San Francesco d’Assisi

Oggi 4 ottobre, San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Quindi auguri al Santo Padre, a Francesca che porta questo nome e a Pia che festeggia il compleanno. Mi sarebbe piaciuto nascere in questo giorno, per la simpatia che mi suscita la figura del poverello d’Assisi, religioso e poeta. Anche la sua storia privata è interessante: figlio di un ricco mercante, partecipa alla quarta crociata ma al ritorno si converte alla vita religiosa e rinuncia ai beni paterni, dimostrando una grande intesa con la natura e il creato. Sua attività principale è la predicazione: parla con tutti, esseri umani ma, secondo la leggenda, anche animali, inclusi uccelli e lupi feroci. Si nutre di cibi semplici: pane, focacce, cereali, erbe selvatiche e tante verdure. Consuma uova, formaggi, tanta carne bianca e anche tanto pesce. Dunque, pur amando tutte le creature del creato, non disdegna cibo di origine animale. Il suo prediletto sono i mostaccioli – dolci di antichissima tradizione di origine campana – che pare abbia chiesto perfino in punto di morte. Essendo la povertà una costante in tutta la sua vita, predilige la tavola umile, ma non è vegetariano. A me interessa come autore del Cantico delle creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, composto attorno al 1224, due anni prima di morire. È il testo poetico più antico della Letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Nella natura Francesco vede riflessa l’immagine del Creatore e sottolinea il senso di fratellanza fra l’uomo e il creato che si espande fino alla morte, chiamata ‘sorella’, l’ultima realtà per la quale egli loda il Signore. La natura al centro del sentimento religioso rende quest’opera quanto mai attuale e invita a vedere il mondo nell’ottica della fratellanza, della bellezza e della pace, parola dispersa in questi tempi amari. A proposito, quella odierna è considerata giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. 🙏

Mattinata piovosa ma fruttuosa

Su consiglio di Manuel porto il tablet che arranca in Centro Riparazioni Cellulari e Tablet Phone World a Bassano del Grappa, in via Jacopo Vittorelli 15. Il 15 è anche il numero civico di casa mia, il che mi bendispone. Il titolare, Jies Zhou parla correttamente italiano e prende in consegna il mio tablet, invitandomi a ripassare prima della chiusura in tarda mattinata. Già questa previsione mi rallegra, perché altrove avrei dovuto lasciarlo qualche giorno, eventualità dura da digerire per la mia attitudine quotidiana a scrivere, dato che comunicare con i lettori attraverso il mio blog verbameaada.com per me è terapeutico. Decido di trascorrere in biblioteca il tempo necessario per la riparazione dove alterno la lettura del quotidiano con un paio di riviste di Storia. Mi spiace essere l’unica donna con una rosa di uomini adulti che vanno e vengono dalla Sala di Lettura. Forse per questo la cultura è gestita da loro, mentre le compagne si adoprano in faccende varie? Vorrei essere smentita… Comunque verso le undici e mezza esco e mi incammino per tornare da Jies, sperando che la riparazione abbia avuto buon esito. Continua a piovere ma ci bado poco, tutta presa dall’ansia di sapere com’è andato l’intervento. È stata cambiata la batteria che singhiozzava e sostituito lo schermo, rigato in più punti per cadute accidentali. Saldo il conto che era stato notificato in anticipo, contenta che sia molto inferiore ai due preventivi fatti in altri centri. In caso di bisogno, so che qui tornerò. Mi trattengo a scambiare due parole con Jies che si accontenta di prendere meno per i suoi servizi, al fine di allargare la clientela. Mi sembra un’onesta strategia di vendita. Io sono soddisfatta e non mancherò di fargli buona pubblicità.

Evviva i Nonni!

