Giuggiole…e Petrarca!

La festa delle giuggiole si celebra la prima e la seconda domenica di ottobre ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei. Il paese si chiama così in onore del poeta che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 e morto ad Arquà il 19 luglio 1374, Petrarca è considerato il precursore dell’Umanesimo e uno dei pilastri della Letteratura italiana. Ma il servizio è dedicato alla giuggiola, il frutto (drupa) del giuggiolo o zizzolo, noto anche come dattero cinese. In cucina si presta per fare il risotto con le giuggiole e il ‘giuggiolone’, una specie di pinza. Nel parlato, l’espressione ‘Andare in brodo di giuggiole’ significa, all’incirca ‘andare in solluchero’ cioè essere felicissimi. Un servizio della trasmissione pomeridiana Geo e Geo mi dà notizie su questo frutto autunnale ormai desueto. Chissà se l’autore di “Chiare, fresche et dolci acque”, canzone n. CXXVI (126) del Canzoniere, scritta tra il 1340 e il 1341 le conosceva. Di certo si era ‘innamorato’ del posto nei Colli Euganei che oggi fa parte dell’associazione ‘I borghi piu belli d’Italia” ed ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Tornando alle giuggiole, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche. Alcuni studi hanno dimostrato che forniscono un valido aiuto nella salute cardiovascolare. Mangiata fresca, essiccata o in tisana la giuggiola può aiutare contro l’insonnia, l’ansia e lo stress. Assunta insieme con una lieve poesia del Petrarca può fare davvero bene.

‘The boss’

Bruce Springsteen, cantante, chitarrista e compositore statunitense soprannominato ‘The boss’ è uno dei più apprezzati artisti rock a livellio mondiale. Il rock non è il mio genere musicale preferito, pertanto non posso dichiararmi una sua fan. Però mi piace l’energia che trasmette dall’alto del palco e dei suoi 75 anni. Mi sono annotata ciò che ha detto durante la Festa del Cinema a Roma dove è stato presentato il suo ‘Road Diary’, un film documentario che raccoglie dichiarazioni, filmati delle prove e dei suoi backstage. Intervistato sulla sua attività, l’artista – nato a Long Branch il 23 settembre 1949 – così si è espresso: “Andrò avanti fino alla fine. È troppo tardi fermarsi ora”. Il boss dice che non si ritirerà mai dalle scene. Non miq stupisce, detta da uno che ha al suo attivo quasi 300 canzoni, senza contare gli inediti. Ecco, mi piace la tenacia implicita nelle sue parole, quell’andare avanti senza timore, dando il meglio di sé in qualunque fase della vita, anche quando uno potrebbe tirare i remi in barca e riposarsi. Visitato da malanni come tutti i comuni mortali, ha dovuto affrontare situazioni negative, compresa la malattia della moglie Patti Scialfa, affetta da un mieloma multiplo, una forma di cancro del sangue che colpisce le cellule del sistema immunitario. Diagnosticata nel 2018, la malattia sembra in remissione. Cantante e cantautrice, Patti fa parte della band del marito da decenni e i fan sperano di rivederla presto in attività con il consorte. Anche in questo caso l’arte si rivela salvifica. Una chitarra, un pennello, una penna sono strumenti che consentono all’arte di esprimersi. L’età dell’artista che non demorde è un invidiabile valore aggiunto.

La casa di tutti (corto)

Oggi pomeriggio al Festival del Cinema di Roma sarà presentato il cortometraggio “La casa di tutti” dei Manetti Bros per i bambini. Lo dice padre Enzo Fortunato, volto noto della tivù e dei social, durante il programma ‘Dialogo’ in onda il sabato mattina verso le 8.20 su Rai1. Il Papa ha scelto lui come coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini (svoltasi il 25 e 26 maggio a Roma) e portavoce della Comunicazione della Basilica di San Pietro. Ecco quello che vedo: una bambina coreana con un impermeabile giallo corre sotto la pioggia attraverso la città. In vacanza con i genitori, dopo tanti monumenti Mi-Rae – questo il suo nome – arriva alla basilica di san Pietro dove la colpiscono le parole di un sacerdote: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” e compie un piccolo gesto pieno di speranza. Un tema legato alla fraternità, all’inclusione, alla potenza dei piccoli gesti, dimostra come le arti e le discipline possano interagire per fare riflettere e sensibilizzare. Vedo il corto un paio di volte e convengo che è un prodotto toccante e di facile interpretazione. Che l’interprete sia una bambina è un valore aggiunto perché ci induce a dare più attenzione alle azioni dei piccoli, che spesso sanno vedere oltre. Il futuro non è roseo. Il rinnovamento potrà avvenire dalle giovani generazioni se sapremo preservarle e ascoltarle, consapevoli che il pianeta che ci accoglie è la casa di tutti.

