Recupero

Pomeriggio di maggio sospeso (ieri) tra la pioggia che forse arriva forse no, e un assopimento travolgente. Fiocco, il gatto più energetico che abbia avuto sonnecchia sul tappeto dell’ingresso, mentre i canarini si limitano a cinguettare. Manca il sole, grande stimolatore di buonumore. Sotto il portico, mi concedo qualche riflessione possibilmente positiva. Ho trovato: lunedì prossimo ho la visita di controllo con il chirurgo che mi ha inserito la protesi all’anca destra – gelosa della sinistra – come dice il collega Max, dopo trenta mesi dal precedente intervento di artoprotesi. Adesso sono una donna “bionica”, secondo la spiritosa affermazione di un’amica. Nell’immaginario scientifico, uomo bionico è un essere al confine tra uomo e macchina. Personalmente mi basta che la robotica e la perizia del chirurgo mi abbiano restituito il piacere di camminare senza dolore e di tornare alla normalità in tempi brevi, ovverosia dopo un mese. I quattro mesi di sofferta limitazione – che a me sono parsi lunghissimi – hanno impedito al mio corpo di cercare un. adattamento, così il recupero è avvenuto alle svelte. Da una settimana esco in macchina e sto per completare le sedute di fisioterapia. Tornerò a rimettermi ai fornelli, perché a tutt’oggi mi giovo del servizio fornito dai volontari ‘pasti a domicilio’. Approfitto anzi per ringraziare la schiera di brave persone che mi hanno sostenuta ed aiutata a vario titolo durante questo mese di convalescenza. È confortante constatare di abitare in una zona – la Pedemontana del Grappa – ricca di associazioni e strutture attente ai bisogni dei più fragili. Lunga vita al volontariato.

Ciao mamme! 💖

I piccoli garofani bianchi di mia madre sono in piena fioritura e diffondono un intenso profumo anche a distanza. Lei è mancata molti anni fa, ma i garofani continuano a farmi compagnia, accarezzandomi l’anima. Mi piace associare un fiore alla figura materna, soprattutto oggi che è la festa della mamma che si celebra dal 1959. Si tratta di una ricorrenza mobile, dato che la data non è sempre la stessa. Fu il presidente americano Wilson nel 1914 a rendere la manifestazione pubblica, in onore delle madri di tutti i soldati, decidendo che il giorno dei festeggiamenti sarebbe stato la seconda domenica di maggio. In realtà l’idea di celebrare la maternità era venuta ad una femminista e pacifista americana nel maggio 1870, Jiulia Ward Home, spalleggiata pochi anni dopo da un’altra donna, Anna M. Jarvis che scelse, come simbolo della festa il fiore preferito della madre: il garofano bianco! Non lo sapevo, il collegamento con i garofanini di mia mamma Giovanna mi commuove.Tralascio le citazioni pro mamma che trovo troppo mielose, mentre mi toccano alcune intense poesie come quella di Ungaretti, intitolata appunto La madre dove il poeta immagina di incontrarla nel momento della sua morte, mediatrice tra terreno e divino: “In ginocchio, decisa,/sarai una statua davanti all’Eterno,/… Ricorderai d’avermi atteso tanto,/e avrai negli occhi un rapido sospiro.” Sulla stessa linea, a mio dire il la poesia di Papa Karol Wojtyla dedicata alla madre che si apre coi seguenti versi: “Sulla tua tomba bianca/sbocciano i fiori bianchi della vita” dove i fiori sono l’anello di congiunzione con l’infinito. Ritornando coi piedi per terra, rinnovo gli auguri alle mamme che conosco e anche a quelle che non ci sono più fisicamente, ma continuano a vivere nel nostro ricordo e a infonderci luce.