2 Ottobre, Festa dei Nonni. In Italia si festeggia dal 2005, ma è nata negli Usa, nella Virginia occidentale nel 1978 grazie alla casalinga Marian McQuade, nonna di ben 40 nipoti. Se la notizia è vera – come la prendo da Google – nessuno più di lei era motivato a fare sentire la sua voce per sensibilizzare nei confronti di questa figura speciale in ambito familiare. Personalmente conosco chi ha una ventina di nipoti, Francesca ne ha sette e c’è chi non ne ha, come me. Ma ho avuto una nonna, cui ero molto affezionata e che ricordo con nostalgia. Si chiamava Adelaide Valle, friulana di Pravisdomini, sposata a nonno Giacomo Stefani in anni molto duri. Ebbe cinque figli, due maschi e tre femmine, la più giovane delle quali, Giovanna – Juanina – era mia madre. Di lei mi ricordo che recitava filastrocche e che le piaceva leggere, tanto da commuoversi sulle storie lamentose dei fotoromanzi. La vita le inferse la tragedia di perdere le prime due figlie, Ada di 19 anni e Lina di 17 nel giro di una settimana a causa del tifo, credo nel 1937. Ho appeso un bel ritratto delle zie, ovviamente in bianco e nero che mi sarebbe piaciuto conoscere. Una delle due – credo Ada di cui ho ereditato il nome – era fidanzata con un carabiniere e aveva già pronto il vestito da sposa. Se il destino non fosse stato tanto duro, avrebbero potuto diventare mamme e nonne anche loro, sebbene non sia scontato. Per esempio io non lo sono ancora e nemmeno me ne dolgo. Il lavoro di insegnante mi ha tenuta in contatto con tanti giovani che non sento la mancanza di avere dei ragazzini per casa. Inoltre ho i miei nonni di riferimento, come Gina la nonna di Manuel che talvolta mi chiama zia. Ammiro chi sa farsi benvolere dalle giovani generazioni per i propri meriti, a prescindere dal sangue.

Una tazzina di caffè

Massimiliano Ossini conduttore di 1mattina afferma che gli italiani hanno due abitudini: la lettura del giornale e il caffè, di cui oggi è la Giornata Internazionale, ricorrenza istituita nel 2015 dalla International Coffee Organization. In Italia si bevono 95 milioni di tazzine di caffè al giorno, esclusa la sottoscritta che però ne apprezza l’aroma, il profumo e il colore. Io lo faccio la mattina con la moka, per trasformarlo poi in cappuccino. Se mi viene offerto, ne prendo una tazzina per gradire, ma lo evito perché non va d’accordo coi miei diverticoli. Al massimo assumo quello d’orzo che mi fa Lucia quando vado a trovarla. Ricordo con piacere quello che faceva Gentile, la mamma di Marcella, servito in una tazzina all’inglese: il contesto dell’accoglienza lo rendeva insuperabile. Marcella ne è una buona consumatrice e potrà illuminarmi a riguardo. In compenso mantengo l’altra abitudine di leggere il quotidiano. La prima città italiana a dare ospitalità al caffè è Venezia nel 1570, grazie al medico e botanico padovano Prospero Alpini. Durante un viaggio in Egitto aveva notato l’usanza di preparare un decotto dal colore scuro, ricavato da semi abbrustoliti, macinati e bolliti. Di ritorno dal viaggio in Oriente portò alcuni sacchi di chicchi di caffè a Venezia, dove nel 1720 apre il celebre Caffè Florian. Il Brasile è il Paese che produce più caffè al mondo mentre Danimarca, Finlandia e Austria sono le nazioni che consumano più caffè. Il caffè macinato più buono è il Vergnano – che uso io – seguito dal Pellini, secondo la classifica di Altroconsumo. Assodato che per gli Italiani è un rito, il caffè macchiato è preferito all’espresso perché meno forte come sapore. Secondo l’Istituto Espresso Italiano, la città dove si può bere la miglior tazzina di caffè è Rovigo. ☕