Reinventarsi come le Ortensie

Non so se annoverare tra i fiori d’autunno le Ortensie che fioriscono da giugno a settembre; adesso stanno virando verso tonalità pastello. Le ho fotografate i mesi scorsi blu, viola, rosa intenso… ora iindossano tonalità tenui tra il verde mela e il pink. Mi piacciono pure così, ne raccolgo un mazzo e le sistemo in un vaso dove inserisco un po’ d’acqua perché non cadano. Ma non gli servirebbe, perché il processo di essiccamento è già iniziato. Anche se i miei colori preferiti sono altri, devo dire che il verde e il rosa stanno bene insieme. La mia simpatia per questo fiore elegante e duraturo è di vecchia data e risale al 2000, anno in cui sono venuta ad abitare a Castelcucco. Ne avevo interrate dieci piante, cinque rosa e cinque celesti che poi si sono mischiate. Altre sono giunte ai compleanni, cosicché non posso lamentarmi. In casa ne ho un po’ dappertutto: in studio, in sala, in bagno, in cucina e mi spiace sostituirle quando perdono del tutto il colore. Allora le utilizzo per fare i “fuochi d’artificio” casalinghi: apro lo sportello della stufa, le posiziono dentro e accendo il fuoco, procurandomi uno spettacolo vulcanico di pochi secondi di grande effetto. Nella cultura giapponese simboleggiano gratitudine, ma anche solitudine che per me va benissimo, purché sia una scelta e non sia imposta. Del resto mi pare congeniale a una persona che scrive un habitat tranquillo dove raccogliere i pensieri e trasformarli in emozioni da condividere. Anche l’abbinamento fiori versi nel mio caso funziona perché capita che fotografare un fiore mi stimoli a stabilire una relazione affettuosa. L’Ortensia, generosa e longeva mi suggerisce delle riflessioni sull’età che avanza, con i suoi pro e i suoi contro. Durare e reinventarsi come le Ortensie è salutare.

Nobel per la Letteratura 2024

Non poteva scapparmi la notizia, dato che scrivo: è stato assegnato il Nobel per la Letteratura a Han Kang, la prima scrittrice sudcoreana e asiatica, a vincere il premio. Intanto congratulazioni, anche se non ho letto una riga della produzione della vincitrice. Soddisfatta che si tratti ancora di una donna, il che conferma essere alquanto dinamico e vitale il contributo femminile alla cultura. Il che non succedeva al tempo della Serao – di cui ho parlato ieri – invisa al fascismo che le bloccò la candidatura al Nobel. Non conosco ancora il dietro le quinte di Han, ma posso immaginare che nel suo Paese d’origine ne abbia viste di cotte e di crude, dato che il tasso di violenza domestica è elevato, al netto della ricca cultura, del cibo delizioso e della tecnologia avanzata. Il prestigioso premio le viene attribuito: “per la sua intensa prosa poetica che mette a conforto traumi storici con la fragilità della vita umana”. Il suo romanzo “La vegetariana”, una storia piuttosto cupa, è pubblicato da Adelphi. Nel 2022 il Nobel era stato assegnato alla francese Annie Ernaux e nel 2020 all’americana Louise Gluck. Giusto per sottolineare l’avanzata delle donne…intrapresa in Italia da Grazia Deledda, Nobel nel 1926. Sento spesso parlare di ‘Pianeta Donna’ e scopro che così si chiama un blog dedicato all’universo femminile: curioso ed accattivante, andrò senz’altro a farci una capatina. Comunque, in generale penso ad un raggio d’azione delle donne sempre più vasto, senza esclusioni e limiti di sorta, aperto alla frequentazione di chiunque abbia un contributo da offrire e/o scambiare. Perché unico è il pianeta che ci accoglie, meglio se popolato da individui senza pregiudizi e con lo sguardo lungo. Che siano in aumento le scrittrici premiate è un valore aggiunto.

