Ermal lMeta  e il talento

Non sono una patita del Festival di Sanremo, non lo sono mai stata. Comunque lo seguo di sbiego, come fenomeno di costume, cercando di coglierne le positività. Presto attenzione a qualche cantante che conosco e apprezzo, come Ermal Meta che vinse la 68esima edizione nel 2018, in concorso con Fabrizio Moro con l’intenso brano “Non mi avete fatto niente”. Questa volta il titolo della canzone è “Stella Stellina” che richiama la filastrocca omonima e potrebbe trarre in inganno. Invece parla di una bambina morta a Gaza e rispecchia eventi drammatici contemporanei. La prima serata, Ermal si è presentato sul palco dell’Ariston con ricamato a mano il nome di Amal sulla camicia di seta rosa antico, in omaggio alle bambine palestinesi che sono morte a causa della guerra. Per l’Accademia della Crusca, il testo della canzone è uno dei migliori di Sanremo 2026. È intervenuto anche Adriano Celentano, sostenendo che è “impossibile che non vinca il Festival”. Il cantante è impegnato anche in ambito sociale: ha adottato due bambine in un orfanotrofio in Albania che a giugno compiranno 18 anni e potranno raggiungerlo per vivere insieme con Fortuna Marie, nata il 19 giugno 2024, a cui è dedicato l’album “Buona fortuna”. Credo che i meriti del cantante albanese espandano il suo talento artistico e lo rendano un personaggio esemplare. Riporto l’esordio della canzone, a beneficio dei lettori che ancora non la conoscono. Stella stellina/la notte si avvicina/non basta una preghiera/per non pensarci più./Dalla collina si attende primavera/ma non c’è quel che c’era/non ci sei più tu/. In sintesi, il testo intende essere un promemoria contro la guerra che diffonde morte e dolore fra gli innocenti. Altro che ninna nanna! Bravo, anzi bravissimo Ermal!

Operazione repulisti

Mi sento psicologicamente con le ossa rotte, anche se lo sforzo fisico lo ha fatto Manuel. Da tempo dovevo liberare la libreria in studio da molti testi scolastici di Italiano, Storia, Educazione Civica, Geografia, cioè le mie materie di insegnamento, con un’appendice di atlanti, guide per il docente, quaderni operativi e schede varie. Ammetto che molti erano copie omaggio dei rappresentanti, lasciate in visione con la speranza di una nuova adozione. Portato a casa una volta un testo, la volta dopo un altro…nel corso degli anni divenuti decenni, la libreria si è riempita a dismisura. Ho provato a collocarli altrove, in biblioteca e a scuola, ma senza successo, trattandosi di testi scolastici e non di narrativa, più accattivantI. Sebbene con il magone, ieri è finalmente iniziato lo sgombero che continuerà oggi. La simpatia di Manuel mi ha consentito perfino di sorridere, durante la selezione dei volumi da cestinare. Però, data la quantità del materiale da smaltire, il cestino è stato sostituito dalla carriola, seguita dal bidone della carta, con destinazione finale eco centro. Mi piange il cuore sapere che fine fa un libro cartaceo, soppiantato dai prodotti della tecnologia. Avrei preferito consentirgli una seconda vita, ma “Panta rei/Tutto scorre” secondo il celebre aforisma attribuito a Eraclito, per ricordarci che tutto cambia costantemente. Ovviamente non ho buttato tutto, ma ho liberato diverse scansie che saranno occupate comunque da altri materiali e oggetti, perché l’ordine mi inquieta. Comunque spettava a me metterci mano, dato che sono stati strumenti del mio lavoro professionale. Essere supportata da Manuel, mio speciale ex alunno ora Ingegnere pone un sigillo di garanzia all’operazione repulisti.