Arte e benessere

Pomeriggio di festa dedicato all’arte. Visito con Lucia la Mostra collettiva di pittura e scultura “Una finestra sulp mondo” in Villa Marini Rubelli a san Zenone degli Ezzelini, opere di 92 artisti locali tra Monte Grappa, Brenta e Piave. A cura di Marisa Pastorello è visitabile il sabato pomeriggio e la domenica fino al 3 novembre. Si avvale di eventi paralleli e serate a tema. Per godere il percorso attraverso le opere, parola d’ordine: curiosità, allungare lo sguardo oltre i confini e accogliere la diversità. Nel mio caso, la conoscenza diretta di alcuni artisti è un valore aggiunto. Vibrante di calore e di buoni auspici il quadro ‘Kalispera la dispensatrice’ di Noè Zardo, densa di emozioni la terracotta ‘Ragazza con bavaglio’ di Renato Zanini. Al pianoterra apprezzo l’originale opera in marmo ‘Pinocchio e Amore per la musica’ di Ruben Zardo, mentre al piano superiore mi catturano i ‘Settembrini’ gialli e celesti di Alice Parisotto, fiori autunnali che vorrei godermi l’anno prossimo in giardino. Ogni stanza ospita le opere degli artisti accorpati per paese di provenienza, il che consente un percorso ordinato tra le varie sezioni. Quando succede, è un privilegio trattenersi con l’autore in carne e ossa ed anche giovarsi della spiegazione estemporanea di un visitatore esperto. Ritengo che una chiave di lettura siano le didascalie delle varie opere, perché mettono in comunicazione l’artista e il visitatore, consentendo di spaziare in altri ambiti. A me che amo scrivere suggeriscono l’idea di un racconto o di una poesia. Così l’arte si diffonde e si rigenera, seminando benessere e buona disposizione d’animo. Grazie ad ogni creatore di bellezza che san Francesco d’Assisi descrive così: “Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

Longevità

Silvio Garattini, un altro grande vecchio (96 anni a breve) che ammiro. Sul Corriere odierno leggo un’intervista dove apprendo che domani uscirà il suo ultimo lavoro, intitolato ‘Vivere bene’ che vedrò di procurarmi. Il famoso oncologo, ricercatore, Presidente e fondatore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano dà suggerimenti su come migliorare la qualità della vita attraverso il movimento e lo sport. L’alimentazione deve essere varia e moderata – lui fa cinque piccoli pasti al giorno – le calorie proporzionate a quello che si fa. Raccomanda di dormire almeno 7 ore, di mantenere relazioni pubbliche e coltivare rapporti sociali anche dopo la pensione. Ha condensato il suo credo in 10 regole per vivere bene. Dichiara che i suoi farmaci sono cinema, teatro e conferenze, raccomandando di: “Evitare il mercato della medicina”. I fattori della longevità – da lui incarnati così bene – sono mangiare poco e fare movimento. Ecco, sono molto d’accordo con lui sul cibo e sul sonno mentre ho qualche riserva sul movimento che ne mio caso contempla due protesi d’anca. Camminavo molto volentieri prima degli interventi effettuati in robotica (l’ultimo 5 mesi fa, l’altro quasi 3 anni fa, per mano del chirurgo Giovanni Grano), e sono soddisfatta per l’esito delle operazioni pressoché ‘miracolose’. Tuttavia non voglio strafare, ignorando di essere portatrice di due protesi. Conduco vita normale e mi sono iscritta in palestra per rafforzare la muscolatura, come da consiglio del chirurgo. Suppongo che Silvio Garattini sarebbe d’accordo sia con il mio ortopedico dottor Guido Mazzocato che con il dottor Giovanni Grano, cui va la mia doppia gratitudine. Garattini è un buon camminatore, fa 5 km al giorno a passo veloce. Io meno, ma scrivo 5 ore al giorno. 🌻