Terapia del sorriso

Non pensavo succedesse così presto, ma ieri sera ho acceso la stufa. Del resto il precipitoso calo della temperatura lo richiedeva. Anche i gatti hanno gradito, rientrati verso le ventidue. Stamattina verso le sette in cielo c’erano delle strisce rosate che annunciavano il sole che infatti è comparso. Di prima mattina è decisamente fresco – sui dodici gradi sotto il mio portico – ma il cielo terso annuncia una bella giornata. Prima domenica di ottobre, Giornata del Sorriso mi ricorda un messaggio appena ricevuto. Non è così scontato regalare e ricevere sorrisi. Dovrei approfondire l’argomento, indagando come viene affrontato in Thailandia, la terra del sorriso, dove litigare è considerato maleducazione. Dirò a Manuel che sosterà là una manciata di giorni di carpire qualche dritta al riguardo. Sorridere è uno stretching naturale, quando si sorride il cervello rilascia endorfine, sostanze che agiscono come antidolorifici naturali. Apprezzo i sorrisi autentici – quelli che fanno comparire le rughe attorno agli occhi – ma mi infastidiscono quelli ‘fake’ di cui alcune persone abusano, magari per vendere. “Si conosce un uomo dal modo in cui sorride”(Fedor Dovstojeski) e “Sorridi donna sorridi sempre alla vita anche se lei non ti sorride” (Alda Merini) sono le due citazioni che ho selezionato sull’argomento. Superfluo ricordare che il tema è oggetto di molte canzoni, a partire da “Riderà” di Little Tony (1966) a “Un sorriso dentro al pianto” (2021) di Ornella Vanoni e “Sorriso grande” (2021) di Alessandra Amoroso. Infine, per Aristotele, uno dei maggiori filosofi dell’antichità, ridere è una delle caratteristiche principali degli esseri umani. Dato che sorridere fa bene alla psiche, esercitiamoci…ma nel sorriso vero.

Mattinata piovosa ma fruttuosa

Su consiglio di Manuel porto il tablet che arranca in Centro Riparazioni Cellulari e Tablet Phone World a Bassano del Grappa, in via Jacopo Vittorelli 15. Il 15 è anche il numero civico di casa mia, il che mi bendispone. Il titolare, Jies Zhou parla correttamente italiano e prende in consegna il mio tablet, invitandomi a ripassare prima della chiusura in tarda mattinata. Già questa previsione mi rallegra, perché altrove avrei dovuto lasciarlo qualche giorno, eventualità dura da digerire per la mia attitudine quotidiana a scrivere, dato che comunicare con i lettori attraverso il mio blog verbameaada.com per me è terapeutico. Decido di trascorrere in biblioteca il tempo necessario per la riparazione dove alterno la lettura del quotidiano con un paio di riviste di Storia. Mi spiace essere l’unica donna con una rosa di uomini adulti che vanno e vengono dalla Sala di Lettura. Forse per questo la cultura è gestita da loro, mentre le compagne si adoprano in faccende varie? Vorrei essere smentita… Comunque verso le undici e mezza esco e mi incammino per tornare da Jies, sperando che la riparazione abbia avuto buon esito. Continua a piovere ma ci bado poco, tutta presa dall’ansia di sapere com’è andato l’intervento. È stata cambiata la batteria che singhiozzava e sostituito lo schermo, rigato in più punti per cadute accidentali. Saldo il conto che era stato notificato in anticipo, contenta che sia molto inferiore ai due preventivi fatti in altri centri. In caso di bisogno, so che qui tornerò. Mi trattengo a scambiare due parole con Jies che si accontenta di prendere meno per i suoi servizi, al fine di allargare la clientela. Mi sembra un’onesta strategia di vendita. Io sono soddisfatta e non mancherò di fargli buona pubblicità.

Una tazzina di caffè

Massimiliano Ossini conduttore di 1mattina afferma che gli italiani hanno due abitudini: la lettura del giornale e il caffè, di cui oggi è la Giornata Internazionale, ricorrenza istituita nel 2015 dalla International Coffee Organization. In Italia si bevono 95 milioni di tazzine di caffè al giorno, esclusa la sottoscritta che però ne apprezza l’aroma, il profumo e il colore. Io lo faccio la mattina con la moka, per trasformarlo poi in cappuccino. Se mi viene offerto, ne prendo una tazzina per gradire, ma lo evito perché non va d’accordo coi miei diverticoli. Al massimo assumo quello d’orzo che mi fa Lucia quando vado a trovarla. Ricordo con piacere quello che faceva Gentile, la mamma di Marcella, servito in una tazzina all’inglese: il contesto dell’accoglienza lo rendeva insuperabile. Marcella ne è una buona consumatrice e potrà illuminarmi a riguardo. In compenso mantengo l’altra abitudine di leggere il quotidiano. La prima città italiana a dare ospitalità al caffè è Venezia nel 1570, grazie al medico e botanico padovano Prospero Alpini. Durante un viaggio in Egitto aveva notato l’usanza di preparare un decotto dal colore scuro, ricavato da semi abbrustoliti, macinati e bolliti. Di ritorno dal viaggio in Oriente portò alcuni sacchi di chicchi di caffè a Venezia, dove nel 1720 apre il celebre Caffè Florian. Il Brasile è il Paese che produce più caffè al mondo mentre Danimarca, Finlandia e Austria sono le nazioni che consumano più caffè. Il caffè macinato più buono è il Vergnano – che uso io – seguito dal Pellini, secondo la classifica di Altroconsumo. Assodato che per gli Italiani è un rito, il caffè macchiato è preferito all’espresso perché meno forte come sapore. Secondo l’Istituto Espresso Italiano, la città dove si può bere la miglior tazzina di caffè è Rovigo. ☕

