Casa dolce casa

Ogni tanto stiro. Se c’è il sole, gli indumenti si asciugano in fretta. Scendo in caldaia dove ho l’asse per stirare. Mentre si scalda l’acqua distillata nella caldaietta – tempo una decina di minuti – annaffio la pianta di Limoni che mi ringrazia, inviandomi note agrumate. Una sbirciatina ai Lamponi e ne stacco tre che mi deliziano il palato. Mi applico mezz’ora a togliere le pieghe da un paio di t-shirt, un paio di pantaloni, un po’ di tovagliato e torno ad occupare la mia postazione preferita sotto il Glicine da dove osservo compiaciuta che l’erba è stata sfalciata. “Che relax sotto al tuo glicine” mi scrive una collega in visita di recente, mentre Lucia sul blog scrive: “Il tuo Ada è un eden”. Sono lusingata dalle osservazioni che collimano con la mia soddisfazione di aver fatto della casa il luogo dove sto finalmente bene. L’avverbio è giustificato perché ho dovuto andare in pensione prima di condividere il proverbio “Casa dolce casa”, sia perché prima ero assorbita dal lavoro e dalle cure materne, sia per il peso economico sostenuto. Nel panorama musicale, scopro che ci sono dieci canzoni dedicate al tema della casa, quindi l’argomento è ampiamente condiviso. Nel mondo anglosassone fanno un distinguo tra house e home; per me la casa non è l’obiettivo principale, di sicuro rappresenta un investimento non da poco che all’inizio mi ha prostrata, nonostante abbiano concorso economicamente mia mamma e il padre di mio figlio. La sorpresa più grande sono state le spese di manutenzione, trattandosi di due appartamenti contigui e quelle per il mantenimento del verde, con siepe, aiuole, piante e via discorrendo. Ma è proprio da lì che deriva il mio benessere, dal verde e dai fiori che con i gatti costituiscono il mio bene materiale e spirituale. Non riuscirei a poetare, se non all’ombra del Glicine, con la discreta compagnia di Fiocco e di Pepita.

Intelligenza artificiale e intelligenza umana

“L’intelligenza artificiale fa passi da giganti. È di quella “normale”, purtroppo, che si stanno perdendo le tracce”: sono le parole che chiudono l’articolo di Massimo Giannini, dal titolo 3 euro e 3.336 miliardi dove confronta la morte del bracciante indiano Satnam Singh e la Nvidia, azienda tecnologica statunitense, il cui titolo ha raggiunto il più alto valore in Borsa di tutti i tempi. Rinvio il lettore a pag. 9 del settimanale il venerdì per l’analisi del testo, preferendo soffermarmi sulla chiusura. Di questi tempi si parla spesso di intelligenza artificiale, lo hanno fatto anche la premier Giorgia Meloni e Papa Francesco al G7 di recente, prima Bill Gates e altre persone importanti. Come per tutte le rivoluzioni – si pensi a quella industriale – porta con sé luci e ombre, bisognerà saperne fare buon uso. Sull’intelligenza normale sarebbero utili controlli, sostegni, fors’anche delle esercitazioni per non darla scontata o acquisita. Mi soffermo sul fatto di cronaca successo a Venezia con protagonista un 21enne, rimasto vittima di un atto di leggerezza: ha dato un calcio a una porta di vetro nel cantiere dove lavorava e un vetro gli ha reciso l’arteria femorale, morendo dissanguato. Certo Marco Salvagno non pensava che sferrare un calcio alla porta di vetro avrebbe provocato tanto disastro, ma è risaputo che il vetro è fragile. Forse voleva togliere di mezzo un ostacolo, senza andare per il sottile. Se è andata così, ha pagato molto cara la sottovalutazione del pericolo. Come la sua, tante tragedie potrebbero essere evitate, usando un po’ di più la testa, l’intelligenza che nel suo stesso etimo significa ‘intus legere’ cioè leggere dentro le cose, evitando almeno qualche effetto collaterale nefasto. Non tutto si può evitare. Ma l’intelligenza umana può dare una grande mano.

