Da giorni sentivo un’intensa fragranza quando andavo ad accostare gli scuri della cameretta posta a sud, dalla parte della zona orto, immaginandone la ragione: l’Osmanto che fiorisce appunto in autunno. Sono andata a raccogliere gli ultimi pomodori e sono stata colta dall’effluvio di centinaia di rametti tra le foglie verde lucido, rivestiti di minuscoli fiori giallini dal profumo fruttato e leggero. La pianta è cresciuta parecchio in un paio di decenni e merita di essere fotografata per la sua composta bellezza. Osmanthus fragrans è il nome scientifico. Proviene dall’Asia orientale e il nome combina il significato di ‘osmè/odore con ‘anzos’/fiore. Adesso è chiaro perché si chiami così. Il fiore è una delle materie prime più costose in profumeria e anche questo si capisce. Io sono intollerante a diversi odori, anche ai profumi forti, ma quello che diffonde il mio Osmanto in questi giorni è davvero gradevole. Non credo che diventi pesante come quello del Gelsomino in fase di avanzata fioritura. Comunque oggi mi ha allargato le narici, facendomi inspirare qualcosa di buono. Quando venni ad abitare qui da Possagno, nell’ormai lontano 2000 non conoscevo che poche piante e la casa era ‘nuda e cruda’. Nel tempo si è arricchita di molte varietà di fiori e di piante, anche selvatiche che hanno deciso di alloggiare da me, con mia soddisfazione. Non ho il pollice verde che mi attribuisce Marcella, però ho appreso parecchio. Sono ancora inesperta con le piante verdi d’appartamento, ma il Ficus robusta regge ed anche la Zamioculca. Pohos in studio e Spathiphyllum in soggiorno, nel bagno luminoso le Nataline. Del resto i fiori sono l’altro mio hobby oltre ai gatti, cure gratis ed efficaci contro svariati mali. Provare per credere. 🌺
Categoria: Fiori e frutti
Dalle radici alle fronde
‘Affronta con eleganza gli anni che passano’ sono le parole che Massimiliano Orsini, conduttore di 1mattina riserva a Sofia Loren che compie oggi 90 anni. Oggi è anche il compleanno di Manuel, molti di meno – 24 – ma investiti benissimo: con una laurea in Ingegneria elettronica in tasca, la recentissima abilitazione, progetti da realizzare. Il doppio compleanno mi consente di fare alcune riflessioni sui due antipodi della vita: giovinezza e anzianità. Mi soccorre il proverbio ‘Chi ben inizia è a metà dell’opera’ che trae origine dell’opera di Ippolito Nievo ‘Confessioni di un Italiano’ e non ha bisogno di spiegazioni. Credo nell’importanza dell’educazione, genitoriale e scolastica nell’esordio della crescita. L’esperienza di Manuel, mio ex alunno speciale me lo conferma. Sofia Loren (Costanza Brigida Villani Scicolone, nata a Roma il 20 settembre 1934) icona del cinema mondiale ha vinto 2 Oscar, 7 David di Donatello e altri numerosi riconoscimenti, ma non ha dimenticato le sue umili origini napoletane. Le radici nutrono la pianta fino alle fronde. La botanica mi aiuta a rendere l’idea che l’esistenza è frutto di un’attenta costruzione, fatti salvi gli imprevisti che talora mischiano le carte. Lei a 15 anni vince un concorso di bellezza e con i primi soldi guadagnati tenta il successo nel mondo dello spettacolo. Chi ben inizia…appunto! Ho visto più volte il film drammatico La ciociara dove la Loren interpreta la contadina Cesira, ma ho apprezzato l’attrice anche in opere più recenti. Interessante pure la sua storia personale: sposata al produttore cinematografico Carlo Ponti – 22 anni più grande di lei – due figli maschi…vive a Ginevra, in Svizzera da oltre 50 anni. In conclusione, due validi esempi di buona giovinezza e serena vecchiaia. Auguri a entrambi! 💐
Zinnie di fine estate
