Balle sul campo

Un paio di giorni fa un mezzo agricolo si è introdotto nel campo di fronte a casa mia e ha tagliato il cereale che conteneva. Pare si tratti di avena sativa, mentre gli anni passati c’era granturco. Ieri è tornato un altro mezzo agricolo – l’imballatrice – che ha raccolto il materiale essiccato sul terreno, realizzando nove balle dorate che conferiscono al paesaggio una visione rilassante. Mio figlio ieri le ha fotografate e oggi ho provveduto io, attratta dalla forma e dai colori delle “rotoballe” così vengono chiamate nel salernitano. A me piace la vista che ho davanti casa del campo aperto, indipendentemente dal cereale coltivato e raccolto. Comunque il giallo è un colore attraente, che si sposa bene col verde. Non lo dico da pittrice, piuttosto da una che ama scrivere in versi e in prosa. Il valore simbolico di certe immagini è anche terapeutico e la natura offre diverse occasioni per beneficiare del bello. L’avena è un cereale molto nutriente, ricco di fibre, vitamine del gruppo B, proteine e minerali vari. Ha molte proprietà. Tra le più diffuse: migliora la digestione, controlla il colesterolo e la glicemia. Raccomandati i fiocchi d’avena per la colazione al mattino, io uso la farina di avena per fare i muffin. Chi fa sport consuma i pancakes proteici, a base di albume d’uovo e farina d’avena. Riassumendo, sono almeno sei i motivi per consumarla: 1) L’avena è ricca di nutrienti, 2) È una grande fonte di antiossidanti, vitamine e minerali, 3) Aiuta a gestire il peso e prolunga la sazietà 4) Favorisce la digestione e combatte la stitichezza 5) Migliora la pelle 6) È un ottimo alleato contro colesterolo e diabete. Ci vuole poco a creare piatti deliziosi con l’avena: biscotti, plumcake, porridge, cestini all’avena, sbriciolata…In attesa di sperimentarne uno, mi godo lo spettacolo delle balle sul campo.

Compleanno del blog verbamea

Nove è un bel numero, secondo Dante numero perfetto. Sia come sia, ci siamo trovate attorno a due tavolini della gelateria San Gaetano, da Mariano in paese, per festeggiare il primo lustro del mio blog. Ringrazio di cuore: Adriana da Valdobbiadene, Pia, Serapia, Francesca, Lucia, Marcella e Adriana da Crespano. Assenti giustificate Sara, Nadia, Mariuccia, Veronica e Marta. C’era posto anche per chi non è venuto. Peccato per Giancarlo e Gianpietro assenti, ma vicini moralmente. Manuel mi segue da Sydney e Ivano commenta quasivofni giorno. Certo il blog non si aspettava di essere festeggiato e di ricevere addirittura dei regali. A dire il vero, io avrei soprasseduto, se un amico non avesse sottolineato l’importanza dell’evento. Per me scrivere è terapeutico e lo faccio molto volentieri. Che qualcuno gradisca e mi risponda, direttamente o in privato è un valore aggiunto. Complimentandosi per l’evento, Erica mi ha scritto: “Leggere le tue parole è sempre un piacere, perché sanno intrecciare pensiero, ironia e autenticità. Grazie per condividere con noi lettori e lettrici questo spazio così speciale”. Visto che io considero le parole dei fiori – del resto antologia, il testo usato a scuoa significa raccolta di fiori quali brani scelti – regalo particolarmente gradito è quello scritto nero su bianco, come ha fatto Rossella che mi ha definita: “Una poetessa dal piglio giornalistico”. Corroborante anche il pensiero di Nadia, mamma di Manuel, che considera la lettura serale dei miei post come un dolcetto a fine pasto. Mi viene da sorridere, sento che i lettori mi nutrono e io mi rinfranco. L’idea di avviare un diario online a cavallo tra narrativa e attualità si è rivelata ottima per esprimermi e scambiare punti di vista con i miei contatti. Non è mio interesse espandermi, bensì mantenere il mio pubblico affezionato (circa 500 visite a settimana e 150 visitatori) che si arricchisce di ingressi inaspettati (Ciao Magaly). Grazie a tutti! Buona lettura! 🌻

