Ore 12.10, vedo passare una ragazzina con una donna adulta. Probabilmente si tratta di una scolaretta delle elementari prelevata dalla nonna, una conferma che sono riprese le lezioni. Infatti alle 10 ero in piazza e ho sentito gli alunni in cortile, per la salutare ricreazione. Io avevo appuntamento con la consulente delle Poste, per verificare possibilità di investimento, parola che torna nel seguito del post. In cartoleria prelevo la Repubblica, con allegato il consueto settimanale il venerdì. Trovo a pag.12 del quotidiano l’articolo che fa al caso mio: “Il Sapere è la chiave per vivere meglio”, di Manuela Mimosa Ravasio che intervista Luciano Canova, autore di Economia dell’ottimismo. Il concetto di fondo è che investire in formazione e cultura è un’assicurazione per un futuro di benessere, individuale e collettivo, insomma un buon investimento. Sono certa che l’alunna succitata verrà accolta e formata con questo spirito dagli insegnanti. Mi preoccupa piuttosto ciò che succede nel mondo adulto, se risponde al vero che, per molti italiani i consumi culturali sono pari a zero, a partire dalla lettura. E io che ci sto a fare in questo contesto? C’è chi consuma e chi produce. Io scrivo, cioè produco un libro, affinché venga consumato. Però il libro non si mangia; detta così la cosa può far sorridere, ma il mio intento è di tenere desta la fiaccola del sapere, un investimento più duraturo del mio postale. Con questo spirito, ripresento stasera in Gelateria da Mariano, ore 20.30 il mio libro PASSATO PROSSIMO, ambientato negli Anni Settanta a Castelcucco. Un omaggio alla memoria e forse anche alla nostalgia. Sarà un piacevole momento di condivisione.
Categoria: Fiori e frutti
Evviva la salvia!
Mi piacciono tutte le aromatiche, ma per la salvia ho una vera predilezione. Mi piace il colore, il profumo, la morbidezza delle foglie, la versatilità in cucina e non solo. Metto le foglie essiccate in diverse pietanze e con il macerato ho fatto un tonico lenitivo per il cuoio capelluto. È entrata nella mia vita da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto, utilizzato molto a giardino, un po’ a frutteto e in minima parte a orto. La salvia è della stessa famiglia del timo e della menta, un’aromatica rustica, perenne e facile da coltivare, sia sul balcone che in giardino. Tuttavia, quella che ho in vaso è ‘stiracchiata’ mentre quella in terra è uno spettacolo, bella da vedere e da gustare, anche fritta come ho fatto di recente. Per le sue proprietà medicinali e simboliche è venerata in molte culture antiche. Nell’antica Grecia era considerata la “pianta dell’immortalità” e dunque sacra. Presso i Romani, le foglie, elaborate secondo un preciso rituale venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni. Del resto il suo nome deriva da ‘salvus’ che significa ‘salvo’ o ‘sano’. Il significato spirituale gira attorno a purificazione, guarigione, saggezza; il significato simbolico la lega a longevità, forza, connessione. Di salvia non ce n’è mai abbastanza!
Indizi d’Autunno
Delle rondini sul filo della luce sono pronte per il lungo viaggio. È una delle immagini giunte stamattina, appropriate con gli indizi del cambio stagionale. Anche le rondini che albergano sotto il portico in quel di Crespano stanno per andarsene. “Penso che il gruppo grande sia partito ieri, perché la mattina volavano in tante e si chiamavano. Ma forse lo facevano per il tempo”. In realtà non sono ancora partite. Ma siamo agli sgoccioli. Beato chi può godersi lo spettacolo. Sotto il mio portico a ovest, stamattina prima delle sette la temperatura è di 15 gradi, mentre in quello a est salirà con l’arrivo del sole. La giornata si preannuncia buona, ma non spalanco più le finestre quando mi alzo. Ieri sera Grey e Pepita sono rientrate verso le 21 e si sono accucciare sulla poltrona relax che occupo di solito mezz’ora dopo. Fiocco preferisce passare la notte fuori e non mi stupisce, dato il temperamento ingovernabile. Personalmente sono contenta di lasciarmi l’estate alle spalle, con gli effetti collaterali pesanti: troppo caldo, rumori, insetti, irritabilità mia e altrui. Non nego i vantaggi. A conti fatti però, considerata la mia risposta psico fisica accolgo la prossima stagione fiduciosa, apprezzandone gli aspetti intermedi. Praticamente, è come vivere due stagioni in una, quella calda e quella no, il che può essere stimolante. D’altronde non ci resta che adattarci e godere di ciò che offre la natura in ogni stagione.
