Da sempre mi attraggono gli artisti: quelli che hanno frequentato le Accademie, quelli autodidatti, quelli di strada. Il settimanale di Repubblica il venerdì in corso dedica un interessante servizio a Philippe Petit, 74enne artista francese, noto funambolo, mimo e giocoliere, tra l’altro autore del Trattato del funambolismo. Lo scrittore Mauro Garofalo gli ha dedicato il romanzo Il mago dell’aria e il titolo è illuminante. Giusto il 7 agosto di 50 anni fa, Philippe compì un’impresa per cui venne poi arrestato: la traversata sul filo delle Twin Towers di New York. Una traversata di 42 metri e mezzo a 411 metri di altezza, della durata di tre quarti d’ora. La storia è anche raccontata nel film The Wall (2015) di Robert Zemeckis. Il 7 e 8 agosto l’artista si esibirà in una performance aerea alla cattedrale di Saint John the Divine, a New York dove vive. “È un evento a cui lavoro da due o tre anni. Sarà il più grosso, potente e bello della mia vita. Mi sento come un bambino impaziente. Sting canterà mentre io camminerò sul cavo”. Spero di poter vedere lo straordinario spettacolo di Philippe Petit, diventato artista di strada dopo essere stato espulso da cinque scuole per avere borseggiato i suoi insegnanti e avere usato carte da gioco sotto il banco. I suoi trascorsi scolastici mi ricordano quelli di altri personaggi diventati famosi, a prescindere dalle premesse. Grazia Deledda vinse il Nobel della Letteratura nel 1926, sebbene avesse frequentato due volte la quarta elementare, in quanto ritenuta ‘intelligentina’ dalla maestra e quindi meritevole di rafforzare le sue abilità, prerogativa superflua per le bambine, allora destinate al matrimonio o al convento. Per sottolineare come il talento si faccia strada molto presto e, se coltivato faccia buona compagnia tutta la vita. U
Categoria: Emozioni e pensieri
‘Ogni giorno accade qualcosa di straordinario’
“Ricordiamo che ogni giorno accade qualcosa di straordinario, basta accorgersene” è la bella frase giuntami ieri con il saluto mattutino, in un contesto da prima colazione. Oggi l’ho sperimentato. Niente spesa nel paese vicino, preceduta da sosta al bar perché devo incontrare Mariuccia che abita alternativamente a Canale d’Agordo e Belluno. La nostra conoscenza risale ai tempi del liceo, ma solo di recente si è intensificata, essendoci scoperte in sintonia su vari aspetti. La rimpatriata con i coetanei al cinquantesimo dalla maturità ha favorito il riavvicinamento che si è trasformato in amicizia. Lei apprezza come io scrivo, mentre io sono meravigliata delle splendide foto che fa, in condivisione con il consorte e della simpatia che mi dimostra. Un paio d’anni fa ho presentato in Sala Consiliare a Cavaso del Tomba il lavoro dedicato al mio maestro Dove i Germogli diventano Fiori e tra i presenti lei era quella giunta da più lontano. Non è un caso se ho intravisto in lei la mia ‘alter ego’ nel recente Ricami e Legami, cui ho assegnato il nome Fosca e il ruolo di giornalista. Così la presento a pag. 26: ‘È rimasta pressoché identica a quand’era ragazza: alta, bionda… dai modi eleganti” e mi terrà compagnia fino alla fine del lungo racconto. Nel corso della vita, ho dovuto rinunciare a un paio di amicizie, peraltro sostituite da altre nuove e insperate. Mi soccorre l’immagine delle onde marine che vanno e vengono, s’infrangono contro gli scogli e si rigenerano. Come osserva Mariuccia, che faceva l’infermiera si tende a parlare sempre delle cose che vanno male, ma bisogna dare spazio anche al bene che c’è e non chiede visibilità ma continuità. Ricetta da mettere in pratica subito, a maggior ragione in momenti di turbolenza varia. Forse è anche merito dell’età non più evergreen se ci riscopriamo più sagge, un po’ seguaci di Minerva o Athena di cui ho parlato nel post di ieri. Con tanto di civetta vera, fotografata da Sisto, il consorte di Mariuccia. r
Il match della discordia
Angela Carini si ritira dopo due pugni e 46 secondi di combattimento con l’atleta algerina Imane Khelif. È stata una competizione di pugilato leale? Per caso mi capita di vederla, mentre sosto in cucina per una rapida merenda. L’azzurra si ritira, dicendo: “Mi fa troppo male” riferendosi ai due pugni ricevuti da Khelif, l’avversaria che ha tutte le sembianze di un uomo. La disparità di costituzione tra le due atlete balza agli occhi e anche le fattezze esteriori. Com’è potuto succedere che Imane, esclusa da altre gare di pugilato per sovrabbondanza di testosterone competa alle Olimpiadi? Se è vero – come è vero – che i Giochi sono portatori di valori, è il polverone scatenato che mi disturba e che di certo nuoce allo sport. Sul momento, cioè durante il minuto scarso di competizione non si capiva cosa fosse successo e perché l’azzurra volesse ritirarsi. Anche il commentatore dell’evento era basìto. Nel giro di un paio d’ore è scoppiato il polverone e pure Giorgia Meloni ha detto la sua all’azzurra: “Un giorno avrai ciò che meriti in gara equa”. Rimane però l’amaro riguardo il dietro le quinte. Possibile non chiarire prima se competono atleti di pari livello? Ad esempio, si è esibita la categoria 66 chili – me lo ricordo perche è il mio peso – ma la massa muscolare, la potenza non contano? Angela ha incassato contro un avversario che la sovrastava. Di certo non gli è andata incontro per dargli la mano. Mi è dispiaciuto non assistere all’abbraccio finale che di solito suggella la fine di un match. Successivamente assisto all’incontro della judoka Alice Bellandi con la israeliana Inbar Lanir che si conclude con l’emozionante vittoria dell’azzurra e un reciproco abbraccio di conforto.
