Gita di fine estate

Finalmente una giornata di vera vacanza, all’insegna del bel tempo e dell’amicizia, con contorno culturale e spirituale. Vado a trovare Mariuccia, un’amica del Liceo a Canale d’Agordo, paese natale del Beato Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, il “Papa del Sorriso”. Mi accompagna Manuel che rende speciale ogni suo servizio. All’andata, ci fermiamo Alle antiche Miniere, in Valle Imperina per una breve sosta, dove il sudore dei minatori del passato si mischia con lo scroscio del torrente Cordevole. La visita al Centro Minerario Valle Imperina sarebbe un’ottima uscita didattica da proporre alle colleghe in servizio. Dati i tempi stretti, mi limito a una veloce consumazione, immaginando la vita dura di chi ci ha preceduto. A metà mattina siamo in piazza Canale d’Agordo, sotto lo sguardo accogliente della Chiesa arcipretale San Giovanni Battista, la chiesa di Papa Luciani. Sotto una sua gigantografia si legge: “Egli è qui: col suo insegnamento, col suo esempio, col suo sorriso”. Mariuccia ci accoglie festosa e ci accompagna a casa sua, ristrutturata da un ex fienile che meriterebbe un post a parte. Qui il legno è sovrano, dal tavolo alle sedie – con inciso sullo schienale un cuore – ai porta vasi, agli arredi…ma sono protagonisti anche gli affreschi sulle facciate delle case, segno della presenza degli artisti pittori. Molto interessante un locale al pianterreno adibito a raccolta di attrezzi antichi che Sisto, il marito illustra con orgoglio.Tra tutti, straordinario un librettino rivestito da una copertina rigida cesellata che contiene nientemeno che la Divina Commedia di Dante. A proposito di nomi famosi, un saluto doveroso al cane Benito costretto a momentanea immobilità per la mole. Segue la doverosa visita alla Casa natale di Papa Luciani, acquistata dalla Diocesi di Vittorio Veneto di cui fu vescovo dal 1958 al 1969. Visitati il primo e il secondo piano in rispettoso silenzio, scese le strette scale di legno, mi sono entusiasmata nel vedere esposta l’auto del Patriarca Luciani nel garage a sinistra. La visita si conclude all’ora di pranzo che consumiamo in una malga nei paraggi. Sorvolo sulle prelibatezze culinarie, a favore del dialogo ‘a quattro voci’ durante il quale Sisto fa vedere sul telefonino diverse belle foto naturalistiche tra cui un Germano Reale maschio (lo si deduce dal brillante collo verde/blu/nero) che è una lode al Creatore. Come l’amicizia.

Medaglie paralimpiche

Sentire l’inno nazionale è sempre emozionante. Il suo ideatore, Goffredo Mameli quando lo creò nell’autunno del 1847 aveva solo vent’anni, due anni prima di morire. Forse anche per questo mi sento in dovere di riconoscergli gratitudine e rispetto. Ma ci sono circostanze in cui mi viene la pelle d’oca, come quando assisto alla premiazione di Simone Barlaan, “un siluro” che ha conquistato l’oro nei 50 stile libero. Sono in cucina per imbastire la cena e mi blocco davanti al video, osservando l’atleta che accompagna l’inno con le labbra. L’azzurro ha stabilito un nuovo record del mondo, migliorando il precedente limite. Bel ragazzo che immagino anche di buoni sentimenti dato che dedica la vittoria alla famiglia. Dopo la premiazione si toglie dal collo la medaglia e la intinge nell’acqua della vasca. Sempre nel nuoto, Manuel Bortuzzo vince il bronzo nei 100 rana, cinque anni dopo la sparatoria che gli ha causato una lesione al midollo, paralizzandogli metà corpo. Giustamente dice: “Per me è come un oro”. Stefano Raimondi vince l’oro nei 100 metri stile libero ed afferma: “La medaglia d’oro è un’emozione unica”. E che dire di Giulia Ghiretti, medaglia d’oro nei 100 rana? “Sono felicissima, non capisco nulla”. Sul gradino più alto, in carrozzina si commuove. Immagino il dietro le quinte di questi eccezionali atleti che sono degli esempi di tenacia e resilienza, oltre che di talento. Ieri sera, il medagliere registrava: 8 oro, 7 argento, 13 bronzo. In totale quasi trenta medaglie. Mancano ancora diversi giorni, il bottino di medaglie è destinato a crescere. La vittoria più bella però è la testimonianza che i meravigliosi atleti paralimpici danno, trasformando una limitazione in un trampolino di lancio verso l’accettazione e l’eccellenza in un altro ambito.

