Gazebo e gazebo

Ho steso il bucato sotto il Glicine, sui tronchi del gazebo naturale: con la bella stagione diventa il posto ideale per fare asciugare indumenti e tovaglie, creando una temporanea privacy protettiva da sguardi passeggeri. La cosa mi fa pensare al mare e ai ripari di tende per i bagnanti più danarosi. Quelle sono in serie, mentre la mia struttura è singolare e profumata, in questo periodo visitata dai bombi bottinatori. È l’angolo che preferisco per rilassarmi, leggere e poetare. Scrivere mi riesce più difficile perché il tablet pesa, salvo che non usi block notes e matita. Sul tronco tortuoso della pianta ho appoggiato il pigiama, mentre sui tronchi lunghi e paralleli della struttura dondolano le lenzuola. Sono seduta su una sedia di ferro bianca posizionata in un angolo e mi cadono addosso impalpabili fiori lilla, staccatisi da un grappolo ormai in sfioritura. La pace che provo stando in questo posto, distratta al massimo dai gatti non potrei trovarla in nessun altro luogo, anche se non mi dispiacerebbe tornare a visitare il mare. Ma il traffico in aumento durante le feste varie è un deterrente, come anche il tempo volubile. Cerco il benessere a chilometro zero, meglio se a metro zero. Dopotutto diventare proprietaria della mia casetta a un piano e mezzo, ha significato quindici anni di mutuo. All’inizio ciò ha comportato sacrifici e rinunce. Però da quando sono in pensione, finalmente me la godo. Non per nulla ci avevo scritto la poesia Il mio Eden Da piccola sognavo/una grande casa./Da grande il sogno/è costato parecchio./Adesso mi godo/cani e tulipani,/more e lamponi/abbandonata sull’amaca/sotto il favoloso/ciliegio giapponese…/senza più pretese!//. Purtroppo, i cani sono passati a miglior vita. Ma tutto il resto è rimasto. 🏡

Il mio Eden

Fare giardinaggio è una vera esperienza sensoriale, per dirla col mio amico Giancarlo. Soprattutto dopo tanti giorni di pioggia, è bello star fuori a maneggiare tra vasi e fiori. Ho comperato giorni fa una bella Violaciocca profumata che merita un alloggio più capiente: lo trovo in un battibaleno tra i vasi di terracotta e di plastica colorata collocati in posti strategici del giardino che il mio amico pittore ha soprannominato “Giardino di Giverny” alludendo a quello di Monet, il pittore francese (Parigi, 14/11/1840 – Giverny, 5/12/1926) che nelle sue tele ha creato un legame indissolubile tra la pittura e la natura. Il paragone con il suo giardino è esagerato, ma mi lusinga e qualcosa di vero c’è. Non fosse altro perché l’area scoperta originaria, nel tempo si è trasformata quasi in un vivaio, come dice Marcella. Per me il pezzo forte è il gazebo abbracciato dal Glicine col tronco sinuoso, sotto al quale scrivo, mentre i bombi lavorano sui fiori che si disfano e mi cadono in testa. Una specie di infiorata domestica. Il Ciliegio giapponese o da fiore ha catalizzato l’attenzione una decina di giorni fa, meritandosi una poesia. I Tulipani sono apparsi e scomparsi con le abbondanti piogge. La Camelia ha fatto il suo exploit, mantenendo per poco le focose corolle, ma a breve fiorirà la Peonia color confetto. Le generose Ortensie hanno messo le foglie, ma per i capolini bisognerà aspettare la primavera inoltrata. Intanto ha emesso i fiori qualche Geraneo dello scorso anno e sta per fiorire una pianta grassa che mi fa compagnia da diversi anni. Ah, stavo per dimenticare gli Iris, eleganti e profumati. Dopo questo elenco parziale del mio nutrito giardino, mi spiego perché da un po’ sto molto bene a casa mia, senza bisogno di evadere. Qua ho tutta la bellezza che mi serve per sorridere. Non dipingo come Monet, ma scrivo con piacere.