Frutti inattesi 🍑

Anni fa avevo scritto un testo intitolato MarmellADA – scherzando un po’ sul mio nome – sull’eccezionale raccolta di albicocche, frutti non dell’attuale pianta, ma di un’altra molto fruttifera, che però ha avuto vita breve (non tratto le piante). Preciso che l’albicocca è il mio frutto preferito, seguito dalla prugna ben matura. Ordunque, le piogge abbondanti e continue di primavera hanno compromesso l’impollinazione delle piante da frutto, compreso il ciliegio che non ha prodotto nulla. Prevedevo lo stesso risultato per il vecchio Albicocco, perché fiorito solo in parte, spogliato dei bei petali rosa da Giove pluvio. Invece ho dovuto ricredermi, perché da un paio di giorni raccolgo le albicocche cadute dai rami più alti che erano sfuggite allo sguardo: ammaccate, per il contatto col suolo e rapidamente preda delle formiche, a cui le sottraggo per portarmele nella fruttiera. Il primo assaggio mi restituisce il sapore antico e pieno. Trasformo quelle segnate in deliziosa marmellata, ops confettura. Sono così grata al VECCHIO ALBICOCCO che gli dedico la seguente poesia. Lo davo spacciato/il vecchio Albicocco/dalle insistenti piogge/d’Aprile tartassato./Invece con sorpresa/in alcuni frutti reperiti/tra il fogliame e il marciapiede/ne ho scorto la ripresa./Dai rami più alti/sono caduti Armelin/tondi e arancioni/come piccoli meloni./ Grata li raccolgo/e li assaggio curiosa./Nel palato il gusto/ esplode: una delizia!/Non c’è paragone/con la frutta del rione./Il vecchio Albicocco mi sorprende:/è davvero stupefacente!

Vacanza su misura

Prendo atto che oggi è il giorno più lungo dell’anno, l’inizio dell’estate astronomica ovvero solstizio d’estate 2025, con tanto di ora d’ingresso: 4.42 del mattino. A quell’ora stavo dormendo, senza coperte e con gli scuri chiusi perche il climatizzatore mi dà fastidio e lo accendo solo come estrema ratio. Del resto l’estate metereologica si fa sentire da almeno una decina di giorni e ci dovremo abituare. In Europa si annuncia più calda della media e questo è preoccupante. Il cambiamento climatico ha reso le ondate di caldo più intense e frequenti. È difficile adattarsi e pericoloso ignorare ciò che potrà comportare, se non si mettono in atto misure preventive. In attesa che il ‘buon governo mondiale’ provveda, io mi cautelo come posso. Mi sveglio prima e anticipo le incombenze che sbrigo fuori casa. Nel primo pomeriggio mi riposo, per tornare ad agire nel tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, posso finalmente godermi la sera, dando un’occhiata al giornale e un’altra ai gatti distesi sul porfido tiepido. Piaceri semplici e a metro zero. Non è sempre stato così… ma abbastanza. Il mio spirito felino – e scarse possibilità di viaggiare – mi hanno abituato a cogliere ciò che il momento offriva. A vent’anni prendevo il sole nell’orto con Marcella e al massimo facevo una puntatina al Piave, senza immergermi. Da adulta e mamma, sono stata parecchie volte al mare: nell’ordine Lignano Sabbiadoro, Caorle e Bibione. Inizialmente con mio figlio quand’era piccolo, poi in buona compagnia di Adriana e Lucia. Loro sono rimaste fedelissime all’escursione lampo, io sono diventata più restia. Dopo i due interventi di artoprotesi – peraltro riuscitissimi – sto volentieri a casa dove mi sento ‘domina’ perché libera di fare e disfare, senza impegni familiari, eccettuata la cura dei gatti e dei fiori. Scrivere in tranquillità è la mia vera vacanza.

