• Oggi giovedì 9 Maggio apertura del Salone Internazionale del Libro di Torino, fino a lunedì 13: ci sarò anch’io, rappresentata dalla mia spalla Elisa Simeoni che presenterà il mio libro Passato Prossimo, secondo gli orari concessi ai numerosi autori che si sono ‘autopubblicati’. Elisa sarà presente, salvo contrattempi come segue: giovedì, ore 12.30 – 13.30, sabato ore 16.30 – 18.30, domenica ore 10.30 – 11.30, e 12.30 – 13.30, lunedì tutto il giorno. Mi auguro che sarà un’esperienza interessante per lei, che ama scrivere e un’opportunità per la mia opera di essere vista, letta e magari apprezzata. Certo è una carta che ci giochiamo in oltre duecento autori senza editore. Mi auguro che qualcuno bene intenzionato si faccia vivo. Il mio romanzo non ha le caratteristiche del best seller, ma a suo tempo ha superato la valutazione della commissione selezionatrice delle opere. Si tratta della ricostruzione fedele della comunità trevigiana dove abito negli Anni Settanta, con una rosa di interviste finali a persone testimoni del passato, non così lontano da impedire un approccio nostalgico. Ne consiglio la lettura a chi non dispiace rivisitare il dietro le quinte della nostra epoca, magari recuperando qualche elemento sociale positivo. La narrazione è fluida e la trama coinvolgente. Una considerazione extra sulla copertina dove un Cedro simbolo di amicizia e di longevità vigila sul paesaggio agreste. L’albero è di per sé simbolo di vita: il Cedro, citato più volte nella Bibbia come simbolo di forza e di regalità aggiunge qualcosa in più. Pertanto lo considero beneaugurante. Cari lettori, se avete parenti o conoscenti a Torino, invitateli a fare un giro al Salone Internazionale del Libro, Padiglione 2, Stand F 103. Grazie mille!
Categoria: Hobbies
Oggi Oroscopo
Stamattina oroscopo, argomento futile per me – con tutto il rispetto per chi ci crede – che mi intriga per l’uso di certe parole e la voce maschile suadente di chi declina i vari segni zodiacali che scorrono su LA7 ripetuti e a velocità sostenuta. Il primo segno è l’Ariete, il mio di cui riesco a fatica a registrare le ‘previsioni’ riguardo Soldi (00), Amore (0000), Lavoro (000). Non so se quest’ultima voce si possa estendere anche a chi è in pensione come la sottoscritta. Pazienza. Il Segno favorevole al mio è lo Scorpione, mentre quello sfavorevole è il Toro. Starò in campana! Più delle previsioni, che mi lasciano tiepida mi interessa l’uso studiato di alcune parole ed espressioni positive che vengono distribuite durante la presentazione dei segni: pazienza, incastro, capacità empatica, verve comunicativa, determinazione, estroversione… contrapposte a instabilità, introversione…e un invito: “La vostra felicità è trovare voi stessi, non cancellare l’altro”, da estendere a tutti i segni. Non so chi ci sia dietro alla stesura delle quotidiane previsioni, ma non mi stupirei se fosse utilizzato qualche psicologo che riesce a distribuire ‘ad arte’ qualche pillola di incoraggiamento. Il mio spirito felino mi spinge a verificare l’indomani se la previsione ci aveva azzeccato, come se si trattasse di un gioco a tempo. Comunque apprezzo la ricerca di parole appropriate per infondere fiducia e l’invito a cercarla dentro di sé, all’incirca come dice l’antica massima moraleggiante attribuita all’autore romano Appio Claudio Cieco che la usò nelle sue Sententiae: “Ciascuno è artefice dell propria sorte”. Secondo Einstein il destino esiste e cambia in base al modo in cui ci muoviamo. Il contrario di destino è libertà, libera scelta, libero arbitrio. Personalmente ritengo che il destino sia per buona parte nelle nostre mani.
