Mi sveglio, la luce non filtra sotto gli scuri: è nuvoloso, come previsto. Sento grattare sulla porta della camera. Di solito è Pepita che viene a svegliarmi. Con la coda dell’occhio sbircio sulla radiosveglia per vedere che ore sono e non ci credo: le otto in punto! Non succedeva da un sacco di tempo. Apro la porta e il gradito intruso è Fiocco: ovvio, avrà fame! Dei tre gatti, lui è quello che mangia doppio e il suo stomaco reclama pappa da un paio d’ore. Mi chiedo se la sveglia tardiva sia un effetto collaterale del cambio di stagione – che probabilmente c’entra – ma ho una spiegazione più attendibile: ho dato alle stampe la mia ultima creazione letteraria, un evento che mi ha impegnato un anno e che è andato finalmente in porto grazie al supporto di Manuel. Adesso è il momento di condividere la soddisfazione con chi ha collaborato: Mariuccia, Flavio, Tania, Adriana, Barbara, Erica, i proprietari dei dieci cagnolini della seconda parte. I lettori che amano le storie di cani e ‘padroni’ a lieto fine sono avvisati. Il titolo Amici Inaspettati non è stato scelto a caso e il dipinto in copertina di Noè allude alla possibilità di un mondo nobilitato da buoni sentimenti. Spalmata su 121 pagine, la storia vera si legge velocemente. È disponibile su Amazon in doppio formato: con copertina flessibile più economica, oppure rigida per destinatari più importanti. Il contenuto è lo stesso. Procedura: Andare sull’app Amazon, scrivere il titolo del libro, cliccare cerca, esce tutto. Poi è possibile lasciare un giudizio sul prodotto. Chi non ha familiarità con l’acquisto online, può fare riferimento a me tra una decina di giorni. Mio obiettivo è diffondere il valore dell’amicizia tra creature e sensibilizzare contro l’abbandono. È gradito un passaparola e magari la lettura dell’opera, con valutazione finale. 🐾📚
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Agguato mortale al pullman
Dal calcio al basket: che desolazione! Avere macinato chilometri e chilometri e morire alla vigilia della pensione per un atto di vandalismo generato dall’odio tra tifoserie. Mi riferisco all’agguato al bus dei tifosi del Pistoia lungo la superstrada Rieti-Terni con sassi e mattoni che ha provocato la morte del secondo autista Raffaele Marianella, 65enne, padre di tre figli, seduto accanto al guidatore e colpito a morte da una pietra. Violenza inaccettabile anche per la premier Giorgia Meloni. La procura ipotizza un quadro inquietante, secondo il quale avrebbe agito un commando con persone appartenenti all’estrema destra. Fermati tre tifosi della Sebastiani Rieti di 53, 31e 20anni per l’omicidio volontario dell’autista. Pensare che il pullman era stato scortato dalla polizia fino allo svincolo della superstrada Rieti-Terni. Rimasto senza scorta, dopo dieci minuti “è successo di tutto”. Probabilmente seguito da tre macchine di tifosi reatini, è stato bersagliato dalla sassaiola con tragico epilogo. Immagino che i tre indagati diranno che non volevano creare il morto, che di fatto c’è stato. Possibile non pensare che certe azioni incivili danneggiano gravemente lo sport? Se ne stessero a casa certi ‘tifosi’ a poltrire serenamente sul divano, anziché trasformarsi in stolti assassini. Pietà per lo sfortunato autista e condoglianze ai familiari. 🙏
Lieto evento letterario
Percepisco un abbaiare festoso di cani che mi fanno le feste, perché stanno per uscire allo scoperto. Guidati da Rex e Ben, i protagonisti della storia vera arrivano scodinzolando Peggy e Perlina, Orso, Astro, Beppe, Nina, Bobby, Tre Palline, Roy, Maya, Rocky, coprotagonisti della seconda parte del mio ultimo libro Amici Inaspettati. Per non parlare degli occhi dei cani adombrati nel cielo del suggestivo dipinto di Noè Zardo in copertina, allusivi di quelli reali, ma anche dei cani diventati anime. Occhi che fungono da bussola nel labirinto celeste. Dopo un anno di elaborazione, la narrazione è giunta al termine, una lettura rivolta a chi ama gli animali, ma anche a chi non li conosce come potenziali amici, dotati di “un dono straordinario: sanno amarci senza condizioni” come dice Erica Mulas nella