Latino, ad maiora/a cose grandi

Sul tablet mi cattura il titolo “Il latino è vivo e discute in mezzo a noi” di un articolo che leggo curiosa, condividendo il pensiero di chi lo ha steso. Solo dopo mi accorgo che trattasi di Vittorio Feltri, 81 anni, che vedo talora in qualche programma televisivo dove il giornalista e direttore di vari quotidiani lascia il segno per il suo modo di parlare senza peli sulla lingua. Pochi giorni fa è uscito un manuale che sostiene la stessa tesi, non mi ricordo di chi. Comunque sull’argomento ‘A che serve il latino’ è già stato scritto parecchio. D’accordo con lo spigoloso eppure simpatico giornalista bergamasco, ritengo che il latino non sia assolutamente una lingua morta, ma anzi aiuti all’elaborazione del pensiero e a parlare correttamente in italiano. Da studentessa liceale non stravedevo per la lingua madre dell’italiano, arrabattandomi quasi quotidianamente in versioni dal latino, in alternativa a quelle di greco. Un bel tour de force che mi portava a tradurre anche in sogno: praticamente un’ossessione. Col tempo mi sono pacificata, recuperando gli aspetti più funzionale della lingua. Da docente, tenni anche un ‘Corso di propedeutica al Latino’ ad un gruppo di studenti di terza media, orientati ad iscriversi alle superiori con questa lingua tra le discipline di base. Facendo un salto temporale di sessant’anni fa, il mio maestro Enrico Cunial, prima degli esami di quinta elementare insegnava le declinazioni latine e l’analisi logica, perché allora il Latino era incluso alle medie come materia scolastica. Ci sarebbe molto da dire sull’evoluzione e involuzione dei programmi scolastici, ma preferisco soprassedere. Giusto ieri era la Giornata Europea delle Lingue: da proteggere, da promuovere, da vivere. L’eredità del Latino è viva attraverso le lingue neolatine (o romanze) e una nutrita serie di espressioni in uso, tipo: Mens sana in corpore sano, Carpe Diem, Cogito ergo sum, Errare humanum est, Omnia vincit amor. Tra le 24 lingue ufficiali della UE, l’italiano, figlio del Latino è considerato la più sexi! Se vi pare poco…

Memoria e nostalgia di Beppe

‘Casa dolce casa’ è quello che deve pensare Beppe quando scappa dalla sua nuova casa per tornare dove viveva prima. Beppe è un bastardino dal pelo marrone che abitava nella casa accanto alla mia fino a giugno. I suoi padroni – due adulti e due ragazzini – si sono trasferiti a circa un chilometro in una villa con ampio giardino e robusto cancello in acciaio. Col cane avevo un rapporto affettuoso: gli parlavo dalla finestra del bagno che dava sullo scoperto dove c’era la sua cuccia e quando passavo con Astro – il mio cane buono che non c’è più – davanti al suo cancello, tra le maglie della rete gli infilavo un biscotto che lui gradiva scodinzolando. Pare che diverse volte il bastardino sia ritornato sui suoi passi. L’ultima è successa ieri. Una signora bionda che porta a spasso il suo cane bianco me ne ha segnalata la presenza che io ho comunicato al proprietario tramite telefono. Ho anche ‘parlato’ a Beppe, che mi ha risposto con un abbaio di simpatia. Non ho insistito a farlo entrare da me, perché non so come la prenderebbero i miei tre gatti: Grey, Pepita e Fiocco. Comunque i nuovi vicini, una giovane coppia gentile con una bimba di nove mesi lo hanno ospitato più volte nel loro giardino, dove Beppe va a infilarsi nella vecchia cuccia. Fino all’arrivo del padrone che lo carica in macchina e se lo riporta nella nuova abitazione, vasta e accogliente dove però Beppe non si sente a suo agio. Morale della favola: il cane si è affezionato alla casa, dimostrando di avere memoria – e nostalgia – del suo passato. Non so il seguito. Spero che Beppe si adatti al cambiamento. Ho sentito per televisione che oggi è la Giornata Mondiale degli amanti del Cane. Un augurio a tutti i possessori di cani affinché stabiliscano un feeling con gli amici a quattro zampe. 🐾

