Maltempo… forse addio

Stamattina il video annuncia allerta arancione in Emilia Romagna, gialla in altre regioni. Il Veneto si trova a fronteggiare nuovamente situazioni meteorologiche avverse. La Protezione Civile annuncia una giornata di maltempo che durerà fino a mezzanotte. Sono disorientata e in ansia. Di prima mattina sembra annunciarsi una buona giornata, però bisognerà vedere come evolve. Ieri pomeriggio sembrava ci fosse il diluvio: pioggia battente, raffiche di vento…dentro casa i gatti nervosi finché verso le diciassette è addirittura uscito il sole. Ovviamente non mi sono mossa e ho molto gradito la visita di Lucia, arrivata con l’ombrello e rientrata senza. Per uscire dal privato, meno male che nelle alte sfere qualcuno si è accorto che la situazione climatica è di importanza globale e riguarda tutti. A partire dagli Anni Sessanta del secolo scorso, ogni decennio è risultato più caldo di quello precedente. La crisi climatica ha aumentato la temperatura media globale, portando a temperature estreme più frequenti, con aumento della mortalità, una minore produttività e danni alle infrastrutture. Dal cambiamento climatico sono colpite tutte le zone del pianeta, chi più chi meno. Pare che il 2030 sarà il punto di non ritorno, secondo la Commissione che se ne occupa. E non è finita, perché il Paese più vulnerabile tra le economie europee è proprio l’Italia. Qua mi fermo, per non mettermi a piangere, sperando che le previsioni nefaste siano state stilate per eccesso. Al momento che sto per postare, arriva mio figlio con lo skateboard, mezzo che usava con la bella stagione. Pepita sta facendo acrobazie sul traliccio dove si distendono i rami della rosa rampicante: due indizi che fanno ben sperare. Incrociamo le dita!

Un personaggio eclettico

Circa 15 anni fa – doveva essere il 2008 o l’anno dopo – ebbi l’opportunità e il piacere di stringere la mano a Diego Dalla Palma (Enego, 24.12.1950) invitato dall’amica Novella Franciosi, allora presidente della Commissione Pari Opportunità a presentare il libro Accarezzami, madre. Sapevo qualcosa del noto personaggio televisivo, considerato uno dei più grandi truccatori a livello mondiale, ma non che scrivesse. Conservo con soddisfazione la copia autografata, provvista di dedica personalizzata. A lettura conclusa dell’opera, credo di avergli scritto per complimentarmi di avere messo nero su bianco i travagli della sua vita. In seguito l’ho visto e seguito in vari spazi televisivi. L’ultimo ieri mattina, durante il programma Uno Mattina in Famiglia. Indossa maglia viola a collo alto, sotto giacca verde pavone e già la scelta dei colori la dice lunga. La barba bianca curatissima fa da contraltare alla calvizie, occhi scuri penetranti: il personaggio si impone ancora prima di aprire bocca. Parla della bellezza imperfetta, di quella che esalta i difetti e rifugge dalla omologazione. Come dargli torto? Non ho comperato nessuno dei prodotti della sua linea, in quanto da giovane mi truccavo poco e non ho mai usato il fondotinta. Ma mi piace come il visagista concepisce l’estetica: “La bellezza è intelligenza ed essere persone per bene, non esistono difetti”. La sua idea è che il trucco dovrebbe intensificare il viso, valorizzare le sue caratteristiche senza grandi interventi, dato che “ci sono pochi interventi che rendono interessante una persona”. In risposta alla domanda: Cosa rende un uomo e una donna belli? riporta la frase di Robert De Niro che lui condivide: “Essere per bene, che è molto difficoltoso”. Poi aggiunge: “Anche l’Intelligenza è fondamentale, poi lo spirito…la bellezza è una categoria dello spirito, poi dove lo specchio offende la cultura difende”. La bellezza interiore è il titolo di un suo saggio. Attraente e affascinante!

