Tra me e le Ortensie c’è un feeling. Da quando abito in una casa di proprietà con un po’ di scoperto… ho scoperto la mia passione per i fiori, che coltivo di vario tipo. Tra le piante da fiore, quella con la fioritura più lunga è appunto l’Ortensia, praticamente dalla primavera all’autunno inoltrato. Portamento elegante, si conserva anche recisa per diversi giorni, cambiando se mai di colore. Unico assente, il profumo (ma chi è insofferente agli odori, se ne giova). Adesso i capolini rimasti sullo stelo sono come di carta velina, ma ancora adatti per composizioni secche. Qualcuno li spruzza di argento e oro, in vista delle festività natalizie. Io li preferisco al naturale, e così li ho distribuiti per casa. Però le aiuole di lato alla cucina si erano allargate troppo e mio figlio sabato le ha cimate, riempiendo il bidone del vegetale. Mi sono occupata della restante potatura, per ricavare dei rametti dallo scarto, da fare essiccare e successivamente utilizzare per accendere la stufa. Idem per i capolini che una volta aggiunti alla legna scoppiettante regalano un vero fuoco d’artificio domestico. È il cinema che mi godo la sera dopo le venti in compagnia dei gatti. Che gradiscono.
Categoria: Emozioni e pensieri
Qualità e Gentilezza
Mi sono regalata un porta listino, come avevo scritto nel post di venerdì, non della Moleskine ma della City Time, acquistato alla Cartolibreria La Fontese, di Fonte: fa lo stesso, lo scopo è raccogliere fogli e biglietti nella parte laterale, tenendo sott’occhio il blocco su cui scrivere. Non garantisco di diventare ordinata – per una persona creativa è piuttosto improbabile – ma almeno ci provo. Al momenti di pagare, la titolare mi infila nella busta un paio di campioncini di profumo che riemergono a sera. Credo di essere una buona cliente, non tanto per la quantità di prodotti che compero, ma perché bado alla qualità che qui trovo. Del resto si tratta di una cartoleria a conduzione familiare dove lavorano i genitori e i figli, il che è rassicurante, a prescindere dal resto. Uno dei profumi è VERSACE Eros pour Femme, con la testa di Medusa effigiata sulla bottiglia. Al netto del mito della sacerdotessa di Atena trasformata per vendetta in mostro, la Medusa è un simbolo di buon auspicio e significa protettrice, guardiana. Sarà una coincidenza, ma domenica pomeriggio sento raccontare la storia della Medusa che Canova riprodusse sul marmo. Per dire come lo stilista e imprenditore Gianni Versace, assassinato il 15 luglio 1997 avesse scelto bene il suo ‘logo’. Sfilato il campioncino dalla custodia, l’ho provato spruzzando sul polso: profumo raffinato che mi riporta al limone, al bergamotto, alla Peonia e ad altri amati fiori. Una fragranza deliziosa, trasmessa da un gesto gentile.
“Una preghiera, due preghiere pregherò…”
Una preghiera, due preghiere pregherò… Inizia così la canzone intitolata Sant’Allegria, interpretata magistralmente da Ornella Vanoni e Mahamud insieme. Il brano, del 1997 sta vivendo una nuova vita in radio e sui social, dopo la recente scomparsa della cantante. Mi piace molto, sembra una preghiera. Il testo descrive l’amore come un’emozione complessa dove si mischiano speranza e delusione, rappresentati da un “sole che sale” e una “stella che cade”. L’atmosfera è malinconica, a tratti struggente. Nei video che scorrono sul tablet la coppia, formata dall’anziana cantante e dal giovane collega fa tenerezza e dimostra come la qualità interpretativa non conosca età. Il tema della ciclicità della vita, insito nel testo trova la giusta cornice nei due interpreti. Ammetto che non avevo simpatia per la Vanoni cantante, altera e poco empatica. Ho riascoltato l’ultima intervista concessa a Fabio Fazio un mese fa e devo ricredermi: la trovo interessante come personaggio, più ancora che come cantante. Il suo fare un po’ distaccato – il padre Nino era un industriale farmaceutico – i diversi amori, il ruolo di madre poco presente per motivi artistici ne hanno sminuito la considerazione. L’età avanzata l’ha resa più morbida.