Iris e colombe cercasi

Amici lettori, buona Pasqua! Domenica di grandi rimpatriate, tavolate, telefonate e auguri. Non obbligatoriamente, perché non siamo tutti uguali e nella diversità c’è ricchezza. Io sono piuttosto negata per le riunioni familiari ‘di facciata’ e durante le feste ‘comandate’ preferisco mangiare meno e starmene da sola, che non significa in solitudine: coltivo i miei hobbies e alimento i contatti tramite scrittura e poesia che richiedono concentrazione e silenzio, uno stato che apprezzo. Ad esempio stamattina, appena schiusi i balconi ho sentito il bisbiglio di un uccellino e nessun’altra voce. Solo più tardi, verso le otto, il suono delle campane. Sarebbe stato il momento ideale per scrivere, ma i miei tre gatti reclamano la prima razione di croccantini. Ricevo la videochiamata di Manuel da Sydney che mi mette di buonumore. Lui ha appena finito il servizio (molti lavorano anche oggi) e gli chiedo se in Australia si festeggia la Pasqua come qua. Scambio di uova sì, ma in tono minore per il resto. Piuttosto si stanno preparando per la festa della transumanza, dato che laggiù la stagione volge all’autunno. Paese che vai… Mi invierà a breve delle foto che mi serviranno per scrivere il prossimo post a 4 mani. Esco in giardino, in rassegna dei fiori che raccolgo per farne un bouquet, magari una poesia chissà. Mi attraggono i Tulipani scuri col pistillo giallo e gli Iris viola. A proposito dell’ Iris, non sapevo che è il fiore nazionale croato, simbolo di pace tra i popoli, quanto la bianca colomba. Ci vorrebbero campi di Iris e cieli percorsi da migliaia di colombe, per fermare le guerre e ammansire certi cuori di pietra. 🪻🕊️

Il tempo… andrà migliorando

“Il tempo è stato brutto, però andrà migliorando”, parole del Colonnello Francesco Laurenzi stamattina su Rai1. Voglio credergli, anche se io non mi metto in moto per Pasqua, come fanno milioni di Italiani, pur con condizioni meteo incerte o avverse. Mi basta godermi il mio giardino, possibilmente con il sole, che al momento va e viene. A malincuore ho dovuto raccogliere i petali del Ciliegio giapponese: in caso di pioggia possono diventare un acciottolato scivoloso. Col senno di poi, avrei potuto raccoglierli ‘freschi’ e poi metterli ad essiccare, come ho fatto in precedenza con i petali delle rose. La natura cambia in continuazione e avrò l’occasione di ammirare altri bei fiori. Stamattina, aprendo il balcone che dà sulla zona interna, da me chiamata ‘boschetto’ dove c’è il vecchio Albicocco ho visto che sono spuntati due Iris blu, i primi di una famiglia che a giorni riempirà l’aria di profumo, cosa che già fa il Glicine con i grappoli fioriti che avvolgono il gazebo. Finita la fioritura delle Viole, adesso abbondano le Pratoline, cresciute rigogliose con le piogge abbondanti. Sono sincera: non serve che mi sposti per godere delle bellezze della natura, tra l’altro in un contesto ambientale piuttosto silenzioso, come piace a me, favorente fotografia e scrittura. Ho il mio piccolo eden a portata di mano, persuasa dalle considerazioni di Vincent Van Gogh. “L’arte è l’uomo aggiunto alla natura” è una delle sue frasi che invita a valorizzare le emozioni e a vivere consapevolmente. “Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i capitani della nostra vita” è un’altra che condivido, contenuta in una delle lettere scritte al fratello Theo. Le sue tele – dipinse oltre 900 quadri e centinaia di lettere – sono considerate oggi tesori inestimabili. I suoi scritti si leggono come un diario esistenziale e un trattato sull’anima.

