“La poesia sembra niente…”

Sul Corriere di ieri, alla pagina Spettacoli c’è quello che fa per me: un’intervista al cantante libanese, naturalizzato britannico Mika, che parla della poesia e dell’incontro con la poetessa Patrizia Cavalli (Todi, 17.04.1947 – Roma 22.06.2022) che lui ospitò nel suo programma CasaMica, andato in onda su Rai 2. A parte l’ammirazione per la poetessa, l’artista chiarisce cosa pensa della poesia. “La poesia non smuove denaro ma è una delle cose più importanti della società”. Non conosco la poetessa – mi riprometto di farlo – ma conosco un po’ il cantautore dal sorriso contagioso. Apprendere dalle sue parole che ha in gran conto la poesia, me lo rende ancora più apprezzabile. Nel suo omaggio alla poetessa mancata lo scorso anno, esprime un concetto che condivido: “Questa è la sua forza: la poesia sembra niente, ma quando c’è, in realtà cambia tutto”. Parole chiare e illuminanti che sottoscrivo. Nel mio piccolo, dedico spazio a questa forma espressiva che mi consente di liberarmi e di connettermi con chi ha tempo e modo di mettersi in ascolto. Ho anche dato alle stampe due opere poetiche: Cocktail di Poesie e la silloge di foto-poesia Natura d’Oro, che dicono qualcosa di me. Tuttavia mi sento più portata per la prosa, cui riservo qualche pennellata poetica, almeno a detta della mia collega Adriana che mi ha fatto l’onore di intravedere due arti nelle mie parole. Che sia contagiosa, lo dimostra il fatto che tra i miei contatti c’è chi dipinge, chi scrive, chi scolpisce: Noè, Leonardo, Floriano, Giancarlo, Renato, Gilberto…le amiche del blog Verbamea e quelle del recente Verbanostra. Ma l’ossigeno ci viene da chi consuma, cioè dal pubblico, secondo la valutazione che tempo fa ne diede Lina che saluto.

Quasi una favola

Mentre ‘sfoglio’ sul monitor le notizie, alla ricerca di quella cui dedicare il mio post, mi imbatto in una che sembra una favola: ‘La principessa di Norvegia sposerà Durek Verret lo sciamano il prossimo anno’. Il matrimonio si terrà il 31 agosto 2024 a Geiranger. Lei è Martha Louise, la figlia maggiore del re Harald e della regina Sonja mentre lui è afroamericano, un guru spirituale di Hollywood. Pare che la storia d’amore tra i due non sia piaciuta nel Paese scandinavo dove lui non gode favore per le dichiarazioni di medicina alternativa. Contenti loro… oltretutto non si tratta di giovanissimi – lei ha 51anni e lui 48, quindi suppongo che non agiscano impulsivamente come potrebbe succedere a degli adolescenti. Lei ha divorziato dal primo marito e ha abbandonato da anni il titolo di Altezza Reale, vive negli USA e lavora nella “formazione in chiaroveggenza e comunicazione con gli angeli”. La cosa che mi intriga è la professione di lui: sciamano. All’incirca ne conosco il significato, ma è doveroso un controllo e leggo: persona ritenuta dotata di facoltà soprannaturali che permettono di guarire e provocare malattie, di condurre le anime al sicuro nell’aldilà eccetera. Il sinonimo di sciamano è santone, stregone. Non voglio farne una questione linguistica, ma lo sposo della principessa Martha Louise deve essere per forza un tipo interessante, oltre che un bell’uomo, come vedo dalle foto. Ritengo da sempre i Paesi del Nord Europa un passo avanti rispetto a noi per servizi, qualità della vita ed altro. Se questo matrimonio regale è in programma, significa che non c’è pregiudizio tra le teste coronate, e ben venga. Forse ci sono gli ingredienti per costruire una bella storia d’amore che mi auguro sia alla base dell’annunciato matrimonio per il 31agosto prossimo. Tante cose possono succedere nel mentre. Confido nel lieto fine.

