Maestri e Allievi

Decisamente freddo, meno due gradi alle dieci. Giornata di mercato locale, ma evito di uscire a piedi, qualche tratto a nord è ghiacciato. Prendo l’auto per sbrigare un paio di pratiche. Prima di rientrare, faccio tappa al bar Viceversa, di solito affollato ma non stamattina. Mentre sono seduta in attesa della consumazione, entra il sindaco del paese, Paolo Mares, con tanto di berretto col pon-pon. È simpatico di suo, ma il copricapo particolare esalta il suo spirito giocoso. Lui mi saluta sempre con l’appellativo ‘prof’ che sembra fare un tutt’uno con la mia persona. Forse per il ruolo di insegnante che ho avuto, oppure per un ricordo nostalgico mi racconta della sua esperienza alle elementari, vissuta con entusiasmo e soddisfazione, usufruendo della continuità didattica dell’abile maestro Ferracin. Dettaglio curioso: lui e i suoi allievi si incontravano un quarto d’ora prima dell’inizio delle lezioni, per scambiarsi le figurine. Una volta Paolo – il sindaco – ha tardato a metterle via e gli furono sequestate, con restituzione solo a fine anno scolastico. Un esempio di autorevolezza che ha lasciato il segno. Io ricordo con riconoscenza il maestro di quinta elementare Enrico Cunial, cui ho dedicato l’opera Dove I Germogli Diventano Fiori. Mentre lo ascolto rapìta, penso alla situazione degli insegnanti oggi, sovraccaricati di impegni e costretti a guardarsi le spalle da genitori e allievi. Fortunatamente sono in pensione. Non per merito mio, ma tra i miei ex alunni, qualche germoglio è diventato un bel fiore.

“Se investissimo sulle cose minime?”

La rubrica di don Antonio Mazzi mi offre lo spunto per il post odierno. Il titolo è un chiaro monito a non sperperare: “Regaliamoci un 2026 di solidarietà” con citazione del neuropsichiatra Giovanni Bollea che consigliava di evitare regali costosi ai figli, versando una quota ai bambini che soffrono la fame. Ma sono le parole del fondatore di Exodus a convincermi: “E se trasformassimo le Feste in una specie di banca che investe sulle cose minime: gli odori, i sapori, i sorrisi, i silenzi, gli sguardi, le musiche?” Su questa linea minimale mi sono mossa anch’io, donando qualcosa fatto con le mie mani: muffin e confetture di albicocche/prugne rigorosamente mie, oppure con la mia mente, nel caso della poesia accompagnata dalla foto ispiratrice. I destinatari hanno gradito e il loro apprezzamento mi nutre. A mia volta ho ricevuto doni che implicano sensibilità e gentilezza. Particolarmente graditi i rami di Calicantus di Lina e la vendita di alcune copie del mio ultimo libro Amici Inaspettati da parte di Lara, mia parrucchiera di fiducia, e non solo. Intercettando un mio desiderio, Manuel mi ha fatto trovare sotto l’albero A tavola con le ricette del convento, e mio figlio il manuale di difesa alimentare Fa bene o fa male? testi che sono le due facce della stessa medaglia, perciò non posso trascurarmi. Ometto l’elenco di altri graditi regali, perché sarebbe piuttosto lungo. Ah, ho appena trovato una profumata bustina di tisana alle more di Lucia nella cassetta della posta! Anche se vivo da sola (con tre gatti e quattro canarini) non conduco vita solitaria, dedicando il mio tempo migliore a pensare e a scrivere.

