In questo periodo di perturbazioni mondiali, accantono l’attualità sconcertante e presto attenzione a ciò che riguarda il mondo dell’arte. Sfogliando i quotidiani di oggi al bar mi cattura una notizia che poi leggo anche sul tablet: Trovata una Madonna del ‘500 rubata a Belluno, ma la proprietaria inglese non vuole restituirla. Il dipinto, opera di Antonio Solario (1465 circa – 1530), pittore di scuola veneziana, era stato sottratto al Museo Civico della città veneta nel 1973. Venduto in Gran Bretagna al barone de Dozsa, si trova ora a Norfolk e Barbara de Dozna, vedova del barone se ne professa “legittima proprietaria”. Nonostante le pressioni dell’Interpol e dei Carabinieri italiani, le operazioni di rimpatrio dell’opera sono rallentate. Acquistato nel 1872 dal Museo Civico di Belluno, l’opera è rimasta nella città veneta fino al 1973, quando fu trafugata da una banda di ladri insieme ad altre opere, alcune recuperate poco dopo in Austria. Ma non la Madonna con bambino, acquistata in buona fede dal barone (sulla buona fede magari avrei qualche dubbio). Ci sarebbero gli elementi per scrivere un racconto giallo, fors’anche un romanzo. Del resto non è la prima volta che succede e mi auguro che l’opera contesa ritorni dove era in origine. Non sono un’esperta d’arte, tuttavia sono attratta dalla bellezza della natura e delle opere umane. In via teorica, accanto al Liceo classico frequentato da ragazza, suppongo che mi sarei sentita a mio agio anche in quello artistico. Adesso rimedio alla mancanza, coltivando il bello in tutte le sue declinazioni. Il quadro mi trasmette una doppia sensazione: di equilibrio e di serenità, frutto anche delle tinte combinate di giallo e di viola. Il volto della Madre di Dio è dolce, quello del Bambino umano. Nel riquadro sullo sfondo si nota un paesaggio con un ponte, sicuramente metafora di qualcosa. Chissà dove il barone e consorte hanno posizionato il dipinto, immagino in una zona privilegiata della loro aristocratica dimora. Non ho argomenti per convincerli che l’Arte è patrimonio di tutti. Trovo grande attualità la frase di Gianluca Sonnessa “L’arte non può salvare il mondo, ma forse può convincere le persone che qualcosa da salvare è rimasto”.
Categoria: Hobbies
Oggi, gastronomia!
Avremo tempo brutto per tutta la settimana, parola del Colonnello Francesco Laurenzi che annuncia ben sette perturbazioni. Siamo in Primavera, dal punto di vista meteorologico esistono due stagioni: quella calda e quella fredda. La domenica odierna si presenta ‘sfocata’: pazienza, non può sempre fare bel tempo e la terra ha bisogno di acqua. Ne approfitto per trasformarmi in una brava cuoca, stimolata da una ricetta che sbircio sul tablet: zucchine ripiene “facili e sfiziose”, aggettivi molto accattivanti. Un sinonimo di sfizioso è stuzzicante, che di per sé conquista mentre sulla facilità azzardo qualche dubbio. L’ortaggio è molto presente nella mia dieta, spesso in compagnia di patate e carote che cucino al vapore. Non è la prima volta che faccio le barchette di zucchine gratinate, con la carne lessa macinata, che oggi sostituisco col tonno e aggiunta di olive, capperi, ricotta. Sono in cucina con Pepita che lecca il fondo della scatoletta di tonno al naturale (Fiocco è fuori, impossibile preparare pietanze con lui presente), mentre io riempio le mezze zucchine con l’impasto realizzato. La ricetta prevede anche pomodorini che non ho, per me va bene comunque. Non ho ospiti a pranzo e degusterò da sola il risultato. Se è ok, lo fotografo e lo giro a un paio di persone che potranno complimentarsi, bontà loro. Una spolverata di pan grattato e poi in forno per circa venti minuti. Mi giro un attimo, per prendere un utensile… e la dolce micetta sta leccando una zucchina! Beh, almeno lei gradisce! Rimedio all’intemperanza e vai con la cottura. Nel mentre è uscito un pallido sole e ne approfitto per raccogliere qualche fiore sbucato in giardino. Mi sovviene che un argomento del blog, a suo tempo selezionato è ‘Fiori e Frutti’, pertanto decido di scriverci il post odierno, accantonando l’attualità.