Sulla libertà di movimento

Lunedì dinamico: prima di andare a fare la spesa, devo fare la marmellata – più precisamente composta – di mele, con i frutti caduti anzitempo dal mio alberello che non oso gettare nel compost, come mi consiglia mio figlio. D’accordo che il frutto migliore va colto dalla pianta, ma se curo le mele segnate posso recuperarne una buona parte, cosa che faccio in considerazione che è roba mia e che profumerò la cucina durante la trasformazione. Agisco di conseguenza ed ottengo sei vasetti di prodotto che userò per fare muffin o crostate, appena si abbasserà la temperatura. Adesso è ancora tempo di dolci al cucchiaio, tipo tiramisù. Con un po’ di ritardo, mi sposto al paese limitrofo dove faccio la seconda colazione e leggo il quotidiano, in cerca della notizia attorno alla quale scrivere il post odierno. La trovo a pag. 33 del Corriere, introdotta dal titolo Spettacoli. Riguarda Seydou Sarr, esordiente 21enne di origine senegalese, protagonista nel film Io capitano che si racconta dopo il premio a Venezia. Alla domanda del giornalista: “Cosa vorrebbe dire ai suoi coetanei italiani” dà una risposta esemplare: “Di essere consapevoli di avere la fortuna di non dover mettere a rischio la vita per avere il diritto di viaggiare. Per noi non è così, il film mostra esattamente cosa succede nel deserto e sul mare ai migranti, i loro sogni, gli orrori che affrontano”. La testimonianza di questo ragazzo che avrebbe voluto fare il calciatore vale, a mio avviso più di tante tavole rotonde. Essersi calato nei panni di tanti coetanei che affrontano viaggi della speranza – per molti trasformatisi in morte – lo avrà sicuramente fatto crescere. E offre uno spunto di riflessione per i tanti giovani che godono dei diritti civili, compreso quello di spostarsi, dandoli per scontati. Lunga vita al buon cinema e ai bravi attori.

Autore ‘esordiente’

Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).

Il libro non è una merce

Dura la vita dello scrittore esordiente, che poi nel mio caso non è proprio così perché scrivo da almeno un decennio. Quando ho iniziato (per meglio dire iniziai) a dare alle stampe le mie prime opere, nel 2008 non sapevo quanto avrei scritto. Mi sono fatta prendere la mano e ad oggi ho scritto dodici opere (la 13esima è appena conclusa, ma ci vorrà tempo per presentarla), quasi tutte autoprodotte meno un paio affidate a case editrici online. Causa pandemia e anche una mia latente pigrizia, ho fatto poche presentazioni con la conseguenza di accantonare in casa parecchio invenduto. Giusto un anno fa mi è venuta l’idea di provare a vendere i miei libri (otto titoli su dodici perché i primi quattro sono esauriti) su Amazon, pratica assai complessa gestita da Manuel, il mio braccio destro. Così divento venditore quasi inconsapevole. Qualcosa è andato venduto ma la pubblicità che mi sarei aspettata era affidata all’algoritmo e l’ho scoperto dopo. Giorni fa vengo a sapere (in realtà è scritto nel contratto, però non analizzato a dovere) che dopo 365 gg di deposito, la ‘merce’ invenduta va al macero, se non viene richiesta la restituzione. Apriti cielo! Manuel da Cesena, dove sta facendo il tirocinio per la tesi di Laurea deve risolvere la cosa e rimediare alla mia sbadataggine. Morale della storia: sono tornati a casa un centinaio di libri, in svariati cartoni/buste, mesti come immagino fosse il figliol prodigo…ma lieti di tornare dalla loro ‘mamma’ che ne avrà la massima cura. Perché un libro non è una merce e va trattato con il rispetto che si deve ad ogni prodotto dell’ingegno (anche se non fa vendere il distributore). Per ora le creature letterarie sono al sicuro. Valuterò come fargli prendere il largo quando raggiungeranno la maggiore età (si accettano consigli).

Longevità

Due circostanze mi fanno riflettere: prossimamente il pranzo coi miei coetanei settantenni – classe 1953 – e lo Speciale Petrolio sul tema della ‘longevità’, trasmesso ieri sera su Rai 3. Vedere e sentire parlare il farmacologo Silvio Garattini che di anni ne ha 95 e guida ancora l’automobile è alquanto incoraggiante. Il medico e scienziato Luigi Fontana che studia la longevità dimostra la connessione tra malattie metaboliche e scorretta alimentazione. Siamo il Paese dove si vive di più ma piuttosto male, cioè con diverse malattie evitabili con adeguata prevenzione. Invecchiare è comunque una fortuna e vale la pena cercare di arrivarci in buona salute. Durante il servizio interviene anche l’mmunologa Antonella Viola che è favorevole alla restrizione calorica, cioè invita a mangiare di meno rispetto a quanto facciamo. Anche con gli integratori bisogna andarci piano, da assumere solo se c’è una reale carenza. Sembra che fermare il tempo sia un obiettivo della scienza ed anche di qualche miliardario/personaggio danaroso che segue diete particolari. Io ritengo che invecchiare sia una prerogativa da tenere cara, non concessa a tutti. Sarebbe un buon argomento da considerare prossimamente a pranzo con i miei coetanei, di cui tre sono passati a miglior vita. Esprimo il mio punto di vista sull’invecchiamento nella poesia Longevità che chiude la mia raccolta di foto-poesia Natura d’Oro dedicata a Camilla, un’amica mancata a 97 anni cui vorrei assomigliare, per l’accettazione serena del suo tempo lungo. Riporto la parte finale del testo, abbellito da una calla, fiore che piaceva molto a Camilla: Vorrei invecchiare come te,/che ti commuovi per un fiore,/un prato e un cielo stellato./Vorrei invecchiare come te,/che mi hai chiamata perla./Se avrò la fortuna d’invecchiare/vorrei essere anch’io/una perla preziosa/come te, Camilla!//