Nomen Omen: oggi Felicita

Oggi 7 marzo santa Felicita, martire a Cartagine insieme a Santa Perpetua. Deriva dal tardo nome augurale latino ‘Felicitas’ che significa buona sorte, fortuna ed era portato da ‘Felicitas’, dea romana dell’abbondanza, della ricchezza e del successo. Mi viene in mente il testo scritto da Guido Gozzano (To, 19.12.1883 – To, 9.08.1916) ‘La Signorina Felicita ovvero la felicità’ dove il poeta descrive una donna non appariscente, ma serena e tranquilla, motivo per cui lui – che non era per nulla tranquillo – l’ammira. Nato in una famiglia benestante, è attratto dal mondo semplice e quotidiano. Tra l’altro aveva otto fratelli, di cui cinque femmine che immagino scrutasse negli atteggiamenti e nei modi, preferendo la spontaneità della Signorina Felicita. Certo portare un tale nome, è impegnativo. Tra l’altro il gioco di parole tra Felicita e felicità suggerisce una riflessione su obiettivi esistenziali. Nei registri dei miei alunni, in più di trent’anni non ne ho trovato nessuno. Però mia madre andava a trovare una signora che portava questo nome. In Italia non è molto diffuso, pare occupi il 533esimo posto. A rigore, visto che sono nomi femminili Serena, Gioia, Grazia… potrebbe starci anche Felicita. Curiosando, mi corre sotto l’occhio la differenza tra gioia e felicità: la gioia è definita come uno stato permanente, duraturo mentre la felicità si risolve in un’emozione temporanea, rapida. Vabbè, il nome non è cosa da poco per chi lo porta. La locuzione latina ‘Nomen omen’ ci dice che gli antichi romani ritenevano che il nome contenesse un presagio, in pratica il destino di una persona. Magari qualcuno ci si ritrova. Io mi tengo il mio, insipido per molto tempo e rivalutato da quando so che in turco Ada significa isola, un paesaggio che mi rappresenta.

‘La poesia femminile fa paura ai regimi’

Nella rubrica del Corriere ‘Il sale sulla coda” di Dacia Maraini leggo l’articolo ‘La poesia femminile fa paura ai regimi’ dedicato alla poetessa iraniana Mahvash Sabet, condannata ad altri 10 anni di carcere, dopo averne già scontati altrettanti. Nata a Teheran nel 1953 – mia coetanea – ha scritto un volume di poesie nel carcere di massima sicurezza di Evin, intitolato ‘Prison Poems’, pubblicato in inglese, che nel 1917 le e’ valso il titolo di ‘Scrittore internazionale di coraggio’. Oltre 100 poesie composte in lingua parsi, d’amore, riscatto, pace, libertà. Arrestata per la prima volta nel 2008 per motivi religiosi insieme ad altri sei leader, era ritornata libera il 18 settembre 2017. Adesso è stata nuovamente condannata ad altri dieci anni di carcere, per l’appartenenza alla religione ‘bahá’í da sempre considerata dal regime iraniano ‘nemica dell’Islam’. Della serie ‘Quando uno vuole attaccarsi a qualunque scusa per annientare il nemico’. Il libro è acquistabile in internet. Rifletto sulla sorte di questa donna di talento, piena di coraggio. Che abbia usato la poesia per comunicare e denunciare, le rende merito. Riporto quella intitolata Nostalgia nella traduzione di Julio Savi: Nostalgia di casa/nostalgia di te/del tuo sguardo/ardente d’amore/accarezzante/delle confidenze/scambiate/in anni lontani/del sole/che bacia il tappeto/nostalgia dei ragazzi/nostalgia dell’abbraccio/del vostro amore/mi manca il suo profumo//. Non serve commentare, si immagina lo struggimento della donna incarcerata che pensa al suo uomo, ai figli, alle tenerezze godute e perse. La poesia per lei deve essere stata terapeutica, una liberazione mentale e sentimentale dietro le sbarre. E non è ancora finita…

Festa delle bambole

Oggi in Giappone è la Festa delle bambole (Hina Matsuri) nota anche come Festa delle bambine: prepara all’arrivo della primavera e porta le famiglie a riunirsi per invocare salute, bellezza e amore per le proprie figlie femmine. A tale scopo si espongono per alcuni giorni bambole di ceramica vestite con abiti tradizionali. L’usanza nacque intorno al VII secolo, credendo che le bambole avessero il potere di allontanare spiriti malvagi e malattie. Mi piace la contaminazione tra passato e moderno tipica del Paese del Sol Levante. Lica Gian è la bambola ora più famosa, venduta online e vestita con gli stessi abiti indossati dalla stilista che la veste. Lo scopro seguendo STORIE, settimanale del Tg2 di prima mattina. Questa notizia mi riporta, giocoforza alla mia infanzia quando in realtà ho smesso di giocare a otto anni, con l’arrivo di mia sorella che dovevo accudire (attribuisco a questa circostanza la mia tendenza all’accumulo di oggetti, per una sorta di ‘rimedio’ a quanto non sperimentato). Pertanto non mi sono affezionata alle bambole, salvo una cui avevo dato il nome Emilia, per la simpatia verso una giovane donna che frequentava casa. Però ne ho regalate, anche di colore come mi ha ricordato Marcella. Da adulta, me ne sono fatta regalare una: seduta su una sedia di legno, con cuffietta in testa e vestito color melanzana sembra piuttosto la riproduzione della serena vecchiaia cui aspiro. Il gatto ci gioca e ogni tanto mi trovo per terra una scarpina, un nastro, perfino una mano (chissà che non alluda al decadimento fisico)… la ricompongo e torna a vegliare sul corridoio della zona notte. Del resto, chi l’ha detto che le bambole servono solo alle bambine? Non credo che oggi siano molto appetite come dono, essendosi molto espanso il ruolo della donna. Per fortuna.