Tenace come un fiore

“Non rassegnatevi, siate esigenti, coraggiosi” è un passaggio del discorso di fine anno del Presidente Sergio Mattarella rivolto ieri sera agli Italiani. Parole misurate che abbracciano la vita della Repubblica, quest’anno 80enne. “La nostra aspettativa è rivolta alla pace” esordisce il Presidente che poi rivolge la domanda: “Cosa posso fare io?”, invitando a rimuovere il senso di impotenza che si annida in molti. In una sorta di film della memoria, ricorda le tappe compiute dall’Italia “grande Paese”, elencando però anche i momenti bui e ciò che non funziona, come i troppi morti sul lavoro. Non a caso chiude il suo dire, rivolgendo l’invito ad operare, ognuno nel suo campo, per il bene individuale e collettivo. “Schiena dritta e alziamo gli occhi” è il commento che Adriana fa alla mia poesia Fiore Audace che ho dedicato ai miei contatti, nelle intenzioni beneaugurante. L’anonimo bulbo di Amaryllis si è trasformato in uno splendido fiore multiplo che svetta verso l’alto, indice silenzioso di tenacia. Riporto le prime due strofe, a beneficio dei lettori, rinnovando gli auguri di un sereno e produttivo anno nuovo. Il fiore in vaso sbocciato/ad aprirsi non si è limitato,/svetta deciso verso l’alto/con l’audacia di un guerriero/foriero del messaggio:/”Guarda innanzi, tira dritto/non piangerti addosso/se sbatti contro un sasso!”/. Silenziosamente, con la forza dentro di sé, l’anonimo bulbo è diventato un meraviglioso fiore. Proviamo a fare come lui.

Nespolo Festoso… e Buon Natale 🎄

Cari Lettori, Buon Natale! Oggi sarò breve, ma non voglio mancare al consueto appuntamento. Se volete, potete aggiornarmi voi su come state trascorrendo questo giorno speciale. Ho pensato per tempo a un dono fatto in casa: una poesia con foto. È successo così: in un angolo destinato all’orto dove vado a raccogliere la salvia c’è un Nespolo giapponese, sorprendentemente fiorito a Dicembre. Sta lì da qualche anno, ma non mi ero mai accorta prima della specialità di fiorire col freddo, diversamente dal Nespolo comune. I fiori sono piccoli e profumatissimi, riuniti in grappoli. Ho pensato che fa da contrappeso all’Abete addobbato. Di conseguenza, mi sono venuti i seguenti versi, che intendo augurali e che vi dedico: Nespolo Festoso In questo giorno speciale/non voglio essere banale/evito auguri confezionati/tanto quanto regali pagati./Cerco qualcosa riposto/tra le pieghe della mente/da offrire serenamente/a chi considera le parole./Non è tempo di viole/a DIcembre infreddolito/ma il Nespolo è fiorito/per intenerire il cuore./Bianco di un solo colore/il grappolo profumato/compete con l’Abete variegato/per infondere puro amore//. Buone Feste

Giglio delle Barbados

Circa due mesi fa mi è stata regalata una pianta che era appartenuta a una signora mancata, in teoria un’orchidea che nella realtà si è rivelata un “Hippeastrum striatum o Giglio striato delle Barbados, spesso scambiato per Amaryllis” secondo il parere di Serapia, confermato da Roberta che ringrazio. La curiosità ha accompagnato la crescita dei tre steli su cui sono sbocciate tre coppie di fiori stellati rossi: una meraviglia. Il nome geografico Barbados mi ha invogliata a fare una piccola ricerca che mi ha proiettata assai lontano, nelle Piccole Antille, un’isola di origine corallina, a est dei Caraibi, al confine con l’Atlantico. Pensare al viaggio del fiore, giunto fino a noi e nelle mie mani mi ha indotta a dedicargli una poesia, che riporto di seguito, intitolata GIGLIO STRIATO Il Fico ha perso le foglie/ma è sbocciato il Giglio/striato delle Barbados/cugino dell’Amaryllis,/una bulbosa meravigliosa./Era di una signora mancata/in qualche modo ritornata/con la pianta esplosa/nelle ardenti corolle,/quasi altrettante stelle./Dentro il grande fiore/intravedo spiagge bianche,/acque cristalline, sabbia fine/accarezzata dai piedi nudi/degli schiavi nelle piantagioni./ Il bel fiore diventa un ponte/tra passato e presente/tra chi c’era e più non c’è/compreso chi ora sfiora/con le dita la corolla ardita.//

