Nassiriya – per non dimenticare

12 Novembre 2023: vent’anni dall’attentato di Nassiriya che provocò la morte di 28 vittime, di cui 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari, 2 civili, più molti feriti. Impegnate nella Missione Antica Babilonia in Iraq, le vittime stavano per rientrare in Italia, dopo quattro mesi di servizio a protezione dei civili. Io ero insegnante in servizio a Castelcucco dove abito dal 2000 e ricordo che parlai alle classi del tragico fatto che non si può dimenticare. Per questo, facendomi un po’ di coraggio mi sono imposta di vedere il film Nassirya – per non dimenticare, di Michele Soavi, trasmesso ieri pomeriggio da Rete 4, con un intenso Raul Bova. Intanto complimenti alla regia e a tutto il cast, perché ci vuole coraggio a ricostruire vicende tanto dolorose che lasciano sbalorditi ed emozionati. Si tratta di cinema civile che ha l’obiettivo di mantenere viva la memoria di chi, oltre al ruolo professionale aveva una famiglia, degli affetti, dei sogni: tutti azzerati. Ho trascritto velocemente a matita qualche frase carpita agli interpreti: “Che c..zo stiamo a fare qui se ci ammazzano?” del tutto comprensibile in quell’inferno, equilibrata da quest’altra: “È stato come mettere una goccia nell’oceano, eppure quella goccia ce l’abbiamo messa”. Chiaro che: “Nessuno parte per andare a fare l’eroe”, ma purtroppo a molti è toccato gettando nell’angoscia altrettante famiglie. Nella ricostruzione, il maresciallo impersonato da Bova intende portare in Italia e adottare Assam, un bambino rimasto orfano: non so se corrisponda alla realtà, comunque ho apprezzato questa storia di amicizia e di generosità, come il legame creatosi tra i protagonisti della vicenda, con il cuore oltre l’ostacolo. Un film coraggioso che scavalca i libri di storia e induce profonde riflessioni.

Kataleya Alvarez

Sento per telegiornale una notizia che mi rattrista molto: Katherine Alvarez, la mamma della piccola Kataleya, la bimba peruviana sparita dall’albergo occupato Astor lo scorso giugno ha tentato il suicidio, ingerendo candeggina. È una notizia di cronaca nera, anche se al momento non ci sono morti. La giovane donna – ha 26 anni – aveva già tentato il suicidio, all’indomani della scomparsa della figlioletta di cinque anni. Il marito è in carcere, insieme con un altro parente, non so se il fratello o il cognato. Certo il dietro le quinte di questo sequestro è molto fumoso e finora le indagini non hanno portato a una svolta. Leggo che Katherine sui social aveva scritto: “Ogni giorno chiedo a Dio che si prenda cura di te, ovunque tu sia. Perdonami per non essere stata attenta in quel momento”. La donna lavora in un supermercato e ha un altro figlio più grande. Pur immaginando il suo strazio, sono sicura di essere ben lontana dallo stato di logorante attesa in cui si trova. Mi auguro che la drammatica vicenda evolva in senso positivo; più passa il tempo e più si allontana la speranza che ci sia il lieto fine. Giorni fa Katherine ha rivolto anche un appello al Papa perché tocchi la coscienza ai rapitori. Il pontefice prega e invoca pietà, ma non può fare miracoli. Quello di Kata non è un caso isolato, purtroppo. È deplorevole che degli innocenti, inconsapevoli del male vengano strumentalizzati per biechi fini, senza alcun rispetto per la vita delle vittime e dei loro familiari. Non ho parole per consolare Katherine e chi si trova a vivere simili tragedie. Sottovoce mi appello al proverbio ‘Finché c’è vita c’è speranza’ che mi auguro sostenga i genitori della piccola peruviana. Alle foto ricorrenti di Kata prima del sequestro, attendiamo quella del suo ritorno.