29 febbraio, San Giusto

Ultimo giorno di febbraio del 2024, anno bisestile. Un antico detto popolare dice: “Anno bisesto, anno funesto”, ma io non voglio crederci. Abbiamo già collezionato eventi nefasti. Mi rivolgo al santo del giorno che sul mio calendario in cucina dà san Giusto. Mi piace il nome proprio, anche nell’accezione aggettivo, perché c’è bisogno di giustizia, a tutti i livelli. Il nome si basa sul termine latino ‘iustus’ che significa appunto giusto, probo, onesto. Da Giusto deriva il nome Giustino. Martire cristiano, venerato dalla chiesa cattolica, Giusto è vissuto sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano a Trieste, morto ad Aquileia il 2.11.303 d.C. È il patrono della città di Trieste. Sul Colle di san Giusto sorge la cattedrale a lui intitolata, “basilica paleocristiana” di via Madonna del Mare che visitai diversi anni fa durante un’uscita didattica con la classe terza media. Ricordo la salita panoramica in pullman verso la cattedrale che è un gioiello architettonico. Nel primo pomeriggio visitammo il Castello di Miramare, altro polo di attrazione. Credo di essere stata a Trieste almeno tre/quattro volte, lusingata che la città fosse frequentata da letterati e poeti come Umberto Saba che vi gestiva una libreria antiquaria. Tornando a San Giusto, non conoscevo la leggenda che lo riguarda. Soldato romano convertitosi al cristianesimo, non volle sottostare alle imposizioni delle pratiche religiose tradizionali romane dell’imperatore Diocleziano. Pertanto fu perseguitato, catturato…e imbarcato, legato mani e piedi in una barca bucata spedita al largo. La barca affondò ma il corpo del santo riemerse sulla riva Grumula, liberato delle corde. Da allora a Trieste fu considerato il santo patrono. Voglio sperare che guardi benevolo quaggiù e che infonda giustizia.

Mostra a Villa Adriana

“Io sono una forza del passato’ è il titolo della mostra organizzata a Tivoli, a Villa Adriana sull’imperatore Adriano (durata dell’impero 117- 138 d.C ). Me lo ricorda la trasmissione Geo in onda di pomeriggio sul terzo canale durante la quale osservo una carrellata di busti – 8 – sull’importante imperatore. Successore di Traiano, fu uno dei ‘buoni imperatori’ secondo lo storico Edward Gibbon. Antonino Pio fu suo figlio e quel ‘Pio’ deve significare qualcosa. Grande estimatore della cultura greca, nella villa che fece costruire a Tivoli riprodusse i monumenti greci che amava di più e trasformò la sua dimora in museo. Inoltre ordinò di edificare molti edifici pubblici in Italia e nelle province: terme, teatri, anfiteatri, strade e ponti. La sua politica fu volta soprattutto al consolidamento delle frontiere dell’impero, allora alla sua massima espansione. Ma fu anche architetto, musicista, letterato, qualità quest’ultima che mi intriga. Noto per la sua eloquenza, è ritenuto uno degli uomini più talentuosi di tutta la storia romana. Artista e principe, provinciale per nascita – era nato nell’attuale Andalusia – romano per cittadinanza, ateniese per elezione incarnò le varie anime del mondo antico: latine, elleniche, mediterranee. Sul letto di morte, nel 138 a 62 anni compone dei versi resi famosissimi da Margherite Yourcenar che trovo stupendi: “Piccola, anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora ti appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti”. Memorie di Adriano è il romanzo di Margherite Yourcenar, pubblicato la prima volta nel 1951 che merita di essere letto e riletto.