Tempo di giardinaggio
Da qualche giorno sto lavorando in giardino, non da sola ovviamente. Mio figlio giorni fa ha provveduto alla potatura della vite di uva fragola, delle rose e dell’albicocco per la parte che sopravanza l’ingresso di servizio del vicino. Quando nel 2000 venni ad abitare nella casa che occupo, non c’erano altre abitazioni e la piantumazione degli alberi da frutta, allora piccoli è stata a ridosso del confine. Nel mentre le piante sono cresciute… ed anche le abitazioni. Non avendo esperienza al riguardo, ho scoperto che l’esterno – cui peraltro mi sono affezionata – richiede molta manutenzione. E siamo solo all’inizio della bella stagione. Reginaldo, mio coetaneo e compagno delle elementari, mi dà un grande aiuto a sbrigare le faccende più impegnative. Io preferisco occuparmi dei fiori, sia quelli spontanei che quelli sopravvissuti all’inverno o comperati. I pansė continuano a rallegrare con le nuance blu, mentre fanno capolino tra il fogliame i fiorellini rosa di una pianta grassa di cui mi sfugge il nome. Sotto al glicine occhieggiano le viole, qualche timido narciso è sbucato qua e là e attendo che riappaiano i tulipani. Stamattina ho visto i rami più alti dell’albicocco tingersi di rosa e li ho fotografati. Anche dentro casa qualcosa si muove. La clivia, comperata due settimane fa ancora chiusa ha emesso una corolla di fiori arancioni che sono un vero spettacolo. Mi viene spontaneo parlarle per ringraziarla di tanta bellezza. Ritengo che si meriti almeno una poesia. Più tardi ci provo.
Topo Gigio, una boccata di ossigeno
Oggi è domenica, intendo stare sul leggero. Olly, il giovane vincitore del festival sanremese non parteciperà all’Eurovision Song Contest a Basilea il prossimo maggio dove andrà Lucio Corsi, il secondo classificato. Il brano “Volevo essere un duro” ha ricevuto il premio della critica “Mia Martini”, grandissima interprete il cui ricordo mi strugge. Però voglio soffermarmi su Topo Gigio che ha cantato con il toscano “Volare/Nel blu dipinto di blu” durante la serata delle cover ed è stato un momento poetico. Il pupazzo creato da Maria Perego nel 1959, conosciuto in molti Paesi del mondo è più vivo che mai. Mi sono interrogata su chi gli dia la voce ed ho fatto una breve ricerca. Si sono alternati nel tempo: Domenico Modugno (1959 – 1960), Peppino Mazzullo (1961 – 2006), Davide Garbolino (2005 – 2009), Leo Valli (dal 2000) Claudio Moneta. La cosa stupefacente è che Peppino/Giuseppe Mazzullo (Messina, 6 giugno 1926), a 99 anni lo ‘interpreta’ ancora, come ho visto in una recente intervista al telegiornale. Il maestro vive tra le colline di Messina, dove si è ritirato dopo la pensione. Attore e doppiatore italiano, deve la notorietà alla voce dolce e alla risata contagiosa date al pupazzetto che ha accompagnato l’infanzia di numerose generazioni. Lui stesso racconta con emozione com’è nata la voce di Topo Gigio e la sua “strapazzami di coccole”. I miei complimenti al venerando doppiatore, ma anche a Lucio, giovane e originale cantautore che ha duettato con lui. Una boccata di ossigeno.
“Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro” (Leonardo da Vinci)
Oggi 17 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale del Gatto, scelta oltre 30 anni fa, almanaccando sul numero romano XVII che anagrammato dà la parola VIXI in riferimento alle 7 vite attribuite al felino. Questa ricorrenza viene celebrata in date diverse in Paesi diversi, mentre la Giornata Internazionale del Gatto è l’ 8 Agosto. Anche i gatti hanno una protettrice: Gertrude di Nivelles, monaca benedettina del VII secolo nota per la sua profonda pietà. I gatti erano uno dei soggetti preferiti di Leonardo da Vinci, grande osservatore della natura che diceva: “Anche il più piccola dei felini, il gatto, è un capolavoro”. La mia frequentazione dei mici parte da molto lontano, quando avevo pochi mesi ed è documentata dalle foto in bianco e nero scattate da mio padre in varie circostanze. Cresciuta con me, i gatti mi hanno sempre fatto buona compagnia. Ad alcuni mi sono affezionata di più: Briciola e Sky mi sono rimasti nel cuore. Con loro c’era un’intesa straordinaria. Attualmente vivo con tre felini, di cui parlo spesso: Grey, Pepita e Fiocco che mia nipote Cristina ha definito “Gli animatori del villaggio”, espressione felice che condivido. Ognuno si distingue per carattere e comportamento, come tra gli umani. In generale apprezzo del gatto lo spirito d’indipendenza, la leggerezza, la flessuosità, la curiosità, la cura del corpo. Se credessi nella metempsicosi, ovverosia nella trasmigrazione dell’anima – teoria cui si riferiva Platone – non mi stupirei di avere ereditato parecchio dello spirito di un gatto. Per completezza, ricordo che durante il Medioevo i gatti godevano di una pessima fama ed erano considerati consorti delle streghe, soprattutto quelli neri. Poverini dico io, così belli nei loro manti diversi. Per chiudere, saluto quelli delle mie amiche: Nerina, Viola, Lollymi, Giallo, Bigeta, Lupin, Mollie… Zeus e Max sono quelli dei vicini. Lunga vita ai gatti!
“La musica è bellezza” e molto altro
“L’Italia in difficoltà si rifugia nei sentimenti” è il parere di un ospite del programma mattutino dedicato al festival di Sanremo appena concluso. E meno male che vengono valorizzate le emozioni e l’interiorità. Olly, 23enne cantautore genovese ha vinto con il brano Balorda nostalgia che non mi dispiace. Poetico L’albero delle noci, il testo di Brunori Sas piazzatosi al terzo posto che avevo apprezzato già dalla terza serata. Il brano di Achille Lauro Incoscienti giovani è un carico di nostalgia. Quando sarai piccola, di Simone Cristicchi rimane insuperabile per il messaggio forte, sebbene guadagni ‘solo’ il quinto posto. Una botta di ottimismo Viva la vita di Gabbani. Meritava di più, a mio dire il brano Pelle diamante di Marcella Bella. Al di là dei risultati personali, questa 75esima edizione del festival ha goduto di ascolti elevatissimi. Ammetto che si è distinta per la sobrietà della conduzione, l’eleganza degli artisti ed il buon livello delle canzoni. Tra l’altro oggi è in corso il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura e la musica è un ponte che unisce, come ha ricordato Papa Bergoglio – ricoverato al policlinico per bronchite – videoconnesso durante la prima serata, sottolineando che “La musica è bellezza, è messaggio di pace, è un linguaggio che tutti i popoli parlano per raggiungere il cuore di tutti, può aiutare la convivenza”. In tempi travagliati anche politicamente, con l’espansione dell”individualismo favorito dalla pandemia credo che tornare all’introspezione possa solo fare bene. Inoltre la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera. Nella Bibbia si invita spesso a cantare. Anche Sant’Agostino diceva: “Chi canta prega due volte”.