Cucina e Conventi

È noto che non mi piace stare ai fornelli, anche se non credo di essere poi così male come cuoca. Per caso mi capita di accendere la tivù verso le 17.30, mentre faccio una veloce merenda e assisto alla dimostrazione culinaria da parte di due frati, più un terzo per l’assaggio finale. Sì tratta di don Anselmo, don Salvatore e don Riccardo dell’abbazia benedettina di san Martino delle Scale, autori di Le ricette del convento con sottotitolo Fatele a casa e fatele bene. Simpatici e bravi. I tre monaci sono diventati popolari, grazie al programma omonimo, trasmesso su Food Network che non conoscevo, fino a ieri pomeriggio. Il connubio tradizione devozione è vincente. Mentre don Salvatore inserisce la cipolla e le alici nella pentola, per realizzare il riso, don Anselmo più anziano racconta di come mangiava da ragazzo. La successiva ricetta potrebbe essere un secondo, oppure un piatto unico e prevede l’uso di piselli e uova. Decido che sarà la mia cena… ma al momento di realizzarla mi mancano i piselli, perciò la rinvio ad altro giorno. Comunque non mi stupisce che molti piatti, tanto semplici che prelibati siano usciti dai conventi, data la propensione dei monaci per questo ambito. Tra pochi giorni, a Nuova Delhi l’UNESCO deciderà se la cucina italiana sarà patrimonio dell’umanità. Per me è di sicuro un valore, sostenuto anche dall’abilità dei monaci, sperimentata di persona nel Convento dei Cappuccini a Savona, diversi anni fa, in occasione del Concorso di poesia e narrativa “Insieme nel Mondo”. Partecipai alla 15esima edizione del 2017 e mi classificai Vincitrice per la silloge Natura d’Oro. Un bel ricordo che accarezza anima e palato.

La natura che cura

A proposito di fiori e piante, leggo su Pianeta 2030 del Corriere Della Sera l’intervista di Katia D’Addona a Kathy Willis, esperta di piante a livello internazionale, creata baronessa l’8 luglio 2022 dalla regina Elisabetta II. Il titolo dell’intervista contiene il messaggio, frutto delle ricerche della 61enne scienziata che insegna Biodiversità presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Oxford dove vive: La natura va assunta come farmaco: aiuta l’attenzione, combatte insonnia e assenteismo. Kathy caldeggia l’avvicinamento dell’uomo alla natura attraverso tutti e cinque i sensi, compresi olfatto e udito, attraverso i quali “la natura può curarci di più”. L’importanza del verde per la crescita cognitiva e comportamentale dì bambini e adolescenti è confermata dalla raccolta di numerosi studi compiuti dalla Willis, la quale ha scritto al riguardo il saggio La natura che cura. Perché vedere, annusare, toccare le piante ci rende più sani, felici e longevi. Intendo leggerlo. Nel mio privato, sperimento ogni giorno il benessere che mi viene da piante e fiori con i quali ho un rapporto emozionale. Vari locali della casa sono abitati da piante verdi o fiorite. In aggiunta ho i quadri di fiori a mezzo punto fatti da mia mamma e i dipinti floreali di Pio e di Noè Zardo: una salutare compagnia.