‘Inno alla vita’

5 settembre, Giornata Internazionale della Carità, voluta dall’ONU nel 2012 per sensibilizzare persone e istituzioni sull’importanza del donare e per creare una società più giusta ed inclusiva. La data non è stata scelta a caso: il 5 settembre 1997 venne a mancare Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la Pace nel 1979, proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II e poi Santa nel 2016 da Papa Francesco. Lei ha fondato la Congregazione religiosa delle Missionarie della Carità che si occupa dei “più poveri tra i poveri”. Nata a Skopje (Macedonia) il 26 agosto 1910, col nome di Anjezë Gonxhe, la religiosa albanese, naturalizzata indiana di fede cattolica è una delle persone più famose al mondo per il lavoro instancabile profuso tra le vittime della povertà di Calcutta. Il dizionario, alla voce carità dà due spiegazioni: 1) una delle tre virtù teologali 2) compassione affettuosa, commiserazione, pietà. Non sono competente in ambito religioso, ma la suorina piccola fisicamente e un gigante spitualmente è autrice di pensieri e frasi di cui mi sono servita a scuola, durante l’ora di Poesia. Credo anzi che sia entrata in un colloquio d’esame, e questo l’ha resa una preziosa collega. Nella borsa di cuoio che mi portavo appresso c’è un porta-listini con le poesie selezionate da sottoporre alla lettura e riflessione dei candidati. Vale la pena di lasciare la parola a Madre Teresa di Calcutta. Inno alla vita La vita è un’opportunità, coglila./La vita è bellezza, ammirala./La vita è beatitudine, assaporala./La vita è un sogno, fanne una realtà./La vita è una sfida, affrontala./La vita è un dovere, compilo./La vita è un gioco, giocalo./La vita è preziosa, abbine cura./La vita è una ricchezza, conservala./La vita è amore, godine./La vita è un mistero, scoprilo./La vita è promessa, adempila./La vita è tristezza, superala./La vita è un inno, cantalo./La vita è una lotta, accettala./La vita è un’avventura, rischiala./La vita è felicità, meritala./La vita è la vita, difendila.//

Incontro letterario

Pomeriggio letterario ieri, grazie a ‘soffiata’ di mio figlio, che abita da poco a Pieve di Paderno del Grappa. Infatti è lui che mi gira la locandina di “PIEVE IN ARTE” con gli eventi collaterali spalmati fino al 23 settembre. Il primo ha per protagonista Leonardo Di Venere ed è intitolato “Un niente carico di vita” che è anche il titolo della raccolta dell’artista che ho avuto il piacere di conoscere tre lustri fa quando presentò in Municipio a Cavaso del Tomba la mia opera “C’era una volta l’ostetrica condotta” con cui è iniziata la mia produzione letteraria. Da allora conosco gli artisti che ruotano attorno a Leonardo e viceversa: Renato Zanini, Noè Zardo, Daniele Signor, Floriano Sartor, Gilberto Fossen… che tessono il panorama culturale locale. L’ incontro letterario dona una boccata d’ossigeno in un’estate ancora focosa. Leonardo presenta la sua opera ‘frutto di vagabondaggi senza conclusione’, alternando il suo dire ad alcuni passi in poesia e prosa, letti con trasporto dalla compagna Liliana. Il pubblico è invitato a non applaudire nel mentre, per non alterare l’atmosfera di coinvolgimento. Tra le poesie, mi colpisce Le parole per dire : Parte di noi, le parole/sono cibo acqua desiderio./Scelte con cura,/aspirate come l’aria,/sono capaci di dare vita/sciolgono il ghiaccio/dissetano l’arsa umanità.// In pochi versi, il poeta concentra il valore della parola, dono che ci distingue dal resto degli animali. Nella Biografia senza notizie, l’autore confida: “Sono uno che lavora e scrive tutti i giorni.” Appartiene anche a me la quotidianità dello scrivere, l’amore per la parola che riempie e gratifica le mie giornate. Non a caso il blog che ho avviato due anni or sono si chiama verbamea (verba = parole in latino); quello parallelo nato di recente, insieme con altre cinque scrittrici si chiama verbanostra. Nella poesia a pag.31 della raccolta, Leonardo Di Venere dichiara che Siamo le nostre parole…Non è la vita a spiegare le nostre parole, le nostre parole spiegano la nostra vita. Null’altro da aggiungere, sono pienamente d’accordo.