Ciao Agosto…
Mi congedo da agosto con una poesia che ho scritto nel tardo pomeriggio di ieri, sotto l’amato Glicine. Temperatura ideale, pochi rumori ma tanti insetti ronzanti, attratti dalle mie caviglie. Ho resistito, pensando che anche loro batteranno in ritirata tra un po’, se la stagione estiva non si prolunga. La fine di agosto ha stimolato le mie meningi, grata di poter godere del mio eden, nonostante qualche fastidio. Più passa il tempo e più constato che sto bene a casa mia, senza incomodarmi a cercare altrove il posto dell’anima. La natura è sempre un conforto, le creature pure. La mia vacanza è scrivere. Condividere con i selezionati contatti che conosco in carne e ossa è un valore aggiunto. Mi congedo da Agosto, confidando in un Settembre clemente. CIAO AGOSTO Un tepore settembrino/mi accarezza la pelle/mentre il giorno di spalle/cede il passo alla sera./Sembrava una chimera/nei giorni lunghi/della torrida estate/indugiare fuori./Anche per i fiori/sono stati dolori/sullo stelo avvinghiati/dal secco provati./Ma la pioggia recente/al caldo ha tolto mordente./Di sera si gode la frescura,/l’estate non fa più paura.//
Melanzana generosa
In un grande vaso rettangolare destinato a fiori (che hanno fatto una rapida comparsa) ho messo a dimora una piantina di melanzane che mi sta dando soddisfazione. Dopo un esordio compromesso da maltempo e insetti striscianti, si è sollevata ed alzata, fino a raggiungere un metro e mezzo. Nel mentre ha abbozzato quattro bei fiorellini violacei da cui sono emersi altrettanti frutti scuri simili a palline. Credo infatti che si tratti di una varietà tonda. Non nego di averne seguito gli sviluppi, dandole acqua ogni giorno, anche due volte al giorno col grande caldo. Adesso due melanzane su quattro sono quasi pronte. Voglio gustarmele con gli occhi, prima di passarle sulla piastra con la menta (mia). Dal punto di vista organolettico/sensoriale, per aspetto, odore, sapore e consistenza le melanzane sono una soddisfazione multipla. Le loro proprietà diuretiche e il basso apporto calorico le rendono ideali per le diete. Sono utili per regolare il colesterolo e la glicemia, favorire la salute intestinale e quant’altro. Ma io trovo soddisfazione nel constatare come una piccola pianta, acquistata al mercato per una cifra irrisoria si sia così bene ambientata nel vaso destinato ad altre specie da regalarmi quattro bei frutti. Ortaggio ricco di storia, originaria dell’India, fu introdotta in Europa dagli Arabi. Il significato simbolico è legato a prosperità, successo e buon auspicio. A questo punto ne metto in terra altre.