Il Papa in Asia e Oceania

Viaggio intercontinentale del Papa in Asia e Oceania dal 2 al 13 Settembre, il viaggio più lungo del pontificato – il 45esimo – ai confini della terra. Prima tappa Giacarta, capitale dell’Indonesia con popolazione a maggioranza musulmana dove Bergoglio si tratterà quattro giorni. Durante la diretta, l’inviato Marco Clementi informa sul Festival della Tolleranza, parola che dice molto. Quando ero in servizio, durante l’ora di Geografia indugiavo a spiegare la differenza tra Indonesia (composta da 17508 isole) e Indocina (vasta penisola del sud-est asiatico fra India e Cina) che i ragazzi tendevano a confondere. Intanto complimenti al Santo Padre che da quando è stato eletto il 13 marzo 2013 ha intrapreso 44 viaggi apostolici, visitando diverse 60 nazioni. Questo ennesimo viaggio che sta per compiere – partenza oggi pomeriggio alle 17.15 da Fiumicino – doveva includere anche il Vietnam, ma non è arrivato l’ok. Nonostante l’età avanzata e le precarie condizioni di salute, Papa Francesco rivela una tempra inossidabile. Ammiro la sua resistenza ed il percorso fatto, emerso anche dalla lettura della sua biografia LIFE. La mia storia nella Storia. Mi cattura però anche la parola ‘tolleranza” riferita al Festival omonimo in Asia, culla delle religioni. Tra i sinonimi di tolleranza ci sono le parole rispetto e indulgenza, atteggiamenti poco praticati oggi, quando non negati. “Non è tanto la mancanza di rispetto a preoccuparmi, ma il fatto che non sappiamo minimamente cosa sia il rispetto” pensiero di Giovanni Pastore che fa riflettere sull’imbarbarimento dei costumi. Vero anche che il bene non sbraita, mentre il male ha una vasta eco. Di tolleranza parlava anche Voltaire, il cui motto vale la pena di ricordare: ‘Diapprovo totalmente ciò che dici e difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”. Buon viaggio al Papa e sereno ritorno.

Giornata Mondiale del Creato

Primo Settembre, Giornata Mondiale del Creato: segna l’inizio del Tempo del Creato che si conclude il 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Il tema del messaggio di Papa Francesco diretto alla Chiesa e a tutte le persone di buona volontà è: “Spera e agisci con il creato”.Mi torna in mente la struggente canzone Amara Terra Mia di Domenico Modugno che vorrei avesse un seguito in Amata Terra Mia. Il grande artista non c’è più, ma alcuni versi del testo sono attuali e addirittura trasferibili in atteggiamenti quotidiani verso l’ambiente, tipo ‘volti come pietra’ e ‘mani incallite ormai senza speranza’ laddove il cuore ha preso il posto del volto. Tra l’altro, l’inizio del brano rende l’effetto temperatura torrida di questo periodo: Sole alla valle e sole alla collina/Per le campagne non c’è più nessuno. Il testo – di Enrica Bonaccorti e Domenico Modugno – è stato pubblicato nel 1971: allude alla vita contadina dell’Italia del Sud quando il sentimento di appartenenza alla propria terra era esasperato dal distacco. Oggi il distacco dal creato avviene tramite comportamenti irrispettosi, ad esempio responsabili del surriscaldamento globale…per non parlare della guerra. Credo che una rilettura del Cantico del poverello di Assisi sarebbe alquanto opportuna, specie nelle alte sfere. Agire con il creato e non contro il creato dovrebbe diventare una costante, se non prevale la voglia di potere. Voglio sperare che ci sia ancora margine per un ravvedimento dei comportamenti verso la Terra che ci ospita, agendo ognuno con l’obiettivo di lasciare in eredità ai posteri un ambiente ancora vivibile e non del tutto compromesso. Un manifesto sulla giornata odierna recita:Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà. Parole chiare per orecchi aperti.

