Pace, questa sconosciuta

Mi è stato inoltrato un video da un mio contatto, con richiesta di diffusione. Di solito non lo faccio, ma in questo caso il prodotto lo merita perché è incentrato sulla Pace ed utilizza immagini poetiche. Il testo è di Dora Millaci mentre il video, della durata di 1′ e 36” è stato creato da Francesco Avi. Ne trascrivo parte del contenuto, lasciando al lettore immaginare la successione delle immagini, sostenute in sottofondo da una musica adeguata. Che suono avrà la Pace? Il suono forse è il battito d’ali di una farfalla, o di un cuore appena nato, o forse di una risata contagiosa, forse ancora delle onde del mare o del ticchettio della pioggia o del fruscio del vento tra gli alberi pensieri poetici a cui segue la certezza che il suono della Pace non è quello della guerra fra fratelli, dell’odio o del dolore, pensieri questi accompagnati da poche immagini di desolazione. La risposta giunge in coda al video, con la foto di due piccoli bimbi che si baciano: La Pace ha un suono melodioso, unico e inconfondibile. Ecco, il suono della Pace è l’amore. A mio parere, la parola ‘amore’ è un po’ abusata e ci starebbe meglio umanità o sinonimi, ma convengo che trattasi di distinguo linguistico. Quello che conta è che abbiamo bisogno di agganci positivi, di proposte di bellezza, di emozioni positive in un periodo grandemente visitato dal male. Personalmente il mare mi rilassa e l’immagine delle onde che si frangono ritmicamente sulla riva rende piuttosto bene l’idea dell’armonia, ingrediente della Pace come lo sono altri buoni sentimenti tipo la solidarietà, l’empatia, la pietà e la bontà. Non voglio scadere nella retorica o nel mieloso, ma da più parti si segnala una degenerazione sentimentale preoccupante. È tempo di dare più spazio a ciò che ci fa stare bene e di far prevalere la virtù.

Sorriso contagioso

Come da previsioni, la temperatura è scesa parecchio. Alle nove di stamattina era circa di dodici gradi: rinuncio di andare al mercato e rimango in paese. La voliera con i canarini resta in ripostiglio, forse verso mezzogiorno la sposto sul portico a ovest. Sbrigo un paio di faccende ed esco a piedi, con meta il bar e la posta. Strada facendo, incrocio una signora tipo mediterraneo che mi saluta e si ferma a scambiare quattro chiacchiere. È Mirca, una mia ex alunna delle medie di 30 anni fa che ha mantenuto riccioli neri e sorriso. Se la confronto con la ragazzina gioiosa che era, riconosco che ha conservato le qualità di base. Adesso ha due figlie all’università – che immagino saranno brave almeno quanto lo era lei – abita piuttosto distante da qua dove viene a trovare gli anziani genitori. In pochi minuti di conversazione mi restituisce il buonumore, perché il suo sorriso è davvero contagioso. Le do un biglietto da visita, invitandola a leggere i miei post, per mantenerci in contatto, dato che anch’io ho mantenuto una caratteristica nota dai banchi di scuola: scrivere. Ci salutiamo cordialmente ed entro al bar da Gabriella. Fuori c’è un solo cliente che si sta leggendo il giornale, mentre dentro fa quasi caldo. Dovremo abituarci agli sbalzi di temperatura che non sono il massimo per la salute. Già detto alla gentile titolare che si meriterebbe spazi più ampi. Cambio consumazione e opto per il Crodino dal bel colore ambrato, con un assaggio di cips e oliva. Sono le dieci e trenta e non so ancora cosa mi preparerò per pranzo. La mia ritrosia ai fornelli è arcinota, preferisco di gran lunga scrivere che fare da mangiare, attitudine che invidio a chi ce l’ha. D’altronde ieri sono stata a pranzo fuori, in buona compagnia con Pia. Una tantum ci può stare.