Blog e romanzo

Non ho la memoria corta, sapevo che si sta avvicinando una data per me importante che riguarda la nascita del mio blog verbamea, solo che lo facevo “più giovane” ed invece compirà quattro anni il prossimo giovedì. Infatti ho controllato sul mio libro Post per un Anno che raccoglie i primi 365 articoli e il primo testo scritto porta la data del 27 giugno 2020: quando scrivo il tempo vola! Diciamo che per me è come una cura ricostituente, mi dedico a un’attività che mi piace e che mi consente di tenermi allenata mentalmente, oltre che relazionarmi con persone che mi corrispondono. Tra l’altro la data coincide con l’uscita del mio ultimo impegno letterario e approfitto del blog per presentarlo. Sì tratta di un romanzo breve, intitolato Ricami e Legami con un suggestivo dipinto in copertina che allude al tema della maternità, voluta e non realizzata a causa della guerra in Ucraina. I fatti si verificano in tempi recenti, con protagoniste tre donne che intrecciano a vario titolo le loro storie, come fili intrecciati sui ricami. La parte narrativa è arricchita dall’attualità dei post, cosicché nel romanzo si alternano due generi, il che rappresenta la novità rispetto ai miei precedenti scritti. Variante operativa: il manoscritto – scritto al computer – non è passato per la tipografia come le volte precedenti, ma è stato affidato a un servizio online che lo pubblica senza aggiungere o togliere nulla, lasciando all’autore la responsabilità della correzione, impaginazione, revisione. Quasi un gioco da ragazzi, disponendo dell’abilità e disponibilità di Manuel, fresco Ingegnere elettronico con svariate competenze. Senza di lui la mia ignoranza digitale sarebbe enciclopedica. Il libro è disponibile su Amazon, digitando semplicemente il titolo Ricami e Legami e il mio nome Ada Cusin. Oppure premendo sul link, se girato. A chi non ha dimestichezza col web, lo procuro io tramite prenotazione. In caso di lettura, sono ansiosa di conoscere la vostra opinione. Grazie 🌻

Longevità creativa

Oggi è il compleanno di Natalia Aspesi, giornalista, scrittrice e critica cinematografica. Gli anni sono 95, un bel po’ ma pare che lei non li voglia festeggiare. Il settimanale di Repubblica “il venerdì” le dedica la copertina e mi fa piacere. Apprezzo la rubrica “Questioni (non solo) di cuore” che l’arzilla signora tiene da parecchi anni e leggo con avidità le risposte alle lettere dei lettori. Tempo fa la rubrica era stata sospesa per un problema di salute della giornalista, per fortuna superato, tanto che è tornata a corrispondere coi lettori con lo spirito garbatamente graffiante che la contraddistingue. Sapevo che aveva una bella età, ma ignoravo il numero degli anni (Milano, 24.06 1929), quasi quanti quelli del professor Silvio Garattini (Bergamo, 12.11.1928) che la precede di sette mesi. Due esempi di longevità creativa. Le sue lettere del cuore sono diventate anche uno spettacolo teatrale cui ha dato voce Lella Costa e sono state raccolte nel volume ‘Questioni di cuore’ che ho letto, e ogni tanto rileggo perché offrono uno spaccato di umanità reale. Poi apprezzo lo stile della giornalista, diretto e senza filtri. Nell’intervista concessa a Marco Cicala dice: “Conduco la vita dei vecchi…faccio fatica a raccogliere le idee, i ricordi. Però non mi sono mica incattivita. Tutto questo avviene nella più assoluta se-re-ni-tà” e la immagino mentre scandisce di proposito la parola serenità che per me significa molto. Poi prende la difesa di Papa Bergoglio cui è scappata la parola della discordia (frociaggine) e riconosce che: “Specie a quell’età, il Papa può dire quello che vuole! Che male fa?”. Come non essere d’accordo? Mi piacerebbe averla tra i miei contatti, Natalia che considero quasi una di famiglia: attraverso le risposte alle lettere dei lettori fornisce una consulenza gratuita ed appagante. Auguri Natalia! 🌺

