Viaggio alla scoperta del riso. Da Vigevano, Peppone per Linea Verde ci presenta la storia di questo cereale, compresa la Confraternita del Riso. Ecco, là mi piacerebbe esserci, per gustare i prelibati piatti della tradizione. Comunque il famoso cereale pare abbia 7000 anni, proviene dalla Cina, introdotto in Europa parecchi anni dopo, in particolare nella zona del Mediterraneo. La parola riso mi richiama immediatamente quella di mondine, le donne immerse nella risaia con la schiena curva per togliere le erbacce e trapiantare le piantine. Per 40 giorni, curve nell’acqua con stivali, pantaloncini o gonne tirate su – occasione straordinaria in passato per gli uomini di vedere le cosce delle lavoratrici – 60.000 donne in salute dai 13 e fino ai 60 anni popolavano le campagne vercellesi e novaresi, a togliere le erbe infestanti degli acquitrini e a trapiantare le piantine nuove. Questo soprattutto tra maggio e luglio, per 10/12 ore al giorno, fino a cinquanta o cento anni fa. L’ambiente era malsano perché si lavorava nell’acqua e tra gli insetti, per una ricompensa non adeguata. Il malcontento per le pessime condizioni di lavoro, nei primi del 900 sfociò in agitazioni e tumulti, anche perché la paga corrisposta alle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Poi Il lavoro di queste donne scompare con l’introduzione dei diserbanti e delle macchine mietitrebbiatrici. Non so se il film drammatico Riso amaro (1949) con Silvana Mangano parli della condizione delle mondine. Se mi capita di vederlo lo farò. Parecchi anni fa, durante una gita fui in Romagna e conobbi un gruppo di donne, vestite da mondine che interpretavano canti della risaia. Infatti cantare era un modo messo in atto dalle mondine per reggere alla fatica. Adesso due parole sul risotto che preferisco: gamberi e zucchine, senza disdegnare gli altri. Tra i primi, batte di gran lunga la pasta. Buon riso…e risotto a tutti!
Categoria: Emozioni e pensieri
Terapia del sorriso
Non pensavo succedesse così presto, ma ieri sera ho acceso la stufa. Del resto il precipitoso calo della temperatura lo richiedeva. Anche i gatti hanno gradito, rientrati verso le ventidue. Stamattina verso le sette in cielo c’erano delle strisce rosate che annunciavano il sole che infatti è comparso. Di prima mattina è decisamente fresco – sui dodici gradi sotto il mio portico – ma il cielo terso annuncia una bella giornata. Prima domenica di ottobre, Giornata del Sorriso mi ricorda un messaggio appena ricevuto. Non è così scontato regalare e ricevere sorrisi. Dovrei approfondire l’argomento, indagando come viene affrontato in Thailandia, la terra del sorriso, dove litigare è considerato maleducazione. Dirò a Manuel che sosterà là una manciata di giorni di carpire qualche dritta al riguardo. Sorridere è uno stretching naturale, quando si sorride il cervello rilascia endorfine, sostanze che agiscono come antidolorifici naturali. Apprezzo i sorrisi autentici – quelli che fanno comparire le rughe attorno agli occhi – ma mi infastidiscono quelli ‘fake’ di cui alcune persone abusano, magari per vendere. “Si conosce un uomo dal modo in cui sorride”(Fedor Dovstojeski) e “Sorridi donna sorridi sempre alla vita anche se lei non ti sorride” (Alda Merini) sono le due citazioni che ho selezionato sull’argomento. Superfluo ricordare che il tema è oggetto di molte canzoni, a partire da “Riderà” di Little Tony (1966) a “Un sorriso dentro al pianto” (2021) di Ornella Vanoni e “Sorriso grande” (2021) di Alessandra Amoroso. Infine, per Aristotele, uno dei maggiori filosofi dell’antichità, ridere è una delle caratteristiche principali degli esseri umani. Dato che sorridere fa bene alla psiche, esercitiamoci…ma nel sorriso vero.