30 Novembre, una data importante 🎓
Oggi, 30 Novembre 2025, Sant’Andrea. Il 30 Novembre 1976 mi laureai in Lettere moderne a Padova (107/110). Ero una ragazzina di 23 anni che gettava le fondamenta del suo futuro professionale. Indossavo un completino di velluto blu (non poteva essere di un colore diverso): gonna al ginocchio, gilet e camicetta rosa annodata come una cravatta, un indizio per affermare il mio spirito di indipendenza. Del resto avevo iniziato a lavorare da poco come applicata di segreteria in una scuola media, dove rimasi quattro anni prima di dedicarmi all’insegnamento, mio lavoro ufficiale e duraturo. A quasi 50 anni da allora – 49 per la precisione – non ho rimpianti. Quello che ho me lo sono guadagnato, stringendo i denti e valutando bene i passi da fare. Ho un figlio e una casa di proprietà dove coltivo fiori e convivo con i gatti. Da pensionata, mi viene restituito ciò che ho seminato in ambito professionale, coltivando la scrittura anche tramite il blog che è il mezzo espressivo più congeniale alla mia natura, fors’anche favorito dall’attività di Corrispondente di zona, svolta a suo tempo per il Gazzettino. Perciò ringrazio i miei lettori e commentatori con cui condivido ogni giorno le asperità e le piacevolezze del quotidiano.
Un regalo al cervello
Stavolta il post mi viene suggerito dall’accattivante pubblicità Fai un regalo al tuo cervellio stampata sull’ultima pagina del settimanale il venerdì di Repubblica. In periodo prenatalizio è tempo di acquisti, per sé e per gli altri… ma chi mai pensa di fare un regalo al proprio cervello? Mi pare proprio un’ottima idea, sebbene lo scopo sia reclamizzare il block notes MOLESKINE The Legendary Notebook. Pensavo proprio di regalarmene uno, per smetterla di scrivere su fogli e foglietti che poi al bisogno non trovo. A convincermi sono le parole usate sotto lo schizzo: Scienziati di tutto il mondo affermano che usare carta e penna per scrivere, disegnare, persino scarabocchiare stimola tutte le parti del cervello che contribuiscono a pensare meglio e a creare più idee. Noi lo sappiamo bene, visto che nasciamo dai taccuini di menti geniali. Aspettiamo il tuo. Beh, non male come promozione. Siccome sono curiosa, sono andata a documentarmi e scopro che artisti e pensatori come Van Gogh, Picasso e Hemingway usavano taccuini, agende e accessori del genere. Il nome deriva dal francese ‘moleskine’ che significa ‘pelle di talpa’ riferito a un tipo di stoffa che imitava la pelle di talpa per la coperrtina dei taccuini neri legati a mano da artigiani francesi. Il regalo era in programma. Adesso non più dubbi e me lo farò!