Stagione e stagioni (della vita)

Ebbene, ci siamo: l’estate c’è e con un po’ di timore la accolgo, augurandomi che porti soprattutto cose buone. Nell’emisfero boreale, ovverosia il nostro, tradizionalmente inizia con il solstizio di giugno – il 21 – fino al 20 settembre , prima dell’equinozio (21 settembre) che inaugura l’autunno. Però l’estate metereologica inizia il primo giugno e si espande nei mesi di luglio e agosto: insomma, è il cuore della stagione, con i pro e i contro. Quando lavoravo, era il periodo più atteso dell’anno. Ricordo che compilavo con emozione la domanda delle ferie, piazzando con studiata attenzione i 30 giorni di congedo ordinario più i 4 di festività soppresse (non so se funzioni ancora così), nell’ambito dei quali facevo cadere le puntate al mare, mai troppo lunghe, al massimo una settimana. Mi riferisco al periodo quando mio figlio, oggi 35enne era bambino. La partenza era preceduta da una specie di piccolo trasloco, onde evitare che il cambio di luogo e ambiente destasse difficoltà. Per alcuni anni è andata bene. Poi ho staccato la spina. Da quando vivo in una casa di proprietà sono cambiate molte cose: coltivo gli hobbies a me congeniali e non provo più l’esigenza di ‘andare in ferie’ dal momento che ho sotto controllo la fonte del mio diletto: piante, fiori, gatti, spazio e amicizie. Se mi capita l’occasione, non mi nego per una puntata al mare o in montagna in buona compagnia. Evito viaggi lunghi in macchina da sola e prendo treno e/o aereo proprio se devo. Una bella esperienza è stata la crociera alle isole greche con mamma, prima che se ne andasse. Non ho lo spirito di Manuel che è appena stato a Lisbona (l’anno scorso in nord Europa e l’anno prima a Singapore) ma nemmeno i suoi anni! Giusto stamattina, al bar delle signore all’incirca della mia età facevano battutine sulla ‘vecchiaia’, una stagione niente male ad arrivarci in salute e buonumore!

Disagio e fragilità

Tra le abbondanti notizie di cronaca nera, mi sorprende la tragedia a sfondo familiare successa un paio di giorni fa a Senigallia: un 51enne uccide la madre 87enne, poi si barrica in casa e si toglie la vita. Evento purtroppo non raro, con strascico di ‘anomalie’: l’autore del matricidio pare fosse in cura per disturbi psichici, tuttavia deteneva un’arma da fuoco – anche un machete – nonostante che gli fosse stato tolto il porto d’armi. Mi chiedo: per disattenzione e/o mancanza di controllo? Ancora una volta è saltato un anello della catena protettiva del cittadino che rimane solo dinanzi all’imprevisto annunciato. Penso alla tristissima fine della madre: chissà quante lacrime aveva versato per il figlio disturbato, lui pure vittima di se stesso. Lo aveva partorito alla stessa età in cui sono diventata madre io ed è stata privata della vita da colui a cui l’aveva data. Sento dire che dopo la pandemia è aumentato il disagio e sono cresciute in maniera esponenziale le difficoltà relazionali che hanno colpito soprattutto i giovani. Non è difficile constatarlo. È indispensabile chiedere aiuto, senza vergognarsi di vivere situazioni di fragilità, percorso che era stato fatto, nel caso succitato. Se la sventura ci mette lo zampino, siamo punto a capo. A occhio, credo ci vorrebbero in servizio molti più luminari della mente – ovviamente sani – ed altrettante forze dell’ordine, sempre sottodimensionate. Non sono un’esperta del disagio che però percepisco dilagante, favorito dalla crisi generale dei valori in combutta con quella socio-politico-economica. Da sempre succedono drammi familiari che però una volta non avevano l’invadenza di quelli attuali che inondano i media come un tornado quotidiano. Non vorrei scriverne, anche perché i miei lettori preferiscono la leggerezza. Tuttavia non posso ignorarli del tutto, specie quando il fattaccio coinvolge due affini come madre e figlio.