Gala di chiusura Olimpiadi 2026

Che spettacolo il gala! Carolina Costner fa gli onori di casa ed esprime ammirazione per tutti gli artisti che esprimono talento e bravura. La coppia francese Laurence Fournier e Guillaume Cizeron fornisce una interpretazione coinvolgente dove i due talenti si fondono alla perfezione. Del resto il talento è il tema del gala. L’atmosfera olimpica può essere asfissiante, ma qui, liberati dalle pressioni nessuno sbaglia. Ilia Malinin va via liscio come l’olio, chissà quanto gli è bruciato non essere salito sul podio, soprattutto al padre allenatore. Kaori Sakamoto voleva chiudere la carriera con la medaglia d’oro, ma un salto mancato glielo ha impedito. Alysa Liu, campionessa olimpica trasmette gioia in ogni movenza. Le bastava essere invitata ai Giochi, dopo essersi ritirata dal pattinaggio per due anni, con strepitoso ritorno. Il messaggio è fare sport per il piacere dello sport, esaltandone i valori: sacrificio, talento, disciplina. Alla fine del gala, verso le 22.30 è bellissimo vedere tutti gli atleti scivolare sul ghiaccio, introdotti dalla padrona di casa. A giochi conclusi, l’Italia ha guadagnato 30 medaglie: 10 oro, 6 argento, 14 bronzo: bel record! È una delle nazioni che paga di più per una medaglia d’oro, motivo per cui si è sollevata qualche polemica. D’altro canto il talento non si improvvisa, richiede dedizione e rinunce spalmate in molti anni – Alysa ha iniziato a pattinare a 5 anni – pertanto mi pare normale riconoscerlo con adeguato compenso che conferma gli importi di Parigi 2024, cioè 180 mila euro (lordi) per l’oro, 90 mila per l’argento e 60 nila per il bronzo. Per la cronaca, 116 gare da medaglia previste in 16 discipline, ultimo giorno di competizioni oggi. Senza dimenticare il dietro le quinte . È stato un grande spettacolo che ho seguito abbastanza emozionandomi parecchio.

Pattini e hayku

Ogni tanto mi concedo una pizza. Kaori è la mia preferita. Non mi ero interessata all’origine del nome, ma da quando ho visto Kaori Sakamoto danzare sui pattini, al gusto del palato si è aggiunto quello della vista. Anche se la 25enne giapponese aspirava all’oro, alle Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026 ha vinto la medaglia d’argento, nel singolo femminile di pattinaggio di figura. Leggera come una libellula, nella parte finale della sua performance è stata accompagnata dalla calda voce di Edith Piaf, il che ha aumentato il godimento dello spettacolo. Il costume color melanzana con collane sul petto e sulla schiena sottolineava la bellezza e l’eleganza di Kaori, nome di origine giapponese che significa “profumo”, “fragranza”. Campionessa del mondo è Alysa Liu, 20 anni, figlia americana di un immigrato cinese che incanta il Forum, bronzo ad Ami Nakai, altra giapponese. Per vari motivi sono attratta dal Paese del Sol Levante che riesce a combinare tradizione e modernità. Non ultimo, l’uso della gentilezza nelle relazioni, virtù poco praticata dai popoli mediterranei. Se vincessi un viaggio premio, sicuramente lo spenderei per visitare il Giappone. Comunque conosco chi ci è stato e ne ha riportato un’ottima impressione. Al netto delle differenze, condividiamo il primato della longevità (87 anni per le donne e 80 per gli uomini da loro; da noi 85 per le donne e 81 per gli uomini), che è un dato niente male. Da letterata, mi sono esercitata negli haiku, forma di poesia giapponese, composta da soli tre versi, per un totale di 17 sillabe (schema 5 – 7 – 5) legata alla natura e alle emozioni. Di seguito quello di Mario Chini, poeta e militare italiano (Borgo san Lorenzo , 21/07/1876 – Roma, 10/02/1959) CORAGGIO Non pianger, canta./Se canti, ti si schiara/il cielo e il cuore.