Tre gatti e tre ciotole

Il pomeriggio è la parte del giorno che proprio mi stende, nel senso che mi mette k.o. Non so come facciano i gatti a stare sdraiati sotto il portico, sebbene con le tende abbassate ma una temperatura che verso le sedici si aggira sui trentatré gradi. Appena mi vedono – e credo mi vedano piuttosto male, assonnata e scarmigliata – con un balzo salgono sul davanzale della finestra per l’abituale razione di croccantini che nemmeno la calura contiene. Di recente ho comprato tre piccole ciotole di colore beige, debitamente distanziate dove inserire la loro merenda. In un angolo ce n’è una nera più grande con l’acqua. Prima il servizio avveniva su contenitori di emergenza oppure direttamente sulla soia. Loro si sono velocemente adattati, forse apprezzando l’idea. Mi piace osservarli e sentirli mentre sgranocchiano i croccantini, con le code che penzolano dal davanzale. Le tre ciotoline sono state una bella idea che i felini apprezzano. Il fatto che siano tre ciotole, mi ha richiamato il titolo di un’opera di Michela Murgia, intitolata appunto Tre ciotole. Non si tratta di un romanzo, bensì di una serie di racconti. Lo dice in un video la stessa scrittrice, mancata il 10 agosto 2023 a 51 anni. Qualcosa di lei ho letto, ma la sua scrittura non mi ha conquistata, condizionata io dal suo atteggiamento mordace e polemico. Comunque un personaggio che ha condotto con coraggio la sua battaglia esistenziale, lasciando un segno profondo. Con il romanzo Accabadora ha vinto la XLVIII edizione del Premio Campiello e poi altri premi. Chissà se amava i gatti. Dal temperamento direi di sì. Come loro era indomita. E va bene così. Viva Michela e viva i gatti!

Paralimpiadi 2024

Aperti i Giochi Paralimpici di Parigi, tenutisi la prima volta nel 1960 a Roma. Ci terranno compagnia dal 28 agosto all’8 settembre. In tribuna il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli. 50.000 gli spettatori. In gara 168 nazioni, 4.400 atleti, 141 italiani impegnati in 17 discipline sportive. I nostri portabandiera sono due icone dello sport paralimpico: Ambra Sabatini, 22 anni, amputata la gamba sinistra sopra il ginocchio per un incidente stradale subito a 17 anni e Luca Mazzone, 53 anni, sulla sedia a rotelle da quando ne aveva 19, a causa di un infortunio in acqua. Due parole sulla bandiera delle Paralimpiadi, composta non dai cinque cerchi classici, ma da tre agitos – in latino ‘agito’ significa mi muovo e simboleggia movimento – uno blu, uno rosso e uno verde, mentre il logo rappresenta il corpo, la mente e lo spirito degli atleti con disabilità. Il motto paralimpico è Spirit in motion, ovvero spirito in movimento che trovo perfetto per esprimere la forza di volontà e le performance di alto livello degli atleti. Nuoto, tennis, pallavolo e arrampicata sono gli sport maggiormente praticati dalle persone con disabilità. Tra gli eventi in primo piano oggi: Tennistavolo, Nuoto, Ciclismo su pista, Cronometro femminile. A proposito di genere, le atlete nostrane sono 70 e 71 i maschi, quasi la metà giusta. Al di là dei risultati personali, gli atleti delle Paralimpiadi testimoniano come determinazione, impegno, costanza, autodisciplina e resilienza possano portare alle vette nello sport e nella vita personale. Una testimonianza formidabile di inclusione e coesione sociale in tempi assai difficili.