San Martino a Castelcies

11 Novembre, san Martino di Tours, vescovo e confessore francese, uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa (Sabaria, 316 o 317 – Candes-Saint-Martin, 397). Figlio di un tribuno della legione romana, fu chiamato così in onore di Marte, dio della guerra. A 15 anni entra nell’esercito e viene subito promosso di grado nella città di Amiens, in Gallia. Durante una ronda, di notte succede l’episodio che gli cambia la vita: incontra un mendicante seminudo e sofferente per il freddo, gli offre metà del suo mantello che taglia con la spada. Mentre dorme gli compare in sogno Gesù che indossa la metà del suo mantello. Martino decide di battezzarsi e diventare cristiano. In seguito lascia la carriera militare; vive da eremita, fonda un monastero e diventa vescovo di Tours, dedicando la vita alla professione di fede. Viene festeggiato l’11 novembre, giorno del suo funerale. La festa di san Martino è tra le più sentite e celebrate dagli italiani, anche a Castelcies, una frazione di Cavaso del Tomba dove su un’altura si erge la millenaria e bellissima chiesetta dedicata al santo. Dopo una discreta passeggiata, si raggiunge il pianoro da dove si gode una vista spettacolare, in un contesto di colori autunnali che scaldano il cuore. Nei pressi ci abita Norina, un’amica d’infanzia che ogni tanto vado a trovare; nel tempo ho accumulato delle belle foto del paesaggio circostante, immerso nei caldi toni autunnali che distendono corpo e mente. Il weekend è riservato ai festeggiamenti in onore del santo, con piatti e prodotti tipici sotto il tendone, sempre molto frequentato. Non posso mancare, in un’atmosfera dal sapore antico.

Stress e Relax

Che bella parola ‘relax’ contrapposta a ‘stress’ con cui ha in comune una certa assonanza. Non l’avrei detto, ma entrambe derivano dal latino: ‘relaxare’/distendere e ‘strictus’ /compresso. Dopo una mattinata stressante (ieri) mi concedo un po’ di relax sul tapis roulant e poi sulla cyclette. Non è più tempo di pedalare con la bicicletta: stamattina c’era la ‘brosa’/brina a Castelcies – parola di Reginaldo – e ho ricoverato la limonera in garage sotto due finestrelle, perché si goda la luce del mattino. Però per spostarla, dato che è molto cresciuta ed è piena di limoni ho dovuto acquistare un carrello porta bibite che mi è costato un occhio della testa. L’ intenzione è di portarla all’aperto quando è bel tempo, ma non so se riuscirò nell’impresa perché la pianta pesa più di me! Per oggi ho dato e scendo in quella che sarebbe adibita a taverna per altri, mentre per me è una mini palestra. Alle pareti ci sono due cartelloni con molte foto private che mi consentono di riappropriarmi del tempo trascorso con i protagonisti passati per casa: cani, gatti, mio figlio piccolo, fiori, la casa nuova nel 2000. La cyclette è posizionata difronte allaVenere dormiente del Giorgione, che solo a guardarla mi infonde benessere. Mentre pedalo mi interrogo su cosa pensi la divina creatura, oppure se stia sognando e cosa. Di sicuro il suo è un relax superlativo, che si espande sul paesaggio circostante. Comunque un favore lo fa anche a me, che resto incantata ad ammirarla. Non potrebbe essere più appropriata la location che le ho riservato per recuperare un po’ di benessere psicofisico. Quando ho consumato una settantina di calorie stacco, perché comincio a sudare e non mi piace. Forse è da adesso che potrei perdere peso, ma non mi interessa più di tanto. Mi impegnerò prossimamente per smaltire un paio di chili. Oggi è stata una giornata stressante e mi abbandono al relax.