David di Donatello
Prima di parlare della serata dedicata al Cinema, un omaggio alla statuetta. Donatello (Firenze, 1386 – 1466) realizza il David su richiesta di Cosimo de Medici per celebrare la vittoria dei fiorentini sui milanesi nella battaglia di Anghiari del 1440. Quindi il David ha anche un significato politico, perché allude alla vittoria di Cosimo sui suoi avversari. Risale al 1408 (Donatello aveva solo 22 anni) e si trova nel Museo nazionale del Bargello a Firenze, nella stessa sala del David bronzeo, opera della piena maturità dell’artista. La statua simboleggia la forza interiore, il coraggio e la determinazione necessari per affrontare le avversità. Inoltre rappresenta l’ideale classico di bellezza e perfezione anatomica. Al premio del Cinema viene dato il nome ‘David di Donatello’ perché ai vincitori è consegnata una piccola riproduzione in oro Bulgari del David di Donatello di Firenze, statuetta diventata iconica che compare in film e serie tivù. Fatta questa premessa, parlo un po’ della serata, dedicata al meglio del cinema italiano. Ho apprezzato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per quella che è considerata la settima arte, una forma di espressione e connessione con il mondo. Io non mi considero cinefila, ma mi piace il buon film, sul grande e piccolo schermo. Prima della pandemia, frequentavo d’estate il Parco Parolini a Bassano dove tra luglio e agosto si può godere della proiezione di film all’aperto, con le lucciole che volteggiano sul grande schermo e le rane che ‘cantano’ nel vicino stagno. Anche in paese è in corso una rassegna di film che spero di poter seguire, appena avrò l’ok per gli spostamenti. Tornando alla serata, fanno gli onori di casa Carlo Conti e Alessia Marcuzzi. Molti gli ospiti e i premiati. Siccome l’occhio vuole la sua parte, ammiro gli abiti delle signore – molte in nero – che salgono sul red carpet. La rivista Vanity Fair si prende lo sfizio di valutare le varie ‘mises’. Super premiati Io capitano, con 7 Statuette e C’è ancora domani, con 6. Miglior attore non protagonista Elio Germano, per Palazzina Laf che parla di lavoro, tema di scottante attualità. Un David speciale a Vincenzo Mollica, giornalista e scrittore che per quarant’anni ha raccontato il mondo dello spettacolo. Sul molto altro della serata, lascio eventualmente indagare di persona. Lunga vita al buon Cinema!
Un artista, una promessa
Il mattatore Rosario Fiorello chiude la puntata del suo spettacolo mattutino, citando “Hallelujah” cantata da Ermal Meta sotto la pioggia, durante il concertone del primo Maggio. Ho già avuto modo di parlare del 43enne cantautore, compositore, polistrumentista albanese, naturalizzato italiano. Tra i suoi brani: “Non mi avete fatto niente” che vinse la 68esima edizione del Festival di Sanremo in coppia con Fabrizio Moro, poi “Piccola anima” e “Un milione di cose da dirti”. Apprezzo l’artista e anche l’uomo che sa fare fronte alle difficoltà. Sono andata a vedermi il video: durante la pioggia battente, non si scoraggia. Dal palco propone al pubblico “Facciamo una preghiera”, imbraccia la chitarra acustica e canta “Hallelujah” difronte ad una marea di ombrelli colorati ed impermeabili variopinti. A parte la bellezza del brano, di Leonardo Cohen – toccante anche nella versione italiana – interpretato magistralmente, ha dimostrato intraprendenza e buon gusto nel creare un momento di intermezzo sotto il diluvio, in attesa della schiarita che si è materializzata provvidenziale di lì a poco al Circo Massimo. “La voce è arrivata lassù” è il suo commento. Che dire, un artista a tutto tondo che merita un gigantesco plauso. Per inciso, scopro che ha iniziato a suonare dal vivo a 16 anni. Chitarrista nel gruppo Ameba 4, dal 2013 intraprende la carriera da solista, vincendo nel 2018 il Festival di Sanremo insieme con Fabrizio Moro. Tra i vari riconoscimenti musicali, ha vinto due volte il premio Lunezia. Ha pure scritto un libro, un romanzo di formazione intitolato Domani e per sempre, edito dalla Nave di Teseo dove racconta uno spaccato del suo Paese Natale. Un artista, una promessa.