Notizia shockante
Ore 7.30 del mattino. Ho già fatto colazione, rifocillato i tre gatti (i canarini dopo), risposto ai primi messaggi. È domenica, non ho in programma nulla di straordinario. Mi concedo la prima pausa in poltrona relax davanti alla tivù, seguendo la rassegna stampa delle prime testate. La notizia bomba giunge dall’Avvenire: Un robot per la gravidanza artificiale, ovverosia una macchina che può portare in grembo un bambino…insomma: la gravidanza affidata alle macchine! Stupefacente che l’umanoide venga creato in Cina, dove si fanno sempre meno figli e la popolazione odierna è di quasi un miliardo e mezzo di persone, inferiore solo all’India che continua a crescere. Del resto la Cina ha sostenuto la politica del figlio unico – introdotta alla fine degli Anni Settanta – fino al 2013, mentre adesso si possono avere fino a tre figli. Stando così le cose, vorrei sapere perché mai intenda aumentare il tasso di natalità, magari tramite il robot. Mia madre faceva l’ostetrica e mi chiedo come avrebbe preso la notizia. Se deleghiamo le macchine a sostituirci perfino nel miracolo della gestazione, anche la pratica dell’utero in affitto mi sembra meno sconvolgente. Ho toccato questo tema nel mio ultimo lavoro RICAMI e LEGAMI. Le titubanze provate all’inizio si sono sciolte E disperse di fronte a questa notizia shockante.
Il Vesuvio… e La Ginestra
Il Vesuvio continua a bruciare. Il sospetto è che ci sia la mano dei piromani, come del resto era successo nel 2017 quando furono distrutti 3000 ettari di parco e macchia mediterranea. Attualmente, diversi ettari ingoiati dalle fiamme; il fronte del fuoco, alimentato dal vento e dalle alte temperature si è allargato a tre chilometri. Decretato lo “stato di mobilitazione”. Mi chiedo come mi comporterei se vivessi là. Un conto è prendere atto e abituarsi all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il Vesuvio, un conto scoprire che è opera di individui che non amano la natura e nemmeno chi ci abita.A pagina 20 del Corriere odierno leggo: “Incendio sul Vesuvio, ancora tre fronti attivi”. Un recente rapporto di Legambiente Campana aggiorna sulla superficie andata in fumo in soli sette mesi: 851 roghi hanno fatto piazza pulita di 56.263 ettari di suolo, pari a 78.800 campi da calcio. Numeri da brivido! Gli incendi estivi riguardano anche altre nazioni, ad esempio Grecia e Spagna, ma pure l’Amazzonia. Almeno il 50 % è attribuibile al “fattore umano”, direttamente o indirettamente. Quando si verificano per mano dell’uomo c’è veramente da piangere, perché la Terra che ci ospita viene profanata. Quando Giacomo Leopardi soggiorna a Napoli, nel 1836 compone la poesia “La Ginestra”, fiore che cresce sulla lava del Vesuvio chiamato ‘il vulcano’ e che simboleggia la resistenza contro le avversità della natura. Scritta poco prima di morire, è considerato il testamento poetico e filosofico dell’autore. Chissà se i piromani la conoscono.
“Meno alcol, meno rischi di cancro”
Provo simpatia per Silvio Garattini, che tiene la rubrica “L’armadietto delle medicine” sul settimanale OGGI, simpatia che estendo a tutte le persone invecchiate bene. l’Italia è uno dei Paesi più vecchi al mondo, con un’età media di quasi 47 anni, la più alta nell’Unione Europea. Gli ultraottantenni sono circa 5 milioni con il 10 % degli uomini che arriva a 90 anni. Silvio Garattini, oncologo, farmacologo e ricercatore italiano (Bergamo, 12 novembre 1928) ne ha 96, a novembre 97 portati benissimo. Non prende farmaci, se non strettamente necessari, mangia poco e cammina molto. Di recente ha pubblicato FARMACI. Luci e ombre. Certo la longevità è un privilegio, se ci si arriva in salute, ma anche frutto di disciplina e scelte precise. Nella rubrica citata, il professore sostiene che basta anche un bicchiere per farsi del male. “L’utilizzo dell’alcol indipendentemente dal fatto che si tratti di birra, vino o superalcolici è associato a un aumento anche del tumore del pancreas”. Questa sua convinzione, legata a una ricerca condotta su un vasto campione di partecipanti europei ed extraeuropei non piacerà a chi consuma e vende le suddette sostanze. Credo di essere astemia, perciò per me ‘piove sul bagnato’. Siccome è un mio obiettivo invecchiare bene, seguirò almeno in parte le sue indicazioni (esclusi 5 km di passeggiata al giorno, con le mie anche rifatte), confidando in una buona stella.