Ciao, caffetteria bar Mirò!

Il bar per me è sempre stato un luogo dove ricaricare le energie, ma anche informarmi attraverso lo scambio di battute dei clienti e la lettura del quotidiano. Quando insegnavo, aspettavo l’ora buca per fiondarmi in uno dei tre bar che inanellano la piazza del paese dove staccavo per un poco dall’attività didattica. Poi è venuta l’agognata pensione e successivamente la pandemia che ha modificato molte abitudini, rallentando i miei ingressi al bar. Da ultimo, l’artrosi ha compromesso la deambulazione, costringendomi a un penoso isolamento, fortunatamente archiviato lo scorso aprile con l’intervento – il secondo – di artoprotesi. Sono tornata gradualmente alle vecchie e care abitudini. Con una sorpresa: Gabriella, titolare della Caffetteria Bar Mirò, in Viale Giovanni XXIII a Castelcucco mi confida che intende cedere l’attività. Motivo: la stanchezza, che la costringe a levatacce e le impedisce di fare una passeggiata quando ne ha voglia. Lavora sette giorni su sette, fa 60/70 ore alla settimana da sola… è parecchio stanca. La ripresa non è la stessa di qualche anno fa, è molto più lenta. Gabriella è una roccia, ma come non capirla? Si avvicina al tavolo dove sto consumando la seconda colazione verso le dieci di domenica e mi chiede serafica se posso scrivere un post sulla decisione che ha preso, nella speranza che si faccia avanti l’acquirente interessato a subentrarle. Venendo da una famiglia di albergatori, di cui ho anche scritto nel mio libro Passato Prossimo immagino quanto le sia costato arrivarci. Credo che si allungherà l’elenco delle mie assenze nel suo bar, dove mi sono piacevolmente trattenuta molte mattine. Gabriella mi ha anche fatto qualche foto in giornate particolari, tipo il compleanno e la festa della donna, con decori speciali sulla schiuma del cappuccino. Il suo locale, contenuto nello spazio ma curato nel servizio conta molti clienti affezionati, me compresa. Mi spiace rinunciare a un’abitudine radicata. Me ne farò una ragione, cercando alternative. In bocca al lupo, Gabriella!

Saggezza e leggerezza

Che bella cosa scrivere favole per i nipoti! Lo fa la mia amica Francesca che ne ha ben sette e scopro che lo fa anche Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021 che di nipoti ne ha tre, uno di sette anni, due di due anni e mezzo. Ha pubblicato per Rizzoli il libro di fiabe: “La mosca verdolina e altre storie per chi non vuole dormire” accattivante già dal titolo. Non sono nonna, ma ricordo che quando mio figlio era piccolo per farlo addormentare mi inventavo delle storie più o meno come dichiara Parisi nell’intervista concessa a Luca Fraioli e pubblicata su Repubblica di ieri. Avevo creato il personaggio del ‘Fantasma formaggino’ che a casa mia andava forte, anche se dopo un po’, a forza di sentirselo proporre perse di attrattiva. Parisi, che mi è simpatico anche per altre ragioni, confida che era suo il compito di mettere a letto i figli (piuttosto insolito decenni fa). Raccontare favole si era rivelato un buon metodo per farli addormentare. Quando esaurì le storie che conosceva, prese a inventarne lui. Mi viene spontaneo commentare l’intraprendenza del nonno fisico con uno slogan che recita lui stesso in uno spot pubblicitario: “Problema complesso, soluzione semplice!”. Da bambino aveva pochi giochi e leggeva molto, specie astronomia popolare e fantascienza; da adulto coltiva la passione per i balli sudamericani, accantonati con il covid ma che ha ripreso perché “la memoria del corpo funziona meglio di quella della mente” e i passi di danza sono riemersi alle prime note. Le paure del Nobel per il futuro sono le nostre: la guerra, il cambiamento climatico e la politica, segnata da troppi conflitti d’interesse. “Se è incapace di seguire i bisogni dell’umanità, è chiaro che ci guida nella direzione sbagliata”. Impossibile inventare favole.