Pro Insegnanti

Giornata mondiale degli Insegnanti, oggi 5 Ottobre, istituita nel 1994 dall’Unesco per sensibilizzare nei confronti di una professione antica che oggi non può prescindere dal digitale. Non so chi abbia detto che è il mestiere più bello del mondo, a me risulta che è tra i tre più difficili – educare, sanare, governare – e lo disse uno che se ne intendeva, il signor Sigmund Freud. Non voglio tirarmi addosso gli strali delle altre categorie, tutte utili e degne di considerazione, ma è naturale che abbia un occhio di riguardo per quella cui sono appartenuta io che ho insegnato per oltre trent’anni. Anche se ora sono in pensione, rimango in contatto con le colleghe in servizio e partecipo per ciò che succede nel mondo della scuola. Oltretutto dove abito l’edificio ce l’ho comodo, a due passi da casa e quando esco lo saluto cordialmente, pur senza nostalgia. Vediamo, sono in contatto con le colleghe: Valentina, Veronica, Paola, Rossella, Adriana, Edy, Roberta, Carmen, altra Valentina, Lisa… e mantengo i contatti con alcune colleghe pensionate. I maschi in servizio sono pochi ma buoni: Massimiliano, Antonio, Andrea… chiedo venia per gli eventuali non menzionati. Per quanto mi riguarda, devo dire che ho fatto l’insegnante volentieri, senza strafare cioè senza dannarmi l’anima, ma forse avrei fatto più volentieri la giornalista. In ogni caso, la parte bella del mio lavoro era lo scambio con gli studenti, l’atmosfera spesso effervescente che si creava in classe per cui le ore passavano veloci. Un effetto collaterale negativo era la raucedine per il troppo parlare e la spossatezza alle ore tredici. Comunque continuo a raccogliere i frutti di ciò che ho spanto – a volte testardamente – attraverso il contatto privilegiato con alcuni ex alunni… germogli diventati fiori, per postillare l’ultima mia opera Dove i Germogli diventano Fiori, guarda caso dedicata al mio maestro di quinta elementare, Enrico Cunial. L’impronta lasciata non si disperde. Buon lavoro a tutti gli Insegnanti!

San Francesco, patrono d’Italia

4 ottobre, San Francesco d’Assisi, Italia patrono d’Italia. Auguri a Papa Francesco, ai Francesco e Francesca che conosco, a chi compie oggi gli anni ma preferisce non festeggiare. Con gli auguri per l’onomastico si intrecciano le condoglianze per le 21 vittime del disastroso incidente accaduto ieri sera a Mestre. Lui, Francesco d’Assisi ne..l suo bellissimo Cantico delle creature noto anche come Cantico di Frate Sole (Laudes creaturarum il titolo originale composto intorno al 1224) parla della morte in questi termini: Laudato sì mì Signore per sora nostra morte corporale, dalla quale nullo homo vivente po’ scappare… e fa un distinguo tra la morte corporale e quella dell’anima perché specifica: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali. Tra i passeggeri morti nel bus precipitato dal cavalcavia due sono bambini e gli altri sono giovani, per cui immagino una deviazione del viaggio verso il paradiso. Comunque, il messaggio centrale del santo sono le creature e gli animali in cui avverte la presenza di Dio. Prima della conversione, in gioventù Francesco partecipò alla guerra che contrapponeva Assisi e Perugia nel 1202 e pare che volesse partecipare alla quarta crociata, ma si ricredette e cambiò vita dopo una malattia. Per dire che dovette combattere anche lui le sue battaglie. Dopo la conversione, visse in assoluta povertà e rimase sempre profondamente ascetico. Il suo Cantico è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Quando insegnavo, il poverello di Assisi (figlio di un ricco mercante di stoffe, mentre la madre è di estrazione nobile) apriva l’elenco degli scrittori che gli esaminandi portavano al colloquio d’esame di terza media. Tutt’ora continua a farmi buona compagnia quando scrivo e non solo. Gli raccomando di guardare giù e di proteggerci tutti, in vita e morte.