Albicocco o Armellino?
I gatti si scelgono il padrone. E le piante? La domanda mi sorge spontanea, perché nello spazio adibito a giardino sono cresciuti spontaneamente un Fico, un Ciliegio e un Armellino che in questi giorni è ricco di piccoli e gustosi frutti gialli. Essendosi piazzato tra la siepe di fottinie che bordano il confine, i rami più lunghi spaziano sul marciapiede, rilasciando le piccole gemme che vado a raccogliere, prima che incauti pedoni le calpestino. Dato che la raccolta è abbondante, ipotizzo che dovrò trasferirmi ai fornelli per farne prelibata marmellata. Un ricordo d’infanzia mi restituisce il sapore di frutti simili che gustavo dalla zia Primina a Pravisdomini, paese natale di mia mamma Giovanna, una squisitezza che si scioglieva in bocca più gradita delle caramelle. Certo la zia ci aggiungeva la simpatia e l’orgoglio della padrona di casa che si compiaceva di offrire frutti sul posto, cogliendoli direttamente dall’albero. Il Prunus Armeniaca, parente dell’albicocco appartiene alla famiglia delle Rosacee. È una pianta antichissima, che risale a circa 5000 anni fa, proveniente dalla Cina nord – orientale. In alcune province del Veneto, come a Treviso viene chiamato in dialetto ‘armellino’ che significa ‘albicocco’. Avendo in giardino sia l’Albicocco che l’Armellino, riconosco che non sono proprio identici, ma entrambi regalano frutti deliziosi.
Fiori e Paesi
D’abitudine, leggo il settimanale all’incontrario, cominciando dall’ultima pagina, forse per assecondare una nota anticonvenzionale che mi attribuisco. Alle dieci di ogni sabato sono a Possagno da Lara, la mia parrucchiera di fiducia ormai da decenni. Mi precede una cliente abituale che legge il settimanale OGGI prima di me. Quando arrivo me lo passa, sapendo che lo cerco tra gli altri settimanali a disposizione. Dopo il lavaggio dei lunghi capelli, rimango sotto il casco circa quaranta minuti che mi consentono di sfogliare tutte le pagine, soffermandomi su quelle che mi interessano di più, specie le Rubriche di Don Antonio Mazzi e di Luigi Garlando. Per ultima rimane LA POSTA DEI LETTORI, cui risponde il direttore Andrea Biavardi. È con grande meraviglia che tra le Lettere del N°30 spicca la foto di Castelcucco dove abito, con il girasole in bella vista, inviata giorni prima in redazione. Questo l’antefatto: la giornalista Antonella Arcomano mi contatta e mi chiede l’indirizzo per spedirmi una copia omaggio, per avere segnalato un disguido. Mi confida che in passato ha abitato ad Asolo, poco distante da Castelcucco. Per ricambiare, le invio una foto del mio paese, pensando che sia finita là. Invece no, il direttore Andrea Biavardi apprezza lo scatto, con richiesta di pubblicarlo. Sono lusingata e incredula. Girasole e Castelcucco in bella vista. La foto risale a qualche giugno fa: stavo per uscire, poco prima delle otto quando fui attratta dalla visione del fiore che segue il sole, interposto tra casa mia e la chiesa parrocchiale sullo sfondo. Impossible non immortalarlo. Grazie al direttore e alla giornalista di avere pubblicato l’immagine, diffondendo la serena bellezza del mio paese.