Tecnologia canaglia

Modificando il titolo della canzone Nostalgia canaglia di Albano, mi viene da dire: ‘Tecnologia canaglia’ perché ho ancora problemi con la caldaia a basamento nuova di zecca che continua ad andare in blocco. Prodotto italiano, per favorire l’economia di casa nostra. Può essere che si tratti di una quisquiglia, ma visto che la garanzia è di dieci anni conto sull’efficienza del prodotto e sulla competenza dell’assistenza che sto ansiosamente attendendo. A causa di questo imprevisto sono bloccata in casa, tra un reset e l’altro. Niente mercato. Tiene la comunicazione digitale, che mi fa compagnia da mane a sera. Partendo da ieri sera, sul tardi comunico con una collega – io in pensione e lei in servizio – che dopo le 22 si ritira per correggere qualcosa rimasto incompiuto la sera prima perché la penna l’aveva lasciata in panne! Proprio così, come un’automobile che ti lascia a piedi. Capitava anche a me con le biro rosse che usavo per correggere i compiti di Italiano, sempre più bisognosi di ‘intervento’. Mai però ridotti a un tappeto rosso come soleva trasformarsi un compito di quarta ginnasio dove una doppia in più o in meno veniva evidenziata con ben tre tratti rossi! Tremenda insegnante di Italiano, pace all’anima sua. Il mio riscatto è avvenuto al triennio del Liceo, con il compianto professor Armando Contro. Restando in ambito scolastico, sto seguendo le peripezie di Manuel che sta completando la tesi per l’imminente laurea. La tecnologia aiuta, se il relatore rispetta i tempi di lettura e l’incontro con il laureando. Succede che Manuel verso le quattordici mi manda un vocale per dirmi che sta tornando in università eccetera, ma con tono affannoso dove riesce a infilare ‘aiuto sono stremato’. Nonostante la tecnologia, la fatica rimane. Niente viene regalato, né i diplomi e nemmeno le penne per correggere. Però una garanzia sulla resistenza del personale scolastico non sarebbe male (incluso tecnico riparatore).

Il mio braccio destro

Caspita, mi è sparito il post poco prima di postarlo… era dedicato a Manuel e alle imprese del mio gatto Fiocco. Riprendo dal felino, espertissimo in caccia – e pesca – che l’altro ieri si è fiondato in casa con un uccellino in bocca, che non è il primo. So che in teoria il micio si aspetta che lo complimenti, ma io sto dalla parte del pennuto che gli sottraggo, nella speranza – vana – di sottrarlo a morte. Manuel è venuto in mio soccorso per sbrigare varie incombenze e dice che potrei scrivere un post sulle scaramucce del pelo rosso ‘bello e impossibile’. Preferisco concentrarmi sulle abilità del mio ex bravo alunno, tra tre settimane Dottore in Ingegneria Elettronica. Frequentarlo è la più bella eredità professionale, anche perché Manuel sa fare un sacco di cose in svariati campi. Prendiamo lunedì scorso: risintonizzato due televisioni, ingrassato una finestra, sfiatato i radiatori, riportata a livello la pressione in caldaia, aggiustate due anomalie sul tablet, controllato due mail con accesso secretato e, la cosa più ostica per me, compilato un format per iscrivermi al Salone del Libro, nella nuova sezione del ‘Self Publishing’ per candidare una mia opera, allegando quanto richiesto, compreso bonifico. Se l’opera verrà accettata, verserò altro bonifico entro fine gennaio e potrò spedire 30 copie del mio romanzo Passato Prossimo perché compaia al prossimo Salone del Libro di Torino. Strada tortuosa per promuovere la mia opera, uscita col covid e rimasta negli scatoloni. Ma grazie all’abilità del mio braccio destro, mi sento sostenuta e sperimento nuove strategie di ‘marketing’ come afferma Manuel che è la pietra miliare della mia pensione. Posso serenamente affermare, parafrasando il titolo del mio ultimo libro Dove i Germogli diventano Fiori che Manuel si merita una lode speciale.

