Cerco la luce, come fanno i fiori. Dopo alcuni giorni di pioggia, stamattina è riapparso il sole, sul tardi verso le dieci anticipato da una luce accattivante. Praticamente tutti i fiori amano la luce, non il sole diretto. Pertanto posiziono le mie piante nelle stanze più luminose, dove mi rifugio anch’io quando posso. Adesso è il periodo delle bulbose che mi piacciono tanto: Giacinti e Amaryllis soprattutto. Una settimana fa mio figlio mi ha regalato dei Gigli/Lilium in vaso, tre steli ognuno dei quali con due – tre boccioli. Stamattina sono sbocciati tre fiori gialli, con i pistilli arancioni e una spruzzata di puntini marroni sul fondo del calice. Emanano anche un sottile profumo agrumato. Il Lilium, comunemente chiamato Giglio è una pianta bulbosa originaria dell’Europa, Asia e America, appartenente alla famiglia delle Liliaceae. Il significato varia a seconda del colore dei suoi petali. I Gigli gialli e arancioni rappresentano la vivacità, l’energia e la vitalità. A me va benissimo, considerato che il giallo è il mio colore preferito in alternanza con il celeste. In Italia il Giglio è diventato il simbolo della Firenze rinascimentale, mentre in Francia è sempre stato il simbolo della monarchia. Il Giglio bianco è la quintessenza del giglio, spesso associato alla Madonna e ad altri santi. Un classico è l’immagine di Sant’Antonio che tiene in braccio Gesù bambino e un giglio in mano. Cercando notizie su questo elegante fiore, scopro che a Nola si tiene ogni anno La Festa dei Gigli, una festa popolare cattolica dedicata a san Paolino. Con questo evento i nolani ricordano il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino dalla prigionia ad opera dei barbari, nella prima metà del V secolo. Pertanto, un fiore trasmette bellezza, ma consente di spaziare con la mente. 🪻
Categoria: Fiori e frutti
Settimo post a 4 mani: tempio buddista e giardino botanico a Wollongong
Manuel aveva già messo in elenco la visita al tempio di Wollongong, anticipata dai cugini come struttura straordinaria “tempio dichiarato sito del patrimonio storico del Nuovo Galles del Sud”. Ieri mi sono arrivate foto e informazioni: “Il tempio di per sé è molto bello pacifico ma i monaci erano vestiti in beige invece dell’arancione che avevo visto a Bangkok. I colori che hanno questi posti credo siano la cosa più bella in assoluto. Sono vividi e ti fanno venire voglia di stare là ore”. E qua casca l’asino, cioè la sottoscritta che ha le pareti del soggiorno tinteggiate da ben cinque colori, convinta che il colore influisca assai sull’umore. Per non parlare dei fiori, silenziosi e discreti miei conviventi, Amaryllis in questo periodo festivo. Fiori di Loto in un grande stagno vicino all’ingresso del tempio buddista. Un’altra meraviglia a circa trenta chilometri è il Giardino botanico che riserva una sezione alle rose che Manuel non ha pensato di fotografare, con la fanciullesca motivazione: “Non ci ho pensato. Non erano molto diverse dalle nostre. Upss!”. In compenso ha immortalato una targa con una scritta interessante che riporto tradotta da lui: “Le persone buone sono ovunque e ovunque vanno spargono felicità e bontà”. Appunto come lui, che da tanto lontano ci consente di spaziare e di godere delle meraviglie opera dell’uomo e della natura.
Amaryllis, bellezza e poesia
Un paio di settimane fa, al mercato ho acquistato un piccolo Amaryllis di una decina di centimetri, per godermene la crescita durante le festività. L’ho sistemato in studio, sul bordo della scrivania vicino alla finestra, perché godesse della luce e del calore del radiatore. Come prevedevo, non mi ha deluso. Di giorno in giorno lo stelo è cresciuto, esibendo la punta che mano a mano si ingrossava. Stamattina è sbocciato il primo fiore, ancora un po’ chiuso che tra qualche ora sarà una meraviglia. Il primo di almeno altri cinque, come è successo per un precedente bulbo che mi ha regalato ben sette corolle. Apprezzo di questo fiore la bellezza, ma soprattutto la capacità di trasformarsi da semplice ‘patata’ in un ventaglio di corolle colorate. Insomma, un fiore resiliente che non ha bisogno quasi di nulla. Il mese scorso in consorzio, nel reparto fiori da interrare ho notato un bulbo che aveva emesso un piccolo apice da cui era sgusciato un fiore: mi ha procurato tristezza e meraviglia, un esempio di forza della natura, nonostante l’assenza d’intervento umano. Il termine ‘amaryllis’ si trova nelle Bucoliche di Virgilio. L’autore chiama così una pastorella, per omaggiare la sua bellezza, dato che il nome significa ‘brillare’. Secondo una leggenda di Natale, per annunciare la nascita di Cristo gli angeli usarono le trombe e poi crearono l’Amaryllis a forma di tromba, per lasciare un ricordo glorioso di questo giorno. Da allora, in molti Paesi per tradizione a Natale si fa fiorire un Amaryllis. Originario dell’America centrale e meridionale, i primi a commercializzarlo furono gli Olandesi, importando i bulbi dal Messico e dal Sud America. Attualmente ha un grande successo quello a fiore doppio, prodotto in Giappone. Ignoro da dove provenga il mio, che decora in maniera incantevole il mio studio, trasmettendomi bellezza e poesia.