Festa dei Nonni

2 ottobre festa dei nonni, come stabilito dalla legge n.159 del 31 luglio 2005. In questa data cade anche un’altra ricorrenza prevista dal calendario liturgico cattolico: la festa degli angeli custodi. Mi piace l’associazione perché è bello pensare di avere un angelo custode, anche in mancanza di un nonno. Faccio un rapido inventario tra i miei conoscenti e verifico chi occupa questo prestigioso ruolo: Francesca in primis, con 7 nipoti! Seguono Norina, Marcella, Serapia, Novella, Luisa…coi rispettivi partner, Liliana in Puglia, le mie cugine Luisa, Giuliana e Morena, Piero e Ivano tra i contatti del blog (anche se Piero risulta inattivo).Tra i miei compagni di Liceo: Amedeo Michele, Walter, Anna, Paola, Riccarda “precettata come nonna a tempo pieno a novembre” e forse altri di cui non so. Ad occhio sono numerosi i coetanei nonni, rispetto a quelli che non lo sono, me compresa che poco ho goduto della nonna e zero del nonno. Per nonna Adelaide avevo una sorta di venerazione e l’ho persa a 12 anni. Sono lusingata se qualcuno ravvisa in me delle sue qualità. Forse è per la breve frequentazione concessami che cerco da sempre di mettermi in contatto con chi ricopre questo ruolo. Se non sbaglio, in inglese si dice grandmother e grandfather e quel prefisso grand fa intendere tutto, anche senza traduzione. Data l’inesperienza, non ho titolo per argomentare: capto quello che dicono le mie amiche e immagino sia un po’ come fare… l’istitutore privato, o l’organizzatore di eventi, sempre pronto a dare una mano nello svolgimento dei compiti per i nipoti in età scolare e a giocare con quelli più piccoli. Certo i nonni sono un patrimonio morale e materiale, di sostegno alle famiglie oggi quanto ieri, forse meno disponibili di una volta perché il contesto è cambiato anche per loro che hanno impegni una volta impensabili. Se mi capiterà di diventarlo, vorrei essere una ‘nonna giovane’ nello spirito, per niente ‘bacchettona’ e un po’ pazzerella. Auguri a tutti i nonni in servizio! E che gli angeli custodi ci proteggano!

Uno straordinario animale

Che splendido animale, il cavallo! Elegante, forte, bello… simbolo di libertà e indipendenza. In un test online proposto tempo fa, si chiedeva di scegliere un animale su quattro (compreso il gatto) ed uscì che mi identificavo in un cavallo: non mi sorpresi, pur circondata dai gatti, più economici e adatti a stare in uno spazio ristretto. Cristina, mia nipote ne ha ‘adottato’ uno che vive nella scuderia delle due amiche in provincia di Ascoli e che lei “campa” da oltre dieci anni, per una scelta di cuore “che non ha prezzo”. Lui – non esso – si chiama Egoist, ha 22/23 anni e faceva le corse al trotto. Finita la carriera sportiva e smesso il ruolo di animale da reddito, l’incontro con mia nipote lo ha salvato da un futuro incerto. La premessa, perché stamattina Rai1 alle 7.15, in coda al telegiornale trasmette un servizio dedicato all’ IHP Italiano Horse Protection Onlus, Centro di recupero cavalli a Montaione (FI). Scopro essere una struttura che ospita una sessantina di cavalli in difficoltà, abbandonati, maltrattati… salvati dal macello e bisognosi di cure. Come la cavalla rimasta gravemente ustionata giorni fa in un tremendo incendio – pare doloso – durante il quale è morta la sua padrona nel tentativo di salvare i suoi animali. È morta anche la cavalla, perché troppo gravi le ustioni riportate. Provo ribrezzo al pensiero che ci sia dietro la mano dell’uomo. Oltretutto questo animale dall’aspetto indomito viene usato come terapia in svariate problematiche umane. Durante il breve servizio, dicono che un esemplare era stato trovato in una scarpata e un altro abbandonato perché cieco. Meno male che esiste questo centro di recupero per equini maltrattati che offre visite guidate gratuite tutto l’anno! Il Centro – il primo a ricevere l’autorizzazione ad operare da parte del Ministero della Salute nel 2009 – cerca personale da assumere per prendersi cura degli animali ospiti. Se abitassi là, una visita la farei senz’altro. Grazie a quanti si occupano di questo straordinario animale, compresa mia nipote Cristina.