Party per i Santi

Sul mio calendario, alla data odierna leggo: SS. Lucilla e Quintino – Halloween. Mai avuto simpatia per questa festa importata. Anni addietro chiudevo i miei cani Luna e Astro in Panda perché non fossero spaventati dai botti. Io stessa staccavo il campanello per non essere disturbata dai leziosi ‘dolcetto o scherzetto’, con la conseguenza che qualcuno, indispettito dalla mia indisponibilità mi lanciava il petardo dentro il cortile. In un tema, un alunno mi scrisse che un petardo lanciato dentro la cuccia del cane, mandò al creatore la povera bestia. L’importazione di streghe e maschere terrificanti d’oltralpe cozza contro lo spirito di raccoglimento legato alla festività di Ognissanti. Inoltre due giovani zie materne morirono proprio a cavallo di queste date, tanti anni fa. Me ne parlava mia madre, che era la sorella più giovane ed anche se non le ho conosciute, mi sento di onorarne la memoria con il silenzio e la riflessione. Per i motivi suddetti, trovo molto opportuna l’idea di padre Alessandro Girodo della parrocchia dei santi Martino e Rosa di Conegliano di abolire la festa di halloween e sostituirla con un party per i santi, fornendo camici bianchi per tutti. Scheletri e pipistrelli resteranno fuori della porta. Tra l’altro, mi risulta che i pipistrelli siano innocui, anzi “In realtà sono mammiferi intelligenti e socievoli” ed ottimi alleati contro le zanzare, essendo ghiotti di insetti. Di giorno si riposano ed entrano in azione durante le ore notturne, ragion per cui forse sono associati alle tenebre. Io abito vicino al cimitero e credo di avere sentito i loro ‘strilli’, senza esserne turbata. Al massimo, la loro immagine può essere usata negli stampi per i biscotti, come ha fatto Lisa che mi ha mandato la foto delle sue prelibatezze dolciarie, invitanti e spiritose. Infine, coi tempi che corrono ritengo che il tema della morte non vada banalizzato ed eventualmente utilizzato per valorizzare la vita nostra e altrui.

‘Per tutte le madri d’Italia’ e oltre

Ultima domenica di Ottobre, giornata grigia e uggiosa. Esco di mattina e rimango in casa il resto del giorno. Cerco qualcosa di interessante in tivù e incappo in un servizio su Aquileia, spiegato da Massimo Gramellini. Una sorta di reportage storico, alla soglia del 4 novembre, con al centro una donna, una ebrea triestina: Maria Bergamas. Ecco i fatti. Maria Maddalena Blasizza coniugata Bergamas (Gradisca d’Isonzo, 23 gennaio 1867- Trieste, 22 dicembre 1953) nel 1921 scelse la decima bara tra le 12 che contenevano le salme di altrettanti caduti durante la grande guerra e rimasti ignoti. Il figlio Antonio, fante italiano era morto sul fronte del Carso e mai identificato. La bara fu caricata su un treno militare che attraversò la penisola in un’atmosfera di funerale di massa, fermandosi in 120 città e paesi. Giunse a Roma il 4 novembre 1921 e fu tumulata nel sacello dell’Altare della Patria. Maria Maddalena Bergamas rappresenta tutte le madri italiane che persero i figli in guerra, senza mai riceverne le spoglie. Le altre undici salme furono portate a Gorizia dove fu celebrata una messa funebre solenne. Da Gorizia le salme furono condotte ad Aquileia. Provenivano dai principali campi di battaglia italiani della Grande Guerra: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Piave, Cadore, Gorizia, Isonzo, S. Michele, Castagnevizza. Nel cimitero di guerra di Aquileia, ai piedi del Monumento dei Dieci Militi Ignoti si trova anche la tomba di Maria Bergamas, su cui è scritto: “Maria Bergamas per tutte le madri d’Italia”. Sulla vicenda, nel 2021 è stato girato un docu-film intitolato La scelta di Maria, di Francesco Miccichè. Allargando il panorama e considerando la drammatica situazione delle guerre in corso in Ucraina e nel Vicino Oriente, suppongo che molte altre madri piangano i figli morti, e viceversa senza neanche il conforto di una tomba. Per non dimenticare le centinaia di persone annegate nel Mediterraneo, in cerca di un futuro appagante. Mi appello a una preghiera cosmica per tutte le persone ignote. 🙏

