Leggo un’intervista al Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul IL GAZZETTINO di Treviso di ieri: interessante e sorprendente, perché traspare l’uomo più che il politico, ex magistrato e saggista, coinvolto in questi giorni nella Riforma della Giustizia, nodo cruciale. A parte che il ministro è un gigante fisicamente ed è di Treviso (dov’è nato il 6 febbraio 1947), mi sono compiaciuta nel leggere che ama i gatti, come me e che tra le letture preferite pone i Pensieri di Blaise Pascal (Clermont, 19 giugno 1623 – Parigi 19 agosto 1662), mio riferimento culturale privilegiato dai tempi del Liceo quando trascrissi alcuni pensieri su un cartoncino, affisso poi sopra il letto. Mi è rimasto stampato “Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”. Le ragioni del cuore sono uno degli argomenti più famosi della Filosofia. Tema sempre attuale, a mio dire. Tornando a Carlo Nordio, mi ha colpito la sua personale ricetta per la felicità, obiettivo che ritiene sacrosanto: scovare i talenti dentro di sé e coltivarli…magari ignorando l’invidia che ritiene un male sociale. Partendo dal presupposto che ognuno ha delle predisposizioni, concordo che vanno indagate e favorite, cosa che si fa a scuola con le attività di Orientamento in vista della scelta della scuola superiore. Per molti però la ricerca si ferma prima dell’età adulta, forse sopraffatti da necessità contingenti legate al mondo del lavoro, oppure alla creazione di una famiglia. Però la persona è in continuo divenire ed è soprattutto da adulti che serve una spinta per elevarsi: che sia arte, artigianato o volontariato va bene comunque. A proposito di arte, già gli antichi Greci avevano identificato in nove personaggi mitologici femminili le Muse protettrici di altrettanti ambiti espressivi dell’ingegno umano. La cultura da allora si è alquanto ampliata e tutte le branche del sapere hanno un loro protettore che le rappresenta. In assenza, sopperiscono i santi. Quale amante della natura e della poesia, a me sta bene il poverello di Assisi (se a lui non dispiace)
Categoria: Emozioni e pensieri
Proposte rivitalizzanti
Il sabato mattina mi assento da casa. È un’abitudine che mantengo da quando sono in pensione. Ho appuntamento fisso con Lara, la mia parrucchiera che fa parte dei miei contatti speciali. I capelli lunghi sono esigenti, esigono attenzioni particolari, ma poi non ci penso più per tutta la settimana. Torno verso mezzogiorno, di solito affamata perché prima non riesco a infilarci la puntata al bar con annessa lettura del quotidiano. Accendo il televisore sul primo canale dove prendo atto di una iniziativa a carattere culturale-religioso che trovo interessante: la “Lunga notte delle chiese” in città e sul territorio, venerdì 9 giugno a Padova, per il quinto anno. Partecipazione gratuita, su prenotazione che vede alternarsi un programma musicale e uno teatrale, dal tardo pomeriggio fino alle 24, con la proposta “In cerca di armonie” nella chiesa di San Gaetano, dove già la parola armonie fa intuire parecchio. Bene ha fatto la diocesi di Padova per favorire l’incontro tra momenti artistici, culturali e religiosi. Ritengo che le chiese sarebbero frequentate anche da chi non è praticante, se l’invito fosse esteso a tutti, indipendentemente dal credo. Mi viene in mente il fortunato film ambientato in un convento americano dove la finta suora, interpretata dall’esuberante Whoopi Golberg riesce a riempire la chiesa con il coro delle sorelle/attrici. Si tratta di una commedia musicale, del 1992 che ebbe un enorme successo, grazie anche al messaggio innovativo. Ritengo che sarebbe arricchente per lo spirito di chiunque sentirsi invitato a un banchetto culturale nel luogo dello spirito. D’altronde le chiese racchiudono dei patrimoni d’arte per dipinti e sculture. Inserirci altre espressioni artistiche, quali la poesia, il teatro, la musica (diversa da quella religiosa che già c’è) ed altre manifestazioni dell’ingegno non può che vitalizzare l’anima.