retrocopertina. Concetto anticipato da Barbara Pra nella Prefazione: “Prendiamo questi meravigliosi Animali per condividere con loro un periodo di cammino insieme, ma ci dimentichiamo di ringraziarli della loro presenza, della loro compagnia, del loro generoso affetto”. A proposito di Ringraziamenti, senza l’abilità e la pazienza di Manuel il ‘lieto evento’ letterario non sarebbe stato possibile. Grazie a Flavio e Mariuccia che mi hanno raccontato la storia di Ben e di Rex, “un pastore australiano” adottato con soddisfazione da Tania. Grazie anche ad Adriana che si alterna ai due fratelli nella cura di Ben “incrocio tra labrador e cane corso”. Mi sono affezionata alle piccole storie dei cani domestici, senza pedigree, ma con un grande cuore raccontate da: Lisa e Roberta, Lara, Pia, Elena, Adriana, Bepi, Flavio e Roberto. Sono ansiosa che le storie vere raccontate giungano ai lettori. Da ultimo, Il libro Amici Inaspettati sarà acquistabile su Amazon, oppure utilizzando la mia mail: adacusin@gmail.com
Una storia di fratellanza
È mia consuetudine iniziare a leggere settimanali e anche libri dalla fine, una bizzaria che potrebbe avere un risvolto psicologico. Comunque mi offre l’opportunità di fare la personale recensione al libro: Io sono mio fratello di Giorgio Panariello. L’autore usa l’ultima pagina, di norma dedicata ai Ringraziamenti per chiedere scusa:a varie persone e per diverse ragioni. Infine chiede scusa a otto scrittori “e a tutti gli scrittori degni di questo nome”. Folgorata da tanta delicatezza ed essendo anch’io una che scrive – senza santi in Paradiso – riconosco in Giorgio un collega veramente dotato: di fluidità narrativa, misura, equilibrismo nel trattare argomenti tosti con dolcezza. Usando la gamma dei colori per rappresentarlo, gli attribuirei un celeste brillante (il mio colore preferito). Quanto al contenuto, è spalmato su una trentina di episodi che abbracciano la vita dell’autore, dall’infanzia alla maturità che vive “come uno zingaro, un nomade”, a sottolineare lo spirito libero. Co-protagonista è il fratello Franco, “Il Dante Alighieri dei poveri” come si era definito. Una storia di fratellanza cementata sulle fragilità di uno e il tentativo di normalizzarlo dell’altro. Niente lieto fine in apparenza, anzi sì perché Franchino, con un occhio storto e un polmone solo, è arrivato a destinazione “non per una dose eccessiva, ma per un’eccessiva dose di fiducia negli altri”. Da leggere e rileggere.
Gli esami non finiscono mai
Da ragazza, tra i lavori che avrei potuto fare avevo considerato anche il correttore di bozze, per la mia predisposizione al mondo letterario. Poi sono stata inserita nel variegato mondo dell’insegnamento, di cui non mi pento, perché mi sta dando anche da pensionata soddisfazioni impensate. Ieri mi sono calata nei panni del correttore di bozze, il professionista che revisiona e corregge un testo, per garantirne la correttezza formale e la leggibilità, sia per la stampa tradizionale che per la pubblicazione. Normalmente le bozze sono corrette dall’autore insieme con il curatore editoriale, che io non ho. Quindi doppio lavoro. Da insegnante, ho corretto centinaia di compiti, attività che mi faceva anche sorridere. Però gli interventi sulle prove di stampa sono altra cosa: errori tipografici, di battitura, formattazione… non sono nelle mie corde. Tuttavia l’ho fatto, con il prezioso supporto di Manuel Munaron. Insieme abbiamo revisionato la bozza di Amici Inaspettati finalmente in dirittura d’arrivo. Immagino i cani della storia abbaiare festosi, mentre mi sento “Sorvegliata dagli sguardi inimmaginabili” di quelli adombrati nel dipinto in copertina di Noè Zardo. Il tutto in studio, dinanzi al computer, tra un bicchiere d’acqua e un cono gelato, mentre il ‘cervellone’ faceva con comodo le sue verifiche. Sono trascorse cinque intense ore. Alla fine ci sentivamo come alla fine di un tour de force, stanchi ma soddisfatti. C’è sempre da imparare. Io dal mio ex alunno speciale diventato ingegnere elettronico. A conferma che: “Gli esami non finiscono mai” come dice Eduardo De Flippo nella famosa commedia così intitolata.