Da Olimpia a Milano e Cortina
Mi piace tutto ciò che c’entra con la Grecia classica, influenzata dagli studi liceali. Ci sono pure stata, nel 2006, in crociera con mia mamma, un anno prima della sua dipartita. Mi piacerebbe tornarci, perché la ritengo un posto dell’anima, oltre che la culla della nostra cultura, dove si innescano i Giochi Olimpici, un ponte tra le antiche tradizioni greche e gli eventi moderni. La fiamma è uno dei simboli. L’altro giorno – Mercoledì 16 novembre 2025 – ad Olimpia c’è stata la Cerimonia di Accensione della Fiamma Olimpica che arriverà a Milano il 4 dicembre da dove inizierà il percorso per tutto il Paese. 10.000 tedofori coinvolti nella staffetta, durante il percorso di 12.000 chilometri in 63 giorni, attraverso tutte le regioni italiane, 60 città e oltre 300 comuni. Una grande celebrazione che simboleggia pace, purezza, lo spirito eterno dei Giochi e il valore culturale dello Sport. Dopo vent’anni le Olimpiadi tornano in Italia, un momento speciale per Milano – Cortina 2026. In attesa, mi lascio coinvolgere dal senso di comunità e di condivisione trasmessi dalle Sacerdotesse coinvolte nella Cerimonia di Accensione, uno spettacolo di sobria eleganza e raffinata purezza.
Il riscatto culturale delle donne
Quando insegnavo alla S.M.S. Canova di Crespano del Grappa ho sperimentao il tempo prolungato, in condivisione con un collega che ne sapeva di cinema. Così, un pomeriggio alla settimana facevamo vedere agli studenti un film – ricordo Marco Polo – con successiva evasione di una scheda che li interrogava sul contenuto, lo stile narrativo e altro. Ovviamente i film erano scelti con criterio e agganciati alle materie parallele, come Storia e Geografia. Nonostante l’orario pomeridiano potesse favorire una certa sonnolenza, l’esperimento fu positivo, anche per me che imparai a pormi con spirito critico difronte a un film, e qualcosa mi è rimasto di quella lontana esperienza. Per esempio, ho visto con interesse il film C’è ancora domani di Paola Cortellesi martedì sera sul primo canale, un buon prodotto a mio dire – si è meritato 6 premi – con un finale strepitoso che non avevo previsto, in linea con il riscatto culturale delle donne nel primo dopoguerra. Ne ho parlato con Lucia che mi ha chiarito alcuni momenti; lo rivedrei volentieri se riproposto. I punti forti per me sono stati: la ricostruzione ambientale, la musica, la recitazione sia della protagonista Delia (Paola Cortellesi) che delle vicine, un bell’ esempio di sorellanza. Ambientato nel 1946, allora il patriarcato imperava, ma rigurgiti ci sono anche adesso. Giusto metterlo in onda nella Giornata contro la violenza sulle donne. Delia dona i suoi risparmi alla figlia perché studi e si guadagni la sua indipendenza. Il riscatto culturale delle donne, in qualsiasi forma e in qualsiasi tempo va sempre premiato.
La casa nel bosco
La casa nel bosco. Sembra il titolo di una favola, ma non c’è modo di fantasticare, è tutto vero. Ne parlano da giorni, anche durante il programma Quarta Repubblica visto ieri sera su Rete 4. La vicenda è nota: tre minori – due gemelli di 6 anni e la bambina di 8 -:sono stati tolti alla coppia anglo-australiana nel bosco, in Abruzzo. Ne è nato un caso politico perché il giudice prevarica sulla famiglia. La casa è vicina alla strada, il bagno non c’è – è all’esterno – non hanno acqua corrente né elettricità. Sospensione temporanea della responsabilità genitoriale per i genitori: Nathan, ex chef inglese e Catherine, psicoterapeuta australiana. I servizi sociali si erano mossi a seguito del ricovero della famiglia un anno prima per intossicazione alimentare da funghi raccolti nel bosco. Ci sono sostenitori pro e contro la scelta di vivere isolati. Bisognerebbe conoscere le motivazioni del Tribunale. Al momento non riesco a schierarmi, ma qualcosa non mi torna. A esempio la donna, per la consulenza ‘spirituale’ pare percepisca 200 euro, che non mi sembrano pochi. Che sia arrivata qua dalla lontana Australia, nazione enorme da sembrare un continente mi pare strano, nel senso che laggiù poteva trovare silenzio e ristoro a chilometro zero. Sull’istruzione parentale, prevista in Italia sarei anche favorevole, però in gruppo si impara meglio e prima. Lo dico da ex insegnante, favorevole all’inclusione graduale. Bisognerebbe sentire i bambini, però dopo un’esperienza di vita scolastica in classe. Le mie attenzioni, come quelle dei giudici sono rivolte ai minori. Vedremo come si risolverà la vicenda.