Credo proprio di essere metereopatica: è bastato tornasse il sole, per restituirmi la carica. Dopo una mattinata fresca e uggiosa, è tornato il bello ed io festeggio, andando a fiori. Di solito il pomeriggio rimango a casa, ma col ritorno del sereno ieri ho sentito il bisogno di uscire. Stessa cosa deve avere pensato Francesca che verso le diciassette mi porta un mazzo di Zinnie, dato che l’altro giorno ho scritto una poesia su questo fiore di tarda estate che ho incontrato durante una passeggiata (la riporto sotto)*. Infatti sono colorate e robuste; non necessitano di cure particolari e il prossimo anno voglio introdurle nel mio giardino. È una soddisfazione condividere il piacere per la bellezza e la scrittura, hobby in cui Francesca si distingue per la descrizione affettuosa di momenti e personaggi del passato. Lei è la capofila del post verbanostra, nonché assidua lettrice e commentatrice dei miei post su verbamea. Che fiori ho comperato? Pansè – Viola del Pensiero – blu, gialli e marroni. Li metterò nei vasi che hanno ospitato le fragole a primavera e sotto i portici a est e a ovest. Quando esco voglio tuffare lo sguardo tra i colori vellutati e indossare un po’ di buonumore. Ah, mi stavo scordando di tre Ciclamini, formato mignon che ho posizionato sul davanzale del ripostiglio a nord. I fiori inducono ad accogliere con favore la stagione autunnale che avanza.* ZINNIA DI STRADA Una Zinnia/cuore giallo petali rosa/esce vigorosa/dalla rete/di un giardino/sulla strada./L’accarezzo piano/Grazie – le sussurro -/di rallentare il mio incedere/svagato, frustrato da qualcosa/che la mente definire/non osa./Il prossimo autunno/avrò un giardino/pieno di Zinnie/colorate e generose./Per male che vada/ le accarezzerò.//Se i fiori mi accompagnano sono salva. 🌻
Quasi autunno
L’autunno si sta facendo strada, tra una decina di giorni arriva. Data ufficiale il 22 settembre, ma dal punto di vista meteorologico direi che ormai ci siamo con abbassamento della temperatura di circa venti gradi, perfino troppo. Però confesso che preferisco indossare un golf, piuttosto che convivere con il sudore. Ho messo una coperta sul letto e di mattina quando mi alzo non apro più le finestre. In ogni caso, nelle ore centrali del giorno, se c’è il sole si sta che è una delizia. Si sono trasferite altrove anche le fastidiosissime zanzare. Da un paio di sere i gatti dormono dentro, non mi dispiace avere compagnia. Quando sono in poltrona Pepita, la più affettuosa si accomoda sulle mie gambe, Fiocco e Grey scelgono posti a piacere dove acciambellarsi. Dopo vari mesi ho ripreso a fare i muffin – sostituiti d’estate da dolci al cucchiaio – e ho riattivato il forno. Le stagioni sono cambiate e sono cambiata anch’io. Del resto Bhudda afferma: “L’unica costante della vita è il cambiamento”. Mi auguro che l’autunno sia clemente e ci accompagni con dolcezza verso la fine dell’anno, di cui comincio già a fare un bilancio: sono stata operata di artoprotesi destra ad aprile ed ora vado quasi di corsa. Mi sono iscritta in palestra – sala pesi – per irrobustire la muscolatura e scrivo tutti i giorni per nutrire mente e spirito. Sono una pensionata creativa che tende a valorizzare le piccole cose, come diceva il mio compianto professore di Italiano Armando Contro. Approfitto di questa pagina, per inviare cordiali saluti alla moglie Liana. Del resto l’autunno è una stagione in cui mi identifico, piena di colori ma anche di foschia. Tra le poesie dedicate all’autunno, riporto la parte finale di L’estate è finita, di Emily Dickinson: L’acero indossa una sciarpa più gaia./La campagna una gonna scarlatta,/ed anch’io, per non essere antiquata,/mi metterò un gioiello.//
Gita di fine estate