Solitudine e Creatività
“La briscola contro la solitudine” è il titolo del servizio in coda a 1Mattina News che mi fa iniziare la settimana col sorriso. A Perugia, Mara Bardellini pubblica sui social un invito per chi fosse disposto a fare un po’ di compagnia alla madre Maria, impossibilitata a uscire e privata di relazioni sociali. Questo il testo pubblicato: “Cerco compagni di briscola per mamma Maria, lei ama giocare a carte. In cambio offriamo chiacchiere e merenda, venite in tanti”. Ammirevole l’iniziativa della signora che si è impegnata per riempire i pomeriggi alla madre. L’appello è diventato virale e in molti si sono fatti vivi. Durante la trasmissione viene intervistato anche Stefano Zecchi, scrittore, opinionista e quant’altro che riconosce in questo caso la positività dei social. Io non so giocare a carte, ma mi piace scrivere. Prima della pandemia ero stata in qualche casa di soggiorno per anziani, a leggere poesie e racconti. Devo ammettere con reciproca soddisfazione. Conservo un fiore di carta che le ospiti di una struttura mi avevano regalato. Nel 2021 ho subito il primo intervento alle anche, seguito dal secondo nel 2024, per le preziose mani del dottor Giovanni Grano. Vado in palestra una volta la settimana e cammino q.b. Sono indipendente e autonoma. La solitudine non mi fa paura, la confusione sì. La casa è l’ambiente silenzioso che mi permette di creare. Salute permettendo, sono disposta a uscire ancora, per intrattenere – Gratis et amore Dei – chi volesse prestare orecchio alle mie storie.
Omaggio a Grazia Deledda
Conosco Grazia Deledda dai tempi del Liceo e la mia ammirazione è rimasta inalterata. Ho letto diversi romanzi dell’unica donna italiana Nobel per la Letteratura nel 1926. Canne al vento è ritenuto il suo capolavoro, ma io preferisco La madre, romanzo intimista del 1920, uscito l’anno prima a puntate su un giornale. Del resto la grande scrittrice sarda (Nuoro, 27 settembre 1871- Roma, 15 agosto 1936) aveva iniziato giovanissima la carriera letteraria, pubblicando racconti su riviste, ottenendo il primo successo con il romanzo Anime oneste (1895). In età scolare aveva ripetuto l’ultima classe elementare non per demerito – allora le bambine non proseguivano gli studi – ma perché ritenuta dalla sua maestra ‘intelligentina”. Da autodidatta è arrivata al Nobel per la Letteratura, con la motivazione: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale”. Dal 1985 su Venere c’è un cratere dedicato a lei, grazie all’associazione americana “National Organization for Women”, onore che condivide con altre figure illustri della storia, delle arti e delle scienze. Attaccatissima alla sua terra, fu sepolta per suo desiderio nel cimitero del Verano in una tomba a forma di nuraghe. Successivamente, nel 1959 le sue spoglie furono traslate nel cimitero di Nuoro, nella Chiesa della Solitudine. La parola solitudine si addice bene alla Deledda, scrittrice riservata e attenta alle sfumature dell’animo umano. Attualissima direi: nel succitato romanzo La madre, la protagonista, madre di un prete innamorato di una parrocchiana muore in chiesa per il timore che l’intreccio venga svelato. Grande anima, accostata a Verga e agli scrittori russi. Da leggere e rileggere.