Infiorata domestica

Di solito mi alzo verso le sette, a volte prima. Mi piace la luce trasparente del giorno nascente, il silenzio ovattato del paese ancora assonnato. La rosa antica avvinghiata al traliccio di ferro davanti alla camera dell’appartamento ha ripreso a fiorire. Si tratta di una varietà che si apre al mattino e si chiude al tramonto, praticamente come la portulaca, la gazania e la bella di notte, con i petali gialli e il cuore arancione che si manifesta in gruppi di fiori, per meglio dire secondo una infiorescenza a grappolo. Mio figlio l’ha potata per bene la scorsa primavera, perché si era allargata oltre il tetto e temevo che ‘si sarebbe risentita”, privandomi dei fiori che sono da ammirare sulla pianta, non adatti per farne bouquet. Da qualche mattina noto petali gialli caduti sul marciapiede, segno che tra il fogliame è sbocciata qualche rosa. Infatti è così. Stamattina i petali sono parecchi: non li tolgo perché fanno una piccola infiorata domestica che mi fa pensare alla festa dell’Infiorata, tradizione diffusa in Italia, in particolare in occasione del Corpus Domini. Le origini risalgono al XIII secolo, in occasione della Processione del SS. Sacramento, quando i fedeli spargevano fiori a piene mani per celebrare il passaggio del corpo di Cristo. Ho un vago ricordo di averlo fatto anch’io durante la mia infanzia. Tra le infiorate più famose ci sono quelle di Genzano di Roma, di Noto, di Spello, un evento che trasforma le strade del borgo in un tappeto di fiori. Mi piacerebbe godere dello spettacolo in presenza ed invidio cordialmente chi c’è stato. Ancora una volta la Natura comunica bellezza e i fiori, anzi i petali sono protagonisti di emozioni positive. Creare opere d’arte all’aperto con i fiori, a disposizione di tutti mi sembra un bel modo di diffondere bellezza, cultura ed emozioni. 🌻

Lamponi e poesia

Quando vado a riempire annaffiatoi e bottiglie di plastica alla fontana di pietra in un angolo periferico del giardino mi trattengo a gustare qualche lampone, con il caldo di questi giorni maturato in anticipo. Di solito i lamponi maturano a metà estate, ma può darsi che il mio sia una varietà precoce. D’altronde ne esistono più di 200 specie, diffuse in tutto il mondo. Alcune sono originarie dell’Europa, altre del Nord America e alcune dell’Asia. È stata una bella sorpresa vedere i frutti rossi pronti per farsi staccare dalla pianta – che appartiene alla famiglia delle Rosaceae – e ancora di più mi ha sorpreso notare dei mini lamponi nati spontaneamente vicino alla salvia, altra pianta che è nelle mie grazie, sia per il profumo delle foglie che per l’ampia versatilità in cucina. Il frutto, dolce ma non troppo ha diverse proprietà benefiche per la salute: antinfiammatorie, antiossidanti, un contenuto elevato di vitamina C… ed è un ottimo “bruciagassi”. Hic stantibus rebus/Stando così le cose devo pensare di metterne altre piante! Poco calorici e con un alto potere saziante, i lamponi sono molto utilizzati nella realizzazione di dolci. Con il loro colore rosso intenso e il sapore agrodolce, sono un vero e proprio tesoro per i pasticceri. Dalla crostata ai muffin, passando per cheesecake e semifreddo, lasciatevi tentare dalle ricette di dolci ai lamponi, facili da preparare e di grande effetto. Le foto delle preparazioni sono un incanto che fa venire l’acquolina in bocca. La filastrocca di Gianni Rodari Viaggio in Lamponiia (1964) termina così: O paese felice,/scoperto per errore,/Lamponia del mio cuore!//.