Guglielmo Marconi
Il 25 aprile di 150 anni fa nasceva Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937), uno dei più grandi inventori della storia moderna. ‘Papà’ della radio, avviò le radiocomunicazioni, vincendo il Nobel per la fisica nel 1909 che condivise col fisico tedesco Ferdinand Braum. La figlia 94enne Elettra, durante un’intervista ricorda il padre che chiamò con il suo nome – Elettra – la nave laboratorio dove effettuò numerosi esperimenti di radiofonia tra le due guerre mondiali. Per inciso, trovo che sia un nome femminile molto bello che avrei scelto se avessi avuto una figlia femmina. L’invenzione della radio è legata anche agli esperimenti di altri ricercatori, tra i quali il fisico russo Alexadr Popov. Curioso: Guglielmo frequentò a Livorno l’Istituto Nazione, scuola privata di tecnica senza conseguire il diploma. Infatti la sua formazione scolastica fu alquanto frammentaria: in sintesi, operò da autodidatta. Imprenditore, inventore, politico italiano gli devo molti confort quotidiani: di prima mattina accendo la radio, più tardi la televisione, poi consulto il tablet con i primi saluti dei miei contatti, quindi mi metto al computer. Da ragazzina ho abitato in Via Guglielmo Marconi. Da un censimento dei nomi più usati per etichettare le strade, quasi 5000 sono dedicate a Marconi, precedute da Roma e Garibaldi, seguite da Mazzini, Dante Alighieri, Cavour, Matteotti e Verdi. Il Belpaese è pieno di talenti. Vie dedicate a Marconi si trovano in Europa; a Montevideo un intero quartiere porta il nome di Marconi, mentre numerose vie si trovano in Nord e Sud America. Mi piacerebbe sapere come l’inventore fosse nel privato. Non mi risulta sia stata scritta una biografia. Ma fa testo la testimonianza della figlia Elettra.
Un talento vivente
Barbara Streisand, un’artista completa: lo sento in coda al telegiornale del mattino su Rai1, in occasione del suo 82esimo compleanno (nasce a Brooklyn il 24 aprile 1942). Cantante e attrice di livello, compositrice, regista e produttrice cinematografica, è anche una donna indipendente e controcorrente. Di origine ebraica, a 16 anni sostiene le sue prime audizioni in teatro, ma senza successo. Il “brutto anatroccolo di Brooklyn” non riesce a farsi apprezzare perché troppo stravagante e lontana dagli schemi imposti. Ma ha un talento nascosto, un’arma segreta: la sua voce. A 18 anni si esibisce nei cabaret e nei locali gay di Manhattan, lasciando il pubblico stupefatto. Inizia la carriera di cantante, senza rinunciare al palcoscenico. Il piccolo schermo svela un altro aspetto del suo talento: un innato senso per la commedia brillante. Con il film Fanny Girl (1968) diventa la star più pagata del cinema americano. Da lì è un’escalation, perché è un’artista camaleontica per natura e passa con disinvoltura da un genere all’altro. Ho visto e rivisto il film drammatico Pazza (1988) dove interpreta una squillo di lusso, accusata dell’omicidio di un anziano cliente: interpretazione superlativa. Vince due Oscar (1969 e 1977) e numerosi altri premi. Nel 1995 riceve il Grammy Award alla carriera e intanto continua a pubblicare album che vendono milioni di copie in tutto il mondo. Scrive pure la sua autobiografia, My name is Barbra (2023) dove racconta la storia della sua vita e della straordinaria carriera. Volevo comperare il libro, però 1000 pagine da leggere per i miei gusti sono decisamente troppe. Lei rimane comunque una leggenda vivente, di cui mi sono interessata anche in un altro post. Una donna piena di talento e di carattere. Lunga vita a Barbra!