Settimana Santa

Il Venerdì Santo mi ricorda i riti pasquali e le pulizie di Pasqua, suggestivi i primi e stressanti le seconde. Rinviate le pulizie di fondo a quando il tempo si metterà al bello, dopo qualche veloce intervento in casa, esco per commissioni impedite i giorni scorsi dalla pioggia abbondante. Purtroppo il Nord è stato devastato da un’intensa perturbazione, non ancora esaurita. In provincia di Vicenza, a Valdagno sono morti travolti con l’auto dalla piena del torrente Agno, Leone e Francesco Nardon, padre e figlio, rispettivamente di 65 e 34 anni: da volontari andavano in soccorso di persone in difficoltà a causa del maltempo, quando è crollato il ponte. Il presidente del Veneto Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa ha evidenziato che: “È una tragedia”. Altrettanto negative sono le notizie di cronaca che riguardano la morte violenta di donne e minori. Confidando più nella saggezza della Natura che degli umani, chiudo con la poesia scritta per questo periodo, auspicando un rinnovamento generale. La spettacolare fioritura del mio ciliegio giapponese è durata poco, compromessa dalle incessanti piogge. Rimangono i petali a testimoniare che la bellezza è effimera, ma si può rinnovare in altre fioriture, come la generosità in altre persone. SETTIMANA SANTA Il vialetto di casa/è tappezzato/di petali rosa/strappati/dalla chioma generosa/del ciliegio giapponese./Gli parlavo/senza pretese,/lo sguardo ai fiori,/la dolcezza nel cuore./Un sottile dolore/perdere tanta bellezza!/Poi mi sono detta:/”Anche la pianta/partecipa alla/settimana santa”./Il tempo della/penitenza finirà./Smetterà di piovere/e con la Pasqua/il sole tornerà//. Incrocio le dita e auguro buone cose a tutti. 🕊️

Ricetta pasquale 🥚

l’Italia è (oppure era) considerato il Paese del Sole… tuttavia sta piovendo da parecchi giorni. Anche se è giornata di mercato locale, non esco e temo che per i commercianti sarà una mattinata magra. Avrei un sacco di cose da fare in casa, ma mi manca lo spirito e rinvio a dopo Pasqua le tradizionali pulizie. Il cielo fuori è bianco e sferzate di vento fanno volteggiare i petali delle piante in fiore. Il vialetto d’ingresso a casa mia è diventato rosa: uno spettacolo cromatico sul porfido grigio che non intendo spazzare. I tulipani sono piegati sotto la pioggia e mi rammarico di non averli colti, perché volevo godermeli all’esterno, in giardino. Il tempo avverso sconsiglia le uscite: in casa mi distraggo solo scrivendo. Sono pressoché negata in cucina… salvo che non ci sia un richiamo al mondo vegetale, che mi arriva sul tablet con una ricetta per realizzare:Tulipani di uova. Da non credere, c’è anche una foto invitante di un piatto da portata con adagiati 5 fiori commestibili di bell’aspetto. Sotto la ricetta si legge: “Un antipasto saporito e scenografico, ideale per le tavole pasquali e per stupire i nostri ospiti con gusto e originalità”. Intanto lo provo io, le uova non mancano – stavolta è l’America a considerarle preziose, per via dell’aviaria – il sedano idem. Eventualmente dovrò recuperare la sac a poche per inserirci il composto coi tuorli, maionese da inserire nel corpo dell’uovo sodo. Ho perfino il prezzemolo da usare come abbellimento dei gambi di sedano. Chi ha realizzato questa ricetta ha un cuore d’artista, quindi sono in buona compagnia. Adesso lascio lo studio e mi infilo in cucina, pregustando il risultato. In fondo, la creatività si declina in mille modi.

Rinascita

[ ] Rapida sosta al mercato di Fonte, banco dei fiori e delle erbe, molto frequentato. Adesso è il tempo delle aromatiche e delle insalatine da taglio. Molte signore si approssimano al banco con la piantina già in mano per pagare in fretta, ignorando l’ordine di arrivo. Il titolare si barcamena tra una richiesta e l’altra, chiedendo sommessamente chi è arrivata prima. Io osservo e aspetto il mio turno. A casa ho fiori in abbondanza, comunque prendo una violaciocca, in ricordo di mia madre che amava questa pianta profumata e una surfinia tricolore, da appendere sotto al glicine. Spero di godermi il mio angolino preferito all’esterno, se il tempo lo consentirà. Infatti sono annunciate piogge. Quelle dei giorni passati fanno disperdere i petali del ciliegio giapponese che punteggiano l’erba di rosa. Anche i tulipani rimangono chiusi e per oggi non se ne parla di esibire le corollle. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarei occupata di fiori, cosa che faccio per diletto, ma anche perché stimola la mia attitudine a scrivere poesie. Giusto ieri mi è tornata tra le mani la mia raccolta di fotografia e poesia Natura d’oro. La sfoglio e mi soffermo sulla poesia che sottolinea il cambiamento favorito dalla stagione novella: Rinascita Li credevo morti/i vecchi gerani/di mia madre/ridotti a sparuti steli/e qualche foglia arrugginita/con dentro però ancora la vita/che non si arrende./Inaspettatamente/scorgo dal balcone/una nota di rosso/o forse rosa, bianco/e violino: una canzone…/Mia madre li bagnava ogni mattino:/io li ammiro soltanto/per l’arte di rinnovarsi/oltre ogni previsione.//