Educare non è allevare
Giorno di mercato locale… e di pulizia giardino, visto che la mattina è soleggiata ma il pomeriggio potrebbe piovere. Mentre Reginaldo taglia l’erba, io lego i pomodori che stanno crescendo. Mi piace sentire l’odore rilasciato dalle foglie mentre le tocco. Le due piantine di zucca hanno cacciato il primo fiore arancione. Occuparmi dello scoperto sta diventando un’abitudine quindicinale piacevole. Tra un po’ potrei smettere di andare al mercato, dove peraltro frequento due-tre bancarelle: fiori, sementi, frutta/verdura. Alle dieci il mio aiutante se ne va e io faccio una capatina in piazza. Il bar Mirò di Gabriella è frequentato più fuori che dentro, data la bella giornata. Solita consumazione ‘mezza dentro e mezza fuori’ nel senso che la vetrata d’ingresso è aperta. Mi arrampico sullo sgabello e leggo IL GAZZETTINO di Treviso, dove mi attrae l’argomento anticipato in prima pagina, taglio medio-basso (se ricordo bene): Bullismi social, il provveditore alle famiglie: “Educate i figli”, argomento trattato all’interno a pag. VII con la foto del dirigente scolastico provinciale Barbara Sardella ed il suo punto di vista al riguardo che sintetizzo con le sue stesse parole: “c’è una generazione di genitori immaturi…pur cresciuta bene a livello educativo”. Oibò, un colpo all’incudine e un colpo al martello. A parte il riferimento a episodi incresciosi accaduti alla Scuola Media Serena, come genitore mi sento chiamato in causa. Però mio figlio è adulto, tra due mesi giusti compirà 35 anni. Sono alquanto sollevata che non sia adolescente e che si stia costruendo una vita autonoma. Non so cosa pensi di me come genitore, mi sono interrogata spesso, riconoscendo che il ruolo è duro e assorbente, oltre l’immaginabile. Da madre single ho dovuto arrangiarmi, cercando gli aiuti giusti, senza mai delegare. Praticamente mi sono comportata come una delle piante autoctone che hanno preso possesso del mio giardino, sfornando frutti acerbi e gratuiti.
Pietà, sentimento raro
Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂
Buon onomastico e Buon compleanno
Oggi non c’è verso di farmi aiutare dal web per scrivere il mio quotidiano post. Provo a cercare notizie, ma sullo schermo del computer leggo ‘impossibile collegarsi al sito’ perciò consulto il calendario, anzi i calendari perché ne ho più di uno in giro per casa, retaggio di quando ero in servizio e super affaccendata. Vedo che è San Roberto e il compleanno di Marta. Intanto auguri alle Roberta che conosco, dato che non esiste la forma femminile del nome ed altrettanti auguri a chi lo porta al maschile (per pignoleria, mi risulta ci sia anche un san Roberto Bellarmino il 17 settembre), poi mi sposto sul compleanno odierno di Marta, entrata a gamba tesa tra i miei contatti speciali, per le qualità che le riconosco: simpatica, gentile, servizievole. Quest’ultimo aggettivo è raddoppiato per il numero di persone che cura e accudisce, macinando chilometri e dedicando loro non poco tempo. Qualche volta ci scambiamo ‘doni’ fatti in casa: io muffin e lei uova dal guscio bianchissimo. Spesso mi invita a bere il caffè a casa sua, mentre lei si ferma al cancello di casa mia, perché è di passaggio verso il dovere dettatole dal cuore. Ammiro il suo spirito di servizio, piuttosto latitante altrove. Marta impersona la pietà, sentimento poco di moda. Ma spero di sbagliarmi. Se necessitata ad occuparmi come lei di un familiare anziano e/o di un amico in difficoltà, il suo impegno mi sarebbe di riferimento e di aiuto. Penso che molti volontari siano impegnati in vari ambiti con lo stesso spirito, basti pensare ai molti giovani e meno giovani attivi nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Perciò l’augurio più calzante che posso fare a Marta è di custodire la sua umanità, sperando che il suo esempio non rimanga circoscritto. Auguri di cuore, Marta! 🥂
Dietro le quinte del blog Verba Nostra
La nascita del blog Verba Nostra alla data di oggi si intende avvenuta. Come un neonato che emette il primo vagito e poi è tutto un concentrato di cure, così questo diario online sarà nutrito dagli scritti delle autrici, me compresa che mi considero una zia. Il padre putativo è Manuel, senza il quale non ci sarebbe neanche il blog Verba Mea che sta per compiere due anni. Ieri il mio prezioso ex studente ha caricato alcuni testi per così dire di presentazione, in uno scorcio temporale… dovuto al temporale abbattutosi sul bassanese che gli ha consentito di defilarsi dalla fiera di elettronica cui partecipava e di fiondarsi da me. Stanco lui, incompetente io abbiamo anche riso parecchio, pasticciando coi nomi e coi cognomi delle