Finalmente una giornata di vera vacanza, all’insegna del bel tempo e dell’amicizia, con contorno culturale e spirituale. Vado a trovare Mariuccia, un’amica del Liceo a Canale d’Agordo, paese natale del Beato Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, il “Papa del Sorriso”. Mi accompagna Manuel che rende speciale ogni suo servizio. All’andata, ci fermiamo Alle antiche Miniere, in Valle Imperina per una breve sosta, dove il sudore dei minatori del passato si mischia con lo scroscio del torrente Cordevole. La visita al Centro Minerario Valle Imperina sarebbe un’ottima uscita didattica da proporre alle colleghe in servizio. Dati i tempi stretti, mi limito a una veloce consumazione, immaginando la vita dura di chi ci ha preceduto. A metà mattina siamo in piazza Canale d’Agordo, sotto lo sguardo accogliente della Chiesa arcipretale San Giovanni Battista, la chiesa di Papa Luciani. Sotto una sua gigantografia si legge: “Egli è qui: col suo insegnamento, col suo esempio, col suo sorriso”. Mariuccia ci accoglie festosa e ci accompagna a casa sua, ristrutturata da un ex fienile che meriterebbe un post a parte. Qui il legno è sovrano, dal tavolo alle sedie – con inciso sullo schienale un cuore – ai porta vasi, agli arredi…ma sono protagonisti anche gli affreschi sulle facciate delle case, segno della presenza degli artisti pittori. Molto interessante un locale al pianterreno adibito a raccolta di attrezzi antichi che Sisto, il marito illustra con orgoglio.Tra tutti, straordinario un librettino rivestito da una copertina rigida cesellata che contiene nientemeno che la Divina Commedia di Dante. A proposito di nomi famosi, un saluto doveroso al cane Benito costretto a momentanea immobilità per la mole. Segue la doverosa visita alla Casa natale di Papa Luciani, acquistata dalla Diocesi di Vittorio Veneto di cui fu vescovo dal 1958 al 1969. Visitati il primo e il secondo piano in rispettoso silenzio, scese le strette scale di legno, mi sono entusiasmata nel vedere esposta l’auto del Patriarca Luciani nel garage a sinistra. La visita si conclude all’ora di pranzo che consumiamo in una malga nei paraggi. Sorvolo sulle prelibatezze culinarie, a favore del dialogo ‘a quattro voci’ durante il quale Sisto fa vedere sul telefonino diverse belle foto naturalistiche tra cui un Germano Reale maschio (lo si deduce dal brillante collo verde/blu/nero) che è una lode al Creatore. Come l’amicizia.
Versatili Ortensie
Mi manca il giretto per il giardino a caccia di fiori da fotografare, esausti o spariti a causa del lungo caldo torrido. Sopravvivono delle piccole Begonie in vaso sotto il Glicine, qualche Geraneo e molte Ortensie che stanno cambiando colore. Ne raccolgo un mazzo per distribuirle in casa dove non necessitano di acqua e si seccano spontaneamente. Gli anni scorsi le accompagnavo con i Gladioli ed era proprio un bel vedere. Pare che questa estate batterà il record per la temperatura e la natura invia i suoi segnali: piante da frutto in sofferenza – a casa mia zero ciliegie e albicocche – e fiori sparuti, se no spariti (scusate il gioco di parole). Meno che le Ortensie, fiori veramente versatili. Nella cultura giapponese simboleggiano la gratitudine che nel mio caso è biunivoca, perché le ringrazio di esserci e di farmi compagnia, nonostante il tempo inclemente. Risaputo che amano la mezz’ombra, quelle cui mi riferisco sono ‘anziane’ e godono dell’ombreggiatura gratuita del Fico servatico, mentre altre in vaso e più giovani sono parzialmente protette dalla siepe di Photinia. Il nome deriva dal latino Hortensia e significa ‘relativa al giardino’ mentre il nome scientifico è Hydrangea macrophilla, originaria appunto del Giappone. Di svariati colori a seconda della composizione del terreno, io preferisco quelle blu che virano verso il viola. Tuttavia trovo interessanti anche quelle che stanno scolorendo. A tale riguardo, so della pratica di spruzzarle di oro/argento a Natale, per farne singolare dono floreale. Io però le preferisco al naturale, magari con qualche rametto di Statice – detto anche Limonio – con un filo d’acqua nel vaso. Una volta che l’acqua si sarà esaurita, i fiori saranno essiccati. E si potrà godere ancora della loro bellezza.