Festival di Venezia 2023

‘Comandante’ è il film d’apertura della 80esima Mostra del Cinema di Venezia, con Pierfrancesco Favino, attore che apprezzo molto. Mi piace il cinema, anche se ultimamente ho un po’ disertato le sale cinematografiche dove andavo volentieri in buona compagnia di Adriana, Serapia e Novella. Per fortuna in paese ho usufruito di una sorta di cineforum autogestito che ritengo un’ottima offerta d’intrattenimento che mi auguro riprenderà a breve. ?Tornando all’argomento iniziale, ho preso un granchio: quando ho sentito menzionare il cognome Todaro, l’ho immediatamente associato a quello del ballerino omonimo, Raimondo, ignorando che invece è quello di Salvatore Todaro (nato a Messina nel 1908 ma cresciuto a Chioggia), comandante del sommergibile Cappellini della Regia Marina, durante la seconda guerra mondiale. Il film di Edoardo De Angelis cerca di spiegare il senso della famosa frase pronunciata da Todaro: “In mare siamo tutti alla stessa distanza da Dio, a distanza di un braccio. Quello che ti salva”. Credo si tratti di una storia interessante, ambientata nel 1940 e interpretata da un super attore: parla del salvataggio di 26 naufraghi belgi, condannati ad annegare in mezzo all’oceano Atlantico e salvati dal comandante Todaro, contravvenendo alle direttive del suo stesso comando. Nonostante una lesione alla colonna vertebrale, Todaro rifiuta congedo e pensione d’invalidità per proseguire la sua carriera, straordinaria e umana. In tempo di sbarchi e di morti nel Mediterraneo, è un messaggio di accoglienza verso il proprio simile in difficoltà e alla ricerca di salvezza, senza connotazione politica. Il fatto che l’apertura del Festival sia avvenuta senza star di Hollywood è un valore aggiunto. Alla regista 90enne Liliana Cavani è stato assegnato il Leone d’oro alla carriera. “Io prima donna regista premiata, non è giusto” , da detto l’artista intendendo difendere la parità di genere. Mi sembrano ottime premesse per la kermesse cinematografica che durerà fino al 9 settembre 2023.

Il mestiere più difficile

Jesolo, si perde a 6 anni: bambino cammina per 10 chilometri lungo la spiaggia. Ho letto la notizia ieri sul CORRIERE DELLA SERA di mattina, al bar e di sera sullo schermo del pc. Il bambino tedesco è stato trovato sano e salvo, dopo quattro ore di ricerche sulla spiaggia. “Cose che succedono con grande frequenza” comunica l’ufficio stampa del Comune. Che sia sfuggito al controllo dei genitori, beh mi sembra piuttosto grave. Che abbia percorso dieci chilometri, dalla torretta di salvataggio numero 3 a quella numero 12 dov’è stato trovato, senza che nessuno si sia insospettito di vederlo solo mi pare grave. Per fortuna lo smarrimento si è concluso bene, altre vicende simili non hanno avuto il lieto fine. Tuttavia mi resta l’amaro in bocca. Non mi occupo di pedagogia ma non credo serva una laurea per sapere che i bambini vanno sorvegliati a vista, che ne sanno una più del diavolo e sono imprevedibili. Forse anche per questo non ci tengo a fare la nonna, oltre al fatto che il mio erede non ha ancora provveduto ad assegnarmi questo ruolo. Temo che alcune mamme – le più coinvolte nell’allevamento della prole – fatichino a dismettere il ruolo di padrone di casa a favore della vigilanza. Eclatante il caso della bimba di 4 anni caduta dal balcone al quinto piano a Torino e miracolosamente presa al volo da un accorto passante, Mattia Aguzzi, un impiegato di banca 37enne, mentre la mamma era impegnata in faccende domestiche. Salvataggio miracoloso, grazie a un eroe per caso. “Stavo sistemando la casa, lei giocava. Non potevo immaginare”, si è giustificata la madre nei cui panni nessuno vorrebbe essere. Mi sorge un dubbio: non sarebbe corretto verificare se la madre – oppure i genitori nel caso di Jesolo – non siano passibili di omessa custodia? Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, parola di Sigmund Freud che precisa: “I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo”. Dal momento che non è obbligatorio, vale la pena di non sottovalutare l’esclusività del ruolo, a fronte dell’enorme e costante impegno richiesto.