Due miliardi di persone hanno visto ieri sera la cerimonia d’apertura ‘diffusa’ delle Olimpiadi Milano Cortina, me compresa. Non intendevo tornare sull’argomento, già considerato nel post di ieri. Mi ricredo per sottolineare due momenti legati all’uso delle parole, dato che sono un po’ il mio pane quotidiano. La prima parola è ARMONIA alla quale si ispira tutta la serata. Mentre sfilavano le 92 delegazioni dei Paesi partecipanti si leggeva a caratteri cubitali sul monitor, il richiamo silenzioso e costante allo spirito delle competizioni. Armonia è una parola che mi piace molto, sinonimo di concordia, consonanza, equilibrio… pace. L’altra è la poesia Promemoria, di Gianni Rodari (Omegna, 23.10.1920 – Roma,14.04.1980), recitata da Ghali durante la cerimonia inaugurale in italiano, francese e inglese, offrendo una riflessione sul rifiuto della guerra. Infine parole, musica e danza danno forma a una colomba, simbolo universale di pace. Di seguito il testo. Ci sono cose da fare ogni giorno:/lavarsi, giocare, studiare,/preparare la tavola,/a mezzogiorno./Ci sono cose da fare di notte:/chiudere gli occhi, dormire,/avere sogni da sognare,/orecchie per non sentire./Ci sono cose da non fare mai,/né di giorno né di notte,/né per mare né per terra:/per esempio, la guerra.// l’Italia è davvero un Paese di creativi e dobbiamo esserne fieri.
Categoria: Hobbies
Arte che cura
Mi piace l’accostamento artistico tra Bruce Springsteen e Umberto Saba, cantori della realtà. Del ‘The Boss’ conosco qualcosa, del triestino abbastanza. “Street of Minneapolis” di Bruce viene paragonata a “Città vecchia” di Saba: in entrambi i testi emerge la parte malata/offesa della città. “Sono tutte creature della vita e del dolore” quelle che Saba osserva e descrive nella realtà più marginale. Springsteen canta: “Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti per le strade di Minneapolis”, con evidente riferimento a Renée Good e Alex Pretti, entrambi 37enni uccisi da agenti dell’ICE addetti al controllo dell’immigrazione. Ieri sera, durante il programma “È sempre cartabianca” ho visto l’intensa interpretazione dell’artista statunitense che denuncia in musica le ingiustizie negli Stati Uniti. La poesia di Saba non denuncia, ma pone il dito nella piaga dell’emarginazione. Aldilà della valutazione critica dei testi – scritti in tempi differenti – trovo molto utile ed apprezzabile usare l’arte per descrivere situazioni anche scomode, dato che la realtà è un mix di eventi con effetti collaterali contrastanti. In definitiva, l’arte in tutte le sue declinazioni serve per esprimere emozioni profonde e a vedere oltre.
“Seduta divina” 🪑
“Se la seduta è divina è solo una bella coincidenza” è il breve articolo di Aurelio Magistà sul settimanale il venerdì: mi viene tra le mani a fine giornata di ieri e si incastra con quanto mi è successo in giornata. È ritornata a casa la mia sedia da regista (leggera, richiudibile e facilmente trasportabile) rinnovata nella tappezzeria e pronta per tante accoglienti sedute. Ho in sala un vecchio salotto di velluto della Doimo, uno dei primi acquisti fatti con i miei soldi, bellissimo quarant’anni fa, ora terreno di giochi e battaglie dei gatti. Prima di andare in pensione pensavo di cambiarlo. Nel mentre è emersa l’artrosi e ho optato per una confortevole poltrona relax della Dondi Salotti, quindi non ci ho più pensato. Sono di spirito felino e apprezzo la solitudine che mi rende padrona del mio tempo. Chi viene a trovarmi, si accomoda dove capita, ma non sulle poltrone pressoché sfondate. Dopo il secondo intervento di artoprotesi ho recuperato dalla cantina la sedia da regista, in precedenza usata fuori, trovando che “la seduta è divina” quanto a confort, intendendo l’autore dell’articolo che i nomi dei prodotti non sono mai casuali. Però i segni dell’usura chiedevano un intervento. Passata dal calzolaio e dalla sarta senza successo, contatto Adriano Tittoto che aveva lavorato con il noto tappezziere di Asolo e mi mette in contatto con Federica Zorzetto, grintosa e abile erede del padre. La sedia parte, con due nuovi cappucci copri spalliera realizzati in 3D da Manuel Munaron. Ieri è ritornata a casa rinnovata. Sembra una cosa da poco, ma ha il sapore del recupero, della collaborazione e anche del risparmio. 🪑
La cultura, bene comune
“Il cervello dei nostri adolescenti non è in vendita”, parole di Macron e la Francia vieta l’uso dello smartphone ai minorii di 15 anni. Anche la Danimarca è sulla stessa linea. Nel Parlamento italiano c’è una proposta di legge bipartisan che prevede il divieto di accesso ai social fino ai 14 anni. Dal 1 settembre 2025 è in vigore il divieto di usare il cellulare durante l’orario scolastico nelle scuole secondarie di secondo rado, anche per scopi didattici. La salute mentale degli adolescenti è in pericolo: questo il messaggio introdotto dal servizio in onda stamattina sul primo canale. Pedagogisti e psicologi concordano che un uso precoce crea dipendenza e isolamento sociale. Superfluo che chieda ai miei colleghi in servizio come la pensino. Io sono in pensione e solidarizzo con chiunque faccia un buon uso della tecnologia, senza diventarne schiavi, consapevole che il progresso non si ferma. Luci e ombre ci sono in tutte le epoche. Io iniziai le elementari con grembiule nero, fiocco in testa e cartelletta. Forse approcciai la scrittura facendo le aste. Adesso è un’altra storia. Però la qualità del sapere non è aumentata, anzi si è alquanto ristretta, non solo quella dei minori, ma anche degli adulti. l’Italia detiene il primato di siti UNESCO (60), tuttavia il livello culturale degli italiani non è ai primi posti. Infatti compare al quindicesimo. Ognuno provi a darsi una risposta.