Potere della voce

È successo una settimana fa a Roma: una storia che poteva finire male, si è conclusa bene. Protagonisti un’insegnante che vuole farla finita e un suo ex allievo del Liceo divenuto agente di polizia che la salva. Mi sono commossa sentendo l’intervista ad Alessandro Olivetti, il poliziotto che distrae la malintenzionata chiedendole da dietro la porta: “Prof, si ricorda di me?”, immaginando lei che gli risponde, meravigliandosi di trovarselo davanti cresciuto e in altre vesti. La donna era chiusa in casa e aveva minacciato di buttarsi dall’ottavo piano. Lui le parla dei vecchi tempi, mentre i colleghi operano da fuori per evitare che si compia l’insano gesto. La voce, rimasta tale e quale di quando la docente si infervorava è stato l’anello di congiunzione tra presente e passato, rivisitato in chiave nostalgica. ‘Bastone e carota” era il metodo d’insegnamento della professoressa che Alessandro ricorda tutta d’un pezzo e brava. Trascorsi circa venti minuti di panico per quel che avrebbe potuto succedere, finalmente la docente apre la porta e si fa abbracciare dal suo ex alunno diventato il suo salvatore. Potere della voce e di un abbraccio! Di certo la collega aveva seminato bene durante il suo servizio e mi pare la quadratura del cerchio che sia stato proprio un suo sensibile alunno a farle cambiare idea. Anch’io sperimento la bellezza di raccogliere i frutti del mio lavoro, mantenendo i contatti con alcuni alunni speciali, per meriti loro più che i miei. Di recente ho sentito Giovanni che apprezza il mio entusiasmo e sta preparando gli ultimi esami per laurearsi a settembre. Manuel si è laureato lo scorso novembre ed è il mio factotum. I più grandi hanno messo su famiglia. Effettivamente i germogli sono diventati dei bei fiori, per dirla col titolo del mio ultimo romanzo Dove i Germogli diventano Fiori.

G7 e poesia

G7 in Puglia dal 13 al 15 giugno nel Comune di Fasano presso l’hotel Borgo Egnazia. Presiede il vertice la premier Giorgia Meloni. I 7 grandi sono: Canada , Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti. Evento super blindato – più di 5000 divise per garantire la sicurezza – tra i grandi della terra che si incontrano per parlare di vari argomenti globali: guerra in Ucraina e crisi in Medio Oriente, energia e cambiamento climatico, salute e sicurezza alimentare, sviluppo e intelligenza artificiale. Sono attesi ospiti da altri Paesi, compreso Zelensky e sarà presente anche Papa Francesco. Il logo dell’evento rappresenta un ulivo secolare con le radici nel mare. L’ulivo, tra gli alberi più identificativi del paesaggio italiano è simbolo di pace. Le 7 olive ai vertici dell’albero rappresentano le 7 nazioni. Il vertice avviene in uno dei posti più affascinanti della terra, in una regione che storicamente svolge il ruolo di ponte tra est e ovest del mondo. Mi auguro che l’incontro dia i frutti sperati, almeno qualcuno. Sono stata in Puglia un paio di volte, riportandone l’impressione di un posto baciato dal sole, anche se si è trattato di soggiorni brevi, uno legato al premio messo in palio da un concorso letterario. In quella occasione scrissi una poesia intitolata Salento che termina proprio con l’immagine di un ulivo. La riporto per mettermi in connessione con l’evento di domani. Da perlacea spuma conteso/e nuvole accorte/il mare cerca nella pineta/la tonalità forte da indossare./Oleandri odorosi e rosati/si concedono flessuosi/all’abbraccio del grecale./Amiche del sole, le cicale/friniscono impazzite/nel mezzogiorno assolato./Il secolare ulivo/dal tronco provato/custodisce tra le rugose ferite/svariate storie/del grandioso Creato.// Ecco, auguro un po’ di poesia anche ai partecipanti del G7.