Grembiuli e Infanzia

Grembiulini verdi per non fare differenze, stop a rosa e azzurro. L’idea dell’Istituto Scolastico di Gragnano in provincia di Lecce di far adottare per il prossimo anno scolastico un grembiule verde a quadretti ha sollevato un polverone. L’obiettivo è promuovere un’educazione più inclusiva; tuttavia l’iniziativa, peraltro approvata dal Collegio Docenti ha provocato una polemica, a mio dire eccessiva. Assodato che il compito della scuola è formare e istruire, tutti i colori sono belli e non è un grembiule a risolvere il problema delle diversità. Mio figlio all’asilo – ops scuola materna – aveva grembiulini azzurri, verdi e gialli. Il rosa non mi piaceva perché mi era stato imposto da mia madre e solo di recente ci ho fatto pace. Mi fa ancora tenerezza vedere il grembiule esposto in vetrina, in foto, indossato dai piccoli. Tra l’altro sul grembiulino campeggia sempre l’aggiunta di una figura familiare gradita ai piccoli, tipo un cagnolino, un gattino, un orsetto… che fanno tenerezza e inducono al buonumore. Non li vedrei male trasferiti su qualche divisa seriosa dei grandi. Si tratta di mascotte in miniatura, tipo quelle usate nelle grandi competizioni sportive. Se lo scopo è creare connessioni emotive con il pubblico, ben vengano per diffondere buonumore, di cui c’è grande bisogno. Il sinonimo di mascotte è portafortuna, pertanto il grembiulino – di qualunque foggia e colore si voglia – trasmette l’idea di qualcosa di buono che aleggia solo nell’infanzia. Più che polemizzare sui colori – tra l’altro oggi è la Giornata Internazionale dell’Arcobaleno – sarebbe utile riflettere sui valori dell’infanzia e come conservarli. 🌈

Bulli e rose

Mi procura disagio sentire e leggere di baby gang che delinquono, anche di più se con il concorso di ragazze. Mi riferisco a quanto successo a Treviso, in centro storico, la sera del 18 agosto scorso, quando un venditore ambulante di rose – questo particolare mi intristisce anche di più perché vendeva bellezza – è stato picchiato e derubato da sette giovinastri. Pare che la prima a colpire sia stata una ragazza del gruppo, formato da 4 ragazzi e 3 ragazze. Il bottino sottratto sotto la minaccia di un coltello ammonta a 150 euro, non so a quante rose vendute ammonti: due dozzine? Forse l’incasso della giornata, perché le rose si trovano in molti giardini e quelle del fiorista o del venditore ambulante asiatico 48enne sono una chicca per occasioni speciali. Una collega che insegna alle superiori a Treviso aveva già illustrato l’imbarbarimento dei costumi giovanili in città, rispetto a zone periferiche della provincia. Mi torna in mente la favola di Esopo Il topo di campagna e il topo di città. Scritta nel VI secolo a.C. insegna come una vita modesta sia più appagante rispetto a quella più stimolante ma insidiosa della città. Ovvio che non dipende dalle proposte ambientali, se mai da come vengono usate. Quando ero in servizio, pensavo che da pensionata mi sarebbe stato più comodo trasferirmi in città – nel mio caso Bassano del Grappa – per usufruire di vantaggi soprattutto culturali, ma ci ho ripensato. Cambiato l’ambiente, cambiata io che nel mio paese mi. sento più tranquilla. Rimane il fatto che la quotidianità è soggetta a pericoli non sempre prevedibili. Tornando all’episodio di apertura, è stata la stessa vittima a chiamare la polizia e i sette – alcuni minorenni – sono ora accusati di rapina aggravata in concorso. Mi auguro una giusta pena per loro e che la vittima continui a vendere rose e bellezza. 🌹