Natalità e decrescita demografica

Esco e scendo in piazza. Supero il Municipio di Castelcucco dove diversi decenni fa frequentai le tre classi della scuola media, adesso ubicata nell’edificio soprastante dove ho insegnato Lettere fino al 2015. Per me è spontaneo considerare entrambi gli edifici ‘familiari’, perciò ci butto volentieri uno sguardo quando passo, cogliendone un dettaglio. Stamattina è un fiocco rosa appuntato sul portoncino del Municipio che annuncia un lieto evento. Mi avvicino per leggere il nome del nuovo nato e scopro che sono due bambine, Angela e Isabella, nuove concittadine. Misure di sostegno alla natalità vengono messe in agenda dal governo per fermare il cosiddetto ‘inverno demografico’ e i nuovi nati sono particolarmente benvenuti. Trovo carino il pensiero dell’Amministrazione di segnalare le nascite alla comunità con un fiocco colorato e il nome del nuovo cittadino. Mi incuriosisco, entro e chiedo alla gentile Tiziana quanti bambini sono nati finora: 24 l’anno scorso, mentre ora siamo a 13, tra i quali il settimo nipote di Francesca, Raffaele. Per un Comune di 2.320 abitanti (al 30.06.23) mi sembra un dato incoraggiante. La mia curiosità è anche legata al fatto che mia mamma faceva l’ostetrica; io sono nata negli Anni Cinquanta quando i parti avvenivano a domicilio ed erano molto numerosi. Di conseguenza, anche le classi scolastiche erano assai affollate, come ho evidenziato nella mia ultima opera Dove i Germogli diventano Fiori: insomma, un piccolo terremoto. Mi limito a fare una considerazione sui numeri e non mi addentro sui motivi del calo demografico, lamentato anche dal Papa. In linea di massima, propendo per la qualità piuttosto che esaltare la quantità: una meraviglia se le due opzioni potessero andare a braccetto. Ciò detto, benearrivati e lunga vita ai nuovi nati! 🌻

Cercasi ‘signori’ di belle maniere

Una notizia di cronaca bianca – per distinguerla da quella rosa e nera – mi riporta indietro di qualche decennio: compie 80 anni Julio Iglesias, cantante spagnolo con 350 milioni di dischi venduti. Da ragazza ne ero molto ammirata, rappresentando l’artista ciò che cercavo in un uomo: gentilezza, romanticismo, affabilità. Il suo modo di porsi sul palco, con la mano sul cuore era di grande effetto, più da attore che da cantante. Da portiere a star della musica, il cantautore ne ha fatta di strada: è l’artista con più dischi venduti, incisi in diverse lingue. Tra i suoi successi “Pensami”, “Sono un pirata sono un signore”, “Se mi lasci non vale”, “Manuela”… solo per citare quelli che mi tornano facilmente alla mente. Però era ciò che il cantante sapeva trasmettere – lo definirei carisma – che tanto piaceva alle donne, me compresa. Punti forti? Lo sguardo e le movenze da gentiluomo. Nella vita privata so che ha avuto due mogli e ben sette figli, di cui uno, Enrique cantante avviato come lui. Dato che da un po’ disdegna il palco, qualche maligno lo attribuisce a problemi di salute. Ma a ottant’anni, con un successo planetario alle spalle potrà pure riposarsi, dico io. Non so se abbia scritto la sua autobiografia, sui social ha precisato che solo lui conosce il suo stato di salute. Se potessi parlargli, gli chiederei di diffondere la ricetta del suo garbato e originale modo di relazionarsi col pubblico. Oggi abbondano i ‘pirati’ e scarseggiano i ‘signori’. Le belle maniere sembrano fuori moda. La folgorante carriera del bel Julio è anche dovuta alle sue aggraziate performance. Magari abbondassero uomini con le sue qualità, almeno quelle che trasparivano dal palco. Signori, fatevi avanti!

