I diamanti sono i migliori amici delle donne” è la celebre frase che Marilyn Monroe sussurra nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” del 1953. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti!
Oggi, Teatro
Oggi 27 marzo Giornata Mondiale del Teatro, giunta alla 62esima edizione. Per l’occasione il messaggio ‘L’arte è Pace’ è stato scritto da Jon Fosse, scrittore e drammaturgo norvegese, vincitore del Premio Nobel 2023. Il messaggio viene letto nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione in tutto il mondo. “La guerra e l’arte sono opposti, proprio come lo sono la guerra e la pace. È esattamente così” è la parte conclusiva del suo discorso, a cui rinvio il lettore. Ritengo che la buona arte possa fare miracoli, a patto di predisporre l’animo alla bellezza: delle parole, delle immagini, del canto, della recitazione, della pittura, della scultura… dell’espressività comunque voglia manifestarsi. Prima della pandemia, ho apprezzato la recitazione di attori non professionisti durante la rappresentazione di commedie popolari in dialetto, schiette e colorite. Da insegnante, durante l’anno scolastico accompagnavo la mia classe al Teatro Duse di Asolo per assistere agli spettacoli per gli studenti delle varie sezioni. Gianna, una cara collega troppo presto mancata era una campionessa nell’imbastire ‘canovacci’ da fare interpretare agli studenti alla fine dell’anno. Sì divertivano tutti, genitori compresi. Io ho calcato il palco in una sola occasione, da bambina. Credo che non mi sarebbe dispiaciuto calarmi nei panni di un personaggio da interpretare. Il teatro è una forma d’arte un po’ di nicchia, a mio parere che viene offerta col contagocce anche dalla tivù. Non sarebbe male incentivarlo a scuola, per favorire le relazioni, specie delle persone timide e poco loquaci. Mi sovviene di aver letto al Liceo La Locandiera, commedia del 1753 di Carlo Goldoni. Mirandolina, la protagonista fu interpretata nientemeno che da Eleonora Duse nel 1891. Il tema centrale dell’opera è la seduzione e la differenza tra i sessi. Mirandolina è una donna forte, indipendente, amante della libertà: attualissima!
Auto volante
• Mi fa sorridere la notizia che sento in coda al telegiornale delle otto sul primo canale: l’avvento dell’auto volante. In Giappone è già in servizio il taxi volante. Chi ha sperimentato la frustrazione di stare in coda con l’automobile potrà compiacersi. A me viene da storcere la bocca: primo, perché non mi piace guidare, secondo perché mi sembra un prodotto da fantascienza che è un genere letterario non nelle mie corde. Leggo dal web: ‘Una macchina volante a due posti sarà messa in commercio al prezzo di 300.000 dollari, con la possibilità di preordinarla già da ora, con un deposito di 150 dollari a veicolo’. La produzione potrebbe essere avviata entro il 2025. Non so come sarà composto il parco circolante mondiale di autovetture, da qui a qualche decennio; piuttosto mi piacerebbe sapere cosa ne potrebbe pensare Leonardo Da Vinci che il 3 gennaio 1496 sperimentò, senza successo, la macchina volante, a imitazione del volo di un’aquila. Non sono contraria al progresso, ma mi turba e disturba la propensione a scavalcare i limiti. Sento il bisogno di camminare, di sentire i piedi per terra, incrociando altri simili, come me in cerca di buone emozioni. Soprattutto in questo periodo di limitazione fisica, dovuto all’anca artrosica invidio chi può camminare e/o andare in bicicletta, assaporando i profumi della primavera. Mi viene in mente la canzone ‘In bicicletta’ di Riccardo Cocciante, che a suo tempo feci sentire ai miei studenti a scuola: una boccata di ossigeno. Non riesco ad immaginare una situazione altrettanto rilassante dentro un’auto volante. Però, mai dire mai. Chi vivrà, vedrà.
Un sabato che sa di domenica
All’insegna della poesia trascorro un sabato che sembra domenica. In compagnia di Lucia e Francesca raggiungo la Tenuta Baron a Fonte dove si tiene la prima parte del Reading poetico legato alla Rassegna ‘Monte Grappa in versi’. La tenuta si trova a due passi dal centro, circondata da ulivi. Diverse piante posizionate in enormi vasi color antracite introducono gli ospiti nella sala dove si radunano i poeti che arrivano alla spicciolata. L’assessore alla cultura del Comune di Fonte Mario Libralato ci accoglie e fa gli onori di casa, insieme con la gentile collega Stefania Ziliotto, Assessore alla Cultura del Comune di San Zenone degli Ezzelini e a Gerardo Pessetto, Assessore alla Cultura del Comune di Asolo, affiancati da Franco Berton, Giancarlo Zizola e Katinka Borsányi. A colpo d’occhio mi pare che i poeti maschi siano meno numerosi delle donne, ma per me il sostantivo poeta è double fax in quanto estensibile a entrambi i generi. Ciò che conta è affidare alla poesia le riflessioni ed emozioni di qualunque periodo della vita, magari da condividere con il pubblico, come in questa circostanza. Il Sacro Monte ha ispirato una quarantina di autori provenienti da oltre venti paesi delle province di Treviso, Belluno e Vicenza, che fanno parte del MAB (Man and Biospere) UNESCO. Un raffinato intermezzo musicale crea momenti artistici paralleli al reading. Il numero e l’intensità delle proposte dimostra che la poesia è un valore aggiunto alle variabili del territorio del Monte Grappa, ricco ed interessante per svariati aspetti. Intensi i testi in dialetto mentre qualche altro, pur apprezzabile sembrava avulso dal tema della rassegna. Sono lieta di constatare che la poesia è viva e vegeta, capace di amalgamare sentimenti diversi con un abbraccio empatico. Conclusa la lettura, mi trattengo volentieri con le sorelle Lisa e Roberta che mi omaggiano di una confezione floreale, e rivedo con piacere dopo qualche decennio Luca, un ex alunno. Dalle mani della solerte Stefania Ziliotto ogni autore riceve in omaggio una raccolta delle poesie selezionate e lette. Le rileggerò in privato, gustando il frutto del talento che anima le Terre dell’Alpe Madre.