Versatili Ortensie

Tra me e le Ortensie c’è un feeling. Da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto… ho scoperto la mia passione per i fiori, che coltivo di vario tipo. Tra le piante da fiore, quella con la fioritura più lunga è appunto l’Ortensia, praticamente dalla primavera all’autunno inoltrato. Portamento elegante, si conserva anche recisa per diversi giorni, cambiando se mai di colore. Unico assente, il profumo (ma chi è insofferente agli odori, se ne giova). Adesso i capolini rimasti sullo stelo sono come di carta velina, ma ancora adatti per composizioni secche. Qualcuno li spruzza di argento e oro, in vista delle festività natalizie. Io li preferisco al naturale, e così li ho distribuiti per casa. Però le aiuole di lato alla cucina si erano allargate troppo e mio figlio sabato le ha cimate, riempiendo il bidone del vegetale. Mi sono occupata della restante potatura, per ricavare dei rametti dallo scarto, da fare essiccare e successivamente utilizzare per accendere la stufa. Idem per i capolini che una volta aggiunti alla legna scoppiettante regalano un vero fuoco d’artificio domestico. È il cinema che mi godo la sera dopo le venti in compagnia dei gatti. Che gradiscono.

Qualità e Gentilezza

Mi sono regalata un porta listino, come avevo scritto nel post di venerdì, non della Moleskine ma della City Time, acquistato alla Cartolibreria La Fontese, di Fonte: fa lo stesso, lo scopo è raccogliere fogli e biglietti nella parte laterale, tenendo sott’occhio il blocco su cui scrivere. Non garantisco di diventare ordinata – per una persona creativa è piuttosto improbabile – ma almeno ci provo. Al momenti di pagare, la titolare mi infila nella busta un paio di campioncini di profumo che riemergono a sera. Credo di essere una buona cliente, non tanto per la quantità di prodotti che compero, ma perché bado alla qualità che qui trovo. Del resto si tratta di una cartoleria a conduzione familiare dove lavorano i genitori e i figli, il che è rassicurante, a prescindere dal resto. Uno dei profumi è VERSACE Eros pour Femme, con la testa di Medusa effigiata sulla bottiglia. Al netto del mito della sacerdotessa di Atena trasformata per vendetta in mostro, la Medusa è un simbolo di buon auspicio e significa protettrice, guardiana. Sarà una coincidenza, ma domenica pomeriggio sento raccontare la storia della Medusa che Canova riprodusse sul marmo. Per dire come lo stilista e imprenditore Gianni Versace, assassinato il 15 luglio 1997 avesse scelto bene il suo ‘logo’. Sfilato il campioncino dalla custodia, l’ho provato spruzzando sul polso: profumo raffinato che mi riporta al limone, al bergamotto, alla Peonia e ad altri amati fiori. Una fragranza deliziosa, trasmessa da un gesto gentile.

Olivo, simbolo di pace, saggezza e rinascita

Giornata Mondiale dell’Olivo, iniziativa promossa dall’UNESCO per celebrare l’importanza di questo albero. Castelcucco, il mio Comune è entrato a far parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio che intende valorizzare l’Olivocoltura e promuovere la qualità dell’olio locale. Anch’io ho un Olivo in un angolo del giardino, piuttosto malconcio a dire la verità, messo a dimora più per il significato simbolico che per i pochi frutti donati. Universalmente segno di speranza e resilienza, l’Olivo simboleggia soprattutto pace, saggezza e rinascita. A Pove del Grappa c’è la Conca degli Ulivi che regala extravergini di eccellenza. Amedeo Michele Alberton, mio compagno del Liceo – il primo dell’elenco – ne avrebbe da dire. Quando abitavo a Possagno, portavo mio figlio piccolo in una stradina laterale al Tempio del Canova dove c’erano, e credo ci siano ancora diversi Olivi. Quanto alle proprietà, ne ha diverse, specie quelle delle foglie, utli come antiossidanti, ipotensivi e ipoglicemizzanti. Le olive forniscono grassi monoinsaturi che aiutano la salute cardiovascolare, riducendo il colesterolo cattivo (LDL) e aumentando quello buono (HDL). Si possono mangiare circa 6 olive al giorno, l’equivalente di circa 2 cucchiaini d’olio d’oliva, di cui non sono grande consumatrice. Però mi prometto di migliorare. No