Un germoglio diventato fiore raro

20 settembre 1870, breccia di Porta Pia e liberazione di Roma: fine del potere temporale del Papa. La prendo alla larga per introdurre il compleanno di Manuel, il mio braccio destro che oggi 20 settembre 2023 compie 23 anni. Siccome dubito che potrò vederlo, in quanto starà concludendo il suo viaggio itinerante per il Nord Europa e raggiungerà nottetempo Cesena per il tirocinio di Laurea, gli dedico questo post come regalo. Perché se lo merita: fondamentale l’aiuto che mi ha dato e continua a darmi con l’uso del pc, annessi e connessi, ma anche per il disbrigo di una varietà di impicci domestici che nomino a caso: pulizia del ferro da stiro, aggiustata guarnizione oblò lavatrice, rivitalizzato? vecchio tablet, sostituito cestino bici, piantato chiodi, pulito frigo 1 e 2 con compressore, sgomberato garage, riordinato soffitta, cambiato lampadine… e tutto l’ambaradan per avviare e disfare pratica venditore con Amazon, sistemare pc e tablet in tilt. Gli farei un abbonamento, se avesse tempo ma è un miracolo che riesca a fare le sue cose, tra andare e tornare dalla città degli studi. Mai avrei pensato che la pensione mi avrebbe offerto su un piatto d’argento di raccogliere un po’ di quello che ho seminato in ambito professionale: un germoglio che è diventato un fiore raro. Adesso che ci penso, ha curato la grafica del mio volume Post per un Anno e risolto presto e bene varie pratiche, compresa quella per avviare lo spid. Mi auguro che in futuro rimanga nei paraggi perché siamo in molti ad apprezzare le sue doti, coltivate con dedizione in famiglia. Entrato con il sorriso tra i miei contatti, è diventato uno di famiglia. Per me è un onore che a un anonimo operatore mi abbia presentata come zia. Pertanto, caro Manuel mantieniti a lungo come sei e tantissimi speciali auguri.

Campiello 2023

Vince il Premio Campiello 2023 Benedetta Tobagi, col libro “La resistenza delle donne”. L’autrice, giornalista figlia di Walter Tobagi assassinato nel 1980 lo dedica “A tutte le donne che resistono” e già la dedica mi piace. Mi propongo di conoscere questa giovane scrittrice (ha 46 anni ma in foto sembra più giovane) che ha già ricevuto diversi riconoscimenti per i suoi libri pubblicati e per la sua attività giornalistica. Appena ho letto il nome, o meglio il cognome l’ho subito collegato a quello del padre, noto giornalista del Corriere della Sera, morto a causa di un attentato il 28 maggio 1980 a soli 33 anni. Aveva seguito da vicino tutte le vicende degli “Anni di piombo” ed era stato individuato come un obiettivo sensibile da abbattere. La figlia aveva allora solo tre anni ed è facile pensare che fosse troppo piccola per capire l’enormità del male abbattutosi sulla sua famiglia. Però la dice lunga che da adulta faccia la giornalista come il padre. Il fratello Luca dice: “La memoria viva deve nascere in ognuno di noi”. Se il cognome, attraverso la vittoria del premio ci fa ricordare il tempo doloroso del terrorismo tanto meglio. Per obiettività storica, dobbiamo riconoscere che abbiamo superato una fase altamente drammatica. Oggi non è rose e fiori, abbiamo tante emergenze, ma gli attentati no. Due parole sulla copertina del libro: una foto in bianco e nero di uomini e donne col fucile in spalla su fondo rosso, molto appropriata direi. Cosa curiosa: le donne non indossano una tuta militare, ma gonne al ginocchio e hanno i capelli raccolti, il che induce a pensare al loro ruolo di partigiane di famiglia, una versione ammodernata dell’angelo del focolare. Ovviamente dovrò procurarmi e leggere l’opera per verificare. Comunque sono contenta che abbia vinto il prestigioso premio una giornalista che ha rivisto il ruolo attivo delle donne durante un periodo da non dimenticare.