Scrivere, esercizio di libertà

Mi attraggono le parole. Non a caso il blog su cui scrivo quotidianamente da quasi tre anni (nato a fine giugno 2021) si chiama Verbamea (= parole mie) e Verbanostra (= parole nostre) il blog parallelo, in condivisione con le ‘sei dita’ di Francesca, Sara, Valentina, Veronica, Elisa. Leggo sul quotidiano la Repubblica di ieri un paio di articoli che mi consentono di dire qualcosa a riguardo. Dall’intervista ad Alessandro Michele, autore del libro “Noi siamo le cose che ci circondano” riporto la risposta alla domanda Com’è stato esprimersi con la scrittura? “Penso che le parole siano l’unica religione che ci tiene ancora liberi, per questo spero che ciò che ho scritto risulti vero e autentico”. È anche il mio pensiero. Il libro sarà presentato oggi al Salone del Libro di Torino, dove c’è anche il mio romanzo Passato Prossimo. Io non sono importante da essere intervistata, ma credo di allinearmi al pensiero espresso da Michele, una delle voci più influenti della moda. Al Salone del Libro arriva per la prima volta dopo l’attentato anche lo scrittore Salman Rushdie, autore di Knife. A parte la sua tirata d’orecchi alla Meloni che ha denunciato Saviano, mi interessa il suo punto di vista sulla scrittura che può essere catarsi, ma anche vendetta. Lascio al lettore la soddisfazione di leggersi l’intero servizio di Sara Strippoli a pag. 33. Adesso è tempo che dica la mia. A parte il pensiero di Platone a riguardo, in ambito psicanalitico e psicoterapeutico, la catarsi è la liberazione da un trauma o un conflitto interiore, la ‘purificazione’ di corpo e anima, ma non voglio sconfinare in un terreno che non mi appartiene. Mi limito a dire che per me scrivere è la terapia alla ‘malattia’ di esprimermi, quindi una sorta di ossigenazione che mi fa stare bene. E che i lettori nutrono con il loro contributo.

Amore e Memoria

Gino Cecchettin, papà di Giulia è ospite della trasmissione di Bianca Berlinguer “È sempre Cartabianca”, andata in onda ieri sera. Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore del legno discute con la conduttrice sui temi scottanti che gli propone. Il pretesto è offerto dal libro Cara Giulia.Quello che ho imparato da mia figlia, di cui è autore il padre della sfortunata ragazza che il 5 Maggio avrebbe compiuto 23 anni. Gino Cecchettin conferma di essere una persona profonda e saggia che convive col ricordo della figlia drammaticamente scomparsa. A proposito della memoria, Mauro Corona, invitato ad intervenire dice che il ricordo è il sentimento più forte dopo l’amore. È un’affermazione che trovo convincente. In questo caso doloroso, mi auguro sia anche terapeutico. D’altronde il libro, edito da Rizzoli è parte di un progetto più ampio a sostegno delle vittime di violenza di genere. L’ho cercato sul web dove è disponibile la lettura delle prime pagine: una toccante lettera del padre che ipotizza quella che doveva essere la settimana perfetta con l’imminente laurea della figlia. Tra l’altro, confida che si era fatto tatuare – prima volta nella vita – una rosa con impressa sullo stelo la lettera emme, iniziale di Monica, la moglie scomparsa un anno prima. Quest’uomo, vedovo della consorte e della figlia è da ammirare e da sostenere. Capisco perché ha scritto il libro: per omaggiare Giulia e per continuare a tenerla dentro di sé. Lei sarebbe fiera del suo grande papà, come spero lo saranno i fratelli Davide ed Elena, forse soverchiati dal rumore attorno alla tragica vicenda. Di sicuro il sorriso di Giulia continuerà a farci compagnia per molto tempo ancora, facendo germogliare in altri le qualità che sprigionava.