Misto prosa e poesia

Momento Poetico PIOGGIA FANTASIOSA La pioggia d’autunno/ scroscia sicura/ sulla pianura/, rimbalza sui tetti/ discende trasparente/ finché si stende/in minuscole perle/ sul marciapiede/. Curiosi osservano/ lo spettacolo i gatti/ desiderosi di tornare/ a scorazzare per il giardino/. Io penso al leggero piumino/ che adagerò sul letto/ stanotte, sognando/ stelle e fiori, sorrisi e colori.// Ho scritto il testo ieri, ispirandomi dal vero alla pioggia che cadeva abbondante. Adesso c’è il sole e non so se durerà. Mi piace osservare la natura che mi circonda, mi distrae, mi rilassa e mi consola. L’autunno in questo senso fa un ottimo servizio. (Aggiornamento: Pensavo di lasciare il tablet in assistenza, ma mi costa troppo con esito incerto per la sostituzione della batteria e dello schermo strisciato. L’alternativa sarebbe un cellulare con la pennetta o un tablet 10 pollici, stretto/lungo/leggero. La leggerezza è fondamentale perché lo uso più di 4 ore al giorno e mi sta venendo un problema al polso. Per ora continuo col mio vecchio – di 5 anni – tablet che ha una bella tastiera – sperando che non schiatti. Niente iPod perché dovrei imparare tutto da zero). Ciao Lettori!

Teatro e Salute

Come d’abitudine, riservo il lunedì alla spesa, preceduta però dalla sosta al bar in piazza Onè di Fonte, sempre molto affollato di mattina, anche grazie al mercato. Il Corriere è libero; lo piglio e mi ritiro in un angolino in fondo dove mi concedo la lettura, in attesa della consumazione che arriva: croissant all’albicocca e cappuccino con la scritta ‘Buona giornata’ dentro un cuore di schiuma. Un extra gradito che mi strappa un sorriso. Cerco qualcosa che mi stimoli a scrivere che trovo a pag. 33 dedicata allo spettacolo. È l’articolo di Emilia Costantini: ‘Glauco Mauri, recito a 94 anni, con il teatro supero il dolore’ che mi cattura soprattutto per l’età dell’intervistato ancora sul palco. Confesso che ho una grande ammirazione per i grandi vecchi che combattono ancora, in barba all’età avanzata e agli acciacchi. Tra l’altro, all’attore marchigiano era capitato qualche anno fa un malore in scena all’Eliseo, durante I Fratelli Karamazov, poi superato. Mi sono un po’ documentata: Glauco inizia la carriera a 15 anni e si diploma all’Accademia Nazionale d’arte drammatica diretta da Silvio D’Amico. Per alcuni anni lavora con la ‘Compagnia Proclemer – Albertazzi’. Nel 1961 fonda la ‘Compagnia dei Quattro’ con Valeria Moriconi e altri. Partecipa a lavori televisivi della Rai e radiofonici. Nel 1981 fonda la ‘Compagnia Mauri – Sturno’ che propone un vasto repertorio di autori classici, tra cui Shakespeare, Pirandello, Brect. Curioso che abbia preferito vivere in albergo fino a 70 anni, trasferendosi poi sotto lo stesso tetto del palazzo dove viveva il compagno di teatro Roberto Sturno, mancato lo scorso settembre. Ritorno al titolo del servizio e alle parole “con il teatro supero il dolore’. La Recitazione, una delle 7 forme d’arte che allietano la vita è salutare e terapeutica. N.B. – Cari Lettori, da domani non potrò più postare il mio pezzo, perché il tablet, in uso quotidiano da quattro anni andrà in assistenza, spero per pochi giorni. Se riesco, programmo una poesia al giorno per i prossimi giorni, cui potrete rispondere se vi va. Io vi leggerò volentieri sul portatile in orario plausibile (no tardi). A presto! 🌻