“Il gatto” e Baudelaire 🐾

Oggi 17 febbraio ricorre la Festa del Gatto, mentre la Giornata mondiale del Gatto è l’8 agosto. Questa data è stata scelta perché in astrologia febbraio è il mese dell’acquario, il segno zodiacale che più si addice all’indipendenza e allo spirito felino. Per me il gatto è un animale straordinario, di cui apprezzo l’eleganza, la flessuosità, l’agilità, la furbizia e altre caratteristiche messe bene in evidenza da poeti e artisti, primo tra tutti il genio Da Vinci che lo aveva studiato nei suoi disegni e lo considerava un’opera d’arte. Sue le parole: “Anche il più piccolo dei felini, il gatto, è un capolavoro”. Al momento ho tre gatti, che sono i miei conviventi: Grey, tigrata, dieci anni, Pepita, bianco-grigia e Fiocco, rosso; faranno quattro anni tra un paio di mesi. Prima c’era Puma, preceduta da Sky, il mio preferito. Anche Micia, la persiana di mamma è passata per casa mia. Ad ognuno ho dedicato una poesia, rinvenibile nella silloge Natura d’oro, disponibile su Amazon, oppure al mio indirizzo. Però oggi cedo la parola a Baudelaire e alla sua poesia Il gatto contenuta ne “I fiori del male’ che rende benissimo il piacere di accarezzare il felino. Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto:/trattieni gli artigli della zampa,/e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli/misti d’agata e metallo./Come s’inebria di piacere la mia mano/palpando il tuo elettrico corpo/con le dita che tranquille ti accarezzano/la testa e il dorso elastico!/E penso alla mia donna, a quel suo sguardo/come il tuo, amabile bestia,/freddo e profondo che taglia e fende come freccia,/e a quell’aria, a quel profumo/che pericoloso fluttua sul suo corpo/dai piedi su fino alla testa!.//A mio dire, quattordici versi che sono un capolavoro.

Il casco della memoria

Le Olimpiadi invernali fanno anche riflettere, mi pare buona cosa perché sono un palco non solo di bellezza, forza e disciplina. Mi riferisco alla squalifica imposta all’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych che intendeva gareggiare con impressi sul casco i volti di 24 atleti ucraini uccisi durante l’invasione. Motivo: la violazione della regola 50.2 della Carta Olimpica che proibisce “qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale nei siti, nelle sedi e in altre aree olimpiche”. Non ritengo il ricordo una forma di propaganda, bensì di omaggio e rispetto di persone private della vita che non possono gareggiare. Una sorta di preghiera laica, da lodare anziché zittire. La presidente del Comitato Olimpico internazionale Kirst Coventry si è commossa. Allo skeletonista – lo sport è simile al bob – era stato offerto di gareggiare , indossando una fascia nera al braccio, ma lui ha confermato l’intenzione di indossare il casco commemorativo. Ragazzo coerente e coraggioso Vladyslav, portabandiera della sua nazionale alla cerimonia d’apertura che ha annunciato l’intenzione di fare ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport. Pur iconoscendo che le regole si rispettano, sono contraria a un’applicazione inflessibile. Provo simpatia per Vladyslav. La sua squalifica farà più rumore di una medaglia.

Un bronzo che vale oro

Appena alzata, verso le sette e qualcosa scendo in cucina, rifocillo i tre gatti e mi preparo il caffè, prestando un orecchio alla televisione che si è accesa sul secondo canale. E mi blocco di colpo, perché stanno trasmettendo in replica lo spettacolo di Ice Dance/Danza su ghiaccio, visto ieri sera. Emozione e ammirazione si rinnovano, perché i pattinatori sono straordinari e forniscono interpretazioni che sembrano quadri in movimento. Oro, argento e bronzo vanno rispettivamente alla coppia della Francia, degli USA e del Canada; quella italiana, formata da Charlene Guignard e Marco Fabbri occupa un dignitoso quarto posto. Mi soffermo sulla coppia canadese Piper Gilles e Paul Poiriel perché mi hanno incantato. Già ieri sera, da uno speaker era uscita la parola ‘tumore’ ma pensavo di aver sentito male. Stamattina, cercando notizie sul web vengo a sapere che la 34enne pattinatrice statunitense, naturalizzata canadese ha avuto a che fare con un tumore ovarico. Il successo alle Olimpiadi è pertanto doppio. Lei stessa ha raccontato che dopo la diagnosi del serio problema di salute il suo rapporto con lo sport è cambiato: meno ossessione per il risultato e più attenzione al valore di essere in pista, giorno dopo giorno. Trovo straordinaria la sua testimonianza e il valore che dà allo sport per abbellire la vita.