Manuel ‘pronto intervento’
Che bella la sera d’estate dopo il tramonto, con una tregua della calura e i rumori attenuati. Se non fosse per le zanzare fameliche, si starebbe bene. Per evitare l’attacco, ho posizionato davanti al portico tre vasi di piante insettifughe: incenso, lantana e menta, con altarini di citronella al momento poco efficaci. Perciò spruzzo braccia e caviglie con una lozione a base di oli essenziali: per i prossimi trenta minuti sono “coperta’; poi riparo dentro casa dove ho trascorso tutta la giornata, meno una rapida uscita a piedi a metà mattina. Il caldo mi costringe a stare reclusa e per distrarmi mi invento qualcosa, ma poi dirotto sulla scrittura, ostacolata da una bizzarria del tablet che si è posizionato in orizzontale e mi complica la digitalizzazione. Manuel ‘pronto intervento’ è in viaggio verso Bologna dove lo attende l’esame di stato da ingegnere. Temo non possa aiutarmi… Invece sì, perché mi dà le indicazioni dal treno: ‘Tiri giù la tendina…ci sarà qualcosa con scritto rotazione automatica…poi dia dei colpetti per fare tornare dritta l’immagine “. Miracolo, funziona! Manuel è straordinario, se potessi lo assumerei. Mentre sfreccia…con un freccia da Padova a Bologna riesce a risolvere il problema da remoto. Per la disponibilità e l’abilità nella risoluzione di problematiche varie si merita un premio extra. Dalla contentezza decido di fare una ceescake ai mirtilli per quando torna (troppo caldo per i muffin). L’operazione non è difficile, ma piuttosto lunga e prevede tre fasi: prima il fondo di biscotti sbriciolati imbibiti di burro sciolto, poi la crema e infine la copertura che faccio con mirtilli e more delle mie piante. La nappatura è la parte finale che mi inorgoglisce perché uso prodotti a metro zero. Riposo in frigo e assaggio!
Pro Amicizia
Giornata Internazionale dell’Amicizia, oggi 30 luglio. Proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere l’amicizia tra gli individui ma anche tra popoli, paesi e culture. Posto che è un valore, mi soccorre il proverbio: “Chi trova un amico trova un tesoro”, a sottolineare che la vera amicizia è una cosa rara, per meglio dire un dono. È un argomento buono per i temi, una costante nell’ambito dei sentimenti che ognuno può declinare a seconda del suo modo di pensare e di sentire. Per Aristotele, l’amicizia è un’importante fonte di felicità, forse la più importante. Anche Platone e Cicerone sono sulla stessa linea, tanto per restare nella Letteratura antica, mentre per Manzoni è “una delle più grandi consolazioni della vita”. Nelle relazioni quotidiane, secondo me è citata spesso a sproposito, come succede con l’amore con cui condivide qualche ingrediente: stima, rispetto, condivisione…difficile comprimere in una definizione un legame profondo che talvolta si rivela fragile. Mi è capitato con un paio di persone che credevo amiche inossidabili, finché l’allontanamento si è sostituito alla frequentazione, rivelando lacune reciproche. Però ne ho conosciute altre che mi dimostrano amicizia ed è un conforto ricevere attenzioni inattese. Io mi muovo con prudenza, attenta a non illudere e a non farmi deludere. Comunque mi sento sulla buona strada, un anello della rete affettiva che mi sostiene ogni giorno. Le persone amiche ci sono, alcune temprate dall”esperienza, altre in via di conoscenza. La metafora del viaggio in treno rende bene l’idea di chi sale e di chi scende alle varie stazioni: importante è non trovarsi in carrozza da soli. Per concludere, buongiorno e buona lettura agli amici vicini e lontani!