Oggi Oroscopo

Stamattina oroscopo, argomento futile per me – con tutto il rispetto per chi ci crede – che mi intriga per l’uso di certe parole e la voce maschile suadente di chi declina i vari segni zodiacali che scorrono su LA7 ripetuti e a velocità sostenuta. Il primo segno è l’Ariete, il mio di cui riesco a fatica a registrare le ‘previsioni’ riguardo Soldi (00), Amore (0000), Lavoro (000). Non so se quest’ultima voce si possa estendere anche a chi è in pensione come la sottoscritta. Pazienza. Il Segno favorevole al mio è lo Scorpione, mentre quello sfavorevole è il Toro. Starò in campana! Più delle previsioni, che mi lasciano tiepida mi interessa l’uso studiato di alcune parole ed espressioni positive che vengono distribuite durante la presentazione dei segni: pazienza, incastro, capacità empatica, verve comunicativa, determinazione, estroversione… contrapposte a instabilità, introversione…e un invito: “La vostra felicità è trovare voi stessi, non cancellare l’altro”, da estendere a tutti i segni. Non so chi ci sia dietro alla stesura delle quotidiane previsioni, ma non mi stupirei se fosse utilizzato qualche psicologo che riesce a distribuire ‘ad arte’ qualche pillola di incoraggiamento. Il mio spirito felino mi spinge a verificare l’indomani se la previsione ci aveva azzeccato, come se si trattasse di un gioco a tempo. Comunque apprezzo la ricerca di parole appropriate per infondere fiducia e l’invito a cercarla dentro di sé, all’incirca come dice l’antica massima moraleggiante attribuita all’autore romano Appio Claudio Cieco che la usò nelle sue Sententiae: “Ciascuno è artefice dell propria sorte”. Secondo Einstein il destino esiste e cambia in base al modo in cui ci muoviamo. Il contrario di destino è libertà, libera scelta, libero arbitrio. Personalmente ritengo che il destino sia per buona parte nelle nostre mani.

L’ostetrica

Il 5 Maggio si celebra la Giornata Internazionale dell’Ostetrica. Non lo sapevo e il pensiero mi riporta a mia madre Giovanna Stefani in Cusin, classe 1923 che esercitò questa professione per buona parte della sua vita. Io sono la seconda di tre figlie femmine e, a differenza delle mie sorelle infermiere, ho seguito tutt’altra strada professionale. Però ho dedicato a mia madre il libro C’era una volta l’ostetrica condotta (1953 – 1963) con sottotitolo Piccole storie di donne grandi dove sono protagoniste una quindicina di partorienti assistite da lei, ostetrica condotta di Cavaso e Possagno. Sono affezionata al libro, perché è stato il primo dato alle stampe e presentato alla comunità nel 2008, un anno dopo la sua morte. In copertina una bella foto in bianco e nero, scattata da mio padre nel 1957: io bambina sorridente sul sedile posteriore della lambretta che mamma sta per avviare. Una foto simbolo del viaggio della vita che inizia con il lieto evento. Le protagoniste dei racconti sono preziose presenze, di poca scienza e molta coscienza, avvicinate da me per simpatia e conoscenza diretta. Molte non ci sono più ma rimane la loro testimonianza: Gilda, Gentile, Bianca, Gigeta, Camilla, Maria, Sunta, Pineta, Biancarosa, Germana, Margherita, Irene, Romilda. Prima dell’ospedalizzazione del parto, le donne partorivano a casa e mia mamma correva da una puerpera all’altra senza risparmiarsi. Poi si era dovuta adattare ad un ridimensionamento del ruolo che si esercitava – come oggi – in ambiente ospedaliero, per garantire assistenza alla madre e al figlio in caso di urgenza. La nascita è un evento straordinario che merita tutte le attenzioni, a scapito però della naturalezza. Rimane il ruolo speciale di chi accoglie la vita.