Una bella notizia per l’arte italiana

Tra le ultime poche buone notizie mi ha colpito questa: L'”Ecce Homo” di Antonello da Messina rientra in Italia, titolo commentato da quest’altto: Un recupero identitario e culturale di enorme rilievo. Si tratta di una piccola tavola, dipinta su entrambi i lati che raffigura su un lato Cristo a mezzo busto e dall’altro San Girolamo penitente, dipinto destinato probabilmente alla devozione privata. Qualcosa so dell’artista siciliano (Messina, 1430 – Messina, 1479) autore di ritratti carichi di vitalità e profondità psicologica. Soprattutto a Venezia rivoluzionò la pittura locale, adottando la “pittura tonale” dolce e umana che caratterizza il Rinascimento Veneto. Antonello da Messina ha trattato questo soggetto almeno sei volte, tra il 1464 e il 1475, di cui tre sono variazioni dello stesso disegno. Secondo il Vangelo di San Giovanni “Ecce Homo”/Eccolo, ecco l’uomo è la frase che Pilato pronuncia, mostrando Gesù flagellato e coronato di spine ai Giudei. Il più antico Ecce Homo di Antonello da Messina (1470 circa, tempera su tavola, 20.3 x 14.9 cm) è di un realismo spiazzante. È stato acquistato dal Ministero della Cultura attraverso il Direttorato Generale dei Musei per quasi 15 milioni di dollari, che equivalgono approssimativamente a 12.508.252 euro, una bella cifra. Le opere più importanti del famoso pittore includono l’Annunciata di Palermo, il San Girolamo nello studio, il Salvator Mundi, la Pala di San Cassiano, il San Sebastiano e ritratti intensi, spesso a tre quarti dove si fondono realismo fiammingo e pittura italiana. Una soddisfazione per gli amanti dell’arte.

Spettacolo sul ghiaccio

Matteo Rizzo, 27 anni, atleta olimpico di pattinaggio di figura scivola sul ghiaccio alle 22.15 di ieri sera con eleganza e scioltezza. Le maniche della camicia celeste si gonfiano ad ogni evoluzione. Chissà come gli batte il cuore durante l’esibizione che dura parecchio. Seguo le performance degli altri pattinatori, molto bravi, lieta di godere lo spettacolo da casa, anche perché il biglietto per assistere dal vivo allo spettacolo costerebbe un occhio della testa. Alla fine l’Italia guadagna la medaglia di bronzo, dopo Stati Uniti e Giappone. Uno spettacolo entusiasmante, cui il Corriere dedica stamattina l’articolo di Gaia Piccardi: Angeli azzurri del ghiaccio danzano sul bronzo Medaglia di grande qualità dietro le star Usa e Giappone. Non me ne intendo di “triplo loop”, di “Axel” e salti difficili del pattinaggio artistico, ma nell’insieme mi arriva la grande maestria dell’artista sul ghiaccio, specie se è un uomo. Non sono molte le specialità sportive che danno priorità a grazia ed eleganza maschile, abbinate a musiche scelte con grande accuratezza. Un bel vedere e un bel sentire. Per tornare a Matteo Rizzo, leggo che i suoi genitori sono ex danzatori sul ghiaccio e vorrà pure significare qualcosa. Da parte sua, lui segue una routine di allenamento intensiva – tipica degli atleti che si preparano per le Olimpiadi – con ottimo risultato.

Uncinetto rilassante

Dato che è domenica, mi oriento a scrivere un testo leggero. Mi offre lo spunto un pezzo di Piero Mei sul Gazzettino intitolato “Altro che doping l’ultima frontiera è l’uncinetto”, altrimenti chiamato knitting, il lavoro a maglia che aiuta a rilassarsi. Pare che sia coltivato da molte celebrità del cinema, tipo Meryl Streep e anche dalla principessa Kate Middleton che confeziona sciarpe e zuccotti da pescatore. Lo praticano anche campioni dello sport: il gladiatore Massimo Decimo Meridio, il tuffatore inglese Tom Daley e lo sciatore di fondo Ben Ogden. Ho letto che anche in alcune scuole medie sono stati attivati laboratori all’insegna dell’uncinetto. Non mi stupisce che la pubblicità si sia accorta del potere rilassante del fare con le mani, inserendo in uno scheck un signore che sferruzza. La novità, se mai è che interessi gli uomini, data la consuetudine di legare l’uncinetto soprattutto alle nonne. Io ho una borsa di spago, realizzata molti anni fa da una mia zia. Il bel cuscino celeste di Francesca è un sollievo per la schiena, mentre Sara mi ha donato una cornicetta fiorita per un mio compleanno. Io mi cimentai con l’uncinetto alle medie, quando la materia si chiamava Applicazioni Tecniche: realizzai diversi centrini per i comodini. Purtroppo l’insegnante ritenne il lavoro ‘ripetitivo’ e non ci fu un seguito. Ma i miei manufatti sono ancora in servizio.