Cari Insegnanti…
5 Ottobre ’24, Giornata Mondiale degli Insegnanti. Mi viene spontaneo scrivere una lettera aperta ai miei colleghi in servizio: Massimiliano, Antonio, Andrea, Adriana, Paola, Valentina, Rossella, Veronica, Lisa, Roberta, Eddy… sperando che il mio dire trovi accoglienza in chi legge. Carissimi, scrivo da insegnante in pensione, anzi felicemente in pensione da nove anni, perciò chiedo venia se non sarò aggiornata nelle mie osservazioni. Negli ultimi anni parecchie cose si sono complicate in molti ambiti; anche nella scuola le ricadute sono state talora infelici. Mi rammarica la segnalazione dello scadimento relazionale tra insegnanti e utenti della scuola, studenti e genitori in primis, e l’aumento esponenziale della burocrazia, fatte salve le eccezioni. La pandemia ha favorito le riunioni da remoto, e questo credo sia un sollievo in termini di tempo e di stress. La tecnologia con una mano dà e con l’altra toglie, ma pare che l’orientamento sia di impedire agli studenti l’uso del cellulare in aula. Mi auguro che possiate lavorare con buone classi, dove il buono non si riferisce al livello delle prestazioni ma alla disponibilità di apprendere dei ragazzi. È ormai arcinoto che ci sono diversi tipi di intelligenza e l’abilità del docente è di valorizzarle tutte, a costo di trasformarsi in funambolo. Se fossi in servizio, suppongo che avrei difficoltà a districarmi tra i molteplici stimoli e le varie sensibilità richieste oggi al docente che a fine mattinata si trova a constatare di aver svolto una minima parte del programma, subissato da richieste esterne che piacciono ai ragazzi, ma tolgono a lui la soddisfazione di aver completato la lezione. Personalmente ritengo di essere stata fortunata, perché non ho affrontato difficoltà stratosferiche e mi capita di raccogliere ora i frutti di quanto seminato. Perciò, coraggio e avanti, ricordando le parole di Malala: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.
San Francesco d’Assisi
Oggi 4 ottobre, San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Quindi auguri al Santo Padre, a Francesca che porta questo nome e a Pia che festeggia il compleanno. Mi sarebbe piaciuto nascere in questo giorno, per la simpatia che mi suscita la figura del poverello d’Assisi, religioso e poeta. Anche la sua storia privata è interessante: figlio di un ricco mercante, partecipa alla quarta crociata ma al ritorno si converte alla vita religiosa e rinuncia ai beni paterni, dimostrando una grande intesa con la natura e il creato. Sua attività principale è la predicazione: parla con tutti, esseri umani ma, secondo la leggenda, anche animali, inclusi uccelli e lupi feroci. Si nutre di cibi semplici: pane, focacce, cereali, erbe selvatiche e tante verdure. Consuma uova, formaggi, tanta carne bianca e anche tanto pesce. Dunque, pur amando tutte le creature del creato, non disdegna cibo di origine animale. Il suo prediletto sono i mostaccioli – dolci di antichissima tradizione di origine campana – che pare abbia chiesto perfino in punto di morte. Essendo la povertà una costante in tutta la sua vita, predilige la tavola umile, ma non è vegetariano. A me interessa come autore del Cantico delle creature, noto anche come Cantico di Frate Sole, composto attorno al 1224, due anni prima di morire. È il testo poetico più antico della Letteratura italiana di cui si conosca l’autore. Nella natura Francesco vede riflessa l’immagine del Creatore e sottolinea il senso di fratellanza fra l’uomo e il creato che si espande fino alla morte, chiamata ‘sorella’, l’ultima realtà per la quale egli loda il Signore. La natura al centro del sentimento religioso rende quest’opera quanto mai attuale e invita a vedere il mondo nell’ottica della fratellanza, della bellezza e della pace, parola dispersa in questi tempi amari. A proposito, quella odierna è considerata giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse, in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena. 🙏