Il libro, un passatempo e una terapia
Ieri 23 aprile era la Giornata Mondiale del Libro: lo sapevo ma avevo già scritto il post, pertanto recupero oggi il tema della giornata di ieri, IL LIBRO che per me è un passatempo e una terapia. Ho finito di leggere il ponderoso romanzo La Portalettere, di Francesca Giannone, ambientato in Salento tra gli Anni Trenta e Cinquanta, una saga familiare con intreccio di sentimenti e situazioni dove emerge la figura controcorrente di Anna che porta una ventata di novità in un ambiente patriarcale. Di oltre 400 pagine, non ne avrei affrontato la lettura, se non fossi stata costretta dalla situazione emergenziale sanitaria…a stare ferma. Non male nel complesso, ma preferisco opere più snelle. Visto che scrivo anch’io, coi miei romanzi mi fermo a ridosso delle 200 pagine, per non stancarmi e non stancare. Ovviamente, ogni autore si regola come crede, c’è posto per tutti. Adesso un po’ di cronaca privata legata al mio romanzo Passato Prossimo che sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 9 al 13 maggio prossimi, Padiglione 2, Stand F 103. Farà le mie veci la gentile Elisa Simeoni, una delle sei ‘dita rosate’ del blog verbanostra che ringrazio fin da ora. Come d’accordo, Manuel è venuto a darmi una mano per impacchettare le trenta copie, stampare i dati da fissare sullo scatolone, portarlo in posta per la spedizione. Sembra tutto liscio, ma qualche intoppo ha reso indimenticabile l’impresa: non trovavo le cartoline promozionali da inserire nei libri, ho ricevuto nel mentre una telefonata fuori luogo, l’ufficio postale era chiusa in onore di San Giorgio, il santo patrono. Così il buon Manuel ha cercato un altro ufficio per imbarcare, pardon spedire le mie creature letterarie in viaggio per altri lidi. Incrocio le dita. Comunque vada, ho onorato la Giornata Mondiale del Libro con il contributo della mia opera.
Scrivere che passione
Stamattina mi sveglio prestissimo, molto prima dell’alba. Provo a riaddormentarmi ma non funziona. Se mi alzo non disturbo nessuno, anzi i gatti fanno colazione prima e poi si fanno un giretto al buio dove si muovono con disinvoltura, viceversa da me. Mi allungo sulla poltrona relax e do un’occhiatina al tablet, prima di chiudere occhio. Con sorpresa vedo che un contatto ha commentato il post di ieri verso mezzanotte, in maniera spiritosa e brillante, dato che a mio dire è una buona penna. Tuttavia la caratteristica che lo contraddistingue è che trattasi di un eccellente camminatore e viaggiatore, cosa che cordialmente gli invidio. Sebbene sia un buon lettore, non si considera un letterato che intravede in me. Onorata del complimento, ci rifletto un attimo: non so dove collocarmi, ma di certo le parole sono pane per i miei denti. Quando scrivo sto bene; se posso condividere emozioni e pensieri è il top! E qui si inserisce un suggerimento del mio lettore che richiama il post di ieri sui gruppi di lettura o Reading Party, come li chiamano a New York. “Potresti proporne uno tu, di gruppo letterario, cara Ada non appena ti sarai ristabilita, e cioè prestissimo” sono le testuali parole che funzionano come una ricarica. Passerò l’idea alle amiche/colleghe del blog verbanostra e speriamo ne esca qualcosa di buono. Una persona che scrive, di solito legge anche volentieri. Giusto ieri ho scoperto che Francesca – una delle sei dita rosate – ha letto il corposo romanzo La Portalettere che sto ultimando. Dovremmo accordarci su una rosa di proposte, darci un tempo largo per la lettura e rispondere a un questionario per la valutazione dell’opera, sul tipo di quelli che usavo a scuola con i miei studenti. La ‘levataccia’ mi ha riservato una sorpresa pro lettura. Non intendo ‘dormirci sopra’.