Marmellate…e Campi Elettromagnetici

Pomeriggio insolito per me, dedicato a due occupazioni impegnative: composta di melagrane e visione bozza tesi di Manuel che il mese prossimo sosterrà l’esame di Laurea e diventerà dottore in Ingegneria elettronica. Solo che a fare le marmellate sono quasi esperta, ma concentrarmi su un materiale a me ignoto mi ha quasi turbato. Per quanto anche aprire le melagrane e passarle alla centrifuga per eliminare i semini interni ai chicchi…sia una grana. Inoltre ho procurato mini vasetti, dato il prezioso materiale e le capsule non tengono la sterilizzazione. Un lavoraccio, con rimedio. Viceversa la visione della bozza della tesi mi ha coinvolta ed anche divertita, perché ho appreso termini nuovi, oppure noti ma usati con altro significato. Ad esempio, la parola ‘spettro’ io la colloco in ambiente favolistico, mentre ‘bus’ per me è la vecchia corriera. Di ‘cablatura’ ho sentito parlare, mentre lo ‘switch’ mi fa pensare al ballo. E che dire delle ‘strighe di testo’ che associo ai libri di scuola portati sottobraccio? La ‘camera anecoica’ poi è il pezzo forte, più interessante della mia con le tende a gladioli blu. Lungi da me banalizzare un lavoro che sono sicura sarà apprezzato dalla commissione ma che è molto lontano da un romanzo, genere che mi è più familiare. Sono orgogliosa che il mio ex studente mi dia la soddisfazione di seguire i suoi ultimi passi verso l’ambito traguardo e sono onorata di essere coinvolta nella lettura della sua ultima fatica, il cui titolo per me è perfino imbarazzante scrivere: MESSA A PUNTO DI SISTEMI DI MISURA AUTOMATIZZATI PER MISURE DI CANALE RADIO Elaborato di Campi Elettromagnetici Doveroso dire che Manuel, oltre alle doti di Ingegnere, possiede molte altre qualità che lo rendono speciale e ricercato. Pertanto intravedo e gli auguro una carriera esorbitante di soddisfazioni professionali e umane. 👌🧑‍🎓

Provvedimento encomiabile

Per fortuna ci sono provvedimenti originali che vengono presi a fini rieducativi. È il caso dell’incontro di un detenuto con il proprio cane, ribaltando l’espressione ‘Solo come un cane’, visto che tra i due quello solo è il padrone. Succede a Lecce, nel carcere di Borgo San Nicola dove un senzatetto senza amici o familiari incontra Zair, il suo amico a quattro zampe, grazie alla direttrice del carcere Maria Teresa Susca che precisa: “Si sono spesi tutti per questo incontro: la polizia penitenziaria, il funzionario giuridico pedagogico che segue il detenuto così come anche il suo avvocato”. L’incontro è avvenuto in un’area verde della struttura ed è durato due ore. Potrebbe ripetersi, me lo auguro. Posso solo immaginare l’emozione dei due protagonisti, uniti da un legame interrotto dall’arresto dell’uomo e dall’affidamento del cane a una famiglia della zona. Una storia che conferma – se ce ne fosse bisogno – l’importanza della relazione uomo-animale, raccontata da tante storie vere, trasferite anche sullo schermo. Arcinoto che san Francesco parlava con il lupo e abbastanza diffusa in ambito medico è oggi la pet therapy. Io non riesco a pensarmi senza gatti, creature che mi accompagnano fin dall’infanzia che aprono e chiudono le mie giornate. Tornando al fatto di cronaca succitato, sono certa che rivedere e intrattenersi un paio d’ore col proprio cane abbia fatto un gran bene al suo proprietario e anche al cane, con l’augurio che possano presto ricongiungersi. Mi rattrista pensare al senzatetto ‘senza amici o familiari’, però temo sia la situazione in cui si trovano molte persone soprattutto straniere e/o immigrati indotti a venire in Italia col falso miraggio che sia il Paese di Bengodi. Mi è capitato talora di vedere il cane addestrato per impietosire oppure esibirsi in specialità varie, a scopo di guadagno. Mi piace pensare che l’entrata più importante sia l’amicizia tra due creature.