Novembre e freddo artico
È arrivato il freddo artico, con allerta neve e maltempo. D’altronde è stagione, perciò dobbiamo farcene una ragione. Non ho nessuna nostalgia del lungo e torrido caldo estivo che ha compromesso le fioriture e la maturazione di frutta e verdura che infatti costano un botto. Anche la mia vite di uva fragola ne ha risentito, mi è morto l’ultra ventennale Olivagno e i fiori hanno, per così dire ‘battuto la fiacca”. Non sono andata al mare neanche in giornata, perché prevedevo il viaggio a Bibione troppo impegnativo per l’anca rifatta da poco. Però sono stata a Canale d’Agordo a trovare Mariuccia, con Manuel autista d’eccezione. C’è chi ama il caldo e il mare, chi preferisce il fresco e la montagna. Semmai dovremmo sentire la mancanza delle stagioni intermedie che sembrano estinte. Si passa dalla lana al lino, e viceversa. Io ho fatto di recente il cambio degli armadi. Novembre non è il mio mese preferito, però con un po’ di ottimismo ci trovo elementi positivi: i gatti di sera stanno dentro, mi piace vedere e sentire la stufa accesa, la radio in sottofondo prima di cena mi fa compagnia mentre scrivo i post o qualche verso. Ad esempio, ho assistito ad un evento naturale che mi ha fatto pensare. Un gran volteggio di foglie secche sollevate da raffiche di vento mi ha indotto ad abbozzare la poesia ULTIMA CORSA Le foglie secche/si rincorrono sull’asfalto/con vitalità incredibile./Ma come, non sono morte?/Quale benigna sorte le anima?/Vorrei correre anch’io,/come voi, per dove non so/però sarebbe bello/stupire ancora/dopo l’ora del congedo./Giunge il rombo/d’un motore dalla strada/che fulmineo passa:/le stritola e le spiazza./Fine corsa gioiosa.// Se viene, un commento sarebbe gradito. Viceversa, grazie per la lettura. 🍁
San Martino
Oggi San Martino, santo caro alla tradizione tedesca. Me lo ricorda il messaggio di una collega che insegna Lingue e che prepara una frolla a forma di san Martino da condividere con gli studenti per festeggiare il santo. A un paio di chilometri, a Cavaso del Tomba, località Castelcies c’è una chiesetta millenaria dedicata al santo, famoso per la sua generosità: nota la leggenda secondo la quale Martino di Tours tagliò metà del suo mantello per donarlo a un mendicante infreddolito. A Milano è in corso la sesta edizione del Festival della Gentilezza e del suo potere ‘virtuosamenete rivoluzionario’. Non so se qualcuno ha pensato al Festival della Generosità, così bene incarnata da San Martino, cavaliere romano che abbandonò la carriera militare per abbracciare l’altruismo e la misericordia. Leggo sul web che il 3 dicembre 2024 è la Giornata Mondiale del Dono che sottintende la generosità, quindi potrebbe essere. Anche la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare prevista sabato prossimo in vari punti vendita si inserisce in questo spirito. Mi piace ricordare Gianna De Paoli, una cara collega mancata nel 2014, molto impegnata nel sociale e nella raccolta di generi alimentari. Comunque, per come la penso io una persona generosa bada anche ad altre necessità, per così dire ‘nascoste’ e spesso non dichiarate, tipo il bisogno di ascolto, di comprensione, di condivisione, di tempo donato. Per fortuna in Italia i volontari sono circa 5.500.000 di persone, il 9 % della popolazione e non mancano le Associazioni di riferimento, tipo la Banca del Tempo Solidale che si fonda sul principio della solidarietà. Stando così le cose, san Martino può contare su diversi seguaci. La sua è una gran bella eredità.