Non è mai troppo tardi (per il talento)
The Voice Senior, un bel programma del venerdì sera su Rai 1 che seguo dal suo esordio nel 2020. Antonella Clerici è la cordiale conduttrice, mentre la giuria è formata da Arisa, Loredana Bertè, Rocco con Clementino e Nek che ha preso il posto di Gigi D’Alessio. Sull’aggettivo senior, c’è da dire che i concorrenti vanno dai 60 anni ai 90 e oltre, come nel caso di Jacqueline, vedova del compositore Totò Savio, che porta splendidamente i suoi 91 anni e canta con trasporto Milord. Giovanna da Foggia, emula di Mina, cantava nelle navi da crociera e dice: “Se volete vedere una donna felice, guardate me che canto”. L”accompagna l’ex marito che la guarda ammirato da dietro le quinte. Trovo che la vita dei concorrenti sia interessante almeno quanto la loro voce. Come quella di Lele e Roberta che cantano insieme da tre anni, dopo aver superato ognuno delle disabilità che lui sintetizza in: “Dammi un occhio che ti do una mano” (lei ha perso la vista e lui la moglie). Interpretano in maniera briosa Storie brevi di Annalisa e Tananai che non conoscevo, dimostrando come la musica sia un’àncora di salvezza. Anna, da Roma si è trasferita a Salerno e farà 61 anni a Dicembre. Per lei cantare è un riscatto. Dopo l’emozionante esibizione sceglie il team di Arisa, per proseguire il suo percorso artistico. Curiosa anche la storia di Sergio, ex camionista di Brescia che aveva l’autoradio come compagna di viaggio; con voce graffiante canta un brano di Celentano, ma si emoziona parecchio. I coach non si girano, ma Nek gli dà una seconda chance e si presenterà per un’altra interpretazione. Del resto, i concorrenti sono uno più bravo dell’altro. È confortante constatare che non è mai troppo tardi per fare emergere dei talenti. Alla fine del programma, la conduttrice saluta augurando: “Buonanotte a tutti e viva la vita!” che è un bel modo per chiudere la giornata.
Imbrattare l’ambiente
Puntata veloce al bar e scorsa altrettanto rapida al quotidiano disponibile, la tribuna dove mi attrae il titolo: Daspo a Greta “Via da Venezia”, in riferimento al blitz degli ecologisti che ieri hanno colorato di verde il Canal Grande, 37 persone denunciate; ordine di allontanamento dalla città e divieto di tornarci per le successive 48 ore per l’attivista svedese Greta Thunberg, per la quale non provo grande simpatia. Concordo col presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che trattasi di azioni che danneggiano l’ambiente, costringendo ad interventi di ripristino. Insomma, protesta buona nelle intenzioni contro il “collasso climatico”, ma dannosa nei fatti. La parola ‘daspo’ molto usata in ambito sportivo è un acronimo, cioè una parola che si forma con le iniziali o le sillabe di altre parole, come Fiat, tanto per fare un esempio. In pratica è una sigla che sta per: divieto (di) accedere (manifestazioni) sportive, nel caso di Venezia esteso a manifestazione non autorizzata. L’ambiente è già abbastanza inquinato; armati di taniche cariche di colorante gli attivisti hanno versato la sostanza in acqua, tingendola di verde fosforescente, cioè alterandone il colore originario. Usare le parole appropriate e con calma, non sarebbe più semplice? Credo che il mondo della cultura dovrebbe farsi sentire. Imbrattare l’ambiente è l’ultima spiaggia (speriamo pulita).