Giornata Mondiale del Cane

26 Agosto, Giornata Mondiale del Cane, istituita nel 2004 negli Stati Uniti d’America, fa ‘pendant’ con la Giornata Mondiale degli Animali che si celebra il 4 Ottobre. Vorrei che fossimo in molti a saperlo, soprattutto chi ha l’insana tendenza a disfarsene quando l’amico a quattro zampe diventa un problema o un impiccio, fors’anche per andare in ferie. Io sono una inossidabile gattare, ma i cani hanno sempre girato per casa fin da bambina. Mio padre aveva una predilezione per i Cocker che per un breve periodo ha anche allevato. Io mi intendevo di più con quelli senza pedigree, come Astro, mancato due estati fa, figlio dell’indomita Luna. Peccato che la loro vita non duri quanto la nostra, perché il bene che ci donano è senza riserve. Non mi stupisce che l’attore Alain Delon, mancato di recente si sia fatto seppellire con i 35 cani che gli avevano fatto compagnia. Conosco diversi cani: Coco e Dory (dei miei nipoti Cristina e Andrea), Benito, Nina, Candy, Beppe, Bibi, Ettore, Aron… e diversi altri che vengono portati in passeggiata e passano davanti casa mia, segno che sono affidati a padroni che se ne prendono cura. Però conosco anche il rovescio della medaglia, purtroppo. Valentina e Roberta sonoh due addestratrici di cani che potrebbero raccontare diverse storie di accoglienza. La Pet Therapy non è più un mistero e finalmente gli animali d’affezione vengono introdotti nelle case di riposo e nelle strutture ospedaliere. Per non parlare dei cani che salvano i padroni in difficoltà o anche sconosciuti, fiutandone il pericolo. Per completezza, devo segnalare che ci sono anche cani ‘pericolosi’ non tanto per predisposizione genetica, quanto per vissuto doloroso e/o di abbandono. In questo caso, meglio affidarsi ai santi Vito, Rocco e Uberto di Liegi, protettori dei cani.

Sul diritto di cittadinanza

Mi attrae ciò che riguarda la scuola, per una sorta di deformazione professionale, avendo fatto l’insegnante per oltre trent’anni. Me ne rendo conto quando vado a fare la spesa e l’occhio mi cade sulla cancelleria che adesso, in prossimità della ripresa delle lezioni – per il Veneto l’11 di settembre – è proposta all’ingresso del supermercato. Quadernoni, pennarelli, temperamatite, cartelline colorate… sono ancora pane per i miei denti, almeno a livello psicologico e continuo a portarmi a casa qualcosa. Succede altrettanto se leggo un articolo che c’entra con la scuola, come quello riportato a pagina 6 del quotidiano la Repubblica, che si occupa dello Ius scholae. Ho masticato il Latino al Liceo classico e traduco le due parole in ‘diritto di studio’ ovverosia scuola giusta, ma vorrei saperne di più. Leggo con attenzione gli articoli di Concetto Vecchio e Giulia D’Aleo sull’argomento, con poca soddisfazione. Mi sembra più comprensibile l’intervista di Enrico Ferro al governatore del Veneto Luca Zaia che dichiara: ‘Raggiunti 10 anni di vita in Italia e la maggiore età, e pretesa la conoscenza della lingua italiana, bisogna velocizzare le procedure per ottenere la cittadinanza” La cittadinanza allo straniero integrato è oggetto delle discussioni al Meeting di Rimini. La riforma della legge del ’92 potrebbe portare “In cinque anni mezzo milione di nuovi italiani tra i banchi”, una misura di contrasto all’inverno demografico. Non credo sia una passeggiata dimostrare di essere davvero italiani, spesso non lo è neanche per un italiano doc. Non è questione di pelle e/o di provenienza. La diversità è ricchezza, se poggia su valori condivisi e praticati. Il resto è fumo negli occhi.