autrici del blog: Veronica e Valentina talvolta si scambiavano i cognomi simili, il mio per assonanza richiamava quello di Sara ed alla fine Cusin, con una punta di malizia trasformando la vocale u in a ci faceva scompisciare dalle risa. Insomma, il dietro le quinte della nascita di un blog composto da sei persone offre degli spunti per narrazioni frizzanti. Personalmente sono ammirata della bravura di ognuna del gruppo che è come il lato di un esagono colorato, oppure il fiore in boccio di un bouquet, come lo ha rappresentato poeticamente Francesca. Cosa ci aspettiamo dal blog, ognuna lo dice in apertura dopo essersi presentata: sono biglietti da visita genuini che preludono a racconti, poesie e storie emozionanti. Ognuna conta sul sostegno dell’altra e insieme contiamo di ricevere visite e commenti costruttivi. Le più giovani sapranno cavarsela col computer meglio della sottoscritta che rinnova un grazie stratosferico a Manuel per l’apporto fornito da remoto e in presenza. Entro la fine del mese, il mio tecnico informatico, studente di Ingegneria elettronica a Cesena deve sostenere un bel po’ di esami, in vista della laurea in autunno. Dopo faremo festa grande! 🥂
Un film capolavoro
Rivedo per l’ennesima volta il film Il Postino, che avevo proposto anche alle mie terze durante il servizio scolastico. Non mi sono ancora stancata, lo ritengo un capolavoro; mi fa bene ogni volta che mi capita di rivederlo, come è successo ieri pomeriggio su rete 4. Il film è del 1994, perciò ha quasi trent’anni, tuttavia cattura l’attenzione come fosse sempre nuovo: dev’essere un privilegio dei classici. Quattro nomination per l’Oscar nel 1996, un premio Oscar per la colonna sonora a Luis Bacalov, Massimo Troisi miglior attore protagonista, miglior regia a Michael Radford erano già un segnale. Superlativa anche l’interpretazione di Philippe Noiret nei panni di Pablo Neruda, il poeta delle donne e del popolo, come precisa il capoufficio del piccolo ufficio postale dell’isola dove è stato mandato in esilio il poeta cileno per le sue idee comuniste. La morte di Troisi (19.02.1953 – 4.06.1994) il giorno dopo che fu girata l’ultima scena del film – che uscirà il 22.09.1994 – ha ulteriormente accresciuto l’alone di meraviglia che lo avvolge, meraviglia che esce dagli scorci panoramici, dalla timidezza del protagonista Mario Ruoppolo, dal fascino mediterraneo di Beatrice/Cucinotta, dall’energia grezza della zia… dall’amicizia tra il grande poeta e il postino quasi analfabeta che si emancipa. Nell’insieme un omaggio alla ricerca della bellezza e di ciò che eleva lo spirito. Ma ognuno può farne la lettura che crede e ricavare la sua lezione. Se ispirata, anch’io scrivo poesie e per me questo film è una miniera di suggerimenti. Perciò grazie a chi l’ha pensato, interpretato e giustamente premiato. Vale la pena di vederlo e rivederlo. Provare per credere!
A chi fuma
Di tutte le specie di Nicotiana – genere di pianta della famiglia Solanaceae – la più comune e sfruttata per la produzione di foglie di tabacco da fumare è la Nicotiana tabacum, così chiamata in onore di Jean Nicot che nel 1561 presentò il tabacco alla corte reale francese. Oggi 31 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra la “Giornata Mondiale senza tabacco”, incentrata quest’anno sul tema “abbiamo bisogno di cibo non di tabacco”. Il tabacco danneggia l’ambiente ed è pericoloso. Fatta l’introduzione, adesso mi espongo. Mio padre era un grande – in certi periodi grandissimo – fumatore ed è morto d’infarto a 58 anni, oltre quarant’anni fa. Di certo il fumo non gli fece bene, anche se può darsi sia stato una concausa, più che una causa della morte improvvisa. Nessuno in famiglia fumava, ma ricordo l’odore acre del fumo che aleggiava in casa. Anche le litigate di mia madre perché smettesse, cosa che avvenne tardivamente quando fu operato all’anca, nel tardo autunno di un paio d’anni prima di andarsene. Allora le sigarette furono sostituite dai mandarini e il gradevole profumo degli agrumi disperse quello delle sigarette (nazionali senza filtro, se ricordo bene). Mi sono permessa questa digressione, perché mio padre è mancato troppo presto, non lo conoscevo ancora del tutto. Se fosse vissuto almeno altri vent’anni, avremmo potuto frequentarci e oggi non rimpiangerei la sua rapida uscita di scena. Mia intenzione è fare giungere il messaggio alle persone care che fumano, di non sottovalutare il rischio che corrono: di perdere la vita anzitempo, ma anche di provocare un vuoto incolmabile. Vale anche per le persone che non conosco, cui riconosco comunque la facoltà di scegliere come vivere la vita, una e irripetibile.