Arte e benessere

Pomeriggio di festa dedicato all’arte. Visito con Lucia la Mostra collettiva di pittura e scultura “Una finestra sulp mondo” in Villa Marini Rubelli a san Zenone degli Ezzelini, opere di 92 artisti locali tra Monte Grappa, Brenta e Piave. A cura di Marisa Pastorello è visitabile il sabato pomeriggio e la domenica fino al 3 novembre. Si avvale di eventi paralleli e serate a tema. Per godere il percorso attraverso le opere, parola d’ordine: curiosità, allungare lo sguardo oltre i confini e accogliere la diversità. Nel mio caso, la conoscenza diretta di alcuni artisti è un valore aggiunto. Vibrante di calore e di buoni auspici il quadro ‘Kalispera la dispensatrice’ di Noè Zardo, densa di emozioni la terracotta ‘Ragazza con bavaglio’ di Renato Zanini. Al pianoterra apprezzo l’originale opera in marmo ‘Pinocchio e Amore per la musica’ di Ruben Zardo, mentre al piano superiore mi catturano i ‘Settembrini’ gialli e celesti di Alice Parisotto, fiori autunnali che vorrei godermi l’anno prossimo in giardino. Ogni stanza ospita le opere degli artisti accorpati per paese di provenienza, il che consente un percorso ordinato tra le varie sezioni. Quando succede, è un privilegio trattenersi con l’autore in carne e ossa ed anche giovarsi della spiegazione estemporanea di un visitatore esperto. Ritengo che una chiave di lettura siano le didascalie delle varie opere, perché mettono in comunicazione l’artista e il visitatore, consentendo di spaziare in altri ambiti. A me che amo scrivere suggeriscono l’idea di un racconto o di una poesia. Così l’arte si diffonde e si rigenera, seminando benessere e buona disposizione d’animo. Grazie ad ogni creatore di bellezza che san Francesco d’Assisi descrive così: “Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

Latino, ad maiora/a cose grandi

Sul tablet mi cattura il titolo “Il latino è vivo e discute in mezzo a noi” di un articolo che leggo curiosa, condividendo il pensiero di chi lo ha steso. Solo dopo mi accorgo che trattasi di Vittorio Feltri, 81 anni, che vedo talora in qualche programma televisivo dove il giornalista e direttore di vari quotidiani lascia il segno per il suo modo di parlare senza peli sulla lingua. Pochi giorni fa è uscito un manuale che sostiene la stessa tesi, non mi ricordo di chi. Comunque sull’argomento ‘A che serve il latino’ è già stato scritto parecchio. D’accordo con lo spigoloso eppure simpatico giornalista bergamasco, ritengo che il latino non sia assolutamente una lingua morta, ma anzi aiuti all’elaborazione del pensiero e a parlare correttamente in italiano. Da studentessa liceale non stravedevo per la lingua madre dell’italiano, arrabattandomi quasi quotidianamente in versioni dal latino, in alternativa a quelle di greco. Un bel tour de force che mi portava a tradurre anche in sogno: praticamente un’ossessione. Col tempo mi sono pacificata, recuperando gli aspetti più funzionale della lingua. Da docente, tenni anche un ‘Corso di propedeutica al Latino’ ad un gruppo di studenti di terza media, orientati ad iscriversi alle superiori con questa lingua tra le discipline di base. Facendo un salto temporale di sessant’anni fa, il mio maestro Enrico Cunial, prima degli esami di quinta elementare insegnava le declinazioni latine e l’analisi logica, perché allora il Latino era incluso alle medie come materia scolastica. Ci sarebbe molto da dire sull’evoluzione e involuzione dei programmi scolastici, ma preferisco soprassedere. Giusto ieri era la Giornata Europea delle Lingue: da proteggere, da promuovere, da vivere. L’eredità del Latino è viva attraverso le lingue neolatine (o romanze) e una nutrita serie di espressioni in uso, tipo: Mens sana in corpore sano, Carpe Diem, Cogito ergo sum, Errare humanum est, Omnia vincit amor. Tra le 24 lingue ufficiali della UE, l’italiano, figlio del Latino è considerato la più sexi! Se vi pare poco…