Mattinata piovosa ma fruttuosa
Su consiglio di Manuel porto il tablet che arranca in Centro Riparazioni Cellulari e Tablet Phone World a Bassano del Grappa, in via Jacopo Vittorelli 15. Il 15 è anche il numero civico di casa mia, il che mi bendispone. Il titolare, Jies Zhou parla correttamente italiano e prende in consegna il mio tablet, invitandomi a ripassare prima della chiusura in tarda mattinata. Già questa previsione mi rallegra, perché altrove avrei dovuto lasciarlo qualche giorno, eventualità dura da digerire per la mia attitudine quotidiana a scrivere, dato che comunicare con i lettori attraverso il mio blog verbameaada.com per me è terapeutico. Decido di trascorrere in biblioteca il tempo necessario per la riparazione dove alterno la lettura del quotidiano con un paio di riviste di Storia. Mi spiace essere l’unica donna con una rosa di uomini adulti che vanno e vengono dalla Sala di Lettura. Forse per questo la cultura è gestita da loro, mentre le compagne si adoprano in faccende varie? Vorrei essere smentita… Comunque verso le undici e mezza esco e mi incammino per tornare da Jies, sperando che la riparazione abbia avuto buon esito. Continua a piovere ma ci bado poco, tutta presa dall’ansia di sapere com’è andato l’intervento. È stata cambiata la batteria che singhiozzava e sostituito lo schermo, rigato in più punti per cadute accidentali. Saldo il conto che era stato notificato in anticipo, contenta che sia molto inferiore ai due preventivi fatti in altri centri. In caso di bisogno, so che qui tornerò. Mi trattengo a scambiare due parole con Jies che si accontenta di prendere meno per i suoi servizi, al fine di allargare la clientela. Mi sembra un’onesta strategia di vendita. Io sono soddisfatta e non mancherò di fargli buona pubblicità.
Evviva i Nonni!
2 Ottobre, Festa dei Nonni. In Italia si festeggia dal 2005, ma è nata negli Usa, nella Virginia occidentale nel 1978 grazie alla casalinga Marian McQuade, nonna di ben 40 nipoti. Se la notizia è vera – come la prendo da Google – nessuno più di lei era motivato a fare sentire la sua voce per sensibilizzare nei confronti di questa figura speciale in ambito familiare. Personalmente conosco chi ha una ventina di nipoti, Francesca ne ha sette e c’è chi non ne ha, come me. Ma ho avuto una nonna, cui ero molto affezionata e che ricordo con nostalgia. Si chiamava Adelaide Valle, friulana di Pravisdomini, sposata a nonno Giacomo Stefani in anni molto duri. Ebbe cinque figli, due maschi e tre femmine, la più giovane delle quali, Giovanna – Juanina – era mia madre. Di lei mi ricordo che recitava filastrocche e che le piaceva leggere, tanto da commuoversi sulle storie lamentose dei fotoromanzi. La vita le inferse la tragedia di perdere le prime due figlie, Ada di 19 anni e Lina di 17 nel giro di una settimana a causa del tifo, credo nel 1937. Ho appeso un bel ritratto delle zie, ovviamente in bianco e nero che mi sarebbe piaciuto conoscere. Una delle due – credo Ada di cui ho ereditato il nome – era fidanzata con un carabiniere e aveva già pronto il vestito da sposa. Se il destino non fosse stato tanto duro, avrebbero potuto diventare mamme e nonne anche loro, sebbene non sia scontato. Per esempio io non lo sono ancora e nemmeno me ne dolgo. Il lavoro di insegnante mi ha tenuta in contatto con tanti giovani che non sento la mancanza di avere dei ragazzini per casa. Inoltre ho i miei nonni di riferimento, come Gina la nonna di Manuel che talvolta mi chiama zia. Ammiro chi sa farsi benvolere dalle giovani generazioni per i propri meriti, a prescindere dal sangue.