Il mio eden
• Maquillage in casa, non per capriccio ma per necessità. Ho fatto degli spostamenti nella cucina dell’appartamento e nella mia zona giorno, per consentire l’ingresso di una libreria che mio figlio ha smontato e rimontato da solo: 5 quadrati neri distribuiti su 5 file, sovrastati da tre piante verdi ricadenti che sono una meraviglia. Una è un Photos, le altre sono due esemplari di Chlorophytum comosum, volgarmente chiamato Falangio, parola di Serapia che se ne intende. Ignoravo che depura l’aria, assorbendo la formaldeide ed altre sostanze nocive. Mi fa piacere avere scoperto il pollice verde di mio figlio che ha acquisito e messo in pratica svariate abilità durante il trasloco di piante e masserizie. La ‘nuova’ libreria ha preso il posto del piccolo tavolo dove avevo distribuito i 13 libri della mia ‘collana letteraria’ che esporrò da qualche altra parte. Approfitto per ricordare che sta per uscire il quattordicesimo prodotto, Amici Inaspettati che mi tiene sulle spine. La nascita di un libro è pur sempre un evento! D’altronde è risaputo che come domestica sono una mezza frana, diciamo che coltivo altri interessi! Comunque tra piante e fiori ho imparato parecchio. Forse mi occuperò anche di orto a chilometro zero, complici pomodori e melanzane che dal vaso alla tavola sono un piacere. Sintetizzando, la mia casa è il mio eden.
Self-publiscing/Auto-pubblicazione
Self-publiscing, ovvero autopubblicazione. Ne sento parlare da un paio d’anni. Si tratta della pubblicazione di un libro o di un’altra opera da parte dell’autore stesso, senza il coinvolgimento di una casa editrice tradizionale. “L’autore gestisce tutte le fasi del processo editoriale, dalla scrittura alla grafica, all’impaginazione, alla scelta dei canali di distribuzione e alla promozione”. Tanta roba, che sto sperimentando con il testo che ho per le mani, un lavoro immane che in realtà si sobbarca Manuel, grazie alle competenze acquisite per stampare la sua tesi di Laurea in Ingegneria elettronica. Senza di lui non avrei nemmeno il blog che mi fa buona compagnia da oltre cinque anni. Io ci metto la storia e lui fa tutto il resto. Ad esempio, ieri ha impaginato il testo dell’opera di prossima uscita che racconta la storia dei cani (Rex e Ben, più altri 10) e una ventina di foto di contorno, mattina e pomeriggio. Verso le 17 ha detto ‘Sono fuso” e io straparlavo. Poi siamo scoppiati a ridere tutti e due. Una bellissima esperienza di collaborazione, ma anche di fusione delle competenze. In questo modo risparmio tempo e denaro, approfittando di un tesoro in carne e ossa. Erica scrive: “Hai fatto qualcosa che molti sognano, ma pochi realizzano… editing, impaginazione, copertina, promozione, distribuzione del libro… tutto sulle tue spalle, indipendenza creativa!!”. In realtà condivido tutto con il mio ex alunno speciale, oggi Ingegnere, lusingata della sua amicizia e grata dei talenti che mette a disposizione mia e di altre persone fortunate.
La sana risata
Non mi capita di ridere spesso, per motivi di temperamento e anche perché scarseggiano le ragioni. Però apprezzo chi sa far ridere, come Giorgio Panariello (compie 65 anni il 30 settembre) che vedo durante una trasmissione sabato sera, in replica domenica pomeriggio sul Nove. Beh, un fuoco di fila di battute e di imitazioni da non credere. Alla fine dello spettacolo, quando il pubblico si alza, l’artista esce con il rassicurante saluto: “Che Dio vi benedica”, stendendo un velo di spiritualità sull’intrattenimento apparentemente superficiale. Invece no, perché il bravo attore, conduttore, cabarettista, comico, imitatore (di Renato Zero soprattutto e altri personaggi) introduce sapientemente delle note dolorose riguardo il suo vissuto di bambino, abbandonato dalla madre e allevato dai nonni, e alla scoperta a 12 anni di avere un fratello, Franchino, anch’egli abbandonato, diventato eroinomane e morto prematuramente. Ha scritto un libro molto intimo, intitolato “Io sono mio fratello” (Mondadori) che me lo restituisce nel ruolo di scrittore. Quindi, tanto di cappello. Far sorridere gli uomini significa anche far sorridere Dio è il messaggio di Papa Francesco a un centinaio di comici incontrati prima di partire per il G7 in Puglia. Chiudo con la salace battuta del comico nei panni di un padre che risponde alla figlia intenzionata a rifarsi la bocca: “Succhiati una mentina!” 😂