Palestra, Centro Sportivo Filippin
Vado in palestra da qualche mese, non per fare ginnastica dolce ma esercizi in Sala pesi. Lo dico con un certo orgoglio, perché mi credevo negata, tanto che da liceale con qualche acrobazia ero riuscita ad ottenere l’esonero. In realtà mi alzavo alle sei per prendere la corriera alle sette in punto – qualche volta l’autista passava prima – e dopo quattro ore toste farcite di latino e di greco, fare Educazione fisica fino alle tredici era controproducente per la mia salute fisica e psicologica. L’insegnante non era comprensiva e soprattutto non si spendeva di suo. Tra l’altro, i primi mesi di quarta ginnasio ero dimagrita parecchio e correre in tondo per la palestra dalle dodici all’una mi pareva uno spreco di fatica. Poi dovevo affrettarmi per prendere il pullman, la mitica Cecconi ed era un altro esborso di energie. Per farla breve, mia mamma parlò col medico che ritenne salutare sollevarmi dalla frequenza della materia, considerato che il resto era già assai pesante. Devo a questo precedente il mio rifiuto della palestra. Ci voleva mio figlio – istruttore in palestra – e l’intervento di artoprotesi ad entrambe le anche per farmi cambiare idea. Il chirurgo dottor Giovanni Grano, cui va la mia grata simpatia mi ha consigliato di fare esercizio mirato, per irrobustire la muscolatura. Si sono dichiarati d’accordo l’ortopedico dottor Guido Mazzocato e il fisioterapista Federico Zalunardo, gli altri due miei ‘angeli custodi’. La decisione non è stata immediata, ma sono contenta di avere obbedito. Il mio istruttore è Andrea, un collega di mio figlio che mi segue al mercoledì dalle 11 alle 12. Lui mi ha introdotta all’uso delle macchine che – mannaggia – hanno tutte il nome in inglese. La mia preferita è la Leg Press che uso dopo il Tapis Roulant, la Ellittica e la Bike Seduta. Seguono quelle per le estensioni, gli adduttori, eccetera, circa una decina. In totale, le macchine disponibili in Sala pesi sono circa una trentina, utilizzate da persone di tutte le età. Ultimamente frequentano la palestra alcuni studenti americani delle Superiori, ospiti degli Istituti Filippin con il gemellaggio. Tra un esercizio e l’altro mi riposo e li osservo: le ragazze camminano svelte sul tapis roulant, ascoltano la musica in cuffia e agitano la coda di cavallo sulla schiena. I maschi preferiscono allenare i quadricipiti e i pettorali. Ce n’è per tutti i gusti, allenarsi è una palestra di vita. Di sicuro rinnovo l’abbonamento.
Non “Sono solo canzonette”
Mi sveglio un po’ dopo il solito, perché mi sono ritirata tardi. Non sono una patita del festival di Sanremo che guardo ‘di profilo’ mentre faccio dell’altro in poltrona, tra una coccola al gatto e una chiacchiera al telefono. Dopo colazione, mi concedo un quarto d’ora di tg1mattina e riporto la frase che appare in sovrimpressione: Sanremo 2025, nei testi dominano amore e introspezione. Il che, se sarà confermato mi pare una buona cosa. Avrei voluto sentire Simone Cristicchi, perché il testo della sua canzone parla di alzheimer, il che richiede coraggio. Qualche critico (malevolo) la considera una furbata. Io condivido il pensiero del Santo Padre, apparso in videocollegamento per la prima volta al festival dove afferma che: “La musica è bellezza, è uno strumento di pace”, obiettivo sottolineato dalla performance delle cantanti Noa e Mura Awad, che interpretano Imagine di John Lennon in quattro lingue: arabo, ebraico, inglese, italiano per sottolineare l’importanza dell’inclusione. Cerco e trovo la canzone di Cristicchi, artista apprezzato anche per precedenti interpretazioni. Il brano presentato “Quando sarai piccola” risulta tra i primi cinque votati. E lo credo bene: ci vuole coraggio per parlare di un argomento come il decadimento mentale in età senile. Il cantautore cita la data 20.3.46 che suppongo corrisponda alla nascita di sua madre, colpita da emorragia cerebrale nel 2012. I versi finali sono particolarmente intensi: “Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte/che non avrai paura nemmeno della morte./Tu mi darai la mano” che mi fa tornare in mente la poesia “La madre” di Giuseppe Ungaretti, composta nel 1930. Quasi un secolo tra i due testi, ma un coinvolgimento unico. È un vanto che al festival approdino testi che non “Sono solo canzonette” (testo del 1980 di Edoardo Bennato)