Una tazzina di caffè
Massimiliano Ossini conduttore di 1mattina afferma che gli italiani hanno due abitudini: la lettura del giornale e il caffè, di cui oggi è la Giornata Internazionale, ricorrenza istituita nel 2015 dalla International Coffee Organization. In Italia si bevono 95 milioni di tazzine di caffè al giorno, esclusa la sottoscritta che però ne apprezza l’aroma, il profumo e il colore. Io lo faccio la mattina con la moka, per trasformarlo poi in cappuccino. Se mi viene offerto, ne prendo una tazzina per gradire, ma lo evito perché non va d’accordo coi miei diverticoli. Al massimo assumo quello d’orzo che mi fa Lucia quando vado a trovarla. Ricordo con piacere quello che faceva Gentile, la mamma di Marcella, servito in una tazzina all’inglese: il contesto dell’accoglienza lo rendeva insuperabile. Marcella ne è una buona consumatrice e potrà illuminarmi a riguardo. In compenso mantengo l’altra abitudine di leggere il quotidiano. La prima città italiana a dare ospitalità al caffè è Venezia nel 1570, grazie al medico e botanico padovano Prospero Alpini. Durante un viaggio in Egitto aveva notato l’usanza di preparare un decotto dal colore scuro, ricavato da semi abbrustoliti, macinati e bolliti. Di ritorno dal viaggio in Oriente portò alcuni sacchi di chicchi di caffè a Venezia, dove nel 1720 apre il celebre Caffè Florian. Il Brasile è il Paese che produce più caffè al mondo mentre Danimarca, Finlandia e Austria sono le nazioni che consumano più caffè. Il caffè macinato più buono è il Vergnano – che uso io – seguito dal Pellini, secondo la classifica di Altroconsumo. Assodato che per gli Italiani è un rito, il caffè macchiato è preferito all’espresso perché meno forte come sapore. Secondo l’Istituto Espresso Italiano, la città dove si può bere la miglior tazzina di caffè è Rovigo. ☕
Arte e benessere
Pomeriggio di festa dedicato all’arte. Visito con Lucia la Mostra collettiva di pittura e scultura “Una finestra sulp mondo” in Villa Marini Rubelli a san Zenone degli Ezzelini, opere di 92 artisti locali tra Monte Grappa, Brenta e Piave. A cura di Marisa Pastorello è visitabile il sabato pomeriggio e la domenica fino al 3 novembre. Si avvale di eventi paralleli e serate a tema. Per godere il percorso attraverso le opere, parola d’ordine: curiosità, allungare lo sguardo oltre i confini e accogliere la diversità. Nel mio caso, la conoscenza diretta di alcuni artisti è un valore aggiunto. Vibrante di calore e di buoni auspici il quadro ‘Kalispera la dispensatrice’ di Noè Zardo, densa di emozioni la terracotta ‘Ragazza con bavaglio’ di Renato Zanini. Al pianoterra apprezzo l’originale opera in marmo ‘Pinocchio e Amore per la musica’ di Ruben Zardo, mentre al piano superiore mi catturano i ‘Settembrini’ gialli e celesti di Alice Parisotto, fiori autunnali che vorrei godermi l’anno prossimo in giardino. Ogni stanza ospita le opere degli artisti accorpati per paese di provenienza, il che consente un percorso ordinato tra le varie sezioni. Quando succede, è un privilegio trattenersi con l’autore in carne e ossa ed anche giovarsi della spiegazione estemporanea di un visitatore esperto. Ritengo che una chiave di lettura siano le didascalie delle varie opere, perché mettono in comunicazione l’artista e il visitatore, consentendo di spaziare in altri ambiti. A me che amo scrivere suggeriscono l’idea di un racconto o di una poesia. Così l’arte si diffonde e si rigenera, seminando benessere e buona disposizione d’animo. Grazie ad ogni creatore di bellezza che san Francesco d’Assisi descrive così: “Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.