Momento Poetico

La domenica non è il mio giorno preferito che comunque ieri mi ha restituito il gusto di poetare, senza pretese ovviamente e senza patente di sorta. Complici il gazebo sovrastato dal Glicine, il caldo pomeridiano… e Montale. Mi è venuto spontaneo richiamare la poesia Meriggiare pallido e assorto (1925) che avevo conosciuto all’Università, studiando la raccolta Ossi di seppia. Il resto è venuto abbastanza facile. Premetto che In Illo tempore, cioè a vent’anni o giù di lì Eugenio Montale, Nobel per la Letteratura nel 1975 non era nelle mie grazie. Lo trovavo spigoloso e difficile. Il mio preferito era e rimane tuttora Umberto Saba. Forse gli autori ‘imposti’ dal percorso universitario registrano in partenza un’antipatia degli studenti a prescindere (dal loro merito). Comunque da adulti qualcosa ritorna e magari un verso rimasto impresso ne fa scaturire un altro parallelo ad una persona ‘in vena’ di poesia. Chiedo venia a Montale che ringrazio per l’illuminazione. Ecco la mia poesia quasi estiva. SOTTO IL GLICINE INTENTA A RIPOSARE Sotto il Glicine intenta a riposare/d’un tratto le foglie sento vibrare./Il corpo si anima,zq la mente reagisce/pensando nel campo le operose vite./Una farfalla volteggia frastornata/tra gli steli della cunetta trascurata/dove i papaveri d’un colpo sono spariti/forse da una mano vorace strappati./Giunge da lontano il fragore d’un trattore,/da vicino il rombo penetrante di un motore./Sotto l’atrio canta noncurante il canarino/pago del radicchio e della mela un pezzettino./Nel caldo meriggio domenicale/mi sovviene la poesia di Montale/Meriggiare pallido e assorto./Destino alla mia il titolo ‘da asporto’/Sotto il Glicine intenta a riposare.//

Corbezzolo, simbolo patrio italiano

Festa Nazionale oggi, 2 Giugno 2025. Sono trascorsi 79 anni dal 2 Giugno 1946 quando gli Italiani – donne comprese – tramite referendum vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di stato – monarchia o repubblica – dare al Paese. Faccio tanti auguri alla Repubblica e mi trattengo su uno dei suoi simboli: il corbezzolo, chiamato anche ciliegia marina o albastro., mentre il nome scientifico è Arbutus unedo. Trattasi di una pianta sempreverde, che incanta per la sua bellezza e versatilità. Veniva posto sulle tombe dei defunti nell’antica Grecia come simbolo di eternità, mentre i suoi rami erano posti sull’uscio di casa come benvenuto per gli ospiti. Con le sue foglie verdi, i suoi fiori bianchi e le sue bacche rosse richiama la bandiera d’Italia. Nel Risorgimento e dopo la prima guerra mondiale è stato adottato come simbolo patriottico. Inoltre vanta diverse proprietà benefiche per la salute. I frutti e le foglie sono tradizionalmente utilizzati in medicina popolare per i loro effetti antisettici, diuretici, lassativi e antiinfiammatori. I frutti maturi che si raccolgono in autunno/inverno si possono mangiare freschi o in conserva, sotto forma di confetture, liquori, sciroppi. Frutto amato da Giovanni Pascoli, in ambito linguistico, ricordo l’esclamazione toscana corbezzoli che viene usata per esprimere stupore, meraviglia o sorpresa. Tempo addietro avevo visto alcune bacche di color rosso acceso sotto il fico, ma non conoscendone origine e proprietà non mi sono fidata di assaggiarle. Pare abbia un sapore particolare, descritto come dolce, con un leggero retrogusto aspro o amarognolo, simile alla mela grattugiata. Il miele di corbezzolo è apprezzato per il suo sapore amarognolo e aromatico. A questo punto ci starebbe proprio bene una crostata. Farò una ricerca al supermercato, per procurarmi la marmellata di corbezzoli. Dolcezza con retrogusto amarognolo è anche una metafora che esprime il mio sentimento nazionale che lievita quando assisto alla Parata ai Fori Imperiali a Roma, con il volo delle Frecce Tricolori e l’omaggio all’Altare della Patria. Emozionante anche sentire Arisa cantare l’Inno Nazionale: corbezzoli mi sfugge sottovoce!