David di Donatello

Prima di parlare della serata dedicata al Cinema, un omaggio alla statuetta. Donatello (Firenze, 1386 – 1466) realizza il David su richiesta di Cosimo de Medici per celebrare la vittoria dei fiorentini sui milanesi nella battaglia di Anghiari del 1440. Quindi il David ha anche un significato politico, perché allude alla vittoria di Cosimo sui suoi avversari. Risale al 1408 (Donatello aveva solo 22 anni) e si trova nel Museo nazionale del Bargello a Firenze, nella stessa sala del David bronzeo, opera della piena maturità dell’artista. La statua simboleggia la forza interiore, il coraggio e la determinazione necessari per affrontare le avversità. Inoltre rappresenta l’ideale classico di bellezza e perfezione anatomica. Al premio del Cinema viene dato il nome ‘David di Donatello’ perché ai vincitori è consegnata una piccola riproduzione in oro Bulgari del David di Donatello di Firenze, statuetta diventata iconica che compare in film e serie tivù. Fatta questa premessa, parlo un po’ della serata, dedicata al meglio del cinema italiano. Ho apprezzato le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per quella che è considerata la settima arte, una forma di espressione e connessione con il mondo. Io non mi considero cinefila, ma mi piace il buon film, sul grande e piccolo schermo. Prima della pandemia, frequentavo d’estate il Parco Parolini a Bassano dove tra luglio e agosto si può godere della proiezione di film all’aperto, con le lucciole che volteggiano sul grande schermo e le rane che ‘cantano’ nel vicino stagno. Anche in paese è in corso una rassegna di film che spero di poter seguire, appena avrò l’ok per gli spostamenti. Tornando alla serata, fanno gli onori di casa Carlo Conti e Alessia Marcuzzi. Molti gli ospiti e i premiati. Siccome l’occhio vuole la sua parte, ammiro gli abiti delle signore – molte in nero – che salgono sul red carpet. La rivista Vanity Fair si prende lo sfizio di valutare le varie ‘mises’. Super premiati Io capitano, con 7 Statuette e C’è ancora domani, con 6. Miglior attore non protagonista Elio Germano, per Palazzina Laf che parla di lavoro, tema di scottante attualità. Un David speciale a Vincenzo Mollica, giornalista e scrittore che per quarant’anni ha raccontato il mondo dello spettacolo. Sul molto altro della serata, lascio eventualmente indagare di persona. Lunga vita al buon Cinema!

Un artista, una promessa

Il mattatore Rosario Fiorello chiude la puntata del suo spettacolo mattutino, citando “Hallelujah” cantata da Ermal Meta sotto la pioggia, durante il concertone del primo Maggio. Ho già avuto modo di parlare del 43enne cantautore, compositore, polistrumentista albanese, naturalizzato italiano. Tra i suoi brani: “Non mi avete fatto niente” che vinse la 68esima edizione del Festival di Sanremo in coppia con Fabrizio Moro, poi “Piccola anima” e “Un milione di cose da dirti”. Apprezzo l’artista e anche l’uomo che sa fare fronte alle difficoltà. Sono andata a vedermi il video: durante la pioggia battente, non si scoraggia. Dal palco propone al pubblico “Facciamo una preghiera”, imbraccia la chitarra acustica e canta “Hallelujah” difronte ad una marea di ombrelli colorati ed impermeabili variopinti. A parte la bellezza del brano, di Leonardo Cohen – toccante anche nella versione italiana – interpretato magistralmente, ha dimostrato intraprendenza e buon gusto nel creare un momento di intermezzo sotto il diluvio, in attesa della schiarita che si è materializzata provvidenziale di lì a poco al Circo Massimo. “La voce è arrivata lassù” è il suo commento. Che dire, un artista a tutto tondo che merita un gigantesco plauso. Per inciso, scopro che ha iniziato a suonare dal vivo a 16 anni. Chitarrista nel gruppo Ameba 4, dal 2013 intraprende la carriera da solista, vincendo nel 2018 il Festival di Sanremo insieme con Fabrizio Moro. Tra i vari riconoscimenti musicali, ha vinto due volte il premio Lunezia. Ha pure scritto un libro, un romanzo di formazione intitolato Domani e per sempre, edito dalla Nave di Teseo dove racconta uno spaccato del suo Paese Natale. Un artista, una promessa.