Pace e libertà
Sul lato est della casa, in un’isola rialzata dedicata alle Ortensie, anni fa è nato spontaneo un Fico selvatico che è risultato provvidenziale per i fiori d’estate perché gli dona ombra. Tra l’altro apprezzo il profumo che emana nelle vicinanze e la forma delle foglie che in questi giorni si staccano e cadono, ricoprendo il suolo e parte dell’ingresso verso il garage. Quando apro gli scuri del bagno, vedo una parte del Fico che si sta spogliando e sotto i capolini delle Ortensie che si arrossano. Inevitabile fare una considerazione sulla stagione che avanza ed anche sul mutamento della pianta in generale, simbolo di vita. Diversi sono i benefici del Fico, cui si attribuiscono proprietà rimineralizzanti, emollienti ed espettoranti. A me ha suggerito dei versi in stile ‘poetico – filosofico’, sottoposti al giudizio di un amico che ha apprezzato. Ragion per cui li trascrivo nel blog, senza nessuna pretesa oltre la condivisione. Il Fico non si offenderà. EMOZIONI Il fico perde le foglie/io perdo la voglia/di fare, di brigare./La natura si prepara/a riposare: perché io/non lo dovrei fare?/Vedo la gente frettolosa,/per qualcosa che non ha/smaniosa: sarà l’età/oppure non so…/desidero pace e libertà/anche sentimentale/perché caricarsi/ di emozioni fa male./Mi attrae la leggerezza/della farfalla che sui fiori/volteggia lieve,/l’eleganza del gatto/in equilibrio sul muretto/sicuro di non cadere,/il pudore del fiore/che in silenzio muore./Finiamola qua/vado a riposare./Domani sarò ritemprata,/il mondo mi stupirà/e magari, prima o dopo/la guerra finirà.//🍀
Vaniglia, la regina delle spezie
Vaniglia, la regina delle spezie. Ne parla un servizio del programma ‘Passaggio a Nord Ovest’, trasmissione di Rai Cultura ideata da Alberto Angela, in onda ogni sabato alle 15 su Rai 1. Intanto la vaniglia è un’orchidea originaria del Messico. I suoi frutti – delle capsule erroneamente chiamate baccelli – sono la spezia nota come vaniglia, coltivata la prima volta dal popolo dei Totonachi 900 anni fa. Le piante di vaniglia crescono spontaneamente solo nelle foreste tropicali. Oggi, la maggior parte delle piante di vaniglia del mondo è coltivata in Madagascar che pertanto è il primo produttore di vaniglia al mondo, oltre che esportatore, nonostante la concorrenza di altri paesi come Tahiti e l’Indonesia. La vaniglia risulta avere proprietà calmante e anti-stress, utile contro l’insonnia e la fame nervosa. Sembra sia in grado di combattere le infezioni. È un ingrediente fondamentale in pasticceria perché conferisce un profumatissimo aroma a torte e dolci. Quella in commercio è solitamente di origine sintetica. Usata anche a freddo per semifreddi e gelati. Quando capita, una pallina di gelato gusto vaniglia insieme con una di liquirizia per me sono una delizia. Nella preparazione dei muffin, alle polveri aggiungo sempre una bustina di vanillina, ottenuta dai semi di vaniglia. Quando i dolcetti escono dal forno, una volta raffreddati li ricopro con lo zucchero vanigliato che ha una marcia in più rispetto allo zucchero a velo. Beh, a questo punto le mie narici sono stuzzicate abbastanza. Una tisana alla vaniglia è ciò che ci vuole: l’aroma è in grado di elevare l’umore e promuovere una sensazione di benessere generale.
Giuggiole…e Petrarca!