Belle parole
Solidarietà, che bella parola: contiene la radice di sole e rima con serietà (chiedo scusa per la libera analisi linguistica). Evoca tante persone diverse che si danno da fare per un bene comune, quindi solidarietà va a braccetto con Comunità (Tra l’altro, oggi è la Giornata della Legalità che lascio alla riflessione privata). Sento citare le belle parole riguardo il clima di grande dedizione che accarezza chiunque si sta impegnando per superare la fase due dell’alluvione in Emilia Romagna. Jacopo Morrone in diretta ringrazia le aziende che stanno dando una mano, in buona compagnia con migliaia di volontari, di cui molti giovani, giunti da ovunque. 14 morti e 26.000 sfollati lo esigono. Una parola a ruota con le due succitate, sebbene non in rima è Ricostruzione che fa rima con Prevenzione, questa sì trascurata, pare da vari decenni. Di ricostruzione sentiremo parlare parecchio e la metteranno in agenda i Ministri convocati oggi per un Consiglio dei Ministri dedicato ai primi urgenti provvedimenti relativi agli interventi da attuare per la devastante alluvione. Credo che lo spirito vitale dei romagnoli non si lascerà abbattere, tuttavia sono altresì persuasa che non tutti abbiano voglia di cantare ‘Romagna Mia’, meglio se mi sbaglio. La distruzione provocata dall’alluvione (oggi le rime mi perseguitano) ha tolto tutto o quasi il frutto dei sacrifici di una vita: azienda, animali, case, cose…vite! E tra gli sfollati molti sono in là con gli anni. Solo da pensionata io ho cominciato a percepire la casa come bene materiale, ma soprattutto di valori quali sacrificio, impegno, cura, manutenzione… cosicché a poco a poco ho cominciato ad affezionarmici, tanto che sto pensando di restarci anche Dopo, magari sotto il profumato e contorto glicine dove mi rifugio di preferenza per leggere e/o scrivere. Non riesco a immaginare come mi sentirei se un catastrofico evento natura!e o peggio, un difetto di costruzione me la portassero via.
Mamme e uccelli migratori
Domenica 14 maggio, festa della mamma e giornata mondiale degli uccelli migratori: l’associazione mi piace, perciò provo a dire qualcosa di sensato al riguardo. Intanto auguri alle mamme della mia rete amicale: Lucia, Marcella, Marta1 e Marta2, Serapia, Francesca, Vilma, Antonietta, Valentina1 e Valentina 2, Paola… e auguri a chi mamma lo è nello spirito. Sul ruolo di mamma avrei così tanto da dire, che ci sto scrivendo un romanzo. È troppo edulcorato dalla pubblicità e poco sostenuto nelle necessità, distribuite a tempo indeterminato. Inoltre la mamma fa sovente da capro espiatorio se il figlio sgarra e/o si comporta male. La figura del padre ‘che lavora’ è meno coinvolta nell’educazione. Insomma, mamma multitasking sempre! Nel mondo animale la cura della prole è limitata nel tempo e questo dovrebbe suggerirci qualcosa. Anche le mamme hanno bisogno di deporre il carico e fare come gli uccelli migratori: girare pagina e impegnare le energie altrove. Conosco persone che si sono calate nei panni di ‘mamma della mamma’ dei nipoti, raddoppiando le fatiche e gli impegni, il che mi sembra onestamente esagerato. Salvo che la mamma impegnata a oltranza non stia bene nei panni della super mamma. Io sono pienamente appagata del ruolo di mamma in pensione, nel senso che non sono più in servizio attivo come genitore e ringrazio mio figlio, ora adulto di avermi restituito del tempo per fare ciò che mi piace. Ovviamente resto a disposizione per sostenere il legame parentale, con reciproco benessere, ma senza ‘ricatti affettivi’, a volte addotti perché fanno comodo a una delle parti. La libertà è una grande cosa, anche quella affettiva. Credo me l’abbia trasmessa mia mamma, donna battagliera, mancata nel 2007, cui va il mio pensiero oggi. I suoi profumatissimi garofani bianchi sono sbocciati stamattina, una presenza discreta e costante.