Show superlativo
All’ora di cena seguo la Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, la 33esima edizione che torna nella vecchia Europa, a Parigi dopo dodici anni. La grande protagonista della serata è la Senna – lunga 777 km – dove scorrono i battelli con le delegazioni degli atleti (402 sono quelli italiani) di 205 nazioni partecipanti. Nella prima ora sfilano 62 delegazioni su 205, ma la cerimonia dura fino alle 23.30, in un crescendo di spettacolarità e meraviglia. Impossibile condensare in poche righe momenti ad alta intensità artistica di un insieme che non ha lasciato nulla al caso. Condivido la valutazione a caldo di un amico: “Complimenti vivissimi ai Francesi che hanno saputo valorizzare il loro patrimonio culturale in questa innovativa inaugurazione dei Giochi Olimpici”. Tra i tanti momenti creativi proposti, superlativo a mio dire quello del Cavaliere sulla Senna. Premetto che a me piace molto l’elemento acqua e la Senna mi richiama La Canzone della Senna, una delle poesie più famose di Jacques Prevert, significativo poeta francese del secolo scorso. Per la prima volta l’ambientazione sull’acqua della cerimonia è un punto a favore. A sfavore invece la pioggia che ha bagnato questa edizione, arricchendola se mai di patos. Altro momento clou quando parla Tony Estanguet, tre volte olimpionico e Presidente del Comitato Organizzatore di Parigi 2024 che si rivolge agli 11.475 atleti partecipanti, definendoli: “La migliore versione dell’umanità”. Alla fine della cerimonia, Marie José Perec e Teddy Riner, gli ultimi due tedofori di una lunghissima staffetta si avvicinano al braciere olimpico, un’enorme mongolfiera che di lì a poco si alza verso la notte di Parigi, con la Torre Eiffel sullo sfondo. Aggiustando il proverbio, mi sento di dire che Il gioco vale la candela.
Mens sana in corpore sano
Sono sincera: non ho simpatia per la lingua inglese e poca attrazione per le palestre, influenzata suppongo dai miei studi classici e da una certa pigrizia. Tuttavia mi sto ricredendo. In prima battuta ho partecipato alle salutari sedute di Fisioterapia per mano dell’abile Federico Zalunardo. Dopo un mesetto di pausa, ora sto frequentando la Sala Pesi del Centro Sportivo Filippin, per irrobustire la muscolatura dopo l’intervento di artoprotesi subito ad aprile, su pressione di mio figlio Saul – che ci lavora – e con l’ok del Chirurgo Giovanni Grano che mi ha operata con perizia in robotica a Villa Berica in Vicenza. Sono certa che anche l’Ortopedico Guido Mazzocato che in precedenza mi ha seguito con premura acconsenta. Quattro sedute con il paziente Istruttore Andrea mi hanno persuasa che ho fatto la scelta giusta per la tonificazione di cui ho bisogno. La cosa che mi sorprende, da ‘principiante’ è che trovo piacevole lavorare con le ‘macchine’ che mi sono state assegnate, ognuna identificata con un nome inglese: Tapis roulant (questa ce l’ho anche a casa), Leg press orizzontale, Leg extension monopodalica, Adductor machine, Abductor machine, Chest press e Vertical row. Per ora sono sette e mi bastano: inizio con 10 minuti di tapis roulant e poi passo alle macchine, impostate con pesi destinati ad aumentare dove 12 o 15 esercizi vanno ripetuti tre volte. Alla fine esco grondante ma soddisfatta, perché sento che il corpo risponde: “Mens sana in corporea sano”. Di mattina non è molto affollato, ma c’è sempre qualcuno che si allena: l’ideale per non sentirmi “unica” e nemmeno “distratta” dalle performance dei numerosi iscritti che frequentano la palestra di pomeriggio e/o di sera. Per quanto riguarda l’origine etimologica della parola ‘palestra’, guarda caso deriva dal greco. Nell’antica Grecia era il piazzale sabbioso annesso al ginnasio dove i giovani si esercitavano alla lotta. Oggi è il luogo in cui si pratica attività fisica di vario tipo, finalizzata al benessere psico-fisico degli utenti. Me compresa.