“Cinema” domestico
Un cinema in 3D Un difetto di arredamento si è trasformato in un evento per me straordinario, grazie alla stampa 3D. Adesso spiego. Ho una poltroncina da regista da molti anni: struttura solida rossa, rigido tessuto sulla seduta e sullo schienale che si è lacerato, cosicché appoggiandomici sentivo pungere. Sfilo la tela all’altezza della schiena e constato che manca il cappuccetto di plastica che fa da copri spigolo a destra. Al momento rimedio con un po’ di nastro adesivo, ma non funziona. Chiedo a mio figlio, il quale mi risponde di chiedere a Manuel di farmi in 3D il cappuccetto mancante, pari a quello in sede. Più che capire intuisco, comunque riferisco a Manuel che si dichiara disposto a fare l’operazione. In men che non si dica, mi arriva la foto del “prototipo” che mi piace un sacco, non vedo l’ora di sistemarlo dove deve andare. Manuel mi invia anche il video esplicativo, dove vedo computer e stampante “in connessione”: un cinema! Ammetto che ho dovuto cercare il significato di stampa 3D: un processo di produzione che consente di realizzare oggetti tridimensionali a partire da un modello digitale. Ovverosia, si trasforma un file digitale in istruzioni per la stampante che deposita e solidifica il materiale in vari strati, fino a farlo diventare l’oggetto completo. Più facile a dirsi che a farsi. Per me resta un ‘miracolo’ della tecnologia e di chi la sa applicare.
Incontro poliglotta
Poliglotta è un aggettivo che compete a chi padroneggia fluentemente più di tre lingue, e non è il mio caso. Mi torna utile per rendere l’atmosfera respirata ieri a pranzo, in un localino della zona: Manuel parlava disinvoltamente in inglese con Ainur, kazaka mentre io discorrevo con Flavio in Italiano. I vicini di tavolo comunicavano in dialetto veneto. Per fortuna la lingua è un mezzo esportabile e il digitale può aiutare parecchio. Flavio me ne offre l’occasione su un piatto d’argento, confidandomi che ha iniziato a tradurre in inglese una ventina di pagine del mio ultimo libro Amici Inaspettati – di cui lui è la principale fonte – con l’intenzione di farlo tradurre poi in russo. Nel suo ambiente di lavoro ad Aksaj, in Kazakistan, inglese e russo sono le lingue predominanti. Credo che lui sia l’unico italiano tra 150 dipendenti. Ovviamente si è fatto degli amici, ai quali intende far conoscere la storia di Rex che è riuscito a portare nel bellunese. Di certo ‘l’umano cane’ come lui chiama l’amico a quattro zampe sopporta meglio i meno 10 di Taibon dove abita ora con Tania e Alessandro, rispetto ai meno 35 del suo luogo d’origine. Inoltre non ha bisogno di traduttore e coglie al volo il comportamento delle persone. Talvolta la fortuna è dalla parte degli animali, se l’uomo collabora.
Un cane per amico
Sarà che il mio ultimo libro, dedicato ai cani si intitola Amici Inaspettati (disponibile su Amazon), ma la notizia letta stamattina sul Gazzettino mi provoca indignazione. Avanzi di droga nei giardinetti: cane in overdose. Atena, un chihuahua di tre chili e sedici mesi, scorazzando tra le piante del giardino Papadopoli a Vicenza è andata in overdose di sostanze stupefacenti, avendo ingerito o annusato avanzi di canna o residui di hashish, consumati nel fine settimana. Alessandra Michieletto, la sua padrona pensava che avesse ingerito un boccone avvelenato: “Era rigida, incapace di sorreggersi, mucose rosa, temperatura bassa e bavette di continuo”. Non ha perso tempo e l’ha portata nella clinica per animali di Favaro Veneto dove è stata individuata la causa del malore: intossicazione, probabilmente da hashish. L’attenzione della padrona e le cure tempestive le hanno salvato la vita. Il rischio delle aree verdi non è marginale, considerato che altri cani a Venezia hanno rivelato sintomi legati al consumo di sostanze stupefacenti. All’interno del Papadopoli ci sono un nido comunale e un’area giochi, con scivoli e altalene. Con la bella stagione i piccoli, uscita da scuola si fermano nell’area attrezzata del parco. Mi limito a questa domanda: chi si droga, ha mai avuto un cane per amico?