Lettura in primo piano
Sono sotto il casco dalla parrucchiera Lara che con dedizione si prende cura dei miei capelli, un po’ stressati dopo l’intervento. Mettere il mio capo nelle sue mani non è solo un’operazione materiale, ma un atto di fiducia sostenuto da una pluridecennale amicizia. Naturalmente non ci sono arrivata con le mie gambe, ma grazie al servizio trasporto di Marcella che mi apre la portiera e mi aiuta a scendere dalla macchina. Sintetizzo: due donne, due perle che agiscono in contemporanea, cui si aggiunge Lucia nel pomeriggio. Orbene, mentre sfoglio il settimanale Oggi mi soffermo su un articolo delle prime pagine che inneggia al Reading Party, incontri di lettura avviati da alcuni giovani a New York che si dedicano a questa attività, rinunciando all’uso del cellulare, affidandosi al silenzio e alle luci soffuse. Poi segue lo scambio di informazioni e impressioni su quanto letto, con la possibilità di ampliare le relazioni. La pratica è a favore sia dell’intelletto che della psiche. Bingo! Ci voleva tanto…a tornare sui propri passi? Anni addietro a scuola c’era l’ora di lettura di un’opera narrativa che gli studenti portavano poi al colloquio d’esame. Delle sei ore di italiano del mio programma settimanale, era quella più attesa sia da me che dagli studenti che si sentivano partecipi delle storie che talvolta venivano drammatizzate alla fine dell’anno. Poi quest’ora è caduta nel dimenticatoio, soverchiata da altro con l’aumento di difficoltà espressive e relazionali. Per carità, la tecnologia incalza ed aiuta, ma non sarebbe male recuperare qualche pratica del passato: ascoltare, parlare, leggere e scrivere sono gli obiettivi della scuola primaria. Esercitarli in un ambiente idoneo, senza disturbi favorisce l’espansione intellettuale. I giovani newyorchesi se ne sono accorti. Speriamo succeda anche da noi, solitamente pronti ad accogliere le mode d’oltreoceano.
Fiori e Poesia
Mi cattura una proposta tra le varie che si rincorrono sul tablet, con un fiore e il verso: “Portami il girasole impazzito di luce” che è anche il titolo della poesia di Eugenio Montale; il girasole è il fiore cui si rivolge il poeta, per essere invaso dalla sua energia. Io l’ho scelto quale logo del mio blog verbamea perché esprime positività. Il suo modo di seguire il sole spostandosi durante il giorno induce a fare altrettanto nel percorso quotidiano, adattandosi agli spostamenti. Una metafora, una strategia di sopravvivenza alle difficoltà quotidiane. Tra l’altro il colore arancione trasmette una sferzata di buonumore, quindi l’ho scelto a ragione quando, nel giugno del 2021 nacque il blog verbamea. Ma la conoscenza di Montale risale al tempo dell’Università, quando mi occupai della sua raccolta Ossi di seppia. Il poeta Nobel per la letteratura nel 1975, allora non mi entusiasmò più di tanto, preferendogli di gran lunga Umberto Saba. Poi vennero i girasoli coltivati da mio figlio – da me fotografati – nel campo adiacente casa, e ci fu un riavvicinamento, soprattutto riguardo l’attenzione per la natura che il poeta genovese ha immesso nei suoi versi. Quindi, tra me e Montale si è stabilito un sottile feeling, mantenendo tuttavia la mia preferenza per l’autore del Canzoniere che si esprime con una poesia quotidiana, ‘onesta’, l’unica che ritiene utile, possibile e credibile. Tornando al titolo della poesia ‘Portami il girasole’ ci sarebbe da dire parecchio perché il contenuto non è così solare come potrebbe sembrare. Lascio ai lettori eventualmente approfondire. Io mi limito agli aspetti più rasserenanti. Oltre al colore brillante, il Girasole è una pianta annuale che dimostra adattabilità e non presenta esigenze eccessive. Degli esemplari sono cresciuti perfino sotto al Ciliegio giapponese, dandomi grande soddisfazione. 🌻