Benito story
Oggi dedico il post a Benito – Ben per gli amici – l’altro cane adottato da Flavio, coprotagonista con Rex della storia che ho in mente di scrivere. Anticipo che è tutto vero, offertomi per così dire su un piatto d’argento da Mariuccia, sorella di Flavio. Negli anni Settanta eravamo entrambe liceali del Brocchi a Bassano del Grappa, che io raggiungevo con la mitica corriera ‘Cecconi’; lei proveniva da Belluno e soggiornava dalle suore. Non avevamo il tempo e neanche le energie per frequentarci fuori del duro ambiente scolastico. Ci siamo riviste dopo cinquant’anni, grazie alla rimpatriata organizzata dai più intraprendenti degli ex compagni e siamo diventate amiche, anche di penna. Questa informazione è utile, per comprendere come ci sia una condivisione di valori, animali compresi. Lei mi racconta la storia di Ben, che si trovava in un canile a Bari. A gennaio 2021, il fratello Flavio è forzatamente a casa dal lavoro che svolgeva in Kazakistan, a causa del covid. Vede il cucciolo su facebook e avvia le pratiche per adottarlo. I due fratelli si dirigono a Padova, luogo della consegna dove “Il batuffolo nero già molto vivace” passa dalle mani del corriere a quelle di Mariuccia che gli dà “il primo sorso d’acqua e il primo biscottino”. Ma è Flavio il ‘genitore’ intestatario che se ne occupa, finché viene richiamato al lavoro in Kazakistan. Emerge il problema di sistemare l’amico a 4 zampe, nel frattempo cresciuto assai. Il lettore avrà capito che la salvezza si chiama Mariuccia, che però abita a Belluno, mentre Ben e Flavio a Canale d’Agordo. “La provvidenza a volte aiuta, e si materializza con Adriana, una signora del paese, conosciuta all’area di sgambamento” che ama gli animali – ha già tre cani – e si offre per pasti e passeggiate da fornire a Ben che resta nel suo ambiente e si adatta di buon grado all’alternarsi delle persone che si occupano di lui: Flavio, Mariuccia, Sisto e Adriana. Compiuti 4 anni a novembre, è poco più ‘anziano’ di Rex che abita da un mese con Tania e Alessandro a Taibon Agordino, una decina di chilometri da Canale. In futuro potrebbero anche conoscersi. Incrocio le dita per il felice seguito delle loro vicende.
Rex, un cane maestro
Flavio è tornato in Kazakistan e Rex è stato affidato a Tania che ho sentito oggi. Per lei il cane è un dono del cielo, un angelo ‘sui generis’ che le è capitato per allietarle la vita. Dalle informazioni sulle abitudini del cane kazako, abituato a vivere fuori a temperature estreme temeva che Rex non si sarebbe adattato a stare in casa, come lei desiderava. Timore legittimo, ma subito rientrato. L’amico a 4 zampe va a svegliarla tutte le mattine alle otto, per dare e ricevere la sua razione di coccole. Poi la pappa, la passeggiata, la conoscenza dell’ambiente, perché lo interiorizzi come la sua destinazione definitiva. Sono molto sollevata nel sapere che il povero cane di strada, sopraffatto dai cani più grandi e grossi – praticamente bullizzato – sia stato salvato da un futuro di stenti e assegnato ad una persona meritevole, sostenuta in quest’opera salvifica dal compagno Alessandro. Flavio è stato lungimirante e generoso nel mettere in moto la macchina che ha portato alla soluzione del caso di abbandono, fenomeno purtroppo diffuso ad ogni latitudine. Chissà se Rex ha rimosso il suo passato: la strada, la fame, il canile, la catena… forse un incidente che gli ha reso fragile una zampina anteriore. Di certo percepisce di essere capitato in un mondo diverso e migliore dal precedente. “Nato felice”, secondo un pensiero di Flavio, nonostante le limitazioni e le privazioni. Per me è un cane Maestro che insegna cos’è la resilienza e la fiducia negli umani. Vorrei che la sua testimonianza ammorbidisse l’animo di chi maltratta gli animali che tanto affetto possono dare in cambio di cure e attenzioni. Condivido le parole di Mary Ellen (fotografa statunitense conosciuta per i suoi ritratti e per i suoi lavori): “L’amore di un cane è senza compromessi e senza fine”.