Addio al postino
“La posta del cuore alla prova del digitale” è l’articolo di Enrico Franceschini sul settimanale il venerdì in corso, di cui riporto la domanda: “Chi manda più caroline dalle vacanze o scrive lettere d’amore?”. Il testo riguarda la scomparsa del servizio postale danese (PostNord), inaugurato nel 1624 che ha interrotto la consegna di missive e sta smantellando le 1500 cassette della posta rosse, simbolo nazionale. In un Paese fortemente digitalizzato, decisione comprensibile. Copenaghen è la prima capitale al mondo a farlo, ma sarà seguita a ruota da altre. In precedenza, avevo già scritto di questa trasformazione che segna il tramonto delle lettere scritte. Da ‘letterata’ e lettrice mi chiedo che fine farà il romanzo epistolare. Epistula in latino significa appunto lettera e mi torna in mente il toccante libro di Oriana Fallaci Lettera a un bambino mai nato. In attesa di vedere come si evolverà questo tipo di narrativa, rispondo alla domanda iniziale. L’anno scorso ho ricevuto due cartoline: una dalla Svizzera e l’altra da Singapore, che considero dei cimeli, perché diventate rare. Resistono i biglietti di auguri. Zero lettere d’amore, buon pretesto per un romanzo. Però, mai dire mai…
La colla che aggiusta
Il freddo di questi giorni non invoglia ad uscire. Se lo faccio, è solo per forza maggiore. Quindi trascorro molto tempo in casa, che dedico a faccende ordinarie ed anche straordinarie, accantonate da un bel po’, tipo aggiustare una coppia di gattini in ceramica, rovinosamente caduta e andata in diversi pezzi. Ce l’ho da molti anni, non mi ricordo se l’ho comperata oppure mi è stata donata. In casa non ci sono bambini piccoli che potrebbero deliziarsene, perciò potrei anche buttarla, ma l’espressione dei due gattini – le teste sono rimaste intatte – è deliziosa, così provo a collocare i pezzi nella loro sede, prima con lo scotch per passare poi all’Attak che però si è indurito. Quindi devo sospendere l’intervento di ‘ricostruzione’ e rinviarlo ad altro momento, dopo che mi sarò procurata l’adesivo universale istantaneo per ceramica. Guardando la coppia felina rotta e rimessa provvisoriamente in piedi, mi pare un’adeguata metafora dell’inizio del nuovo anno ed anche del sentire diffuso, “a pezzi”. Abbiamo in abbondanza eventi drammatici, dentro e fuori casa nostra, che non elenco. Dovremmo cercare di raccogliere i cocci e rimetterci in senso. Anch’io non mi sento pimpante, ma riconosco che c’è molta gente che sta peggio di me. La mia ‘colla’ è scrivere e condividere pensieri ed emozioni con amici e lettori. Ognuno ha la sua carta vincente ed il mio invito è di usarla.
“Se investissimo sulle cose minime?”
La rubrica di don Antonio Mazzi mi offre lo spunto per il post odierno. Il titolo è un chiaro monito a non sperperare: “Regaliamoci un 2026 di solidarietà” con citazione del neuropsichiatra Giovanni Bollea che consigliava di evitare regali costosi ai figli, versando una quota ai bambini che soffrono la fame. Ma sono le parole del fondatore di Exodus a convincermi: “E se trasformassimo le Feste in una specie di banca che investe sulle cose minime: gli odori, i sapori, i sorrisi, i silenzi, gli sguardi, le musiche?” Su questa linea minimale mi sono mossa anch’io, donando qualcosa fatto con le mie mani: muffin e confetture di albicocche/prugne rigorosamente mie, oppure con la mia mente, nel caso della poesia accompagnata dalla foto ispiratrice. I destinatari hanno gradito e il loro apprezzamento mi nutre. A mia volta ho ricevuto doni che implicano sensibilità e gentilezza. Particolarmente graditi i rami di Calicantus di Lina e la vendita di alcune copie del mio ultimo libro Amici Inaspettati da parte di Lara, mia parrucchiera di fiducia, e non solo. Intercettando un mio desiderio, Manuel mi ha fatto trovare sotto l’albero A tavola con le ricette del convento, e mio figlio il manuale di difesa alimentare Fa bene o fa male? testi che sono le due facce della stessa medaglia, perciò non posso trascurarmi. Ometto l’elenco di altri graditi regali, perché sarebbe piuttosto lungo. Ah, ho appena trovato una profumata bustina di tisana alle more di Lucia nella cassetta della posta! Anche se vivo da sola (con tre gatti e quattro canarini) non conduco vita solitaria, dedicando il mio tempo migliore a pensare e a scrivere.