Bulli e rose
Mi procura disagio sentire e leggere di baby gang che delinquono, anche di più se con il concorso di ragazze. Mi riferisco a quanto successo a Treviso, in centro storico, la sera del 18 agosto scorso, quando un venditore ambulante di rose – questo particolare mi intristisce anche di più perché vendeva bellezza – è stato picchiato e derubato da sette giovinastri. Pare che la prima a colpire sia stata una ragazza del gruppo, formato da 4 ragazzi e 3 ragazze. Il bottino sottratto sotto la minaccia di un coltello ammonta a 150 euro, non so a quante rose vendute ammonti: due dozzine? Forse l’incasso della giornata, perché le rose si trovano in molti giardini e quelle del fiorista o del venditore ambulante asiatico 48enne sono una chicca per occasioni speciali. Una collega che insegna alle superiori a Treviso aveva già illustrato l’imbarbarimento dei costumi giovanili in città, rispetto a zone periferiche della provincia. Mi torna in mente la favola di Esopo Il topo di campagna e il topo di città. Scritta nel VI secolo a.C. insegna come una vita modesta sia più appagante rispetto a quella più stimolante ma insidiosa della città. Ovvio che non dipende dalle proposte ambientali, se mai da come vengono usate. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarebbe stato più comodo trasferirmi in città – nel mio caso Bassano del Grappa – per usufruire di vantaggi soprattutto culturali, ma ci ho ripensato. Cambiato l’ambiente, cambiata io che nel mio paese mi. sento più tranquilla. Rimane il fatto che la quotidianità è soggetta a pericoli non sempre prevedibili. Tornando all’episodio di apertura, è stata la stessa vittima a chiamare la polizia e i sette – alcuni minorenni – sono ora accusati di rapina aggravata in concorso. Mi auguro una giusta pena per loro e che la vittima continui a vendere rose e bellezza. 🌹
Oggi, protagoniste le api
Ricevo la foto di un bel campo fiorito, con la didascalia “Prato per le api che non viene falciato. I prati di fiori, habitat ideale per accrescere le comunità di impollinatori”. La foto arriva da Madonna di Campiglio – famosa per il turismo estivo ed invernale – e me la invia Erica, amante dei gatti anche più di me. In questo caso però sono protagoniste le api, che non stanno proprio bene, a causa dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento da agenti fisici e chimici, della distruzione degli habitat. Le api che garantiscono l’impollinazione sono in declino e rischiano di scomparire. Il problema non tocca solo l’Italia, ma anche altri Paesi dell’Unione Europea. Di norma le api vivono 30-40 giorni, ma se sparissero dalla terra ci resterebbero pochi anni da vivere, dal momento che contribuiscono in modo decisivo alla fecondazione del pianeta. La loro estinzione avrebbe conseguenze catastrofiche sia per la natura che per l’umanità. Lasciare degli spazi naturali incontaminati per il loro prezioso lavoro è senz’altro buona cosa. Anche raccomandarsi al santo protettore delle api che scopro essere oggi San Bernardo da Chiaravalle, monaco, abate e teologo francese dell’ordine cistercense, fondatore dell’abbazia di Claurvaux. Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà. È una delle sue citazioni che la dicono lunga sul rapporto che aveva con la natura. Fervente scrittore, compose poesie; viene chiamato “doctor mellifluus”/dottore dolce come il miele. Pare che anche Sant’Ambrogio sia protettore delle api e degli apicoltori. Comunque sia, due è meglio di uno. Anche in Letteratura non mancano i cantori delle api, basti pensare a Virgilio nel IV libro delle Georgiche. Simbolo di instancabile laboriosità nella Bibbia, contrariamente a quanto molti pensano le api sono insetti senzienti e autoconsapevoli. In una parola: stupefacenti!