Diffusori di serenità e di bellezza

Ieri ho ripreso possesso del mio angolo preferito, sotto il Glicine dal tronco tortuoso su cui si inerpicano agili i gatti. Alla base si è allargata un’aiuola di viole di cui permangono centinaia di foglie a forma di cuore. Le narici percepiscono ciò che rimane dell’intenso profumo dei fiori di lillà, ormai esauriti. Se tutto va bene, a luglio assisterò a un’altra spettacolare fioritura. I bombi laboriosi si sono trasferiti altrove, adesso è tempo di farfalle: una gialla mi supera e chissà dove si andrà a posare. Se sposto la sedia potrei abbronzarmi, è una bellissima giornata di sole che temo non durerà (infatti oggi, primo Maggio e’ nuvoloso). Molti Italiani occuperanno le spiagge, compresa la mia amica Lucia cui auguro un ossigenante soggiorno marino. Più avanti, finita la convalescenza farò una capatina a Bibione, ma il posto che mi corrisponde di più adesso è casa mia, specie la parte dello scoperto che richiede attenzione e cura, stamattina dedicate a una pianta a forma di palla dalla parte della cucina. L’avevo vista in sofferenza e ho cercato informazioni, a partire dal nome. Grazie all’esperta Serapia, si tratta di un Olivagno che necessita di adeguata potatura in modo da rinforzarlo. Ovviamente ho commissionato il lavoro a Reginaldo, mentre io mi sono occupata del nutrimento naturale da propinargli: bucce di banana secche e sminuzzate (= potassio), gusci di uova tritati (=calcio), fondi di caffè (=azoto, fosforo e potassio). Non so se funziona, ma sto abbandonando i prodotti chimici a favore di quelli naturali fatti in casa. Del resto ho il tempo per farlo e mi piace impegnarmi per le piante e i fiori, diffusori di serenità e bellezza. La Limonera, potata sapientemente da Marta oltre un mese fa e nutrita con i lupini ha emesso molte nuove foglioline marroni e alcune profumatissime zagare: una festa!

La meglio gioventù

29 giovani sono stati premiati dal Presidente Sergio Mattarella Alfieri della Repubblica. Pare che la parola alfiere derivi dall’arabo e indichi il grado di chi portava lo stendardo delle milizie nel medioevo e nell’età moderna, ovverosia il portabandiera: il soldato che era deputato a portare il vessillo del suo esercito. Per estensione, un apripista, un esempio di operosità in ambito sociale. Io ho conosciuto una persona di nome Alfiero, quindi il termine è usato anche come nome proprio. Comunque la cosa interessante è la motivazione per cui i suddetti 29 giovani – il più piccolo di soli 9 anni ha salvato la vita al papà – sono stati premiati. Sei dei premiati sono giovani romagnoli che si sono spesi durante le prime ore dell’alluvione in Emilia Romagn. Premiati anche 4 giovani veneti, “Esempio di solidarietà”. Il più giovane di loro, il 14enne Matteo Ridolfi, ha salvato la vita a un uomo colpito da infarto, praticando il massaggio cardiaco appreso in una nota serie televisiva. Curiosa la storia dello scrittore solidale Damiano Toniolo, 15 anni che durante il lockdow ha scritto un libro autobiografico sulla sua passione per le galline, devolvendo il ricavato della vendita del libro in beneficienza. Qua mi fermo, per non togliere la soddisfazione a chi volesse scoprire i meriti degli altri giovani premiati, nati dal 2000 in poi, protagonisti di bellissime storie di altruismo e solidarietà, molte per l’ambiente e la cultura. Questa è davvero la meglio gioventù che fa sperare in un futuro più umano. Mi auguro che il premio venga diffuso nelle comunità e nelle scuole di ogni ordine e grado, per stimolare ammirazione e portare allo scoperto tanti altri alfieri. Ll