Tempo di Ortensie

Ho composto il primo bouquet di Ortensie, fiori che mi piacciono molto perché colorati, versatili…e non profumati. Infatti sono piuttosto sensibile ai profumi e non considero una mancanza che le Ortensie ne siano prive. In compenso sventagliano una varietà di toni, da quelli più tenui a quelli intensi. Al momento prevalgono gli azzurrini, ma so che tra un po’ mi stupiranno con tonalità più forti. Mi piacerebbe chiamarmi Ortensia o Giacinta, per la predilezione che ho per questi fiori. Tuttavia anche Rosa, Margherita, Iris, Dalia, Viola, Gelsomina… perfino Pervinca sono nomi femminili che rinviano ad altrettanti fiori. Ho scritto ancora su questo fiore, in latino Hortensia. Non sapevo – scopro oggi – che Ortensia è stata un’oratrice romana vissuta nel I secolo a.C. Figlia di Quinto Ortensio Ortalo e di Lutazia, Ortensia è passata alla storia come una delle prime donne avvocato, grazie alla sua orazione pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. Beh, mi piace pensare che abbia fatto un po’ di ombra a Cicerone (3/1/106 – 7/12/43 a.C.), rinomato oratore e politico romano, una sorta di ‘architetto della parola’ che ha dato filo da torcere nelle versioni dal latino al Liceo classico.Tornando al fiore, nella simbologia giapponese l’Ortensia è considerata un simbolo di immortalità e di mutevolezza, apprezzata per la capacità di cambiare colore a seconda dell’ambiente. Che poi dipende dalla natura del terreno: se acido, genera fiori blu mentre quello alcalino produce fiori rosa. Comperate diversi anni fa una decina di piante delle due varianti, col tempo si sono mischiate, regalandomi i fiori che preferisco, quelli che concentrano più tonalità. Essendo una pianta perenne, ogni anno mi dà la soddisfazione di una lunga fioritura salutare. Perciò, come cantava Nilla Pizzi dico Grazie dei Fior!

Fragola, fiore del Paradiso 🍓

Assaporare fragole è una delizia, soprattutto se i frutti sono di casa. Tra il fogliame verde intenso, si nasconde il ‘falso frutto’ (perché deriva da un fiore che aveva più pistilli; la parte rossa è l’accrescimento del ricettacolo), per me squisito. Niente da spartire con quelli comperati al supermercato, dal sapore annacquato. Dato che le ciliegie sono cadute appena abbozzate, a causa delle piogge abbondanti, mi consolo con le fragole maturate in vaso, in zona periferica della casa. Le fragole sono note per le loro proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e diuretiche. Sono un’ottima fonte di vitamina C e offrono numerosi benefici per la salute. Composte per il 90% di acqua, sono un frutto a basso contenuto di zuccheri, anche se hanno un sapore dolce. Particolarmente consigliate a colazione o come spuntino, la stagione ideale per consumarle è da Aprile a Maggio. Credo che le mie in terra, mi sorprenderanno più avanti. Al di là delle proprietà nutrizionali, la fragola è bella anche dal punto di vista estetico. Nonostante le Sacre Scritture non ne parlino, la pianta della fragola è ritenuta un fiore del Paradiso. Compare nei dipinti rinascimentali, probabilmente perché era diffusa in tutta Europa. A forma di cuore, con la superficie punteggiata di piccoli acheni (spesso scambiati per semi), di colore rosso brillante, la polpa è dolce e succosa. Se poi gustiamo una coppa di fragole e panna, le papille gustative esplodono. Molteplici gli usi in pasticceria. Io ho fatto i muffin con le fragoline comperate al mercato, coltivate da un’azienda locale. Mi gusta anche il gelato alla fragola e pure la macedonia di fragole con limone oppure con il vino. In gastronomia, esiste la ricetta del risotto con le fragole che non ho ancora sperimentato. Vedremo. Oggi sono a posto. Domani si vedrà! 🍓