Agosto 2024
In origine la festa di Ferragosto si celebrava il giorno 1 di agosto, quindi come oggi. Successivamente la chiesa cattolica la spostò a metà del mese, per farla coincidere con l’Assunzione di Maria. Il calendario riporta oggi Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, vescovo cattolico e compositore italiano, autore di opere letterarie, teologiche e di celebri melodie. Non conosco nessun Alfonso a cui fare gli auguri di buon onomastico, ma il nome mi piace e credo di averlo usato in uno dei miei racconti. Di origini Gote, diffuso in Spagna e Italia meridionale a causa dell’occupazione Aragonese e poi Borbonica, deriva dalle parole Gote “Athal”= Nobile e “funs”= valoroso. È protettore di avvocati, confessori e teologi. Protegge contro l’artrite. Tornando al mese e considerando i proverbi di stagione, mi concentro su questo: “Quando piove d’Agosto piove miele e piove mosto” che parla da sé. Dopo un Luglio torrido, molte piante sono in sofferenza, compresa la mia vite di uva fragola che mai ha dato problemi in precedenza: gli acini che si stanno colorando di viola sono avvizziti, disidratati. Di certo non farò il mosto come mi era capitato una decina d’anni fa. D’altronde la siccità è un fenomeno che va di pari passo con l’aumento delle temperature, problema planetario ad oggi sottostimato. Immagino lo scoramento di chi lavora la terra e la situazione emergenziale di molte aziende. Che il clima si vada tropicalizzando – anche la recente morìa di pesci ne è un segno – dovrebbe farci correre ai ripari, per salvare il salvabile. In alcune aree del Sud Italia, l’acqua è razionata da decenni; lo evidenziava anche lo splendido film Il Postino con il grande Massimo Troisi. Vivendo in Pedemontana del Grappa, mi considero fortunata ad aprire il rubinetto quando voglio. Con moderazione.
Pianta in sofferenza
Ho una pianta in sofferenza. Trattasi di un Olivagno che sta a casa mia da quando ci abito, cioè dal giugno 2000 e non mi ha mai dato problemi. Fino a un paio di mesi fa, quando mi sono accorta che le foglie giallo-verdi stavano rinsecchendo. Come, con tutta la pioggia che ha fatto i mesi scorsi? mi sono chiesta. Sperando in un superamento naturale del problema, mi sono un po’ informata sul da farsi. Fino allo scorso Maggio, non conoscevo neanche il nome della pianta che occupa una posizione strategica davanti alla cucina e ne impedisce la vista ai vicini. Consultata Serapia che ha il pollice verde e conosce molte piante, convengo che una drastica potatura può forse salvare la situazione che a colpo d’occhio pare quasi disperata. A malincuore chiamo Reginaldo che prontamente interviene, sforbiciando a destra e a manca la pianta, finché la riduce di un terzo, come da richiesta. Il mio è un Olivagno pungente: l’aggettivo è del tutto giustificato perché il gambo dell’arbusto originario dell’Asia è coperto di spine e ce ne accorgiamo durante la potatura. È un sempreverde facile da coltivare, resistente e adattabile. Coltivato a scopo ornamentale, può vivere 80 – 100 anni. Spero che il mio si riprenda, anche se al momento la sopravvivenza è molto incerta. Mi sento un po’ in colpa per averlo trascurato, rispetto alle Ortensie che gli sono vicine. Chissà cosa gli è capitato, anche le piante soffrono. Temo che il mio intervento tardivo non basterà a fargli riprendere quota. Comunque oggi è stato trattato come un paziente e la cosa non gli sarà dispiaciuta. Pazienza qualche giorno e andrò a verificare gli auspicabili segni di ripresa. In caso contrario, me ne farò una ragione, ringraziandolo di avere protetto la mia privacy per oltre un ventennio.