La pena di una madre

È stato restituito il corpo di Navalny alla madre. Finalmente, dopo nove giorni dalla morte, con il divieto di pubbliche esequie e chissà quante altre proibizioni. Lyudmila Navalna ya si è sentita proporre l’ultimatum russo: “funerale segreto o sepoltura in carcere” per la restituzione della salma del figlio “morto per cause naturali”. Ho presente l’appello rivolto direttamente al leader russo per dare dignitosa sepoltura ad Alexei e mi è tornato in mente il passo ‘La madre di Cecilia’ dei Promessi Sposi: la madre consegna il corpicino ben composto della figliola ai monatti che lo ricevono senza malagrazia per deporlo poi sul carro con gli altri cadaveri. Una delicatezza materna recepita dagli operatori del servizio funebre…negata a Lyudmila. Immagino il dietro le quinte e non so come sia avvenuta/avverrà la sepoltura. Ieri sera, durante la trasmissione ‘In Altre Parole’ condotta da Massimo Gramellini su La7, il conduttore si chiedeva le ragioni della paura di Putin per un morto, deceduto dietro le sbarre a 47 anni, dopo 37 mesi di sofferenza e un tentativo di avvelenamento. Se ricordo bene, lo stesso oppositore di Putin diceva che era un buon segno procurare preoccupazione da morto. Ma torno alla madre, che a differenza del figlio dovrà convivere con la sua lacerante assenza. Ecco, le madri vedove di un figlio mi fanno molta pena. Vorrei abbracciarle tutte. Io sono madre e spesso vado con la mente al periodo della crescita di mio figlio che adesso è un uomo e sta costruendo il suo pezzetto di cielo. Non sono più apprensiva come una volta, ma l’ansia serpeggia ancora quando penso al suo futuro che mi auguro benigno. Chissà quali erano le aspettative di Lyudmila: forse era preparata a perderlo. Adesso le idee del figlio camminano sulle gambe degli altri oppositori. 🙏

La Vita è preziosa

Mi fa male ricordarlo, ma non posso omettere che la guerra Russo-Ucraina è iniziata due anni fa e a tutt’oggi non si intravede la fine. Anzi, sembra che per l’Ucraina si stia mettendo male. 10.000 vittime civili e 100.000 caduti al fronte stimati finora: costi umani spaventosi. In questi giorni i notiziari si sono concentrati sulla tragica fine di Navalny, l’oppositore di Putin che non molla l’osso. Il mio pensiero abbraccia le vittime, soprattutto i civili morti da entrambe le parti e gli sfollati da Gaza costretti quasi alla fame. Per gli ostaggi di Hamas, se sopravvissuti provo una pena infinita. Una compagna di liceo che abita a Nazaret, sposata a un palestinese mi dice che là sono abituati alla guerra: mi sembra inaccettabile, specie nel terzo millennio e due guerre mondiali. Mi sento inadeguata a discorrere su questo argomento, perciò viro su un terreno che fa da contraltare come l’intensa poesia Vivi la vita, di Madre Teresa di Calcutta, un inno alla vita che non è rose e fiori, ma va affrontata con il giusto approccio. I versi si spiegano da soli e chissà se i signori della guerra li conoscono. Di certo ignorano il seguente: “La vita è preziosa, abbine cura”. Grazie all’umile suorina – proclamata santa – che ce li ha donati.VIVI LA VITA La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontarla./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//

La scuola è un luogo speciale

Durante il mio riposo quotidiano seguo il programma Forum su rete 4. Trovo garbata la conduzione di Barbara Palombelli e interessante l’ambientazione forense, indipendentemente dal fatto che le cause siano costruite a tavolino e i contendenti talvolta attori. La parte finale, destinata alla lettura della sentenza del giudice è quella che mi cattura di più, perché la confronto con la mia previsione che spesso ci azzecca. I motivi del contendere sono svariati quindi non mi annoio. La causa di ieri mi ha riportato a scuola, il mio ambiente di lavoro: protagonista l’home schooling, la possibilità di istruire i figli a casa, concessa ai genitori e seguita in Italia da 11.000 famiglie. Francesco e Giovanna, due genitori separati non si accordano sul tipo di scuola da far seguire alla figlia 12enne Lucrezia: il padre è tradizionalista mentre la madre, influencer l’ha ritirata da scuola per farne una spalla nel suo lavoro, fornendole una cultura domestica di persona e con docenti esterni virtuali. Da precisare che i coniugi avevano la figlia in affido congiunto…che è stato ritirato e trasformato in esclusivo con assegnazione al padre, perché la scuola non è solo un luogo dove apprendere nozioni, ma una comunità dove si impara a relazionarsi con gli altri. La mamma-influencer troverà un’altra spalla cui appoggiarsi e la ragazzina potrà tornare a comunicare con le sue coetanee. ‘Decisione forte’ ha postillato la conduttrice che mi trova del tutto d’accordo e restituisce alla scuola il ruolo di luogo speciale che le spetta. Al di là del fatto narrato, non so come funzioni l’istruzione domiciliare. Mi viene da pensare al tempo in cui famiglie privilegiate potevano permettersi l’istitutore/precettore, oppure avevano la biblioteca in casa da proporre/imporre ai figli. Come nel caso di Giacomo Leopardi… che appena potè, scappò.