Pro domo mea/A mio vantaggio

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

Pro domo mea/A mio vantaggio ⚕️

Il 10 aprile di un anno fa, sono stata operata in robotica all’anca destra, a Villa Berica (VI), dal dottor Giovanni Grano che il 2/11/21 mi aveva sottoposto ad artoprotesi all’anca sinistra. Prima di ‘andare sotto i ferri’ ero stata seguita con sollecitudine e cura dall’ortopedico dottor Guido Mazzocato e successivamente dall’abile e cordiale fisioterapista Federico Zalunardo. Il mio intento non è tanto ricordare questo evento privato, bensì ringraziare i professionisti che si sono presi cura di me… e perfino il robot Mako, che ha fatto il suo dovere, riducendo la permanenza in ospedale. Dell’intervento avevo scritto il giorno successivo, l’undici aprile ’24 nel post intitolato: ‘Domani è un altro giorno’, reperibile nel mio blog verbamea. Mi è capitato di parlare altre volte di salute, bene primario sfuggente quando si sta bene, ma convengo che meriti ulteriori e continue attenzioni. La fiducia nei sanitari a tutti i livelli predispone alla riuscita dell’operazione, meglio se supportata dall’alta tecnologia. Io mi ritengo risanata in una fase della vita in cui decenni fa si era considerati vecchi. A parte la mia simpatia per le persone non più evergreen, ritengo che sia un diritto e dovere invecchiare bene, utilizzando tutto quanto la scienza ci può offrire. Del resto anche la nostra Costituzione, all’articolo 32 a me familiare ribadisce che la salute è un bene individuale e collettivo. Come un fiore va coltivato, con l’esperienza del ‘giardiniere’ quando serve consultarlo. Lunga vita ai sanitari che ci restituiscono il piacere di vivere. 🌻

13esimo Post a 4 mani: esperienza sensoriale immersiva a Berowra

Manuel ha il giovedì libero, invece lo richiamano in servizio per sostituire un collega ammalato. Era sua intenzione completare la visita alle “Blue Mountains”, zona famosa per gli scenari suggestivi, effettuata tempo fa. Però deve scegliere un altro percorso per ragioni di tempo e limitare l’escursione, perché un tratto del sentiero risulta chiuso per frana. Comunque mi invia delle foto, corredate da un paio di vocali che mi consentono di partecipare alla sua avventura, limitata a “due orette”, comunque intensa. La località – Berowra – dovrebbe essere l’estremo di Sydney, uno degli ultimi baluardi considerati frazione della città. Berowra è un termine di origine aborigena che significa “luogo di molti gusci”, riferito ai cumuli di gusci di molluschi presenti lungo il torrente Berowra Creek. Situato nello Stato del Nuovo Galles del Sud, si trova a una quarantina di chilometri a nord del quartiere centrale degli affari di Sydney. Passo la voce a Manuel: “Lungo la strada ho affrontato un dislivello di circa 80/90 metri buoni, lungo una sorta di mulattiera un po’ dissestata, con troppi tornanti. Lungo questo percorso credo che i profumi che ho sentito siano cambiati totalmente almeno quattro/cinque volte. A mano a mano che scendevo e poi risalivo cambiavano. Descriverli è un po’ complicato. Il fondovalle assomigliava un po’ al sottobosco nostro. A metà strada, in un punto sembrava di essere dentro una fioreria”. L’emozione olfattiva, a mio dire merita tutto il viaggio che è stato una “sfacchinata, ma ha meritato”. E qua Manuel se ne esce con una delle sue risate liberatorie che gli smuovono i riccioli. Una collega al lavoro gli ha consigliato il “giretto” che si ripromette di rifare un’altra volta, per completarlo. Beh, sono inebriata dai profumi che immagino di sentire. Grazie a Manuel che condivide l’invidiabile esperienza sensoriale immersiva.