Pietà per Lorena
“Sentenza ignobile” sono le parole della mamma di Lorena Quaranta, ammazzata dal fidanzato Antonio De Pace, infermiere calabrese cui la sentenza della Cassazione ha riconosciuto lo stress da covid. “Vogliamo giustizia” dicono i genitori della 27enne siciluana, studentessa di medicina strangolata al culmine di una lite il 31marzo 2020. Dunque, il femminicidio avvenne nelle prime settimane della pandemia di Covid-19. Annullato l’ergastolo, l’infermiere dovrà essere sottoposto a un nuovo processo. Che la convivenza forzata abbia esacerbato i toni ci sta, ma il femminicidio non può avere attenuanti. Mi fanno molta pena i genitori della sfortunata ragazza, loro sì condannati all’ergastolo del lutto. La sentenza ha sollevato un polverone di indignazione. Bisognerà attendere di conoscere le motivazioni della sentenza. Poi ci sarà l’appello e le cose potranno cambiare Di mio, mi sento di dire che il covid viene tirato in ballo per ragioni di comodo e questo modo di fare impedisce di risalire alla fonte del problema. Mi è capitato di sentire da più parti che la pandemia ha isolato le persone, allentando i freni inibitori di qualcuno. È risaputo che molti operatori sanitari sono morti nell’emergenza dei ricoveri e sappiamo dei turni massacranti cui sono state sottoposte le persone in prima linea. Le tremende immagini dei camion militari con il carico di morti non si possono dimenticare. Ma da qui a dire che il famigerato virus è stato complice nel togliere di mezzo la povera Lorena ce ne passa. Non so se il fidanzato, reo confesso abbia prodotto delle giustificazioni di comodo. Certo non lo invidio, però la mia pietà è tutta per Lorena. Che non c’è più! 🙏
La Luna ci guarda
Oggi 20 Luglio, Giornata Mondiale della Luna: ricorda il giorno in cui Neil Armstrong mise piede sulla luna per la prima volta, evento storico considerato dalla Nasa come la più grande conquista tecnologica di tutti i tempi. Pertanto la data intende celebrare l’importanza dell’esplorazione spaziale. Immagino che la nostra Samantha Cristoforetti saprebbe illustrare alla grande questo argomento, di cui intuisco le potenzialità. Anche la simpatica Amalia Ercoli Finzi, 86 anni soprannominata “La signora delle comete’. Ma io sono una letterata e non mi occupo di scienza, perciò chiedo venia: sono affascinata dall’influenza che l’astro ha avuto e ha sulla letteratura. Non so se sia un caso, ma stamattina sul tablet scorreva Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia, di Giacomo Leopoldi dove il poeta si interroga sul destino attraverso le parole di un pastore: canto struggente e sublime, da rileggere o da leggere con trasporto. Io volo molto più basso, ma con la luna ho colloquiato più di una volta. L’ultima, mesi fa quando ho composto il seguente testo di quattro strofe intitolato ‘LUNA VELATA’ Sopra il tetto del vicino/Luna velata mi sorprende/mentre sposto le tende/per chiudere i balconi./Niente afflizioni/per te, Luna distante/che invadi/le mie stanze?/Quaggiù regna/grande confusione,/talora disperazione/tra intrugli e grovigli./Ma ecco che lassù/diventi meno opaca/quasi lucente e ritorna/il conforto tra la gente.// A livello simbolico, la luna rappresenta l’energia femminile, la fertilità, la magia, la nascita, la sopravvivenza della specie. Luna era la mamma del mio cane Astro (non un gioco di parole): una bella intesa tra noi!
Mandela Day
Oggi 18 Luglio è la Giornata Internazionale di Nelson Mandela (1918 – 2013) giornata indetta dalle Nazioni Unite nel novembre 2009 per ricordare cosa ha rappresentato Mandela per la liberazione del Sudafrica dall’apartheid: ha combattuto per un mondo senza discriminazioni razziali e di ogni forma, trascorrendo in carcere quasi un terzo della sua vita, dopo la condanna all’ergastolo del 12 giugno 1964, con l’accusa di alto tradimento emessa dal regime segregazionista sudafricano. Liberato nel 1990 dopo 27 anni trascorsi in prigione, nel maggio del 1994 è eletto Presidente del Sudafrica nelle prime elezioni a suffragio universale. Nel 1993 vince il Nobel per la Pace. La sua frase più famosa dal film dedicatogli Invictus – L’invincibile, di Clin Eastwood è: …accettare tutti, rispettare tutti vuol dire avere un cuore grande! Mi viene spontaneo pensare al panorama internazionale, dopo 30 mesi di guerra in Ucraina e a ciò che succede nel vicino Oriente. Le parole cuore e pace sembrano svanite, sovrastate da eventi ogni giorno più preoccupanti. È buona cosa che il ‘Mandela Day’ venga celebrato in tutto il mondo, tuttavia temo che sia una goccia in mezzo al mare. Ovviamente non ho ricette da dare, solo preoccupazioni da esprimere, in condivisione con altri. Nelson Mandela è un faro per l’umanità, come lo sono altri Nobel per la Pace e molte persone ignote che operano in silenzio per far emergere il bene. Credo che cadrebbe a fagiolo una rivoluzione umanistica che portasse in primo piano la bellezza e la virtù, in tutte le declinazioni possibili. La vedo dura, ma ‘Spes ultima dea’, la speranza è l’ultima a morire.