La festa delle giuggiole si celebra la prima e la seconda domenica di ottobre ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei. Il paese si chiama così in onore del poeta che vi trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Nato ad Arezzo il 20 luglio 1304 e morto ad Arquà il 19 luglio 1374, Petrarca è considerato il precursore dell’Umanesimo e uno dei pilastri della Letteratura italiana. Ma il servizio è dedicato alla giuggiola, il frutto (drupa) del giuggiolo o zizzolo, noto anche come dattero cinese. In cucina si presta per fare il risotto con le giuggiole e il ‘giuggiolone’, una specie di pinza. Nel parlato, l’espressione ‘Andare in brodo di giuggiole’ significa, all’incirca ‘andare in solluchero’ cioè essere felicissimi. Un servizio della trasmissione pomeridiana Geo e Geo mi dà notizie su questo frutto autunnale ormai desueto. Chissà se l’autore di “Chiare, fresche et dolci acque”, canzone n. CXXVI (126) del Canzoniere, scritta tra il 1340 e il 1341 le conosceva. Di certo si era ‘innamorato’ del posto nei Colli Euganei che oggi fa parte dell’associazione ‘I borghi piu belli d’Italia” ed ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano. Tornando alle giuggiole, sono frutti che maturano generalmente durante il mese di settembre. Hanno proprietà anti-infiammatorie e anti-spastiche. Alcuni studi hanno dimostrato che forniscono un valido aiuto nella salute cardiovascolare. Mangiata fresca, essiccata o in tisana la giuggiola può aiutare contro l’insonnia, l’ansia e lo stress. Assunta insieme con una lieve poesia del Petrarca può fare davvero bene.
Le piante non parlano ma comunicano
Non mi ero accorta che fosse cresciuta così tanto, una pianta grassa fatta a rosetta che si è espansa in tre fiori. Consulto Serapia che è un’esperta: trattasi di Aeonium arboreum, chiamato anche ‘Rosa irlandese’ e potrebbe diventare un piccolo albero. L’ho portato come souvenir dalla Puglia diversi anni fa e continua a farmi compagnia. Anche il Ficus robusta nella cameretta di mio figlio continua a emettere foglie. Quando vedo la guaina marroncina che si stacca per scoprire la foglia neonata lucidissima non posso evitare di sorridere. Da quando mi occupo di piante verdi l’hobby del giardinaggio si è espanso. Il piccolo vivaio domestico cresce e il mio umore se ne giova. Anche se le piante non parlano, comunicano. Le considero delle confidenti che assorbono il mio malumore e lo stemperano fino a trasformarlo in piacere. Non è un caso se durante le conferenze e gli incontri d’alto livello l’ambiente è attrezzato di piante verdi, non solo per motivi decorativi. Per non parlare della chiesa dove in prossimità dell’altare confezioni di piante verdi costituiscono un elegante biglietto da visita. Ieri ho messo in acqua cinque bulbi di Giacinti, come d’abitudine in questo periodo che doneranno colore e profumo alla casa tra qualche settimana. Così piante verdi e fiori mi garantiscono la bellezza anche nella stagione fredda…che poi tanto fredda non sarà. Sto pensando di raccogliere le Ortensie a fine fioritura, prima che la prossima pioggia le sciupi. Un omaggio floreale dal giardino al centro tavola, senza passare per la fioreria. Una soddisfazione che non costa nulla e dona molto.
Reinventarsi come le Ortensie
Non so se annoverare tra i fiori d’autunno le Ortensie che fioriscono da giugno a settembre; adesso stanno virando verso tonalità pastello. Le ho fotografate i mesi scorsi blu, viola, rosa intenso… ora iindossano tonalità tenui tra il verde mela e il pink. Mi piacciono pure così, ne raccolgo un mazzo e le sistemo in un vaso dove inserisco un po’ d’acqua perché non cadano. Ma non gli servirebbe, perché il processo di essiccamento è già iniziato. Anche se i miei colori preferiti sono altri, devo dire che il verde e il rosa stanno bene insieme. La mia simpatia per questo fiore elegante e duraturo è di vecchia data e risale al 2000, anno in cui sono venuta ad abitare a Castelcucco. Ne avevo interrate dieci piante, cinque rosa e cinque celesti che poi si sono mischiate. Altre sono giunte ai compleanni, cosicché non posso lamentarmi. In casa ne ho un po’ dappertutto: in studio, in sala, in bagno, in cucina e mi spiace sostituirle quando perdono del tutto il colore. Allora le utilizzo per fare i “fuochi d’artificio” casalinghi: apro lo sportello della stufa, le posiziono dentro e accendo il fuoco, procurandomi uno spettacolo vulcanico di pochi secondi di grande effetto. Nella cultura giapponese simboleggiano gratitudine, ma anche solitudine che per me va benissimo, purché sia una scelta e non sia imposta. Del resto mi pare congeniale a una persona che scrive un habitat tranquillo dove raccogliere i pensieri e trasformarli in emozioni da condividere. Anche l’abbinamento fiori versi nel mio caso funziona perché capita che fotografare un fiore mi stimoli a stabilire una relazione affettuosa. L’Ortensia, generosa e longeva mi suggerisce delle riflessioni sull’età che avanza, con i suoi pro e i suoi contro. Durare e reinventarsi come le Ortensie è salutare.