Longevità
Silvio Garattini, un altro grande vecchio (96 anni a breve) che ammiro. Sul Corriere odierno leggo un’intervista dove apprendo che domani uscirà il suo ultimo lavoro, intitolato ‘Vivere bene’ che vedrò di procurarmi. Il famoso oncologo, ricercatore, Presidente e fondatore dell’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano dà suggerimenti su come migliorare la qualità della vita attraverso il movimento e lo sport. L’alimentazione deve essere varia e moderata – lui fa cinque piccoli pasti al giorno – le calorie proporzionate a quello che si fa. Raccomanda di dormire almeno 7 ore, di mantenere relazioni pubbliche e coltivare rapporti sociali anche dopo la pensione. Ha condensato il suo credo in 10 regole per vivere bene. Dichiara che i suoi farmaci sono cinema, teatro e conferenze, raccomandando di: “Evitare il mercato della medicina”. I fattori della longevità – da lui incarnati così bene – sono mangiare poco e fare movimento. Ecco, sono molto d’accordo con lui sul cibo e sul sonno mentre ho qualche riserva sul movimento che ne mio caso contempla due protesi d’anca. Camminavo molto volentieri prima degli interventi effettuati in robotica (l’ultimo 5 mesi fa, l’altro quasi 3 anni fa, per mano del chirurgo Giovanni Grano), e sono soddisfatta per l’esito delle operazioni pressoché ‘miracolose’. Tuttavia non voglio strafare, ignorando di essere portatrice di due protesi. Conduco vita normale e mi sono iscritta in palestra per rafforzare la muscolatura, come da consiglio del chirurgo. Suppongo che Silvio Garattini sarebbe d’accordo sia con il mio ortopedico dottor Guido Mazzocato che con il dottor Giovanni Grano, cui va la mia doppia gratitudine. Garattini è un buon camminatore, fa 5 km al giorno a passo veloce. Io meno, ma scrivo 5 ore al giorno. 🌻
Latino, ad maiora/a cose grandi
Sul tablet mi cattura il titolo “Il latino è vivo e discute in mezzo a noi” di un articolo che leggo curiosa, condividendo il pensiero di chi lo ha steso. Solo dopo mi accorgo che trattasi di Vittorio Feltri, 81 anni, che vedo talora in qualche programma televisivo dove il giornalista e direttore di vari quotidiani lascia il segno per il suo modo di parlare senza peli sulla lingua. Pochi giorni fa è uscito un manuale che sostiene la stessa tesi, non mi ricordo di chi. Comunque sull’argomento ‘A che serve il latino’ è già stato scritto parecchio. D’accordo con lo spigoloso eppure simpatico giornalista bergamasco, ritengo che il latino non sia assolutamente una lingua morta, ma anzi aiuti all’elaborazione del pensiero e a parlare correttamente in italiano. Da studentessa liceale non stravedevo per la lingua madre dell’italiano, arrabattandomi quasi quotidianamente in versioni dal latino, in alternativa a quelle di greco. Un bel tour de force che mi portava a tradurre anche in sogno: praticamente un’ossessione. Col tempo mi sono pacificata, recuperando gli aspetti più funzionale della lingua. Da docente, tenni anche un ‘Corso di propedeutica al Latino’ ad un gruppo di studenti di terza media, orientati ad iscriversi alle superiori con questa lingua tra le discipline di base. Facendo un salto temporale di sessant’anni fa, il mio maestro Enrico Cunial, prima degli esami di quinta elementare insegnava le declinazioni latine e l’analisi logica, perché allora il Latino era incluso alle medie come materia scolastica. Ci sarebbe molto da dire sull’evoluzione e involuzione dei programmi scolastici, ma preferisco soprassedere. Giusto ieri era la Giornata Europea delle Lingue: da proteggere, da promuovere, da vivere. L’eredità del Latino è viva attraverso le lingue neolatine (o romanze) e una nutrita serie di espressioni in uso, tipo: Mens sana in corpore sano, Carpe Diem, Cogito ergo sum, Errare humanum est, Omnia vincit amor. Tra le 24 lingue ufficiali della UE, l’italiano, figlio del Latino è considerato la più sexi! Se vi pare poco…
